{"id":1357,"date":"2013-01-11T20:08:16","date_gmt":"2013-01-11T20:08:16","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1357"},"modified":"2013-06-29T07:21:13","modified_gmt":"2013-06-29T07:21:13","slug":"simonetta-la-barbera","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1357","title":{"rendered":"Simonetta La Barbera"},"content":{"rendered":"<p>simonetta.labarbera@unipa.it<\/p>\n<h3>Lo sguardo &#8216;attento e curioso&#8217; di Emilio Lavagnino per le arti decorative<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV06102012<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Emilio Lavagnino giunse a Palermo nel 1926 quale vincitore di un concorso per ispettore aggiunto presso la Soprintendenza all\u2019Arte Medievale e Moderna<sup><a href=\"#footnote_0_1357\" id=\"identifier_0_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. LAVAGNINO, La figura e l&rsquo;opera di colleghi scomparsi. Emilio Lavagnino, in &ldquo;Antichit&agrave; e belle arti&rdquo;, 1963,nn. 13-14, pp. 51-53. S. RINALDI, L&rsquo;attivit&agrave; della Direzione Generale delle Arti nella citt&agrave; aperta di Roma, in &ldquo; Rivista dell&rsquo;Istituto Nazionale d&rsquo;Archeologia e Storia dell&rsquo;arte&rdquo;, 2005, 60, III serie, XXVIII, pp. 95 &ndash; 126.\">1<\/a><\/sup>, dopo un\u2019esperienza gi\u00e0 maturata quale funzionario nell\u2019ambito dell\u2019amministrazione delle Belle Arti e un corso di studi svolto all\u2019interno della scuola di Adolfo Venturi, nel corso del quale orient\u00f2 i suoi interessi verso tematiche diverse in cui temi dell\u2019architettura romana del Quattrocento si intrecciavano ad altri di pittura e di decorazione musiva e a marmi mischi. Lavagnino si inserisce con piena consapevolezza metodologica in un ambito di studi che nell\u2019isola aveva trovato nuovi linguaggi e temi specifici  negli ultimi due decenni del secolo XIX, ad opera di importanti figure di studiosi di formazione di chiaro stampo positivista, quali Gioacchino di Marzo,  Antonino Salinas e  Giuseppe Pitr\u00e8, la cui attivit\u00e0, nella storia della cultura palermitana di fine Ottocento, appare strettamente intrecciata con risultati significativi<sup><a href=\"#footnote_1_1357\" id=\"identifier_1_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. LA BARBERA, Percorsi di critica a Palermo dal 1890 al 1920 , in Identit&agrave; nazionale e memoria storica. Le ricerche sulle arti visive nella nuova Italia (1870-1915)&rdquo; , in &ldquo;Arte Lombarda&rdquo;, c.d.s.\">2<\/a><\/sup>, come attesta la loro collaborazione in occasione dell\u2019Esposizione nazionale di Palermo del 1891<sup><a href=\"#footnote_2_1357\" id=\"identifier_2_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Di Marzo, affiancato da Salinas, fu presidente della Commissione Ordinatrice della Sezione Monumentale e Pittoresca dell&rsquo;Esposizione. Cfr. I. BRUNO, Gioacchino di Marzo e il clima culturale artistico palermitano nella seconda met&agrave; dell&rsquo;Ottocento, in Gioacchino Di Marzo e la critica d&rsquo;Arte nell&rsquo;Ottocento in Italia, Atti del Convegno a cura di S. La Barbera, Palermo 2003, p. 263.\">3<\/a><\/sup>.<br \/>\nSia Salinas che Di Marzo si riferiscono nella loro produzione scientifica agli esiti della Kunstwissenschaft e della Kulturgeschichte, come attestano per lo storico dell\u2019arte la revisione critica della pi\u00f9 aggiornata bibliografia non solo italiana su Antonello da Messina<sup><a href=\"#footnote_3_1357\" id=\"identifier_3_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO, I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI , 2 voll., Palermo 1880-1883; ; ID., La Pittura in Palermo nel Rinascimento, Palermo 1899 ; ID., Di Antonello da Messina e dei suoi congiunti. Documenti per servire alla storia di Sicilia, a cura della Societ&agrave; Siciliana di Storia Patria Studi e documenti,  Palermo 1903,  pp, 32 e ss.\">4<\/a><\/sup> e le note ne I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI del 1880, nelle quali \u00e8 preciso rimando alla storiografia di ambito tedesco. Analogamente, Salinas aveva una formazione di matrice europea, in particolare tedesca, come si evince dai riferimenti nei suoi scritti alla cultura materiale la cui conoscenza gli derivava dalla tradizionale attenzione dell\u2019antiquaria siciliana per i manufatti<sup><a href=\"#footnote_4_1357\" id=\"identifier_4_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. DE VIDO, Mostrare la storia. Palermo e il suo Museo, in M&eacute;langes de l&rsquo;Ecole fran&ccedil;aise de Rome: Italie et M&eacute;diterran&eacute;e, 2002, Vol. 113, 2, p. 739-758.\">5<\/a><\/sup>. Anche Di Marzo mostra grande interesse per le tecniche, per i materiali e per i restauri relativi a pitture, sculture o oreficerie sin dalla nota affermazione della eguaglianza tra arti maggiori e arti minori, nell\u2019importante capitolo dedicato all\u2019oreficeria siciliana della ricordata monografia del 1880 che sar\u00e0 punto di partenza e  di confronto per gli studiosi che si sono occupati, ancora nei decenni successivi del Novecento del particolare aspetto delle arti applicate siciliane, quali Paolo Orsi, Salinas, Giuseppe Agnello, Enrico Mauceri<sup><a href=\"#footnote_5_1357\" id=\"identifier_5_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Agnello cfr. I. DI NATALE, Giuseppe Agnello: contributi sulla stampa periodica allo studio della storia dell&rsquo;arte siciliana dal tardo antico al Barocco, in &ldquo;teCLa-Rivista, www.unipa.it\/tecla\/rivista\/3_rivista.php, 31 maggio 2011, pp. 106-143, codice ISSN:2038-6133; codice DOI:10.4413\/RIVISTA. Su Mauceri cfr. Enrico Mauceri (1869-1966) storico dell&rsquo;arte tra &ldquo;connoisseurship&rdquo; e conservazione, atti del convegno internazionale di studi (Palermo, 27-29 settembre 2007), a cura di S. La Barbera, Palermo 2009.\">6<\/a><\/sup>e, in anni di poco successivi, Maria Accascina.<br \/>\nDi Marzo e Salinas saranno ancora punto  di riferimento per molti dei temi della nascente critica d\u2019arte che a cavallo tra i due secoli perverr\u00e0 a precise puntualizzazioni per opera di studiosi, spesso  funzionari delle Soprintendenze, quali  Orsi, Mauceri,  Agati , Brunelli, Gabrici, Lavagnino .<br \/>\nL\u2019attenzione ad una pi\u00f9 ampia contestualizzazione all\u2019interno dell\u2019ambito europeo della pittura siciliana del \u2018400 ne aveva incentivato gli studi sugli aspetti delle influenze nordiche, in particolare di matrice fiamminga, anche sulla scia dell\u2019interesse degli scritti editi nel primo decennio del secolo da Cesare Matranga e Gioacchino Di Marzo, il primo con preciso riferimento a Van  Dick<sup><a href=\"#footnote_6_1357\" id=\"identifier_6_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. MATRANGA, Dipinti di Antonio Van Dijck e della sua scuola nel Museo Nazionale di Palermo, in &ldquo;Bollettino d&rsquo;Arte&rdquo;, anno 1908,  fasc.1, pp. 11-18.\">7<\/a><\/sup>, il secondo con il Guglielmo Borremans pittore di Anversa pittore fiammingo nel secolo XVIII<sup><a href=\"#footnote_7_1357\" id=\"identifier_7_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO, Guglielmo Borremans pittore di Anversa pittore fiammingo nel secolo XVIII, Palermo 1912: Cfr. N. DI BELLA, Guglielmo Borremans pittore di Anversa pittore fiammingo nel secolo XVIII (1912) di Gioacchino Di Marzo.  Aggiornamento critico bibliografico, all&rsquo;indirizzo www.unipa.it\/tecla\/borremans.htm.\">8<\/a><\/sup>. Il testimone di questi fu raccolto da Gabrici che nel 1924,  su \u201cBollettino d\u2019Arte\u201d<sup><a href=\"#footnote_8_1357\" id=\"identifier_8_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. GABRICI, Il Trittico di Polizzi Generosa, in &ldquo;Bollettino dell&rsquo;Arte&rdquo;, s. II, t. IV, 1924-1925, pp. 145-161 ripubblicato in &ldquo;Giglio di Roccia&rdquo;, Giugno-Luglio 1934, pp. 3-10. L&rsquo;autore individua nell&rsquo;opera una chiara derivazione fiamminga e, grazie al ricco corredo iconografico di riferimento, non si limita alla comparazione con altri manufatti coevi ma ne valuta anche il contesto storico e sociale, con preciso riferimento, pur senza alcuna soggezione, alla pi&ugrave; significativa letteratura artistica precedente.\">9<\/a><\/sup>, pubblica uno studio  sul Trittico proveniente dalla Chiesa di S. Maria di di Ges\u00f9 di Polizzi Generosa (Pa).<br \/>\nAnaloga attenzione ai complessi problemi attributivi che investono la pittura siciliana del XV secolo si ha con Emilio Lavagnino che nell\u2019intenso pur se breve incarico palermitano (1926-27) affront\u00f2 alcuni temi salienti della produzione artistica isolana del secondo Quattrocento, studiando in particolare l\u2019influenza della produzione artistica di matrice spagnola sulla pittura e sull\u2019oreficeria siciliana del periodo, nella convinzione che questo intreccio avesse contribuito a creare l\u2019ambiente favorevole alla formazione Antonello da Messina.<br \/>\nIndubbiamente l\u2019interesse di Lavagnino per questa tipologia di manufatti di matrice spagnola si doveva all\u2019impatto che l\u2019articolo di Leandro Ozzola incentrato sulle influenze della pittura spagnola su quella siciliana aveva avuto sugli studiosi non solamente locali<sup><a href=\"#footnote_9_1357\" id=\"identifier_9_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. OZZOLA, L&rsquo;arte spagnola nella pittura siciliana del XV secolo, in &ldquo;Rassegna Nazionale&rdquo;, gennaio- febbraio 1909, v, 165, pp. 46-66.\">10<\/a><\/sup>.<br \/>\nLavagnino ne riscontra infatti aspetti nelle gi\u00e0 ai suoi tempi deboli tracce di affreschi della cappella La Grua-Talamanca in Santa Maria di Ges\u00f9 presso Palermo<sup><a href=\"#footnote_10_1357\" id=\"identifier_10_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO, La Pittura in Palermo nel Rinascimento, Palermo 1899, pp. 185 e ss,  ricorda che la cappella presentava notevoli lacune nella parte inferiore riferendo che &laquo;un anteriore disegno, appunto di quella parte, ignoro da chi rilevato e che l&rsquo;egregio professor Salinas don&ograve; al Museo di Palermo, la completa quasi del tutto&raquo;. I disegni, di cui si servir&agrave; Lavagnino, erano stati eseguiti negli anni sessanta del secolo XIX dal marchese Pensabene e conservati presso l&rsquo;allora Museo Nazionale.\">11<\/a><\/sup>, cui dedica una disamina nell\u2019articolo pubblicato sul \u201cBollettino d\u2019arte\u201d<sup><a href=\"#footnote_11_1357\" id=\"identifier_11_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. LAVAGNINO, Le pitture di Santa Maria di Ges&ugrave; presso Palermo, in &ldquo;Bollettino d&rsquo;arte&rdquo;, 1926-1927, n.9, pp. 404 -20.\">12<\/a><\/sup> . Dal confronto con alcuni dipinti di derivazione gotico &#8211; catalana  presenti a Palermo, in particolare con il Trionfo della Morte, oggi a Palazzo Abatellis<sup><a href=\"#footnote_12_1357\" id=\"identifier_12_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. BOLOGNA, Napoli e le rotte del Mediterraneo da Alfonso il Magnanimo a Ferdinando il Cattolico, Napoli 1978, nonostante alcune riserve sull&rsquo;assunto di Lavagnino, ritiene gli affreschi della cappella la Grua- Talamanca punto di partenza per la comprensione della koin&egrave; artistica del Trionfo della Morte.\">13<\/a><\/sup>, avanza una proposta di datazione degli affreschi al decennio 1450-1460 sia sulla base dell\u2019attento esame dei dati stilistici, formali e della tecnica dei due cicli di affreschi sia anche sulla base della revisione critica della pi\u00f9 attendibile letteratura artistica relativa all\u2019opera, in primis Di Marzo<sup><a href=\"#footnote_13_1357\" id=\"identifier_13_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO, La Pittura in Palermo&hellip;, pp. 185-190.\">14<\/a><\/sup>, ma anche Giovan Battista Cavalcaselle, Leandro Ozzola, Enrico Mauceri, Sebastiano Agati, Enrico Brunelli<sup><a href=\"#footnote_14_1357\" id=\"identifier_14_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. B. CAVALCASELLE, J.A. CROWE, New History of painting in Italy, Monaco 1866; L. Ozzola, L&rsquo;arte spagnola nella pittura siciliana &hellip;. Sul viaggio siciliano Cfr. D. MALIGNAGGI, L&rsquo;arte del Medioevo e del Rinascimento studiata in Sicilia da Giovan Battista Cavalcaselle, in Gioacchino Di Marzo e la critica d&rsquo;arte nell&rsquo;Ottocento in Italia, a cura di S. La Barbera, Bagheria 2004, pp. 205-16. ; E. MAUCERI &ndash; S. AGATI, Il Cicerone per la Sicilia. Guida per la visita dei monumenti e dei luoghi pittoreschi della Sicilia, a cura dell&rsquo;Associazione Italiana per il bene economico, Palermo 1910; E. BRUNELLI, Il trittico di Petralia Sottana, in &ldquo;Giornale di Sicilia&rdquo;, 6-7 Ottobre 1926.\">15<\/a><\/sup>.<br \/>\nSi deve sottolineare che Lavagnino non offre un contributo esaustivo all\u2019annosa questione attributiva relativa al Trionfo che gi\u00e0 nel corso del secolo XIX era stata oggetto di un appassionante anche se per lo pi\u00f9 fuorviante anelito attributivo da parte di numerosi connosseurs locali e in parte corretto  dagli studiosi prima ricordati. Tuttavia il Nostro, partendo dall\u2019assunto che i riferimenti gi\u00e0 compiuti dalla critica fra la produzione pittorica locale e il noto affresco fossero stati precisati pi\u00f9 sulla base di \u00abaffinit\u00e0 generiche che da vere e proprie identit\u00e0 stilistiche\u00bb<sup><a href=\"#footnote_15_1357\" id=\"identifier_15_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. LAVAGNINO, Le Pitture di Santa Maria&hellip;, pp. 411 e ss.\">16<\/a><\/sup>, in parte anticipa le motivate argomentazioni con le quali Ferdinando Bologna individua negli affreschi della cappella Talamanca le premesse alla cultura figurativa del Trionfo della Morte di Palazzo Sclafani<sup><a href=\"#footnote_16_1357\" id=\"identifier_16_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. BOLOGNA, Napoli e le rotte del Mediterraneo da Alfonso il Magnanimo a Ferdinando il Cattolico, Napoli 1978, pp. 20-22.\">17<\/a><\/sup>.<br \/>\nIndubbiamente pi\u00f9 significativo \u00e8 l\u2019interesse che lo studioso manifesta anche in Sicilia alla rivalutazione delle arti applicate &#8211; che si era manifestato sin dal suo primo articolo Rinascimento prima del Rinascimento  pubblicato ne le \u201cLe cronache d\u2019Italia\u201d nel 1922 e dedicato all\u2019opera dei marmorari romani del \u2018200 -e che trova riscontro nell\u2019attenzione della critica d\u2019arte siciliana per le arti applicate. Ricordo il fondamentale articolo per gli studi sugli avori di derivazione araba del Di Marzo dedicato al cofanetto eburneo della Cappella Palatina del 1887<sup><a href=\"#footnote_17_1357\" id=\"identifier_17_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO, Di una cassetta d&rsquo;avorio nella Real Cappella Palatina di Palermo, Palermo, 1887; Cfr. G. TRAVAGLIATO, Bene de ebore factum, Avori &lsquo;arabo-siculi&rsquo; nelle collezioni dei Musei Vaticani e a Palermo, in Sicilia ritrovata. Arti decorative dai Musei Vaticani e dalla Casa di Loreto, a cura di M. C. Di Natale, G. Cornini, U. Utro, Palermo 2012, pp. 41-50.\">18<\/a><\/sup> e la nascita di una rivista singolare anche per il particolare corredo iconografico, ma purtroppo dalla brevissima vita (1888-89), quale fu \u201cArte decorativa Illustrata\u201d<sup><a href=\"#footnote_18_1357\" id=\"identifier_18_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. CIN&Agrave;, Arte e gusto sulle pagine de &ldquo;L&rsquo;Arte decorativa illustrata&rdquo; , in teCLa Effemeride, 2010, codice DOI: 10.4413\/EFFEMERIDE.\">19<\/a><\/sup>. Questa nuova attenzione , come nota Sciolla, va messa in relazione al filone tardo ottocentesco delle grandi Esposizioni Universali, delle Esposizioni di arte sacra antica e moderna e di quelle d\u2019arte decorativa, tra cui la pi\u00f9 importante quella a Torino nel 1902 e allo spazio ad esse dedicato per lo pi\u00f9 dai quotidiani<sup><a href=\"#footnote_19_1357\" id=\"identifier_19_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G.C. SCIOLLA,  La riscoperta delle arti decorative in Italia nella prima met&agrave; del Novecento. Brevi considerazioni, in Storia, critica e tutela dell&rsquo;arte nel Novecento. Un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale. Atti del convegno internazionale di studi in onore di Maria Accascina, a cura di M. C. Di Natale, Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta 2007, pp. 51-58.\">20<\/a><\/sup>. In Sicilia la stampa periodica non manca di  fornire ai lettori notizie  sulle numerose esposizioni di arti applicate che si succedono per oltre un decennio in  Europa e in Italia. Furono per\u00f2 soprattutto le riviste specialistiche edite per lo pi\u00f9 sullo scorcio del secolo a contribuire alla particolare attenzione delle critica per le arti decorative, ricordando fra le numerose \u201cArte italiana decorativa e industriale\u201d, \u201cL\u2019Arte decorativa moderna\u201d, ma anche  \u201cEmporium\u201d<sup><a href=\"#footnote_20_1357\" id=\"identifier_20_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Emporium. Parole e figure tra il 1895 e il 1964, a cura di G. Bacci, M. Ferretti, M.Fileti Mazza, Pisa 2009.\">21<\/a><\/sup> e \u201cL\u2019Arte\u201d di Adolfo Venturi che ospitava una rubrica apposita, intitolata \u201cArte Decorativa\u201d, sulla quale Enrico Mauceri, sulla scia della lezione di Di Marzo e  di Venturi<sup><a href=\"#footnote_21_1357\" id=\"identifier_21_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Sul rapporto di Mauceri con le arti decorative cfr. M.C. DI NATALE, Enrico Mauceri e il tesoro di S. Agata di Catania  in  Enrico Mauceri ( 1869-1966) Storico dell&rsquo;arte, tra connoisseurship e conservazione, Atti del convegno internazionale di studi, a cura di S. La Barbera, Palermo 2009, pp. 141-156 e di M. VITELLA, Enrico Mauceri e il Tesoro della Chiesa Madre di Enna, Ididem, pp. 201-208. Per il rapporto Di Marzo- Mauceri cfr. R. VADAL&Agrave;, Contributi alla conoscenza dell&rsquo;oreficeria siciliana del XV secolo, Ibidem, pp. 289-96.\">22<\/a><\/sup>, tra il 1902 e il 1915, edita i suoi studi su le arti applicate siciliane<sup><a href=\"#footnote_22_1357\" id=\"identifier_22_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per gli studi sulla ceramica siciliana condotti da Mauceri in particolare su &ldquo;Faenza&rdquo;, ma anche da Ettore Gabrici (E. GABRICI, Collesano nella storia della maiolica siciliana, in &ldquo;Giglio di Roccia&rdquo;, Ottobre- Novembre 1939, pp. 6-7) cfr. R. MARGIOTTA, Maioliche e maiolicari siciliani nell&rsquo;entroterra palermitano dal XVI al XIX secolo, in Enrico Mauceri (1869-1966)&hellip;, pp.383-387.\">23<\/a><\/sup>.<br \/>\nProbabile interesse dovette suscitare in Lavagnino l\u2019articolo Oreficeria siciliana del secolo XV del 1911<sup><a href=\"#footnote_23_1357\" id=\"identifier_23_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. MAUCERI, Oreficeria siciliana del secolo XV, in &ldquo;Vita d&rsquo;arte&rdquo;, a. 4, v. VIII, 1911, n. 44, pp. 41-51.\">24<\/a><\/sup> nel quale lo studioso siracusano affrontava il tema degli apporti di artisti genovesi, senesi, pisani, iberici, francesi attivi in Sicilia gi\u00e0 dai secoli XIV-XV determinando una  significativa koin\u00e8 culturale in cui si mescolano con pari rilevanza forme gotico &#8211; catalane e forme rinascimentali .<br \/>\nLavagnino che gi\u00e0 aveva indagato le influenze dei manufatti spagnoli su quelli siciliani, in Oreficeria del Quattrocento in Sicilia pubblicato nel 1920 su \u201cDedalo\u201d di Ugo Ojetti<sup><a href=\"#footnote_24_1357\" id=\"identifier_24_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La rivista ospita contributi e studi su oreficerie, smalti, vetri, mobili, tappeti, cristalli provenienti da raccolte pubbliche e private delle diverse regioni italiane; nel suo programma, pubblicato da M. FILETI MAZZA, La fototeca di Dedalo, in &ldquo;Quaderni&rdquo; Scuola Normale Superiore di Pisa, Centro di ricerche informatiche per i Beni Culturali,  V, 1995, p. 7, si legge: &laquo;Ci occuperemo [&hellip;] delle arti decorative quanto delle arti dette pure; d&rsquo;una bella sedia con lo stesso amore e rispetto d&rsquo;un&rsquo;insigne architettura; del modo di inventare e tessere una stoffa&raquo;.\">25<\/a><\/sup>, si muove nel complesso mondo della produzione artistica siciliana delle arti applicate<sup><a href=\"#footnote_25_1357\" id=\"identifier_25_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. LAVAGNINO, Oreficeria del Quattrocento in Sicilia, in &ldquo;Dedalo&rdquo;, 1927-1928, n. 5, pp. 314-20.\">26<\/a><\/sup>, con interessanti intuizioni, che di l\u00ec a breve saranno sviluppate, pur senza sottolineare il contributo di Lavagnino, da Maria Accascina<sup><a href=\"#footnote_26_1357\" id=\"identifier_26_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA , Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974. Sulla studiosa cfr. M. C. DI NATALE, Maria Accascina storica dell&rsquo;arte; il metodo, i risultati, in Storia, critica e tutela dell&rsquo;arte nel &lsquo;900. Un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale. Atti del Convegno Internazionale di Studi in onore di Maria Accascina, a cura di M.C. Di Natale,  Palermo 2006, pp. 27-50.\">27<\/a><\/sup>.<br \/>\nInteressante \u00e8 il punto di partenza dell\u2019articolo che si incentra su un manufatto poco noto, non ricordato nemmeno da Di Marzo nell\u2019excursus sull\u2019argenteria: si tratta di un piatto di rame dorato e sbalzato di 53 cm di diametro, al centro del quale \u00e8 il capo mozzo del Battista lavorato a rilievo a grandezza naturale e \u00abricavati entrambi da un\u2019unica lastra di rame\u00bb, che faceva parte del patrimonio della trecentesca confraternita di San Giovanni Decollato, nella chiesa di San Giovanni alla Galka di Palermo, ora al Museo Diocesano (Fig. 1).<br \/>\nLo studioso coglie il \u00absenso tutto medaglistico [che] ha guidato l\u2019artista nel disporre intorno al capo del Battista la chioma ondulata a raggiera, fiammeggiante come testa di Medusa: le linee delicate ma nettamente incise ed acute  dei peli della barba e dei baffi sono a ondulazioni molli e simmetriche; le grevi ciocche dei capelli, segnate con file parallele di picchiettature minute , s\u00ec che la luce frastagliata toglie monotonia alle masse simmetriche della chioma , fan trasparire l\u2019abitudine al bulino\u00bb, sottolineando ancora che \u00abnel volto emaciato, negli occhi velati dalle palpebre pesanti, nella bocca socchiusa con una piega amara di dolore, nel il naso sottile affilato dalla morte, \u00e8 stata trasfusa tale intensit\u00e0 di emozione e con tale potenza realizzatrice, che verrebbe fatto quasi di pensare questa testa come opera di scultore, anzich\u00e9 di orefice\u00bb<sup><a href=\"#footnote_27_1357\" id=\"identifier_27_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. LAVAGNINO, Oreficeria del&hellip;, p. 314.\">28<\/a><\/sup>.<br \/>\nLavagnino non ha alcun dubbio nell\u2019affermare che il piatto \u00abopera di orafo, rientra nel gruppo dei numerosi lavori che gli spagnoli, espertissimi nell\u2019arte dello sbalzo e del cesello, lasciarono nell\u2019isola durante il XV secolo\u00bb, notando che \u00abnelle collezioni e nelle chiese di Spagna si conservano lavori simili, bench\u00e9 come epoca un po\u2019 posteriori\u00bb, acutamente osservando: \u00abio almeno di altre opere a questa contemporanee non ho conoscenza\u00bb<sup><a href=\"#footnote_28_1357\" id=\"identifier_28_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem, pp. 314 e ss.\">29<\/a><\/sup>.<br \/>\nLo studioso pone a confronto l\u2019immagine presente nel piatto con alcuni volti raffigurati  in opere spagnole presenti a Palermo &#8211; tra le quali inserisce anche il Trionfo della Morte &#8211;  caratteristici per gli zigomi rilevati, i capelli a ciocche fiammeggianti, gli occhi sporgenti dalle palpebre sottilmente incise e, sulla base di questo nesso, data il piatto al decennio 1475-1485, lo stesso gi\u00e0 da lui individuato per il noto affresco nell\u2019articolo del 1926 su \u201cBollettino d\u2019Arte\u201d. Nell\u2019affermare che la potenza espressiva sia un tratto proprio dell\u2019affresco ma anche della produzione artistica spagnola, Lavagnino ha una felice intuizione in quanto coglie nella poco studiata produzione artistica palermitana coeva al Trionfo i medesimi caratteri di forte espressivit\u00e0, riscontrabili, per esempio, nelle pressoch\u00e9 coeve sculture del portico meridionale del duomo palermitano<sup><a href=\"#footnote_29_1357\" id=\"identifier_29_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. LA BARBERA, Il portico meridionale della cattedrale di Palermo:immagini e simboli, in Studi in onore di M. Calvesi, in &ldquo;Storia dell&rsquo;Arte&rdquo;, nn. 93 \/ 94, 1998, pp. 158 &ndash; 168.\">30<\/a><\/sup>.<br \/>\nSembra dunque che Lavagnino trascuri la presenza nel piatto di quegli elementi gi\u00e0 rinascimentali che vi coglie invece l\u2019Accascina<sup><a href=\"#footnote_30_1357\" id=\"identifier_30_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, p.148.\">31<\/a><\/sup>, ma, per ribadire la complessit\u00e0 dei raffronti stilistici e della datazione del piatto basta pensare che Monsignor Pottino nella sua guida del museo Diocesano di Palermo espone l\u2019opera nell\u2019allestimento della Sala   Barocca datandola al secolo XVIII<sup><a href=\"#footnote_31_1357\" id=\"identifier_31_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. POTTINO,Il Museo Diocesano di Palermo, Palermo 1969, p. 32 e p. 48. Lo studioso probabilmente fu fuorviato in questa sua errata datazione in quanto la tipologia del piatto in rame in questione si era ben diffusa ed era perdurata a lungo, anche in Sicilia, come attesta il piatto, sempre con la raffigurazione della testa del Battista, riferito Paolo e Cesare Aversa del 1641 della Cattedrale di Ragusa. Cfr. C. VELLA, scheda n. 192 in Il  tesoro dell&rsquo;isola. Capolavori siciliani di argento e corallo dal XV al XVIII secolo, a cura di S. Rizzo, 2 voll., Caltanissetta 2008, p. 972.\">32<\/a><\/sup>.<br \/>\nL\u2019articolo, pur nella semplicit\u00e0 discorsiva, presenta alcune felici osservazioni in relazione ad alcuni argenti del periodo che saranno riprese, pur con dei distinguo, dalla critica successiva<sup><a href=\"#footnote_32_1357\" id=\"identifier_32_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;; M.C. Di Natale,Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, Milano 1989.\">33<\/a><\/sup>. Lo studioso infatti allarga l\u2019ambito del suo studio, andando oltre la semplice disamina dei pezzi individuati. Egli osserva la necessit\u00e0 di individuare, pur nella forte valenza  degli influssi spagnoli, le diversit\u00e0 presenti nella produzione orafa siciliana del secolo XV riconducibili anche a due diverse aree geografiche dell\u2019isola. Nella Sicilia orientale ricorda il persistere di una radicata tradizione dell\u2019arte ellenistica, in quella occidentale del decorativismo di matrice musulmana<sup><a href=\"#footnote_33_1357\" id=\"identifier_33_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia&hellip;, pp. 139-140, &egrave; perfettamente consapevole di questo panorama culturale di respiro mediterraneo ed europeo avvalorando la distinzione tra le correnti stilistiche della Sicilia occidentale e quelle della Sicilia orientale, pur riconoscendo che a Palermo la circolazione dei repertori stilistici catalani fu molto intensa, in particolare per l&rsquo;oreficeria.\">34<\/a><\/sup>. Presenta dunque due esempi di argenti siciliani ascrivibili alle due correnti individuate, sicuramente realizzati da artisti locali sullo scorcio del XV secolo, che lui, errando, assicura essere inediti. Il primo \u00e8 quello dell\u2019urna reliquaria di San Paolino (<a title=\"Fig. 2. Argentiere siciliano del 1498, &lt;i&gt;Urna reliquiaria di San Paolino&lt;\/i&gt;, Sutera, Santuario Diocesano di San Paolino. Foto di Enzo Brai.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/lab02.jpg\">Fig. 2<\/a>), datata 1496 e conservata nell\u2019omonima chiesa a Sutera in provincia di Caltanissetta; l\u2019opera gi\u00e0 presentata da Di Marzo<sup><a href=\"#footnote_34_1357\" id=\"identifier_34_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO, I Gagini&hellip;, v. I, 1880, p. 610 nel ricordare le poche argenterie del sec. XV superstiti cita la cassa di S, Paolino di Sutera&laquo; &hellip;bellissima cassa di reliquie, segnata dell&rsquo;anno MCCCCLXXXXVI&hellip;&raquo; osservando:&laquo;Ma non &egrave; noto da chi mai venne eseguita, giacch&egrave; non vi ricorre il nome dell&rsquo;artista, che la produsse&hellip;&raquo;.\">35<\/a><\/sup> e da Salinas<sup><a href=\"#footnote_35_1357\" id=\"identifier_35_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. SALINAS, Studj storici e archeologici sulla Sicilia, v. I, Palermo 1894, pp. 116-117. Alla p. 115 nel trattare della Chiesa rurale di San Paolino egli scrive:&laquo;&hellip;gli scrittori di memorie storiche siciliane hanno notato di che generi di frati o di coadiutori fosse amministrata la chiesa di S, Paolino; taluno ha detto perfino che i corpi dei santi Onofrio e Paolino si custodissero in arche d&rsquo;argento&raquo;, sottolineando come il ricordo dell&rsquo;opera fosse  &laquo;certo in grazia del valore e del metallo&raquo; ma &laquo;niuno ha notato l&rsquo;epoca o il valore artistico di queste arche ignorate pure da&rsquo; nostri compilatori di guide o illustratori di memorie artistiche. E pure sono due capi veramente notevoli&raquo;.\">36<\/a><\/sup>, \u00e8 considerata da Lavagnino esempio della prima corrente, frutto della permanente vitalit\u00e0 della tradizione ellenistica, in quanto classica nella struttura e nella decorazione pittorica. Questa asserzione si discosta da quanto affermato da Mauceri che l\u2019aveva anche riprodotta in fotografia nell\u2019articolo sopra citato, Oreficeria in Sicilia del XV secolo del 1911, osservando che nonostante l\u2019oreficeria siciliana fosse \u00abproceduta lentamente e con un conservatorismo tutto particolare\u00bb, oltre alle \u00abinfluenze ora italiane ora catalane \u00bb, \u00abrisente dell\u2019influsso di un\u2019arte nuova che si accosta agli esemplari italiani\u00bb<sup><a href=\"#footnote_36_1357\" id=\"identifier_36_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. MAUCERI, Oreficeria in Sicilia del XV secolo, &ldquo;Vita d&rsquo;arte&rdquo;, 1911, pp. 41-51[49].\">37<\/a><\/sup>.<br \/>\nSi \u00e8 prima osservato che  Lavagnino sembri non cogliere nel piatto di rame influenze rinascimentali, ma nell\u2019urna di S. Paolino- che egli aveva messo appunto in rapporto con il piatto- con occhio acuto, accanto ai motivi \u201cdi chiara ispirazione classica\u201d presenti nel coperchio, ne individua  nella cassa anche altri ascrivibili ai modi di scultura lombarda, ponendo il manufatto in rapporto anche con la coeva croce astile della chiesa del Carmine di Sutera (Fig. 3) che presenta le stesse caratteristiche, cogliendovi un preciso nesso stilistico tra i tre diversi manufatti, per alcuni aspetti riproposto anche da Maria Accascina<sup><a href=\"#footnote_37_1357\" id=\"identifier_37_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX., ritrova nell&rsquo;opera  echi del linguaggio rinascimentale ritenendo ipotizzando che il disegno dell&rsquo;urna sia da riferire a Domenico Gagini o alla bottega; M. C. Di Natale, Oreficeria siciliana dal Rinascimento al Barocco,&hellip;, vol. I, p. 35, ricorda che&laquo; lo stemma della famiglia Pujades si riscontra sull&rsquo;urna di San Paolino custodita nel santuario omonimo di Sutera [chiesa di Santa Maria Assunta],&hellip;.. L&rsquo;autore dell&rsquo;urna di San Paolino , che risente dunque di innovazioni rinascimentali italiane, dovette essere verosimilmente anche l&rsquo;autore della coeva croce astile in argento della stessa chiesa&raquo;; EAD, Croce astile di Sutera, scheda n. 4,in Oreficeria siciliana v. II, pp.772-773, fine sec. XV; M. C. DI NATALE, Il tesoro della Matrice di Sutera, in M. C. DI NATALE, M. VITELLA, Il tesoro della Chiesa Madre di Sutera, Caltanissetta 2010, pp. 13-34 sull&rsquo;urna di S. Paolino a p. 22 scrive: &laquo;L&rsquo;opera, infatti, pur dovuta a committenza iberica, presentando lo stemma della famiglia Pudjades, di origine barcellonese, non &egrave; stata ispirata a modelli spagnoli, ma a modi spiccatamente italiani. L&rsquo;urna di San Paolino presenta elementi decorativi affini alla Croce astile della Chiesa Madre di Sutera, proveniente dalla Chiesa del Carmine, &hellip; e motivi di derivazione toscana&raquo;.\">38<\/a><\/sup>.<br \/>\nL\u2019opera presa in considerazione come exemplum di scultura della Sicilia occidentale della met\u00e0 del secolo XV \u00e8 la Croce di Monte San Giuliano (Erice) (Fig.4). In essa riscontra oltre alla persistenza dello spirito decorativo arabo nei \u201ccontorni ondulati e sinuosi\u201d , motivi che si riallacciano alla scultura rinascimentale lombarda nelle figure della Vergine e dei Santi, osservando anche alcune affinit\u00e0 stilistiche con la cassa reliquaria di S. Paolino<sup><a href=\"#footnote_38_1357\" id=\"identifier_38_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, Il Tesoro della Chiesa Madre di Erice, Trapani 2004, pp. 27-28;M. C. Di Natale, Oreficeria siciliana&hellip;., vol. I, p. 47:&laquo;E&rsquo; stata recentemente attribuita a Paolo Gili la croce astile d&rsquo;argento del tesoro della chiesa madre di Erice, grazie ad un pertinente raffronto stilistico con le sue opere certe&hellip; La croce di Erice presenta tuttavia una maggiore forza plastica tradendo, come sottolinea Maurizio Vitella &ldquo;il rinnovamento in chiave rinascimentale&rdquo;&raquo;;M. VITELLA, croce astile di Erice, Ibidem, scheda n. 5, pp.773-774, data l&rsquo;opera alla seconda met&agrave; sec. inizi sec. XVI e la raffronta a quella della chiesa madre di Sutera ritenendola affine per &laquo;sintassi stilistica, impianto iconografico e andamento tipologico&raquo;.\">39<\/a><\/sup>, quali le \u201clinguette contorte e arricciate agli estremi\u201d, che pur essendo di chiaro gusto arabo sono in piena armonia con le decorazioni di attardata matrice bizantina.<br \/>\nIndipendentemente dalle differenti conclusioni critiche, il contributo del Lavagnino nonostante i limiti e l\u2019asistematicit\u00e0 della trattazione, offre un primo esempio di contestualizzazione della produzione orafa siciliana in un pi\u00f9 ampio contesto artistico &#8211; culturale che sar\u00e0 oggetto di approfondimenti critici successivi. L\u2019interesse dello studioso per le arti applicate attraversa la sua intera produzione critica come attesta, per esempio, il breve articolo Il restauro dei tappeti e degli arazzi pubblicato nel 1931 su \u201cArte sacra\u201d, in cui  ricorda la presenza nelle chiese italiane di un ingente, e spesso di inestimabile pregio, patrimonio artistico di stoffe antiche, tappeti e arazzi, denunciando l\u2019incuria e l\u2019incompetenza di quanti preposti alla tutela coloro, individuando anche i necessari e urgenti lavori di restauro<sup><a href=\"#footnote_39_1357\" id=\"identifier_39_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. LAVAGNINO, Il restauro dei tappeti e degli arazzi, in &ldquo;Arte Sacra&rdquo;, 1931, n. 1, pp. 159- 62.\">40<\/a><\/sup>.<br \/>\nL\u2019interesse per le arti applicate si manifesta ancora in et\u00e0 avanzata quando, in occasione della mostra parigina \u201cTresor d\u2019art du Moyen Age en Italie\u201d, realizzata  nel 1952 a Parigi nei locali del Petit-Palais, cura anche la prefazione del catalogo; analogamente a quella romana intitolata \u201cMostra di arazzi francesi dal Medioevo ad oggi\u201d del 1953 allestita nel Palazzo delle Esposizioni e nelle Sale del museo del Palazzo Venezia: (1953), a cui dedic\u00f2 anche un articolo su \u201cArte e Fede\u201d<sup><a href=\"#footnote_40_1357\" id=\"identifier_40_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. LAVAGNINO, Mostra di arazzi francesi dal Medioevo ad oggi, Museo di Palazzo Venezia, 15 aprile-15 maggio 1953, Roma 1953, pp. 13-14; Id, La mostra degli arazzi francesi, in &ldquo;Arte e fede&rdquo;, 1953, n. 5,pp.139-146.\">41<\/a><\/sup>.<br \/>\nE\u2019 un interesse che egli attesta sempre con forza, pur nelle gravi difficolt\u00e0 cui and\u00f2 incontro nel ruolo di uomo delle istituzioni. Nel 1938 era subentrato a Federico Hermanin presso la Soprintendenza alle Gallerie e alle opere d\u2019arte Medievali e Moderne del Lazio, ma di l\u00ec a poco, caduto nel mirino della rete investigativa della polizia<sup><a href=\"#footnote_41_1357\" id=\"identifier_41_1357\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lettera 31 del 10 dicembre 1942 del capo della polizia Senise diretta al ministro Giuseppe Bottai (conservata nell&rsquo;Archivio Centrale dello Stato, nel &ldquo;Casellario politico centrale&rdquo;), con la quale informa che il funzionario Emilio Lavagnino continuava a mantenere rapporti epistolari con lo storico dell&rsquo;arte Giuseppe Delogu, esponente del gruppo repubblicano e animatore del gruppo di antifascisti fuoriusciti di Zurigo.\">42<\/a><\/sup>, con decreto del ministro dell\u2019Educazione Nazionale Bottai, fu allontanato  dall\u2019amministrazione delle Belle Arti, declassato al ruolo di ispettore centrale di seconda classe per l\u2019insegnamento medio e assegnato per ben cinque anni come ispettore centrale alla Direzione Generale dell\u2019Istruzione Media Tecnica. In questo ruolo cur\u00f2 l\u2019insegnamento artistico in alcune scuole di avviamento professionale, tra cui quella per la ceramica di Caltagirone e quella per il disegno di tessuti dell\u2019Istituto Tecnico di Como.<br \/>\nLa necessit\u00e0 di salvare il ricco patrimonio delle arti applicate superstite ai danni della guerra, vide Lavagnino impegnato in un ruolo di primo piano nell\u2019elaborazione delle linee programmatiche della ricostruzione. Egli prese parte ad ogni attivit\u00e0 indirizzata a questo fine, appoggiando l\u2019impegno di associazioni non direttamente legate al mondo delle Soprintendenze, anche con  interventi pubblicati su riviste tutti miranti a sottolineare la necessit\u00e0 di un urgente piano di restauro che doveva ugualmente riguardare edifici, dipinti, sculture, arredi sacri colpiti dagli eventi bellici. In quest\u2019ottica insieme all\u2019archeologo Umberto Zanotti Bianco fu fondatore nel 1944 dell\u2019Associazione Nazionale per il restauro dei monumenti danneggiati dalla guerra, sostenuta da Croce e Bianchi Bandinelli, che si proponeva di raccogliere fondi per eseguire i restauri di edifici monumentali, attraverso esposizioni, conferenze, pubblicazioni.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1357\" class=\"footnote\">A. LAVAGNINO, La figura e l\u2019opera di colleghi scomparsi. Emilio Lavagnino, in \u201cAntichit\u00e0 e belle arti\u201d, 1963,nn. 13-14, pp. 51-53. S. RINALDI, L\u2019attivit\u00e0 della Direzione Generale delle Arti nella citt\u00e0 aperta di Roma, in \u201c Rivista dell\u2019Istituto Nazionale d\u2019Archeologia e Storia dell\u2019arte\u201d, 2005, 60, III serie, XXVIII, pp. 95 &#8211; 126.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1357\" class=\"footnote\">S. LA BARBERA, Percorsi di critica a Palermo dal 1890 al 1920 , in Identit\u00e0 nazionale e memoria storica. Le ricerche sulle arti visive nella nuova Italia (1870-1915)&#8221; , in \u201cArte Lombarda\u201d, c.d.s.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1357\" class=\"footnote\">Di Marzo, affiancato da Salinas, fu presidente della Commissione Ordinatrice della Sezione Monumentale e Pittoresca dell\u2019Esposizione. Cfr. I. BRUNO, Gioacchino di Marzo e il clima culturale artistico palermitano nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, in Gioacchino Di Marzo e la critica d\u2019Arte nell\u2019Ottocento in Italia, Atti del Convegno a cura di S. La Barbera, Palermo 2003, p. 263.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1357\" class=\"footnote\">G. DI MARZO, I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI , 2 voll., Palermo 1880-1883; ; ID., La Pittura in Palermo nel Rinascimento, Palermo 1899 ; ID., Di Antonello da Messina e dei suoi congiunti. Documenti per servire alla storia di Sicilia, a cura della Societ\u00e0 Siciliana di Storia Patria Studi e documenti,  Palermo 1903,  pp, 32 e ss.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1357\" class=\"footnote\">S. DE VIDO, Mostrare la storia. Palermo e il suo Museo, in M\u00e9langes de l\u2019Ecole fran\u00e7aise de Rome: Italie et M\u00e9diterran\u00e9e, 2002, Vol. 113, 2, p. 739-758.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1357\" class=\"footnote\">Su Agnello cfr. I. DI NATALE, Giuseppe Agnello: contributi sulla stampa periodica allo studio della storia dell&#8217;arte siciliana dal tardo antico al Barocco, in \u201cteCLa-Rivista, www.unipa.it\/tecla\/rivista\/3_rivista.php, 31 maggio 2011, pp. 106-143, codice ISSN:2038-6133; codice DOI:10.4413\/RIVISTA. Su Mauceri cfr. Enrico Mauceri (1869-1966) storico dell\u2019arte tra \u201cconnoisseurship\u201d e conservazione, atti del convegno internazionale di studi (Palermo, 27-29 settembre 2007), a cura di S. La Barbera, Palermo 2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1357\" class=\"footnote\">C. MATRANGA, Dipinti di Antonio Van Dijck e della sua scuola nel Museo Nazionale di Palermo, in \u201cBollettino d\u2019Arte\u201d, anno 1908,  fasc.1, pp. 11-18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1357\" class=\"footnote\">G. DI MARZO, Guglielmo Borremans pittore di Anversa pittore fiammingo nel secolo XVIII, Palermo 1912: Cfr. N. DI BELLA, Guglielmo Borremans pittore di Anversa pittore fiammingo nel secolo XVIII (1912) di Gioacchino Di Marzo.  Aggiornamento critico bibliografico, all\u2019indirizzo www.unipa.it\/tecla\/borremans.htm.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1357\" class=\"footnote\"> E. GABRICI, Il Trittico di Polizzi Generosa, in \u201cBollettino dell\u2019Arte\u201d, s. II, t. IV, 1924-1925, pp. 145-161 ripubblicato in \u201cGiglio di Roccia\u201d, Giugno-Luglio 1934, pp. 3-10. L\u2019autore individua nell\u2019opera una chiara derivazione fiamminga e, grazie al ricco corredo iconografico di riferimento, non si limita alla comparazione con altri manufatti coevi ma ne valuta anche il contesto storico e sociale, con preciso riferimento, pur senza alcuna soggezione, alla pi\u00f9 significativa letteratura artistica precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1357\" class=\"footnote\">L. OZZOLA, L\u2019arte spagnola nella pittura siciliana del XV secolo, in \u201cRassegna Nazionale\u201d, gennaio- febbraio 1909, v, 165, pp. 46-66.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1357\" class=\"footnote\">G. DI MARZO, La Pittura in Palermo nel Rinascimento, Palermo 1899, pp. 185 e ss,  ricorda che la cappella presentava notevoli lacune nella parte inferiore riferendo che \u00abun anteriore disegno, appunto di quella parte, ignoro da chi rilevato e che l\u2019egregio professor Salinas don\u00f2 al Museo di Palermo, la completa quasi del tutto\u00bb. I disegni, di cui si servir\u00e0 Lavagnino, erano stati eseguiti negli anni sessanta del secolo XIX dal marchese Pensabene e conservati presso l\u2019allora Museo Nazionale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1357\" class=\"footnote\"> E. LAVAGNINO, Le pitture di Santa Maria di Ges\u00f9 presso Palermo, in \u201cBollettino d\u2019arte\u201d, 1926-1927, n.9, pp. 404 -20.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1357\" class=\"footnote\">F. BOLOGNA, Napoli e le rotte del Mediterraneo da Alfonso il Magnanimo a Ferdinando il Cattolico, Napoli 1978, nonostante alcune riserve sull\u2019assunto di Lavagnino, ritiene gli affreschi della cappella la Grua- Talamanca punto di partenza per la comprensione della koin\u00e8 artistica del Trionfo della Morte.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1357\" class=\"footnote\">G. DI MARZO, La Pittura in Palermo\u2026, pp. 185-190.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1357\" class=\"footnote\">G. B. CAVALCASELLE, J.A. CROWE, New History of painting in Italy, Monaco 1866; L. Ozzola, L\u2019arte spagnola nella pittura siciliana \u2026. Sul viaggio siciliano Cfr. D. MALIGNAGGI, L\u2019arte del Medioevo e del Rinascimento studiata in Sicilia da Giovan Battista Cavalcaselle, in Gioacchino Di Marzo e la critica d\u2019arte nell\u2019Ottocento in Italia, a cura di S. La Barbera, Bagheria 2004, pp. 205-16. ; E. MAUCERI &#8211; S. AGATI, Il Cicerone per la Sicilia. Guida per la visita dei monumenti e dei luoghi pittoreschi della Sicilia, a cura dell\u2019Associazione Italiana per il bene economico, Palermo 1910; E. BRUNELLI, Il trittico di Petralia Sottana, in \u201cGiornale di Sicilia\u201d, 6-7 Ottobre 1926.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1357\" class=\"footnote\"> E. LAVAGNINO, Le Pitture di Santa Maria&#8230;, pp. 411 e ss.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1357\" class=\"footnote\">F. BOLOGNA, Napoli e le rotte del Mediterraneo da Alfonso il Magnanimo a Ferdinando il Cattolico, Napoli 1978, pp. 20-22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1357\" class=\"footnote\">G. DI MARZO, Di una cassetta d&#8217;avorio nella Real Cappella Palatina di Palermo, Palermo, 1887; Cfr. G. TRAVAGLIATO, Bene de ebore factum, Avori \u2018arabo-siculi\u2019 nelle collezioni dei Musei Vaticani e a Palermo, in Sicilia ritrovata. Arti decorative dai Musei Vaticani e dalla Casa di Loreto, a cura di M. C. Di Natale, G. Cornini, U. Utro, Palermo 2012, pp. 41-50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1357\" class=\"footnote\">R. CIN\u00c0, Arte e gusto sulle pagine de \u201cL\u2019Arte decorativa illustrata\u201d , in teCLa Effemeride, 2010, codice DOI: 10.4413\/EFFEMERIDE.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1357\" class=\"footnote\">Cfr. G.C. SCIOLLA,  La riscoperta delle arti decorative in Italia nella prima met\u00e0 del Novecento. Brevi considerazioni, in Storia, critica e tutela dell\u2019arte nel Novecento. Un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale. Atti del convegno internazionale di studi in onore di Maria Accascina, a cura di M. C. Di Natale, Salvatore Sciascia Editore, Caltanissetta 2007, pp. 51-58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1357\" class=\"footnote\">Emporium. Parole e figure tra il 1895 e il 1964, a cura di G. Bacci, M. Ferretti, M.Fileti Mazza, Pisa 2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1357\" class=\"footnote\">Cfr. Sul rapporto di Mauceri con le arti decorative cfr. M.C. DI NATALE, Enrico Mauceri e il tesoro di S. Agata di Catania  in  Enrico Mauceri ( 1869-1966) Storico dell\u2019arte, tra connoisseurship e conservazione, Atti del convegno internazionale di studi, a cura di S. La Barbera, Palermo 2009, pp. 141-156 e di M. VITELLA, Enrico Mauceri e il Tesoro della Chiesa Madre di Enna, Ididem, pp. 201-208. Per il rapporto Di Marzo- Mauceri cfr. R. VADAL\u00c0, Contributi alla conoscenza dell\u2019oreficeria siciliana del XV secolo, Ibidem, pp. 289-96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1357\" class=\"footnote\">Per gli studi sulla ceramica siciliana condotti da Mauceri in particolare su \u201cFaenza\u201d, ma anche da Ettore Gabrici (E. GABRICI, Collesano nella storia della maiolica siciliana, in \u201cGiglio di Roccia\u201d, Ottobre- Novembre 1939, pp. 6-7) cfr. R. MARGIOTTA, Maioliche e maiolicari siciliani nell\u2019entroterra palermitano dal XVI al XIX secolo, in Enrico Mauceri (1869-1966)\u2026, pp.383-387.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1357\" class=\"footnote\">E. MAUCERI, Oreficeria siciliana del secolo XV, in \u201cVita d\u2019arte\u201d, a. 4, v. VIII, 1911, n. 44, pp. 41-51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1357\" class=\"footnote\">La rivista ospita contributi e studi su oreficerie, smalti, vetri, mobili, tappeti, cristalli provenienti da raccolte pubbliche e private delle diverse regioni italiane; nel suo programma, pubblicato da M. FILETI MAZZA, La fototeca di Dedalo, in \u201cQuaderni\u201d Scuola Normale Superiore di Pisa, Centro di ricerche informatiche per i Beni Culturali,  V, 1995, p. 7, si legge: \u00abCi occuperemo [\u2026] delle arti decorative quanto delle arti dette pure; d\u2019una bella sedia con lo stesso amore e rispetto d\u2019un\u2019insigne architettura; del modo di inventare e tessere una stoffa\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1357\" class=\"footnote\">E. LAVAGNINO, Oreficeria del Quattrocento in Sicilia, in \u201cDedalo\u201d, 1927-1928, n. 5, pp. 314-20.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1357\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA , Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974. Sulla studiosa cfr. M. C. DI NATALE, Maria Accascina storica dell\u2019arte; il metodo, i risultati, in Storia, critica e tutela dell\u2019arte nel \u2018900. Un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale. Atti del Convegno Internazionale di Studi in onore di Maria Accascina, a cura di M.C. Di Natale,  Palermo 2006, pp. 27-50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1357\" class=\"footnote\">E. LAVAGNINO, Oreficeria del\u2026, p. 314.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1357\" class=\"footnote\"> Ibidem, pp. 314 e ss.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1357\" class=\"footnote\">S. LA BARBERA, Il portico meridionale della cattedrale di Palermo:immagini e simboli, in Studi in onore di M. Calvesi, in \u201cStoria dell\u2019Arte\u201d, nn. 93 \/ 94, 1998, pp. 158 \u2013 168.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1357\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia\u2026, p.148.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1357\" class=\"footnote\">F. POTTINO,Il Museo Diocesano di Palermo, Palermo 1969, p. 32 e p. 48. Lo studioso probabilmente fu fuorviato in questa sua errata datazione in quanto la tipologia del piatto in rame in questione si era ben diffusa ed era perdurata a lungo, anche in Sicilia, come attesta il piatto, sempre con la raffigurazione della testa del Battista, riferito Paolo e Cesare Aversa del 1641 della Cattedrale di Ragusa. Cfr. C. VELLA, scheda n. 192 in Il  tesoro dell\u2019isola. Capolavori siciliani di argento e corallo dal XV al XVIII secolo, a cura di S. Rizzo, 2 voll., Caltanissetta 2008, p. 972.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1357\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia\u2026; M.C. Di Natale,Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, Milano 1989.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1357\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia\u2026, pp. 139-140, \u00e8 perfettamente consapevole di questo panorama culturale di respiro mediterraneo ed europeo avvalorando la distinzione tra le correnti stilistiche della Sicilia occidentale e quelle della Sicilia orientale, pur riconoscendo che a Palermo la circolazione dei repertori stilistici catalani fu molto intensa, in particolare per l\u2019oreficeria.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1357\" class=\"footnote\">G. DI MARZO, I Gagini\u2026, v. I, 1880, p. 610 nel ricordare le poche argenterie del sec. XV superstiti cita la cassa di S, Paolino di Sutera\u00ab \u2026bellissima cassa di reliquie, segnata dell\u2019anno MCCCCLXXXXVI\u2026\u00bb osservando:\u00abMa non \u00e8 noto da chi mai venne eseguita, giacch\u00e8 non vi ricorre il nome dell\u2019artista, che la produsse\u2026\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1357\" class=\"footnote\">A. SALINAS, Studj storici e archeologici sulla Sicilia, v. I, Palermo 1894, pp. 116-117. Alla p. 115 nel trattare della Chiesa rurale di San Paolino egli scrive:\u00ab\u2026gli scrittori di memorie storiche siciliane hanno notato di che generi di frati o di coadiutori fosse amministrata la chiesa di S, Paolino; taluno ha detto perfino che i corpi dei santi Onofrio e Paolino si custodissero in arche d\u2019argento\u00bb, sottolineando come il ricordo dell\u2019opera fosse  \u00abcerto in grazia del valore e del metallo\u00bb ma \u00abniuno ha notato l\u2019epoca o il valore artistico di queste arche ignorate pure da\u2019 nostri compilatori di guide o illustratori di memorie artistiche. E pure sono due capi veramente notevoli\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1357\" class=\"footnote\"> E. MAUCERI, Oreficeria in Sicilia del XV secolo, \u201cVita d\u2019arte\u201d, 1911, pp. 41-51[49].<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1357\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX., ritrova nell\u2019opera  echi del linguaggio rinascimentale ritenendo ipotizzando che il disegno dell\u2019urna sia da riferire a Domenico Gagini o alla bottega; M. C. Di Natale, Oreficeria siciliana dal Rinascimento al Barocco,\u2026, vol. I, p. 35, ricorda che\u00ab lo stemma della famiglia Pujades si riscontra sull\u2019urna di San Paolino custodita nel santuario omonimo di Sutera [chiesa di Santa Maria Assunta],\u2026.. L\u2019autore dell\u2019urna di San Paolino , che risente dunque di innovazioni rinascimentali italiane, dovette essere verosimilmente anche l\u2019autore della coeva croce astile in argento della stessa chiesa\u00bb; EAD, Croce astile di Sutera, scheda n. 4,in Oreficeria siciliana v. II, pp.772-773, fine sec. XV; M. C. DI NATALE, Il tesoro della Matrice di Sutera, in M. C. DI NATALE, M. VITELLA, Il tesoro della Chiesa Madre di Sutera, Caltanissetta 2010, pp. 13-34 sull\u2019urna di S. Paolino a p. 22 scrive: \u00abL\u2019opera, infatti, pur dovuta a committenza iberica, presentando lo stemma della famiglia Pudjades, di origine barcellonese, non \u00e8 stata ispirata a modelli spagnoli, ma a modi spiccatamente italiani. L\u2019urna di San Paolino presenta elementi decorativi affini alla Croce astile della Chiesa Madre di Sutera, proveniente dalla Chiesa del Carmine, \u2026 e motivi di derivazione toscana\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1357\" class=\"footnote\">M. VITELLA, Il Tesoro della Chiesa Madre di Erice, Trapani 2004, pp. 27-28;M. C. Di Natale, Oreficeria siciliana\u2026., vol. I, p. 47:\u00abE\u2019 stata recentemente attribuita a Paolo Gili la croce astile d\u2019argento del tesoro della chiesa madre di Erice, grazie ad un pertinente raffronto stilistico con le sue opere certe\u2026 La croce di Erice presenta tuttavia una maggiore forza plastica tradendo, come sottolinea Maurizio Vitella \u201cil rinnovamento in chiave rinascimentale\u201d\u00bb;M. VITELLA, croce astile di Erice, Ibidem, scheda n. 5, pp.773-774, data l\u2019opera alla seconda met\u00e0 sec. inizi sec. XVI e la raffronta a quella della chiesa madre di Sutera ritenendola affine per \u00absintassi stilistica, impianto iconografico e andamento tipologico\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1357\" class=\"footnote\">E. LAVAGNINO, Il restauro dei tappeti e degli arazzi, in \u201cArte Sacra\u201d, 1931, n. 1, pp. 159- 62.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1357\" class=\"footnote\"> E. LAVAGNINO, Mostra di arazzi francesi dal Medioevo ad oggi, Museo di Palazzo Venezia, 15 aprile-15 maggio 1953, Roma 1953, pp. 13-14; Id, La mostra degli arazzi francesi, in \u201cArte e fede\u201d, 1953, n. 5,pp.139-146.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1357\" class=\"footnote\">Lettera 31 del 10 dicembre 1942 del capo della polizia Senise diretta al ministro Giuseppe Bottai (conservata nell\u2019Archivio Centrale dello Stato, nel \u201cCasellario politico centrale\u201d), con la quale informa che il funzionario Emilio Lavagnino continuava a mantenere rapporti epistolari con lo storico dell\u2019arte Giuseppe Delogu, esponente del gruppo repubblicano e animatore del gruppo di antifascisti fuoriusciti di Zurigo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1357\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>simonetta.labarbera@unipa.it Lo sguardo &#8216;attento e curioso&#8217; di Emilio Lavagnino per le arti decorative DOI: 10.7431\/RIV06102012 Emilio Lavagnino giunse a Palermo nel 1926 quale vincitore di <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1357\" title=\"Simonetta La Barbera\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1531,"menu_order":9,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1357"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1357"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1357\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1542,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1357\/revisions\/1542"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1531"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1357"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}