{"id":1249,"date":"2012-12-30T16:02:58","date_gmt":"2012-12-30T16:02:58","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1249"},"modified":"2018-07-30T09:51:59","modified_gmt":"2018-07-30T09:51:59","slug":"manlio-leo-mezzacasa","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1249","title":{"rendered":"Manlio Leo Mezzacasa"},"content":{"rendered":"<p>manlioleomezzacasa@hotmail.it<\/p>\n<h3>Appunti sulla produzione di croci astili nell&#8217;Alto Adriatico tra et\u00e0 gotica e Rinascimento<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV06012012<\/p>\n<p>Gli aspetti tecnico-materiale e artigianale-produttivo di un manufatto sono, al pari dell&#8217;iconografia e dello stile, impronta della mentalit\u00e0 e della cultura che quello stesso manufatto ha ideato e concepito. A dispetto di ci\u00f2, queste chiavi di lettura sono le meno frequentate nell&#8217;indagine sulla produzione artistica medievale. Esse si rivelano particolarmente fruttuose nel campo dell&#8217;oreficeria, e nel caso specifico che qui si vuole affrontare \u2013 quello della produzione seriale per matrici<sup><a href=\"#footnote_0_1249\" id=\"identifier_0_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio sentitamente Giovanna Baldissin Molli, Nikola Jak&scaron;i\u0107 e Luca Mor per i preziosi consigli e i suggerimenti. Il primo accenno alla produzione seriale di tramite l&rsquo;utilizzo di matrici &egrave; in Toesca che ne sottolinea la rilevanza per il contesto artistico veneziano. P. Toesca, Storia dell&rsquo;Arte Italiana. Il Medioevo, 2 voll., Torino 1927, pp. 1146-47. Per un&rsquo;introduzione alla tecnica nel caso specifico si veda V. Talland, Techniques and Materials of Metal Crucifixes, in The Art of the Cross. Medieval &amp; Renaissance Piety in the Isabella Stewart Gardner Museum, Catalogo della mostra di Boston 2001 a cura di A. Chong et al., Boston 2001, pp. 47-51. Per uno sguardo pi&ugrave; generale sulla produzione seriale di opere d&rsquo;arte si veda, come introduzione, M. Tomasi, L&rsquo;art multipli&eacute;: mat&eacute;riaux et probl&egrave;ms pour une r&eacute;flexion, in M. Tomasi e S. Utz, L&rsquo;art multipli&eacute;. Production de masse, en s&eacute;rie, pour le march&eacute; dans les arts entre Moyen &Acirc;ge et Renaissance, Roma 2011, pp. 7-24. Merita di essere menzionato per la singolarit&agrave; l&rsquo;interessante caso studiato da Z. Murat, Leather manufacturing and circulating models in the Middle Ages: from a Byzantine patena in Halberstadt to a Veneto-Cretan Icon in Ljubljana, &ldquo;Zbornik&rdquo;, 67, 2011, pp. 75-97.\">1<\/a><\/sup> \u2013\u00a0 sono estremamente utili al fine di\u00a0 illuminarne la peculiarit\u00e0. Oggetto dell&#8217;intervento che segue sono alcuni gruppi di croci astili, una tipologia di manufatto liturgico che, salvo i casi di straordinaria rilevanza e complessit\u00e0, fatica a trovare uno spazio maggiore di quello concesso a una scheda di catalogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 che un&#8217;analisi della pura tecnica, appropriata all&#8217;esame dettagliato delle modalit\u00e0 esecutive di un singolo pezzo, cercher\u00f2 qui di fornire alcuni dati utili a tracciare le coordinate di uno schema produttivo. L&#8217;intento di questo intervento \u00e8 ribadire quanto rilevante sia stata, non solo in termini quantitativi, la produzione seriale di croci astili tardo medievali in un determinato territorio, l\u2019Alto Adriatico, in particolare Veneto, Friuli e Dalmazia, dove si registra un&#8217;imponente presenza di tale tipologia di oggetti. Passando in rassegna alcuni casi paradigmatici, in parte gi\u00e0 noti alla letteratura specialistica, si metteranno in risalto l&#8217;entit\u00e0 e la vastit\u00e0 geografica della produzione e disseminazione di tali manufatti, oltre a sottolineare alcuni dati che riflettono la <em>forma mentis<\/em> sottesa della concezione dell&#8217;opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno spazio a parte andrebbe dedicato al ruolo che questa produzione, talvolta detta minore per la qualit\u00e0 piuttosto corsiva di molti pezzi, ha nel recepire e veicolare motivi ornamentali. Un esempio concreto \u00e8 offerto da un&#8217;oreficeria di pregio, il <em>Reliquiario del dito di sant&#8217;Antonio<\/em> nella Basilica del Santo di Padova. Per la realizzazione dell&#8217;aureola della statuetta porta reliquie \u00e8 stato utilizzato un motivo che si ritrova in tutto e per tutto simile in una cornice ornamentale impiegata in alcune opere d&#8217;oreficeria del Tesoro di Grado<sup><a href=\"#footnote_1_1249\" id=\"identifier_1_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il caso &egrave; menzionato in M. L. Mezzacasa, &lsquo;Capsellae&rsquo; secolari e liturgiche nell&rsquo;Alto Adriatico. 1150-1400 ca, Tesi di Laurea Magistrale in Storia dell&rsquo;Arte, Relatrice G. Valenzano, Correlatrice G. Baldissin Molli, Universit&agrave; degli Studi di Padova, Anno Accademico 2010\/2011; Sulla capsella dei Santi Ermacora e Fortunato Cfr. Luisa Crusvar, Il tesoro di Grado, in Ori e Tesori d&rsquo;Europa. Atti del Convegno di studio, Castello di Udine, 3-4-5 dicembre 1991, a cura di G. Bergamini e P. Goi, Udine 1992, pp. 150-153.&nbsp; Ulteriori considerazioni sono in M. L. Mezzacasa, &lsquo;Capsellae&rsquo; secolari e liturgiche&hellip; 2010\/2011; Per il reliquiario antoniano Cfr. M. Collareta, Cat. 13, in M. Collareta, G. Mariani Canova e A.M. Spiazzi, La Basilica del Santo. Le oreficerie, Roma 1995, pp. 98-99.\">2<\/a><\/sup>. \u00c8 probabile che l&#8217;orefice del reliquiario antoniano fosse stato in possesso di una di tali cornici da cui per l&#8217;appunto ha preso a modello il motivo poi riproposto (<a title=\"Fig. 1. a) &lt;i&gt;Lamina ornamentale dal Reliquiario dei Santi Ermacora e Fortunato&lt;\/i&gt;, 1338 ca., Grado, Tesoro della Basilica di Sant'Eufemia b) Bottega padovana, &lt;i&gt;ante&lt;\/i&gt; 1396, &lt;i&gt;Reliquiario del dito di sant'Antonio&lt;\/i&gt;, Padova, Tesoro della Basilica di Sant'Antonio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez01.jpg\">Fig. 1<\/a>). Realizzate a sbalzo e in gran quantit\u00e0 e variet\u00e0, tali cornici ornamentali erano impiegate a rivestire lo spessore delle croci astili metalliche che passiamo ora a osservare nel concreto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un caso recentemente studiato dallo scrivente ha preso in considerazione un gruppo di cinque croci, conservate tra Padova l&#8217;Alto Bellunese e il Trentino, tra loro connesse dall&#8217;uso di matrici comuni<sup><a href=\"#footnote_2_1249\" id=\"identifier_2_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lo studio di prossima pubblicazione prende il via dai materiali &ndash; successivamente ampliati e rivisti &ndash; studiati dallo scrivente nel 2008 in per la stesura della tesi di Laurea Triennale in Beni Culturali, La croce astile della Parrocchiale di Goima di Zoldo Alto (BL), Relatrice G. Baldissin Molli, Universit&agrave; degli Studi di Padova, Anno Accademico 2008\/2009.\">3<\/a><\/sup>. Queste sono poste in relazione a manufatti coevi a cui si legano per ragioni di contiguit\u00e0 formale-iconografica all&#8217;interno di un processo di sviluppo stilistico. Lo studio mette in luce anche alcuni aspetti pratici, quali l&#8217;utilizzo prolungato dei medesimi stampi e le modalit\u00e0 con cui gli l&#8217;artefice o artefici sopperiscono alla perdita di alcune matrici. \u00c8 discussa inoltre la possibilit\u00e0 che una bottega impieghi nella realizzazione di un manufatto elementi forniti da terzi che, ai nostri occhi possono risultare poco coerenti all&#8217;insieme. La difformit\u00e0 stilistica o formale tra le parti \u00e8, del resto, un concetto che il pi\u00f9 delle volte riguarda solo l&#8217;osservatore moderno, laddove invece ai contemporanei premevano principalmente la coerenza iconografica e la funzionalit\u00e0 del manufatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una peculiarit\u00e0 di questo gruppo \u00e8 la possibilit\u00e0 di determinare con certezza che per tutte le croci sono state impiegate le medesime forme per lo stampaggio. Questo grazie all&#8217;analisi autoptica dei pezzi che ha permesso di individuare in tutti gli angeli delle croci una medesima imperfezione imputabile allo stato della matrice. Un fatto piuttosto raro se consideriamo la scarsa leggibilit\u00e0 di molti manufatti simili, dovute alle precarie condizioni di conservazione favorite dalla sottigliezza dello sbalzo e dalle ridotte dimensioni dei manufatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguendo un secondo caso, ben studiato da Nikola<em> Jak\u0161i\u0107,<\/em> si osserva come la diffusione di tali manufatti possa essere correlata a una notevole vastit\u00e0 territoriale<sup><a href=\"#footnote_3_1249\" id=\"identifier_3_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"N. Jak&scaron;i\u0107, Rapporti veneto-dalmati nell&rsquo;oreficeria trecentesca, in Knji\u017eevnost, umjetnost, kultura izme\u0111u dviju obala Jadrana \/ Letteratura, arte, cultura, tra le due sponde dell&rsquo;Adriatico, Atti della giornata di studi di Zara, a cura di N. Bali\u0107 Ni\u017ei\u0107, N. Jak&scaron;i\u0107, Z. Ni\u017ei\u0107, Zadar 2010, pp. 299-327.\">4<\/a><\/sup>. Lo studioso analizza un <em>corpus<\/em> di sedici esemplari distribuiti tra l&#8217;arco Alpino e la Dalmazia. Il caso \u00e8 particolarmente interessante anche per il fatto che non tutti condividono <em>in toto<\/em> i medesimi modelli, ovverosia essi di differenziano per alcune parti. Laddove nove sono apparentati per la tipologia del Crocifisso, altri quattro ne seguono una diversa. Quattro anche le croci che condividono il tipo di Vergine orante collocata sul <em>verso<\/em>. Il denominatore comune per il maggior numero di manufatti \u00e8 per\u00f2 costituito dal Tetramorfo, condiviso da undici croci e un reliquiario. Dieci sono poi i manufatti che impiegano il medesimo modello di Dolenti e figure angeliche. Particolarmente significativo quest&#8217;ultimo dato perch\u00e9 fornisce indicazioni precise sulla durata storica dell&#8217;impiego di un modello. La tipologia di figure dolenti che troviamo su questi manufatti, alcuni dei quali sono databili con buona probabilit\u00e0 alla fine del XIV secolo, \u00e8 presente gi\u00e0 in una legatura di Evangeliario conservata a Treviso e datata prima del 1272<sup><a href=\"#footnote_4_1249\" id=\"identifier_4_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Delfini Filippi, Cat. 107, in A. M. Spiazzi (a cura di), Oreficeria Sacra in Veneto. Vol. I. Secoli VI-XV, Cittadella 2006, p. 191-193.\">5<\/a><\/sup>. Grossomodo altrettanto antica \u00e8 un&#8217;altra croce \u2013 finora sfuggita alla ricognizione ma da accorpare a questo <em>corpus<\/em> \u2013 conservata a Castel del Giudice (IS) (<a title=\"Fig. 2. Bottega veneta, fine XIII-inizio XIV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt;, Castel del Giudice (IS). Foto \u00a9 Franco Valente.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez02.jpg\">Fig. 2<\/a>), localit\u00e0 non lontana da Sulmona, a sua volta sede nel Duecento di una floridissima produzione di croci astili metalliche<sup><a href=\"#footnote_5_1249\" id=\"identifier_5_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A proposito si veda S. De Meis e O. Zastrow, Un nuovo gruppo di croci sulmonesi arcaiche, Sulmona 1976. La croce &egrave; pubblicata da Franco Valente nel sito http:\/\/www.francovalente.it\/2010\/01\/27\/la-croce-astile-di-castel-del-giudice-un-capolavoro-sconosciuto\/, con un&rsquo;indicazione all&rsquo;ambito abruzzese.\">6<\/a><\/sup>. A queste vanno\u00a0 aggiunte alcune placche conservate all&#8217;Isabella Stewart Gardner Museum di Boston<sup><a href=\"#footnote_6_1249\" id=\"identifier_6_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. De Appolonia, Cat. 3, in The Art of the Cross  2001, p. 64.\">7<\/a><\/sup> e infine una croce di collezione privata milanese<sup><a href=\"#footnote_7_1249\" id=\"identifier_7_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. Zastrow, Croci e Crocifissi. Tesori dall&rsquo;VIII al XIX, Milano 2009, Cat. XXV, pp. 169-175.\">8<\/a><\/sup>. Quest&#8217;ultima \u00e8 particolarmente significativa ai termini del mio discorso in quanto da una parte \u00e8 strettissimamente legata ai manufatti appena menzionati, dall&#8217;altra mostra di non essere stata realizzata con le medesime matrici ma piuttosto con forme che a quelle si rifanno con gran precisione. Si nota in esse un lieve scarto stilistico nei termini di una maggior espressivit\u00e0 e, in particolare nella figura dell&#8217;angelo, maggior naturalismo. Siamo di fronte a un dato, quello dell&#8217;aggiornamento di un prototipo pi\u00f9 arcaico gi\u00e0 riscontrato nel primo <em>corpus<\/em> e che vedremo essere ancor pi\u00f9 rilevante nel gruppo che presenter\u00f2 in seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 significativo poi che i manufatti di questi tre <em>corpora<\/em>, nella grande maggioranza dei casi, siano conservati in zone non propriamente ricche, talvolta addirittura svantaggiate o comunque decentrate, dove giocoforza le probabilit\u00e0 che materiali ormai \u201cfuori moda\u201d vengano preservati, per il minor interesse verso certe novit\u00e0 come pure per la maggior difficolt\u00e0 di procurarsi oggetti pi\u00f9 recenti o di gusto aggiornato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente la forte persistenza dei medesimi modelli e anche l&#8217;intercambiabilit\u00e0, per cos\u00ec dire, di alcuni di essi. Ci\u00f2 che \u00e8 difficile stabilire in questo gruppo \u00e8 dove sono state utilizzate le medesime matrici e dove all&#8217;identit\u00e0 di strumento si sostituisca una pi\u00f9 generica somiglianza. Domande queste tanto pi\u00f9 cogenti e pressanti quando si affronta lo studio del terzo gruppo di opere, genericamente definito veneto-friulano. \u00c8 il pi\u00f9 esteso ma mai sistematicamente analizzato sebbene alcuni esemplari di questo furono il soggetto del primo intervento specificatamente destinato allo studio della produzione per matrici<sup><a href=\"#footnote_8_1249\" id=\"identifier_8_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Mi riferisco agli esemplari del Castello Sforzesco di Milano studiati da Oleg Zastrow nel meritorio articolo, Annotazioni sulla tecnica del produrre per matrici metalliche in alcuni crocefissi tardomedievali in Lombardia, in &ldquo;Rassegna di studi e di notizie&rdquo;, vol.VI &ndash; anno V, Milano, 1978 (Parte prima) e vol.VII &ndash; Anno VI, 1979 (Parte seconda). I materiali presi in considerazione nell&rsquo;articolo qui citato venivano ricondotti a un sottogruppo lombardo sulla scorta di alcune considerazioni, riproposte recentemente dallo stesso autore: Croci e Crocifissi. Tesori dall&rsquo;VIII al XIX, Milano 2009, Cat. XIII, pp. 99-104. Lo studioso infatti vi riconosce &laquo;desinenze lombarde&raquo; e un &laquo;addolcimento delle immagini&raquo;. Tale suddivisione territoriale sulla base di considerazioni stilistiche quantomeno flebili non pu&ograve;, a mio modo di vedere, che essere respinta. Si vedano inoltre la ben fatta scheda di catalogo di Robert Wlattnig, Cat. 155, in Il Gotico nelle Alpi. 1350-1450, Catalogo della mostra di Trento a cura di E. Castelnuovo e F. De Gramatica, Trento 2002, pp. 788-789, e il testo di Letizia Caselli, Croci processionali tra Livenza e Tagliamento. Un&rsquo;introduzione, in&nbsp; In Hoc Signo. Il Tesoro delle Croci, Catalogo della mostra a cura di Pordenone e Portogruaro a cura di P. Goi, Milano 2006, pp. 129-135.\">9<\/a><\/sup>. Il gruppo impressiona per la vastit\u00e0 numerica degli esemplari, che si contano a decine, concentrati prevalentemente in area friulana. Una trentina quelli conservati nella sola provincia di Udine, che ne ospita due anche al Museo Civico, e numerosi altri sono distribuiti nel resto del Friuli Venezia-Giulia e in Veneto, da Pordenone, il cui museo diocesano ne custodisce tre esemplari<sup><a href=\"#footnote_9_1249\" id=\"identifier_9_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L.Caselli, Cat. II.29, II.30, II.31, in In Hoc Signo&hellip;, 2006, pp. 445-447.\">10<\/a><\/sup>, a C\u00f2rmons a Venezia.\u00a0 Coordinate geografiche e amministrative, queste, che non rispecchiano la situazione geo-politica dell&#8217;epoca di realizzazione dei manufatti, nella quale la principale entit\u00e0 politico-amministrativa \u2013 peraltro in buona parte coincidente con il territorio maggiormente interessato \u2013 era il Patriarcato di Aquileia, che in alcuni periodi giunse a estendersi fino a comprendere i territori di Carinzia, Istria e Carniola<sup><a href=\"#footnote_10_1249\" id=\"identifier_10_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per una primo avvicinamento allo studio della produzione artistica nel Patriarcato di Aquileia, con utili interventi di carattere storiografico si veda il catalogo della mostra I Patriarchi. Quindici secoli di civilt&agrave; fra l&rsquo;Adriatico e l&rsquo;Europa, catalogo della mostra di Aquileia a cura di G. Bergamini e S. Tavano, Milano 2000.\">11<\/a><\/sup>. E qui \u00e8 opportuno aggiungere che non sono solo le chiese e le collezioni dell&#8217;attuale Triveneto a ospitare i manufatti in questione. Infatti ve ne sono anche in territori che oggi afferiscono agli stati croato<sup><a href=\"#footnote_11_1249\" id=\"identifier_11_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Uno di queste &egrave; conservata presso l&rsquo;Esposizione permanente d&rsquo;Arte Sacra, Ori e Argenti di Zara, per la quale di vedano Nikola Jak&scaron;i\u0107 e Radoslav Tomic (a cura di), Umjetni\u010da Ba&scaron;tina Zadarske Nadbiskupije. Zlatarstvo, Zadar 2004. Ringrazio inoltre il Prof. Nikola Jak&scaron;i\u0107 per avermi segnalato anche il manufatto conservato in una chiesa parrocchiale nei pressi di Dubrovnik.\">12<\/a><\/sup>, sloveno<sup><a href=\"#footnote_12_1249\" id=\"identifier_12_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Manufatti provenienti dalle localit&agrave; di Hrastovlje e Obrh sono conservati oggi presso il Narodni muzej di Lubiana Cfr., Cat. 2.1.23, in Gotika v Sloveniji. Svet predmetov, catalogo della mostra di Lubiana a cura di M. Lozar Stamcar, Ljubljana 1995, p. 302\">13<\/a><\/sup> e austriaco<sup><a href=\"#footnote_13_1249\" id=\"identifier_13_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Klagenfurt, Landmuseum proviente da una chiesa di Podlanig presso St. Lorenz im Lesachtal. Cfr. R. Wlatting, Cat. 155, in Il Gotico nelle Alpi&hellip;, 2002, pp. 788-789 che ne segnala altre tre che purtroppo non mi &egrave; stato possibile vedere neanche attraverso riproduzioni fotografiche. Nelle localit&agrave; di Irschen, Seckau e Finstergr&uuml;n. Appartiene sicuramente a questo gruppo anche la Croce dal Di&ouml;zesanmuseum di Vienna, Cat. 168, in Schatz und Schiksal, catalogo della mostra a cura di O. Fraydenegg-Monzello, Graz 1996.\">14<\/a><\/sup>. Non si possono tralasciare poi i materiali preservati presso importanti istituzioni museali straniere, quali il Bayerisches Nationalmuseum di Monaco (inv. MA 2485) e il Victoria&amp;Albert Museum di Londra (inv. m.8-1951) (<a title=\"Fig. 3. Bottega friulana, XIV-XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt;, Londra, Victoria&amp;Albert Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez03.jpg\">Fig. 3<\/a>), e quelli, non pochi ma il cui numero preciso \u00e8 impossibile stimare,\u00a0 presenti in collezioni private.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come accennato pi\u00f9 sopra, a una prima analisi di questo amplissimo gruppo non \u00e8 possibile stabilire quanti e quali di questi manufatti siano stati eseguiti con le medesime matrici. C&#8217;\u00e8 tuttavia un dato che emerge oltre la constatazione della disparit\u00e0 qualitativa tra gli uni e gli altri, la quale \u00e8 difficile determinare in quale grado sia dovuta al diverso stato di conservazione. Mi riferisco alla presenza di diverse varianti che alla prova dei fatti causano uno sgretolamento della compattezza del gruppo, quale si potrebbe avere un primo sguardo. \u00c8 una situazione pi\u00f9 complessa e intricata di quella che emerge negli altri due <em>corpus<\/em> \u2013\u00a0 nei quali pure, si \u00e8 visto, vi sono dei sottogruppi \u2013 dovuta sia al numero di esemplari che al tipo di varianti.\u00a0 In alcuni pezzi queste si danno nella forma di una particolare ricercatezza nell&#8217;esecuzione, in altri si possono definire come aggiornamento, pi\u00f9 o meno lieve, stilistico-formale dei modelli e in altre ancora vi sono invece vere e proprie differenze formali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Osserviamo ora nello specifico. \u00c8 possibile riunire la maggior parte dei manufatti per l&#8217;utilizzo del medesimo modello di <em>Christus patiens<\/em>. Un Cristo d&#8217;aspetto pienamente trecentesco, colto quasi di tre quarti e cinto in vita da un affilato panneggio dall&#8217;aguzzo svolazzo laterale che sembra rifarsi (e il riferimento non \u00e8 casuale visto il contesto geografico) al Vitale da Bologna della Crocifissione Thyssen-Bornesmiza di Madrid. Lo definiremo Cristo Tipo A (<a title=\"Fig. 4. Da sinistra a destra a) Bottega friulana, XIV-XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Christus patiens&lt;\/i&gt; Tipo A), Londra, Victoria&amp;Albert Museum b) Vitale da Bologna, 1335 ca., &lt;i&gt;Crocifissione&lt;\/i&gt; (part.), Madrid, Museo Thyssen-Bornesmiza c) Bottega friulana, prima met\u00e0 del XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Christus patiens&lt;\/i&gt; Tipo B), Udine, Chiesa di San Pietro Martire (da &lt;i&gt;Ori e Tesori&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Udine, 1992) d) Bottega friulana, seconda met\u00e0 del XIV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Christus patiens&lt;\/i&gt; Tipo C), Baseglia, frazione di Spilimbergo, Chiesa parrocchiale (da &lt;i&gt;Oreficeria sacra del Friuli&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Pordenone, 1976).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez04.jpg\">Fig. 4<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune croci poi condividono l&#8217;immagine centrale del <em>verso<\/em>. Compare infatti con grande frequenza la figura di Cristo rappresentato stante mentre benedice con la destra e regge il Libro con la sinistra. Cos\u00ec, tra le altre, nelle croci di Zuglio, Colloredo di Monte Albano, Rivignano Sella, in una delle croci del Castello Sforzesco e in quella del Victoria&amp;Albert (<a title=\"Fig. 5. Bottega friulana, XIV-XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. Cristo stante benedicente), Londra, Victoria&amp;Albert Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez05.jpg\">Fig. 5<\/a>). Forse ancor pi\u00f9 diffusa \u00e8 la figura di Cristo in trono benedicente con la mano posta di fronte al petto, che definiremo <em>Maiestas<\/em> Tipo A (<a title=\"Fig. 6 a e b. a) Bottega friulana, prima met\u00e0 del XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Maiestas&lt;\/i&gt; Tipo A), Pordenone, Museo Diocesano b) Bottega friulana, fine XIV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Maiestas&lt;\/i&gt; Tipo B), Baseglia, frazione di Spilimbergo, Chiesa parrocchiale (da &lt;i&gt;Oreficeria sacra del Friuli&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Pordenone, 1976).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez06.jpg\">Fig. 6a<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La variazione intesa in termini di aggiornamento stilistico \u00e8 ben visibile nella croce della chiesa di San Pietro Martire a Udine, sicuramente una di quelle la cui cronologia si addentra maggiormente nel Quattrocento: fatto che sembra comprovato dalla caratteristica tecnica per cui le figure sbalzate sono realizzate su una lamina diversa da quella che costituisce il fondo. Se confrontiamo questa croce con la consimile proveniente da San Pietro di Carnia a Zuglio, alla prima molto vicina per la presenza di un nodo architettonico e per la qualit\u00e0 pi\u00f9 scultorea dei rilievi, vedremo chiaramente che il Cristo della croce di Udine si pone in rapporto all&#8217;altro come un aggiornamento stilistico-formale del medesimo modello. Postura, proporzioni e aspetto del corpo coincidono, ma il pi\u00f9 recente offre un panneggio modulato e vivace ben pi\u00f9 naturalistico del rigido e schematico prototipo, e rispetto al precedente il volto di Cristo \u00e8 caratterizzato da una fluente barba e da ciocche madide che stupiscono per il grado di perizia e naturalismo. Definiremo questo modello aggiornato come Tipo A1<sup><a href=\"#footnote_14_1249\" id=\"identifier_14_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le croci che adottano la matrice pi&ugrave; antica sono sicuramente in numero maggiore. Alla tipologia per cos&igrave; dire aggiornata afferiscono le croci di Comeglian Tualis (San Vincenzo Martire), Prato Carnico frazione Pesaris (Santi Filippo e Giacomo), Preone (San Giorgio Martire), forse Sedigliano Turra (San Martino Vescovo), Tolmezzo Cadunea (San Tommaso Apostolo), Tolmezzo Illegio (San Floriano Martire), Udine (San Quirino Vescovo e Martire), tutte in provincia di Udine, e una croce del museo diocesano di Pordenone ora a Pradipozzo.\">15<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 4. Da sinistra a destra a) Bottega friulana, XIV-XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Christus patiens&lt;\/i&gt; Tipo A), Londra, Victoria&amp;Albert Museum b) Vitale da Bologna, 1335 ca., &lt;i&gt;Crocifissione&lt;\/i&gt; (part.), Madrid, Museo Thyssen-Bornesmiza c) Bottega friulana, prima met\u00e0 del XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Christus patiens&lt;\/i&gt; Tipo B), Udine, Chiesa di San Pietro Martire (da &lt;i&gt;Ori e Tesori&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Udine, 1992) d) Bottega friulana, seconda met\u00e0 del XIV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Christus patiens&lt;\/i&gt; Tipo C), Baseglia, frazione di Spilimbergo, Chiesa parrocchiale (da &lt;i&gt;Oreficeria sacra del Friuli&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Pordenone, 1976).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez04.jpg\">Fig. 4c<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre \u00e8 possibile individuare un terzo tipo di <em>Christus patiens<\/em>, che si differenzia lievemente dal tipo A. Pi\u00f9 che uno scarto stilistico, comunque presente e rivolto a una maggior \u201cgoticizzazione\u201d della figura, dalla postura pi\u00f9 espressiva al perizoma pi\u00f9 dinamicamente sviluppato, vi si pu\u00f2 leggere una variante formale, che comporta peraltro dimensioni maggiori. Lo definiremo pertanto Tipo B (<a title=\"Fig. 4. Da sinistra a destra a) Bottega friulana, XIV-XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Christus patiens&lt;\/i&gt; Tipo A), Londra, Victoria&amp;Albert Museum b) Vitale da Bologna, 1335 ca., &lt;i&gt;Crocifissione&lt;\/i&gt; (part.), Madrid, Museo Thyssen-Bornesmiza c) Bottega friulana, prima met\u00e0 del XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Christus patiens&lt;\/i&gt; Tipo B), Udine, Chiesa di San Pietro Martire (da &lt;i&gt;Ori e Tesori&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Udine, 1992) d) Bottega friulana, seconda met\u00e0 del XIV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Christus patiens&lt;\/i&gt; Tipo C), Baseglia, frazione di Spilimbergo, Chiesa parrocchiale (da &lt;i&gt;Oreficeria sacra del Friuli&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Pordenone, 1976).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez04.jpg\">Fig. 4d<\/a>). \u00c8 il modello che si ritrova, ad esempio, nella croce di Baseglia, frazione di Spilimbergo, e , cos\u00ec credo, nella gi\u00e0 citata croce di Kalgenfurt<sup><a href=\"#footnote_15_1249\" id=\"identifier_15_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel suo intervento dedicato alla croce R. Wlattnig (Cat. 155&hellip;, in Il Gotico nelle Alpi&hellip;, 2002, pp. 788-789) ritiene che il cristo non appartenga alla sua configurazione originale ma lo dice tratto da una croce di ispirazione nordica e lo data al 1360-80. A mio modo di vedere esso appartiene a una croce del corpus e potrebbe persino essere l&rsquo;originale cos&igrave; ridotto a una ricollocazione delle lamine su nuovo supporto. Wlattnig non accenna al fatto che le figure dei Dolenti appaiano specchiate rispetto al modello, e cos&igrave; anche le figure di Cristo. Se ci&ograve; dipendesse dalla croce e non dallo specchiamento dell&rsquo;immagine riprodotta a catalogo sarebbe un dato interessante su cui riflettere.\">16<\/a><\/sup> e in una di collezione privata milanese<sup><a href=\"#footnote_16_1249\" id=\"identifier_16_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. Zastrow, Croci e Crocifissi&hellip;, 2009, pp. 99-104. Tuttavia in questa croce la figura sbalzata di Cristo, forse per l&rsquo;usura, appare semplificata.\">17<\/a><\/sup>, e che potrebbe essere alla base dell&#8217;interpretazione aggiornata di un esemplare conservato ad Ovaro Clavais e forse persino di quella gi\u00e0 Rinascimentale che ne d\u00e0 la bottega di Nicol\u00f2 Lionello nella croce del Tesoro di Gemona<sup><a href=\"#footnote_17_1249\" id=\"identifier_17_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli altri esemplari con questo Tipo B si trovano a Sedigliano in frazione Redenzicco e Teor Driolassa; Per la croce di Gemona Cfr. G. Ganzer, Il Tesoro del Duomo di Gemona, Gemona 1985.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vi \u00e8 la possibilit\u00e0, che qui si offre solo come ipotesi di lavoro, che il Cristo di tipo B nasca per un diverso gruppo di croci, numericamente pi\u00f9 ridotto che si differenzia dalla maggioranza delle croci per un diverso modello di Dolenti (<a title=\"Fig. 7. a) Bottega friulana, XIV-XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. Dolenti e angeli Tipo A), Londra, Victoria&amp;Albert Museum b) Bottega friulana, seconda met\u00e0 XIV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. Dolenti e angeli Tipo B), Spilimbergo frazione Baseglia (da &lt;i&gt;Oreficeria sacra del Friuli&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Pordenone, 1976).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez07.jpg\">Fig. 7b<\/a>) e delle altre figure che li accompagnano. Queste varianti di Cristo e dei Dolenti di Tipo B si trovano affiancati negli esemplari di Baseglia<sup><a href=\"#footnote_18_1249\" id=\"identifier_18_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Che gi&agrave; L. Caselli (Cat. II.30, in In Hoc Signo&hellip;, 2006, pp. 445-446) riconosce come espressione di un gruppo a parte associandola alla croce dell&rsquo;Isabella Stewart Gardner Museum di Boston e a un esemplare del Museo di Storia e Arte di Trieste, che invece non mi &egrave; stato possibile esaminare direttamente.\">19<\/a><\/sup>, Arta Terme, Teor frazione Driolassa,\u00a0 Illegio frazione di Tolmezzo, e una croce pervenuta all&#8217;Isabella Stewart Gardner Museum di Boston<sup><a href=\"#footnote_19_1249\" id=\"identifier_19_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. De Appolonia, Cat. 6, in The Art of the Cross&hellip;, 2001, pp. 66-68.\">20<\/a><\/sup><em>.<\/em> A questo sottogruppo \u00e8 forse possibile correlare una versione, quantitativamente minoritaria del Cristo in trono all&#8217;incrocio dei bracci del <em>verso<\/em>, ovverosia quella che definiremo <em>Maiestas<\/em> B in cui Cristo sporge oltre la propria figura il braccio benedicente<sup><a href=\"#footnote_20_1249\" id=\"identifier_20_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La Maiestas della croce di Boston si differenzia da entrambi i modelli perch&eacute; tiene il braccio benedicente rasente il fianco destro.\">21<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 6 a e b. a) Bottega friulana, prima met\u00e0 del XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Maiestas&lt;\/i&gt; Tipo A), Pordenone, Museo Diocesano b) Bottega friulana, fine XIV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. &lt;i&gt;Maiestas&lt;\/i&gt; Tipo B), Baseglia, frazione di Spilimbergo, Chiesa parrocchiale (da Oreficeria sacra del Friuli, catalogo della mostra di Pordenone, 1976).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez06.jpg\">Fig. 6b<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ultima variante riguarda i simboli degli evangelisti. L&#8217;assoluta maggioranza delle croci adotta il medesimo modello di Tetramorfo, quello, per fornire un esempio, delle croci del Museo Diocesano di Pordenone o del Castello Sforzesco di Milano (<a title=\"Fig. 8a, b e c. a) Bottega friulana, XIV-XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. Tetramorfo Tipo A), Londra, Victoria&amp;Albert Museum b) Bottega friulana, seconda met\u00e0 del XIV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. Tetramorfo Tipo B), Spilimbergo frazione Baseglia (da &lt;i&gt;Oreficeria sacra del Friuli&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Pordenone, 1976) c) Bottega friulana (di Nicol\u00f2 Lionello?), prima met\u00e0 del XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. Tetramorfo Tipo C), Zuglio Carnico, Chiesa di San Pietro Martire (da &lt;i&gt;Ori e Tesori&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Udine, 1992).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez08.jpg\">Fig. 8a<\/a>). Un secondo gruppo si ritrova nella croce di Baseglia e sembra essere coerente a tutti gli elementi di tipo B che in essa si ritrovano, e pertanto lo definiremo Tetramorfo B (<a title=\"Fig. 8a, b e c. a) Bottega friulana, XIV-XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. Tetramorfo Tipo A), Londra, Victoria&amp;Albert Museum b) Bottega friulana, seconda met\u00e0 del XIV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. Tetramorfo Tipo B), Spilimbergo frazione Baseglia (da &lt;i&gt;Oreficeria sacra del Friuli&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Pordenone, 1976) c) Bottega friulana (di Nicol\u00f2 Lionello?), prima met\u00e0 del XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. Tetramorfo Tipo C), Zuglio Carnico, Chiesa di San Pietro Martire (da &lt;i&gt;Ori e Tesori&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Udine, 1992).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez08.jpg\">Fig. 8b<\/a>). Infine vi \u00e8 un terzo gruppo del Tetramorfo, quello che si ritrova ad esempio nella croce attribuita alla bottega di Nicol\u00f2 Lionello a Zuglio<sup><a href=\"#footnote_21_1249\" id=\"identifier_21_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Zuglio Cfr. C. Gaberscek, Cat. II.19, in Ori e Tesori d&rsquo;Europa, Catalogo della mostra di Passariano a cura di G. Bergamini, Milano 1992, pp. 72-73.\">22<\/a><\/sup>. \u00c8 possibile definirlo come una crasi tra il naturalismo del gruppo A e l&#8217;espressivit\u00e0 gotica del gruppo B, e lo etichetteremo come Tetramorfo C (<a title=\"Fig. 8a, b e c. a) Bottega friulana, XIV-XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. Tetramorfo Tipo A), Londra, Victoria&amp;Albert Museum b) Bottega friulana, seconda met\u00e0 del XIV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. Tetramorfo Tipo B), Spilimbergo frazione Baseglia (da &lt;i&gt;Oreficeria sacra del Friuli&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Pordenone, 1976) c) Bottega friulana (di Nicol\u00f2 Lionello?), prima met\u00e0 del XV secolo, &lt;i&gt;Croce astile&lt;\/i&gt; (part. Tetramorfo Tipo C), Zuglio Carnico, Chiesa di San Pietro Martire (da &lt;i&gt;Ori e Tesori&lt;\/i&gt;, catalogo della mostra di Udine, 1992).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/mez08.jpg\">Fig. 8c<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al termine di questa disamina si appura che diversi manufatti si pongono come ibridazioni dei diversi gruppi, e non tutti sembrano essere tali per via di impropri restauri e rimontaggi. Se alcuni sono sicuramente dei <em>pastiches<\/em>, altri, e direi la pi\u00f9 parte, sono realizzati fin dall&#8217;origine come incrocio di matrici. La croce della chiesa di San Giovanni Battista a Sedegliano, frazione Redenzicco, potrebbe essere una di queste. E forse anche il Cristo di tipo B presente sulla croce di Polcenigo<sup><a href=\"#footnote_22_1249\" id=\"identifier_22_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;aderenza del Christus patiens al tipo di Baseglia fu notata gi&agrave; da L. Caselli, Cat. II.29, in In Hoc Signo&hellip;, 2006, p. 445.\">23<\/a><\/sup> (ora al Museo Diocesano di Pordenone), la quale \u00e8 per il resto interamente riconducibile alla tipologia A, potrebbe non essere un&#8217;interpolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vengono cos\u00ec a riproporsi le questioni principali, gi\u00e0 altre volte sollevate e alle quali non \u00e8 possibile dare risposte precise e univoche, ma sulle quali vale ancora la pena di sviluppare delle riflessioni. C&#8217;\u00e8 ancora da chiedersi se i manufatti circolassero solo come prodotti finiti o era altres\u00ec possibile un commercio delle singole piastre metalliche. Sarebbe interessante capire quali processi seguivano la produzione e la diffusione della matrici, strumenti assai preziosi, come si evince da questo intervento<sup><a href=\"#footnote_23_1249\" id=\"identifier_23_1249\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Utili menzioni si trovano in Ori e Tesori d&rsquo;Europa. Dizionario degli orefici e degli argentieri del Friuli-Venezia Giulia, a cura di G. Bergamini e P. Goi, Udine 1992.&nbsp; Nel 1417 Domenico Brunacci di Venuto lascia a Nicol&ograve; q. Lionello gli strumenti per saggiare le monete e a Stefano q. Martino della Burgulina gli stampi per le croci e i punzoni per i sigilli (p. 99).&nbsp; Simile &egrave; il caso (1422) dell&rsquo;orefice Nicol&ograve;, zio del pi&ugrave; celebre Nicol&ograve; Lionello&nbsp; a cui lascia in eredit&agrave; attrezzi del mestiere tra i quali anche stampi per fare le figure (p. 211). &Egrave; possibile che quest e matrici per fare le croci siano le forme del plumbeo che nell&rsquo;inventario dei beni (1387) di Giovanni detto Sibello di Lorenzo di Cividale vengono annoverate subito dopo i punzones de fero (p. 175), citati in G. Bergamini (a cura di), Storia dell&rsquo;Oreficeria in Friuli, Milano 2008, pp. 60-61.\">24<\/a><\/sup>. Mi domando inoltre se erano solo ragioni di economia produttiva che portavano ad aggiornare un modello noto invece che crearne un altro ex novo, come si \u00e8 visto avvenire in pi\u00f9 di un caso, o se invece l&#8217;aderenza alla tradizione \u00e8 un valore che gi\u00e0 allora era riconosciuto a questi oggetti, perfetti rappresentanti del conservatorismo consueto all&#8217;arte liturgica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo intervento ho volutamente tralasciato l&#8217;analisi stilistica, fatte salve poche note necessarie, per affermare che casi di studio come quelli qui presentati e quelli che, dobbiamo sperare, verranno, non vogliono e non possono essere un esercizio di studio formale fine a se stesso, ma mirano a raccogliere dati e informazioni nel tentativo di comprendere le modalit\u00e0 operative e la cultura materiale degli <em>artifices<\/em> che tali prodotti realizzavano. C&#8217;\u00e8 da augurarsi che anche la ricerca documentaria da e le informazioni che si possono raccogliere nel corso dei restauri convergano sempre pi\u00f9 nell&#8217;aiutare a illuminare questa parte della produzione orafa medievale.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1249\" class=\"footnote\">Ringrazio sentitamente Giovanna Baldissin Molli, Nikola Jak\u0161i\u0107 e Luca Mor per i preziosi consigli e i suggerimenti. Il primo accenno alla produzione seriale di tramite l&#8217;utilizzo di matrici \u00e8 in Toesca che ne sottolinea la rilevanza per il contesto artistico veneziano. P. Toesca,<em> Storia dell&#8217;Arte Italiana. Il Medioevo<\/em>, 2 voll., Torino 1927, pp. 1146-47. Per un&#8217;introduzione alla tecnica nel caso specifico si veda V. Talland, <em>Techniques and Materials of Metal Crucifixes<\/em>, in <em>The Art of the Cross. Medieval &amp; Renaissance Piety in the Isabella Stewart Gardner Museum<\/em>, Catalogo della mostra di Boston 2001 a cura di A. Chong et al., Boston 2001, pp. 47-51. Per uno sguardo pi\u00f9 generale sulla produzione seriale di opere d&#8217;arte si veda, come introduzione, M. Tomasi, <em>L&#8217;art multipli\u00e9: mat\u00e9riaux et probl\u00e8ms pour une r\u00e9flexion<\/em>, in M. Tomasi e S. Utz, <em>L&#8217;art multipli\u00e9. Production de masse, en s\u00e9rie, pour le march\u00e9 dans les arts entre Moyen \u00c2ge et Renaissance<\/em>, Roma 2011, pp. 7-24. Merita di essere menzionato per la singolarit\u00e0 l&#8217;interessante caso studiato da Z. Murat, <em>Leather manufacturing and circulating models in the Middle Ages: from a Byzantine patena in Halberstadt to a Veneto-Cretan Icon in Ljubljana<\/em>, \u201cZbornik\u201d, 67, 2011, pp. 75-97. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1249\" class=\"footnote\"> Il caso \u00e8 menzionato in M. L. Mezzacasa, <em>&#8216;Capsellae&#8217; secolari e liturgiche nell&#8217;Alto Adriatico. 1150-1400 ca<\/em>, Tesi di Laurea Magistrale in Storia dell&#8217;Arte, Relatrice G. Valenzano, Correlatrice G. Baldissin Molli, Universit\u00e0 degli Studi di Padova, Anno Accademico 2010\/2011; Sulla <em>capsella<\/em> dei Santi Ermacora e Fortunato Cfr. Luisa Crusvar, <em>Il tesoro di Grado<\/em>, in <em>Ori e Tesori d&#8217;Europa. Atti del Convegno di studio, Castello di Udine, 3-4-5 dicembre 1991<\/em>, a cura di G. Bergamini e P. Goi, Udine 1992, pp. 150-153.\u00a0 Ulteriori considerazioni sono in M. L. Mezzacasa, <em>&#8216;Capsellae&#8217; secolari e liturgiche&#8230;<\/em> 2010\/2011; Per il reliquiario antoniano Cfr. M. Collareta, <em>Cat. 13<\/em>, in M. Collareta, G. Mariani Canova e A.M. Spiazzi, <em>La Basilica del Santo. Le oreficerie<\/em>, Roma 1995, pp. 98-99.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1249\" class=\"footnote\"> Lo studio di prossima pubblicazione prende il via dai materiali \u2013 successivamente ampliati e rivisti \u2013 studiati dallo scrivente nel 2008 in per la stesura della tesi di Laurea Triennale in Beni Culturali, <em>La croce astile della Parrocchiale di Goima di Zoldo Alto (BL)<\/em>, Relatrice G. Baldissin Molli, Universit\u00e0 degli Studi di Padova, Anno Accademico 2008\/2009.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1249\" class=\"footnote\"> N. Jak\u0161i\u0107,<strong> <\/strong><em>Rapporti veneto-dalmati nell&#8217;oreficeria trecentesca<\/em>, in <em>Knji\u017eevnost, umjetnost, kultura izme\u0111u dviju obala Jadrana \/ Letteratura, arte, cultura, tra le due sponde dell&#8217;Adriatico<\/em>, Atti della giornata di studi di Zara, a cura di N. Bali\u0107 Ni\u017ei\u0107, N. Jak\u0161i\u0107, Z. Ni\u017ei\u0107, Zadar 2010, pp. 299-327.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1249\" class=\"footnote\">G. Delfini Filippi, <em>Cat. 107<\/em>, in A. M. Spiazzi (a cura di), <em>Oreficeria Sacra in Veneto. Vol. I. Secoli VI-XV<\/em>, Cittadella 2006, p. 191-193.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1249\" class=\"footnote\">A proposito si veda S. De Meis e O. <em>Zastrow<\/em>, <em>Un nuovo gruppo di<\/em> <em>croci<\/em><em> sulmonesi arcaiche<\/em>, Sulmona 1976. La croce \u00e8 pubblicata da Franco Valente nel sito <a href=\"http:\/\/www.francovalente.it\/2010\/01\/27\/la-croce-astile-di-castel-del-giudice-un-capolavoro-sconosciuto\/\" target=\"5au3_WBKgYl37HZOE_4MVb6\">http:\/\/www.francovalente.it\/2010\/01\/27\/la-croce-astile-di-castel-del-giudice-un-capolavoro-sconosciuto\/<\/a>, con un\u2019indicazione all\u2019ambito abruzzese.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1249\" class=\"footnote\">G. De Appolonia, <em>Cat. 3<\/em>, in <em>The Art of the Cross <\/em> 2001, p. 64.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1249\" class=\"footnote\">O. <em>Zastro<\/em>w, <em>Croci e Crocifissi. Tesori dall&#8217;VIII al XIX<\/em>, Milano 2009, <em>Cat.<\/em> <em>XXV<\/em>, pp. 169-175.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1249\" class=\"footnote\"> Mi riferisco agli esemplari del Castello Sforzesco di Milano studiati da Oleg Zastrow nel meritorio articolo, <em>Annotazioni sulla tecnica del produrre per matrici metalliche in alcuni crocefissi tardomedievali in Lombardia,<\/em> in \u201cRassegna di studi e di notizie\u201d, vol.VI &#8211; anno V, Milano, 1978 (Parte prima) e vol.VII &#8211; Anno VI, 1979 (Parte seconda). I materiali presi in considerazione nell&#8217;articolo qui citato venivano ricondotti a un sottogruppo lombardo sulla scorta di alcune considerazioni, riproposte recentemente dallo stesso autore: <em>Croci e Crocifissi. Tesori dall&#8217;VIII al XIX<\/em>, Milano 2009, Cat. <em>XIII<\/em>, pp. 99-104. Lo studioso infatti vi riconosce \u00abdesinenze lombarde\u00bb e un \u00abaddolcimento delle immagini\u00bb. Tale suddivisione territoriale sulla base di considerazioni stilistiche quantomeno flebili non pu\u00f2, a mio modo di vedere, che essere respinta. Si vedano inoltre la ben fatta scheda di catalogo di Robert Wlattnig, <em>Cat. 155<\/em>, in <em>Il Gotico nelle Alpi. 1350-1450<\/em>, Catalogo della mostra di Trento a cura di E. Castelnuovo e F. De Gramatica, Trento 2002, pp. 788-789, e il testo di Letizia Caselli, <em>Croci processionali tra Livenza e Tagliamento. Un&#8217;introduzione<\/em>, in\u00a0 <em>In Hoc Signo. Il Tesoro delle Croci<\/em>, Catalogo della mostra a cura di Pordenone e Portogruaro a cura di P. Goi, Milano 2006, pp. 129-135.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1249\" class=\"footnote\"> L.Caselli,<em> Cat. II.29, II.30, II.31<\/em>, in <em>In Hoc Signo&#8230;<\/em>, 2006, pp. 445-447.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1249\" class=\"footnote\">Per una primo avvicinamento allo studio della produzione artistica nel Patriarcato di Aquileia, con utili interventi di carattere storiografico si veda il catalogo della mostra <em>I Patriarchi. Quindici secoli di civilt\u00e0 fra l\u2019Adriatico e l\u2019Europa<\/em>, catalogo della mostra di Aquileia a cura di G. Bergamini e S. Tavano, Milano 2000.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1249\" class=\"footnote\">Uno di queste \u00e8 conservata presso l&#8217;Esposizione permanente d&#8217;Arte Sacra, Ori e Argenti di Zara, per la quale di vedano Nikola Jak\u0161i\u0107 e Radoslav Tomic (a cura di), <em>Umjetni\u010da Ba\u0161tina Zadarske Nadbiskupije. Zlatarstvo<\/em>, Zadar 2004. Ringrazio inoltre il Prof. Nikola <em>Jak\u0161i\u0107 per avermi segnalato anche il manufatto conservato in una chiesa parrocchiale nei pressi di Dubrovnik.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1249\" class=\"footnote\">Manufatti provenienti dalle localit\u00e0 di Hrastovlje e Obrh sono conservati oggi presso il Narodni muzej di Lubiana Cfr., <em>Cat. 2.1.23,<\/em> in <em>Gotika v Sloveniji. Svet predmetov<\/em>, catalogo della mostra di Lubiana a cura di M. Lozar Stamcar, Ljubljana 1995, p. 302<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1249\" class=\"footnote\">Klagenfurt, Landmuseum proviente da una chiesa di Podlanig presso St. Lorenz im Lesachtal. Cfr. R. Wlatting, <em>Cat. 155<\/em>, in <em>Il Gotico nelle Alpi&#8230;, <\/em>2002, pp. 788-789 che ne segnala altre tre che purtroppo non mi \u00e8 stato possibile vedere neanche attraverso riproduzioni fotografiche. Nelle localit\u00e0 di Irschen, Seckau e Finstergr\u00fcn. Appartiene sicuramente a questo gruppo anche la Croce dal Di\u00f6zesanmuseum di Vienna, <em>Cat. 168<\/em>, in <em>Schatz und Schiksal<\/em>, catalogo della mostra a cura di O. Fraydenegg-Monzello, Graz 1996.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1249\" class=\"footnote\">Le croci che adottano la matrice pi\u00f9 antica sono sicuramente in numero maggiore. Alla tipologia per cos\u00ec dire aggiornata afferiscono le croci di Comeglian Tualis (San Vincenzo Martire), Prato Carnico frazione Pesaris (Santi Filippo e Giacomo), Preone (San Giorgio Martire), forse Sedigliano Turra (San Martino Vescovo), Tolmezzo Cadunea (San Tommaso Apostolo), Tolmezzo Illegio (San Floriano Martire), Udine (San Quirino Vescovo e Martire), tutte in provincia di Udine, e una croce del museo diocesano di Pordenone ora a Pradipozzo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1249\" class=\"footnote\">Nel suo intervento dedicato alla croce R. Wlattnig (<em>Cat. 155&#8230;<\/em>, in <em>Il Gotico nelle Alpi&#8230;, <\/em>2002, pp. 788-789) ritiene che il cristo non appartenga alla sua configurazione originale ma lo dice tratto da una croce di ispirazione nordica e lo data al 1360-80. A mio modo di vedere esso appartiene a una croce del corpus e potrebbe persino essere l&#8217;originale cos\u00ec ridotto a una ricollocazione delle lamine su nuovo supporto. Wlattnig non accenna al fatto che le figure dei Dolenti appaiano specchiate rispetto al modello, e cos\u00ec anche le figure di Cristo. Se ci\u00f2 dipendesse dalla croce e non dallo specchiamento dell&#8217;immagine riprodotta a catalogo sarebbe un dato interessante su cui riflettere.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1249\" class=\"footnote\">O. Zastrow, <em>Croci e Crocifissi&#8230;, <\/em>2009, pp. 99-104. Tuttavia in questa croce la figura sbalzata di Cristo, forse per l&#8217;usura, appare semplificata.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1249\" class=\"footnote\">Gli altri esemplari con questo Tipo B si trovano a Sedigliano in frazione Redenzicco e Teor Driolassa; Per la croce di Gemona Cfr. G. Ganzer, <em>Il Tesoro del Duomo di Gemona<\/em>, Gemona 1985.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1249\" class=\"footnote\">Che gi\u00e0 L. Caselli (<em>Cat. II.30<\/em>, in <em>In Hoc Signo&#8230;<\/em>, 2006, pp. 445-446) riconosce come espressione di un gruppo a parte associandola alla croce dell&#8217;Isabella Stewart Gardner Museum di Boston e a un esemplare del Museo di Storia e Arte di Trieste, che invece non mi \u00e8 stato possibile esaminare direttamente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1249\" class=\"footnote\">G. De Appolonia, <em>Cat. 6<\/em>, in <em>The Art of the Cross&#8230;, <\/em>2001, pp. 66-68.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1249\" class=\"footnote\">La <em>Maiestas<\/em> della croce di Boston si differenzia da entrambi i modelli perch\u00e9 tiene il braccio benedicente rasente il fianco destro.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1249\" class=\"footnote\">Zuglio Cfr. C. Gaberscek, <em>Cat. II.19<\/em>, in <em>Ori e Tesori d&#8217;Europa<\/em>, Catalogo della mostra di Passariano a cura di G. Bergamini, Milano 1992, pp. 72-73.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1249\" class=\"footnote\">L&#8217;aderenza del <em>Christus patiens<\/em> al tipo di Baseglia fu notata gi\u00e0 da L. Caselli,<em> Cat. II.29<\/em>, in <em>In Hoc Signo&#8230;<\/em>, 2006, p. 445.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1249\" class=\"footnote\">Utili menzioni si trovano in <em>Ori e Tesori d&#8217;Europa. Dizionario degli orefici e degli argentieri del Friuli-Venezia Giulia<\/em>, a cura di G. Bergamini e P. Goi, Udine 1992.\u00a0 Nel 1417 Domenico Brunacci di Venuto lascia a Nicol\u00f2 q. Lionello gli strumenti per saggiare le monete e a Stefano q. Martino della Burgulina gli stampi per le croci e i punzoni per i sigilli (p. 99).\u00a0 Simile \u00e8 il caso (1422) dell&#8217;orefice Nicol\u00f2, zio del pi\u00f9 celebre Nicol\u00f2 Lionello\u00a0 a cui lascia in eredit\u00e0 attrezzi del mestiere tra i quali anche stampi per fare le figure (p. 211). \u00c8 possibile che quest e matrici per fare le croci siano le <em>forme del plumbeo <\/em>che nell&#8217;inventario dei beni (1387) di Giovanni detto Sibello di Lorenzo di Cividale vengono annoverate subito dopo i <em>punzones de fero<\/em> (p. 175), citati in G. Bergamini (a cura di), <em>Storia dell&#8217;Oreficeria in Friuli<\/em>, Milano 2008, pp. 60-61.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1249\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>manlioleomezzacasa@hotmail.it Appunti sulla produzione di croci astili nell&#8217;Alto Adriatico tra et\u00e0 gotica e Rinascimento DOI: 10.7431\/RIV06012012 Gli aspetti tecnico-materiale e artigianale-produttivo di un manufatto sono, <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1249\" title=\"Manlio Leo Mezzacasa\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1531,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1249"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1249"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1249\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1251,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1249\/revisions\/1251"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1531"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1249"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}