{"id":1560,"date":"2013-06-29T08:30:01","date_gmt":"2013-06-29T08:30:01","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1560"},"modified":"2013-12-29T10:01:51","modified_gmt":"2013-12-29T10:01:51","slug":"paola-venturelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1560","title":{"rendered":"Paola Venturelli"},"content":{"rendered":"<p>vntpaola@tin.it<\/p>\n<h3>Un cammeo di Annibale Fontana e un altro con Ludovico il Moro (Milano XV-XVI secolo)<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV07022013<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel <em>Riposo<\/em> (1584), Raffaello Borghini chiudeva il suo lungo brano elogiativo dedicato al milanese Annibale Fontana (1540-1587), il famoso intagliatore di materiali lapidei, orafo, medaglista e scultore, dal 1574 impegnato quale protostatuario nell\u2019importate santuario di santa Maria presso san Celso<sup><a href=\"#footnote_0_1560\" id=\"identifier_0_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Annibale Fontana intagliatore di materiali lapidei (mancano studi esaustivi sulla sua attivit&agrave; di scultore), rimando a E. Kris, Meister und Meiserwerke der Steinschneidekunst in der Italienischen Renaissance, Wien 1929, I, pp. 105-110; R. Distelberger, Die Saracchi Werkstatt und Annibale Fontana, in Jahrbuch der Kunsthistorisches Sammlungen in Wien, LXXI (1975), pp. 95-164; P. Venturelli, &ldquo;E per tal variar natura &egrave; bella&rdquo;. Arti decorative a Milano tra Leonardo e Lomazzo, in Rabisch. Il grottesco nell&rsquo;arte del Cinquecento. L&rsquo;Accademia della Val di Blenio, Lomazzo e l&rsquo;ambiente milanese, (Lugano 1998), catalogo della mostra a cura di M. Khan Rossi, F. Porzio, Milano 1998, pp. 77-88; P. Venturelli, Il &ldquo;Piatto dei Dodici Cesari&rdquo;. I Saracchi e Annibale Fontana, in &ldquo;Artes&rdquo;, 6, 1998, pp. 59-69; P. Venturelli, A proposito di un recente articolo sugli &lsquo; Scala e altri cristallai milanesi&rsquo;. Con notizie circa un&rsquo;opera di Annibale Fontana, in &ldquo;Nuova Rivista Storica&rdquo;, LXXXV, fasc. I, 2001, pp. 135-144; P. Venturelli, &ldquo;Havendo hanimo a tutti li christalli, e altri vasi, cameo grande et altri camei&rdquo;. Oggetti preziosi della collezione Gonzaga (dal duca Guglielmo al 1631), in Gonzaga. La Celeste Galeria. Le raccolte, (Mantova 2002), catalogo della mostra a cura di R. Morselli, Milano 2002, pp. 233-252; R. Distelberger R., Die Kunst des Steinschnitts. Prunkgef&auml;sse Kameen und Commessi aus der Kunstkammer, catalogo della mostra (Vienna 2002), Milano 2002, pp. 75-99; P. Venturelli, &ldquo;Raro e Divino&rdquo;. Annibale Fontana (1540-1587), intagliatore e scultore milanese. Fonti e documenti (con l&rsquo;inventario dei suoi beni), in &ldquo;Nuova Rivista Storica&rdquo;, 89, 2005\/ I, pp. 205-225; P. Venturelli, Aggiunte e puntualizzazioni per Giovanni Battista Crespi detto il Cerano a Milano: disegno e arti della modellazione. Tra il Duomo, santa Maria presso san Celso e Annibale Fontana, in &ldquo;Arte Cristiana&rdquo;, 826, gennaio- febbraio, 2005, pp. 57-67; P. Venturelli, Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli, pietre dure, oreficerie, cassettine, stipetti, Intorno all&rsquo;elenco dei beni del 1626- 1627 (da Guglielmo a Vincenzo Gonzaga), Cinisello Balsamo- Mantova 2005 (sub indice); P. Venturelli, Annibale Fontana e la Madonna dei miracoli di san Celso. Tra Carlo e Federico Borromeo, in Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano spagnola, (Milano 2005-2006), catalogo della mostra a cura di P. Biscottini, Milano 2005, pp. 123-134, pp. 151-157. Nell&rsquo;itinerario biografico di Annibale Fontana &egrave; attestata una sosta a Palermo (il 31 agosto 1570 perizia i lavori di Vincenzo Gagini per la porta della Cattedrale; in tale circostanza viene definito &ldquo;Mediolanensis et civis panormitanus etiam sculptor marmorum&rdquo;; nella citt&agrave; siciliana era giunto sicuramente dopo il 24 luglio 1569, forse al seguito di Francesco Ferdinando d&rsquo;Avalos, marchese di Pescara, suo committente ed estimatore che nel testamento redatto a Palermo il 13 luglio 1571 ricorder&agrave; l&rsquo; &ldquo;intagliador&rdquo; milanese, destinandogli alcuni suoi capi d&rsquo;abbigliamento; cfr. G. Di Marzo, I Gagini e la scultura in Sicilia, Palermo,1880, II, pp. 300 sgg.; C. Guastalla, Ricerche su Giuseppe Alvino detto il Sozzo e la pittura a Palermo alla fine del Cinquecento, in Contributi alla storia della cultura figurativa nella Sicilia occidentale, Atti della giornata di studi su Pietro D&rsquo;Asaro, Racalmuto 1985, Palermo 1985, p. 76, n. 50; P. Venturelli, &ldquo;Raro e divino&rdquo;&hellip;, in &ldquo;Nuova Rivista Storica&rdquo;, 89, 2005\/ I.\">1<\/a><\/sup>, affermando: \u00abtroppo lungo io sarei, s\u2019io volessi raccontare tutte le opere sue, s\u00ec ne cristalli, come nell\u2019agate, nelle corniole, negli smeraldi, n\u00e9 zaffiri e nell\u2019altre pietre pretiose intagliate\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_1560\" id=\"identifier_1_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Borghini, Il riposo, Firenze 1584, p. 565 (giudicando il Fontana &laquo;in questi lavori, huomo raro&raquo;).\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della non certo esigua produzione di questo \u00abnovo Fidia\u00bb &#8211; come ebbe a definirlo (1599) il poeta albese Gherardo Borgogni (1526-1608)<sup><a href=\"#footnote_2_1560\" id=\"identifier_2_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Borgogni, Rime di diversi illustr. Poeti de&rsquo; nostri tempi. Di nuovo poste in luce da Gherardo Borghoni d&rsquo;Alba Pompea, l&rsquo;Errante Academico Inquieto&hellip;, Venezia 1599, p. 139 (sonetto &ldquo;In morte d&rsquo;Annibal Fontana Milanese, famoso Scultore [&hellip;] Chiaro Annibal, gi&agrave; novo Fidia a noi\/ Dicanlo i Marmi gloriosi tuoi\/ [&hellip;] Vivrai ne l&rsquo;opre tue divine, e belle\/ Ond&rsquo;hanno vita i tuoi spiranti Marmi&rdquo;); per il poeta Gerardo Borgogni (noto con il nome di &laquo;Errante&raquo; quale membro dell&rsquo;Accademia degli Inquieti, istituita a Milano nel giugno del 1594 da Muzio Sforza Colonna, marchese di Caravaggio), cfr. B. Agosti., Poesie di Gherardo Borgogni su due dimenticati artefici milanesi, in Scritti per l&rsquo;Istituto Germanico di Storia dell&rsquo;Arte di Firenze, a cura di C. Acidini Luchinat, L. Bellosi, M. Boskovitz, P. P. Donati, B. Santi, Firenze 1997, pp. 325-330; per le fonti scritte in cui &egrave; citato il Fontana, cfr. P. Venturelli, &ldquo;Raro e Divino&hellip; in &ldquo;Nuova Rivista Storica&rdquo;, 89, 2005\/ I\">3<\/a><\/sup> &#8211; cui accenna Borghini, sono rimaste purtroppo solo pochissime opere in cristallo di rocca<sup><a href=\"#footnote_3_1560\" id=\"identifier_3_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il corpus delle opere di Annibale Fontana, rimando a P. Venturelli, Cammei e pietre dure milanesi per le corti d&rsquo;Europa (secc. XV-XVII), in corso di pubblicazione (Bulzoni); per l&rsquo;aggancio con Leonardo da Vinci, cfr. P. Venturelli, &ldquo;E per tal variar natura &egrave; bella&rdquo;.\">4<\/a><\/sup>, e nessuna delle sue gemme \u00e8 stata sino ad ora rintracciata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una fonte scritta conserva per\u00f2 indicazioni preziose, grazie alle quali \u00e8 possibile arrivare a identificare un cammeo uscito dalle abili mani di questo maestro prematuramente scomparso, che professava \u00abd\u2019aver da le cose di Leonardo appreso quanto sapeva\u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_1560\" id=\"identifier_4_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il commento alla citazione (da G. A. Mazenta, Alcune memorie dei fatti di Leonardo da Vinci a Milano e dei suoi libri, Ripubblicate e illustrate da D. Luigi Gramatica&nbsp; [&hellip;], Milano, La Vita Felice, 1991, p. 40), cfr. P. Venturelli, Gioielli e gioiellieri milanesi. Storia, arte e moda (1450-1630), Cinisello Balsamo 1996, pp. 52-54, pp. 104-125; P. Venturelli, &ldquo;E per tal variar&hellip;\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel catalogo secentesco che illustra la dispersa collezione milanese dei Settala, una raccolta configuratasi intorno al 1630 in alcune stanze dell\u2019abitazione di Manfredo (1600-1680), figlio del noto medico Ludovico Settala, alimentata anche dalla passione antiquaria attivata dal suo corrispondente romano Cassiano del Pozzo<sup><a href=\"#footnote_5_1560\" id=\"identifier_5_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La vasta raccolta Settala (illustrata da tre cataloghi nel 1664, 1666, 1677) era divisa in sei settori (quadri, medaglie e reperti archeologici; libri, stampe, disegni; strumenti di precisione e congegni meccanici; prodotti artigianali; strumenti musicali, armi e balestre; reperti etnografici; fossili, minerali, animali e vegetali); cfr. A. Lugli, Naturalia et Mirabilia. Il collezionismo enciclopedico nelle Wunderkammern d&rsquo;Europa, Milano 1983, pp. 89, 98, 112, 135, 136; C. Continisio, Don Ferrante riabilitato: note su libri e cultura nella Milano spagnola, citt&agrave; colta ed europea, in Grandezza e splendori della Lombardia spagnola, 1535-1701,  a cura di C. Mozzarelli, catalogo della mostra (Milano 2002), Milano 2002, pp. 107-116.\">6<\/a><\/sup>, quando nel XIX Capitolo si affrontano i \u00abCamei, o sia pietre oniche\u00bb <sup><a href=\"#footnote_6_1560\" id=\"identifier_6_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;onice e il calcedonio, pietre di color chiaro o bianco, cfr. F. Corsi, Delle Pietre antiche. Libri quattro, Roma 1828, pp. 156-157, &sect;&sect; I-II; A. Del Riccio, Istoria delle pietre, a cura di R. Gnoli, A. Sironi, Torino 1996, p. 190.\">7<\/a><\/sup>, ci imbattiamo, infatti, nella descrizione della \u00abScoltura celeberrima del famoso <em>Annibale Fontana<\/em>\u00bb. Un esemplare stupefacente, con \u00abuna Ethiopessa in un Oniche intagliata assai granda fra le ben comparite apparenze di cinque colori. Li pende dall\u2019orecchia una perla, sopra del capo vi si distendono due panni, un diafano e l\u2019altro trasparente. Chi la contempla fra quei foschi colori gli si abbaglia non men la luce della mente; che quella degli occhi, tanto \u00e8 ben formata questa immagine\u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_1560\" id=\"identifier_7_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Museo\/ &ograve;\/ Galeria\/ Adunata dal sapere, e dallo studio\/ Del Sig. Canonico\/ Manfredo Settala\/ Nobile Milanese\/ Descritta in latino dal Sig. Dott. Fis. Coll.\/ Paolo Maria Terzago\/ Et hora in Italiano dal Sig.\/ Pietro Francesco Scarabelli\/ Dott. Fis. Di Voghera\/ E Dal medemo accresciuta\/ in Tortorna\/ Per li Figliuoli del qd. Eliseo Viola, MDCLXVI, p. 105.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale descrizione trova visualizzazione in una delle tavole secentesche realizzate per illustrare la collezione Settala (Modena, Biblioteca Estense, <em>Codice Settala<\/em>, Campori, gamma H. 1.22, f. 1r) (<a title=\"Fig. 1. Tavola della Raccolta Settala, Modena, Biblioteca Estense, &lt;i&gt;Codice Settala&lt;\/i&gt;, Campori, gamma H. 1.22, f. 1r.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ven01.jpg\">Fig. 1<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_8_1560\" id=\"identifier_8_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;immagine &egrave; on-line (alla p. 4), in:http:\/\/bibliotecaestense.beniculturali.it\/info\/img\/mss\/i-mo-beu-gamma.h.1.22.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019\u00abethiopessa\u00bb intagliata dal Fontanta \u00e8 chiaramente riconoscibile, infatti, tra i sette esemplari (presumibilmente i pi\u00f9 importanti della raccolta) presentati nell\u2019ovale al centro del foglio, siglato nella parte superiore e inferiore dalla rappresentazione di altre sei gemme. Sistemato nella parte destra della cartella ovaliforme, notiamo il busto di una mora con il capo di profilo verso sinistra, ornata da un\u2019elaborata acconciatura con ricco turbante e da una vistosa perla pendente dal lobo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caratterizzata da un\u2019iconografia che costitu\u00ec uno dei temi maggiormente replicati sul finire del Cinquecento dai maestri della glittica milanesi, il cammeo di Annibale Fontana del foglio modenese, trova poi un riscontro oggettuale nella raffinata agata (cm. 3,7&#215;3,2) al Museo degli Argenti di Firenze (Inv. Gemme 1921, n. 188) (<a title=\"Fig. 2. Annibale Fontana, &lt;i&gt;Cammeo con busto di mora&lt;\/i&gt;, Firenze, Museo degli Argenti (da R. Gennaioli, &lt;i&gt;Le gemme dei Medici al Museo degli Argenti. Cammei e intagli nelle collezioni di Palazzo Pitti&lt;\/i&gt;, Giunti, Firenze 2007, p.  307).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ven02.jpg\">Fig. 2<\/a>), un\u2019opera distinta da un virtuosismo cromatico sorprendente, raggiunto attraverso il sapiente uso delle variegate colorazioni della pietra. Citata da Sebastiano Bianchi nell\u2019inventario delle collezioni medicee compilato prima del 1736, e pubblicata recentemente (2007) da Riccardo Gennaioli nel suo importante volume sulle gemme dei Medici custodite nel museo fiorentino come lavoro italiano del \u201cXVI-XVII secolo\u201d<sup><a href=\"#footnote_9_1560\" id=\"identifier_9_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Gennaioli, Le gemme dei Medici al Museo degli Argenti. Cammei e Intagli nelle collezioni di Palazzo Pitti, Firenze 2007, n. 360, p. 307.\">10<\/a><\/sup>, l\u2019esemplare ben esemplifica attraverso la sua altissima qualit\u00e0 tecnico esecutiva il livello della produzione del famoso maestro milanese<sup><a href=\"#footnote_10_1560\" id=\"identifier_10_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Museo degli Argenti custodisce un altro cammeo con busto di mora, ricondotto alla bottega dei Miseroni (inv. Gemme 1921, n. 142; cfr. da ultimo la scheda di R. Gennaioli, Le gemme dei Medici&hellip; 2007, n. 84, p. 189), che misura cm. 2,9&times;2; per altri cammei con busto di mora, assegnati alla bottega di Gerolamo Miseroni, rimando a R. Distelberger R., Die Kunst des Steinschnitt&hellip;,2002, nn. 70-72, pp. 156-159 (misurano: cm. 3,5&times;2,8; cm 4,8&times;3,5; cm. 3,7&times;2,8).\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ovale della tavola di Modena troviamo poi anche un altro dei cammei descritti nel catalogo della collezione Settala, quello \u00abin cui contemplasi il ritratto di Ludovico il Moro Duca di Milano di tal fattura, che si scorge nella maest\u00e0 del sembiante, quali siano stati i pensieri del suo dominio\u00bb<sup><a href=\"#footnote_11_1560\" id=\"identifier_11_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Museo\/ &ograve;\/ Galeria\/ Adunata dal sapere&hellip; , p. 106, n. 8.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo caso, il rimando oggettuale mi sembra debba essere al cammeo d\u2019onice\u00a0 (2.8&#215;2 cm.) del Kunsthistorisches Museum di Vienna (inv. XII 485)<sup><a href=\"#footnote_12_1560\" id=\"identifier_12_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per questo cammeo, si veda R. Distelberger R., Die Kunst des Steinschnitt&hellip;, 2002, n. 24, pp. 100-101 (la notizia pi&ugrave; antica riguardo alla sua provenienza risalirebbe al 1865, quando risulta di propriet&agrave; di &ldquo;Franz von Timoni&rdquo;).\">13<\/a><\/sup>, (<a title=\"Fig. 3. Domenico dei Cammei (?), &lt;i&gt;Cammeo con Ludovico Sforza detto il Moro&lt;\/i&gt;, Vienna, Kunsthistorisches Museum (da R. DISTELBERGER R., &lt;i&gt;Die Kunst des Steinschnitts. Prunkgef\u00e4sse Kameen und Commessi aus der Kunstkammer&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra (Vienna 2002), Skira, Milano 2002, p.101).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/ven03.jpg\">Fig. 3<\/a>) assegnato dubitativamente al celebre intagliatore milanese Domenico dei Cammei, un maestro menzionato da Giorgio Vasari nel gruppo di coloro i quali \u00abapersero la via\u00bb all\u2019\u00abarte tanto difficile\u00bb degli intagli. Dai nebulosi contorni biografici, Domenico avrebbe ritratto \u00abin cavo in un balascio della grandezza pi\u00f9 d\u2019un giulio\u00bb Ludovico Sforza detto il Moro (1452-1508)<sup><a href=\"#footnote_13_1560\" id=\"identifier_13_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Vasari, Le Vite, dei pi&ugrave; eccellenti pittori, scultori e architetti, Roma 2003, p. 831 (parlando del romano Domenico de Compagni, Giorgio Vasari afferma che: &ldquo;Fu suo concorrente Domenico de&rsquo; cammei, milanese &hellip;); per il vocabolo &laquo;balascio&raquo;, cio&egrave; balasso, si veda, P. Venturelli, Glossario e documenti per la gioielleria milanese (1459-1631), Firenze 1999, pp. 33-35; per Domenico dei Cammei, rimando a P. Venturelli, Cammei e pietre dure milanesi&hellip; (in corso di pubblicazione).\">14<\/a><\/sup><strong>,<\/strong> il potente signore di Milano, duca dal 1495, ma di fatto padrone dei possedimenti lombardi dal 1480, anni in cui in citt\u00e0 sono attivi Bramante, Leonardo da Vinci e il notissimo orafo Caradosso Foppa, una gemma perduta, forse da riconoscere nel \u00abbalasso\u00bb citato in un elenco di gioie messe a pegno dal Moro stesso<sup><a href=\"#footnote_14_1560\" id=\"identifier_14_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la proposta di identificare questa gemma nel &laquo;Balasso cum la effigie delo illustrissimo Sig. Duca Ludovico&raquo; registrato in un elenco di fine Quattrocento relativo ad alcuni gioielli messi a pegno da Ludovico il Moro, cfr. P. Venturelli, &ldquo;I vasi argentei, con bel smalto et oro \/ da lui gi&agrave; fatti con mirabil spesa&rdquo;. Oggetti preziosi in relazione al Moro e al Tesoro sforzesco, in Io son la volpe dolorosa&rdquo;. Il ducato e la caduta di Ludovico il Moro, settimo duca di Milano (1494-1500), a cura di E. Saita, catalogo della mostra (Milano 2000), numero speciale di &ldquo;Libri &amp; Documenti&rdquo;, XXVI (2000), pp. 39-52 (ora in P. Venturelli, Smalto, oro e preziosi. Oreficeria e arti suntuarie nel Ducato di Milano tra Visconti e Sforza, Venezia 2003, p. 135).\">15<\/a><\/sup>. Ad attestare le abilit\u00e0 artigiane di questo intagliatore e la sua attivit\u00e0 per questo committente, rimarrebbe oltre al cammeo viennese anche una gemma a Firenze (Museo degli Argenti, inv. Gemme 1921, n.109), di non molto diverse dimensioni (2,6&#215;2,3) e anch\u2019essa d\u2019onice<sup><a href=\"#footnote_15_1560\" id=\"identifier_15_1560\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Gennaioli, Le gemme dei Medici&hellip;, 2007, n. 237, p. 253 (il riconoscimento del personaggio, la connessione con quanto menzionato da Giorgio Vasari e l&rsquo;assegnazione a Domenico dei Cammei, spetta a Tommaso Puccini, come rileva Riccardo Gennaioli, che segnala inoltre lo stretto rapporto tra la gemma fiorentina e la medaglia del Moro assegnabile al tardo XV secolo &ndash; cfr. G. F. Hill,G. Pollard, Renaissance Medals from the Samuel H. Kress Collection at the National Gallery of Art, London 1967, p. 38, n. 189- che deve essere considerata desunta da un calco direttamente ricavato dal cammeo; presso il British Museum di Londra si trova un altro cammeo attribuito a Domenico dei Cammei, recante l&rsquo;effige di Giangaleazzo Maria Sforza).\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La resa del busto e dei dettagli vestimentari osservabili nel cammeo di Firenze, mi pare escludano tuttavia la possibilit\u00e0 di identificarlo con quello illustrato nella tavola di Modena, invece del tutto sovrapponibile all\u2019esemplare viennese.<\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1560\" class=\"footnote\">Per Annibale Fontana intagliatore di materiali lapidei (mancano studi esaustivi sulla sua attivit\u00e0 di scultore), rimando a E. Kris, <em>Meister und Meiserwerke der Steinschneidekunst in der Italienischen Renaissance<\/em>, Wien 1929, I, pp. 105-110; R. Distelberger, <em>Die Saracchi Werkstatt und Annibale Fontana,<\/em> in <em>Jahrbuch<\/em> <em>der Kunsthistorisches Sammlungen in Wien<\/em>, LXXI (1975), pp. 95-164<em>;<\/em> P. Venturelli, <em>\u201cE per tal variar natura \u00e8 bella\u201d. Arti decorative a Milano tra Leonardo e Lomazzo<\/em>, in <em>Rabisch. Il grottesco nell\u2019arte del Cinquecento. L\u2019Accademia della Val di Blenio, Lomazzo e l\u2019ambiente milanese<\/em>, (Lugano 1998), catalogo della mostra a cura di M. Khan Rossi, F. Porzio, Milano 1998, pp. 77-88; P. Venturelli, <em>Il \u201cPiatto dei Dodici Cesari\u201d. I Saracchi e Annibale Fontana<\/em>, in \u201cArtes\u201d, 6, 1998, pp. 59-69; P. Venturelli, <em>A proposito di un recente articolo sugli \u2018 Scala e altri cristallai milanesi\u2019. Con notizie circa un\u2019opera di Annibale Fontana<\/em>, in \u201cNuova Rivista Storica\u201d, LXXXV, fasc. I, 2001, pp. 135-144; P. Venturelli, <em>\u201cHavendo hanimo a tutti li christalli, e altri vasi, cameo grande et altri camei\u201d. Oggetti preziosi della collezione Gonzaga (dal duca Guglielmo al 1631)<\/em>, in <em>Gonzaga. La Celeste Galeria. Le raccolte<\/em>, (Mantova 2002), catalogo della mostra a cura di R. Morselli, Milano 2002, pp. 233-252; R. Distelberger R., <em>Die Kunst des Steinschnitts. Prunkgef\u00e4sse Kameen und Commessi aus der Kunstkammer<\/em>, catalogo della mostra (Vienna 2002), Milano 2002, pp. 75-99; P. Venturelli,<em> \u201cRaro e Divino\u201d. Annibale Fontana (1540-1587), intagliatore e scultore milanese. Fonti e documenti (con l\u2019inventario dei suoi beni)<\/em>, in \u201cNuova Rivista Storica\u201d, 89, 2005\/ I, pp. 205-225; P. Venturelli, <em>Aggiunte e puntualizzazioni per Giovanni Battista Crespi detto il Cerano a Milano: disegno e arti della modellazione. Tra il Duomo, santa Maria presso san Celso e Annibale Fontana<\/em>, in \u201cArte Cristiana\u201d, 826, gennaio- febbraio, 2005, pp. 57-67; P. Venturelli, <em>Le collezioni Gonzaga. Cammei, cristalli, pietre dure, oreficerie, cassettine, stipetti, Intorno all\u2019elenco dei beni del 1626- 1627 (da Guglielmo a Vincenzo Gonzaga)<\/em>, Cinisello Balsamo- Mantova 2005 (<em>sub indice<\/em>); P. Venturelli, <em>Annibale Fontana e la Madonna dei miracoli di san Celso. Tra Carlo e Federico Borromeo<\/em>, in <em>Carlo e Federico. La luce dei Borromeo nella Milano spagnola<\/em>, (Milano 2005-2006), catalogo della mostra a cura di P. Biscottini, Milano 2005, pp. 123-134, pp. 151-157. Nell\u2019itinerario biografico di Annibale Fontana \u00e8 attestata una sosta a Palermo (il 31 agosto 1570 perizia i lavori di Vincenzo Gagini per la porta della Cattedrale; in tale circostanza viene definito \u201cMediolanensis et civis panormitanus etiam sculptor marmorum\u201d; nella citt\u00e0 siciliana era giunto sicuramente dopo il 24 luglio 1569, forse al seguito di Francesco Ferdinando d\u2019Avalos, marchese di Pescara, suo committente ed estimatore che nel<sup> <\/sup>testamento redatto a Palermo il 13 luglio 1571 ricorder\u00e0 l\u2019 \u201cintagliador\u201d milanese, destinandogli alcuni suoi capi d\u2019abbigliamento; cfr. G. Di Marzo, <em>I Gagini e la scultura in Sicilia<\/em>, Palermo,1880, II, pp. 300 sgg.; C. Guastalla, <em>Ricerche su Giuseppe Alvino detto il Sozzo e la pittura a Palermo alla fine del Cinquecento,<\/em> in <em>Contributi alla storia della cultura figurativa nella Sicilia occidentale<\/em>, Atti della giornata di studi su Pietro D\u2019Asaro, Racalmuto 1985, Palermo 1985, p. 76, n. 50; P. Venturelli, <em>\u201cRaro e divino\u201d<\/em>\u2026, in \u201cNuova Rivista Storica\u201d, 89, 2005\/ I.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1560\" class=\"footnote\">R. Borghini, <em>Il riposo<\/em>, Firenze 1584, p. 565 (giudicando il Fontana \u00abin questi lavori, huomo raro\u00bb).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1560\" class=\"footnote\">G. Borgogni, <em>Rime di diversi illustr. Poeti de\u2019 nostri tempi. Di nuovo poste in luce da Gherardo Borghoni d\u2019Alba Pompea, l\u2019Errante Academico Inquieto\u2026, <\/em>Venezia 1599, p. 139 (sonetto \u201cIn morte d\u2019Annibal Fontana Milanese, famoso Scultore [\u2026] Chiaro Annibal, gi\u00e0 novo Fidia a noi\/ Dicanlo i Marmi gloriosi tuoi\/ [\u2026] Vivrai ne l\u2019opre tue divine, e belle\/ Ond\u2019hanno vita i tuoi spiranti Marmi\u201d); per il poeta Gerardo Borgogni (noto con il nome di \u00abErrante\u00bb quale membro dell\u2019Accademia degli Inquieti, istituita a Milano nel giugno del 1594 da Muzio Sforza Colonna, marchese di Caravaggio), cfr. B. Agosti., <em>Poesie di Gherardo Borgogni su due dimenticati artefici milanesi, <\/em>in <em>Scritti per l\u2019Istituto Germanico di Storia dell\u2019Arte di Firenze<\/em>, a cura di C. Acidini Luchinat, L. Bellosi, M. Boskovitz, P. P. Donati, B. Santi, Firenze 1997, pp. 325-330; per le fonti scritte in cui \u00e8 citato il Fontana, cfr. P. Venturelli, <em>\u201cRaro e Divino\u2026<\/em> in \u201cNuova Rivista Storica\u201d, 89, 2005\/ I<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1560\" class=\"footnote\">Per il <em>corpus<\/em> delle opere di Annibale Fontana, rimando a P. Venturelli,<em> Cammei e pietre dure milanesi per le corti d\u2019Europa (secc. XV-XVII)<\/em>, in corso di pubblicazione (Bulzoni); per l\u2019aggancio con Leonardo da Vinci, cfr. P. Venturelli, <em>\u201cE per tal variar natura \u00e8 bella\u201d<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1560\" class=\"footnote\">Per il commento alla citazione (da G. A. Mazenta, <em>Alcune memorie dei fatti di Leonardo da Vinci a Milano e dei suoi libri, Ripubblicate e illustrate da D. Luigi Gramatica\u00a0 [\u2026]<\/em>, Milano, La Vita Felice, 1991, p. 40), cfr. P. Venturelli, <em>Gioielli e gioiellieri milanesi. Storia, arte e moda (1450-1630)<\/em>, Cinisello Balsamo 1996, pp. 52-54, pp. 104-125; P. Venturelli, <em>\u201cE per tal variar\u2026<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1560\" class=\"footnote\">La vasta raccolta Settala (illustrata da tre cataloghi nel 1664, 1666, 1677) era divisa in sei settori (quadri, medaglie e reperti archeologici; libri, stampe, disegni; strumenti di precisione e congegni meccanici; prodotti artigianali; strumenti musicali, armi e balestre; reperti etnografici; fossili, minerali, animali e vegetali); cfr. A. Lugli, <em>Naturalia et Mirabilia. Il collezionismo enciclopedico nelle Wunderkammern d\u2019Europa<\/em>, Milano 1983, pp. 89, 98, 112, 135, 136; C. Continisio, <em>Don Ferrante riabilitato: note su libri e cultura nella Milano spagnola, citt\u00e0 colta ed europea<\/em>, in <em>Grandezza e splendori della Lombardia spagnola, 1535-1701, <\/em> a cura di C. Mozzarelli, catalogo della mostra (Milano 2002), Milano 2002, pp. 107-116.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1560\" class=\"footnote\"><em>Per l\u2019onice e il calcedonio, pietre di color chiaro o bianco, cfr. F. Corsi, Delle Pietre antiche. Libri quattro<\/em>, Roma 1828, pp. 156-157, \u00a7\u00a7 I-II; A. Del Riccio, <em>Istoria delle pietre<\/em>, a cura di R. Gnoli, A. Sironi, Torino 1996, p. 190.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1560\" class=\"footnote\"><em>Museo\/ \u00f2\/ Galeria\/ Adunata dal sapere, e dallo studio\/ Del Sig. Canonico\/ Manfredo Settala\/ Nobile Milanese\/ Descritta in latino dal Sig. Dott. Fis. Coll.\/ Paolo Maria Terzago\/ Et hora in Italiano dal Sig.\/ Pietro Francesco Scarabelli\/ Dott. Fis. Di Voghera\/ E Dal medemo accresciuta<\/em>\/ in Tortorna\/ Per li Figliuoli del qd. Eliseo Viola, MDCLXVI, p. 105.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1560\" class=\"footnote\">L\u2019immagine \u00e8 on-line (alla p. 4), in:<a href=\"http:\/\/bibliotecaestense.beniculturali.it\/info\/img\/mss\/i-mo-beu-gamma.h.1.22\">http:\/\/bibliotecaestense.beniculturali.it\/info\/img\/mss\/i-mo-beu-gamma.h.1.22<\/a>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1560\" class=\"footnote\">R. Gennaioli, <em>Le gemme dei Medici al Museo degli Argenti. Cammei e Intagli nelle collezioni di Palazzo Pitti<\/em>, Firenze 2007, n. 360, p. 307.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1560\" class=\"footnote\">Il Museo degli Argenti custodisce un altro cammeo con busto di mora, ricondotto alla bottega dei Miseroni (inv. Gemme 1921, n. 142; cfr. da ultimo la scheda di R. Gennaioli, <em>Le gemme dei Medici\u2026<\/em> 2007, n. 84, p. 189), che misura cm. 2,9&#215;2; per altri cammei con busto di mora, assegnati alla bottega di Gerolamo Miseroni, rimando a R. Distelberger R., <em>Die Kunst des Steinschnitt\u2026<\/em>,2002, nn. 70-72, pp. 156-159 (misurano: cm. 3,5&#215;2,8; cm 4,8&#215;3,5; cm. 3,7&#215;2,8).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1560\" class=\"footnote\"><em>Museo\/ \u00f2\/ Galeria\/ Adunata dal sapere<\/em>\u2026 , p. 106, n. 8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1560\" class=\"footnote\">Per questo cammeo, si veda R. Distelberger R., <em>Die Kunst des Steinschnitt\u2026<\/em>, 2002, n. 24, pp. 100-101 (la notizia pi\u00f9 antica riguardo alla sua provenienza risalirebbe al 1865, quando risulta di propriet\u00e0 di \u201cFranz von Timoni\u201d).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1560\" class=\"footnote\">G. Vasari, <em>Le Vite, dei pi\u00f9 eccellenti pittori, scultori e architetti<\/em>, Roma 2003, p. 831 (parlando del romano Domenico de Compagni, Giorgio Vasari afferma che: \u201cFu suo concorrente Domenico de\u2019 cammei, milanese \u2026); per il vocabolo \u00abbalascio\u00bb, cio\u00e8 <em>balasso<\/em>, si veda, P. Venturelli, <em>Glossario e documenti per la gioielleria milanese (1459-1631)<\/em>, Firenze 1999, pp. 33-35; per Domenico dei Cammei, rimando a P. Venturelli, <em>Cammei e pietre dure milanesi\u2026<\/em> (in corso di pubblicazione).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1560\" class=\"footnote\">Per la proposta di identificare questa gemma nel \u00abBalasso cum la effigie delo illustrissimo Sig. Duca Ludovico\u00bb registrato in un elenco di fine Quattrocento relativo ad alcuni gioielli messi a pegno da Ludovico il Moro, cfr. P. Venturelli, <em>\u201cI vasi argentei, con bel smalto et oro \/ da lui gi\u00e0 fatti con mirabil spesa\u201d. Oggetti preziosi in relazione al Moro e al Tesoro sforzesco, <\/em>in <em>Io son la volpe dolorosa\u201d. Il ducato e la caduta di Ludovico il Moro, settimo duca di Milano (1494-1500), <\/em>a cura di E. Saita, catalogo della mostra (Milano 2000), numero speciale di \u201cLibri &amp; Documenti\u201d, XXVI (2000), pp. 39-52 (ora in P. Venturelli, <em>Smalto, oro e preziosi. Oreficeria e arti suntuarie nel Ducato di Milano tra Visconti e Sforza<\/em>, Venezia 2003, p. 135).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1560\" class=\"footnote\">R. Gennaioli, <em>Le gemme dei Medici<\/em>\u2026, 2007, n. 237, p. 253 (il riconoscimento del personaggio, la connessione con quanto menzionato da Giorgio Vasari e l\u2019assegnazione a Domenico dei Cammei, spetta a Tommaso Puccini, come rileva Riccardo Gennaioli, che segnala inoltre lo stretto rapporto tra la gemma fiorentina e la medaglia del Moro assegnabile al tardo XV secolo &#8211; cfr. G. F. Hill,G. Pollard, <em>Renaissance Medals from the Samuel H. Kress Collection at the National Gallery of Art<\/em>, London 1967, p. 38, n. 189- che deve essere considerata desunta da un calco direttamente ricavato dal cammeo; presso il British Museum di Londra si trova un altro cammeo attribuito a Domenico dei Cammei, recante l\u2019effige di Giangaleazzo Maria Sforza).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1560\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>vntpaola@tin.it Un cammeo di Annibale Fontana e un altro con Ludovico il Moro (Milano XV-XVI secolo) DOI: 10.7431\/RIV07022013 Nel Riposo (1584), Raffaello Borghini chiudeva il <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1560\" title=\"Paola Venturelli\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1738,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1560"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1560"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1560\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1741,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1560\/revisions\/1741"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1738"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1560"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}