{"id":1269,"date":"2012-12-30T17:12:12","date_gmt":"2012-12-30T17:12:12","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1269"},"modified":"2013-06-29T07:19:59","modified_gmt":"2013-06-29T07:19:59","slug":"paola-venturelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1269","title":{"rendered":"Paola Venturelli"},"content":{"rendered":"<p>vntpaola@tin.it<\/p>\n<h3>La \u2018Pace del Moderno\u2019 del Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV06042012<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra\u00a0 suoi tesori, il Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova possiede anche una <em>pace<\/em> di notevole qualit\u00e0 e fattura (23.4&#215;12.8)<sup><a href=\"#footnote_0_1269\" id=\"identifier_0_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la Pace, sorta di tabernacolo in miniatura che fino alla riforma della liturgia degli anni Sessanta del secolo scorso il sacerdote era solito porgere ai fedeli al termine delle messi solenni, o agli sposi durante la cerimonia nuziale per il &lsquo;bacio di pace&rsquo;, cfr. Giuseppe Bergamini, Instrumentum Pacis, in Ori e tesori d&rsquo;Europa, Atti del Convengo a cura di Giuseppe Bergamini e Paolo Goi, Udine 3-5 dicembre 1991, Udine 1992, pp. 85-108.\">1<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. &lt;i&gt;Pace&lt;\/i&gt;, Mantova, Museo Diocesano Francesco Gonzaga.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/ven01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 caratterizzata dalla rappresentazione, d\u2019 argento fuso, in parte dorato, del Cristo morto sorretto dalla Vergine, san Giovanni e un angelo, che si staglia su una placchetta d\u2019argento smaltata di blu, con rialzi d\u2019oro. La scena \u00e8 racchiusa in un\u2019edicola con arco a tutto sesto, formata da un movimentato gioco di inserti in madreperla lavorata e niellati. Cammei bianchi sono collocati sulla mensola, sulle paraste, sulla trabeazione (impreziosita al centro da una gemma rossa) e nel timpano mistilineo, mentre un materiale rosato (corallo ?) campisce lo spazio tra l\u2019arco a tutto sesto e la trabeazione<sup><a href=\"#footnote_1_1269\" id=\"identifier_1_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La parte in smalto non &egrave; di eccelsa fattura e contrasta con la qualit&agrave; del resto dell&rsquo;opera; erroneamente parlano di &lsquo;di rame smaltato&rsquo; Marco Collareta, in Maestri della scultura in legno nel Ducato degli Sforza, a cura di Giovanni Romano e Claudio Salsi, catalogo della mostra, Milano 2005-2006, Cinisello Balsamo 2005, n. II.21, p. 156; e Davide Gasparotto, in Bonacolsi l&rsquo;antico. Uno scultore nella Mantova di Andrea Mantegna e di Isabella d&rsquo;Este, a cura di Filippo Trevisani e Davide Gasparotto, Mantova 2008-2009, Milano 2008, n. VIII.10, p. 284. Mancano analisi sui materiali costituenti i cammei; a partire da Pierino Pelati, La cattedrale di Mantova, Mantova 1953, p. 66, sono definiti di &laquo;corallo bianco&raquo;. Nuovi dati emergeranno dal restauro della pace (in corso mentre scrivo), effettuato da Lucia Miazzo, sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Mantova (i risultati saranno presentati nella scheda destinata al catalogo della mostra Restituzioni 2013. Tesori d&rsquo;arte restaurati. XVI edizione, Napoli, Museo di Capodimonte e Palazzo Zevallos Stigliano, 22 marzo- 9 luglio 2013).\">2<\/a><\/sup>.<sup> <\/sup>La crocetta apicale e i peducci dorati non paiono pertinenti al prodotto originale, cos\u00ec come forse anche le alette messe a circondare il cammeo della cimasa, trasformandolo in un angioletto. Mancano inoltre parti del cornicione. Al tergo la <em>pace<\/em> \u00e8 chiusa da una placca d\u2019avorio (con ribattini a fiore e perni ad occhiello), in cui spicca la data \u20181513\u2019; la presa sagomata (anch\u2019essa non coerente) \u00e8 d\u2019argento, come pure d\u2019argento \u00e8 il listello che corre lungo i fianchi dell\u2019anconetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019avvio critico del complesso manufatto spetta a Luigi Bosio<sup><a href=\"#footnote_2_1269\" id=\"identifier_2_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Luigi Bosio, in Tesori d&rsquo;arte nella terra dei Gonzaga, catalogo della mostra Mantova 1974, Milano 1974, n. 116, pp. 95-96; in precedenza la pace mantovana &egrave; menzionata da Guglielmo Matthiae, Inventario degli oggetti d&rsquo;arte d&rsquo;Italia. 6. Provincia di Mantova, Roma 1935, p. 37; Romolo Putelli, Vita, storia ed arte mantovana nel Cinquecento, I Inventario di arredi sacri; II Prime visite pastorali, Mantova 1934-1935, II, p. 50; Pierino Pelati, La cattedrale cit, p. 66.\">3<\/a><\/sup>. Oltre a recuperare la nota inventariale segnalata da Romolo<strong> <\/strong>Putelli<sup><a href=\"#footnote_3_1269\" id=\"identifier_3_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Romolo Putelli, Vita, storia cit. 1934-1935, II, p. 50.\">4<\/a><\/sup>, contenuta in un elenco del 28 marzo 1554 steso per la consegna degli argenti alla sagrestia della Cattedrale di Mantova<sup><a href=\"#footnote_4_1269\" id=\"identifier_4_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La pace giunge al Museo Diocesano Francesco Gonzaga nel 1983 (rimando alla scheda in Paola Venturelli, Ori e Avori. Museo Diocesano Francesco Gonzaga, in corso di pubblicazione).\">5<\/a><\/sup>, in cui si cita una \u00abpace de radici di perle con una Piet\u00e0 d\u2019argento ligata in essa pace\u00bb, e a precisare a riguardo del contesto storico che la data al tergo corrispondeva a un momento in cui reggeva la Chiesa mantovana il Cardinale Sigismondo Gonzaga<sup><a href=\"#footnote_5_1269\" id=\"identifier_5_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il cardinale Sigismondo Gonzaga (1469-1525), secondo figlio di Federico e Margherita di Baviera (nonch&eacute; nipote del collezionista Francesco Gonzaga), fatto cardinale nel 1505 da Giulio II e a sua volta collezionista, cfr.: Clifford M. Brown, Cardinal Sigismondo Gonzaga (1469-1525). An overlooked name in the annals of collectors of Antiquies, in &laquo;Xenia&raquo;, 21, 1991, pp. 47-58; Clifford M. Brown, The Farnese Family and the Barbara Gonzaga Collection of Antique Cameos&rdquo;, in &laquo;Journal of History of Collections&raquo;, VI, 1994, pp.145-151; Raffaele Tamalio, Gonzaga Sigismondo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. LVII, Roma 2001, pp. 854-857; David S. Chambers, The enigmatic eminence of cardinal Sigismondo Gonzaga, pp. 330-354 in &laquo;Renaissance Studies&raquo;, vol. 16, n. 3, September 2002, pp. 330-354; Guido Rebecchini, Some aspects of cardinal Sigismondo Gonzaga&rsquo;s Collections, in &laquo;Journal of the Warburg and Courtauld Institutes&raquo;, LXVI, 2003, pp. 289-296.\">6<\/a><\/sup>, nominato amministratore perpetuo il 9 febbraio 1511<sup><a href=\"#footnote_6_1269\" id=\"identifier_6_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Travisando Bosio, Sigismondo Gonzaga &egrave; dichiarato il committente della pace da Gianfranco Ferlisi, in A Casa di Andrea Mantegna. Cultura artistica a Mantova nel Quattrocento, a cura di Rodolfo Signorini con la collaborazione di Daniela Sogliani, catalogo della mostra Mantova 2006, Cinisello Balsamo 2006, n. 114, p. 472 (la scheda &egrave; riproposta in La scultura al tempo di Andrea Mantegna, a cura di Vittorio Sgarbi, catalogo della mostra, Mantova 2006-2007, Milano 2006, p. 172); da Francesco Rossi, in Placchette e rilievi di bronzo nell&rsquo;et&agrave; del Mantegna, a cura di Francesco Rossi, catalogo della mostra, Mantova 2006-2007, Milano 2006, n. II.4, p. 56; e da Chiara Pisani, Sulle tracce di Mantegna: una proposta di indagine, in Placchette e rilievi di bronzo cit. 2006, pp. 28, 29.\">7<\/a><\/sup> lo studioso rilevava nell\u2019insieme echi sia delle pale mantegnesche che della facciata albertiana del Sant\u2019Andrea di Mantova. Segnalava poi che la parte figurata \u00e8 da connettere a una placchetta assegnata al Moderno, misterioso e prolifico autore, la cui fortuna critica \u00e8 stata inaugurata nel 1886 da Emile Molinier<sup><a href=\"#footnote_7_1269\" id=\"identifier_7_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Emile Molinier, Le bronzes de la Renaissance. Les plaquettes. Catalogue raisonn&eacute;, I, Paris 1886, pp. 112-156.\">8<\/a><\/sup>, placchetta su cui si modellano peraltro numerose altre <em>paci<\/em>, di cronologia e qualit\u00e0 diverse, in un\u2019ampia e prolungata diffusione<sup><a href=\"#footnote_8_1269\" id=\"identifier_8_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Una carrellata &egrave; in Giuseppe Bergamini, Instrumentum Pacis cit.1992, figg. 19-26 (XVI-XVII secc.) e pp. 90-91 (tutte le placchette sono della variante senza l&rsquo;angioletto e con la croce sullo sfondo. Francesco Rossi rilevava infatti l&rsquo;esistenza di tre varianti principali: a) con il piccolo putto a sinistra, come nella pace mantovana; b) senza putto a sinistra; c) senza putto, con la croce e con il Cristo dentro il sarcofago e non fuori; cfr. Francesco Rossi, Placchette. Sec. XV-XIX, Musei civici di Brescia. Cataloghi, I, Vicenza 1974, pp. 39- 40). Segnalo inoltre la bella pace in argento fuso, cesellato e inciso, con punzone SF sotto un W (12&times;10), conservata nel Tesoro della cattedrale di Tra&ugrave;, attestata nel 1517 (versione priva dell&rsquo;enfasi della placchetta del Moderno e del tipo senza il putto che si affaccia sotto il braccio del Cristo, con la croce nel fondo), cfr. Nevenka Bezi\u0107- Bo\u017eani\u0107, in Tesori della Croazia restaurati da Venetian Heritage inc., a cura di Jo\u015dko Belamari\u0107, catalogo della mostra Venezia 2001, Venezia 2001, n. 55, pp. 140-141).\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito la critica si \u00e8 concentrata sulla placchetta, nel tentativo di svelare l\u2019identit\u00e0 dell\u2019artista che si firma Moderno,<strong> <\/strong>all\u2019interno di un dibattito attributivo non ancora giunto alla conclusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due i candidati. L\u2019orafo veronese Galeazzo Mondella<sup><a href=\"#footnote_9_1269\" id=\"identifier_9_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;identificazione con il Mondella spetta a Wilhelm Bode (Funde, in &laquo;Kunstchronik&raquo;, XV, 1903-1904, col. 269), ipotesi pienamente accettata da John Pope Hennessy , Renaissance Bronzes from the Samuel H. Kress Collection. Reliefs, Plaquettes, Statuettes, Utensilis and Mortars, London 1965, p. 42) e quindi da Douglas Lewis, The Medallic Oeuvre of &lsquo;Moderno&rsquo;: His Development at Mantua in the Circle of &lsquo;Antico&rsquo;, in Italian Medals , a cura di J. Graham Pollard &laquo;Studies in the History of Art&raquo;, 21, 1987, pp. 77-97; Douglas Lewis, The Plaquettes of Moderno anf His Followers, in Italian Plaquettes , a cura di Alison Luchs, &laquo;Studies in the History of Art&raquo;, 22, 1989, pp. 105-142; concorda con Douglas Lewis, Clifford Malcom Brown, The Archival Scholarship of Antonino Bertolotti. A Cautionary Tale: the Galeazzo Mondella (Moderno) Model for a Diamond &ldquo;Saint George&rdquo; Brooch, in &laquo;Artibus et Historiae&raquo;, XVIII, 35, 1997, pp. 65-71; il Moderno &egrave; identificato in Galeazzo Mondella anche dagli autori del recente catalogo Placchette e rilievi cit. 2006 (pp. 43-44, p. 50, 56-57) e da Gianfranco Ferlisi (cfr. alla nota 7); cfr. Davide Gasparotto, Antico e Moderno, in Bonacolsi l&rsquo;antico cit., pp. 89-97.\">10<\/a><\/sup>, (citato dal Vasari nell\u2019edizione giuntina delle <em>Vite<\/em>, all\u2019interno della biografia di Valerio Vicentino), al quale un\u2019 antica scritta riferisce due disegni al Louvre con il <em>Trionfo di Bacco<\/em> e l\u2019<em>Ebbrezza di Sileno<\/em>, il cui stile \u00e8 comunque ben lontano da quello che emerge dalle placchette del Moderno<sup><a href=\"#footnote_10_1269\" id=\"identifier_10_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Giorgio Vasari, Le Vite dei pi&ugrave; eccellenti pittori, scultori e architetti, Introduzione di Maurizio Marini, Roma 2003, p. 833. La biografia di Galeazzo Mondella con quella del fratello, il pittore Girolamo, &egrave; stata ricostruita da Luciano Rognini, Galeazzo e Girolamo Mondella, artisti del Rinascimento, in &laquo;Atti e Memorie della Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona&raquo;, serie 6, vol. 25, 1975, pp. 95-119 (Galeazzo &egrave; documentato a Verona tra 1516 e 1517 quando risulta eletto nel Consiglio Comunale; &egrave; in vita nel 1527 e detto quondam il 5 maggio 1528). Per i disegni, cfr. Giovanni Agosti, Disegni del Rinascimento in Valpadana, Firenze 2001, p. 34.\">11<\/a><\/sup>, e Cristoforo Foppa, detto il Caradosso (1452 ca.- 1526\/\u201927),<sup> <\/sup>gloria della Milano al tempo di Ludovico il Moro, insieme a Leonardo e Cristoforo Solari, del quale non \u00e8 purtroppo nota nessuna opera<sup><a href=\"#footnote_11_1269\" id=\"identifier_11_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per il Caradosso (orafo, plasticatore, smaltista, intagliatore di gemme e antiquario), trasferitosi a Roma intorno al 1507, in contatto con Isabella d&rsquo;Este almeno al 1501 (quando Isabella gli si rivolge per legare alcune gioie) e sino al 1524, cfr. Clifford M. Brown, Sally Hickson, Caradosso Foppa (1452 ca.- 1526\/27), in &laquo;in Arte Lombarda&raquo;, 119, 1997, pp. 9-39 (con bibliografia precedente); Venturelli, Gioielli e oggetti preziosi nell&rsquo;Inventario Stivini. Alcune note, in &laquo;Quaderni di Palazzo Te&raquo;, 6, 1999, pp. 75-80; Paola Venturelli, Leonardo da Vinci e le arti preziose. Milano tra XV e XVI secolo, Venezia 2002, pp. 145-157; Paola Venturelli, Esmail&eacute;e &agrave; la fa&ccedil;on de Milan. Smalti nel Ducato di Milano da Bernab&ograve; Visconti a Ludovico il Moro, Venezia 2008, pp. 97-104.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La candidatura del primo appare peraltro da scartare. La presenza a Mantova, come in Lombardia, di Galeazzo Mondella non \u00e8 infatti attestata e l\u2019identificazione Moderno\/ Mondella \u00e8 stata avanzata sulla\u00a0 base di una perduta <em>pace<\/em> in cui era la placchetta con la <em>Madonna del latte tra i santi Antonio abate, Gerolamo e la Resurrezione di Cristo<\/em> (che esiste in una versione applicata su lastra piatta con al verso l\u2019iscrizione HOC OPVS MODERNI), corredata dall\u2019iscrizione HOC. OPVS. MONDELA e dalla data 1490, anche equivocando sul fatto che si doveva trattare di una copia eseguita dal Mondella di un\u2019opera del Moderno<sup><a href=\"#footnote_12_1269\" id=\"identifier_12_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La placchetta diffonde infatti un&rsquo;opera- prototipo; si veda Nicole Dacos, Le r&ocirc;le&nbsp; des plaquettes dans la diffusion de gemmes antiques: Le cas de la collection M&eacute;dicis, in Italian Plaquettes cit. 1989, pp. 71-89; Francesco Caglioti, Davide Gasparotto, Lorenzo Giberti, il &lsquo;Sigillo di Nerone&rsquo; e le origini della placchetta &lsquo;antiquaria&rsquo;, in &laquo;Prospettiva&raquo;, 85, 1997 pp. 2-38.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Meglio puntare eventualmente quindi sul Caradosso, seguendo quanto sostenuto agli inizi del XX secolo da Francesco Malaguzzi Valeri<sup><a href=\"#footnote_13_1269\" id=\"identifier_13_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Francesco Malaguzzi Valeri, La corte di Ludovico il Moro, vol. III, Milano 1917, p. 335: nella placchetta del Moderno raffigurante San Sebastiano, egli notava sul basamento di sinistra la statua equestre romana detta del &lsquo;Regisole&rsquo; di Pavia, nota quasi soltanto nella regione lombarda; la stessa statua verr&agrave; fissata da Leonardo da Vinci in un minuscolo frammento a penna (Windsor, RL, 12345r) estratto da un foglio (CA, f. 339r, ex147r-b) che contiene il famoso ricordo su quest&rsquo;opera bronzea del I sec. d. C., eretta sulla piazza del Duomo pavese e distrutta nel 1796, vista dal Vinci il 21 giugno 1490 con Francesco di Giorgio Martini (ma forse gi&agrave; sin dagli anni 1487-88); dal 1493 inserita nel sigillo della citt&agrave; di Pavia, l&rsquo;immagine del &lsquo;Regisole&rsquo; fu riprodotta di frequente in Lombardia (cfr. Paola Venturelli, Cellini, gli orefici milanesi a Roma, Caradosso e Leonardo, in Leonardo da Vinci cit. 2002, Cap. VI, pp. 150-151).\">14<\/a><\/sup>, poi da Ulrich Middeldorf<sup><a href=\"#footnote_14_1269\" id=\"identifier_14_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ulrich Middeldorf notava in alcune placchette del Moderno affinit&agrave; con il classicismo milanese e uno stile parallelo a quello di Cesare da Sesto, che anticiperebbe il Bambaia (Ulrich Middeldorf, Oswald Goetz, Medals and Plaquettes from the Sigmund Morgenroth Collection, Chicago 1944, p. 34, nn. 233-234).\">15<\/a><\/sup>, e pi\u00f9 recentemente da Giovanni, Agosti, Roberto Bartalini e da chi scrive<sup><a href=\"#footnote_15_1269\" id=\"identifier_15_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Giovanni Agosti, Bambaia e il classicismo lombardo, Torino 1990, pp. 98, 131-132; Roberto Bartalini, Le occasioni del Sodoma. Dalla Milano del Sodoma alla Roma di Raffaello, Roma 1996, pp. 93-94; Paola Venturelli, Leonardo cit. 2002, pp. 150-151, e note 29-30, pp. 155-156.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In attesa di scoperte archivistiche che possano dipanare la questione, rimane ad ogni modo il fatto che il Moderno, maestro dalle personalissime sperimentazioni formali, immediatamente recepite prima che altrove in Lombardia, dato che dal 1490 ai primi anni del XVI secolo (ante 1507), troviamo le sue placchette citate nei rilievi del Duomo di Como, a Bergamo nella Cappella Colleoni, a Pavia nella Certosa e in vari monumenti milanesi<sup><a href=\"#footnote_16_1269\" id=\"identifier_16_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la ripresa delle placchette (anche quelle del Moderno) nei monumenti lombardi, si veda Richard Schofield, Avoiding Rome: an Introduction to Lombard Sculptors and the Antique, in &laquo;Arte Lombarda&raquo;, 100, 1992, pp. 29-44; Richard Schofield, Amadeo&rsquo;s System, in Giovanni Antonio Amadeo. Scultura e architettura del suo tempo, a cura Janice Shell, Liana Castelfranchi Vegas, Milano 1993, pp. 125-156. A riguardo delle placchette del Moderno, Ernst Kris segnalava inoltre che la Sacra conversazione del Moderno figura in un cristallo a Londra (Victoria &amp; Albert Museum, Salting Bequest, n. 1859), quella con il Cristo deposto nell&rsquo;avello si ripropone in un intaglio d&rsquo;agata a Monaco (M&uuml;nzkabinett), il san Girolamo nell&rsquo;orto figura in due pietre dure intagliate, una a Monaco (M&uuml;nzkabinett) e l&rsquo;altra all&rsquo; Hermitage di San Pietroburgo, e un onice a Windsor propone quanto nella placchetta con Lucrezia (Erns Kris, Meister und Meiserwerke der Steinschneidekunst in der Italienischen Renaissance, Wien 1929, nn. 120, 121, 122, 125, 129, 131, pp. 29-30, 42, 159; cfr. Paola Venturelli, Cammei e pietre dure milanesi per le corti d&rsquo;Europa (secc. XV-XVII), in corso di pubblicazione per Bulzoni, Cap. I); &egrave; possibile che l&rsquo;intaglio in diaspro con la Piet&agrave; all&rsquo;Hermitage (Douglas Lewis, The metallic Oeuvre of &lsquo;Moderno&rsquo; cit., nota 8, p. 93) possa essere l&rsquo;originale da cui derivano i rilievi in metallo (Davide Gasparotto, in Bonacolsi l&rsquo;antico cit., p. 284): ma si tratta di un&rsquo;opera di non eccelsa qualit&agrave;.\">17<\/a><\/sup>, dovette dar corpo alla figurazione che distingue la <em>pace<\/em> mantovana nel contesto figurativo della Lombardia di Ludovico il Moro, sicuramente <em>ante<\/em> 1502, poich\u00e9 la <em>Piet\u00e0<\/em> risulta citata dal bresciano Stefano Lamberti alla sommit\u00e0 della grande ancona voluta da Francesco Sanson per il San Francesco di Brescia, datata 1502<sup><a href=\"#footnote_17_1269\" id=\"identifier_17_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Roberto Bartalini, Le occasioni del Sodoma cit. 1996. Dunque &egrave; da respingere l&rsquo;ipotesi che il Cristo sia ispirato dal Lacoonte, come sostiene Douglas Lewis, datando quindi la placchetta a dopo il 1506 anno della scoperta della celeberrima scultura (Douglas Lewis, The Plaquettes cit. 1989, pp. 105-142; l&rsquo;autore ritiene la placchetta del 1508- 1513). La figura di Cristo, con gli arti inferiori curiosamente troncati, l&rsquo;enfasi conferita alla muscolatura mi pare piuttosto registrare un&rsquo;eco del Torso del Belvedere, sulla fine del XV secolo nella collezione dell&rsquo;artista lombardo d&rsquo;origine comasca Andrea Bregno (nato nel 1418 e morto a Roma il 1503), il pi&ugrave; importante scultore in marmo attivo nell&rsquo;Urbe nella seconda met&agrave; del &lsquo;400, un&rsquo; opera identificata nel Rinascimento con Ercole (figura legata particolarmente ai Gonzaga), rappresentata in un&rsquo;incisione con entrambe le gambe da Giovanni Antonio da Brescia, prolifico divulgatore a stampa delle invenzioni mantegnesche (cfr. Paola Venturelli, Smaltisti milanesi intorno al 1500: fonti iconografiche . L&rsquo; &ldquo;antico&rdquo;, Mantegna e gli altri (tra Lombardia e Roma), in Mantegna e Roma. L&rsquo;artista davanti all&rsquo;antico, a cura di Teresa Calvano, Claudia Cieri Via, Leandro Ventura, Atti del Convegno, Roma 2007, Roma 2010, pp. 496-498) ; sembra registrare una citazione dal Torso del Belvedere anche il marmo con il Filottete dolente (secondo decennio del XVI sec.), al Museo del Palazzo Ducale di Mantova, rilievo riferito a Tullio Lombardo, o a Gianmaria Mosca detto il Padovano (cfr. Massimo Rodella in Bonacolsi l&rsquo;antico cit., n. VI.18, p. 248, con bibliografia precedente), cha ha alle spalle una serie di gemme incise, prodotte tra il III e il tardo I sec., con il motivo dell&rsquo;eroe che fa aria al piede ferito con una grande ala di volatile (una gemma con tale soggetto era nel 1498 nella mani del gioielliere veneziano al servizio dei Gonzaga Zoan Andrea del Fiore, presumibilmente la stessa citata nella lettera scritta da Venezia nel 1498 dal segretario del marchese di Mantova Tolomeo Spagnolo, che informava Isabella d&rsquo;Este dell&rsquo; &ldquo;optimo intaglio&rdquo;, rappresentante un &laquo;nudo che cum una ala si fa vento a una gamba ligata&raquo; (cfr. Clifford. M. Brown, Per dare qualche splendore a la gloriosa cit&agrave; di Mantua. Documents for the Antiquarian Collection of Isabella d&rsquo;Este, Roma 2002, n. 9, f, pp. 129-130; Clifford. M. Brown, Isabella d&rsquo;Este in the Ducal Palace in Mantua. An overview of her rooms in the Castle di san Giorgio and the Corte Vechia, Roma 2005, pp. 121-43, 222).\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tra gli inventari<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la storia dell\u2019esemplare mantovano qualche dato giunge dai documenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre alla gi\u00e0 ricordata voce del 1544 segnalata da Putelli, infatti, l\u2019anconetta \u00e8 menzionata altre volte negli inventari della cattedrale, disponibili dall\u2019ultimo ventennio del \u2018400 e sino al 1814.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parrebbe figurare per la prima volta in un elenco del 1529, relativo ai manufatti preziosi pertinenti alla \u00absagrestia della Madonna di voti\u00bb: vi troviamo \u00abuna pax\u00bb di \u00abradice de perle\u00bb e \u00abarzento, cum una Madonna\u00bb, vocabolo quest\u2019ultimo cancellato e sostituito con \u00abPiet\u00e0\u00bb. Risulta accompagnata da un\u2019altra \u00abpace de rame dorata cum la Madonna d\u2019arzento quale sta quotidianamente sopra lo altar\u00bb, che verr\u00e0 peraltro rubata il 16 gennaio 1532, come precisa un\u2019annotazione a margine della voce<sup><a href=\"#footnote_18_1269\" id=\"identifier_18_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Storico Diocesano di Mantova (d&rsquo;ora in poi ASDMn), Cattedrale, b. 556, fasc. 7 (carte non numerate).\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era dunque nella sagrestia di quella che pi\u00f9 che una cappella \u00e8 di fatto una chiesa distinta all\u2019interno della cattedrale, detta \u2018santa Maria dei voti\u2019 e oggi \u2018santuario della Beata Vergine Maria Incoronata\u2019, cappella iniziata per volere di Ludovico Gonzaga, intorno al 1476 e finita nel 1482<sup><a href=\"#footnote_19_1269\" id=\"identifier_19_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda Roberto Brunelli, in Diocesi di Mantova, Varese 1986, pp. 80-81; Roberto Brunelli, La cattedrale di Mantova, Mantova 2009, pp. 65-72.\">20<\/a><\/sup>, che assume subito importante ruolo politico e religioso nella vita della corte gonzaghesca, ricevendo una particolare attenzione da parte del marchese Federico II<sup><a href=\"#footnote_20_1269\" id=\"identifier_20_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Molly Bourne, Federico II Gonzaga The Soldier-Prince as Patron, Roma, 2008, pp. 65-99 (a seguito della vittoria riportata dal marchese Francesco al comando della Lega veneziana contro il re di Francia Carlo VIII, a Fornovo sul Taro, il 6 luglio 1495, le due pi&ugrave; significative committenza che risultarono sono la chiesa di santa Maria della Vittoria con la pala di Mantegna e il programma scultoreo di Pietro Lombardo per la cappella di santa Maria dei voti in Cattedrale; entrambi i progetti erano dedicati alla Vergine, alla quale il marchese attribuiva la sua vittoria; la seconda impresa&nbsp; si protrarr&agrave; sino al 1515; nei documenti Gonzaga la cappella (detta &laquo;la capella nostra&raquo;), mostrata orgogliosamente a visitatori di rango &egrave; usata per recitare speciali messe per la salute del marchese; l&rsquo;altare della cappella era esattamente dove oggi&nbsp; troviamo la cappella dell&rsquo;Incoronata, eretta nel tardo &lsquo;500).\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em>pace<\/em> con la \u00abPiet\u00e0\u00bb e parti in madreperla \u00e8 ad ogni modo attestata tra gli oggetti utilizzati per l\u2019altare della \u00abMadonna dei voti\u00bb sino all\u2019inventario del I ottobre 1542, quando risulta invece tra \u00able robbe et paramenti\u00bb della sagrestia della catttedrale (\u00abUna Pace d\u2019argento che ha dentro una Piet\u00e0 de radici de perle, solea star all\u2019altar della M.na\u00bb)<sup><a href=\"#footnote_21_1269\" id=\"identifier_21_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASDMn, Cattedrale, b. 556, fasc. 8 (alla data); nell&rsquo;inventario del 7 febbraio 1544, tra le &laquo;Cose d&rsquo;argento per ornar l&rsquo;altar&raquo; della Madonna &laquo;dei voti&raquo;, la voce che descrive &laquo;Una Pace d&rsquo;Argento dorata con una Piet&agrave; de radice di perle&raquo;, reca al di sopra due tratti obliqui di cancellazione (ASDMn, Cattedrale, b. 556, fasc. 10, alla data). Se la numerazione non &egrave; precisata, si intende che le carte non risultano numerate.\">22<\/a><\/sup>. Nelle diverse registrazioni inventariali tornano altre <em>paci<\/em>, eseguite anche con la madreperla, o impreziosite da perle e \u00abprede\u00bb e dotate di immagine mariana<sup><a href=\"#footnote_22_1269\" id=\"identifier_22_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCMn, Cattedrale, b. 556, fasc. 1, settembre 1480 (&laquo;pax d&rsquo;argento una granda e dui picoli&raquo;, una &laquo;fornita cum perle e prede&raquo;); ASCMn, Cattedrale, b. 70, elenco del giugno 1505, con la registrazione dei &laquo;doni&raquo; all&rsquo;altare della Madonna dei Voti, c. 6v (&laquo;Una pace de rechalco adorata&nbsp; cum la Madona in mezo d&rsquo;argento anielato&raquo;, &laquo;per tener fora per ornamento continuo de lo altare&raquo;); ASCMn, Cattedrale, b. 556, fasc. 4, 7 ottobre 1511 (una &laquo;paxeta di rechalcho dorata cum la Madonna de smalto. Sta continuo di fora&raquo;; seguono gli oggetti nella sagrestia della &lsquo;Madonna dei voti&rsquo;, tra cui una &laquo;pax dargento cum la Madonnaa de madre de perla&raquo;); ASCMn, Cattedrale, b. 556, fasc. 5, 2 ottobre 1513, c. 5r (una &laquo;paxeta de rechalcho dorata con la Madonna de arzento niellata&raquo;); ASCMn, Cattedrale, b. 556, fasc. 6, inventario datato 1523 (&laquo;Cose de arzento per hornar la Madonna&raquo;: una &laquo;pax de arzento dorato&raquo; con &laquo;una Madonna de radice de perle&raquo;, una pace di rame dorata con la &laquo;Madona dentro de arzento&raquo;; ASCMn, Cattedrale, b. 556, fasc. 8, inventario iniziato il 17 aprile 1537, relativo a oggetti &laquo;ritrovati nella sacrastia Pichola&raquo; (un pace &laquo;de Argento con una Madona de radice de perle con molte pietre et perle intorno&raquo;, una &laquo;pace de radice de perle con una Piet&agrave; nel mezzo de argento&raquo;); ASCMn, Cattedrale, b. 556, fasc.9, inventario &laquo;dela sacrestia della Madonna de s. Pietro&raquo;, datato 18 gennaio 1538 (&laquo;Cose de arzento per ornar la Madonna&raquo;: una &laquo;pace de arzento dorata cum una piet&agrave; de radice de perle&raquo;; ASCMn, Cattedrale,b. 431, inventario iniziato il 2 novembre 1583 e proseguito per tutto il mese, c. 35r (&laquo;Una Pace d&rsquo;argento che dentro la Madonna di radici di Perle con pietre et perle atorno\/ Una Pace de radici di perle co&rsquo; una piet&agrave; d&rsquo;argento ligata in essa Pace\/ Una Pace d&rsquo;Argento co&rsquo; un Crocefisso di rilievo in meggio, alle bande san Pietro et san Pavolo, co&rsquo; litere a piedi&raquo;; ASCMn, Cattedrale, b. 556, fasc. 17, inventario senza data, ma da ritenersi secentesco, della &laquo;sacrestia&raquo; di san Pietro (&laquo;Una pace de perla et un&rsquo;altra de argento col Crocefisso&raquo;).\">23<\/a><\/sup>. Un esemplare con un Crocefisso tra i santi Pietro e Paolo si aggiunge peraltro a partire da un elenco, non datato, ma risalente alla seconda met\u00e0 del XVI secolo, ospitante anche la descrizione particolareggiata di un oggetto che sembrerebbe coincidere con quello del Museo Diocesano. Nel tredicesimo armadio della sagrestia troviamo una \u00abpace di radice di perle con un mezzo una piet\u00e0 d\u2019argento, et parte adorata con otto cameini di diverse teste, con un ramo e mezzo d\u2019argento sopradorato, et corallo con quattro perle tonde\u00bb<sup><a href=\"#footnote_23_1269\" id=\"identifier_23_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCMn, Cattedrale, b. 556, fasc. 18, c. 18r (&egrave; preceduta da una &laquo;pace d&rsquo;argento smaltato di nero con uno Crocefisso nel mezzo con le figure di S Pietro, e Paulo Apostolo&raquo;, corredata da iscrizioni): ringrazio Licia Mari e Roberta per la datazione dell&rsquo;inventario; vedi anche l&rsquo;elenco del 1583 citano nella nota precedente; le due paci figurano con identica descrizione anche in una nota degli argenti collocati nel sesto armadio della sagrestia di san Pietro, datata 30 luglio 1639&nbsp; (ASCMn, Cattedrale, b. 556, fasc. 20); vedi anche in ASCMn, Cattedrale, b. 556, fasc. 13, &laquo;Inventario delle robbe che sono nelli armarij della Sacrestia insieme con le robbe della sacrestia della Madona&raquo;, datato 1602 (una &laquo;pace di perla, et un&rsquo;altra d&rsquo;argento col Crocefisso&raquo;).\">24<\/a><\/sup>. Per la prima volta si citano quindi gli otto cammei, si menziona un manico (presumibilmente a doppia voluta), d\u2019argento dorato (non certo l\u2019attuale), nonch\u00e9 del \u2018corallo\u2019 (il materiale al di sopra dell\u2019arco ?) e quattro perle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scorrendo l\u2019inventariazione dei manufatti contenuti negli armadi di sagrestia, risalente al 15 dicembre 1702, il quadro tuttavia si scompiglia. Infatti, se tra le opere della sezione \u00abArgentaria\u00bb, \u00e8 presente una \u00abpace rotta d\u2019avolio guarnita d\u2019argento e madre perla, con quattro perle fine e nel mezo nostro Signore morto\u00bb, custodita in una \u00abscatola di legno\u00bb, pezzo che pare corrispondere all\u2019oggetto menzionato nell\u2019 ultimo inventario ricordato, salvo il dettaglio dell\u2019avorio, in un successivo punto del documento, all\u2019interno di un elenco di oggetti anch\u2019esso datato 15 dicembre 1702, tra le opere custodite nell\u2019armadio delle \u00abArgenterie\u00bb, vediamo menzionata una <em>pace, <\/em>riposta \u00abin una scatola di legno, fatta a forma d\u2019ancona con colone, piedestalli, et cornice di madre perla, et nel mezzo una figura del Redentor morto con quella della B. V. e san Giovanni d\u2019argento, parte indorata. Sopra deta pace vi \u00e8 un lavoriero adorato con quatro perle in parte rotta, et ha il manico coperto di radice di madre perle anco lui rotto\u00bb. A questo esemplare, munito di un manico di madreperla, rotto, seguono due altre <em>paci,<\/em> una \u00abd\u2019argento con collonette sopradorata con la figura nel mezzo di un Redentore morto sostenuto da due angeli\u00bb (dunque un\u2019altra <em>Piet\u00e0<\/em>), l\u2019 altra \u00absimile anticha d\u2019argento con un crocefisso nel mezzo a rilievo\u00bb, con iscrizione, cio\u00e8 quella con le figure dei santi Pietro e Paolo attestata negli inventari del secondo \u2018500<sup><a href=\"#footnote_24_1269\" id=\"identifier_24_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCMn, Cattedrale, n. 556, fasc. 22, Inventario della sagrestia della Cattedrale, 15 dicembre 1702 (cc. 24 e sgg.: &laquo;Argenteria&raquo;), citazioni a c. 24v e a c. 54v.\">25<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Esistevano allora due <em>paci<\/em> di madreperla con la <em>Piet\u00e0<\/em>, arricchite entrambe da quattro perle, una con inserti d\u2019avorio ? Quale eventualmente delle due corrisponde a quella registrata nel 1529 ?\u00a0 Perch\u00e9, inoltre, il particolare delle perle risulta in precedenza solo nella descrizione delle <em>pace<\/em> con l\u2019immagine della Madonna ? La <em>Piet\u00e0<\/em> d\u2019argento dorato dell\u2019attuale esemplare mantovano, potrebbe \u00a0aver sostituito una precedente immagine mariana ?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco chiarisce purtroppo il successivo inventario, riguardante gli oggetti nella \u00absagrestia grande\u00bb della cattedrale, redatto nel maggio 1813, che censisce nel \u00abPrimo Armario\u00bb una \u00abpace con collone, piedestalli, e cornici di madre perla e nel mezzo la figura di Nostro Signore morto, della Beata Vergine San Giovanni tutto d\u2019argento parte indorato, e con sopra un lavoro parte indorato, mancante d\u2019uno scudetto di sopra l\u2019architrave\u00bb. Scomparse perle e cammei, si menziona invece un dettaglio parzialmente dorato (il decoro al culmine della cimasa con la crocetta apicale ?) e un perduto scudetto, che molto avrebbe potuto dirci sul possessore dell\u2019 oggetto<sup><a href=\"#footnote_25_1269\" id=\"identifier_25_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"ASCMn, Cattedrale, b. 1648, fasc. 9, inventario della sagrestia&nbsp; della Cattedrale, maggio 1813: nel &laquo;Primo Armario&raquo; della &laquo;sagrestia grande&raquo;: una &laquo;pace collone, piedestalli, e cornici di madre perla e nel mezzo la figura di Nostro Signore morto, della Beata vergine San Giovanni tutto d&rsquo;argento in parte indorato, e con sopra un lavoro pure indorato, mancante d&rsquo;uno scudetto di sopra l&rsquo;architrave&raquo;; la medesima voce si ripresenta nell&rsquo;inventario dell&rsquo;anno successivo (ASCMn, Cattedrale, b. 556, fasc. 23, Inventario del 1814).\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019\u2019impaginazione e la madreperla<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019 impaginazione della <em>pace<\/em> che oggi vediamo \u00e8 ad ogni modo modellata dalla concezione fortemente lombarda di architettura ornata e scolpita, con decorazioni che strutturano la materia e la modellano, in un orientamento generale che mira alle facciate della cappella Colleoni di Bergamo e della Certosa di Pavia<sup><a href=\"#footnote_26_1269\" id=\"identifier_26_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Giovanni &nbsp;Agosti, Scrittori che parlano di artisti, tra Quattro e Cinquecento in Lombardia, in Quattro pezzi lombardi (per Maria Teresa Binaghi), Brescia 1998, p. 75.\">27<\/a><\/sup>. Lombarde sono del resto pure sia la polimatericit\u00e0 sia l\u2019abbinamento della madreperla con parti smaltate, in un procedere che richiama immediatamente la targa pendente al Museo Poldi Pezzoli di Milano e il medaglione della collezione Valencia de D. Juan di Madrid, opere sicuramente milanesi della fine del XV secolo<sup><a href=\"#footnote_27_1269\" id=\"identifier_27_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Paola Venturelli, Paxeta, maest&agrave; agnus dei, libretti. La targa pendente del Museo Poldi Pezzoli di Milano, in Gioielli in Italia. Sacro e profano dall&rsquo;antichit&agrave; ai nostri giorni, Atti del Convegno, Valenza 7-8 ottobre, a cura di Lia Lenti, Dora Liscia Bemporad, Venezia 2001 (ora in Paola Venturelli, Leonardo da Vinci cit. 2002, pp. 171-190; Paola Venturelli, Smalto, oro e preziosi. Oreficerie e arti suntuarie nel Ducato di Milano tra Visconti e Sforza, Venezia 2003, pp.195-197; Paola Venturelli, in Oro dai Visconti agli Sforza. Smalti e oreficeria nel Ducato di Milano, catalogo della mostra a cura di Paola Venturelli, Milano 2011-2012, Cinisello Balsamo 2001, n. 34, pp. 184-186; n. 37, pp. 192-193.\">28<\/a><\/sup>;<sup> <\/sup>nella <em>pace<\/em> del Diocesano tuttavia, diversamente da quanto succede nelle due opere appena citate, alla madreperla non \u00e8 affidato l\u2019elemento figurativo, quanto le parti strutturali dell\u2019anconetta. Anche i motivi decorativi caratterizzanti la madreperla rientrano in un quadro lombardo. Il capitello che conclude\u00a0 le due paraste appartiene infatti alla tipologia dei capitelli d\u2019et\u00e0 sforzesca, tra l\u2019ultimo quarto del \u2018400 e il quarto decennio del \u2018500, tra Lodi, Pavia, Milano, con volute ad esse riunite al centro delle fronti da un nastro con fiore<sup><a href=\"#footnote_28_1269\" id=\"identifier_28_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Luisa Giordano, Tipologia dei capitelli dell&rsquo;et&agrave; sforzesca: prima ricognizione, in La scultura decorativa del primo Rinascimento, Atti del Convegno, Pavia 1980, Roma 1983, pp. 176-206; questo tipo di capitello caratterizza oggetti d&rsquo;oreficeria milanesi tardo quattrocenteschi, cfr. Paola Venturelli, Il tabernacolo Pallavicino. Considerazioni sulle botteghe orafe del Quattrocento&nbsp; tra Lodi e Milano, in L&rsquo;oro e la Porpora. Carlo Pallavicino, un vescovo la sua citt&agrave;. Lodi 1456-1497, a cura di Mario Marubbi, catalogo della mostra, Lodi 1998, Cinisello Balsamo 1998, pp. 85-96; Paola Venturelli, Leonardo da Vinci cit., pp. 46-49; Paola Venturelli, in Oro dai Visconti agli Sforza cit., n. 41, pp.200-202.\">29<\/a><\/sup>, mentre il motivo a intreccio sul basamento si connette alla serie dei cordoni annodati con terminazioni fogliacee ravvisabili su un gruppo di codici miniati per i Gonzaga<sup><a href=\"#footnote_29_1269\" id=\"identifier_29_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi Silvia Fumian, in Andrea Mantegna e i Gonzaga. Rinascimento nel castello di san Giorgio, a cura di Filippo Trevisani, catalogo della mostra Mantova 2006-2007, Milano 2006, p. 210.\">30<\/a><\/sup>;<sup> <\/sup>quanto alle candelabre a disegno vegetale con\u00a0 sviluppo verticale<sup><a href=\"#footnote_30_1269\" id=\"identifier_30_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Noris Zuccoli, Forme della decorazione architettonica a Mantova nell&rsquo;et&agrave; di Andrea Mantegna, in A casa di Andrea Mantegna cit., pp. 59-69 (specialmente pp. 66-67 e fig. 9, p. 67).\">31<\/a><\/sup>, sorprende notare che paraste con similare motivo (una pianticella che esce da un vaso dalle sagome classicheggianti), munite di capitelli affini al nostri e interrotte da due medaglioni con busti di profilo, ornano il fol. 1v del terzo tomo dell\u2019 <em>Opera<\/em> di Battista Mantovano (o Battista Spagnoli, 1447-1516), in tre tomi suddivisi in due volumi, datato 13 giugno 1513 che contiene versi encomiastici in onore di Andrea Mantegna (foll. CLXVIv-CLVIIr)<sup><a href=\"#footnote_31_1269\" id=\"identifier_31_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi Rodolfo Signorini, in A casa di Andrea Mantegna cit., n. 99, pp. 451-453, ill. a p. 452.\">32<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E sempre a proposito di oggetti in madreperla, in direzione mantovana orienta pure la missiva inviata da Firenze il 22 gennaio 1505 da Aloisio Ciocca, in cui si riferisce alla marchesa Isabella d\u2019Este dell\u2019offerta di Gian Giacomo Caprotti, detto Sala\u00ec (1480 ca.- 1524), allievo prediletto di Leonardo da Vinci, di eseguire per lei qualche \u00abcosa galante\u00bb, cio\u00e8 un \u00abquadretto o altra cosa\u00bb, menzionando di seguito di un \u00abcrucifixio con molte figurete de relevo tucto di matre di perle\u00bb, offerto dal Ciocca alla sovrana, senza specificarne per\u00f2 l\u2019autore<sup><a href=\"#footnote_32_1269\" id=\"identifier_32_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Luca Beltrami 1919, pp. 96-97; Paola Venturelli, Leonardo da Vinci cit., pp. 23- 24 e nota 60, p. 54 (per &lsquo;galanterie&rsquo; si intendono piccoli oggetti preziosi; lo stesso; con tutta probabilit&agrave; Sala&igrave; intagliava pietre dure: nell&rsquo;inventario dei suoi beni, steso il 21 aprile 1525, dopo la sua morte, oltre a trovare elencate un discreto numero di pietre preziose, incluso agate e calcedoni intagliati, si cita quale creditore un certo &laquo;Magistro Ambrogio Zenaro&raquo;, dimorante in quel tempo a Milano, menzionato per alcune &laquo;prede quale heba a fare cum il prefato Sala&igrave;&raquo;).\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>I cammei e qualche ipotesi per\u00a0 la committenza<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcosa in pi\u00f9 aggiungono i cammei, ricordati da Pierino Pelati che li definisce di corallo bianco e con \u201cfigurette d\u2019angeli e testine romane\u201d<sup><a href=\"#footnote_33_1269\" id=\"identifier_33_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Pierino Pelati, La cattedrale cit., p. 66.\">34<\/a><\/sup>, nonch\u00e9 da Luigi Bosio che descrive \u201cquattro teste virili di sapore romano, due testine di putto, un cherubino e un genietto\u201d<sup><a href=\"#footnote_34_1269\" id=\"identifier_34_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Luigi Bosio, in Tesori d&rsquo;arte cit., pp. 95-96 (cos&igrave; anche nelle schede redatte da Gianfranco Ferlisi, cfr. nota 7).\">35<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diversamente da quanto sostenuto da Bosio, tuttavia, il cammeo (che parrebbe antico) sulla parasta di sinistra raffigura un busto femminile tunicato, con capelli raccolti sul capo e profilo verso destra<sup><a href=\"#footnote_35_1269\" id=\"identifier_35_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La dama ha un&rsquo;acconciatura che pare ricondurre alle soluzioni in voga nel II sec. d. C., con le trecce che si attorcigliano attorno al capo formando una sorta di ciambella (Klaus Fittschen, Die Bildnistynpen der Faustina Minor und die &lsquo;Fecunditas Augustae&rsquo;, Gottingen 1982, pp. 44 e sgg.). Sembra di non potere riconoscere il profilo dell&rsquo;imperatrice nota come Faustina maggiore (105-141 d. C.), consorte di Antonino Pio (138-161 d. C.) n&eacute; quello della figlia Faustina minore, sposa di Marco Aurelio (fino al &lsquo;500 inoltrato la distinzione tra il ritratto di Faustina maggiore e quello della figlia non &egrave; per&ograve; percepita in modo preciso), il primo caratterizzato da una particolare capigliatura formata da una sequenza di bande piatte e ondulate che incorniciano il volto e da un&rsquo; elaborata disposizione delle trecce dipartenti dalla nuca e risalenti verso l&rsquo;alto, formando un voluminoso chignon sul capo (per il ben noto episodio riguardante la scultura che Andrea Mantegna nel 1506 &egrave; costretto a cedere a Isabella d&rsquo;Este la &ldquo;cara Faustina de marmo anticha&rdquo;, come la definisce Mantegna stesso, non dichiarando di quale delle due omonime auguste si trattasse, cfr. Clifford M. Brown, Isabella d&rsquo;Este e il mondo greco romano, in Isabella d&rsquo;Este. La primadonna del Rinascimento, a cura di Daniele Bini, 2001, p. 123; per la scultura a Mantova raffigurante Faustina maggiore, cfr. Federico Rausa, Mantova, Mantegna e l&rsquo;antichit&agrave; classica, in A casa di Andrea Mantegna cit., pp. 186-188; e scheda n. 73, p. 416; per alcune varianti nell&rsquo; acconciatura di questo personaggio, che presenta come nel cammeo della Pace mantovana un filo di perle tra i capelli, cfr. il busto di Faustina maggiore del Louvre, eseguito dall&rsquo;Antico o dalla sua bottega, ante 1528, o tra 1528 e 1539, destinato all&rsquo;arredo della Sala di Troia di Palazzo Ducale, cfr. Betrand Jestaz, in La Celeste Galeria. Le raccolte, a cura di Raffaella Morselli, catalogo della mostra Mantova 2002, Milano 2002, n. 137, pp. 353-354; Marc Bormand, in Bonacolsi l&rsquo;Antico cit. n. VII.6, pp. 266, 268 (forse Isabella voleva riflettersi nell&rsquo;effige della giovane; vedi anche l&rsquo; &laquo;anello del corniola con una Faustina da sigillare, col fondo d&rsquo;oro&raquo;, riposto in uno degli armadi delle Grotta, in corte vecchia; cfr. Daniela Ferrari, Le collezioni Gonzaga. L&rsquo;inventario dei beni del 1540-1542, Cinisello Balsamo 2003, n. 7093, p. 338).\">36<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Dettaglio della  Fig. 1.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/ven02.jpg\">Fig. 2<\/a>),<strong> <\/strong>che viene ad affrontarsi con quello (forse rinascimentale) al centro dell\u2019altra parasta, distinto dal profilo di un giovane (<a title=\"Fig. 3. Dettaglio della Fig. 1.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/ven03.jpg\">Fig. 3<\/a>).<strong> <\/strong>Il cammeo al centro del basamento presenta invece un guerriero con elmo, scudo e lancia, nell\u2019iconografia di Marte (<a title=\"Fig. 4. Dettaglio della Fig. 1.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/ven04.jpg\">Fig. 4<\/a>),<strong> <\/strong>con rinvio alla medaglia bronzea di Lucio Settimio Severo<sup><a href=\"#footnote_36_1269\" id=\"identifier_36_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Francesco Gnecchi, I medaglioni romani, descritti e illustrati, II, Milano,1912, tav. 93, n. 5.\">37<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5. Giovanni da Cavino, &lt;i&gt;Medaglione di Settimio Severo&lt;\/i&gt;, bronzo, coniazione Esemplare in collezione privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/ven05.jpg\">Fig. 5<\/a>),<strong> <\/strong>la stessa\u00a0 cui si ispira Giulio Romano nella \u2018Sala del Sole e della Luna\u2019, all\u2019interno dell\u2019 \u2018Appartamento delle Metamorfosi\u2019, nel lato settentrionale di Palazzo Te, con calchi in stucco di marmi antichi e di creazioni giuliesche, dove spiccano griglie romboidali con raffigurazioni a bassissimo rilievo desunte in vario modo da opere dell\u2019antichit\u00e0, traendo ispirazione anche dalle monete<sup><a href=\"#footnote_37_1269\" id=\"identifier_37_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Francesca Vinti, Giulio Romano pittore e l&rsquo;antico, Firenze&nbsp; 1995, pp. 100-107 (in part. pp.104-105, figg. 119-120).\">38<\/a><\/sup>; nello stucco la medaglia \u00e8 riprodotta in controparte, ad esclusione della testa, secondo un procedere tipico del Pippi all\u2019interno del cantiere di Palazzo Te (<a title=\"Fig. 6. Stucco raffigurante Marte, Mantova, Palazzo Te.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/ven06.jpg\">Fig. 6<\/a>). A destra e a sinistra del cammeo con Marte, figurano inoltre i busti di due imperatori, entrambi di profilo (quello sulla sinistra munito di corona d\u2019 alloro tra i capelli e con folta barba)<sup><a href=\"#footnote_38_1269\" id=\"identifier_38_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Settimio Severo ?\">39<\/a><\/sup>, nel rispetto di una moda che alimenta partiti murari e opere del Rinascimento, anche mantovano<sup><a href=\"#footnote_39_1269\" id=\"identifier_39_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli otto medaglioni dipinti da Andrea Mantegna nella Camera Picta del castello di San Giorgio, con i ritratti dei primi imperatori romani, da Giulio Cesare ad Ottone, costituiscono fra le prime serie di ritratti imperiali presenti nei luoghi gonzaghesch; la celebrazione del duca Federico II &egrave; esplicitata nelle camere del palazzo suburbano costruito e decorato tra 1506 e 1512 (dove erano i Trionfi di Cesare del Mantegna, ora ad Hampton Court), attraverso la ripresa della serie classica degli Imperatori (cfr. Claudia Cieri Via, Collezionismo e decorazione alla corte dei Gonzaga, in La corte di Mantova nell&rsquo;et&agrave; di Andrea Mantegna 1450-1550, a cura di Cesare Mozzarelli, Robert Oresko, Leandro Ventura, atti del convegno Londra- Mantova 1992, Roma 1997, pp. 393- 401; Molly Bourne Federico II Gonzaga cit., pp. 183-222).\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dato che la presenza dei busti affrontati di due giovani connota oggetti nuziali tra XV e XVI secolo, quali cinture, libretti<sup><a href=\"#footnote_40_1269\" id=\"identifier_40_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi Paola Venturelli, Gioielli e gioiellieri milanesi. Storia, arte, moda (1450-1630), Cinisello Balsamo 1996,pp. 141-144, 183-190; Paola Venturelli, in Oro dai Visconti agli Sforza cit. n. 32, pp. 178-180, n. 36, pp. 190-191.\">41<\/a><\/sup>, <em>paci<\/em> e piccole targhe<sup><a href=\"#footnote_41_1269\" id=\"identifier_41_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Paola Venturelli, Maest&agrave;, in &laquo;Achademia Leonardi Vinci&raquo;, X, 1997, pp. 2002-2004; Paola Venturelli, Glossario e documenti per la gioielleria milanese (1459-1631), Firenze 1999, pp. 90-91.\">42<\/a><\/sup>, si potrebbe a questo punto congetturare che l\u2019esemplare mantovano sia stato commissionato in occasione di un matrimonio. La figura di Marte sarebbe perfettamente funzionale in tale contesto, non tanto in qualit\u00e0 di dio della guerra, quanto piuttosto della fertilit\u00e0 (da qui il suo aspetto femmineo)<sup><a href=\"#footnote_42_1269\" id=\"identifier_42_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Alessandro Pagliero, Dal simbolo al tempio, 2002, p. 71, 2002).\">43<\/a><\/sup>. Altrettanto funzionali sarebbero le perle, dettaglio ricordato negli inventari, simbolicamente rinvianti alla triade donna\/ castit\u00e0\/ nozze e immancabili protagoniste dei monili nuziali<sup><a href=\"#footnote_43_1269\" id=\"identifier_43_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le perle appartengono a Venere (concepita dal cielo, nata dal mare e dalla conchiglia) come a Maria (conchiglia che dal cielo ha concepito la perla Cristo), cfr. Paola Venturelli, Leonardo da Vinci, cit., pp. 165-170 (con bibliografia di riferimento).\">44<\/a><\/sup>,<sup> <\/sup>cos\u00ec come il rubino e le gemme rosse<sup><a href=\"#footnote_44_1269\" id=\"identifier_44_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Paola Venturelli, Gioielli e gioiellieri cit. pp.141-145.\">45<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dietro la pace del Museo Diocesano di Mantova, potrebbe inoltre adombrarsi un committente dai forti interessi antiquari, forse possessore di cammei e gemme antiche, magari legato alla corte di Isabella d\u2019Este e Federico II Gonzaga<sup><a href=\"#footnote_45_1269\" id=\"identifier_45_1269\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La presenza nel cammeo della lancia trattenuta in mano da Marte potrebbe magari allora rinviare alla lancia usata da Longino per colpire il costato di Cristo, traendone del sangue le cui particole si venerano a Mantova; la lancia (di san Giorgio) figura nella Pala della Vittoria di Andrea Mantegna ora al Louvre con allusione a Francesco Gonzaga, il quale durante la battaglia di Fornovo (6 luglio 1495) si era buttato nella mischia con grande coraggio, uscendone con la lancia spezzata, lancia da lui poi inviata in regalo alla moglie Isabella; Francesco si propone come il novello Cesare che allontana e sconfigge il nemico gallico (cfr. Ugo Bazzotti, La chiesa di santa Maria della Vittoria e la pala di Andrea Mantegna, in A casa di Andrea Mantegna, cit., pp. 201-219 (a p. 203, si riporta la lettera redatta il 17 luglio 1495 dal protonotario Sigismondo Gonzaga, indirizzata a Francesco Gonzaga, in cui si afferma: &ldquo;la lanza de Longino, che coss&igrave; como quello fu&nbsp; causa de sparger sangue per la rentione humana,&nbsp; coss&igrave; questo &egrave; stato causa de la salute et liberazione de tuta Italia; che veramente quando me ricordo che la V. Ex. Cum la persona sua sola&nbsp; e pochi de soi hanno questa gloria de havere liberata questa povera Italia da obsidione de barbari&rdquo;).\">46<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p>Il testo costituisce la versione ampliata del <em>paper<\/em> (<em>Arti del metallo e della glittica per i Gonzaga: aggiunte e correzioni<\/em>) presentato al Convegno <em>Collezionismo e antichit\u00e0 di preziosi: Mantova e Sabbioneta. Due Gonzaga a confronto<\/em>, Sabbioneta &#8211; Mantova, 4-5 ottobre 2008, i cui atti non sono stati pubblicati. Desidero ringraziare vivamente Monsignor Roberto Brunelli,Direttore del Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova e il personale del Museo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le illustrazioni nn. 1-4 sono di Lucio Alberto Iasevoli.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1269\" class=\"footnote\">Per la <em>Pace,<\/em> sorta di tabernacolo in miniatura che fino alla riforma della liturgia degli anni Sessanta del secolo scorso il sacerdote era solito porgere ai fedeli al termine delle messi solenni, o agli sposi durante la cerimonia nuziale per il \u2018bacio di pace\u2019, cfr. Giuseppe Bergamini, <em>Instrumentum Pacis<\/em>, in <em>Ori e tesori d\u2019Europa<\/em>, Atti del Convengo a cura di Giuseppe Bergamini e Paolo Goi, Udine 3-5 dicembre 1991, Udine 1992, pp. 85-108.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1269\" class=\"footnote\">La parte in smalto non \u00e8 di eccelsa fattura e contrasta con la qualit\u00e0 del resto dell\u2019opera; erroneamente parlano di \u2018di rame smaltato\u2019 Marco Collareta, in <em>Maestri della scultura in legno nel Ducato degli Sforza<\/em>, a cura di Giovanni Romano e Claudio Salsi, catalogo della mostra, Milano 2005-2006, Cinisello Balsamo 2005, n. II.21, p. 156; e Davide Gasparotto, in <em>Bonacolsi l\u2019antico. Uno scultore nella Mantova di Andrea Mantegna e di Isabella d\u2019Este<\/em>, a cura di Filippo Trevisani e Davide Gasparotto, Mantova 2008-2009, Milano 2008, n. VIII.10, p. 284<strong>. <\/strong>Mancano analisi sui materiali costituenti i cammei; a partire da Pierino Pelati, <em>La cattedrale di Mantova<\/em>, Mantova 1953, p. 66, sono definiti di \u00abcorallo bianco\u00bb. Nuovi dati emergeranno dal restauro della <em>pace<\/em> (in corso mentre scrivo), effettuato da Lucia Miazzo, sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Mantova (i risultati saranno presentati nella scheda destinata al catalogo della mostra <em>Restituzioni 2013. Tesori d\u2019arte restaurati. XVI edizione<\/em>, Napoli, Museo di Capodimonte e Palazzo Zevallos Stigliano, 22 marzo- 9 luglio 2013).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1269\" class=\"footnote\">Luigi Bosio, in <em>Tesori d\u2019arte nella terra dei Gonzaga<\/em>, catalogo della mostra Mantova 1974, Milano 1974, n. 116, pp. 95-96; in precedenza la <em>pace<\/em> mantovana \u00e8 menzionata da Guglielmo Matthiae, <em>Inventario degli oggetti d\u2019arte d\u2019Italia. 6. Provincia di Mantova<\/em>, Roma 1935, p. 37; Romolo Putelli, <em>Vita, storia ed arte mantovana nel Cinquecento<\/em>, I <em>Inventario di arredi sacri<\/em>; II <em>Prime visite pastorali<\/em>, Mantova 1934-1935, II, p. 50; Pierino Pelati, <em>La cattedrale <\/em>cit, p. 66<em>.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1269\" class=\"footnote\"> Romolo Putelli, <em>Vita, storia <\/em>cit. 1934-1935, II, p. 50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1269\" class=\"footnote\">La <em>pace<\/em> giunge al Museo Diocesano Francesco Gonzaga nel 1983 (rimando alla scheda in Paola Venturelli, <em>Ori e Avori. Museo Diocesano Francesco Gonzaga<\/em>, in corso di pubblicazione).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1269\" class=\"footnote\"> Per il cardinale Sigismondo Gonzaga (1469-1525), secondo figlio di Federico e Margherita di Baviera (nonch\u00e9 nipote del collezionista Francesco Gonzaga), fatto cardinale nel 1505 da Giulio II e a sua volta collezionista, cfr.: Clifford M. Brown, <em>Cardinal Sigismondo Gonzaga (1469-1525)<\/em>.<em> <\/em><em>An overlooked name in the annals of collectors of Antiquies<\/em>, in \u00abXenia\u00bb, 21, 1991, pp. 47-58; Clifford M. Brown, <em>The Farnese Family and the Barbara Gonzaga Collection of Antique Cameos\u201d<\/em>, in \u00abJournal of History of Collections\u00bb, VI, 1994, pp.145-151; Raffaele Tamalio, <em>Gonzaga Sigismondo<\/em>, in <em>Dizionario Biografico degli Italiani<\/em>, vol. LVII, Roma 2001, pp. 854-857; David S. Chambers, <em>The enigmatic eminence of cardinal Sigismondo Gonzaga<\/em>, pp. 330-354 in \u00abRenaissance Studies\u00bb, vol. 16, n. 3, September 2002, pp. 330-354; Guido Rebecchini, <em>Some aspects of cardinal Sigismondo Gonzaga\u2019s Collections<\/em>, in \u00abJournal of the Warburg and Courtauld Institutes\u00bb, LXVI, 2003, pp. 289-296.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1269\" class=\"footnote\">Travisando Bosio, Sigismondo Gonzaga \u00e8 dichiarato il committente della <em>pace<\/em> da Gianfranco Ferlisi, in <em>A Casa di Andrea Mantegna. <\/em><em>Cultura artistica a Mantova nel Quattrocento,<\/em> a cura di Rodolfo Signorini con la collaborazione di Daniela Sogliani, catalogo della mostra Mantova 2006, Cinisello Balsamo<em> <\/em>2006, n. 114, p. 472 (la scheda \u00e8 riproposta in <em>La scultura al tempo di Andrea Mantegna,<\/em> a cura di Vittorio Sgarbi, catalogo della mostra, Mantova 2006-2007, Milano 2006, p. 172); da Francesco Rossi, in <em>Placchette e rilievi di bronzo nell\u2019et\u00e0 del Mantegna<\/em>, a cura di Francesco Rossi, catalogo della mostra, Mantova 2006-2007, Milano 2006, n. II.4, p. 56; e da Chiara Pisani, <em>Sulle tracce di Mantegna: una proposta di indagine<\/em>, in<em> Placchette e rilievi di bronzo <\/em>cit. 2006, pp. 28, 29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1269\" class=\"footnote\">Emile Molinier, <em>Le bronzes de la Renaissance. Les plaquettes. Catalogue raisonn\u00e9<\/em>, I, Paris 1886, pp. 112-156.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1269\" class=\"footnote\">Una carrellata \u00e8 in Giuseppe Bergamini, <em>Instrumentum Pacis<\/em> cit.1992, figg. 19-26 (XVI-XVII secc.) e pp. 90-91 (tutte le placchette sono della variante senza l\u2019angioletto e con la croce sullo sfondo. Francesco Rossi rilevava infatti l\u2019esistenza di tre varianti principali: a) con il piccolo putto a sinistra, come nella pace mantovana; b) senza putto a sinistra; c) senza putto, con la croce e con il Cristo dentro il sarcofago e non fuori; cfr. Francesco Rossi, <em>Placchette. Sec. XV-XIX, Musei civici di Brescia. Cataloghi,<\/em> I, Vicenza 1974, pp. 39- 40). Segnalo inoltre la bella pace in argento fuso, cesellato e inciso, con punzone SF sotto un W (12&#215;10), conservata nel Tesoro della cattedrale di Tra\u00f9, attestata nel 1517 (versione priva dell\u2019enfasi della placchetta del Moderno e del tipo senza il putto che si affaccia sotto il braccio del Cristo, con la croce nel fondo), cfr. Nevenka Bezi\u0107- Bo\u017eani\u0107, in<em> Tesori della Croazia restaurati da Venetian Heritage inc.<\/em>, a cura di Jo\u015dko Belamari\u0107, catalogo della mostra Venezia 2001, Venezia 2001, n. 55, pp. 140-141).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1269\" class=\"footnote\">L\u2019identificazione con il Mondella spetta a Wilhelm Bode (<em>Funde<\/em>, in \u00abKunstchronik\u00bb, XV, 1903-1904, col. 269), ipotesi pienamente accettata da John Pope Hennessy , <em>Renaissance Bronzes from the Samuel H. Kress Collection. <\/em><em>Reliefs, Plaquettes, Statuettes, Utensilis and Mortars<\/em>, London 1965, p. 42) e quindi da Douglas Lewis, <em>The Medallic Oeuvre of \u2018Moderno\u2019: His Development at Mantua in the Circle of \u2018Antico\u2019<\/em>, in <em>Italian Medals<\/em> , a cura di J. Graham Pollard \u00abStudies in the History of Art\u00bb, 21, 1987, pp. 77-97; Douglas Lewis, <em>The Plaquettes of Moderno anf His Followers<\/em>, in <em>Italian Plaquettes<\/em> , a cura di Alison Luchs, \u00abStudies in the History of Art\u00bb, 22, 1989, pp. 105-142; concorda con Douglas Lewis, Clifford Malcom Brown, <em>The Archival Scholarship of Antonino Bertolotti. <\/em><em>A Cautionary Tale: the Galeazzo Mondella (Moderno) Model for a Diamond \u201cSaint George\u201d Brooch<\/em>, in \u00abArtibus et Historiae\u00bb, XVIII, 35, 1997, pp. 65-71; il Moderno \u00e8 identificato in Galeazzo Mondella anche dagli autori del recente catalogo <em>Placchette e rilievi <\/em>cit. 2006 (pp. 43-44, p. 50, 56-57) e da Gianfranco Ferlisi (cfr. alla nota 7); cfr. Davide Gasparotto, <em>Antico e Moderno<\/em>, in <em>Bonacolsi l\u2019antico<\/em> cit., pp. 89-97.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1269\" class=\"footnote\">Giorgio Vasari, <em>Le Vite dei pi\u00f9 eccellenti pittori, scultori e architetti<\/em>, Introduzione di Maurizio Marini, Roma 2003, p. 833. La biografia di Galeazzo Mondella con quella del fratello, il pittore Girolamo, \u00e8 stata ricostruita da Luciano Rognini, <em>Galeazzo e Girolamo Mondella, artisti del Rinascimento<\/em>, in \u00abAtti e Memorie della Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona\u00bb, serie 6, vol. 25, 1975, pp. 95-119 (Galeazzo \u00e8 documentato a Verona tra 1516 e 1517 quando risulta eletto nel Consiglio Comunale; \u00e8 in vita nel 1527 e detto <em>quondam<\/em> il 5 maggio 1528). Per i disegni, cfr. Giovanni Agosti, <em>Disegni del Rinascimento in Valpadana<\/em>, Firenze 2001, p. 34. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1269\" class=\"footnote\">Per il Caradosso (orafo, plasticatore, smaltista, intagliatore di gemme e antiquario), trasferitosi a Roma intorno al 1507, in contatto con Isabella d\u2019Este almeno al 1501 (quando Isabella gli si rivolge per legare alcune gioie) e sino al 1524, cfr. Clifford M. Brown, Sally Hickson, <em>Caradosso Foppa (1452 ca.- 1526\/27)<\/em>, in \u00abin Arte Lombarda\u00bb, 119, 1997, pp. 9-39 (con bibliografia precedente); Venturelli,<em> <\/em><em>Gioielli e oggetti preziosi nell\u2019Inventario Stivini. Alcune note<\/em>, in \u00abQuaderni di Palazzo Te\u00bb, 6, 1999, pp. 75-80; Paola Venturelli, <em>Leonardo da Vinci e le arti preziose. Milano tra XV e XVI secolo<\/em>, Venezia 2002, pp. 145-157; Paola Venturelli,<em> <\/em><em>Esmail\u00e9e \u00e0 la fa\u00e7on de Milan. Smalti nel Ducato di Milano da Bernab\u00f2 Visconti a Ludovico il Moro<\/em>, Venezia 2008, pp. 97-104.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1269\" class=\"footnote\">La placchetta diffonde infatti un\u2019opera- prototipo; si veda Nicole Dacos, <em>Le r\u00f4le\u00a0 des plaquettes dans la diffusion de gemmes antiques: Le cas de la collection M\u00e9dicis<\/em>, in <em>Italian Plaquettes<\/em> cit. 1989, pp. 71-89; Francesco Caglioti, Davide Gasparotto,<em> Lorenzo Giberti, il \u2018Sigillo di Nerone\u2019 e le origini della placchetta \u2018antiquaria\u2019<\/em>, in \u00abProspettiva\u00bb, 85, 1997 pp. 2-38. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1269\" class=\"footnote\">Francesco Malaguzzi Valeri, <em>La corte di Ludovico il Moro<\/em>, vol. III, Milano 1917, p. 335: nella placchetta del Moderno raffigurante <em>San Sebastiano, <\/em>egli notava sul basamento di sinistra la statua equestre romana detta del \u2018Regisole\u2019 di Pavia, nota quasi soltanto nella regione lombarda; la stessa statua verr\u00e0 fissata da Leonardo da Vinci in un minuscolo frammento a penna (Windsor, <em>RL,<\/em> 12345r) estratto da un foglio (<em>CA<\/em>, f. 339r, ex147r-b) che contiene il famoso ricordo su quest\u2019opera bronzea del I sec. d. C., eretta sulla piazza del Duomo pavese e distrutta nel 1796, vista dal Vinci il 21 giugno 1490 con Francesco di Giorgio Martini (ma forse gi\u00e0 sin dagli anni 1487-88); dal 1493 inserita nel sigillo della citt\u00e0 di Pavia, l\u2019immagine del \u2018Regisole\u2019 fu riprodotta di frequente in Lombardia (cfr. Paola Venturelli, <em>Cellini, gli orefici milanesi a Roma, Caradosso e Leonardo<\/em>, in <em>Leonardo da Vinci<\/em> cit. 2002, Cap. VI, pp. 150-151).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1269\" class=\"footnote\">Ulrich Middeldorf notava in alcune placchette del Moderno affinit\u00e0 con il classicismo milanese e uno stile parallelo a quello di Cesare da Sesto, che anticiperebbe il Bambaia (Ulrich Middeldorf, Oswald Goetz, <em>Medals and Plaquettes from the Sigmund Morgenroth Collection<\/em>, Chicago 1944, p. 34, nn. 233-234).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1269\" class=\"footnote\">Giovanni Agosti, <em>Bambaia<\/em><em> e il classicismo lombardo<\/em>, Torino 1990, pp. 98, 131-132; Roberto Bartalini,<em> Le occasioni del Sodoma. Dalla Milano del Sodoma alla Roma di Raffaello<\/em>, Roma 1996, pp. 93-94; Paola Venturelli, <em>Leonardo <\/em>cit. 2002, pp. 150-151, e note 29-30, pp. 155-156. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1269\" class=\"footnote\">Per la ripresa delle placchette (anche quelle del Moderno) nei monumenti lombardi, si veda Richard Schofield, <em>Avoiding Rome<\/em>:<em> an Introduction to Lombard Sculptors and the Antique<\/em>, in \u00abArte Lombarda\u00bb, 100, 1992, pp. 29-44; Richard Schofield, <em>Amadeo\u2019s System<\/em>, in <em>Giovanni Antonio Amadeo. Scultura e architettura del suo tempo<\/em>, a cura Janice Shell, Liana Castelfranchi Vegas, Milano 1993, pp. 125-156. A riguardo delle placchette del Moderno, Ernst Kris segnalava inoltre che la <em>Sacra conversazione<\/em> del Moderno figura in un cristallo a Londra (Victoria &amp; Albert Museum, Salting Bequest, n. 1859),<strong> <\/strong>quella con il <em>Cristo deposto nell\u2019avello <\/em>si ripropone in un intaglio d\u2019agata a Monaco (M\u00fcnzkabinett), il <em>san Girolamo nell\u2019orto<\/em> figura in due pietre dure intagliate, una a Monaco (M\u00fcnzkabinett) e l\u2019altra all\u2019 Hermitage di San Pietroburgo, e un onice a Windsor propone quanto nella placchetta con <em>Lucrezia<\/em> (Erns Kris, <em>Meister und Meiserwerke der Steinschneidekunst in der Italienischen Renaissance<\/em>, Wien 1929, nn. 120, 121, 122, 125, 129, 131, pp. 29-30, 42, 159; cfr. Paola Venturelli,<em> Cammei e pietre dure milanesi per le corti d\u2019Europa (secc. XV-XVII)<\/em>, in corso di pubblicazione per Bulzoni, Cap. I); \u00e8 possibile che l\u2019intaglio in diaspro con la <em>Piet\u00e0<\/em> all\u2019Hermitage (Douglas Lewis, <em>The metallic Oeuvre of \u2018Moderno\u2019<\/em> cit., nota 8, p. 93) possa essere l\u2019originale da cui derivano i rilievi in metallo (Davide Gasparotto, in <em>Bonacolsi l\u2019antic<\/em>o cit., p. 284): ma si tratta di un\u2019opera di non eccelsa qualit\u00e0.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1269\" class=\"footnote\">Roberto Bartalini,<em> Le occasioni del Sodoma<\/em> cit. 1996. Dunque \u00e8 da respingere l\u2019ipotesi che il Cristo sia ispirato dal <em>Lacoonte<\/em>, come sostiene Douglas Lewis, datando quindi la placchetta a dopo il 1506 anno della scoperta della celeberrima scultura (Douglas Lewis, <em>The Plaquettes <\/em>cit. 1989, pp. 105-142; l\u2019autore ritiene la placchetta del 1508- 1513). La figura di Cristo, con gli arti inferiori curiosamente troncati, l\u2019enfasi conferita alla muscolatura mi pare piuttosto registrare un\u2019eco del <em>Torso del Belvedere<\/em>, sulla fine del XV secolo nella collezione dell\u2019artista lombardo d\u2019origine comasca Andrea Bregno (nato nel 1418 e morto a Roma il 1503), il pi\u00f9 importante scultore in marmo attivo nell\u2019Urbe nella seconda met\u00e0 del \u2018400, un\u2019 opera identificata nel Rinascimento con <em>Ercole<\/em> (figura legata particolarmente ai Gonzaga), rappresentata in un\u2019incisione con entrambe le gambe da Giovanni Antonio da Brescia, prolifico divulgatore a stampa delle invenzioni mantegnesche (cfr. Paola Venturelli, <em>Smaltisti milanesi intorno al 1500: fonti iconografiche . L\u2019 \u201cantico\u201d, Mantegna e gli altri (tra Lombardia e Roma)<\/em>, in <em>Mantegna e Roma. L\u2019artista davanti all\u2019antico<\/em>, a cura di Teresa Calvano, Claudia Cieri Via, Leandro Ventura, Atti del Convegno, Roma 2007, Roma 2010, pp. 496-498) ; sembra registrare una citazione dal <em>Torso del Belvedere<\/em> anche il marmo con il <em>Filottete dolente<\/em> (secondo decennio del XVI sec.), al Museo del Palazzo Ducale di Mantova, rilievo riferito a Tullio Lombardo, o a Gianmaria Mosca detto il Padovano (cfr. Massimo Rodella in<em> Bonacolsi l\u2019antico<\/em> cit., n. VI.18, p. 248, con bibliografia precedente), cha ha alle spalle una serie di gemme incise, prodotte tra il III e il tardo I sec., con il motivo dell\u2019eroe che fa aria al piede ferito con una grande ala di volatile (una gemma con tale soggetto era nel 1498 nella mani del gioielliere veneziano al servizio dei Gonzaga Zoan Andrea del Fiore, presumibilmente la stessa citata nella lettera scritta da Venezia nel 1498 dal segretario del marchese di Mantova Tolomeo Spagnolo, che informava Isabella d\u2019Este dell\u2019 \u201coptimo intaglio\u201d, rappresentante un \u00abnudo che cum una ala si fa vento a una gamba ligata\u00bb (cfr. Clifford. M. Brown, <em>Per dare qualche splendore a la gloriosa cit\u00e0 di Mantua. <\/em><em>Documents for the Antiquarian Collection of Isabella d\u2019Este<\/em>, Roma 2002, n. 9, f, pp. 129-130; Clifford. M. Brown, <em>Isabella d\u2019Este in the Ducal Palace in Mantua. An overview of her rooms in the Castle di san Giorgio and the Corte Vechia<\/em>, Roma 2005, pp. 121-43, 222).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1269\" class=\"footnote\">Archivio Storico Diocesano di Mantova (d\u2019ora in poi ASDMn), <em>Cattedrale<\/em>, b. 556, fasc. 7 (carte non numerate).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1269\" class=\"footnote\">Si veda Roberto Brunelli, in <em>Diocesi di Mantova<\/em>, Varese 1986, pp. 80-81; Roberto Brunelli, <em>La cattedra<\/em>le di Mantova, Mantova 2009, pp. 65-72.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1269\" class=\"footnote\">Molly Bourne,<em> Federico II Gonzaga The Soldier-Prince as Patron<\/em>, Roma, 2008, pp. 65-99 (a seguito della vittoria riportata dal marchese Francesco al comando della Lega veneziana contro il re di Francia Carlo VIII, a Fornovo sul Taro, il 6 luglio 1495, le due pi\u00f9 significative committenza che risultarono sono la chiesa di santa Maria della Vittoria con la pala di Mantegna e il programma scultoreo di Pietro Lombardo per la cappella di santa Maria dei voti in Cattedrale; entrambi i progetti erano dedicati alla Vergine, alla quale il marchese attribuiva la sua vittoria; la seconda impresa\u00a0 si protrarr\u00e0 sino al 1515; nei documenti Gonzaga la cappella (detta \u00abla capella nostra\u00bb), mostrata orgogliosamente a visitatori di rango \u00e8 usata per recitare speciali messe per la salute del marchese; l\u2019altare della cappella era esattamente dove oggi\u00a0 troviamo la cappella dell\u2019Incoronata, eretta nel tardo \u2018500).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1269\" class=\"footnote\">ASDMn, <em>Cattedrale<\/em>, b. 556, fasc. 8 (alla data)<strong>;<\/strong> nell\u2019inventario del 7 febbraio 1544, tra le \u00abCose d\u2019argento per ornar l\u2019altar\u00bb della Madonna \u00abdei voti\u00bb, la voce che descrive \u00abUna Pace d\u2019Argento dorata con una Piet\u00e0 de radice di perle\u00bb, reca al di sopra due tratti obliqui di cancellazione (ASDMn, <em>Cattedrale<\/em>, b. 556, fasc. 10, alla data). Se la numerazione non \u00e8 precisata, si intende che le carte non risultano numerate.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1269\" class=\"footnote\">ASCMn, <em>Cattedrale<\/em>, b. 556, fasc. 1, settembre 1480 (\u00abpax d\u2019argento una granda e dui picoli\u00bb, una \u00abfornita cum perle e prede\u00bb); ASCMn, <em>Cattedrale,<\/em> b. 70, elenco del giugno 1505, con la registrazione dei \u00abdoni\u00bb all\u2019altare della Madonna dei Voti, c. 6v (\u00abUna pace de rechalco adorata\u00a0 cum la Madona in mezo d\u2019argento anielato\u00bb, \u00abper tener fora per ornamento continuo de lo altare\u00bb); ASCMn, <em>Cattedrale,<\/em> b. 556, fasc. 4, 7 ottobre 1511 (una \u00abpaxeta di rechalcho dorata cum la Madonna de smalto. Sta continuo di fora\u00bb; seguono gli oggetti nella sagrestia della \u2018Madonna dei voti\u2019, tra cui una \u00abpax dargento cum la Madonnaa de madre de perla\u00bb); ASCMn, <em>Cattedrale,<\/em> b. 556, fasc. 5, 2 ottobre 1513, c. 5r (una \u00abpaxeta de rechalcho dorata con la Madonna de arzento niellata\u00bb); ASCMn, <em>Cattedrale<\/em>, b. 556, fasc. 6, inventario datato 1523 (\u00abCose de arzento per hornar la Madonna\u00bb: una \u00abpax de arzento dorato\u00bb con \u00abuna Madonna de radice de perle\u00bb, una pace di rame dorata con la \u00abMadona dentro de arzento\u00bb; ASCMn, <em>Cattedrale<\/em>, b. 556, fasc. 8, inventario iniziato il 17 aprile 1537, relativo a oggetti \u00abritrovati nella sacrastia Pichola\u00bb (un pace \u00abde Argento con una Madona de radice de perle con molte pietre et perle intorno\u00bb, una \u00abpace de radice de perle con una Piet\u00e0 nel mezzo de argento\u00bb); ASCMn, <em>Cattedrale<\/em>, b. 556, fasc.9, inventario \u00abdela sacrestia della Madonna de s. Pietro\u00bb, datato 18 gennaio 1538 (\u00abCose de arzento per ornar la Madonna\u00bb: una \u00abpace de arzento dorata cum una piet\u00e0 de radice de perle\u00bb; ASCMn, <em>Cattedrale,<\/em>b. 431, inventario iniziato il 2 novembre 1583 e proseguito per tutto il mese, c. 35r (\u00abUna Pace d\u2019argento che dentro la Madonna di radici di Perle con pietre et perle atorno\/ Una Pace de radici di perle co\u2019 una piet\u00e0 d\u2019argento ligata in essa Pace\/ Una Pace d\u2019Argento co\u2019 un Crocefisso di rilievo in meggio, alle bande san Pietro et san Pavolo, co\u2019 litere a piedi\u00bb; ASCMn, <em>Cattedrale<\/em>, b. 556, fasc. 17, inventario senza data, ma da ritenersi secentesco, della \u00absacrestia\u00bb di san Pietro (\u00abUna pace de perla et un\u2019altra de argento col Crocefisso\u00bb).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1269\" class=\"footnote\">ASCMn, <em>Cattedrale<\/em>, b. 556, fasc. 18, c. 18r (\u00e8 preceduta da una \u00abpace d\u2019argento smaltato di nero con uno Crocefisso nel mezzo con le figure di S Pietro, e Paulo Apostolo\u00bb, corredata da iscrizioni): ringrazio Licia Mari e Roberta per la datazione dell\u2019inventario; vedi anche l\u2019elenco del 1583 citano nella nota precedente; le due <em>paci<\/em> figurano con identica descrizione anche in una nota degli argenti collocati nel sesto armadio della sagrestia di san Pietro, datata 30 luglio 1639\u00a0 (ASCMn, <em>Cattedrale, <\/em>b. 556, fasc. 20); vedi anche in ASCMn, <em>Cattedrale<\/em>, b. 556, fasc. 13, \u00abInventario delle robbe che sono nelli armarij della Sacrestia insieme con le robbe della sacrestia della Madona\u00bb, datato 1602 (una \u00abpace di perla, et un\u2019altra d\u2019argento col Crocefisso\u00bb).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1269\" class=\"footnote\">ASCMn, <em>Cattedrale,<\/em> n. 556, fasc.<strong> <\/strong>22, Inventario della sagrestia della Cattedrale, 15 dicembre 1702 (cc. 24 e sgg.: \u00abArgenteria\u00bb), citazioni a c. 24v e a c. 54v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1269\" class=\"footnote\">ASCMn, <em>Cattedrale<\/em>, b. 1648, fasc. 9, inventario della sagrestia\u00a0 della Cattedrale, maggio 1813: nel \u00abPrimo Armario\u00bb della \u00absagrestia grande\u00bb: una \u00abpace collone, piedestalli, e cornici di madre perla e nel mezzo la figura di Nostro Signore morto, della Beata vergine San Giovanni tutto d\u2019argento in parte indorato, e con sopra un lavoro pure indorato, mancante d\u2019uno scudetto di sopra l\u2019architrave\u00bb; la medesima voce si ripresenta nell\u2019inventario dell\u2019anno successivo (ASCMn, <em>Cattedrale<\/em>, b. 556, fasc. 23, Inventario del 1814).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1269\" class=\"footnote\">Giovanni \u00a0Agosti, <em>Scrittori che parlano di artisti, tra Quattro e Cinquecento in Lombardia<\/em>, in <em>Quattro pezzi lombardi (per Maria Teresa Binaghi)<\/em>, Brescia 1998, p. 75.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1269\" class=\"footnote\">Paola Venturelli, <em>Paxeta, maest\u00e0 agnus dei, libretti. La targa pendente del Museo Poldi Pezzoli di Milano<\/em>, in <em>Gioielli in Italia. Sacro e profano dall\u2019antichit\u00e0 ai nostri giorni<\/em>, Atti del Convegno, Valenza 7-8 ottobre, a cura di Lia Lenti, Dora Liscia Bemporad, Venezia 2001 (ora in Paola Venturelli, <em>Leonardo da Vinci<\/em> cit. 2002, pp. 171-190; Paola Venturelli, <em>Smalto, oro e preziosi. Oreficerie e arti suntuarie nel Ducato di Milano tra Visconti e Sforza<\/em>, Venezia 2003, pp.195-197; Paola Venturelli, in <em>Oro dai Visconti agli Sforza. Smalti e oreficeria nel Ducato di Milano<\/em>, catalogo della mostra a cura di Paola Venturelli, Milano 2011-2012, Cinisello Balsamo 2001, n. 34, pp. 184-186; n. 37, pp. 192-193.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1269\" class=\"footnote\">Luisa Giordano,<em> Tipologia dei capitelli dell\u2019et\u00e0 sforzesca: prima ricognizione<\/em>, in <em>La scultura decorativa del primo Rinascimento<\/em>, Atti del Convegno, Pavia 1980, Roma 1983, pp. 176-206; questo tipo di capitello caratterizza oggetti d\u2019oreficeria milanesi tardo quattrocenteschi, cfr. Paola Venturelli, <em>Il tabernacolo Pallavicino. Considerazioni sulle botteghe orafe del Quattrocento\u00a0 tra Lodi e Milano, <\/em>in <em>L&#8217;oro e la Porpora<\/em>. <em>Carlo Pallavicino, un vescovo la sua citt\u00e0. Lodi 1456-1497, a cura di Mario Marubbi<\/em>, catalogo della mostra, Lodi 1998, Cinisello Balsamo 1998, pp. 85-96; Paola Venturelli, <em>Leonardo da Vinci<\/em> cit., pp. 46-49; Paola Venturelli, in <em>Oro dai Visconti agli Sforza<\/em> cit., n. 41, pp.200-202.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1269\" class=\"footnote\">Vedi Silvia Fumian, in <em>Andrea Mantegna e i Gonzaga. Rinascimento nel castello di san Giorgio<\/em>, a cura di Filippo Trevisani, catalogo della mostra Mantova 2006-2007, Milano 2006, p. 210. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1269\" class=\"footnote\">Cfr. Noris Zuccoli, <em>Forme della decorazione architettonica a Mantova nell\u2019et\u00e0 di Andrea Mantegna,<\/em> in <em>A casa di Andrea Mantegna<\/em> cit., pp. 59-69 (specialmente pp. 66-67 e fig. 9, p. 67).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1269\" class=\"footnote\"> Vedi Rodolfo Signorini, in <em>A casa di Andrea Mantegna<\/em> cit., n. 99, pp. 451-453, ill. a p. 452. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1269\" class=\"footnote\">Luca Beltrami 1919, pp. 96-97; Paola Venturelli, <em>Leonardo da Vinci<\/em> cit., pp. 23- 24 e nota 60, p. 54 (per \u2018galanterie\u2019 si intendono piccoli oggetti preziosi; lo stesso; con tutta probabilit\u00e0 Sala\u00ec intagliava pietre dure: nell\u2019inventario dei suoi beni, steso il 21 aprile 1525, dopo la sua morte, oltre a trovare elencate un discreto numero di pietre preziose, incluso agate e calcedoni intagliati, si cita quale creditore un certo \u00abMagistro Ambrogio Zenaro\u00bb, dimorante in quel tempo a Milano, menzionato per alcune \u00abprede quale heba a fare cum il prefato Sala\u00ec\u00bb).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1269\" class=\"footnote\"> Pierino Pelati, <em>La cattedrale<\/em> cit., p. 66.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1269\" class=\"footnote\"> Luigi Bosio, in <em>Tesori d\u2019arte<\/em> cit., pp. 95-96 (cos\u00ec anche nelle schede redatte da Gianfranco Ferlisi, cfr. nota 7).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1269\" class=\"footnote\">La dama ha un\u2019acconciatura che pare ricondurre alle soluzioni in voga nel II sec. d. C., con le trecce che si attorcigliano attorno al capo formando una sorta di ciambella (Klaus Fittschen, <em>Die Bildnistynpen der Faustina Minor und die \u2018Fecunditas Augustae\u2019<\/em>, Gottingen 1982, pp. 44 e sgg.). Sembra di non potere riconoscere il profilo dell\u2019imperatrice nota come Faustina maggiore (105-141 d. C.), consorte di Antonino Pio (138-161 d. C.) n\u00e9 quello della figlia Faustina minore, sposa di Marco Aurelio (fino al \u2018500 inoltrato la distinzione tra il ritratto di Faustina maggiore e quello della figlia non \u00e8 per\u00f2 percepita in modo preciso), il primo caratterizzato da una particolare capigliatura formata da una sequenza di bande piatte e ondulate che incorniciano il volto e da un\u2019 elaborata disposizione delle trecce dipartenti dalla nuca e risalenti verso l\u2019alto, formando un voluminoso <em>chignon<\/em> sul capo (per il ben noto episodio riguardante la scultura che Andrea Mantegna nel 1506 \u00e8 costretto a cedere a Isabella d\u2019Este la \u201ccara Faustina de marmo anticha\u201d, come la definisce Mantegna stesso, non dichiarando di quale delle due omonime auguste si trattasse, cfr. Clifford M. Brown, <em>Isabella d\u2019Este e il mondo greco romano<\/em>, in <em>Isabella d\u2019Este. La primadonna del Rinascimento<\/em>, a cura di Daniele Bini, 2001, p. 123; per la scultura a Mantova raffigurante Faustina maggiore, cfr. Federico Rausa, <em>Mantova, Mantegna e l\u2019antichit\u00e0 classica<\/em>, in <em>A casa di Andrea Mantegna <\/em>cit., pp. 186-188; e scheda n. 73, p. 416; per alcune varianti nell\u2019 acconciatura di questo personaggio, che presenta come nel cammeo della <em>Pace<\/em> mantovana un filo di perle tra i capelli, cfr. il busto di Faustina maggiore del Louvre, eseguito dall\u2019Antico o dalla sua bottega, <em>ante<\/em> 1528, o tra 1528 e 1539, destinato all\u2019arredo della Sala di Troia di Palazzo Ducale, cfr. Betrand Jestaz, in <em>La Celeste Galeria. Le raccolte<\/em>, a cura di Raffaella Morselli, catalogo della mostra Mantova 2002, Milano 2002, n. 137, pp. 353-354; Marc Bormand, in <em>Bonacolsi l\u2019Antico<\/em> cit. n. VII.6, pp. 266, 268 (forse Isabella voleva riflettersi nell\u2019effige della giovane; vedi anche l\u2019 \u00abanello del corniola con una Faustina da sigillare, col fondo d\u2019oro\u00bb, riposto in uno degli armadi delle Grotta, in corte vecchia; cfr. Daniela Ferrari,<em> Le collezioni Gonzaga. L\u2019inventario dei beni del 1540-1542<\/em>, Cinisello Balsamo 2003, n. 7093, p. 338).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1269\" class=\"footnote\">Francesco Gnecchi<strong>,<\/strong> <em>I medaglioni romani, descritti e illustrati<\/em>, II, Milano,1912, tav. 93, n. 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1269\" class=\"footnote\">Cfr. Francesca Vinti, <em>Giulio Romano pittore e l\u2019antico<\/em>, Firenze\u00a0 1995, pp. 100-107 (in part. pp.104-105, figg. 119-120).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1269\" class=\"footnote\">Settimio Severo ?<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1269\" class=\"footnote\">Gli otto medaglioni dipinti da Andrea Mantegna nella <em>Camera Picta <\/em>del castello di San Giorgio, con i ritratti dei primi imperatori romani, da Giulio Cesare ad Ottone, costituiscono fra le prime serie di ritratti imperiali presenti nei luoghi gonzaghesch; la celebrazione del duca Federico II \u00e8 esplicitata nelle camere del palazzo suburbano costruito e decorato tra 1506 e 1512 (dove erano i <em>Trionfi di Cesare<\/em> del Mantegna, ora ad Hampton Court), attraverso la ripresa della serie classica degli Imperatori (cfr. Claudia Cieri Via,<em> Collezionismo e decorazione alla corte dei Gonzaga<\/em>, in <em>La corte di Mantova nell\u2019et\u00e0 di Andrea Mantegna 1450-1550, a cura di Cesare Mozzarelli, Robert Oresko, Leandro Ventura, atti del convegno Londra- Mantova 1992, Roma 1997, pp. 393- 401; Molly Bourne Federico II Gonzaga <\/em>cit., pp. 183-222).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1269\" class=\"footnote\">Vedi Paola Venturelli, <em>Gioielli e gioiellieri milanesi. Storia, arte, moda (1450-1630)<\/em>, Cinisello Balsamo 1996,pp. 141-144, 183-190; Paola Venturelli, in <em>Oro dai Visconti agli Sforza<\/em> cit. n. 32, pp. 178-180, n. 36, pp. 190-191.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1269\" class=\"footnote\">Paola Venturelli, <em>Maest\u00e0<\/em>, in \u00abAchademia Leonardi Vinci\u00bb, X, 1997, pp. 2002-2004; Paola Venturelli, <em>Glossario e documenti per la gioielleria milanese (1459-1631)<\/em>, Firenze 1999, pp. 90-91.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1269\" class=\"footnote\"> Cfr. Alessandro Pagliero, <em>Dal simbolo al tempio<\/em>, 2002, p. 71, 2002).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1269\" class=\"footnote\">Le perle appartengono a Venere (concepita dal cielo, nata dal mare e dalla conchiglia) come a Maria (conchiglia che dal cielo ha concepito la perla Cristo), cfr. Paola Venturelli,<em> Leonardo da Vinci<\/em>, cit., pp. 165-170 (con bibliografia di riferimento).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1269\" class=\"footnote\">Paola Venturelli, <em>Gioielli e gioiellieri<\/em> cit. pp.141-145.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1269\" class=\"footnote\">La presenza nel cammeo della lancia trattenuta in mano da Marte potrebbe magari allora rinviare alla lancia usata da Longino per colpire il costato di Cristo, traendone del sangue le cui particole si venerano a Mantova; la lancia (di san Giorgio) figura nella <em>Pala della Vittoria <\/em>di Andrea Mantegna ora al Louvre con allusione a Francesco Gonzaga, il quale durante la battaglia di Fornovo (6 luglio 1495) si era buttato nella mischia con grande coraggio, uscendone con la lancia spezzata, lancia da lui poi inviata in regalo alla moglie Isabella; Francesco si propone come il novello Cesare che allontana e sconfigge il nemico gallico (cfr. Ugo Bazzotti, <em>La chiesa di santa Maria della Vittoria e la pala di Andrea Mantegna<\/em>, in <em>A casa di Andrea Mantegna<\/em>, cit., pp. 201-219 (a p. 203, si riporta la lettera redatta il 17 luglio 1495 dal protonotario Sigismondo Gonzaga, indirizzata a Francesco Gonzaga, in cui si afferma: \u201cla lanza de Longino, che coss\u00ec como quello fu\u00a0 causa de sparger sangue per la rentione humana,\u00a0 coss\u00ec questo \u00e8 stato causa de la salute et liberazione de tuta Italia; che veramente quando me ricordo che la V. Ex. Cum la persona sua sola\u00a0 e pochi de soi hanno questa gloria de havere liberata questa povera Italia da obsidione de barbari\u201d).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1269\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>vntpaola@tin.it La \u2018Pace del Moderno\u2019 del Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova DOI: 10.7431\/RIV06042012 Tra\u00a0 suoi tesori, il Museo Diocesano Francesco Gonzaga di Mantova possiede <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1269\" title=\"Paola Venturelli\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1531,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1269"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1269"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1269\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1536,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1269\/revisions\/1536"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1531"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1269"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}