{"id":1311,"date":"2012-12-30T19:10:26","date_gmt":"2012-12-30T19:10:26","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1311"},"modified":"2013-06-29T07:20:53","modified_gmt":"2013-06-29T07:20:53","slug":"salvatore-tornatore","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1311","title":{"rendered":"Salvatore Tornatore"},"content":{"rendered":"<p>salvotornatore@alice.it<\/p>\n<h3>Altari neoclassici a Palermo: lettura iconografica tra teologia e arte<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV06082012<\/p>\n<p>Con l\u2019avvento del Neoclassicismo in Sicilia si assiste nelle chiese di Palermo a un rinnovamento degli altari maggiori (e di molti altri arredi sacri quali candelieri, pulpiti, amboni, sedi del celebrante) che sostituiscono quelli barocchi e rococ\u00f2, caratterizzati da marmi mischi, gradini e specchi, statue di angeli ed elementi decorativi rocaille<sup><a href=\"#footnote_0_1311\" id=\"identifier_0_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. RUGGIERI TRICOLI, Arte e decorazione degli altari delle Chiese di Sicilia, Palermo 1992; M. C. RUGGIERI TRICOLI, Il teatro e l&rsquo;altare. Paliotti &ldquo;d&rsquo;architettura&rdquo; in Sicilia, Palermo 1992.\">1<\/a><\/sup>. Tale operazione trova giustificazioni non solo estetiche ma anche liturgiche poich\u00e9 l\u2019altare rappresenta il Signore Ges\u00f9: \u00abSull\u2019ara viene perpetuato nel mistero, lungo il corso dei secoli, il sacrificio della croce, fino alla venuta di Cristo. A quella mensa si riuniscono i figli della Chiesa, per rendere grazie a Dio e ricevere il corpo e sangue del Suo Figlio\u00bb<sup><a href=\"#footnote_1_1311\" id=\"identifier_1_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Rito della dedicazione di un altare, Premesse, n. 155, Pontificale Romano.\">2<\/a><\/sup>.\u00abGli antichi Padri della Chiesa, meditando la Parola di Dio, non esitarono ad affermare che Cristo era stato vittima, sacerdote ed altare del suo stesso sacrificio. Infatti nell\u2019epistola agli Ebrei Egli viene presentato come Sommo Sacerdote ed insieme come Altare vivo del Tempio celeste\u00bb<sup><a href=\"#footnote_2_1311\" id=\"identifier_2_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ordo dedicationis Ecclesiae et altaris, IV, 1, Citt&agrave; del Vaticano 1977; A. TESIO, Altare, in Enciclopedia Cattolica, vol. I, Firenze 1948, pp. 922-926; P. JOUNEL, Luoghi della celebrazione, in Nuovo Dizionario di Liturgia, a cura di D. Sartore e A. M. Triacca, Roma 1984, pp. 789-797; K. RICHTER, Comunit&agrave;, spazio liturgico e altare, in L&rsquo;altare: mistero di presenza, opera dell&rsquo;arte, atti del II Convegno liturgico internazionale (Bose, 31 ottobre-2 novembre 2003), a cura di G. Boselli, Magnano 2005, pp. 183-198.\">3<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019ultimo quarto del Settecento si assiste in area siciliana, e in particolare palermitana, a un periodo di intense sperimentazioni culturali grazie agli studi antiquari del principe di Torremuzza, Lancillotto Castelli e di monsignor Alfonso Airoldi, e alla presenza di molti viaggiatori e intellettuali stranieri, venuti nell\u2019isola per ammirare le antichit\u00e0 classiche<sup><a href=\"#footnote_3_1311\" id=\"identifier_3_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. MUNTER, Viaggio in Sicilia, a cura di F. Peranni, presentazione di R. Giuffrida, Palermo 1990, vol. I, p. 19; E. SESSA, Ajroldi Alfonso, in L. SARULLO, Dizionario degli artisti siciliani, vol. I, Architettura, a cura di M. C. Ruggieri Tricoli, Palermo 1993, p. 3; H. TUZET, Viaggiatori stranieri in Sicilia nel XVIII secolo, Palermo 1988.\">4<\/a><\/sup>. Se a guidare il passaggio dal tardo barocco al neoclassicismo furono Nicol\u00f2 Palma (1694-1779)<sup><a href=\"#footnote_4_1311\" id=\"identifier_4_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. MAURO, Palma Nicol&ograve;, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, pp. 342-344.\">5<\/a><\/sup><sup> <\/sup>e Andrea Gigante (1731-1787)<sup><a href=\"#footnote_5_1311\" id=\"identifier_5_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. SESSA, Gigante Andrea in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, pp. 207-208.\">6<\/a><\/sup>, protagonista indiscusso della cultura architettonica neoclassica siciliana fu il palermitano Giuseppe Venanzio Marvuglia (1729-1814)<sup><a href=\"#footnote_6_1311\" id=\"identifier_6_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1759 ritorna a Palermo da Roma e conquista la pi&ugrave; esclusiva e colta committenza a partire da quella ecclesiastica come l&rsquo;Ordine dei Filippini (E. MAURO, Marvuglia Venanzio Giuseppe, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, pp. 290-293; M. GIUFFR&Egrave;, La Sicilia verso i neostili e le ville dei principi di Belmonte a Palermo, in Dal tardobarocco ai neostili: il quadro europeo e le esperienze siciliane, atti della giornata di studio (Catania, 14 novembre 1997), a cura di G. Pagnano, Messina 2000, pp. 15-25; Palermo nell&rsquo;et&agrave; dei neoclassicismi. Disegni di architettura conservati negli archivi palermitani, a cura di M. Giuffr&egrave; e M. R. Nobile, Palermo 2000, pp. 104-110; E. DOTTO, La Libreria di San Martino delle Scale: ridisegno degli interventi di G.B. Amico, G. Maggiordomo, G.V. Marvuglia, Palermo 2001; P. PALAZZOTTO, La collezioni di disegni d&rsquo;architettura dei Marvuglia nell&rsquo;Archivio Palazzotto di Palermo. La formazione romana all&rsquo;Accademia di San Luca (1747?-1759), in Ottant&rsquo;anni di un Maestro. Omaggio a Ferdinando Bologna, a cura di F. Abbate, Napoli 2006, pp. 690-691; P. PALAZZOTTO, Marvuglia Giuseppe Venanzio, in Enciclopedia della Sicilia, a cura di C. Napoleone, Parma 2006, pp. 583-584). Per essi esegu&igrave; &laquo;il riammodernamento in senso tardo barocco con contrappunti neoclassici&raquo; della navata centrale e del presbiterio della chiesa di S. Ignazio martire all&rsquo;Olivella (1760-primi anni del XIX secolo), il nuovo altare maggiore della stessa chiesa (1786-1792) e il vicino oratorio di S. Filippo Neri (1762-69), vero capolavoro classicista ((P. PALAZZOTTO, Marvuglia Giuseppe Venanzio, in Enciclopedia&hellip;, 2006, p. 583).\">7<\/a><\/sup>. Della sua scuola fecero parte Carlo Chenchi (1740-1815), architetto delle Antichit\u00e0 di Sicilia e Ingegnere della Real Corte<sup><a href=\"#footnote_7_1311\" id=\"identifier_7_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. MAURO, Chenchi Carlo, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, pp. 105-106; EADEM, Chenchi Carlo, in Enciclopedia &hellip;, 2006, p. 276.\">8<\/a><\/sup>, definito \u00ab uno dei grandi artefici dell\u2019introduzione nell\u2019architettura siciliana delle forme neoclassiche\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_1311\" id=\"identifier_8_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. MIRANDA, Per una storia dei siti borbonici in Sicilia, in &ldquo;BCA Sicilia&rdquo;, 1-2, 1988-1989, p. 80.\">9<\/a><\/sup>, ed Emmanuele Cardona (1750-1836)<sup><a href=\"#footnote_9_1311\" id=\"identifier_9_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. MAURO, Cardona Giovanni Emanuele, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, pp. 87-88; M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico e prassi della &ldquo;rimodernazione&rdquo;: Emmanuele Cardona architetto dei Bianchi, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura degli oratori: uno strumento ermeneutico per l&rsquo;urbanistica palermitana, con ricerche archivistiche di B. De Marco Spata; presentazione di V. Cabianca, Palermo 1995, pp. 105-107.\">10<\/a><\/sup>, ideatori di imponenti e ricchi altari per importanti chiese palermitane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle arti decorative siciliane soltanto negli anni Ottanta del XVIII secolo cominciano ad apparire manufatti realizzati in maniera pi\u00f9 esplicita secondo il gusto neoclassico, caratterizzati da una felice sintesi di elementi nuovi come l\u2019uso della greca, della linea retta, delle scanalature e dei baccelli, con motivi che avevano avuto grande successo negli anni precedenti presso la committenza ecclesiastica e laica, i festoni, le ghirlande di fiori, le foglie ventagliate. Le forme neoclassiche prendono il sopravvento a partire dal nono decennio e per tutto il XIX secolo, come dimostrano molte suppellettili e arredi sacri<sup><a href=\"#footnote_10_1311\" id=\"identifier_10_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. ACCASCINA, Oreficeria diSicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974, pp. 417, 424-425; M. C. DI NATALE, La raccolta di argenteria sacra nel Museo Diocesano di Palermo, in Arti decorative nel Museo Diocesano di Palermo: dalla citt&agrave; al museo e dal museo alla citt&agrave;, a cura di M. C. Di Natale; fotografie E. Brai, Palermo 1999, pp. 119-120; G. INGAGLIO, scheda IV.42, in Veni creator Spiritus. Tertio millennio adveniente, capolavori siciliani d&rsquo;arte sacra, catalogo della mostra (Agrigento, Chiesa di San Lorenzo, Purgatorio, 8 dicembre 2000-6 maggio 2001) a cura di G. Ingaglio, Agrigento 2001, pp. 141-142.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I pi\u00f9 antichi altari palermitani risalenti agli ultimi anni del sesto e del settimo decennio del XVIII secolo, hanno ancora influenze di gusto tardobarocco come quello della chiesa di S. Giuseppe dei Teatini (1762-1765) (<a title=\"Fig. 1. Nicol\u00f2 Anito, Nicol\u00f2 e Vincenzo Todaro, 1762-1765, altare maggiore, Palermo, chiesa di S. Giuseppe dei Teatini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor01.jpg\">Fig. 1<\/a>), con pietre dure, agate e diaspri, progettato dall\u2019architetto Nicol\u00f2 Anito<sup><a href=\"#footnote_11_1311\" id=\"identifier_11_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. RUFFINO, Anito Nicol&ograve;, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, pp. 23-24; EADEM, Anito Nicol&ograve;, in Enciclopedia&hellip;, 2006, p. 115.\">12<\/a><\/sup>(1715-1809) e realizzato da Nicol\u00f2 e Vincenzo Todaro<sup><a href=\"#footnote_12_1311\" id=\"identifier_12_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio di Stato di Palermo (da ora in poi ASP), Corporazioni religiose soppresse, Casa dei PP. Teatini in San Giuseppe, Libro Maggiore, Conti di abbellimento del Cappellone Maggiore della chiesa di San Giuseppe, v. 855, ff. 66, 68; G. PALERMO, Guida istruttiva per Palermo e i suoi dintorni, Palermo 1858, rist. anast. 1984, p. 473; M. C. DI NATALE, Conoscere Palermo, Palermo 1995, p. 66; M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico&hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, p. 201, docc. nn. 59-60; C. DE SETA, M. A. SPADARO, S. TROISI, Palermo citt&agrave; d&rsquo;arte. Guida ai monumenti di Palermo e Monreale, Palermo 2004, p. 185; A. CHIRCO, Palermo. La citt&agrave; ritrovata: itinerari entro le mura, Palermo 2005, p. 162; I. GUCCIONE, S. PIAZZA, Palermo: San Giuseppe dei Teatini, Palermo 2008.\">13<\/a><\/sup><sup> <\/sup>e della chiesa di S. Ninfa dei Crociferi (1774) (<a title=\"Fig. 2. G. V. Marvuglia, ignoti marmorari, 1774, altare maggiore, Palermo, chiesa di S. Ninfa dei Crociferi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor02.jpg\">Fig. 2<\/a>), disegnato da Giuseppe Venanzio Marvuglia<sup><a href=\"#footnote_13_1311\" id=\"identifier_13_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. GIULIANA ALAJMO, Architetti regi in Sicilia: la chiesa di Santa Ninfa detta dei Crociferi in Palermo, sede della Parrocchia di S. Croce con documenti inediti, Palermo 1964, p. 17; C. DE SETA, M. A. SPADARO, S. TROISI, Palermo citt&agrave; d&rsquo;arte&hellip;, 2004, p. 196; A. CHIRCO, Palermo. La citt&agrave;&hellip;, 2005, p. 97.\">14<\/a><\/sup>. In essi sono presenti testine angeliche e decori fitomorfi che tendono ad accartocciarsi alla maniera rococ\u00f2. Tale \u00abintrusione fa parte di un fenomeno non raro della figurativit\u00e0 palermitana dell\u2019ultimo Settecento, che molto spesso sa ritrovare mollezze tardo-barocche nel pieno algore del neoclassicismo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_14_1311\" id=\"identifier_14_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. MALIGNAGGI, Le arti figurative del Settecento in Sicilia, in La Sicilia nel Settecento, Messina 1984, p. 734.\">15<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; text-indent: 35.4pt;\">\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;\">Gli altari neoclassici delle chiese di Palermo ricoprono un arco temporale compreso tra il 1786 e il 1861. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di manufatti in marmi policromi, sollevati su gradini, collocati nel presbiterio e staccati completamente dalla parete, con decorazioni in legno intagliato e dorato o bronzo dorato. Si pu\u00f2 affermare che Palermo sia stata il centro propulsore di una nuova tipologia di altare, aggiornata alle istanze neoclassiche, e che da qui si sia diffusa nel resto della Sicilia occidentale, attraverso l\u2019opera di maestranze specializzate.<\/p>\n<p class=\"MsoListParagraph\" style=\"margin-bottom: .0001pt; mso-add-space: auto; text-align: justify; line-height: normal; mso-list: l26 level1 lfo29; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;\">L\u2019altare neoclassico presenta una tipologia ben definita nelle sue parti: i gradini, di solito in numero di tre o cinque, cio\u00e8 uno formato dalla predella e due o quattro sottostanti, la mensa<sup><a href=\"#footnote_15_1311\" id=\"identifier_15_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. SORCI, Per una teologia dell&rsquo;altare, in Gli spazi della celebrazione rituale, a cura di S. Maggiani, Roma 2005, pp. 41-42.\">16<\/a><\/sup>, sorretta da colonnine o da angeli, alternati ad anfore entro nicchie, i corni dell\u2019epistola a destra e del vangelo a sinistra<sup><sup><a href=\"#footnote_16_1311\" id=\"identifier_16_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. TESIO, Altare, in Enciclopedia&hellip;, vol. I, 1948, pp. 922-926.\">17<\/a><\/sup> , con i simboli degli Evangelisti, il tabernacolo<sup><a href=\"#footnote_17_1311\" id=\"identifier_17_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. RIGHETTI, Manuale di Storia liturgica, vol. I, Milano 1964, pp. 546-553; G. GIRARDET, Tabernacolo, in Dizionario biblico, a cura di G. Miegge, Torino 1992, pp. 581-582; M. PIACENZA, La custodia dell&rsquo;eucarestia: il tabernacolo e la sua storia, Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Casamari 31 luglio 2004.\">18<\/a><\/sup> architettonico con colonnine, sportello e cupola, su cui si innalza il Crocifisso, la predella o gradino maggiore<sup><a href=\"#footnote_18_1311\" id=\"identifier_18_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si tratta delle parti ai lati del tabernacolo, dove sono, di solito, inserite le storie bibliche e i simboli eucaristici. Il termine predella qui utilizzato non va confuso con il medesimo nome con cui viene designato l&rsquo;ultimo gradino dell&rsquo;altare, quello su cui sta il sacerdote durante i riti. Alla fine del XVI secolo, per collegare il dossale dipinto con la mensa si costru&igrave; uno zoccolo o gradino, chiamato predella, al fine di porre la croce e due candelieri per la Messa: &laquo;fu proprio la predella il punto di partenza di quelle nuove superstrutture addossate all&rsquo;altare a foggia di gradinata, le quali, si popolarono di candelieri, di vasi, di busti di Santi, e fecero somigliare l&rsquo;altare ad una monumentale credenza&raquo; (M. RIGHETTI, Manuale di Storia&hellip;, vol. I, 1950, p. 514).\">19<\/a><\/sup>, dove sono inserite scene bibliche a bassorilievo, l\u2019attico su cui sta il completo di candelieri e vasi portafiori con la croce al centro. Non possono mancare simboli eucaristici come calici con l\u2019ostia, spighe di grano e grappoli di uva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La maggior parte degli altari presenta numerose scene a rilievo tratte dall\u2019Antico e dal Nuovo Testamento che fanno riferimento al culto eucaristico e sono frutto di un preciso programma iconografico e iconologico dettato dall\u2019architetto o dalla committenza, di solito i procuratori o i rettori delle chiese e delle confraternite. Tali decori sono collocati nella predella ai lati del tabernacolo e sono in collegamento con quest\u2019ultimo e con il paliotto, posto sotto la mensa. Sono stati, cos\u00ec, individuati due assi tematici: uno verticale, cristologico (o neotestamentario), l\u2019altro orizzontale, biblico (o veterotestamentario). Un elemento non solo ornamentale su cui bisogna soffermarsi \u00e8 l\u2019urna. Dalla fine del Settecento in poi \u00abnella parte inferiore viene realizzata l\u2019urna della deposizione, come se dovesse contenere il corpo di Cristo deposto dalla croce\u00bb<sup><a href=\"#footnote_19_1311\" id=\"identifier_19_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. SCORDATO, San Giorgio in Kemonia, il programma iconografico, in A. DI BENNARDO, S. GRASSO, G. MENDOLA, C. SCORDATO, V. VIOLA, La Chiesa di San Giorgio in Kemonia. Contesti, cronache e committenza, Palermo 2009, pp. 134-135.\">20<\/a><\/sup>. Si crea, allora, un collegamento (l\u2019asse cristologico appunto) tra il Crocifisso posto in alto, sopra la cupola del tabernacolo, il tabernacolo stesso, sede della SS. Eucarestia, e l\u2019urna del seppellimento collocata sotto la mensa, in riferimento al Santo Sepolcro. Dunque, si configura una triplice rappresentazione di Cristo: la crocifissione, attraverso il Crocifisso che sovrasta l\u2019altare e l\u2019assemblea, quasi a ricordare il serpente di bronzo innalzato nel deserto da Mos\u00e8; l\u2019Eucarestia, attraverso le particole consacrate all\u2019interno della pisside nel tabernacolo, che durante il rito della consacrazione nella celebrazione eucaristica, per mezzo della transustanziazione, sono divenute Vero Corpo e Sangue di Cristo; il seppellimento del corpo nell\u2019urna, poi sostituito dalle reliquie dei Santi. Infatti, ogni altare deve avere una cavit\u00e0 nella quale vengono deposti tre grani di incenso, le reliquie (ma non di beati), di cui almeno una di un martire, ed una pergamena firmata dal vescovo e sigillata, nella quale si attesta la consacrazione dell\u2019altare<sup><a href=\"#footnote_20_1311\" id=\"identifier_20_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. TESIO, Altare (Liturgia), in Enciclopedia&hellip;, vol. I, 1948, pp. 922-924.\">21<\/a><\/sup>. La scelta di collocare reliquie nella parte inferiore ha un richiamo biblico: \u00abvidi sotto l\u2019altare le anime di coloro che furono immolati a causa della Parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa\u00bb (Apocalisse 6,9). Dal V secolo in poi sono attestati altari a reliquiario aperto che lasciano intravedere le ossa dei martiri, come nella chiesa di sant\u2019Alessandro a Roma<sup><a href=\"#footnote_21_1311\" id=\"identifier_21_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. VERDON, Le origini dell&rsquo;altare barocco e la Contro-Riforma a Firenze, in Altari e committenza: episodi a Firenze nell&rsquo;eta&rsquo; della Controriforma, a cura di C. De Benedictis, Firenze 1996, p. 20.\">22<\/a><\/sup>. Sant\u2019Ambrogio precisa che \u00abCristo sopra l\u2019altare, perch\u00e9 ha subito la passione per tutti, i martiri sotto, perch\u00e9 sono stati redenti dalla sua passione\u00bb<sup><a href=\"#footnote_22_1311\" id=\"identifier_22_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;\">L\u2019asse orizzontale mostra alcuni episodi tratti soprattutto dall\u2019Antico Testamento come: il serpente di bronzo (Numeri 21, 1-8)<sup><a href=\"#footnote_23_1311\" id=\"identifier_23_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. G. LARRAYA, Serpente di bronzo, in Enciclopedia della Bibbia, vol. VI, Torino 1971, pp. 413-414; M. LURKER, Dizionario delle immagini e dei simboli biblici, ed it. a cura di G. Ravasi, Cinisello Balsamo 1990, p. 190. La scena &egrave; visibile nell&rsquo;altare della cappella dei SS. Pietro e Agata della Cattedrale, nell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Maria degli Angeli, nell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Antonio da Padova, nell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Orsola.\">24<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 3. Ignoti marmorari, 1828 circa, altaredella cappella dei SS. Pietro e Agata (part della predella con il serpente di bronzo), Palermo, cattedrale di Maria SS. Assunta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor03.jpg\">Fig. 3<\/a>), la raccolta della manna (Esodo 16, 1-16)<sup><a href=\"#footnote_24_1311\" id=\"identifier_24_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. GATTI, Manna, in Grande Enciclopedia illustrata della Bibbia, vol. 2, Casale Monferrato (AL) 1997, p. 310. Negli altari esaminati questa scena si ritrova nell&rsquo;altare della cappella dei SS. Pietro e Agata della Cattedrale, nell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Maria degli Angeli, nell&rsquo;altare della cappella dell&rsquo;Immacolata della chiesa del Carmine Maggiore.\">25<\/a><\/sup><sup> <\/sup>(<a title=\"Fig. 4. Ignoti marmorari, 1828 circa, altaredella cappella dei SS. Pietro e Agata (part. della predella con la raccolta della manna), Palermo, cattedrale di Maria SS. Assunta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor04.jpg\">Fig. 4<\/a>), il miracolo dell\u2019acqua dalla roccia (Esodo 17, 3-7)<sup><a href=\"#footnote_25_1311\" id=\"identifier_25_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. UBACH, Refidim, in Enciclopedia&hellip;, vol. V, 1971, pp. 1214-1215. Questo racconto si ritrova in un bassorilievo della predella dell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Antonio da Padova e nel paliotto dell&rsquo;altare maggiore dell&rsquo;Oratorio di S. Maria di Ges&ugrave;.\">26<\/a><\/sup><sup> <\/sup> il trasporto dell\u2019uva di Canaan (Numeri 13, 23)<sup><a href=\"#footnote_26_1311\" id=\"identifier_26_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Israele e la Chiesa: i due esploratori della Terra promessa. Per una teologia cristiana dell&rsquo;ebraismo, relazione di Bruno Forte (4 novembre 2004) al convegno &ldquo;La Chiesa Cattolica e l&rsquo;Ebraismo dal Vaticano II ad oggi&rdquo; (19 ottobre 2004-25 gennaio 2005), Roma Pontificia Universit&agrave; Gregoriana. Questo episodio si trova in due bassorilievi collocati nelle specchiature della predella negli altari maggiori dell&rsquo;Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami e della chiesa di S. Francesco di Paola.\">27<\/a><\/sup>, il trasporto dell\u2019arca santa a Gerusalemme (2 Samuele, 6; 1 Cronache, 15)<sup><a href=\"#footnote_27_1311\" id=\"identifier_27_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La scena si ritrova negli altari maggiori della Chiesa di S. Maria degli Angeli e dell&rsquo;Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami di Palermo.\">28<\/a><\/sup><sup> <\/sup>, il sacrificio di Melchisedec (Genesi 14, 18-20)<sup><a href=\"#footnote_28_1311\" id=\"identifier_28_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. GIRARDET, Melchisedec, in Dizionario&hellip;, 1992, p. 388. La scena si ritrova nei bassorilievi dell&rsquo;altare maggiore e dell&rsquo;altare della cappella della Madonna del Carmelo nella chiesa del Carmine Maggiore.\">29<\/a><\/sup><sup> <\/sup>(<a title=\"Fig. 5. Ignoti marmorari e intagliatori siciliani, 1783-1802, altare maggiore (part. della predella con il sacrificio di Melchisedek), Palermo, chiesa del Carmine maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor05.jpg\">Fig. 5<\/a>), il sacrificio di Isacco (Genesi 22, 1-13)<sup><a href=\"#footnote_29_1311\" id=\"identifier_29_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. W. L. MOBERLY, The Bible, Theology and Faith: a study of Abraham and Jesus, Cambridge 2000, pp. 71-72. L&rsquo;immagine del Sacrificio di Isacco &egrave; presente nell&rsquo;altare maggiore della chiesa del Carmine, dell&rsquo;Oratorio di S. Caterina d&rsquo;Alessandria, dell&rsquo;Oratorio del SS. Rosario in S. Domenico, dell&rsquo;Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami, della chiesa di S. Giorgio in Kemonia e della chiesa di S. Orsola.\">30<\/a><\/sup><sup> <\/sup>(<a title=\"Fig. 6. Ignoti marmorari, fine XVIII secolo, altare maggiore (part. della predella con il Sacrificio di Isacco), Palermo, oratorio del SS. Rosario in S. Domenico.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor06.jpg\">Fig. 6<\/a>), il miracolo del profeta Elia (1 Re 19, 4-6)<sup><a href=\"#footnote_30_1311\" id=\"identifier_30_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. BOUCHARD, Elia, in Dizionario&hellip;, 1992, p. 200. Il racconto del miracolo del profeta Elia &egrave; rappresentato nell&rsquo;altare maggiore della chiesa del Carmine e della chiesa di S. Orsola.\">31<\/a><\/sup><sup> <\/sup>(<a title=\"Fig. 7. Ignoti marmorari e intagliatori siciliani, 1783-1802, altare maggiore part. della predella con il miracolo del profeta Elia), Palermo chiesa del Carmine maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor07.jpg\">Fig. 7<\/a>), l\u2019offerta dei pani sacri a Davide da parte di Achimelech (1 Samuele 21, 7)<sup><a href=\"#footnote_31_1311\" id=\"identifier_31_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. A. G. LARRAYA, Ahimelek, in Enciclopedia&hellip;, vol. I, 1969, pp. 238-239. Si pu&ograve; vedere nell&rsquo;altare maggiore dell&rsquo;Oratorio di S. Caterina d&rsquo;Alessandria.\">32<\/a><\/sup>. Il grande Prefazio del Pontificale romano ricollega l\u2019altare cristiano a tutti gli altari ebraici: dall\u2019altare di Mos\u00e8 a quello di Giacobbe, a quello di Abramo, meglio ancora, lo ricollega a tutti gli altari dell\u2019umanit\u00e0 <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">ab origine mundi<\/em>, dall\u2019altare di Melchisedec a quello di Abele<sup><a href=\"#footnote_32_1311\" id=\"identifier_32_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. HANI, Il simbolismo del tempio cristiano, Roma 1996, pp. 115-133.\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;\">Al Nuovo Testamento rimandano la cena in Emmaus (Luca 24, 13-35)<sup><a href=\"#footnote_33_1311\" id=\"identifier_33_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. RIESNER, Emmaus, in Grande Enciclopedia&hellip;, vol. 1, 1997, pp. 479-480. L&rsquo;episodio &egrave; presente nell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Ignazio all&rsquo;Olivella e della chiesa del Carmine Maggiore.\">34<\/a><\/sup><sup> <\/sup>(<a title=\"Fig. 8. Ignoti marmorari e intagliatori siciliani, 1783-1802, altare maggiore (part. del paliotto con la Cena in Emmaus), Palermo chiesa del Carmine maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor08.jpg\">Fig. 8<\/a>), di solito posta sotto la mensa, l\u2019agnello con il libro dei sette sigilli (Esodo 12, 5; 29, 38-39; Isaia 53, 7-12; Giovanni 1, 29; Apocalisse 5, 1-5)<sup><a href=\"#footnote_34_1311\" id=\"identifier_34_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. LURKER, Dizionario&hellip;, 1990, pp. 6-8; E. BIANCHI, L&rsquo;Apocalisse di Giovanni. Commento esegetico spirituale, 2000; M. ADINOLFI, Apocalisse. Testo, simboli e visioni, Milano 2001; U. VANNI, L&rsquo;Apocalisse. Ermeneutica, esegesi, teologia, Bologna 1998; M. C. DI NATALE, Agnus Dei, in Ges&ugrave;: il corpo, il volto nell&rsquo;arte, catalogo della mostra (Caserta, Scuderie Juvarriane della Reggia, 1 aprile-1 agosto 2010), a cura di T. Verdon, Milano 2010, pp. 155-160. L&rsquo;immagine dell&rsquo;agnello mistico compare in monili d&rsquo;oro del XVII secolo nel Tesoro della Madonna di Trapani del santuario dell&rsquo;Annunziata, oggi al Museo Regionale Pepoli (M. C. DI NATALE, schede I,3, I,4, I,5, in Il tesoro nascosto: Gioie e argenti per la Madonna di Trapani, a cura di M. C. Di Natale e V. Abbate, Palermo 1995, pp. 99-102). Nelle opere qui esaminate ritroviamo l&rsquo;Agnus Dei nell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Giuseppe dei Teatini, nell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Matteo, nell&rsquo;altare della cappella dei SS. Pietro e Agata della Cattedrale, nell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Francesco Saverio, nell&rsquo;altare maggiore dell&rsquo;Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami.\">35<\/a><\/sup>(<a title=\"Fig. 9. Giosu\u00e8 Durante, ignoto intagliatore, Francesco Bevilacqua, 1805-1807, altare maggiore (part. dello sportello del tabernacolo), Palermo, oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor09.jpg\">Figg. 9<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 10. Giosu\u00e8 Durante, Vitale Tuccio, fine XVIII secolo, altare maggiore (part. del paliotto con l\u2019Agnus Dei), Palermo, chiesa di san Francesco Saverio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor10.jpg\">10<\/a>), sullo sportello del tabernacolo e il Battesimo di Cristo<sup><a href=\"#footnote_35_1311\" id=\"identifier_35_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;episodio evangelico &egrave; visibile sulla predella dell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Giorgio in Kemonia (oggi parrocchia di S. Giuseppe Cafasso).\">36<\/a><\/sup><sup> <\/sup>(Matteo 3, 13-17; Marco 1, 9-11; Luca 3, 21-22) nelle specchiature della predella (<a title=\"Fig. 11. Giuseppe Durante, ignoto intagliatore, 1837, altare maggiore (part delle specchiature della predella con il Battesimo di Cristo a sx), Palermo, chiesa di S. Giorgio in Kemonia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor11.jpg\">Fig. 11<\/a>).<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Gli altari censiti presentano due tipologie di tabernacolo: a tempietto circolare, circondato da colonne e spesso isolato e staccato dalla predella, come quello, nel caso pi\u00f9 antico fin qui ritrovato, dell\u2019altare della chiesa di S. Antonio abate (1789)<sup><a href=\"#footnote_36_1311\" id=\"identifier_36_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. GIULIANA ALAJMO, Architetti regi e la loro sconosciuta opera nella parrocchia di Sant&rsquo;Antonio Abate in Palermo, Palermo 1955, pp. 6, 15; A. CHIRCO, Palermo&hellip;, 2005, p. 167.\">37<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 12. C. Chenchi, ignoto marmoraro e ignoto scultore, 1789, altare maggiore, Palermo, chiesa di S. Antonio abate.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor12.jpg\">Fig. 12<\/a>); a prospetto architettonico con piatte lesene e frontone, uniformato con la predella, come nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Giuseppe dei Teatini (1765)<sup><a href=\"#footnote_37_1311\" id=\"identifier_37_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. PALERMO, Guida&hellip;, 1858, p. 473; M. C. DI NATALE, Conoscere&hellip;, 1995, p. 66; M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico&hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, p. 201, docc. nn. 59-60; C. DE SETA, M. A. SPADARO, S. TROISI, Palermo citt&agrave; d&rsquo;arte&hellip;, 2004, p. 185; A. CHIRCO, Palermo. La citt&agrave;&hellip;, 2005, p. 162; I. GUCCIONE, S. PIAZZA, Palermo: San Giuseppe&hellip;, 2008.\">38<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 13. G. V. Marvuglia, Vincenzo e Salvatore Todaro e ignoto scultore, 1786-1792, altare maggiore (part. del tabernacolo), Palermo, chiesa di S. Ignazio martire all\u2019Olivella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor13.jpg\">Fig. 13<\/a>).<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Nel primo caso emerge per maestosit\u00e0 il tabernacolo dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Maria degli Angeli<sup><a href=\"#footnote_38_1311\" id=\"identifier_38_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. LIPANI, La Gancia: Chiesa Santa Maria degli Angeli a Palermo, con nota introduttiva di M. C. Di Natale; fotografie V. Brai, Palermo 1990, p. 15.\">39<\/a><\/sup> (1815 circa) (<a title=\"Fig. 14. Ignoti marmorari, Girolamo Bagnasco, 1815 circa, altare maggiore (part. del tabernacolo), Palermo, chiesa di S. Maria degli Angeli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor14.jpg\">Fig. 14<\/a>), caratterizzato da una serie di statuine in legno dorato a tutto tondo che si affacciano dal cornicione superiore, nel secondo caso l\u2019esempio indiscusso \u00e8 quello dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Ignazio all\u2019Olivella dei PP. Filippini (1786-1792)<sup><a href=\"#footnote_39_1311\" id=\"identifier_39_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. PALERMO, Guida&hellip;, 1858, p. 134; A. GIULIANA ALAJMO, La Chiesa di Santa Ninfa detta dei Crociferi&hellip;, 1964, p. 17; D. GARSTANG, Giacomo Serpotta&hellip;, 1990, p. 237; E. MAURO, Marvuglia Venanzio Giuseppe, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, p. 292; M. C. DI NATALE, Conoscere&hellip;, 1995, p. 104; N. DONATO, Sant&rsquo;Ignazio&hellip;, in E. SESSA, Le Chiese&hellip;, 1995, p. 229; M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico&hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, p. 153; Palermo nell&rsquo;et&agrave; dei neoclassicismi&hellip;, 2000, p. 106; P. PALAZZOTTO, La collezioni di disegni d&rsquo;architettura&hellip;, in Ottant&rsquo;anni di un Maestro&hellip;, 2006, p. 691.\">40<\/a><\/sup>, trattandosi non di una semplice facciata, ma di una piccola chiesa a pianta centrale, quasi un modellino in miniatura. Il modello del tempietto circolare ebbe una grande diffusione nei secoli precedenti, come dimostra il tabernacolo del Santissimo Sacramento nella Basilica di S. Pietro a Roma, realizzato in bronzo dorato da Gian Lorenzo Bernini nel 1674<sup><a href=\"#footnote_40_1311\" id=\"identifier_40_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Guida alla Basilica di San Pietro, Roma 1995, p. 21.\">41<\/a><\/sup>, prendendo a modello il tempietto bramantesco di San Pietro in Montorio, e il grandioso tabernacolo per la cappella del Sacramento della Cattedrale di Camerino, firmato e datato nel 1554 da Bonconte Bonconti<sup><a href=\"#footnote_41_1311\" id=\"identifier_41_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. MONTEVECCHI, Il tabernacolo di Bonconte da Camerino, in &ldquo;OADI Rivista dell&rsquo;Osservatorio per le Arti Decorative in Italia&rdquo;, anno 1, n. 2 dicembre 2010, pp. 80-91.\">42<\/a><\/sup>. Lo sportello del tabernacolo veniva impreziosito da immagini simboliche come l\u2019usuale <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Agnus Dei<\/em>, l\u2019Agnello mistico seduto sul libro dei sette sigilli<sup><a href=\"#footnote_42_1311\" id=\"identifier_42_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. DI NATALE, Agnus Dei, in Ges&ugrave;&hellip;, Milano 2010, pp. 155-160.\">43<\/a><\/sup>, il cui esempio pi\u00f9 interessante \u00e8 quello dell\u2019altare della cappella dei SS. Pietro e Agata (1828) della Cattedrale di Palermo (<a title=\"Fig. 15. Ignoti marmorari, 1828 circa, altaredella cappella dei SS. Pietro e Agata (part. dell\u2019Agnus Dei), Palermo, cattedrale di Maria SS. Assunta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor15.jpg\">Fig. 15<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_43_1311\" id=\"identifier_43_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. PALERMO, Guida&hellip;, 1858, p. 580; E. PERRICONE, La Cappella di S. Pietro e di S. Agata esistente nella Cattedrale di Palermo: studi di mons. can. Enrico Perricone pubblicati per l&rsquo;inaugurazione della stessa cappella riccamente decorata dal compianto mons. can. Pietro Boccone, Palermo 1916, p. 40; L. BICA, Cappelle ed altari della Cattedrale di Palermo, Palermo 1983, pp. 37-38; La Cattedrale di Palermo (1170-1946), a cura di A. Zanca con appendici di M. Giuffr&egrave; e R. La Duca, Palermo 1989, p. 321; R. SANTORO, La Cattedrale di Palermo, Palermo 2000, p. 102; A. CHIRCO, Palermo&hellip;, 2005, p. 44.\">44<\/a><\/sup>, e il calice con l\u2019ostia, nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Francesco Saverio (fine XVIII secolo) (<a title=\"Fig. 16. Giosu\u00e8 Durante, Vitale Tuccio, fine XVIII secolo, altare maggiore (part. dello sportello del tabernacolo), Palermo, chiesa di san Francesco Saverio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor16.jpg\">Fig. 16<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_44_1311\" id=\"identifier_44_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MANGANARO, La chiesa di S. Francesco Saverio in Palermo ed il suo architetto: con 55 documenti inediti, Palermo 1940, p. 41; M. C. DI NATALE, Conoscere&hellip;, 1995, p. 77; M. VITELLA, Le opere d&rsquo;arte della chiesa di San Francesco Saverio, in V. VIOLA, M. VITELLA, C. SCORDATO, F. M. STABILE, La Chiesa di San Francesco Saverio. Arte Storia Teologia, a cura di C. Scordato, premessa di M. C. Di Natale, San Martino delle Scale 1999, p. 57; N. Alfano, P. Palermo, G. Montana, C. Scordato, La Chiesa di San Francesco Saverio: dalla fabbrica alla suppellettile, S. Martino delle Scale 2003, pp. 40-41; C. DE SETA, M. A. SPADARO, S. TROISI, Palermo citt&agrave; d&rsquo;arte&hellip;, 2004, p. 155; A. CHIRCO, Palermo. La citt&agrave;&hellip;, 2005, p. 338.\">45<\/a><\/sup> e nell\u2019altare della cappella della Madonna del Carmelo (fine XVIII-inizi XIX secolo) della chiesa del Carmine Maggiore<sup><a href=\"#footnote_45_1311\" id=\"identifier_45_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. NICOTRA, Il Carmelo palermitano tradizione e storia, Palermo 1960, p. 93.\">46<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">La maggior parte degli altari presenta sotto la mensa, all\u2019interno di uno spazio poco profondo, un\u2019urna in marmo dalle svariate forme che conteneva le reliquie dei Santi della cui valenza teologica si \u00e8 gi\u00e0 discusso prima. Questo elemento \u00e8 molto diffuso negli altari romani del Settecento. Un interessante altare maggiore, la cui mensa \u00e8 interamente costituita da una grande urna decorata da scanalature e ghirlande, \u00e8 quello della chiesa di S. Maria del Priorato, progettato da Giovan Battista Piranesi nel 1764 e realizzato da Tommaso Righi<sup><a href=\"#footnote_46_1311\" id=\"identifier_46_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. BERNABEI, Chiese di Roma, Roma 2007, pp. 290-291. Molti altari seicenteschi della Basilica di S. Pietro a Roma presentano sotto la mensa aperture circolari, fornite di artistiche grate in bronzo dorato, che permettevano la visione e l&rsquo;adorazione delle reliquie dei Santi titolari delle cappelle (S. Gregorio Nazianzeno, i santi Processo e Martiniano, S. Petronilla, S. Leone Magno, S. Giuseppe, ma con le reliquie dei santi Simone e Giuda Taddeo) (Guida alla Basilica&hellip;, 1995, pp. 23, 31, 33, 36, 38). Altro esempio &egrave; l&rsquo;altare papale della Basilica di S. Maria Maggiore progettato da Ferdinando Fuga alla met&agrave; del &lsquo;700, la cui mensa, sorretta da quattro angeli in bronzo dorato di Filippo Tofani su modello di Pietro Bracci (R. BERNABEI, Chiese&hellip;, 2007, pp. 220-229), &egrave; costituita da una grande urna in porfido con zampe leonine e decorazioni fitomorfe in bronzo dorato, e nella stessa basilica, l&rsquo;altare della Cappella Paolina (R. BERNABEI, Chiese&hellip;, 2007, p. 227). Un&rsquo;altra grande urna si ritrova nell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Marcello al Corso, nella chiesa di S. Girolamo degli Illirici, nella chiesa di Sant&rsquo;Eustachio, sempre a Roma (R. BERNABEI, Chiese&hellip;, 2007, pp. 72, 33, 133).\">47<\/a><\/sup>. Il paliotto presenta un\u2019apertura circolare con un grata che permetteva la visione delle reliquie poste all\u2019interno. Una collocazione simile si ritrova a Palermo nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Orsola (fine XVIII-inizi XIX secolo)<sup><a href=\"#footnote_47_1311\" id=\"identifier_47_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. PALERMO, Guida&hellip;, 1858, p. 434; A. CHIRCO, Palermo&hellip;, 2005, p. 100.\">48<\/a><\/sup>, dove al centro del paliotto si vede una piccola cavit\u00e0 rettangolare, ma priva di grata, dove erano custodite le reliquie. Tra gli esempi palermitani pi\u00f9 interessanti, l\u2019urna dell\u2019altare della cappella dei SS. Pietro ed Agata nella Cattedrale, costituita da un sarcofago con zampe leonine, l\u2019urna dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Maria degli Angeli dal sapore antiquariale e l\u2019urna dell\u2019altare maggiore della Basilica di S. Francesco d\u2019Assisi (<a title=\"Fig. 17. Ignoti marmorari, 1800, altare maggiore, Palermo, basilica di S. Francesco d\u2019Assisi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor17.jpg\">Fig. 17<\/a>), inaugurato l\u20198 novembre del 1800<sup><a href=\"#footnote_48_1311\" id=\"identifier_48_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. ROTOLO, Abside centrale della Basilica di S. Francesco d&rsquo;Assisi in Palermo: vicende storiche, in &ldquo;Archivio Storico Siciliano&rdquo;, serie III, vol. XVI, 1967, p. 161; M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico&hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA,L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, p. 155; P. F. ROTOLO, La Basilica di San Francesco d&rsquo;Assisi e le sue cappelle. Un monumento unico della Palermo medievale, cura redazionale C. Miceli, fotografie E. Brai e G. Ventura, Palermo 2010, p. 389.\">49<\/a><\/sup>. Da segnalare gli altari gemelli delle cappelle laterali della chiesa di S. Antonio abate (<a title=\"Fig. 18. C. Chenchi (?), ignoto marmoraro, fine XVIII secolo, altare dell\u2019Immacolata, Palermo, chiesa di S. Antonio abate.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor18.jpg\">Fig. 18<\/a>), con deliziose urne sollevate su un gradino e affiancate da vasotti da cui fuoriescono fiamme, incorniciate da colonnine con scanalature dorate.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Al posto dell\u2019urna si pu\u00f2 trovare un pannello, formante il paliotto, al centro del quale \u00e8 inserita una scena o un elemento simbolico a bassorilievo, in legno o bronzo dorato, tratto da episodi dell\u2019Antico o del Nuovo Testamento<sup><a href=\"#footnote_49_1311\" id=\"identifier_49_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Raramente sono state riscontrate figure di Santi, come nell&rsquo;altare d&rsquo;argento della cappella di S. Rosalia nella Cattedrale di Palermo, di ignoto argentiere palermitano del 1803 (La Cattedrale di Palermo&hellip;, 1989, p. 317; M. C. DI NATALE, Santa Rosalia nelle arti decorative, introduzione di A. Buttitta con contributi di P. Collura e M. C. Ruggieri Tricoli, Palermo 1991, p. 32; M. C. DI NATALE, S. Rosaliae  patriae servatrici, con contributi di M. Vitella, fotografie di E. Brai, Palermo 1994, p. 75) e nell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Rosalia a Bivona (Ag), di Pietro Sciurba da Palazzo Adriano (1901) (S. TORNATORE, Il culto di S. Rosalia a Bivona. La chiesa e il fercolo, Bivona 2009, p. 19), dove la Santa &egrave; rappresentata nell&rsquo;atto di scolpire l&rsquo;iscrizione della Quisquina.\">50<\/a><\/sup>. <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Cena in Emmaus<\/em> si trova nell\u2019altare maggiore della chiesa del Carmine (1783-1802) (fig. 8) e di S. Ignazio martire all\u2019Olivella; il <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Sacrificio di Isacco<\/em> nell\u2019altare maggiore dell\u2019Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami (1805-1807) (<a title=\"Fig. 19. Giosu\u00e8 Durante, ignoto intagliatore, Francesco Bevilacqua, 1805-1807, altare maggiore (part. del paliotto con il Sacrificio di Isacco), Palermo, Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor19.jpg\">Fig. 19<\/a>), l\u2019<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Agnus Dei<\/em> sul libro dei sette sigilli nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Francesco Saverio (fine XVIII-inizi XIX secolo) (fig. 10), in quello della chiesa di S. Agostino (1790 circa) e nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Giuseppe dei Teatini, ma qui \u00e8 adagiato su una collinetta di pietre a simboleggiare il monte Calvario (<a title=\"Fig. 20. Nicol\u00f2 Anito, Nicol\u00f2 e Vincenzo Todaro, 1762-1765, altare maggiore (part. del paliotto con l\u2019Agnus Dei), Palermo, chiesa di S. Giuseppe dei Teatini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor20.jpg\">Fig. 20<\/a>); il <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Miracolo dell\u2019acqua dalla roccia<\/em> nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Antonio da Padova (1861) e in quello dell\u2019Oratorio di S. Maria di Ges\u00f9 (XIX secolo).<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">La mensa \u00e8 sorretta, di solito, da volute, da colonnine o da angeli scolpiti a tutto tondo e a figura intera, che fungono da cariatidi<sup><a href=\"#footnote_50_1311\" id=\"identifier_50_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il motivo degli angeli-telamoni si ritrova in opere dei secoli precedenti in altre aree del continente come nel Tabernacolo della cappella Sistina della Basilica di S. Maria Maggiore in Roma, opera di G. B. Ricci e S. Torregiani (XVI secolo) (R. BERNABEI, Chiese&hellip;, 2007, p. 228), nell&rsquo;altare della cappella di S. Camillo de Lellis nella chiesa di S. Maria Maddalena a Roma (prima met&agrave; XVIII secolo) di F. Giardoni e V. Consalvi (EADEM, pp. 49-50), nell&rsquo;altare maggiore della chiesa della Certosa di S. Martino di Napoli (prima met&agrave; XVIII secolo) su progetto di Francesco Solimena (G. A. GALANTE, Le chiese di Napoli. Guida sacra alla citt&agrave;, la storia, le opere d&rsquo;arte e i monumenti, Mugano di Napoli 2007, p. 60).\">51<\/a><\/sup>, come nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Antonio da Padova<sup><a href=\"#footnote_51_1311\" id=\"identifier_51_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. CUCCIA, La Chiesa del convento di Sant&rsquo;Antonio da Padova di Palermo, contributi di F. Brugn&ograve;, M. Girgenti, F. P. Massara, S. Riccobono, A. M. Schmidt, M. A. Spadaro, G. Travagliato, G. Verde, M. Vitella, Palermo 2002, p. 47; C. DE SETA, M. A. SPADARO, S. TROISI, Palermo citt&agrave; d&rsquo;arte&hellip;, 2004, p. 135; A. CHIRCO, Palermo. La citt&agrave;&hellip;, 2006, p. 88.\">52<\/a><\/sup>, mente gli angeli dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Maria della Piet\u00e0 (fine XVIII-inizi XIX secolo) sono inginocchiati (<a title=\"Fig. 21. S. Di Giorgio, G. Arculeo, V. Genovese, V. Berello, 1861, altare maggiore (part. della mensa sorretta da quattro angeli), Palermo, chiesa di S. Antonio da Padova.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor21.jpg\">Figg. 21<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 22. Ignoti marmorari, fine XVIII-inizi XIX secolo, altare maggiore (part. della mensa sorretta da quattro angeli), Palermo, chiesa di S. Maria della Piet\u00e0.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor22.jpg\">22<\/a>). Gli stessi si ritrovano in altri arredi sacri, come nel tabernacolo della chiesa Madre di Maria SS. Annunziata di Mezzojuso (Pa), in legno intagliato e dorato, di scultore siciliano dei primi decenni del XIX secolo<sup><a href=\"#footnote_52_1311\" id=\"identifier_52_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. ZAMBITO, scheda II.6, in Mirabile artificio 2: lungo le vie del legno, del marmo e dello stucco. Scultori e modellatori in Sicilia dal XV al XIX secolo, a cura di M. Guttilla, Palermo 2010, p. 134.\">53<\/a><\/sup>, o gli angeli tedofori in legno policromo e argento, datati 1840, del Santuario dell\u2019Annunziata di Trapani<sup><a href=\"#footnote_53_1311\" id=\"identifier_53_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, scheda III,3 in Il Tesoro nascosto&hellip;, 1995, pp. 246-247.\">54<\/a><\/sup>. Queste figure angeliche richiamano anche i geni classici alati che negli stessi anni vengono realizzati dallo scultore neoclassico Valerio Villareale<sup><a href=\"#footnote_54_1311\" id=\"identifier_54_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. MALIGNAGGI, Valerio Villareale, catalogo a cura di D. Favatella, Palermo 1976, p. 62.\">55<\/a><\/sup>. In ambito meridionale sono molti i confronti che possono essere effettuati soprattutto nell\u2019ambito delle arti decorative dal XVII al XIX secolo e in particolare nell\u2019argenteria sacra: i candelieri d\u2019argento di manifattura napoletana della prima met\u00e0 dell\u2019800 di collezione privata<sup><a href=\"#footnote_55_1311\" id=\"identifier_55_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tre secoli di argenti napoletani, catalogo a cura di C. Catello, fotografie di M. Jodice, Napoli 1988, pp. 70, 173-175.\">56<\/a><\/sup>, il reliquiario della Sacra Spina della chiesa di S. Michele di Sciacca, eseguito da Orazio Mercurio (1819)<sup><a href=\"#footnote_56_1311\" id=\"identifier_56_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. INGAGLIO, scheda III.26, in Veni Creator&hellip;, 2001, pp. 94-95.\">57<\/a><\/sup>,<sup> <\/sup>e la teca eucaristica della chiesa Madre di Erice di argentiere trapanese del primo quarto del XIX secolo<sup><a href=\"#footnote_57_1311\" id=\"identifier_57_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. VADAL&Agrave;, Gusto eclettico e contaminazioni. Le suppellettili del duomo di Erice al tempo dei neostili, in Il Duomo di Erice tra Gotico e Neogotico, atti della giornata di studi (Erice, 16 dicembre 2006) a cura di M. Vitella, Erice 2008, p. 59.\">58<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">Negli spazi laterali che affiancano la mensa, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">in cornu Epistolae<\/em> e <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">in cornu Evangelii<\/em>, ma anche accanto al pannello centrale del paliotto, vengono di solito inserite le figure dei quattro evangelisti, Matteo, Marco, Luca e Giovanni, insieme ai rispettivi simboli iconografici, come nell\u2019altare maggiore della chiesa del Carmine (<a title=\"Fig. 23. Ignoti marmorari e intagliatori siciliani, 1783-1802, altare maggiore (part. con i quattro Evangelisti), Palermo chiesa del Carmine maggiore.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor23.jpg\">Fig. 23<\/a>) oppure i soli simboli, come nell\u2019altare della cappella dei SS. Pietro e Agata della Cattedrale (<a title=\"Fig. 24. Ignoti marmorari, 1828 circa, altaredella cappella dei SS. Pietro e Agata (part. dei corni con i quattro simboli degli Evangelisti), Palermo, cattedrale di Maria SS. Assunta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor24.jpg\">Fig. 24<\/a>). Si ritrovano anche i santi Pietro e Paolo nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Giorgio in Kemonia<sup><a href=\"#footnote_58_1311\" id=\"identifier_58_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Spasimo, vol. 38, ff. 105-113: Relazione preventiva per la formazione di un altare maggiore di marmo per la V.le Chiesa de RR. PP. Benedettini Bianchi; A. DI BENNARDO, S. GRASSO, G. MENDOLA, C. SCORDATO, V. VIOLA, La Chiesa di San Giorgio in Kemonia. Contesti, cronache e committenza, Palermo 2009, pp. 58, 184-185.\">59<\/a><\/sup><sup> <\/sup>(1837) (<a title=\"Fig. 25. Giuseppe Durante, ignoto intagliatore, 1837, altare maggiore, Palermo, chiesa di S. Giorgio in Kemonia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor25.jpg\">Figg. 25<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 26. Giuseppe Durante, ignoto intagliatore, 1837, altare maggiore (part. dei corni con i Santi Pietro e Paolo), Palermo, chiesa di S. Giorgio in Kemonia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor26.jpg\">26<\/a>), Mos\u00e8, Aronne e i sacerdoti del Tempio di Gerusalemme nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Maria degli Angeli, della chiesa di S. Antonio abate (<a title=\"Fig. 27. C. Chenchi, ignoto marmoraro e ignoto scultore, 1789, altare maggiore (part. con due sacerdoti del Tempio di Gerusalemme), Palermo, chiesa di S. Antonio abate.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor27.jpg\">Fig. 27<\/a>) e dell\u2019Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami (<a title=\"Fig. 28. Giosu\u00e8 Durante, ignoto intagliatore, Francesco Bevilacqua, 1805-1807, altare maggiore, Palermo, Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor28.jpg\">Fig. 28<\/a>).<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify; text-indent: 35.4pt;\">Nella realizzazione di un altare partecipano numerose maestranze, dall\u2019architetto che si occupa della fase progettuale, e che predispone il disegno generale, sotto forma di stampa, di modello pittorico o ligneo, si passa ai marmorari che sono incaricati di lavorare le lastre di marmo (secatura e allustratura) e di collocarle nel luogo stabilito, secondo la forma del progetto. In questa fase vengono affiancati dai muratori che preparano la base dell\u2019altare, sempre sollevato su gradini, con pietre, calce, gesso, ferro e pece. Una volta formata la struttura, come uno scheletro, questa veniva ricoperta dalle lastre di marmo e i falegnami intagliavano le figure a rilievo insieme alle relative cornici. In seguito, le parti lignee venivano dorate da maestri indoratori. I materiali da utilizzare, come i marmi policromi, sono specificati negli atti di commissione e si segnalano: brul\u00e8 di Francia, pietra di Gallo, rosso della Piana, rosso di S. Martino, rosso di Taormina, verde di Calabria, libeccio di Custonaci, giallo di Castronovo, giallo broccatello di Siena, giallo di Segesta, diaspro fiorito di Giuliana, smaltini di calcara, nero portoro, oficalce verde ligure, cotognino di Sagana, breccia di Seravezza, broccatello di Spagna<sup><a href=\"#footnote_59_1311\" id=\"identifier_59_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. PIAZZA, I marmi mischi delle chiese di Palermo, Palermo 1992; G. MONTANA, V. GAGLIARDO, I marmi e i diaspri del Barocco siciliano, Palermo 1998.\">60<\/a><\/sup>. Alla fine ricompare l\u2019architetto, incaricato di redigere una relazione conclusiva con lo scopo di attestare che le misure e le forme descritte nel progetto siano state realmente eseguite alla perfezione dalle maestranze. Tra i maggiori architetti documentati che progettarono altari per le chiese palermitane e del circondario si segnalano: il citato Giuseppe Venanzio Marvuglia, autore dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Ignazio all\u2019Olivella<sup><a href=\"#footnote_60_1311\" id=\"identifier_60_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. nota 51.\">61<\/a><\/sup><sup> <\/sup>(<a title=\"Fig. 29. G. V. Marvuglia, Vincenzo e Salvatore Todaro e ignoto scultore, 1786-1792, altare maggiore (part. del tabernacolo), Palermo, chiesa di S. Ignazio martire all\u2019Olivella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor29.jpg\">Fig. 29<\/a>) e della Cappella della Real Casina di caccia di Ficuzza (1807)<sup><a href=\"#footnote_61_1311\" id=\"identifier_61_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. FATTA, T. CAMPISI, La costruzione della Real Casina di Ficuzza, in Il Barocco e la regione corleonese, atti della Giornata di studio (Chiusa Sclafani, 5 ottobre 1997), a cura di A. G. Marchese, introduzione di M. Giuffr&egrave;, premessa di G. Governali, Palermo 1999, pp. 170-171.\">62<\/a><\/sup>; Emmanuele Cardona<sup><a href=\"#footnote_62_1311\" id=\"identifier_62_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. MAURO, Cardona Giovanni Emanuele, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, pp. 87-88.\">63<\/a><\/sup>, progettista degli altari della chiesa di S. Matteo (1798-99)<sup><a href=\"#footnote_63_1311\" id=\"identifier_63_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Notai, Agatone Maria Serio, vol. 18011, ff. 83-86, vol. 33931 ff. 399, 409-410, 621-622; G. PALERMO, Guida&hellip;, 1858, p. 111; G. DADDI, S. Matteo vecchio e nuovo: le due chiese (1088-1633) e l&rsquo;Unione dei Miseremini, Palermo 1916, p. 129; E. MAURO, Cardona Giovanni Emanuele, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, pp. 87-88; M. C. DI NATALE, Conoscere&hellip;, 1995, p. 69; F. MIRABELLA, La chiesa di San Matteo al Cassaro, premessa di M. C. Di Natale, fotografie di E. Brai, Palermo 1995 p. 30; M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico&hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, pp. 156-162.\">64<\/a><\/sup><sup> <\/sup>(<a title=\"Fig. 30. Emmanuele Cardona, Filippo Pinistri, Filippo Quattrocchi, Francesco Bevilacqua, 1798-1799, altare maggiore, Palermo, chiesa di S. Matteo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor30.jpg\">Fig. 30<\/a>) e della chiesa del Ges\u00f9 (1819-1822), quest\u2019ultimo insieme a Vincenzo Fiorelli<sup><a href=\"#footnote_64_1311\" id=\"identifier_64_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. MAURO, Fiorelli Vincenzo, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, p. 180; M. C. RUGGIERI TRICOLI, Costruire Gerusalemme: il complesso gesuitico della Casa Professa di Palermo dalla storia al museo, presentazione di T. Romano, interventi di A. Gaeta, M. D. Vacirca, R. M. Zito, rilievi di G. Acciaro, fotografie di E. Brai, Milano 2001, p. 161.\">65<\/a><\/sup>, realizzato dai maestri Todaro, i fratelli Nicol\u00f2 e Federico e il loro padre Vincenzo, per la cifra di 550 onze<sup><a href=\"#footnote_65_1311\" id=\"identifier_65_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. RUGGIERI TRICOLI, Costruire Gerusalemme&hellip;, 2001, pp. 161-162.\">66<\/a><\/sup>, distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale<sup><a href=\"#footnote_66_1311\" id=\"identifier_66_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel progetto si vede che al centro del paliotto era prevista la scena del Sacrificio di Isacco mentre il tabernacolo era un tempietto circolare completamente libero e isolato dalla predella, ma circondato da colonne che sostenevano un baldacchino su cui stavano quattro angeli reggi corona. Sull&rsquo;altare stavano sei candelieri e quattro vasi in legno indorati, nel 1822, da mastro Girolamo Fernandez per la cifra di 100 onze (M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico &hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, p. 211, doc. n. 165). L&rsquo;altare, restaurato nel 1903 dallo scultore Salvatore Orlando, sotto la direzione dell&rsquo;architetto Giuseppe Patricolo, fu danneggiato dai bombardamenti del 9 maggio 1943 e sostituito con un nuovo altare progettato da Francesco Valenti, ancora oggi in situ (M. C. RUGGIERI TRICOLI, Costruire Gerusalemme&hellip;, 2001, pp. 170-171).\">67<\/a><\/sup>; Carlo Chenchi<sup><a href=\"#footnote_67_1311\" id=\"identifier_67_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. MAURO, Chenchi Carlo, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, pp. 105-106; E. MAURO, Chenchi Carlo, in Enciclopedia &hellip;, 2006, p. 276.\">68<\/a><\/sup>, ideatore dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Antonio Abate<sup><a href=\"#footnote_68_1311\" id=\"identifier_68_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. GIULIANA ALAJMO, Architetti regi&hellip;, 1955, pp. 6, 15; A. CHIRCO, Palermo&hellip;, 2005, p. 167.\">69<\/a><\/sup><sup> <\/sup>(fig<sup>. <\/sup>12);<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nicol\u00f2 Peralta (seconda met\u00e0 XVIII sec.-1822)<sup><a href=\"#footnote_69_1311\" id=\"identifier_69_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. MAURO, Peralta Nicol&ograve;, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, p. 353.\">70<\/a><\/sup>, autore dell\u2019altare maggiore dell\u2019Oratorio del SS. Rosario in S. Cita<sup><a href=\"#footnote_70_1311\" id=\"identifier_70_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Fu realizzato a partire dal 1798 dai marmorari Giuseppe Messina e Gioacchino Buatta per la cifra di 163 onze. Tra il 1800 e il 1801 venne perfezionato da Carlo Chenchi con la collaborazione del marmoraro Ignazio Vitaliano, cui fu corrisposto un compenso di onze 2.11. Il Chenchi proprio in quegli anni figurava tra i congiunti della Compagnia del SS. Rosario (G. PECORARO, P. PALAZZOTTO, C. SCORDATO, Oratorio del Rosario in Santa Cita, Palermo 1999, p. 32).\">71<\/a><\/sup><sup> <\/sup>(1798-1801) (<a title=\"Fig. 31. Nicol\u00f2 Peralta, Giuseppe Messina e Gioacchino Buatta 1798; Carlo Chenchi, Ignazio Vitaliano, 1800-1801, altare maggiore,Palermo, Oratorio del SS. Rosario in S. Cita.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor31.jpg\">Fig. 31<\/a>), Giovanni Rossi<sup><a href=\"#footnote_71_1311\" id=\"identifier_71_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico &hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, pp. 152-153.\">72<\/a><\/sup>, ideatore dell\u2019altare maggiore, oggi perduto, della chiesa del monastero di S. Giovanni all\u2019Origlione (1798)<sup><a href=\"#footnote_72_1311\" id=\"identifier_72_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questo venne eseguito nel 1797-98 da mastro Vincenzo Todaro, &laquo;operaio di pietre forti&raquo; per la cifra di 124 onze. Ancora, furono pagate 46 onze per lo scultore che realizz&ograve; le decorazioni in marmo, 4.11 onze a mastro Francesco Genova per lavori di intagli lignei e 30 onze per l&rsquo;indoratore, forse Francesco Bevilacqua, per un totale di 200 onze (M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico &hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, pp. 149-154, 200-201). Bevilacqua &egrave; lo stesso che esegu&igrave; le dorature dell&rsquo;altare maggiore della Cappella dei Falegnami presso l&rsquo;ex convento teatino, oggi sede della Facolt&agrave; di Giurisprudenza (P. PALAZZOTTO, Palermo. Guida&hellip;, 2004 pp. 107-108). L&rsquo;altare doveva essere eseguito con marmi in parte di risulta provenienti dalla chiesa dell&rsquo;Olivella dei padri Filippini, rifatta dall&rsquo;architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia (N. DONATO, Sant&rsquo;Ignazio&hellip;, in E. SESSA, Le Chiese&hellip;, 1995, p. 229).\">73<\/a><\/sup>. Questi architetti sono esponenti della cultura neoclassica palermitana che si diffonde, tra la fine del XVIII secolo e la prima met\u00e0 del XIX secolo, in gran parte della Sicilia occidentale attraverso l\u2019opera dei marmorari che da Palermo vengono chiamati in molti centri minori. Spesso questi maestri facevano parte di una stessa famiglia e seguivano le commissioni dei grandi architetti. Tra le botteghe documentate le pi\u00f9 importanti furono i Todaro<sup><a href=\"#footnote_73_1311\" id=\"identifier_73_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il capostipite dei Todaro fu Nicol&ograve; affiancato dai figli Salvatore e Vincenzo. Da Vincenzo nacquero Federico e Nicol&ograve; (o Nicola), anch&rsquo;essi marmorari. Nicol&ograve; e il figlio Vincenzo eseguirono nel 1795 l&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Giuseppe dei Teatini a Palermo (M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico &hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, pp. 201-202 doc. n. 59). Vincenzo, insieme al fratello Salvatore, &egrave; l&rsquo;autore, tra il 1786 e il 1792, dell&rsquo;altare maggiore della chiesa di S. Ignazio all&rsquo;Olivella. Ancora Vincenzo realizz&ograve; nel 1797-98 l&rsquo;altare maggiore della chiesa del monastero di S. Giovanni all&rsquo;Origlione di Palermo per la cifra di 124 onze (M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico &hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, pp. 200-201 doc. n. 50). I fratelli Nicol&ograve; e Federico e il loro padre Vincenzo, realizzarono, tra il 1819 e il 1822, l&rsquo;altare maggiore della chiesa del Ges&ugrave; a Casa Professa, per la cifra di 550 onze (M. C. RUGGIERI TRICOLI, Costruire Gerusalemme&hellip;, 2001, pp. 161-162). I Todaro furono &laquo;capaci di far combaciare in giochi caleidoscopici le venature del marmo&raquo; (M. C. RUGGIERI TRICOLI, Costruire Gerusalemme&hellip;, 2001, p. 162; M. C. RUGGIERI TRICOLI, B. DE MARCO SPATA, Todaro, in L. SARULLO, Dizionario degli artisti siciliani, IV vol., Arti applicate, a cura di M. C. Di Natale, in c.d.s.), e abili ad unire &laquo;le cosciature macchia con macchia, di maniera che non appariscano le suddette cosciature&raquo; ((M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico &hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, p. 201, doc. n. 59.\">74<\/a><\/sup>, i Boatta<sup><a href=\"#footnote_74_1311\" id=\"identifier_74_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dei Boatta (o nelle varianti Buatta e Boatti) sono noti Gioacchino, che esegue dopo il 1798 l&rsquo;altare maggiore dell&rsquo;Oratorio del SS. Rosario in S. Cita, e Nicol&ograve; (il padre), che nel 1742 riceve un pagamento di 3 onze per avere fatto il colonnato dell&rsquo;altare maggiore della chiesa di Sant&rsquo;Oliva di Alcamo (T. PAPA, La chiesa di S. Oliva in Alcamo, Trapani 1964, p. 46; G. PECORARO, P. PALAZZOTTO, C. SCORDATO, Oratorio del Rosario in Santa Cita, Palermo 1999, p. 32).\">75<\/a><\/sup>, i Mosca<sup><a href=\"#footnote_75_1311\" id=\"identifier_75_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La famiglia Mosca &egrave; operante a Palermo tra il XVII e il XIX secolo con vari esponenti che operarono nella chiesa del Ges&ugrave; di Palermo (M. C. RUGGIERI TRICOLI, Costruire Gerusalemme&hellip;, 2001, pp. 149-150, note 1156, 1166), tra cui Girolamo, Giuseppe, Ignazio, Leonardo, Matteo, Paolino e Vincenzo, quest&rsquo;ultimo autore, nel 1831, dell&rsquo;altare maggiore, in stile neoclassico, della chiesa del monastero di S. Spirito di Agrigento (M. LA MONICA, Le opere scultoree e pittoriche nella chiesa di Santo Spirito, in M. LA MONICA, La Chiesa di Santo Spirito in Agrigento. Stucchi di Serpotta e illusionismo pittorico-architettonico, contributi di S. Alfano, A. Chiazza, S. Sanzo, Palermo 2009, p. 98).\">76<\/a><\/sup><sup> <\/sup>e i Durante<sup><a href=\"#footnote_76_1311\" id=\"identifier_76_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Della famiglia Durante l&rsquo;esponente pi&ugrave; noto fu Giosu&egrave; (1760-1814), le cui opere maggiori furono: l&rsquo;altare maggiore della Cappella della Real Casina di Ficuzza (1807) (G. FATTA, T. CAMPISI, La costruzione&hellip;, in Il Barocco&hellip;, 1999, pp. 197-198) e l&rsquo;altare maggiore della Cappella dei Falegnami di Palermo (1805-1807) (P. PALAZZOTTO, Palermo. Guida&hellip;, 2004, pp. 54, 107-108; A. CHIRCO, Palermo. La citt&agrave;&hellip;, 2005, p. 100).\">77<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;\">Un caso a parte \u00e8 rappresentato dal marmoraro palermitano Filippo Cinistri o Pinistri, definito nei documenti \u00ablavoratore di pietre forti\u00bb, che tra il 1798 e il 1799 realizz\u00f2 l\u2019altare maggiore della chiesa di S. Matteo<sup><a href=\"#footnote_77_1311\" id=\"identifier_77_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DADDI, S. Matteo vecchio e nuovo&hellip;, 1916, p. 219; E. MAURO, Cardona Giovanni Emanuele, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. I, 1993, pp. 87-88; F. MIRABELLA, La Chiesa di San Matteo&hellip;, 1995, p. 30; M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico &hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, pp. 156-162.\">78<\/a><\/sup> (fig. 30). Il Pinistri era, alla fine del XVIII secolo, il maggior esperto di pietre dure, come conferma il Diario di Le\u00f2n Dufourny, dove viene citato, con la qualifica di marmista della Cattedrale, per la sua competenza in tema di agate antiche lavorate<sup><a href=\"#footnote_78_1311\" id=\"identifier_78_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico &hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, p. 159.\">79<\/a><\/sup>. A lui infatti si deve la realizzazione dell\u2019altare maggiore della Cattedrale di Palermo nel 1793-94, commissionato dall\u2019arcivescovo Francesco Fernando Sanseverino, dove utilizz\u00f2 diaspri, agate, lapislazzuli e legni impietriti<sup><a href=\"#footnote_79_1311\" id=\"identifier_79_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. BASILE, La Cattedrale di Palermo: l&rsquo;opera di Ferdinando Fuga e la verit&agrave; sulla distruzione della tribuna di Antonello Gagini, Palermo 1926, p. 68; F. CALAMIA, A. CATALANO, La Cattedrale di Palermo: otto secoli di vicende architettoniche, Palermo 1981, p. 130; M. C. RUGGIERI TRICOLI, Cultura dell&rsquo;antico &hellip;, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, L&rsquo;architettura&hellip;, 1995, p. 159; A. CHIRCO, Palermo. La citt&agrave;&hellip;, 2005, p. 45.\">80<\/a><\/sup>, mentre per i gradini si utilizz\u00f2 granito d\u2019Egitto<sup><a href=\"#footnote_80_1311\" id=\"identifier_80_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. PALERMO, Guida&hellip;, 1858, p. 642.\">81<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli scultori in legno, impegnati nelle decorazioni degli altari, come bassorilievi, cornici e angeli, o addirittura esecutori di interi altari in legno, si segnalano: Filippo Quattrocchi (Gangi, 1738-Palermo 1818)<sup><a href=\"#footnote_81_1311\" id=\"identifier_81_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. CUCCIA, Quattrocchi Filippo, in Enciclopedia&hellip;, 2006, p. 811.\">82<\/a><\/sup>, \u00abuno dei pi\u00f9 noti interpreti della scultura lignea monumentale della seconda met\u00e0 del Settecento\u00bb<sup><a href=\"#footnote_82_1311\" id=\"identifier_82_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Filippo Quattrocchi Gangitanus Sculptor: il &ldquo;senso barocco&rdquo; del movimento, a cura di S. Farinella, 2004; S. ANSELMO, Pietro Bencivinni &ldquo;magister civitatis Politii&rdquo; e la scultura lignea nelle Madonie, premessa M. C. Di Natale; introduzione R. Casciaro, Bagheria 2009, pp. 138-156.\">83<\/a><\/sup>, artefice delle testine angeliche, dei tre bassorilievi della mensa e della predella e dei perduti quattro angeli-telamoni che reggevano la mensa dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Matteo al Cassaro; Girolamo Bagnasco (1759-1832)<sup><a href=\"#footnote_83_1311\" id=\"identifier_83_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. SCAVONE, Bagnasco Girolamo, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. III, 1994, pp. 14-15; A. CUCCIA, Bagnasco Girolamo, in Enciclopedia&hellip;, 2006, pp. 138-139.\">84<\/a><\/sup>, noto per le numerose committenze ecclesiastiche e confraternali di Palermo e della Sicilia occidentale, che nel 1815 esegue le decorazioni dell\u2019altare della Cappella nella Real Casina di Ficuzza<sup><a href=\"#footnote_84_1311\" id=\"identifier_84_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I bassorilievi in legno raffigurano i discepoli di Emmaus e due statuette rappresentano la Fede e la Speranza.\">85<\/a><\/sup> e successivamente quelle dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Maria degli Angeli<sup><a href=\"#footnote_85_1311\" id=\"identifier_85_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. CUCCIA, Bagnasco Girolamo, in Enciclopedia&hellip;, 2006, pp. 138-139.\">86<\/a><\/sup>;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Salvatore Bagnasco (1804-1842)<sup><a href=\"#footnote_86_1311\" id=\"identifier_86_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. CALLARI, Bagnasco Salvatore, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. III, 1994, p. 16; P. PALAZZOTTO, Andrea Onufrio. Declinazioni neogotiche in arredi siciliani in osso di fine Ottocento, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell&rsquo;arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo, catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale, Trapani 2003, p. 352.\">87<\/a><\/sup><sup> <\/sup>che nel 1828 realizza le statuette delle Virt\u00f9 (ancora esistenti) per l\u2019altare maggiore della chiesa di S. Francesco di Paola<sup><a href=\"#footnote_87_1311\" id=\"identifier_87_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose Soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, ff. 35, 37.\">88<\/a><\/sup>. Egli \u00e8 un altro esponente della famiglia di scultori in legno il cui rappresentante pi\u00f9 importante fu Girolamo, prima citato. Salvatore era figlio di Rosario (1774 ca-post 1837), \u00abbuono scultore in legno di ornamenti e anche di figura\u00bb<sup><a href=\"#footnote_88_1311\" id=\"identifier_88_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. GALLO, Parte seconda delle notizie di pittori e mosaicisti siciliani ed esteri che operarono in Sicilia (Ms. XV.H.19), a cura di A. Mazz&egrave;, Palermo 2005, f. 1869; P. PALAZZOTTO, Andrea Onufrio&hellip;, in Materiali preziosi&hellip;, 2003, p. 352.\">89<\/a><\/sup>; Giosu\u00e8 Alessi che, tra il 1828 e il 1829, intaglia venti candelieri, capitelli e altre decorazioni per l\u2019altare maggiore della chiesa di S. Francesco di Paola<sup><a href=\"#footnote_89_1311\" id=\"identifier_89_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose Soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, ff. 44, 59.\">90<\/a><\/sup>; Vincenzo Genovese<sup><a href=\"#footnote_90_1311\" id=\"identifier_90_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. CUCCIA, Genovese Vincenzo, in Enciclopedia&hellip;, 2006, p. 441.\">91<\/a><\/sup>, che esegue nel 1861 le decorazioni dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Antonio da Padova<sup><a href=\"#footnote_91_1311\" id=\"identifier_91_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. CUCCIA, La Chiesa del convento di Sant&rsquo;Antonio da Padova di Palermo, contributi di F. Brugn&ograve;, M. Girgenti, F. P. Massara, S. Riccobono, A. M. Schmidt, M. A. Spadaro, G. Travagliato, G. Verde, M. Vitella, Palermo 2002, p. 132.\">92<\/a><\/sup>, gi\u00e0 noto per molte statue lignee policrome diffuse in tutto il territorio palermitano<sup><a href=\"#footnote_92_1311\" id=\"identifier_92_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La statua del Cuore Immacolato di Maria nella Parrocchia omonima a Misilmeri, la Madonna della Mercede e l&rsquo;Ecce Homo nella Chiesa di Santa Maria di Loreto di Petralia Soprana, le statue dei Santi Crispino e Crispiniano nella Parrocchia di San Vito e Francesco di Monreale.\">93<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: .0001pt; text-align: justify; mso-layout-grid-align: none; text-autospace: none;\">Uno dei migliori esempi della cultura neoclassica \u00e8 l\u2019altare maggiore chiesa di S. Maria degli Angeli (1815 circa), in marmi policromi e legno intagliato e dorato, realizzato da ignoti marmorari e da Girolamo Bagnasco (<a title=\"Fig. 32. Ignoti marmorari, Girolamo Bagnasco, 1815 circa, altare maggiore, Palermo, chiesa di S. Maria degli Angeli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor32.jpg\">Fig. 32<\/a>). La parte pi\u00f9 interessante \u00e8 l\u2019urna, sotto la mensa, dal fronte timpanato e con i peducci a zampe leonine, che presenta un bassorilievo raffigurante il <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">trasporto dell\u2019arca santa a Gerusalemme <\/em>(<a title=\"Fig. 33. Ignoti marmorari, Girolamo Bagnasco, 1815 circa, altare maggiore (part. dell\u2019urna con il trasporto dell\u2019arca santa), Palermo, chiesa di S. Maria degli Angeli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor33.jpg\">Fig. 33<\/a>), episodio narrato nel capitolo 6 del secondo libro di Samuele. L\u2019altare, definito \u00abun lavoro squisito\u00bb<sup><a href=\"#footnote_93_1311\" id=\"identifier_93_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. A. GIOIA, La chiesa ed il convento di S. Maria degli Angioli: la Gancia, Palermo 1920, p. 15.\">94<\/a><\/sup>, \u00e8 stato accostato alla maniera di Giuseppe Venanzio Marvuglia che, nel 1782, esegu\u00ec il restauro del soffitto ligneo<sup><a href=\"#footnote_94_1311\" id=\"identifier_94_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. B. COMAND&Egrave;, La chiesa di Santa Maria degli Angeli detta della Gancia in Palermo, Palermo 1942, pp. 39, 81 doc. XXII; P. LIPANI, La Gancia: Chiesa Santa Maria degli Angeli a Palermo, nota introduttiva di M. C. Di Natale, fotografie di V. Brai, Palermo 1990, p. 15.\">95<\/a><\/sup>. La sua esecuzione potrebbe essere localizzata agli inizi del XIX secolo. Nell\u2019insieme, l\u2019altare, grazie alla qualit\u00e0 dei marmi policromi, alla raffinatezza degli intagli lignei, alle citazioni antiquarie e classiche dell\u2019urna sotto la mensa, alla maestosit\u00e0 del tabernacolo, una vera e propria chiesa a pianta centrale in miniatura, quasi un modellino, rappresenta una mirabile sintesi di architettura, di scultura marmorea e di arte decorativa (<a title=\"Fig. 34. Ignoti marmorari, Girolamo Bagnasco, 1815 circa, altare maggiore (part. dei pilastrini che reggono la mensa), Palermo, chiesa di S. Maria degli Angeli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor34.jpg\">Figg. 34<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 35. Ignoti marmorari, Girolamo Bagnasco, 1815 circa, altare maggiore (part. di un sacerdote del Tempio con incensiere), Palermo, chiesa di S. Maria degli Angeli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor35.jpg\">35<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 36. Ignoti marmorari, Girolamo Bagnasco, 1815 circa, altare maggiore (part. della predella con il serpente di bronzo), Palermo, chiesa di S. Maria degli Angeli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor36.jpg\">36<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 37. Ignoti marmorari, Girolamo Bagnasco, 1815 circa, altare maggiore (part. della predella con la raccolta della manna), Palermo, chiesa di S. Maria degli Angeli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor37.jpg\">37<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 38. Ignoti marmorari, Girolamo Bagnasco, 1815 circa, altare maggiore (part. del tamburo della cupola con statue di Sante e Virt\u00f9), Palermo, chiesa di S. Maria degli Angeli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor38.jpg\">38<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 39. Ignoti marmorari, Girolamo Bagnasco, 1815 circa, altare maggiore (part. dei candelabri e dei vasi portafiori), Palermo, chiesa di S. Maria degli Angeli.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor39.jpg\">39<\/a>).<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin-bottom: .0001pt; text-align: justify;\">Tra gli altari meglio documentati, grazie alle inedite ricerche archivistiche qui per la prima volta pubblicate, c\u2019\u00e8 quello della<strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"> <\/strong>chiesa di S. Francesco di Paola<sup><a href=\"#footnote_95_1311\" id=\"identifier_95_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. PALERMO, Guida&hellip;, 1858, p. 711; G. M. ROBERTI, Santa Oliva ovvero la chiesa e il convento di S. Francesco di Paola in Palermo, Palermo 1905; A. BELLANTONIO, La provincia napoletana dei Minimi, Roma 1964, p. 221; C. DE SETA, M. A. SPADARO, S. TROISI, Palermo citt&agrave; d&rsquo;arte&hellip;, 2004, p. 153; A. CHIRCO, Palermo. La citt&agrave;&hellip;, 2005, pp. 220-221.\">96<\/a><\/sup><sup> <\/sup>(<a title=\"Fig. 40. Giuseppe e Michele Messina (marmorari), Salvatore Bagnasco (scultore), Giosu\u00e8 Alessi (intagliatore), Ignazio Bond\u00ec (indoratore), 1828-1830, altare maggiore, Palermo, chiesa di S. Francesco di Paola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor40.jpg\">Fig. 40<\/a>), in marmi policromi, legno intagliato e dorato, di Giuseppe e Michele Messina (marmorari), Salvatore Bagnasco (scultore), Giosu\u00e8 Alessi (intagliatore) e Ignazio Bond\u00ec (indoratore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella parte inferiore, il paliotto accoglie, entro uno spazio poco profondo, un\u2019urna in marmi policromi dalla forma trapezoidale, priva di decori. Ai lati, entro incavi rettangolari verticali, stanno due candelieri gemelli in legno dorato. La base circolare \u00e8 sorretta da tre zampe equine, il fusto \u00e8 caratterizzato da una serie di nodi decorati da larghe foglie disposte ora verso il basso, a ombrello, ora verso l\u2019alto, a fontana, per concludersi con una coppa decorata da baccelli, da cui fuoriescono fiamme (<a title=\"Fig. 41. Giuseppe e Michele Messina (marmorari), Salvatore Bagnasco (scultore), Giosu\u00e8 Alessi (intagliatore), Ignazio Bond\u00ec (indoratore), 1828-1830, altare maggiore (part. di un candelabro sotto la mensa), Palermo, chiesa di S. Francesco di Paola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor41.jpg\">Fig. 41<\/a>). Nei corni, sia a destra che a sinistra, entro nicchie, sono collocati due vasi in marmo con coperchio, terminanti con una fiamma.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">La parte superiore dell\u2019altare presenta, al centro, un monumentale tabernacolo a forma di tempietto dalla base quadrata e con alto basamento (<a title=\"Fig. 42. Giuseppe e Michele Messina (marmorari), Salvatore Bagnasco (scultore), Giosu\u00e8 Alessi (intagliatore), Ignazio Bond\u00ec (indoratore), 1828-1830, altare maggiore (part. del tabernacolo), Palermo, chiesa di S. Francesco di Paola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor42.jpg\">Fig. <\/a><a title=\"Fig. 42. Giuseppe e Michele Messina (marmorari), Salvatore Bagnasco (scultore), Giosu\u00e8 Alessi (intagliatore), Ignazio Bond\u00ec (indoratore), 1828-1830, altare maggiore (part. del tabernacolo), Palermo, chiesa di S. Francesco di Paola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor42.jpg\">42<\/a>). Otto colonne in porfido, dai capitelli compositi in legno dorato, sorreggono una massiccia trabeazione con dentellatura e un frontone con un timpano triangolare. Lo sportello del tabernacolo \u00e8 preceduto da tre gradini. La parte superiore di quest\u2019ultimo presenta un tamburo su cui si innalza la cupola emisferica. Qui sono collocate quattro statuine in legno dorato (in origine dovevano essere sei)<sup><a href=\"#footnote_96_1311\" id=\"identifier_96_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. BELLANTONIO, La provincia napoletana&hellip;, 1964, p. 221.\">97<\/a><\/sup>, personificazioni delle Virt\u00f9: Fede, Speranza, Carit\u00e0, Religione, Penitenza, Vigilanza (<a title=\"Fig. 43. Giuseppe e Michele Messina (marmorari), Salvatore Bagnasco (scultore), Giosu\u00e8 Alessi (intagliatore), Ignazio Bond\u00ec (indoratore), 1828-1830, altare maggiore (part. delle Virt\u00f9), Palermo, chiesa di S. Francesco di Paola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor43.jpg\">Fig. <\/a><a title=\"Fig. 43. Giuseppe e Michele Messina (marmorari), Salvatore Bagnasco (scultore), Giosu\u00e8 Alessi (intagliatore), Ignazio Bond\u00ec (indoratore), 1828-1830, altare maggiore (part. delle Virt\u00f9), Palermo, chiesa di S. Francesco di Paola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor43.jpg\">43<\/a>). Di queste soltanto due recano i simboli iconografici: la Carit\u00e0, che tiene in mano lingue di fuoco (la fiamma che arde nella mano sta ad indicare che l\u2019amore \u00e8 offerto come un dono) e la Religione, che regge nella mano un piccolo edificio chiesastico<sup><a href=\"#footnote_97_1311\" id=\"identifier_97_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. RIPA, Iconologia, edizione pratica a cura di P. Buscaroli, prefazione di M. Praz, Milano 1992, ad voces.\">98<\/a><\/sup>. Le statue sono opera dello scultore palermitano Salvatore Bagnasco (1804-1842)<sup><a href=\"#footnote_98_1311\" id=\"identifier_98_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. CALLARI, Bagnasco Salvatore, in L. SARULLO, Dizionario&hellip;, vol. III, 1994, p. 16; P. PALAZZOTTO, Andrea Onufrio&hellip;, in Materiali preziosi&hellip;, 2003, p. 352.\">99<\/a><\/sup>, che le intagli\u00f2 nel 1828, per la cifra di tre onze<sup><a href=\"#footnote_99_1311\" id=\"identifier_99_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, ff. 35, 37.\">100<\/a><\/sup>. Questo artista fa parte della famiglia Bagnasco, scultori in legno, attiva dalla fine del XVIII secolo agli inizi del XX secolo, il cui capostipite fu Giovanni, ma l\u2019esponente pi\u00f9 noto fu il figlio Girolamo (1759-1832). La predella presenta, entro cornici lignee dorate rettangolari, due scene a bassorilievo in legno dorato purtroppo mutile: a sinistra del tabernacolo <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">il trasporto dell\u2019uva di Canaan<\/em> (<a title=\"Fig. 44. Giuseppe e Michele Messina (marmorari), Salvatore Bagnasco (scultore), Giosu\u00e8 Alessi (intagliatore), Ignazio Bond\u00ec (indoratore), 1828-1830, altare maggiore (part. della predella con il trasporto dell\u2019uva di Canaan), Palermo, chiesa di S. Francesco di Paola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor44.jpg\">Fig. 44<\/a>), a destra <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">il sacrificio di Melchisedec o di Achimelec<\/em> (<a title=\"Fig. 45. Giuseppe e Michele Messina (marmorari), Salvatore Bagnasco (scultore), Giosu\u00e8 Alessi (intagliatore), Ignazio Bond\u00ec (indoratore), 1828-1830, altare maggiore (part. della predella con il sacrificio di Melchisedec o di Achimelec), Palermo, chiesa di S. Francesco di Paola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor45.jpg\">Fig. 45<\/a>). La prima scena, tratta dal Libro dei Numeri (13), dove viene narrato l\u2019episodio dell\u2019esplorazione della Terra promessa, rappresenta due uomini che portano a spalla una lunga trave su cui \u00e8 poggiato un enorme grappolo di uva. Dopo molte traversie gli Israeliti dal Sinai giunsero all\u2019oasi di Kades ove sostarono a lungo. Il Signore disse a Mos\u00e8: \u00abManda uomini a esplorare il paese di Canaan che sto per dare agli Israeliti\u00bb. (13, 1-2). Gli esploratori, giunti sino alla valle di Escol, \u00abtagliarono un tralcio con un grappolo d\u2019uva, che portarono in due con una stanga [\u2026] Quel luogo fu chiamato valle di Escol a causa del grappolo d\u2019uva che gli Israeliti vi tagliarono\u00bb (13, 23-24).La seconda scena presenta un sacerdote, forse Melchisedec (Genesi 14,18-20) o Achimelec (1Samuele 21,1-7), davanti ad un altare su cui \u00e8 poggiato un piatto con dei pani che sembrano essere offerti dallo stesso sacerdote a un personaggio qui mancante e che doveva trovarsi di fronte, Abramo o Davide. Rimane una struttura architettonica con due colonne e un architrave che rappresenta il Tempio di Gerusalemme. Quindi i due bassorilievi tendono ad esaltare il sacrificio eucaristico di Cristo, nei segni del vino (l\u2019uva di Canaan) e del pane (offerto dal sommo sacerdote). L\u2019altare reca sulla parte laterale inferiore a sinistra la firma: MICHELE MESSINA FECE (<a title=\"Fig. 46. Giuseppe e Michele Messina (marmorari), Salvatore Bagnasco (scultore), Giosu\u00e8 Alessi (intagliatore), Ignazio Bond\u00ec (indoratore), 1828-1830, altare maggiore (part. della base), Palermo, chiesa di S. Francesco di Paola.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/tor46.jpg\">Fig. 46<\/a>). La famiglia Messina \u00e8 documentata, tra il XVIII e il XIX secolo, e annovera tra gli esponenti ad oggi documentati Giuseppe, che dopo il 1798 realizza l\u2019altare maggiore dell\u2019Oratorio del SS. Rosario in S. Cita<sup><a href=\"#footnote_100_1311\" id=\"identifier_100_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. PALAZZOTTO, Palermo. Guida&hellip;, 2004, p. 240.\">101<\/a><\/sup>, Salvatore e Nunzio, attivi nella chiesa del Ges\u00f9 di Casa Professa a Palermo agli inizi del 1800<sup><a href=\"#footnote_101_1311\" id=\"identifier_101_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. RUGGIERI TRICOLI, Costruire Gerusalemme&hellip;, 2001, p. 253 nota 1239.\">102<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"text-align: justify;\">In realt\u00e0, le fonti archivistiche ci informano che l\u2019altare fu eseguito, tra il 1828 e il 1829, in larga parte da Giuseppe, padre di Michele, mentre questi viene citato poche volte per aver prelevato o acquistato marmi tra il dicembre 1828 e il gennaio 1829: \u00abtar\u00ec 18 a D. Michele Messina per essere andato a fatigare per la pietra della pradella a Passo di Oregone (Passo di Rigano a Palermo?)\u00bb<sup><a href=\"#footnote_102_1311\" id=\"identifier_102_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 44.\">103<\/a><\/sup>e ancora \u00abonze uno e tar\u00ec 24 a D. Michele Messina scarpellino sono per sue fatiche per essere andato alla favarotta due volte per l\u2019acquisto della Pietra della favarotta\u00bb<sup><a href=\"#footnote_103_1311\" id=\"identifier_103_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 49.\">104<\/a><\/sup>. Nell\u2019aprile del 1830 risulta infine un pagamento di 4 onze a Giuseppe e a Michele \u00abin prezzo delle loro fatiche per la formazione dell\u2019attico sotto il cubulo del tabernacolo dell\u2019altare maggiore\u00bb<sup><a href=\"#footnote_104_1311\" id=\"identifier_104_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 63.\">105<\/a><\/sup>. Si pu\u00f2 solo ipotizzare che, a seguito della morte del padre, il figlio abbia firmato l\u2019altare in qualit\u00e0 di erede e capo della bottega. La storia di questo altare inizia nel gennaio del 1828, quando vengono pagate quattro onze all\u2019adornista Salvatore Ajello \u00abper mastria per aver pittato il modello dell\u2019altare che deve costruirsi nella nostra Chiesa\u00bb e due onze e dieci tar\u00ec a Giuseppe Messina \u00abin conto della mastria del altaro come per mandato\u00bb<sup><a href=\"#footnote_105_1311\" id=\"identifier_105_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 29.\">106<\/a><\/sup>. Il Messina si occup\u00f2 dell\u2019acquisto dei marmi e della relativa secatura. In particolare, \u00e8 interessante l\u2019acquisto da parte del Messina di \u00abun pezzo di Burl\u00e8 per fatigare i cavallucci dei Palliotti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_106_1311\" id=\"identifier_106_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 34.\">107<\/a><\/sup> presso il marmoraro palermitano Mosca, esponente di un\u2019altra famiglia di marmorari specializzata nella realizzazione di altari e pavimenti nelle chiese di Palermo, tra \u2018700 e \u2018800<sup><a href=\"#footnote_107_1311\" id=\"identifier_107_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. RUGGIERI TRICOLI, Costruire Gerusalemme&hellip;, 2001, pp. 149-150.\">108<\/a><\/sup>, e di \u00abmarmo persichino per i moriglioni del tabernacolo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_108_1311\" id=\"identifier_108_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 37.\">109<\/a><\/sup><sup> <\/sup>per la cifra di un\u2019onza e 18 tar\u00ec, presso Giuseppe Durante, un altro esponente di una importante famiglia palermitana di marmorari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune pietre dure (listilli di granito rosso e pietra calcara per l\u2019urna) furono acquistate per la cifra di cinque onze presso Nicol\u00f2 Todaro<sup><a href=\"#footnote_109_1311\" id=\"identifier_109_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, ff. 32, 33, 34, 36, 37.\">110<\/a><\/sup>, uno degli autori dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Giuseppe dei Teatini, esponente di una operosa famiglia di \u00abpetristi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_110_1311\" id=\"identifier_110_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. RUGGIERI TRICOLI, Costruire Gerusalemme&hellip;, 2001, p. 162.\">111<\/a><\/sup>. Altri artigiani documentati furono Lorenzo Somma che, tra il 19 e il 31 maggio 1828, si occup\u00f2 di \u201callustrare\u201d i marmi per la cifra di due onze e 12 tar\u00ec e mastro Giuseppe Pellicano pirriatore \u00abper dividere la pietra venuta da Portella di Mare per formare i scaloni dell\u2019altare maggiore\u00bb (novembre 1828), il cui compenso fu di 28 tar\u00ec<sup><a href=\"#footnote_111_1311\" id=\"identifier_111_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, ff. 34,35, 38, 39.\">112<\/a><\/sup>. Dalla lettura dei documenti \u00e8 possibile rintracciare, con certa approssimazione, anche i luoghi di provenienza dei marmi come Passo di Rigano a Palermo, la Favarotta, forse vicino Terrasini o Modica, e Portella di Mare nei pressi di Misilmeri, in provincia di Palermo. L\u2019intagliatore Giosu\u00e8 Alessi realizz\u00f2 negli ultimi mesi del 1829, per la cifra di 25 onze e tre tar\u00ec, venti candelieri del gradino bastardo, otto capitelli per le colonne del tabernacolo, \u00abuna palma, corona e piomazzo dell\u2019urna\u00bb e due candelabri, identificabili con quelli posti nelle nicchie ai lati dell\u2019urna sotto la mensa<sup><a href=\"#footnote_112_1311\" id=\"identifier_112_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, ff. 44, 59.\">113<\/a><\/sup>. Potrebbero essere suoi i sei candelabri in legno dorato dallo stile neoclassico ancora oggi collocati sull\u2019altare e gli altri decori lignei, come le due scene dell\u2019Antico Testamento nella predella. La doratura dell\u2019altare, dei candelieri e altro ancora non specificato nei documenti venne eseguita da Ignazio Bond\u00ec per la cifra di venti onze<sup><a href=\"#footnote_113_1311\" id=\"identifier_113_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, ff. 49-50.\">114<\/a><\/sup>. Infine, l\u2019argentiere Giacomo D\u2019Angelo realizz\u00f2 la cerniera del tabernacolo per la cifra di 11 onze<sup><a href=\"#footnote_114_1311\" id=\"identifier_114_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 49.\">115<\/a><\/sup>. Questo maestro \u00e8 lo stesso che restaur\u00f2, nel 1846, la statua d\u2019argento dell\u2019Immacolata della Basilica di S. Francesco d\u2019Assisi di Palermo, realizzando contestualmente il globo con i segni dello zodiaco ai piedi della Vergine e i quattro vasi d\u2019argento del fercolo<sup><a href=\"#footnote_115_1311\" id=\"identifier_115_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. ROTOLO, La Basilica di San Francesco d&rsquo;Assisi in Palermo, Palermo 1952, pp. 136-138; M. C. DI NATALE, scheda V,5, in Le Confraternite dell&rsquo;Arcidiocesi di Palermo. Storia e Arte, a cura di M. C. Di Natale, fotografie di E. Brai, Palermo 1993, p. 232.\">116<\/a><\/sup>. La presente ricerca ha lo scopo di riportare all\u2019attenzione degli studiosi e dei fedeli uno specifico patrimonio artistico che \u00e8 stato confinato nell\u2019oblio, come conseguenza dei dettami post conciliari che hanno decretato l\u2019adeguamento degli spazi liturgici imponendo una maggiore centralit\u00e0 della mensa rivolta al popolo. Lo stesso Messale Romano si mostra moderatamente sensibile verso i vecchi altari: \u00abnelle chiese gi\u00e0 costruite, quando il vecchio altare \u00e8 collocato in modo da rendere difficile la partecipazione del popolo e non pu\u00f2 essere rimosso senza danneggiare il valore artistico, si costruisca un altro altare fisso, realizzato con arte e debitamente dedicato. Soltanto sopra questo altare si compiano le sacre celebrazioni. Il vecchio altare non venga ornato con particolare cura per non sottrarre l\u2019attenzione dei fedeli dal nuovo altare\u00bb (Ordinamento Generale del Messale Romano, 303). La perdita dell\u2019originaria funzione degli altari maggiori disposti in fondo alla parete del presbiterio e la riforma liturgica del Concilio Vaticano II hanno perci\u00f2 distolto l\u2019attenzione dallo stato di conservazione degli altari stessi che vengono spesso utilizzati solo come supporti per scenografiche composizioni legate ai vari tempi liturgici e non come \u201cmistero di presenza\u201d e \u201copera dell\u2019arte\u201d<sup><a href=\"#footnote_116_1311\" id=\"identifier_116_1311\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;altare: mistero di presenza&hellip;, 2005.\">117<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1311\" class=\"footnote\">M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em>Arte e decorazione degli altari delle Chiese di Sicilia<\/em>, Palermo 1992; M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em>Il teatro e l\u2019altare. Paliotti \u201cd&#8217;architettura\u201d in Sicilia<\/em>, Palermo 1992.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1311\" class=\"footnote\">Rito della dedicazione di un altare, Premesse, n. 155, Pontificale Romano.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1311\" class=\"footnote\"><em> Ordo dedicationis Ecclesiae et altaris<\/em>, IV, 1, Citt\u00e0 del Vaticano 1977; A. TESIO, <em>Altare<\/em>, in <em>Enciclopedia Cattolica<\/em>, vol. I, Firenze 1948, pp. 922-926; P. JOUNEL, <em>Luoghi della celebrazione<\/em>, in <em>Nuovo Dizionario di Liturgia<\/em>, a cura di D. Sartore e A. M. Triacca, Roma 1984, pp. 789-797; K. RICHTER, <em>Comunit\u00e0, spazio liturgico e altare<\/em>, in <em>L\u2019altare: mistero di presenza, opera dell\u2019arte<\/em>, atti del II Convegno liturgico internazionale (Bose, 31 ottobre-2 novembre 2003), a cura di G. Boselli, Magnano 2005, pp. 183-198.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1311\" class=\"footnote\">F. MUNTER, <em>Viaggio in Sicilia<\/em>, a cura di F. Peranni, presentazione di R. Giuffrida, Palermo 1990, vol. I, p. 19; E. SESSA, <em>Ajroldi Alfonso<\/em>, in L. SARULLO, <em>Dizionario degli artisti siciliani<\/em>, vol. I, <em>Architettura<\/em>, a cura di M. C. Ruggieri Tricoli, Palermo 1993, p. 3; H. TUZET, <em>Viaggiatori stranieri in Sicilia nel XVIII secolo<\/em>, Palermo 1988.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1311\" class=\"footnote\">E. MAURO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palma Nicol\u00f2<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026<\/em>, vol. I, 1993, pp. 342-344.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1311\" class=\"footnote\"> E. SESSA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Gigante Andrea<\/em> in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026,<\/em> vol. I, 1993, pp. 207-208.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1311\" class=\"footnote\"> Nel 1759 ritorna a Palermo da Roma e conquista la pi\u00f9 esclusiva e colta committenza a partire da quella ecclesiastica come l\u2019Ordine dei Filippini (E. MAURO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Marvuglia Venanzio Giuseppe<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026<\/em>, vol. I, 1993, pp. 290-293; M. GIUFFR\u00c8, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Sicilia verso i neostili e le ville dei principi di Belmonte a Palermo<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dal tardobarocco ai neostili: il quadro europeo e le esperienze siciliane<\/em>, atti della giornata di studio (Catania, 14 novembre 1997), a cura di G. Pagnano, Messina 2000, pp. 15-25; <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo nell\u2019et\u00e0 dei neoclassicismi. Disegni di architettura conservati negli archivi palermitani<\/em>, a cura di M. Giuffr\u00e8 e M. R. Nobile, Palermo 2000, pp. 104-110; E. DOTTO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Libreria di San Martino delle Scale: ridisegno degli interventi di G.B. Amico, G. Maggiordomo, G.V. Marvuglia<\/em>, Palermo 2001; P. PALAZZOTTO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La collezioni di disegni d\u2019architettura dei Marvuglia nell\u2019Archivio Palazzotto di Palermo. La formazione romana all\u2019Accademia di San Luca (1747?-1759),<\/em> in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Ottant\u2019anni di un Maestro. Omaggio a Ferdinando Bologna,<\/em> a cura di F. Abbate, Napoli 2006, pp. 690-691; P. PALAZZOTTO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Marvuglia Giuseppe Venanzio<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia della Sicilia, <\/em>a cura di C. Napoleone, Parma 2006, pp. 583-584). Per essi esegu\u00ec \u00abil riammodernamento in senso tardo barocco con contrappunti neoclassici\u00bb della navata centrale e del presbiterio della chiesa di S. Ignazio martire all\u2019Olivella (1760-primi anni del XIX secolo), il nuovo altare maggiore della stessa chiesa (1786-1792) e il vicino oratorio di S. Filippo Neri (1762-69), vero capolavoro classicista ((P. PALAZZOTTO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Marvuglia Giuseppe Venanzio<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia\u2026<\/em>, 2006, p. 583).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1311\" class=\"footnote\">E. MAURO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Chenchi Carlo<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026<\/em>, vol. I, 1993, pp. 105-106; EADEM, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Chenchi Carlo<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia \u2026,<\/em> 2006, p. 276.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1311\" class=\"footnote\">M. MIRANDA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Per una storia dei siti borbonici in Sicilia<\/em>, in \u201cBCA Sicilia\u201d, 1-2, 1988-1989, p. 80.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1311\" class=\"footnote\">E. MAURO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cardona Giovanni Emanuele<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026,<\/em> vol. I, 1993, pp. 87-88; M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico e prassi della \u201crimodernazione\u201d: Emmanuele Cardona architetto dei Bianchi<\/em>, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura degli oratori: uno strumento ermeneutico per l\u2019urbanistica palermitana<\/em>, con ricerche archivistiche di B. De Marco Spata; presentazione di V. Cabianca, Palermo 1995, pp. 105-107.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1311\" class=\"footnote\">M. ACCASCINA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Oreficeria <\/em><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">diSicilia dal XII al XIX secolo<\/em>, Palermo 1974, pp. 417, 424-425; M. C. DI NATALE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La raccolta di argenteria sacra nel Museo Diocesano di Palermo<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Arti decorative nel Museo Diocesano di Palermo: dalla citt\u00e0 al museo e dal museo alla citt\u00e0,<\/em> a cura di M. C. Di Natale; fotografie E. Brai, Palermo 1999, pp. 119-120; G. INGAGLIO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">scheda IV.42<\/em>, in<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> Veni creator Spiritus. Tertio millennio adveniente<\/em>, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">capolavori siciliani d\u2019arte sacra<\/em>, catalogo della mostra (Agrigento, Chiesa di San Lorenzo, Purgatorio, 8 dicembre 2000-6 maggio 2001) a cura di G. Ingaglio, Agrigento 2001, pp. 141-142.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1311\" class=\"footnote\">D. RUFFINO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Anito Nicol\u00f2<\/em>, in L. SARULLO,<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> Dizionario\u2026<\/em>, vol. I, 1993, pp. 23-24; EADEM, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Anito Nicol\u00f2<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia\u2026<\/em>, 2006, p. 115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1311\" class=\"footnote\">Archivio di Stato di Palermo (da ora in poi ASP), <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Corporazioni religiose soppresse<\/em>, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Casa dei PP. Teatini in San Giuseppe<\/em>, Libro Maggiore, Conti di abbellimento del Cappellone Maggiore della chiesa di San Giuseppe, v. 855, ff. 66, 68; G. PALERMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Guida istruttiva per Palermo e i suoi dintorni<\/em>, Palermo 1858, rist. anast. 1984, p. 473; M. C. DI NATALE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Conoscere Palermo<\/em>, Palermo 1995, p. 66; M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico\u2026,<\/em> in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026,<\/em> 1995, p. 201, docc. nn. 59-60; C. DE SETA, M. A. SPADARO, S. TROISI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo citt\u00e0 d\u2019arte. Guida ai monumenti di Palermo e Monreale<\/em>, Palermo 2004, p. 185; A. CHIRCO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo. La citt\u00e0 ritrovata: itinerari entro le mura<\/em>, Palermo 2005, p. 162; I. GUCCIONE, S. PIAZZA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo: San Giuseppe dei Teatini<\/em>, Palermo 2008. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1311\" class=\"footnote\">A. GIULIANA ALAJMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Architetti regi in Sicilia: la chiesa di Santa Ninfa detta dei Crociferi in Palermo<\/em>, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">sede della Parrocchia di S. Croce con documenti inediti<\/em>, Palermo 1964, p. 17; C. DE SETA, M. A. SPADARO, S. TROISI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo citt\u00e0 d\u2019arte\u2026<\/em>, 2004, p. 196; A. CHIRCO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo. La citt\u00e0\u2026,<\/em> 2005, p. 97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1311\" class=\"footnote\">D. MALIGNAGGI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Le arti figurative del Settecento in Sicilia<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Sicilia nel Settecento<\/em>, Messina 1984, p. 734.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1311\" class=\"footnote\">P. SORCI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Per una teologia dell\u2019altare<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Gli spazi della celebrazione rituale<\/em>, a cura di S. Maggiani, Roma 2005, pp. 41-42.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1311\" class=\"footnote\"><\/sup>A. TESIO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Altare<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia\u2026<\/em>, vol. I, 1948, pp. 922-926.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1311\" class=\"footnote\">M. RIGHETTI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Manuale di Storia liturgica<\/em>, vol. I, Milano 1964, pp. 546-553; G. GIRARDET, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Tabernacolo,<\/em> in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario biblico<\/em>, a cura di G. Miegge, Torino 1992, pp. 581-582; M. PIACENZA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La custodia dell\u2019eucarestia<\/em><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">:<\/em><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> il tabernacolo e la sua storia<\/em>, Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Casamari 31 luglio 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1311\" class=\"footnote\">Si tratta delle parti ai lati del tabernacolo, dove sono, di solito, inserite le storie bibliche e i simboli eucaristici. Il termine predella qui utilizzato non va confuso con il medesimo nome con cui viene designato l\u2019ultimo gradino dell\u2019altare, quello su cui sta il sacerdote durante i riti. Alla fine del XVI secolo, per collegare il dossale dipinto con la mensa si costru\u00ec uno zoccolo o gradino, chiamato predella, al fine di porre la croce e due candelieri per la Messa: \u00abfu proprio la predella il punto di partenza di quelle nuove superstrutture addossate all\u2019altare a foggia di gradinata, le quali, si popolarono di candelieri, di vasi, di busti di Santi, e fecero somigliare l\u2019altare ad una monumentale credenza\u00bb (M. RIGHETTI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Manuale di Storia\u2026,<\/em> vol. I, 1950, p. 514).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1311\" class=\"footnote\">C. SCORDATO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">San Giorgio in Kemonia, il programma iconografico<\/em>, in A. DI BENNARDO, S. GRASSO, G. MENDOLA, C. SCORDATO, V. VIOLA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Chiesa di San Giorgio in Kemonia. Contesti, cronache e committenza, <\/em>Palermo 2009, pp. 134-135.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1311\" class=\"footnote\">A. TESIO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Altare (Liturgia),<\/em> in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia\u2026<\/em>, vol. I, 1948, pp. 922-924.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1311\" class=\"footnote\">T. VERDON, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Le origini dell\u2019altare barocco e la Contro-Riforma a Firenze<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Altari e committenza: episodi a Firenze nell\u2019eta\u2019 della Controriforma,<\/em> a cura di C. De Benedictis, Firenze 1996, p. 20.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1311\" class=\"footnote\"><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1311\" class=\"footnote\">A. G. LARRAYA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Serpente di bronzo<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia della Bibbia<\/em>, vol. VI, Torino 1971, pp. 413-414; M. LURKER, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario delle immagini e dei simboli biblici,<\/em> ed it. a cura di G. Ravasi, Cinisello Balsamo 1990, p. 190. La scena \u00e8 visibile nell\u2019altare della cappella dei SS. Pietro e Agata della Cattedrale, nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Maria degli Angeli, nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Antonio da Padova, nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Orsola.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1311\" class=\"footnote\">V. GATTI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Manna<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Grande Enciclopedia illustrata della Bibbia<\/em>, vol. 2, Casale Monferrato (AL) 1997, p. 310. Negli altari esaminati questa scena si ritrova nell\u2019altare della cappella dei SS. Pietro e Agata della Cattedrale, nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Maria degli Angeli, nell\u2019altare della cappella dell\u2019Immacolata della chiesa del Carmine Maggiore.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1311\" class=\"footnote\">B. UBACH, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Refidim<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia\u2026<\/em>, vol. V, 1971, pp. 1214-1215. Questo racconto si ritrova in un bassorilievo della predella dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Antonio da Padova e nel paliotto dell\u2019altare maggiore dell\u2019Oratorio di S. Maria di Ges\u00f9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1311\" class=\"footnote\"><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Israele e la Chiesa: i due esploratori della Terra promessa. Per una teologia cristiana dell&#8217;ebraismo<\/em>, relazione di Bruno Forte (4 novembre 2004) al convegno \u201cLa Chiesa Cattolica e l\u2019Ebraismo dal Vaticano II ad oggi\u201d (19 ottobre 2004-25 gennaio 2005), Roma Pontificia Universit\u00e0 Gregoriana. Questo episodio si trova in due bassorilievi collocati nelle specchiature della predella negli altari maggiori dell\u2019Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami e della chiesa di S. Francesco di Paola.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1311\" class=\"footnote\">La scena si ritrova negli altari maggiori della Chiesa di S. Maria degli Angeli e dell\u2019Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami di Palermo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1311\" class=\"footnote\">G. GIRARDET, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Melchisedec<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026<\/em>, 1992, p. 388. La scena si ritrova nei bassorilievi dell\u2019altare maggiore e dell\u2019altare della cappella della Madonna del Carmelo nella chiesa del Carmine Maggiore.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1311\" class=\"footnote\">R. W. L. MOBERLY, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">The Bible, Theology and Faith: a study of Abraham and Jesus<\/em>, Cambridge 2000, pp. 71-72. L\u2019immagine del Sacrificio di Isacco \u00e8 presente nell\u2019altare maggiore della chiesa del Carmine, dell\u2019Oratorio di S. Caterina d\u2019Alessandria, dell\u2019Oratorio del SS. Rosario in S. Domenico, dell\u2019Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami, della chiesa di S. Giorgio in Kemonia e della chiesa di S. Orsola.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1311\" class=\"footnote\">G. BOUCHARD, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Elia<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026,<\/em> 1992, p. 200. Il racconto del miracolo del profeta Elia \u00e8 rappresentato nell\u2019altare maggiore della chiesa del Carmine e della chiesa di S. Orsola.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1311\" class=\"footnote\"> J. A. G. LARRAYA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Ahimelek,<\/em> in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia\u2026,<\/em> vol. I, 1969, pp. 238-239. Si pu\u00f2 vedere nell\u2019altare maggiore dell\u2019Oratorio di S. Caterina d\u2019Alessandria.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1311\" class=\"footnote\">J. HANI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Il simbolismo del tempio cristiano<\/em>, Roma 1996, pp. 115-133.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1311\" class=\"footnote\">R. RIESNER, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Emmaus<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Grande Enciclopedia\u2026,<\/em> vol. 1, 1997, pp. 479-480. L\u2019episodio \u00e8 presente nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Ignazio all\u2019Olivella e della chiesa del Carmine Maggiore. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1311\" class=\"footnote\">M. LURKER, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026<\/em>, 1990, pp. 6-8; E. BIANCHI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019Apocalisse di Giovanni. Commento esegetico spirituale,<\/em> 2000; M. ADINOLFI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Apocalisse. Testo, simboli e visioni<\/em>, Milano 2001; U. VANNI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019Apocalisse. Ermeneutica, esegesi, teologia<\/em>, Bologna 1998; M. C. DI NATALE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Agnus Dei,<\/em> in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Ges\u00f9: il corpo, il volto nell\u2019arte<\/em>, catalogo della mostra (Caserta, Scuderie Juvarriane della Reggia, 1 aprile-1 agosto 2010), a cura di T. Verdon, Milano 2010, pp. 155-160. L\u2019immagine dell\u2019agnello mistico compare in monili d\u2019oro del XVII secolo nel Tesoro della Madonna di Trapani del santuario dell\u2019Annunziata, oggi al Museo Regionale Pepoli (M. C. DI NATALE, schede I,3, I,4, I,5, in Il <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">tesoro nascosto: Gioie e argenti per la Madonna di Trapani,<\/em> a cura di M. C. Di Natale e V. Abbate, Palermo 1995, pp. 99-102). Nelle opere qui esaminate ritroviamo l\u2019<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Agnus Dei <\/em>nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Giuseppe dei Teatini, nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Matteo, nell\u2019altare della cappella dei SS. Pietro e Agata della Cattedrale, nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Francesco Saverio, nell\u2019altare maggiore dell\u2019Oratorio di S. Giuseppe dei Falegnami.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1311\" class=\"footnote\">L\u2019episodio evangelico \u00e8 visibile sulla predella dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Giorgio in Kemonia (oggi parrocchia di S. Giuseppe Cafasso).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1311\" class=\"footnote\">A. GIULIANA ALAJMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Architetti regi e la loro sconosciuta opera nella parrocchia di Sant\u2019Antonio Abate in Palermo<\/em>, Palermo 1955, pp. 6, 15; A. CHIRCO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo\u2026<\/em>, 2005, p. 167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1311\" class=\"footnote\">G. PALERMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Guida\u2026,<\/em> 1858, p. 473; M. C. DI NATALE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Conoscere\u2026<\/em>, 1995, p. 66; M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico\u2026,<\/em> in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026,<\/em> 1995, p. 201, docc. nn. 59-60; C. DE SETA, M. A. SPADARO, S. TROISI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo citt\u00e0 d\u2019arte\u2026,<\/em> 2004, p. 185; A. CHIRCO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo. La citt\u00e0\u2026,<\/em> 2005, p. 162; I. GUCCIONE, S. PIAZZA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo: San Giuseppe\u2026,<\/em> 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1311\" class=\"footnote\">P. LIPANI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Gancia: Chiesa Santa Maria degli Angeli a Palermo<\/em>, con nota introduttiva di M. C. Di Natale; fotografie V. Brai, Palermo 1990, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1311\" class=\"footnote\">G. PALERMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Guida\u2026,<\/em> 1858, p. 134; A. GIULIANA ALAJMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Chiesa di Santa Ninfa detta dei Crociferi\u2026,<\/em> 1964, p. 17; D. GARSTANG, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Giacomo Serpotta\u2026,<\/em> 1990, p. 237; E. MAURO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Marvuglia Venanzio Giuseppe,<\/em> in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026,<\/em> vol. I, 1993, p. 292; M. C. DI NATALE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Conoscere\u2026<\/em>, 1995, p. 104; N. DONATO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Sant\u2019Ignazio\u2026,<\/em> in E. SESSA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Le Chiese\u2026,<\/em> 1995, p. 229; M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico\u2026,<\/em> in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026,<\/em> 1995, p. 153; <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo nell\u2019et\u00e0 dei neoclassicismi\u2026,<\/em> 2000, p. 106; P. PALAZZOTTO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La collezioni di disegni d\u2019architettura\u2026,<\/em> in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Ottant\u2019anni di un Maestro\u2026,<\/em> 2006, p. 691.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1311\" class=\"footnote\"><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Guida alla Basilica di San Pietro<\/em>, Roma 1995, p. 21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1311\" class=\"footnote\">B. MONTEVECCHI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Il tabernacolo di Bonconte da Camerino<\/em>, in \u201cOADI Rivista dell\u2019Osservatorio per le Arti Decorative in Italia\u201d, anno 1, n. 2 dicembre 2010, pp. 80-91.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1311\" class=\"footnote\">M. C. DI NATALE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Agnus Dei,<\/em> in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Ges\u00f9\u2026<\/em>, Milano 2010, pp. 155-160.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1311\" class=\"footnote\"> G. PALERMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Guida\u2026,<\/em> 1858, p. 580; E. PERRICONE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Cappella di S. Pietro e di S. Agata esistente nella Cattedrale di Palermo: studi di mons. can. Enrico Perricone pubblicati per l&#8217;inaugurazione della stessa cappella riccamente decorata dal compianto mons. can. Pietro Boccone<\/em>, Palermo 1916, p. 40; L. BICA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cappelle ed altari della Cattedrale di Palermo<\/em>, Palermo 1983, pp. 37-38; <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Cattedrale di Palermo (1170-1946)<\/em>, a cura di A. Zanca con appendici di M. Giuffr\u00e8 e R. La Duca, Palermo 1989, p. 321; R. SANTORO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Cattedrale di Palermo<\/em>, Palermo 2000, p. 102; A. CHIRCO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo\u2026,<\/em> 2005, p. 44.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1311\" class=\"footnote\">A. MANGANARO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La chiesa di S. Francesco Saverio in Palermo ed il suo architetto: con 55 documenti inediti<\/em>, Palermo 1940, p. 41; M. C. DI NATALE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Conoscere\u2026,<\/em> 1995, p. 77; M. VITELLA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Le opere d\u2019arte della chiesa di San Francesco Saverio<\/em>, in V. VIOLA, M. VITELLA, C. SCORDATO, F. M. STABILE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Chiesa di San Francesco Saverio. Arte Storia Teologia<\/em>, a cura di C. Scordato, premessa di M. C. Di Natale, San Martino delle Scale 1999, p. 57; N. Alfano, P. Palermo, G. Montana, C. Scordato, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Chiesa di San Francesco Saverio<\/em><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">: <\/em><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">dalla fabbrica alla suppellettile<\/em>, S. Martino delle Scale 2003, pp. 40-41; C. DE SETA, M. A. SPADARO, S. TROISI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo citt\u00e0 d\u2019arte\u2026,<\/em> 2004, p. 155; A. CHIRCO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo. La citt\u00e0\u2026,<\/em> 2005, p. 338.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1311\" class=\"footnote\">C. NICOTRA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Il Carmelo palermitano tradizione e storia<\/em>, Palermo 1960, p. 93.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1311\" class=\"footnote\">R. BERNABEI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Chiese di Roma<\/em>, Roma 2007, pp. 290-291. Molti altari seicenteschi della Basilica di S. Pietro a Roma presentano sotto la mensa aperture circolari, fornite di artistiche grate in bronzo dorato, che permettevano la visione e l\u2019adorazione delle reliquie dei Santi titolari delle cappelle (S. Gregorio Nazianzeno, i santi Processo e Martiniano, S. Petronilla, S. Leone Magno, S. Giuseppe, ma con le reliquie dei santi Simone e Giuda Taddeo) (<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Guida alla Basilica\u2026<\/em>, 1995, pp. 23, 31, 33, 36, 38). Altro esempio \u00e8 l\u2019altare papale della Basilica di S. Maria Maggiore progettato da Ferdinando Fuga alla met\u00e0 del \u2018700, la cui mensa, sorretta da quattro angeli in bronzo dorato di Filippo Tofani su modello di Pietro Bracci (R. BERNABEI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Chiese\u2026<\/em>, 2007, pp. 220-229), \u00e8 costituita da una grande urna in porfido con zampe leonine e decorazioni fitomorfe in bronzo dorato, e nella stessa basilica, l\u2019altare della Cappella Paolina (R. BERNABEI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Chiese\u2026,<\/em> 2007, p. 227). Un\u2019altra grande urna si ritrova nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Marcello al Corso, nella chiesa di S. Girolamo degli Illirici, nella chiesa di Sant\u2019Eustachio, sempre a Roma<sup> <\/sup>(R. BERNABEI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Chiese\u2026<\/em>, 2007, pp. 72, 33, 133).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1311\" class=\"footnote\">G. PALERMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Guida\u2026,<\/em> 1858, p. 434; A. CHIRCO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo\u2026,<\/em> 2005, p. 100.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1311\" class=\"footnote\">F. ROTOLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Abside centrale della Basilica di S. Francesco d&#8217;Assisi in Palermo: vicende storiche,<\/em> in \u201cArchivio Storico Siciliano\u201d, serie III, vol. XVI, 1967, p. 161; M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico\u2026, <\/em>in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA,<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026, <\/em>1995, p. 155; P. F. ROTOLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Basilica di San Francesco d\u2019Assisi e le sue cappelle. Un monumento unico della Palermo medievale<\/em>, cura redazionale C. Miceli, fotografie E. Brai e G. Ventura, Palermo 2010, p. 389.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1311\" class=\"footnote\">Raramente sono state riscontrate figure di Santi, come nell\u2019altare d\u2019argento della cappella di S. Rosalia nella Cattedrale di Palermo, di ignoto argentiere palermitano del 1803 (<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Cattedrale di Palermo&#8230;,<\/em> 1989, p. 317; M. C. DI NATALE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Santa Rosalia nelle arti decorative<\/em>, introduzione di A. Buttitta con contributi di P. Collura e M. C. Ruggieri Tricoli, Palermo 1991, p. 32; M. C. DI NATALE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">S. Rosaliae<\/em><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> <\/em><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> patriae servatrici,<\/em> con contributi di M. Vitella, fotografie di E. Brai, Palermo 1994, p. 75) e nell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Rosalia a Bivona (Ag), di Pietro Sciurba da Palazzo Adriano (1901) (S. TORNATORE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Il culto di S. Rosalia a Bivona. La chiesa e il fercolo<\/em>, Bivona 2009, p. 19), dove la Santa \u00e8 rappresentata nell\u2019atto di scolpire l\u2019iscrizione della Quisquina.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1311\" class=\"footnote\">Il motivo degli angeli-telamoni si ritrova in opere dei secoli precedenti in altre aree del continente come nel Tabernacolo della cappella Sistina della Basilica di S. Maria Maggiore in Roma, opera di G. B. Ricci e S. Torregiani (XVI secolo) (R. BERNABEI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Chiese\u2026<\/em>, 2007, p. 228), nell\u2019altare della cappella di S. Camillo de Lellis nella chiesa di S. Maria Maddalena a Roma (prima met\u00e0 XVIII secolo) di F. Giardoni e V. Consalvi (<em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">EADEM<\/em>, pp. 49-50), nell\u2019altare maggiore della chiesa della Certosa di S. Martino di Napoli (prima met\u00e0 XVIII secolo) su progetto di Francesco Solimena (G. A. GALANTE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Le chiese di Napoli. Guida sacra alla citt\u00e0, la storia, le opere d&#8217;arte e i monumenti<\/em>, Mugano di Napoli 2007, p. 60).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1311\" class=\"footnote\">A. CUCCIA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Chiesa del convento di Sant\u2019Antonio da Padova di Palermo<\/em>, contributi di F. Brugn\u00f2, M. Girgenti, F. P. Massara, S. Riccobono, A. M. Schmidt, M. A. Spadaro, G. Travagliato, G. Verde, M. Vitella, Palermo 2002, p. 47; C. DE SETA, M. A. SPADARO, S. TROISI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo citt\u00e0 d\u2019arte\u2026,<\/em> 2004, p. 135; A. CHIRCO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo. La citt\u00e0\u2026,<\/em> 2006, p. 88.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1311\" class=\"footnote\">A. ZAMBITO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">scheda II.6<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Mirabile artificio 2: lungo le vie del legno, del marmo e dello stucco. Scultori e modellatori in Sicilia dal XV al XIX secolo<\/em>, a cura di M. Guttilla, Palermo 2010, p. 134.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1311\" class=\"footnote\">M. VITELLA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">scheda III,3<\/em> in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Il Tesoro nascosto\u2026,<\/em> 1995, pp. 246-247.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1311\" class=\"footnote\">D. MALIGNAGGI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Valerio Villareale<\/em>, catalogo a cura di D. Favatella, Palermo 1976, p. 62.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_1311\" class=\"footnote\"><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Tre secoli di argenti napoletani<\/em>, catalogo a cura di C. Catello, fotografie di M. Jodice, Napoli 1988, pp. 70, 173-175.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_1311\" class=\"footnote\">G. INGAGLIO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">scheda III.26<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Veni Creator\u2026,<\/em> 2001, pp. 94-95.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_1311\" class=\"footnote\">R. VADAL\u00c0, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Gusto eclettico e contaminazioni. Le suppellettili del duomo di Erice al tempo dei neostili<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Il Duomo di Erice tra Gotico e Neogotico<\/em>, atti della giornata di studi (Erice, 16 dicembre 2006) a cura di M. Vitella, Erice 2008, p. 59.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_1311\" class=\"footnote\">ASP, Spasimo, vol. 38, ff. 105-113: <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Relazione preventiva per la formazione di un altare maggiore di marmo per la V.le Chiesa de RR. PP. Benedettini Bianchi<\/em>; A. DI BENNARDO, S. GRASSO, G. MENDOLA, C. SCORDATO, V. VIOLA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Chiesa di San Giorgio in Kemonia. Contesti, cronache e committenza<\/em>, Palermo 2009, pp. 58, 184-185.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_1311\" class=\"footnote\">S. PIAZZA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">I marmi mischi delle chiese di Palermo<\/em>, Palermo 1992; G. MONTANA, V. GAGLIARDO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">I marmi e i diaspri del Barocco siciliano<\/em>, Palermo 1998.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_1311\" class=\"footnote\">Cfr. nota 51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_1311\" class=\"footnote\">G. FATTA, T. CAMPISI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La costruzione della Real Casina di Ficuzza<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Il Barocco e la regione corleonese,<\/em> atti della Giornata di studio (Chiusa Sclafani, 5 ottobre 1997), a cura di A. G. Marchese, introduzione di M. Giuffr\u00e8, premessa di G. Governali, Palermo 1999, pp. 170-171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_1311\" class=\"footnote\">E. MAURO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cardona Giovanni Emanuele<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026,<\/em> vol. I, 1993, pp. 87-88.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_1311\" class=\"footnote\">ASP, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Notai<\/em>, Agatone Maria Serio, vol. 18011, ff. 83-86, vol. 33931 ff. 399, 409-410, 621-622; G. PALERMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Guida\u2026,<\/em> 1858, p. 111; G. DADDI, S. <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Matteo vecchio e nuovo: le due chiese (1088-1633) e l\u2019Unione dei Miseremini,<\/em> Palermo 1916, p. 129; E. MAURO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cardona Giovanni Emanuele<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026<\/em>, vol. I, 1993, pp. 87-88; M. C. DI NATALE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Conoscere\u2026,<\/em> 1995, p. 69; F. MIRABELLA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La chiesa di San Matteo al Cassaro<\/em>, premessa di M. C. Di Natale, fotografie di E. Brai, Palermo 1995 p. 30; M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico\u2026, <\/em>in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026,<\/em> 1995, pp. 156-162.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_1311\" class=\"footnote\">E. MAURO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Fiorelli Vincenzo<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026,<\/em> vol. I, 1993, p. 180; M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Costruire Gerusalemme: il complesso gesuitico della Casa Professa di Palermo dalla storia al museo,<\/em> presentazione di T. Romano, interventi di A. Gaeta, M. D. Vacirca, R. M. Zito, rilievi di G. Acciaro, fotografie di E. Brai, Milano 2001, p. 161.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_1311\" class=\"footnote\">M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Costruire Gerusalemme\u2026, <\/em>2001, pp. 161-162.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_1311\" class=\"footnote\">Nel progetto si vede che al centro del paliotto era prevista la scena del Sacrificio di Isacco mentre il tabernacolo era un tempietto circolare completamente libero e isolato dalla predella, ma circondato da colonne che sostenevano un baldacchino su cui stavano quattro angeli reggi corona. Sull\u2019altare stavano sei candelieri e quattro vasi in legno indorati, nel 1822, da mastro Girolamo Fernandez per la cifra di 100 onze (M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico \u2026,<\/em> in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026,<\/em> 1995, p. 211, doc. n. 165). L\u2019altare, restaurato nel 1903 dallo scultore Salvatore Orlando, sotto la direzione dell\u2019architetto Giuseppe Patricolo, fu danneggiato dai bombardamenti del 9 maggio 1943 e sostituito con un nuovo altare progettato da Francesco Valenti, ancora oggi in situ (M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Costruire Gerusalemme\u2026,<\/em> 2001, pp. 170-171).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_1311\" class=\"footnote\">E. MAURO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Chenchi Carlo<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026<\/em>, vol. I, 1993, pp. 105-106; E. MAURO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Chenchi Carlo<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia \u2026,<\/em> 2006, p. 276.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_1311\" class=\"footnote\">A. GIULIANA ALAJMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Architetti regi\u2026<\/em>, 1955, pp. 6, 15; A. CHIRCO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo\u2026,<\/em> 2005, p. 167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_1311\" class=\"footnote\">E. MAURO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Peralta Nicol\u00f2<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026,<\/em> vol. I, 1993, p. 353.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_1311\" class=\"footnote\">Fu realizzato a partire dal 1798 dai marmorari Giuseppe Messina e Gioacchino Buatta per la cifra di 163 onze. Tra il 1800 e il 1801 venne perfezionato da Carlo Chenchi con la collaborazione del marmoraro Ignazio Vitaliano, cui fu corrisposto un compenso di onze 2.11. Il Chenchi proprio in quegli anni figurava tra i congiunti della Compagnia del SS. Rosario (G. PECORARO, P. PALAZZOTTO, C. SCORDATO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Oratorio del Rosario in Santa Cita<\/em>, Palermo 1999, p. 32).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_1311\" class=\"footnote\">M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico<\/em> <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">\u2026,<\/em> in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026,<\/em> 1995, pp. 152-153.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_1311\" class=\"footnote\">Questo venne eseguito nel 1797-98 da mastro Vincenzo Todaro, \u00aboperaio di pietre forti\u00bb per la cifra di 124 onze. Ancora, furono pagate 46 onze per lo scultore che realizz\u00f2 le decorazioni in marmo, 4.11 onze a mastro Francesco Genova per lavori di intagli lignei e 30 onze per l\u2019indoratore, forse Francesco Bevilacqua, per un totale di 200 onze (M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico<\/em> <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">\u2026,<\/em> in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026,<\/em> 1995, pp. 149-154, 200-201). Bevilacqua \u00e8 lo stesso che esegu\u00ec le dorature dell\u2019altare maggiore della Cappella dei Falegnami presso l\u2019ex convento teatino, oggi sede della Facolt\u00e0 di Giurisprudenza (P. PALAZZOTTO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo. Guida\u2026, <\/em>2004 pp. 107-108). L\u2019altare doveva essere eseguito con marmi in parte di risulta provenienti dalla chiesa dell\u2019Olivella dei padri Filippini, rifatta dall\u2019architetto Giuseppe Venanzio Marvuglia (N. DONATO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Sant\u2019Ignazio\u2026,<\/em> in E. SESSA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Le Chiese\u2026,<\/em> 1995, p. 229).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_1311\" class=\"footnote\">Il capostipite dei Todaro fu Nicol\u00f2 affiancato dai figli Salvatore e Vincenzo. Da Vincenzo nacquero Federico e Nicol\u00f2 (o Nicola), anch\u2019essi marmorari. Nicol\u00f2 e il figlio Vincenzo eseguirono nel 1795 l\u2019altare maggiore della chiesa di S. Giuseppe dei Teatini a Palermo (M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico<\/em> <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">\u2026,<\/em> in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026,<\/em> 1995, pp. 201-202 doc. n. 59). Vincenzo, insieme al fratello Salvatore, \u00e8 l\u2019autore, tra il 1786 e il 1792, dell\u2019altare maggiore della chiesa di S. Ignazio all\u2019Olivella. Ancora Vincenzo realizz\u00f2 nel 1797-98 l\u2019altare maggiore della chiesa del monastero di S. Giovanni all\u2019Origlione di Palermo per la cifra di 124 onze (M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico<\/em> <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">\u2026,<\/em> in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026,<\/em> 1995, pp. 200-201 doc. n. 50). I fratelli Nicol\u00f2 e Federico e il loro padre Vincenzo, realizzarono, tra il 1819 e il 1822, l\u2019altare maggiore della chiesa del Ges\u00f9 a Casa Professa, per la cifra di 550 onze (M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Costruire Gerusalemme\u2026,<\/em> 2001, pp. 161-162). I Todaro furono \u00abcapaci di far combaciare in giochi caleidoscopici le venature del marmo\u00bb (M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Costruire Gerusalemme\u2026,<\/em> 2001, p. 162; M. C. RUGGIERI TRICOLI, B. DE MARCO SPATA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Todaro<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario<\/em> <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">degli artisti siciliani<\/em>, IV vol., Arti applicate, a cura di M. C. Di Natale, in c.d.s.), e abili ad unire \u00able cosciature macchia con macchia, di maniera che non appariscano le suddette cosciature\u00bb ((M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico<\/em> <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">\u2026,<\/em> in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026,<\/em> 1995, p. 201, doc. n. 59.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_1311\" class=\"footnote\">Dei Boatta (o nelle varianti Buatta e Boatti) sono noti Gioacchino, che esegue dopo il 1798 l\u2019altare maggiore dell\u2019Oratorio del SS. Rosario in S. Cita, e Nicol\u00f2 (il padre), che nel 1742 riceve un pagamento di 3 onze per avere fatto il colonnato dell\u2019altare maggiore della chiesa di Sant\u2019Oliva di Alcamo (T. PAPA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La chiesa di S. Oliva in Alcamo,<\/em> Trapani 1964, p. 46; G. PECORARO, P. PALAZZOTTO, C. SCORDATO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Oratorio del Rosario in Santa Cita, <\/em>Palermo 1999, p. 32).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_75_1311\" class=\"footnote\">La famiglia Mosca \u00e8 operante a Palermo tra il XVII e il XIX secolo con vari esponenti che operarono nella chiesa del Ges\u00f9 di Palermo (M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Costruire Gerusalemme\u2026,<\/em> 2001, pp. 149-150, note 1156, 1166), tra cui Girolamo, Giuseppe, Ignazio, Leonardo, Matteo, Paolino e Vincenzo, quest\u2019ultimo autore, nel 1831, dell\u2019altare maggiore, in stile neoclassico, della chiesa del monastero di S. Spirito di Agrigento (M. LA MONICA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Le opere scultoree e pittoriche nella chiesa di Santo Spirito,<\/em> in M. LA MONICA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Chiesa di Santo Spirito in Agrigento. Stucchi di Serpotta e illusionismo pittorico-architettonico,<\/em> contributi di S. Alfano, A. Chiazza, S. Sanzo, Palermo 2009, p. 98).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_75_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_76_1311\" class=\"footnote\">Della famiglia Durante l\u2019esponente pi\u00f9 noto fu Giosu\u00e8 (1760-1814), le cui opere maggiori furono: l\u2019altare maggiore della Cappella della Real Casina di Ficuzza (1807) (G. FATTA, T. CAMPISI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La costruzione\u2026<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Il Barocco\u2026,<\/em> 1999, pp. 197-198) e l\u2019altare maggiore della Cappella dei Falegnami di Palermo (1805-1807) (P. PALAZZOTTO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo. Guida\u2026,<\/em> 2004, pp. 54, 107-108; A. CHIRCO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo. La citt\u00e0\u2026,<\/em> 2005, p. 100).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_76_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_77_1311\" class=\"footnote\">G. DADDI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">S. Matteo vecchio e nuovo\u2026,<\/em> 1916, p. 219; E. MAURO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cardona Giovanni Emanuele<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026,<\/em> vol. I, 1993, pp. 87-88; F. MIRABELLA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Chiesa di San Matteo\u2026,<\/em> 1995, p. 30; M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico<\/em> <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">\u2026<\/em>, in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026,<\/em> 1995, pp. 156-162.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_77_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_78_1311\" class=\"footnote\">M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico<\/em> <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">\u2026,<\/em> in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026,<\/em> 1995, p. 159.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_78_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_79_1311\" class=\"footnote\">N. BASILE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Cattedrale di Palermo: l&#8217;opera di Ferdinando Fuga e la verit\u00e0 sulla distruzione della tribuna di Antonello Gagini<\/em>, Palermo 1926, p. 68; F. CALAMIA, A. CATALANO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Cattedrale di Palermo: otto secoli di vicende architettoniche,<\/em> Palermo 1981, p. 130; M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Cultura dell\u2019antico<\/em> <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">\u2026,<\/em> in M. C. RUGGIERI TRICOLI, A. BADAMI, M. CARTA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">L\u2019architettura\u2026, <\/em>1995, p. 159; A. CHIRCO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo. La citt\u00e0\u2026,<\/em> 2005, p. 45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_79_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_80_1311\" class=\"footnote\">G. PALERMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Guida\u2026,<\/em> 1858, p. 642.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_80_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_81_1311\" class=\"footnote\">A. CUCCIA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Quattrocchi Filippo<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia\u2026, <\/em>2006, p. 811.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_81_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_82_1311\" class=\"footnote\"><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Filippo Quattrocchi Gangitanus Sculptor: il \u201csenso barocco\u201d del movimento<\/em>, a cura di S. Farinella, 2004; S. ANSELMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Pietro Bencivinni<\/em> <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">\u201cmagister civitatis Politii\u201d e la scultura lignea nelle Madonie<\/em>, premessa M. C. Di Natale; introduzione R. Casciaro, Bagheria 2009, pp. 138-156.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_82_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_83_1311\" class=\"footnote\">V. SCAVONE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Bagnasco Girolamo<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026,<\/em> vol. III, 1994, pp. 14-15; A. CUCCIA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Bagnasco Girolamo,<\/em> in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia\u2026, <\/em>2006, pp. 138-139.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_83_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_84_1311\" class=\"footnote\">I bassorilievi in legno raffigurano i discepoli di Emmaus e due statuette rappresentano la Fede e la Speranza.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_84_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_85_1311\" class=\"footnote\">A. CUCCIA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Bagnasco Girolamo,<\/em> in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia\u2026, <\/em>2006, pp. 138-139.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_85_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_86_1311\" class=\"footnote\">A. CALLARI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Bagnasco Salvatore<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026<\/em>, vol. III, 1994, p. 16; P. PALAZZOTTO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Andrea Onufrio. Declinazioni neogotiche in arredi siciliani in osso di fine Ottocento, <\/em>in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell\u2019arte trapanese e della Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale, Trapani 2003, p. 352.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_86_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_87_1311\" class=\"footnote\">ASP, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Corporazioni Religiose Soppresse<\/em>, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva<\/em>, vol. 645, ff. 35, 37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_87_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_88_1311\" class=\"footnote\">A. GALLO, Parte seconda delle notizie di pittori e mosaicisti siciliani ed esteri che operarono in Sicilia (Ms. XV.H.19), a cura di A. Mazz\u00e8, Palermo 2005, f. 1869; P. PALAZZOTTO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Andrea Onufrio\u2026, <\/em>in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Materiali preziosi\u2026<\/em>, 2003, p. 352.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_88_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_89_1311\" class=\"footnote\">ASP, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Corporazioni Religiose Soppresse<\/em>, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva<\/em>, vol. 645, ff. 44, 59.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_89_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_90_1311\" class=\"footnote\">A. CUCCIA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Genovese Vincenzo<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Enciclopedia\u2026<\/em>, 2006, p. 441.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_90_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_91_1311\" class=\"footnote\">A. CUCCIA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Chiesa del convento di Sant\u2019Antonio da Padova di Palermo<\/em>, contributi di F. Brugn\u00f2, M. Girgenti, F. P. Massara, S. Riccobono, A. M. Schmidt, M. A. Spadaro, G. Travagliato, G. Verde, M. Vitella, Palermo 2002, p. 132.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_91_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_92_1311\" class=\"footnote\">La statua del Cuore Immacolato di Maria nella Parrocchia omonima a Misilmeri, la Madonna della Mercede e l\u2019Ecce Homo nella Chiesa di Santa Maria di Loreto di Petralia Soprana, le statue dei Santi Crispino e Crispiniano nella Parrocchia di San Vito e Francesco di Monreale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_92_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_93_1311\" class=\"footnote\">P. A. GIOIA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La chiesa ed il convento di S. Maria degli Angioli: la Gancia<\/em>, Palermo 1920, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_93_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_94_1311\" class=\"footnote\">G. B. COMAND\u00c8, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La chiesa di Santa Maria degli Angeli detta della Gancia in Palermo<\/em>, Palermo 1942, pp. 39, 81 doc. XXII; P. LIPANI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Gancia: Chiesa Santa Maria degli Angeli a Palermo<\/em>, nota introduttiva di M. C. Di Natale, fotografie di V. Brai, Palermo 1990, p. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_94_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_95_1311\" class=\"footnote\">G. PALERMO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Guida\u2026, <\/em>1858, p. 711; G. M. ROBERTI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Santa Oliva ovvero la chiesa e il convento di S. Francesco di Paola in Palermo,<\/em> Palermo 1905; A. BELLANTONIO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La provincia napoletana dei Minimi<\/em>, Roma 1964, p. 221; C. DE SETA, M. A. SPADARO, S. TROISI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo citt\u00e0 d\u2019arte\u2026,<\/em> 2004, p. 153; A. CHIRCO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo. La citt\u00e0\u2026,<\/em> 2005, pp. 220-221.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_95_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_96_1311\" class=\"footnote\">A. BELLANTONIO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La provincia napoletana\u2026,<\/em> 1964, p. 221.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_96_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_97_1311\" class=\"footnote\">C. RIPA, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Iconologia<\/em>, edizione pratica a cura di P. Buscaroli, prefazione di M. Praz, Milano 1992, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">ad voces<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_97_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_98_1311\" class=\"footnote\">A. CALLARI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Bagnasco Salvatore<\/em>, in L. SARULLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Dizionario\u2026<\/em>, vol. III, 1994, p. 16; P. PALAZZOTTO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Andrea Onufrio\u2026,<\/em> in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Materiali preziosi\u2026,<\/em> 2003, p. 352.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_98_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_99_1311\" class=\"footnote\">ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, ff. 35, 37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_99_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_100_1311\" class=\"footnote\">P. PALAZZOTTO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Palermo. Guida\u2026,<\/em> 2004, p. 240.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_100_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_101_1311\" class=\"footnote\">M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Costruire Gerusalemme\u2026,<\/em> 2001, p. 253 nota 1239.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_101_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_102_1311\" class=\"footnote\">ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 44.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_102_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_103_1311\" class=\"footnote\">ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_103_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_104_1311\" class=\"footnote\">ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 63.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_104_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_105_1311\" class=\"footnote\">ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_105_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_106_1311\" class=\"footnote\">ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 34.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_106_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_107_1311\" class=\"footnote\">M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Costruire Gerusalemme\u2026,<\/em> 2001, pp. 149-150.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_107_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_108_1311\" class=\"footnote\">ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_108_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_109_1311\" class=\"footnote\">ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, ff. 32, 33, 34, 36, 37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_109_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_110_1311\" class=\"footnote\">M. C. RUGGIERI TRICOLI, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Costruire Gerusalemme\u2026,<\/em> 2001, p. 162.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_110_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_111_1311\" class=\"footnote\">ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, ff. 34,35, 38, 39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_111_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_112_1311\" class=\"footnote\">ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, ff. 44, 59.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_112_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_113_1311\" class=\"footnote\">ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, ff. 49-50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_113_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_114_1311\" class=\"footnote\">ASP, Corporazioni Religiose soppresse, Convento di S. Francesco di Paola e di S. Oliva, vol. 645, f. 49.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_114_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_115_1311\" class=\"footnote\">F. ROTOLO, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">La Basilica di San Francesco d\u2019Assisi in Palermo<\/em>, Palermo 1952, pp. 136-138; M. C. DI NATALE, <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">scheda V,5<\/em>, in <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">Le Confraternite<\/em> <em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\">dell\u2019Arcidiocesi di Palermo. Storia e Arte<\/em>, a cura di M. C. Di Natale, fotografie di E. Brai, Palermo 1993, p. 232.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_115_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_116_1311\" class=\"footnote\"><em style=\"mso-bidi-font-style: normal;\"> L\u2019altare: mistero di presenza\u2026<\/em>, 2005.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_116_1311\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>salvotornatore@alice.it Altari neoclassici a Palermo: lettura iconografica tra teologia e arte DOI: 10.7431\/RIV06082012 Con l\u2019avvento del Neoclassicismo in Sicilia si assiste nelle chiese di Palermo <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1311\" title=\"Salvatore Tornatore\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1531,"menu_order":7,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1311"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1311"}],"version-history":[{"count":38,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1311\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1540,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1311\/revisions\/1540"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1531"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1311"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}