{"id":1177,"date":"2012-06-27T21:32:36","date_gmt":"2012-06-27T21:32:36","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1177"},"modified":"2013-06-13T00:10:15","modified_gmt":"2013-06-13T00:10:15","slug":"iolanda-di-natale","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1177","title":{"rendered":"Iolanda Di Natale"},"content":{"rendered":"<p>iolidinatale@hotmail.it<\/p>\n<h3><strong>I<\/strong><strong>l contributo di <\/strong><strong>G<\/strong><strong>iuseppe <\/strong><strong>A<\/strong><strong>gnello<\/strong><strong> allo studio delle arti decorative in Sicilia<\/strong><\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV05092012<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abUomo di incommensurabile statura morale\u00bb, questa la frase pronunciata con insistenza dalle voci di coloro che, riuniti presso il Palazzo del Senato di Siracusa il 6 ottobre del 1977<sup><a href=\"#footnote_0_1177\" id=\"identifier_0_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La cerimonia commemorativa,&nbsp; ad un anno dalla scomparsa del Prof. Agnello, fu promossa dall&rsquo;Amministrazione Comunale di Siracusa. Tutti gli interventi sono raccolti nel volume Per Giuseppe Agnello, Societ&agrave; Siracusana di Storia Patria, Siracusa 1977, (in &ldquo;Archivio Storico Siracusano&rdquo;, Supplemento n.2). Tra gli intervenuti il Dott. C. Rizza (Sindaco di Siracusa), S. Gulino (Sindaco di Canicatti Bagni), il Prof. G. Rodolico (Rettore dell&rsquo;Universit&agrave; di Catania), l&rsquo;Arch. P. Paolini (Sopraintendente ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici della Sicilia Orientale), il R. Prof. U. M. Fasola B. (Segretario della Pont. Commissione di Archeologia Sacra), il Prof. Avv. F. Corpaci (V. Presidente della Societ&agrave; Siracusana di Storia Patria) ed il Prof. A. Prandi.\">1<\/a><\/sup>, rendevano omaggio alla figura del Professore Giuseppe Agnello: studioso appassionato e tenace, lontano da ogni forma di compromesso, tanto nell\u2019espressione del proprio mondo culturale, quanto nella vita pubblica e privata, segnata da una strenua opposizione al fascismo; ricordato quale testimone esemplare di libert\u00e0, <em>magister <\/em>del supremo diritto dell\u2019uomo ad esercitare la propria identit\u00e0, nel rispetto dei principi che ne costituiscono la trama ideale e culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Letterato, filologo, archeologo, storico dell\u2019arte,\u00a0 uomo politico, Giuseppe Agnello non risulta essere una figura facilmente inquadrabile all\u2019interno di ristrette categorie: la ricerca scientifica, gli studi, l\u2019insegnamento, gli incarichi ufficiali, difficilmente scindibili da quella che fu la sua attivit\u00e0 politica e la sua incondizionata devozione alla famiglia, risultano essere sfaccettature indivisibili di una medesima concezione della vita, sempre percorsa da un profondo senso di unit\u00e0 e coerenza<sup><a href=\"#footnote_1_1177\" id=\"identifier_1_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Giuseppe Agnello nasce il 5 febbraio del 1888 a Canicattini Bagni (SR), entrato in seminario a Siracusa, ne esce nel 1910. Iscritto alla Facolt&agrave; di Lettere e Filosofia di Catania, si laurea nel 1913 in Lettere Moderne, discutendo una tesi di filologia su&nbsp; La leggenda di S. Oliva, relatore Paolo Savj-Lopez. Dal 1913 al 1916 insegna materie letterarie nelle scuole medie di Adrano, Caltanissetta e Catania. Richiamato alle armi, nell&rsquo;aprile del 1916, prende parte alle operazioni militari sul fronte francese. Ripreso l&rsquo;insegnamento tra il 1919-20 &egrave;, prima a Reggio e, successivamente, a Siracusa presso il liceo-ginnasio &ldquo;T. Gargallo&rdquo;. Il ritorno a Siracusa segna l&rsquo;inizio dell&rsquo;attivismo politico con l&rsquo;iscrizione al Partito Popolare italiano. Durante il Regime Fascista &egrave; oggetto di minacce, intimidazioni e aggressioni, sfociate nel inizialmente nel trasferimento e, in fine, nella definitiva sospensione dall&rsquo;insegnamento. Tornato cos&igrave; a Siracusa ricomincia a dedicarsi, con sempre maggiore intensit&agrave;,&nbsp; all&rsquo;attivit&agrave; scientifica, segnata dal legame con Paolo Orsi che ne orienta gli studi verso la storia e la storia dell&rsquo;arte Medievale. Del 1926 &egrave; il primo significativo lavoro Siracusa medievale, elogiato da Pietro Toesca. Nel 1935 esce L&rsquo;architettura sveva in Sicilia edita nella &ldquo;Collezione meridionale&rdquo; della Societ&agrave; Magna Grecia (diretta da Umberto Zanotti-Bianco), respinta prima dal Poligrafico dello Stato, per poi, nel marzo 1936, essere premiata dell&rsquo;Accademia d&rsquo;Italia. A questo periodo risalgono numerosi studi che spaziano dall&rsquo;et&agrave; paleocristiana fino al Settecento. La caduta del fascismo segna la fine della emarginazione e il ritorno alla vita pubblica e professionale: nel 1943 &egrave; nominato Provveditore agli Studi della Provincia di Siracusa ed, inoltre,&nbsp; in qualit&agrave; di membro fondatore della Democrazia Cristiana, prende parte alla Consulta Nazionale nel &lsquo;45 e &rsquo;46. Nel 1948 &egrave; docente di Archeologia Cristiana presso l&rsquo;Universit&agrave; di Catania, (insegnamento che deterr&agrave; sino al 1963), fondatore dei Congressi Nazionali di Archeologia Cristiana; Segretario della Commissione di Arte Sacra della Diocesi di Siracusa sin dal &rsquo;28, nel 1950 viene nominato consultore della Pontificia Commissione centrale per l&rsquo;Arte Sacra e Presidente della Commissione per la tutela delle bellezze naturali della Provincia di Siracusa, l&rsquo;anno seguente viene anche nominato Ispettore Onorario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra per le Catacombe di Siracusa. Socio della Pontificia Accademia romana di Archeologia, dell&rsquo;Istituto siciliano di studi bizantini e neoellenici e dell&rsquo;Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo, fondatore e Presidente della Societ&agrave; siracusana di Storia Patria e Direttore dell&rsquo;&rdquo;Archivio storico siracusano&rdquo; &egrave; membro di comitati di redazione di numerose riviste scientifiche: &ldquo;Per l&rsquo;Arte Sacra&rdquo;, &ldquo;Archivi&rdquo;, &ldquo;Nuovo Didaskaleion&rdquo;, &ldquo;Castellum&rdquo; e molti altri. Nel 1973 riceve la Medaglia d&rsquo;oro per i Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell&rsquo;Arte. &nbsp;Muore a Siracusa il 28 settembre 1976. Sulla vita e sulla carriera polita e professionale di Giuseppe Agnello si veda: Per Giuseppe Agnello&hellip; Siracusa 1977; Giuseppe Agnello. Atti delle Giornate di studio nel decennale della scomparsa, a cura di S. L. AGNELLO (Canicattini Bagni-Siracusa, 28 &ndash; 29 novembre 1986), Siracusa 1993; G. GARGALLO DI CASTELENTINI, Ricordo di Giuseppe Agnello, in Bibliografia degli scritti di Giuseppe Agnello, a cura di&nbsp; S. L. AGNELLO &ndash; G. PALERMO, &ldquo;Quaderni della Societ&agrave; Siracusana di Storia Patria&rdquo;, III, Siracusa 1978, pp. 5-10; I. DI NATALE, Giuseppe Agnello: contributi sulla stampa periodica allo studio della storia dell&rsquo;arte siciliana dal Tardoantico al Barocco, in &ldquo;Tecla&rdquo;, n. 3, maggio 2011, pp. 106-143. Si veda anche il volume autobiografico che ricostruisce i difficili anni del ventennio fascista G. AGNELLO, La mia vita nel ventennio, Siracusa 1962.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo contributo allo sviluppo del sistema artistico locale risulta essere tanto pi\u00f9 significativo ed incisivo, proprio in funzione della conoscenza approfondita, estesa e capillare che egli possedeva sia dell\u2019arte regionale, di cui fu sempre valido promotore e difensore, sia di quella nazionale ed internazionale, come dimostrano i numerosi rapporti che intrattenne con i maggiori intellettuali del tempo e gli incarichi ed i riconoscimenti giunti, forse troppo in ritardo, a coronamento di un\u2019attivit\u00e0 scientifica tanto prolifica per variet\u00e0 di interessi ed estensione<sup><a href=\"#footnote_2_1177\" id=\"identifier_2_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si ricordano a tal proposito i legami con la scuola di studi filologici e letterari dell&rsquo;Istituto di Studi Superiori di Firenze, con&nbsp; Alessandro D&rsquo;Ancona, Domenico Comparetti, Hippolyte Delehaye e Paolo Savj-L&ograve;pez. Si ricordano, ancora,&nbsp; i contatti con studiosi quali Pietro Toesca, Adolf Schulten,&nbsp; Benko Hovart , Eduard Sthamer; l&rsquo;amicizia con Umberto Zanotti-Bianco e gli scambi con l&rsquo;ambiente romano del principe Ruffo della Scaletta e del Prof. Giulio Emanuele Rizzo, i rapporti con Giuseppe Maragotti, direttore dell&rsquo;&ldquo;Illustrazione Vaticana&rdquo;, con Mario Recchi, fondatore della rivista &ldquo;Archivi&rdquo;. A Firenze, entra, inoltre,&nbsp; in contatto col figure di spicco, quali quelle del Prof. Gaetano Piaraccini e dell&rsquo;editore Attilio Vallecchi. Si ricorda, in fine, lo stretto rapporto di amicizia con i massimi esponenti del P.P.I, Don Luigi Sturzo, Salvatore Aldisio e Giuseppe Fuschini.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si pretende in questa sede esaminare tutta la ricchissima mole di scritti e tutti i molteplici campi di studio che lo videro in grado di spaziare con estrema naturalezza dall\u2019Archeologia cristiana, all\u2019architettura normanna, sveva e catalana, giungendo innanzi sino alle pi\u00f9 importanti manifestazioni artistiche del Rinascimento, del Barocco e del Settecento, ma ripercorrendo questo amplissimo arco di tempo, che dal Tardo Antico giunge fin quasi ai nostri giorni, si cercher\u00e0 di focalizzare l\u2019attenzione su quello che, all\u2019interno della copiosa bibliografia di Agnello,\u00a0 pu\u00f2 essere considerato un capitolo a parte, riservato ad una branca di studi a lui particolarmente cara<sup><a href=\"#footnote_3_1177\" id=\"identifier_3_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la bibliografia completa di Giuseppe Agnello cfr: S. L. AGNELLO &ndash; G. PALERMO, Bibliografia degli scritti&hellip;, 1978 e I. DI NATALE, Giuseppe Agnello&hellip;, 2011, pp. 106-143.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso delle sua lunga carriera Agnello, infatti, dedica un consistente nucleo di approfondimenti scientifici a quelle forme d\u2019arte, oggi definite \u201cdecorative\u201d o \u201capplicate\u201d, che, sin dai primissimi anni di studio, sembrano attrarne l\u2019attenzione (<a title=\"Fig. 1. Giuseppe Agnello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/din01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno di questa categoria rientra tutta una ricchissima produzione, del cui valore, a livello teorico, si \u00e8 ampiamente dibattuto, rappresentando uno dei pi\u00f9 interessanti problemi metodologicamente affrontati dalla critica d\u2019arte del Novecento in Europa e in Italia. Proprio alla luce di questo importante momento di riflessione e confronto \u00e8 stato possibile, solo in tempi recentissimi, decretare lo storico e definitivo riconoscimento di queste arti, da sempre considerate <em>ancillae<\/em> e <em>sub alternae<\/em>, nonch\u00e9 \u201cminori\u201d, come equivalenti delle cos\u00ec dette \u201cmaggiori\u201d. Quando nel 1984, Maurizio Calvesi, Antonino Buttitta e Maria Concetta Di Natale fondano, a Palermo, \u201cl\u2019Archivio Fotografico delle Arti Minori in Sicilia\u201d, la volont\u00e0 \u00e8 proprio quella di creare uno spazio interamente incentrato su di un patrimonio d\u2019arte per il quale si sentiva, come non pi\u00f9 rimandabile, la necessit\u00e0 di una discussione di carattere sia scientifico che metodologico. L\u2019obbiettivo era quello di porre in evidenza non solo l\u2019importanza di tali studi, ma ancor pi\u00f9 i collegamenti e i rimandi e soprattutto l\u2019inscindibile appartenenza di tutte queste espressioni ad un comune linguaggio che, specialmente nella tradizione siciliana, si caratterizza come peculiare. Non a caso, lo stesso Calvesi, nella premessa al primo numero della collana dei Quaderni dell\u2019Archivio, porr\u00e0 in evidenza come nell\u2019ambito decorativo, le arti applicate, non possono non essere ricondotte\u00a0 \u00ab alla storia dell\u2019architettura, e in particolare di un\u2019architettura come quella siciliana che ha in comune con tutta l\u2019area dell\u2019Italia meridionale e con altre civilt\u00e0 mediterranee la preminente funzione dell\u2019ornato \u00bb<sup><a href=\"#footnote_4_1177\" id=\"identifier_4_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. CALVESI, [Premessa a]&nbsp; M.C. DI NATALE, Un codice francescano del Quattrocento e la miniatura in Sicilia, in&nbsp; &ldquo;Quaderni dell&rsquo;Archivio Fotografico delle Arti Minori in Sicilia&rdquo;, n. 1, Palermo 1985.\">5<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa connessione, quasi un secolo prima, non era certo sfuggita ad un appassionato di architettura come Agnello<sup><a href=\"#footnote_5_1177\" id=\"identifier_5_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tra i maggiori contributi di Giuseppe Agnello alla storia dell&rsquo;architettura si veda: Siracusa medievale. Monumenti inediti, Catania 1926; L&rsquo;architettura sveva in Sicilia, &ldquo;Collezione Meridionale III: Il Mezzogiorno Artistico, 10&rdquo;,&nbsp; Roma 1935; L&rsquo;architettura aragonese\u2011catalana in Siracusa, &ldquo;Collezione Meridio&shy;nale III: Il Mezzogiorno Artistico, 14&rdquo;, Tivoli 1942;&nbsp; P. ORSI, Sicilia bizantina, a cura di G. AGNELLO, con prefazione di U. ZANOTTI\u2011BIANCO, &ldquo;Collezione Meridionale III: Il Mezzogiorno Artistico, 15&rdquo;, vol. I., Tivoli 1942; Monumenti bizantini della Sicilia, Firenze 1951; L&rsquo;architettura bizantina in Sicilia, &ldquo;Collezione Meridionale III: Il Mezzogiorno Artistico, 16&rdquo; Firenze 1952; Aspetti ignorati dell&rsquo;attivit&agrave; edilizia federiciana in Sicilia, in Studi Medievali in onore di Antonino De Stefano, Societ&agrave; Siciliana per la Storia Patria, Palermo 1956; I Vermexio architetti ispano\u2011siculi del secolo XVII, &ldquo;Collezione Meridio&shy;nale diretta da U. Zanotti\u2011Bianco III: Il Mezzogiorno Artistico, 17&rdquo; , Firenze 1959; L&rsquo;architettura civile e religiosa in Sicilia nell&rsquo;et&agrave; sveva, &ldquo;Collezione Meridionale III: Il Mez&shy;zogiorno Artistico, 19&rdquo;, Ro&shy;ma, 1961; L&rsquo;architettura aragonese\u2011catalana in Italia, in Atti dell&rsquo;Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo,  suppl. n. 6, Palermo 1969; Palermo bizantina, Amsterdam 1969. Mentre, frutto della collaborazione col figlio Santi Luigi &egrave; Siracusa Barocca, Caltanissetta\u2011Roma 1961.\">6<\/a><\/sup>,<sup> <\/sup>che inizia ad interessarsi alle arti decorative, negli stessi anni in cui intraprende le prime ricerche sul Duomo di Siracusa<sup><a href=\"#footnote_6_1177\" id=\"identifier_6_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si vedano a tal proposito i seguenti scritti di Giuseppe Agnello: Mons. Bignami ed il suo sogno di rinascita del duomo, in &ldquo;Foglio ufficiale dell&rsquo;Arcidiocesi di Siracusa&rdquo;, suppl. XV-6, 1926, p. 3.;&nbsp; Il Duomo di Siracusa e i suoi restauri, in &ldquo;Per l&rsquo;Arte sacra&rdquo;, a. IV, fascc. I-II, 1927, pp. 2-40; Un documento millenario. Il Duomo di Siracusa gi&agrave; tempio di Athena, in &ldquo;Le vie d&rsquo;Italia&rdquo;, XXXIV, 1928, pp. 405-407. Ad Agnello si deve, inoltre, la compilazione di una approfondita guida del Duomo di Siracusa, purtroppo, in un primo momento, poco conosciuta a causa delle ingerenze del regime fascista, che ne ostacol&ograve; la diffusione. Cfr.: Guida del Duomo di Siracusa, Milano, s. d. [ma 1930]; Guida del Duomo di Siracusa, 2&ordf; edizione aggiornata, Milano, s. d. [ma 1949]; Guida del Duomo di Siracusa, 3&ordf; edizione aggiornata, Siracusa 1964. Sul Duomo di Siracusa si vedano pure i seguenti interventi di Agnello: Il Duomo di Siracusa, in &ldquo;Opere pubbliche&rdquo;, II, 1932, pp. 290\u2011291; Il Duomo di Siracusa, in &ldquo;L&rsquo;Illustrazione vaticana&rdquo;, III, 1932, pp. 820\u2011823;&nbsp; Il Duomo di Siracusa, in &ldquo;Vita nostra&rdquo;, V\u20115, suppl. 1940, p. 2; Il Duomo di Siracusa, in &ldquo;Arte cristiana&rdquo;, XXX, 1942, pp. 141\u2011149; Il Duomo le vicende storiche e i restauri nella documen&shy;tata e magnifica trattazione del prof. Agnello, in &ldquo;Cor&shy;riere di Sicilia&rdquo;, (Cronaca di Siracusa), 28 ottobre 1949, p. 2.; Nuovi contributi all&rsquo;illustrazione del Duomo di Siracusa e delle sue opere, in &ldquo;Archivio storico siracusano&rdquo;, V-VI, 1959-60, pp. 82-98;\">7<\/a><\/sup>, sua citt\u00e0 d\u2019adozione e ancor pi\u00f9 \u2013 come asser\u00ec Francesco Corpaci \u2013 \u00ab patria, religione, culto \u00bb<sup><a href=\"#footnote_7_1177\" id=\"identifier_7_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Prof. Avv. F. Corpaci, in qualit&agrave; di Presidente della Societ&agrave; Siracusana di Storia Patria, pronunci&ograve; queste parole nel suo intervento, in occasione della commemorazione dell&rsquo;Agnello, nel primo anno dalla sua scomparsa. L&rsquo;intervento &egrave; riportato in Per Giuseppe Agnello&hellip;, 1977, p. 19.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caratteristica della produzione di Agnello \u00e8, in effetti, proprio\u00a0 la complementariet\u00e0 che lega gli interventi dedicati all\u2019approfondimento delle conoscenze sulle arti applicate agli altri studi coevi, gli uni come gli altri non solo si succedono con continuit\u00e0 per tutti gli anni della carriera dello studioso (dal 1926 al 1972) ma, anche ricoprono un amplissimo arco di tempo. Come per gli studi incentrati su architettura, scultura e pittura, cos\u00ec pure per le arti applicate Agnello dimostra di possedere la medesima maturit\u00e0 metodologica, approcciandosi all\u2019opera attraverso sia l\u2019analisi stilistica e i confronti, sia attraverso l&#8217;indagine storico-culturale e senza mai tralasciare la ricerca d\u2019archivio. Sfogliando gli indici delle sue monografie risulta evidente con quale <em>forma mentis<\/em> lo studioso porti avanti le sue ricerche: manca nell\u2019analisi dei diversi periodi storici e delle differenti civilt\u00e0 qualunque tipo di differenziazione tra arti \u201cmaggiori\u201d e \u201cminori\u201d, entrambe riunite come medesima espressione delle pi\u00f9 alte manifestazioni del genio umano, lo studio delle quali, fortemente interconnesso, non pu\u00f2 prescindere dall\u2019analisi completa dell\u2019una quanto dell\u2019altra. A queste opere d\u2019arte, cos\u00ec come ai loro creatori, artisti-artigiani, lo studioso riserva il medesimo interesse, volto a far luce su figure e tradizioni dimenticate, molte forse irrimediabilmente perdute, la cui salvaguardia e tutela sono da egli sentite come oltremodo impellenti e necessarie. In un articolo apparso sulla rivista \u201cVita Nostra\u201d nel 1940 egli scrive: \u00abIl nostro artigianato ha ancora una storia troppo mal nota perch\u00e9 sia consentito di tracciarne, anche a linee sommarie, lo svolgimento e valutarne la portata attraverso l\u2019azione vasta e decisa esercitata, durante i secoli, nei pi\u00f9 opposti campi dell\u2019attivit\u00e0 artistica. Molti nomi su cui oggi la critica si attarda con largo compiacimento e giustificata ammirazione, provengono dalla schiere di quelle maestranze nelle quali la passione per l\u2019arte era ardore istintivo che si trasmetteva come preziosa eredit\u00e0, di una in l\u2019atra generazione. L\u2019artigiano che temprava nell\u2019orgoglio di una tradizione ininterrotta la sua capacit\u00e0, era artista nel senso pi\u00f9 nobile e comprensivo della parola, perch\u00e9 era in lui la gioia serena del creare, sia che questa si esprimesse nell\u2019arditezza di un grande progetto architettonico o nel virtuosismo decorativo di una qualsiasi forma d\u2019arte applicata\u00bb<sup><a href=\"#footnote_8_1177\" id=\"identifier_8_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, Il SS. Sacramento nell&rsquo;arte. Le argenterie del Duomo, estratto di &ldquo;Vita Nostra&rdquo;, V-5, Aprile 1940, p. 1.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di una consapevolezza che, solo di recente e con non pochi sforzi di molti studiosi dei nostri giorni, si \u00e8 venuta formando e rinsaldando, ma che, al contrario, Agnello dimostra di possedere in forma gi\u00e0 consolidata. La figura di questo studioso siracusano pu\u00f2 allora inserirsi, a pieno titolo, all\u2019interno di quel clima che si andava formando in Sicilia, sulla scia delle pionieristiche individuazioni che avevano visto\u00a0 impegnati diversi studiosi,\u00a0 <em>in primis<\/em>,<em> <\/em>Gioacchino Di Marzo<sup><a href=\"#footnote_9_1177\" id=\"identifier_9_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda&nbsp; a tal proposito: S. LA BARBERA,&nbsp; Di Marzo e &ldquo;La Pittura in Palermo nel Rinascimento&rdquo;, in Gioacchino di Marzo e la critica d&rsquo;arte in Sicilia nell&rsquo;Ottocento, atti del Convegno (Palermo 15-17 aprile 2003), a cura di S. LA BARBERA, Palermo, 2004, pp. 168-180 e M.C. DI NATALE, Gioacchino Di Marzo e&nbsp; le arti decorative in Sicilia, in Gioacchino di Marzo&hellip;, 2004, pp. 157-167.\">10<\/a><\/sup>, cui vanno ricondotti i primi interventi in materia e che gi\u00e0 nel <em>Delle Belle arti in Sicilia<\/em> aveva avuto modo di osservare come: \u00ab nell\u2019oreficeria concorsero tutte le arti e vi si congiunsero\u00bb, dove negli smalti si intravede la pittura; in nielli, monete e sigilli l\u2019intaglio; nel rilievo, la scultura e, ancora, nelle forme assunte da reliquiari, ostensori, altari e scrigni, l\u2019architettura\u00a0<sup><a href=\"#footnote_10_1177\" id=\"identifier_10_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO, Delle belle Arti in Sicilia, Palermo, 1858-1866.\">11<\/a><\/sup>. Quando tra il 1880 e il 1883, lo studioso palermitano pubblica i due volumi sui Gagini, non tralascer\u00e0 di dedicare un capitolo all\u2019<em>Oreficeria in Sicilia ne\u2019 secoli XV e XVI<\/em><sup><a href=\"#footnote_11_1177\" id=\"identifier_11_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. DI MARZO, I Gagini e la scultura in Sicilia ne&rsquo; secoli XV e XVI, Palermo, 1880 e 1883, 2 voll., I, p. 600.\">12<\/a><\/sup>, in cui, oltre a delineare le figure di due importanti argentieri della scuola, Nibilio e Giuseppe, traccia per la prima volta, una storia dell\u2019oreficeria locale, oltrepassando i limiti temporali indicati nel titolo<sup><a href=\"#footnote_12_1177\" id=\"identifier_12_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda a tal proposito M.C. DI NATALE, Gioacchino Di Marzo e le arti decorative in Sicilia, in&nbsp; Gioacchino di Marzo&hellip;, 2004, pp. 157-167.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio a questi studi Agnello si rif\u00e0 in uno dei primissimi articoli dedicati alle arti decorative, pubblicato su la rivista \u201cPer l\u2019Arte sacra\u201d nel 1928, dal titolo <em>Un capolavoro dell\u2019oreficeria siciliana del secolo XVI<\/em><sup><a href=\"#footnote_13_1177\" id=\"identifier_13_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, Un capolavoro dell&rsquo;oreficeria siciliana del secolo XVI, in &ldquo;Per l&rsquo;Arte sacra&rdquo;, a. V, fascc. IV-V, luglio-ottobre 1928, pp. 2 -15. Parzialmente restituito in La statua ed il tesoro di S. Lucia a Siracusa, in &ldquo;Archivio Storico Siracusano&rdquo;, XI, 1965, pp. 5-26. Sull&rsquo;argomento si veda anche: G. AGNELLO, S. L. AGNELLO, Siracusa Barocca&hellip;, 1961.\">14<\/a><\/sup>, dedicato al Reliquiario della Santa siracusana, la cui <em>Statua <\/em>argentea risalente al 1559 \u00e8 opera dell\u2019argentiere Pietro Rizzo, mentre la sottostante <em>Cassa<\/em>, \u00e8 ritenuta dallo studioso opera da ricondursi alla scuola facente capo alla figura del palermitano Nibilio Gagini, \u00a0se non addirittura alla mano stessa del maestro<sup><a href=\"#footnote_14_1177\" id=\"identifier_14_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Agnello sottolinea che nel 1595 i due argentieri realizzarono, per&nbsp; la Chiesa Madre di Castrogiovanni, sei grandi Candelabri d&rsquo;argento; inoltre un Gianbattista Rizzo, probabilmente cognato di Pietro, compare tra i periti designati ad assumere la consegna della custodia argentea che Nibilio Gagini aveva realizzato per la Chiesa di S. Antonio al Cassaro di Palermo. Cfr. G. AGNELLO, La statua ed il tesoro di S. Lucia&hellip;,1965. Per Pietro Rizzo e Nibilio Gagini&nbsp; si veda: L. SARULLO, Dizionario degli artisti siciliani, vol. IV, Arti Applicate, a cura di M. C. DI NATALE, ad vocem,&nbsp; in corso di stampa che riporta la precedente bibliografia. Recentemente l&rsquo;attribuzione della Cassa non tanto alla bottega, quanto alla mano stessa del maestro palermitano, &egrave; stata riveduta da M. C. Di Natale, secondo la quale&nbsp; risulterebbe improbabile la partecipazione di Nibilio in prima persona, almeno per le parti chiaramente successive al 1608, essendo egli morto nel 1607. A tal proposito si veda M.C. DI NATALE, Il tesoro di S. Lucia, in Sul carro di Tespi. Studi di Storia dell&rsquo;Arte per Maurizio Calvesi, a cura di S. VALERI,&nbsp; Roma 2004, pp. 185-200.\">15<\/a><\/sup>. (<a title=\"Fig. 2. P. Rizzo e ambito gaginiano, fine XVI-inizi XVII sec., &lt;i&gt;Simulacro e Cassa di S. Lucia&lt;\/i&gt;, Siracusa, Duomo. [Immagine tratta da Archivio Storico siracusano, a. XI, 1963]\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/din02.jpg\">Fig. 2<\/a>) Agnello compie un\u2019ampia disamina della magnifica opera che non manca di conciliare analisi stilistica, sostenuta da un\u2019attenta descrizione, documenti d\u2019archivio, puntualmente presentati in appendice, attenti confronti e ricostruzione storiografica delle fonti precedenti. Ritornando sull\u2019erronea attribuzione della <em>Cassa<\/em> alla figure degli argentieri siracusani Ascensio Chindemi e Decio Furn\u00f2<sup><a href=\"#footnote_15_1177\" id=\"identifier_15_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli storici locali furono tratti in inganno dall&rsquo;iscrizione con riportati i nomi dei due argentieri, autori del restauro avvenuto nel 1763. Come ben nota Agnello, la maestranza locale non godeva nel Seicento di un prestigio tale da vedersi affidata un opera di tale importanza. Tale tesi viene avvalorata dal fatto che, nel medesimo periodo, per la realizzazione delle oreficerie del Duomo si ricorreva ad argentieri romani, napoletani, palermitani e messinesi. Nell&rsquo;articolo Agnello rivede la posizione del Di Marzo, anch&rsquo;egli probabilmente tratto in inganno dalla sopradetta iscrizione. Secondo lo studioso, le evidenti dissonanze stilistiche che coinvolgono quattro panelli pannelli laterali della Cassa, sono dovute al riadattamento di un&rsquo;opera precedente, inquadrabile tra la fine del XV e gli inizi del successivo, da attribuire all&rsquo;artefice stesso; a tal proposito, Agnello, sottolinea, inoltre, come tale pratica non dovesse essere nuova neppure per lo stesso Gagini che, gi&agrave; per la realizzazione della Custodia argentea della Chiesa di S. Antonio di Palermo, aveva messo a profitto pezzi appartenenti ad una pi&ugrave; antica opera. La posizione di Agnello, in questo senso, non solo ridimensiona notevolmente la portata dei i restauri del 1763, ma anche mette in luce un uso ampiamente diffuso, legato al riutilizzo e, purtroppo ancor pi&ugrave; spesso, alla fusione di opere precedenti. A tal proposito si veda G. AGNELLO, Orafi e argentieri dei secoli XVI, XVII, XVII. I, in &ldquo;Archivi&rdquo;, XXIII, 1956, pp. 99-115. Per una pi&ugrave; approfondita disamina della Statua e del Tesoro di S. Lucia cfr: J. A. DE CIOCCHIS, Sagre Regie Visitationis per Siciliam, vol. III, Palermo 1836, p. 347; M. RUSSO, La statua e la cassa di S. Lucia,&nbsp; in Il Barocco in Sicilia tra conoscenza e conservazione, a cura di M. FAGIOLO &ndash; L. TRIGLIA, Siracusa 1987, pp.&nbsp; 125-143 e M.C. DI NATALE, Il tesoro di S. Lucia&hellip;, 2004.\">16<\/a><\/sup>, Agnello riconduce l\u2019opera alla pi\u00f9 ragguardevole maestranza palermitana. Tale tesi viene avvalorata dallo studioso in funzione delle strette affinit\u00e0 che legano l\u2019opera siracusana all\u2019<em>Arca di S. Giacomo<\/em><sup><a href=\"#footnote_16_1177\" id=\"identifier_16_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA, Oreficerie di Sicilia dal XII al XIX secolo, Palermo 1974,&nbsp; pp. 185-86.\">17<\/a><\/sup>, commissionata a Nibilio Gagini nel 1599 per la maggiore Chiesa di Caltagirone (allora facente parte della Diocesi di Siracusa) e alla <em>Custodia eucaristica <\/em>realizzata dall\u2019artista nel 1586 per la Chiesa Madre di Polizzi Generosa<sup><a href=\"#footnote_17_1177\" id=\"identifier_17_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA,&nbsp;Oreficeria di Sicilia&hellip;, Palermo 1974, fig. 109; M. C. DI NATALE, Gli argenti in Sicilia tra rito e decoro, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra (Trapani, 1 luglio-30 ottobre 1989), a cura di M. C. DI NATALE, Milano 1989, pp. 134-165 e S. ANSELMO, scheda II, 5, in Polizzi. Tesori di una citt&agrave; demaniale, &ldquo;Quaderni di museologia e storia del collezionismo&rdquo;, Caltanissetta 2006, pp. 66-68, che riporta la precedente bibliografia.\">18<\/a><\/sup>. Le similitudini individuate, lungi dall\u2019essere una fortuita coincidenza, non possono \u2013 per lo studioso \u2013\u00a0 non\u00a0 ricondursi \u00aball\u2019ambiente artistico in cui vissero e operarono gli ultimi discendenti del Maestro di Bissone\u00bb<sup><a href=\"#footnote_18_1177\" id=\"identifier_18_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, Un capolavoro dell&rsquo;oreficeria&hellip;, 1928, p. 12.\">19<\/a><\/sup>. Agnello torna nel 1965 a trattare il tema della <em>Statua <\/em> e del <em>Tesoro di S. Lucia<\/em>, saggio pubblicato sulla rivista dell\u2019\u201cArchivio storico Siracusano\u201d<sup><a href=\"#footnote_19_1177\" id=\"identifier_19_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, La statua ed il tesoro di S. Lucia&hellip;1965, pp. 5-26.\">20<\/a><\/sup>, di cui egli fu direttore dal 1958, che rappresenta il compendio dei molti studi dedicati non solo alla Santa e alla opere consacrate al suo culto, ma ancor pi\u00f9, alle molteplici indagini che lo videro impegnato nella ricostruzione della storia degli argentieri nei secoli operanti in citt\u00e0. Le ricerche condotte da Agnello, ci forniscono cos\u00ec i nomi degli orafi messinesi Vincenzo De Fari, detto Zaffarana, Filippo Russo e\u00a0 Saro Nieli, incaricati gi\u00e0 nel 1631, dal tesoriere del Duomo, Giuseppe Bonanno Principe di Linguarossa, di eseguire i primi restauri sulla <em>Cassa<\/em>, smontata poi nel 1710, per sostituire tutta l\u2019anima lignea. Sulla<em> Statua<\/em> e sulla rispettiva <em>Cassa<\/em>, vengono, inoltre, eseguite delle riparazioni ancora nel 1740 e, \u00a0nel 1763, in occasione del gi\u00e0 ricordato intervento operato dal Chindemi e dal Furn\u00f2, sino all\u2019ultimo restauro del 1938. Importanti informazioni, circa quest\u2019ultimo intervento, ci vengono fornite proprio da Agnello, testimone del moderno restauro che \u2013 \u00a0secondo quanto ci riporta \u2013 fu anche occasione per effettuare alcune opere integrative, quali la rimozione della bordatura in rame dorato del manto della Santa, sostituita con una pi\u00f9 appropriata in lamina d\u2019oro, opera degli orafi Salvatore e Raffaele Bruno, a cui si deve anche la realizzazione della classica <em>Palma<\/em>, in vece di un antico \u00ab cespo fiorito\u00bb di metallo non prezioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema del restauro, inerentemente a quello della conservazione e della tutela, rappresentano un dei\u00a0 grandi poli d\u2019interesse negli studi di Agnello, i cui\u00a0 presupposti teorici risalgono al principio del \u201crestauro scientifico\u201d di Gustavo Giovannoni<sup><a href=\"#footnote_20_1177\" id=\"identifier_20_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda:G. GIOVANNONI, Il restauro dei monumenti, Roma, s.d. [ma 1946].\">21<\/a><\/sup>, seguace di Camillo Boito<sup><a href=\"#footnote_21_1177\" id=\"identifier_21_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Boito cfr.: M. GUTTILLA, Camillo Boito e la cultura della tutela e del restauro nella Sicilia dell&rsquo;Ottocento, Palermo 1990.\">22<\/a><\/sup>, per il quale l\u2019intervento di restauro deve poggiare su una preliminare ricerca filologica. Secondo tale idea, il bene, inteso sempre come documento storico, va studiato e tutelato a prescindere dal periodo storico di appartenenza o da una sua presunta maggiore dignit\u00e0, applicazione questa che trover\u00e0 poi nella cosiddetta <em>Carta di Atene<\/em> (1931) i suoi principi fondanti<sup><a href=\"#footnote_22_1177\" id=\"identifier_22_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VECCO, L&rsquo;evoluzione del concetto di patrimonio culturale, Milano 2007, p. 183.\">23<\/a><\/sup>. Tali concetti risultano gi\u00e0 pienamente sviluppati in Agnello sin dai primi lavori dedicati al restauro del Duomo siracusano e, senz\u2019altro rimangono solidi pilastri di tutta un\u2019attivit\u00e0 scientifica votata alla salvezza del nostro patrimonio d\u2019arte. Proprio Agnello dalle pagine di periodici e giornali dar\u00e0 avvio a una dura campagna di denuncia verso lo stato di abbandono e degrado in cui molti grandi capolavori, testimoni di civilt\u00e0 e storia, si trovavano ad essere<sup><a href=\"#footnote_23_1177\" id=\"identifier_23_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si rimanda a S. L. AGNELLO &ndash; G. PALERMO, Bibliografia degli scritti&hellip;, 1978.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sempre sulla rivista \u201cArte Sacra\u201d, tra il \u201928 e il \u201937, Agnello pubblica diversi articoli, molti dei quali affrontano temi di arti decorative: <em>Architettura gesuitica. La Chiesa del Collegio di Siracusa<\/em><sup><a href=\"#footnote_24_1177\" id=\"identifier_24_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, Architettura gesuitica. La Chiesa del Collegio di Siracusa, in &ldquo;Per l&rsquo;Arte sacra&rdquo;, a. V, fasc. I, gennaio-febbraio1928, pp. 7-16. Sul paliotto Agnello torner&agrave; anche in Argentieri e argenterie del Settecento I, in &ldquo;Per l&rsquo;Arte Sacra&rdquo;, a. VI, fasc. I, gennaio-febbraio1929, p. 18.\">25<\/a><\/sup>, in cui si fa riferimento al magnifico <em>Paliotto<\/em> <em>con Sacra famigli<\/em>a, S<em>. Ignazio e S. Francesco Saverio<\/em>, definito mirabile \u00ablavoro di cesello\u00bb<sup><a href=\"#footnote_25_1177\" id=\"identifier_25_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda M. C. DI NATALE, scheda II, 215, in Ori e argenti&hellip;, 1989, pp.330-333.\">26<\/a><\/sup>. Nei saggi <em>Argentieri e argenterie del Settecento I<\/em> e <em>II<\/em><sup><a href=\"#footnote_26_1177\" id=\"identifier_26_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, Argentieri e argenterie&hellip;, 1929, pp. 12-25 e Argentieri e argenterie del Settecento II, in &ldquo;Per l&rsquo;Arte Sacra&rdquo;, a. VI, fasc. VI, novembre-dicembre1929, pp. 151-165. Attraverso un&rsquo;attenta ricerca d&rsquo;archivio, Agnello, non solo ricostruisce le sorti di molte argenterie di et&agrave; medievale e rinascimentale, definite come &ldquo;logore&rdquo; o &ldquo;vecchie&rdquo; e per questo fuse proprio tra il XVI e il XVII secolo, ma ricorda anche le vicende, testimoniate dal monaco Teodosio,&nbsp; che in seguito alla conquista araba portarono alla dispersione di un patrimonio di argenti e ori pari a cinquemila libre nella sola Cattedrale di Siracusa.\">27<\/a><\/sup>, lo studioso dopo aver messo in luce la portata delle disastrose dispersioni avvenute nei secoli e legate alle inevitabili trasformazioni del gusto che, nel caso di queste opere, il cui materiale facilmente si presta a ripetute fusioni, hanno comportato la totale perdita di un ingente patrimonio di arte, pone l\u2019accento sulla pi\u00f9 moderna produzione Sei-Settecentesca giunta sino a noi: \u00ab Indubbiamente il Seicento era stato un secolo innovatore e l\u2019argenteria aveva subito l\u2019influenza della nuova corrente. Si torn\u00f2 ancora ad innovare, con maggiore lena, nel secolo successivo e risalgono precisamente a questo secolo, generoso di propositi e ricco di fertili realizzazioni nel campo dell\u2019arte, i pi\u00f9 bei pezzi delle nostre argenterie\u00bb e continua \u00ab Si tratta di una vistosa produzione in cui si intrecciano modesti nomi di artisti locali e di artisti messinesi e romani: pezzi suntuosi su cui si esercit\u00f2 il tormento del cesello e che le recenti scoperte archivistiche traggon fuori dal velo dell\u2019anonimo. I <em>Carrera<\/em>, i<em> Trigilio<\/em>, i<em> Cassone<\/em>, i<em> D\u2019Amico<\/em>, i<em> Luca <\/em>e gli altri pi\u00f9 o meno noti maestri, dei quali \u00e8 possibile cogliere l\u2019attivit\u00e0 per tutto il Settecento e i primi del secolo successivo, forse non dovettero di molto elevarsi al di sopra dei bisogni locali se, nel tempo stesso in cui essi fiorirono, si fece ricorso, e non infrequentemente, ad artisti forestieri \u00bb<sup><a href=\"#footnote_27_1177\" id=\"identifier_27_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO &ndash; S. L. AGNELLO, Siracusa Barocca&hellip;, 1961, p. 33.\">28<\/a><\/sup>. Ecco allora riemergere nomi dimenticati di artefici tra i quali si ricorda quello di Placido Chindemi, di origini messinesi, capostipite di una famiglia attiva a Siracusa per pi\u00f9 di un secolo e mezzo, autore nel 1741 del \u201crifacimento\u201d dei sei <em>Lampadari<\/em> <em>argentei<\/em> della Cappella Torres del Duomo<sup><a href=\"#footnote_28_1177\" id=\"identifier_28_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il nome di Placido&nbsp; Chindemi, viene citato per la prima volta nel 1739, quale estimatore voluto dal Vescovo Trigona, che dava ordine al Tesoriere della Cattedrale, di disfare alcune vecchie Mitre allo scopo di ricavarne una Gioia da appendere al collo di S. Lucia. Lo si ritrova anche nel 1752, quale autore del restauro di sei Lampadari argentei della Cappella del Crocifisso e, sempre nello stesso anno, in qualit&agrave; di perito dell&rsquo;argento ottenuto dallo smontaggio di un Paliotto d&rsquo;altare. Si ricordano, inoltre, Vincenzo Chindemi, considerato dalla studioso con probabilit&agrave; figlio di Placido, cui si attribuiscono: un&nbsp; Tronetto per l&rsquo;altare maggiore della Chiesa monasteriale del SS. Salvatore, perduto,&nbsp; diciotto Candelieri d&rsquo;argento e&nbsp; una Croce realizzati nel 1755&nbsp; per la Cappella Torres e, ancora, quattro Reliquiari del 1756 per l&rsquo;altare maggiore, realizzati sul modello di quelli romani eseguiti per la Cappella Torres; gli vengono inoltre commissionati, tra il 1756-57 diversi lavori per la Chiesa del S. Spirito. Mentre il nome di Ascensio, detto Senzio, fratello di quest&rsquo;ultimo, gi&agrave; ricordato per i restauri Settecenteschi della Cassa reliquiaria di S. Lucia, &egrave; associato a diverse opere per la fabbrica del Duomo, tra cui si ricordano i perduti Profumieri processionali, realizzati per la Cappella Torres nel 1763. Lo ritroviamo insieme al socio, Decio Furn&ograve;, citato in un contratto con la Badessa del Monastero di S. Benedetto, Suor Maria Landolina, per la realizzazione di una Sfera ingemmata e di un Calice con rispettiva Patena. Si ricordano, infine, Miche Chindemi attestato tra 1770-73 e Giuseppe Chindemi, gi&agrave; attivo nel 1793 e di cui unica testimonianza si ha nei lavori di completamento, da questi eseguiti sul Tronetto, iniziato nel 1813 da Vincenzo Catera. A tal proposito si rimanda ai seguenti articoli di Giuseppe Agnello: Argentieri e argenterie&hellip; 1929, pp. 15-16; Orafi e argentieri dei secoli&hellip;I,  1956, pp. 99-115; Orafi e argentieri dei secoli&hellip; II, 1956, pp. 343-361 e La statua ed il tesoro di S. Lucia&hellip;, pp. 5-26.\">29<\/a><\/sup>. Nel secondo articolo dedicato ad <em>Argentieri ed argenterie del Settecento<\/em> Agnello fa il punto su un\u2019altra opera il <em>Paliotto<\/em> <em>argenteo<\/em> (1726) della Chiesa monasteriale di S. Lucia opera del messinese Francesco Tuccio<sup><a href=\"#footnote_29_1177\" id=\"identifier_29_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Al Tuccio sono anche attribuite le due Ninfe argentee eseguite sempre nel 1726 su commissione di D. Filippo Catalano, anch&rsquo;esse su disegni del Picherali. Cfr. G. AGNELLO, La statua ed il tesoro di S. Lucia&hellip;, pp. 5-26.\">30<\/a><\/sup>, il cui nome, cos\u00ec come per altri artefici risulta spesso legato a quello dell\u2019architetto Pompeo Picherali<sup><a href=\"#footnote_30_1177\" id=\"identifier_30_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Alla figura dell&rsquo;architetto Pompeo Picherali, Agnello dedica numerosi approfondimenti, frutto di intense ricerche d&rsquo;archivio: Pompeo Picherali architetto siracusano del sec. XVIII alla luce di nuovi documenti, in &ldquo;Archivio storico per la Sicilia&rdquo;, II\u2011III, 1936\u201137, pp. 271\u2011347; Su Pompeo Picherali ed il prospetto del Duomo siracusano, in &ldquo;Brutium&rdquo;, XVIII, 1939, pp. 12\u201114; Nuove notizie sull&rsquo;architetto siracusano Pompeo Picherali, in &ldquo;Archivio storico per la Sicilia Orientale &rdquo;, VI, 1940, pp. 185\u2011238; Nuovi documenti sull&rsquo;architetto Pompeo Picherali, in &ldquo;Archivio storico siciliano&rdquo;, II, 1947, pp. 281\u2011315.\">31<\/a><\/sup>, testimoniando quella tendenza alla collaborazione tra artisti appartenenti ad ambiti differenti, oggi ampiamente documentata. Tra questi si ricordano Domenico Gianneri<sup><a href=\"#footnote_31_1177\" id=\"identifier_31_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il nome di Domenico Gianneri risulta, inoltre, associato a quello del Tuccio nel contratto per la realizzazione Ninfe argentee realizzate nel 1726 su commissione di D.&nbsp; Filippo Catalano.\">32<\/a><\/sup>, la cui attivit\u00e0 \u00e8 attastata dal 1726 al 1731 e Giovanni Giacomo Martinez, anch\u2019essi di origini messinesi che, su disegno del Picherali, nel 1728 realizzano sei grandi <em>Candelabri argentei<\/em> per l\u2019altare maggiore della Cattedrale<sup><a href=\"#footnote_32_1177\" id=\"identifier_32_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Agnello torner&agrave; su questi importanti artefici anche in Orafi e argentieri&hellip;, XXIII, 1956, pp. 99-115.\">33<\/a><\/sup>. Sempre in \u201cPer l\u2019Arte sacra\u201d Agnello scrive <em>Cimeli d\u2019arte nella Cattedrale di Siracusa.<\/em> <em>Il calice d\u2019ambra del sec. XVI<\/em><sup><a href=\"#footnote_33_1177\" id=\"identifier_33_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. AGNELLO, Cimeli d&rsquo;arte nella Cattedrale di Siracusa. Il calice d&rsquo;am&shy;bra del sec. XVI, in &ldquo;Per l&rsquo;Arte sacra&rdquo;, a. X, fasc. IV, ottobre-dicembre 1933, pp. 99&shy;-104. Parzialmente restituito in Tesori d&rsquo;arte nella Cattedrale. Il calice d&rsquo;ambra, in &ldquo;L&rsquo;Av&shy;venire&rdquo;, (Cronache di Sicilia), 16 dicembre 1939, p. 2 e in Tesori di arte nella Cattedrale di Siracusa. Il calice d&rsquo;am&shy;bra, in &ldquo;Vita nostra&rdquo;, IV\u201112, 1939, pp. 1\u20112. Su Calice e Patena cfr. V. DI PIAZZA, schede n. 37-38,&nbsp; in Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra a cura di M. C. DI NATALE, Milano 2001, pp. 379-40.\">34<\/a><\/sup>, dove ricostruisce la storia della pregiata opera dono di Carlo II di Spagna all\u2019Arcivescovo Fortezza, miracolosamente scampata al furto che, nel 1917, port\u00f2 alla dispersione e, se non sicura, probabile distruzione di capolavori dell\u2019oreficeria, allora in deposito presso il Palazzo Vescovile a causa dei pericoli della guerra (<a title=\"Fig. 3. Maestranze napoletane, XVI sec., &lt;i&gt;Calice&lt;\/i&gt;, Siracusa, Tesoro del Duomo. Immagine tratta da \u201cVita Nostra\u201d, IV 12, 1939.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/din03.jpg\">Figg. 3<\/a> e <a title=\"Fig. 4. Maestranze napoletane, XVI sec., &lt;i&gt;Patena&lt;\/i&gt;, Siracusa, Tesoro del Duomo. Immagine tratta da \u201cVita Nostra\u201d, IV 12, 1939.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/din04.jpg\">4<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 alla luce di questi primi interventi si pu\u00f2 legittimamente considerare Agnello un attento continuatore di quegli studi che, a livello internazionale, affondano le loro radici nella cosiddetta \u201cScuola di Vienna\u201d e nell\u2019apporto di un critico quale Alois Riegl<sup><a href=\"#footnote_34_1177\" id=\"identifier_34_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per tali aspetti rimando a G. C. SCIOLLA, La critica d&rsquo;arte del Novecento, Torino 1995, pp. 13-22. Si veda anche F. BOLOGNA, Dalle arti minori all&rsquo;industrial design. Storia di una ideologia, Bari 1972.\">35<\/a><\/sup>, mentre a livello nazionale, devono il loro sviluppo alla quanto mai varia e lungimirante attivit\u00e0 di Domenico Gnoli e di Adolfo Venturi, fondatori della rivista \u201cArchivio Storico dell\u2019Arte\u201d, poi \u201cL\u2019Arte\u201d, rivista nella quale dal 1900 Venturi creer\u00e0 l\u2019appendice <em>Arte Decorativa<\/em><sup><a href=\"#footnote_35_1177\" id=\"identifier_35_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. VENTURI, Arte Decorativa, &ldquo;L&rsquo;Arte&rdquo;, III, fasc. V-VIII, 1900, pp. 1-8.\">36<\/a><\/sup>; nonch\u00e9 a Pietro Toesca e Ugo Ojetti<sup><a href=\"#footnote_36_1177\" id=\"identifier_36_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per una pi&ugrave; dettagliata ricostruzione dei contributi dati allo sviluppo dello studio delle arti decorative cfr.: G. C. SCIOLLA, La riscoperta delle arti decorative in Italia, in Storia, Critica e tutela dell&rsquo;Arte nel Novecento. Un&rsquo;esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale, Atti del convegno internazionale di studi in onore di Maria Accascina, a cura di M.C. DI NATALE, Caltanissetta, 2007, pp. 51-58.\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli stessi anni, Maria Accascina, alla quale va riconosciuto il maggiore contributo allo studio delle arti applicate in Sicilia, studiosa \u2013 come \u00e8 stato sottolineato<sup><a href=\"#footnote_37_1177\" id=\"identifier_37_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. DI NATALE, I primi studi di oreficeria di Maria Accascina: la lezione di Adolfo Venturi, in Adolfo Venturi e la Storia dell&rsquo;arte oggi, Atti del convegno (Roma, 25-28 ottobre 2006) a cura di M. D&rsquo;ONOFRIO, Modena 2008, pp. 329-342.\">38<\/a><\/sup>\u00a0 \u2013 educata al \u00abvedere e rivedere\u00bb, dal suo maestro Adolfo Venturi, \u00abvera pioniera\u00bb e \u00abconservatrice accorta e attenta di una museologia <em>ante litteram<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_38_1177\" id=\"identifier_38_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. C. DI NATALE, [Conclusioni], in Storia, critica e tutela&hellip;, 2007, pp. 531-533. Si ricorda che nel 1927,&nbsp; a compimento del corso di perfezionamento in Storia dell&rsquo;arte Medievale e Moderna alla &ldquo;Sapienza&rdquo; di Roma, l&rsquo;Accascina discuter&agrave; una tesi, affidatale proprio dal Venturi, sull&rsquo;oreficeria medievale.\">39<\/a><\/sup>, dava prova delle grandi capacit\u00e0 che la videro avviare una vera e propria rivoluzione nell\u2019ambito di questo settore. Alla sua preparazione, diligenza e perseveranza si devono capolavori che, ancora oggi, sono considerati e apprezzati come pietre miliari della letteratura artistica sul tema delle arti decorative: <em>L\u2019Oreficeria italiana <\/em>(pubblicato a Firenze nel 1934), <em>Oreficeria di Sicilia dal XII al XIX secolo <\/em>(edito da Flaccovio a Palermo nel 1974), <em>I Marchi delle Argenterie e oreficerie Siciliane <\/em>(Trapani &#8211; Busto Arsizio, 1976)<sup><a href=\"#footnote_39_1177\" id=\"identifier_39_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda M. ACCASCINA,&nbsp; L&rsquo;Oreficeria italiana, Firenze 1934; Oreficeria di Sicilia&hellip;, 1974 e &nbsp;I marchi delle Argenterie e Oreficerie siciliane, Busto Arsizio 1976. Sul contributo di Maria Accascina alla riscoperta delle arti decorative cfr. M. VITELLA, Il contributo di Maria Accascina alla riscoperta della produzione d&rsquo;arte decorativa in Sicilia, in Storia, critica e tutela&hellip; 2007, pp. 147-153.\">40<\/a><\/sup>, solo per citare le pi\u00f9 importanti monografie, cui si affianca una ricchissima messe di saggi, articoli ed interventi scientifici, che in questa sede non \u00e8 possibile citare tutti<sup><a href=\"#footnote_40_1177\" id=\"identifier_40_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E per la quale rimando a Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina, a cura di M. GIUFFR&Egrave; &ndash;&nbsp; M. LA MOTTA, Palermo 1995; Maria Accascina e il Giornale di Sicilia. 1934-1937. Cultura tra critica e cronache. , a cura di M.C. DI NATALE, voll. I e II, Caltanissetta 2006-2007.\">41<\/a><\/sup>.\u00a0 Anche a Siracusa, sulla scia del risveglio culturale segnato dalla presenza del grande archeologo Paolo Orsi<sup><a href=\"#footnote_41_1177\" id=\"identifier_41_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Paolo Orsi nasce a Rovereto nel 1859,&nbsp; giunge a Siracusa nel 1890 in qualit&agrave; di ispettore degli scavi e dei Musei, con una salda preparazione scientifica di stampo filologico-positivista, conseguita prima a Vienna, dove segue i corsi di storia antica e di archeologia, poi a Padova ed infine a Roma presso la Regia Scuola Italiana di Archeologia. Nel 1885 approda in qualit&agrave; di bibliotecario alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze dove inizia a frequentare l&rsquo;entourage del Comparetti. Dedica tutta la sua vita alla ricerca sul campo e alle relative pubblicazioni, scrivendo oltre 300 lavori, editi presso l&rsquo;Accademia dei Lincei e vincendo il Gran Premio di Archeologia dell&rsquo;Accademia stessa. Proprio Siracusa diviene il centro di raccolta di tutto ci&ograve; che egli rinviene nell&rsquo;isola. A Orsi si devono importanti studi sulle popolazioni pre e protostoriche dei Sicani e dei Siculi, in particolare concentrandosi, per questi ultimi, sui siti di Thapsos, Megara Hyblaea e Pantalica. Fu il primo ad indagare a fondo la grecit&agrave; in Sicilia (ritrovando la perduta colonia siracusana di Casmene) prima, e in Magna Grecia poi; ancora lui a studiare la cultura romana ma anche quella bizantina e medievale. Cfr.: G. LIBERTINI, Centuripe a Paolo Orsi animatore e Maestro degli studi di antichit&agrave; siciliane, Catania 1926; U. ZANOTTI-BIANCO, Paolo Orsi, Palermo 1921; A. M. MARCHESE, Bibliografia degli scritti di Paolo Orsi con prefazione di Santi L. Agnello, Scuola normale superiore, Pisa 2000.\">42<\/a><\/sup>, un altro storico dell\u2019arte riconducibile alla scuola del Di Marzo e del Venturi, stava compiendo una simile operazione: Enrico Mauceri, considerato \u2013 alla luce dei recenti studi promossi da Simonetta La Barbera \u2013 \u00abuna delle personalit\u00e0 pi\u00f9 significative fra gli storici dell\u2019arte attivi fra la fine dell\u2019Ottocento e la prima met\u00e0 del successivo secolo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_42_1177\" id=\"identifier_42_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. LA BARBERA, Enrico Mauceri connoisseur, museologo e storico dell&rsquo;arte, in Enrico Mauceri (1869-1966). Storico dell&rsquo;arte tra connoisseurship e conservazione, Atti del convegno internazionale (Palermo, 27-29 settembre 2007), a cura di S. LA BARBERA, Palermo 2009, pp. 31-57.\">43<\/a><\/sup>. A questa figura di studioso si devono,\u00a0 nei lunghi anni di collaborazione con la rivista \u201cL\u2019Arte\u201d, numerosi interventi per la sezione <em>Arti decorative<\/em>, incentrati su temi inerenti il patrimonio locale. Tra i principali temi ricordiamo: <em>Il reliquiario di S. Lucia del XV secolo <\/em>(1905) e <em>Il tesoro del Duomo di Siracusa <\/em>(1907)<sup><a href=\"#footnote_43_1177\" id=\"identifier_43_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sul contributo di Enrico Mauceri agli studi sulle arti decorative si veda R. VADAL&Agrave;, Contributi alla conoscenza dell&rsquo;oreficeria Siciliana del XV secolo, in&nbsp; Enrico Mauceri &hellip;2009, pp. 289-296.\">44<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sicuramente la comunanza di interessi che lega Agnello al poco pi\u00f9 anziano Mauceri non pu\u00f2 non essere spiegata se non alla luce dell\u2019appartenenza ad un medesimo ambiente culturale ed intellettuale, profondamente vivo e in fermento, all\u2019interno del quale la figura del nostro studioso, con i suoi studi e le sue ricerche volte a portare alla luce tutto un patrimonio ancora inedito, cos\u00ec intimamente legato a quelle forme d\u2019arte che, nella storia, avevano conosciuto un pi\u00f9 alto interesse, non pu\u00f2 che ricondursi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla lunga e attenta ricognizione che Agnello compie dei tesori d\u2019arte custoditi presso il Duomo siracusano, ricerca che lo vedr\u00e0 impegnato per pi\u00f9 di un ventennio, vedranno la luce numerosissimi saggi, molti dei quali incentrati sui capolavori della Cappella Torres<sup><a href=\"#footnote_44_1177\" id=\"identifier_44_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cappella del SS. Sacramento, Torres dal nome dell&rsquo;Arcivescovo, Juan de Torres Osorio, che ne volle e finanzi&ograve; la fondazione. Numerosissimi artisti presero parte ai lavori di realizzazione e decorazione della Cappella, nomi messi in luce da Agnello quali: Giovanni Vermexio, cui si attribuisce il progetto originario, coadiuvato dai figli; i capimastri delle Regie Fabbriche, Antonio Greco, Cosimo Russo e Giuseppe Guido; gli scultori maltesi Michele Casanova e Marcello Gaffar, cui spetta la decorazione scultorea; il pittore messinese Agostino Scilla e lo scultore Filippo della Valle. Si vedano a tal proposito i seguenti articoli di&nbsp; Giuseppe&nbsp; Agnello: Giovanni Torres e la fondazione della Cappella del SS. Sa&shy;cramento nella Chiesa Cattedrale di Siracusa, in &ldquo;Vita no&shy;stra&rdquo;, IV\u20116, 1939, pp. 2\u20113; Il Palazzo dei Vescovi a Siracusa e l&rsquo;opera di Andrea Ver&shy;mexio, in &ldquo;Palladio&rdquo;, II, 1952, pp. 65\u201170; Giovanni Torres Osorio vescovo ed umanista, in &ldquo;Archivio storico per la Sicilia orientale&rdquo;, IX, 1933, pp. 223\u2011276; Rinascimento e barocco nella Casa dei Vescovi a Siracusa, in &ldquo;L&rsquo;Illustrazione vaticana&rdquo;, V, 1934, pp. 21\u201122;&nbsp; Architetti e scultori ignorati nella Cappella Torres a Sira&shy;cusa, in &ldquo;Archivi&rdquo;, XVIII, 1951, pp. 143\u2011161; Capolavori ignorati del Vanvitelli e del Valle nella Cattedrale di Siracusa, in &ldquo;Per l&rsquo;Arte Sacra&rdquo;, a. IV, fasc. V, 1927, pp. 3-15; Un ignoto frescante del Seicento: Agostino Scilla, in &ldquo;Per l&rsquo;Arte sacra&rdquo;, a. IV, fasc. VI, 1927, pp. 3\u20118; Gli affreschi di Agostino Scilla nella Cappella del SS. Sacramento nella Chiesa Cattedrale di Siracusa, in &ldquo;Vita no&shy;stra&rdquo;, IV\u20117, 1939, pp. 2\u20113; Gli affreschi di Agostino Scilla nella Cappella del SS. Sa&shy;cramento, in &ldquo;L&rsquo;Avvenire&rdquo;, [Cronaca siciliana], 8 luglio, p. 4.\">45<\/a><\/sup>\u00a0 fonte illimitata di spunti per studi su artisti e artigiani operanti a Siracusa nei secoli XVII e XVIII. Diversi temi gi\u00e0 affrontati nella rivista \u201cPer l\u2019Arte Sacra\u201d, vengono dallo studioso ripresi in \u201cVita Nostra\u201d. A partire dal 1939 si succederanno con cadenza periodica undici saggi incentrati proprio sul massimo Tempio siracusano e sulle meraviglie custodite al suo interno. In <em>Il SS. Sacramento nell\u2019arte. Le argenterie della Cattedrale di Siracusa<\/em><sup><a href=\"#footnote_45_1177\" id=\"identifier_45_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, Il SS. Sacramento dell&rsquo;arte. Le argenterie della Cattedrale di Siracusa, in &ldquo;Vita Nostra&rdquo;, V-3, 1940, pp. 2-3.\">46<\/a><\/sup> Agnello affronta il tema della cospicua\u00a0 presenza di opere di argentieri extraregionali, da ricondurre alla illuminata committenza di Vescovi quali il Testa, il Requesens e l\u2019Alagona. Sono numerose, infatti, le opere di scuola romana custodite presso il tesoro del Duomo, tra cui: il <em>Paliotto argenteo<\/em> per l\u2019altare maggiore opera dell\u2019orafo Angelo Spinazzi, i due splendidi <em>Incensieri<\/em> e la <em>Navetta<\/em> da ricondurre all\u2019argentiere Lorenzo Petronelli (<a title=\"Fig. 5. L. Petronelli, XVIII sec., &lt;i&gt;Incensiere e Navetta&lt;\/i&gt;, Siracusa, Duomo. [Immagine tratta da \u201cVita nostra\u201d, V-3, 1040].\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/din05.jpg\">Fig. 5<\/a>) \u00a0e ancora di Giuseppe Veladier le tre <em>Cartaglorie <\/em>giunte nel 1791 per ornare la Cappella Torres<sup><a href=\"#footnote_46_1177\" id=\"identifier_46_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr.: A. BULGARI CALISSONI,&nbsp;Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma, Roma 1987; A. VITALI,&nbsp;Note tecniche sugli argenti romani del Settecento, con appendice di C. BATOLI, in&nbsp;Ori e argenti:&nbsp;capolavori del &lsquo;700 da Arrighi a Valadier, a cura di G. BARUCCA &ndash; J. MONTAGU,&nbsp;&nbsp;Milano 2007, pp. 67-79;&nbsp; A. M. PEDROCCHI,&nbsp;Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo, Roma 2010.\">47<\/a><\/sup>, d\u2019altronde \u2013 come ebbe a notare\u00a0 lo studioso \u2013\u00a0 \u00abgli argentieri romani non vennero persi di vista dagli amministratori della Cappella: a Roma, infatti, nella met\u00e0 del Settecento, erano eseguiti quei reliquiari, su cui, pi\u00f9 tardi, un argentiere siracusano, Vincenzo Chindemi, avrebbe modellato i quattro grandi reliquiari per l\u2019altare maggiore del Duomo. [\u2026] Le relazioni con Roma continuarono ininterrotte per tutto il Settecento\u00bb questo perch\u00e9 \u00abdentro la Cappella Torres si continuava a lavorare con lo stesso mirabile fervore perch\u00e9 tutto fosse appropriato alla nobilt\u00e0 dell\u2019ambiente: la suppellettile argentea era destinata a conferirle, col suo vibrante scintillio, colla ricchezza e variet\u00e0 delle forme, una nota di giocondo splendore\u00bb<sup><a href=\"#footnote_47_1177\" id=\"identifier_47_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, Il SS. Sacramento dell&rsquo;arte. Le argenterie della Cattedrale di Siracusa, estratto di &ldquo;Vita Nostra&rdquo;, 1940 XVIII, marzo 1940, pp. 5-6.\">48<\/a><\/sup>. Sicuramente l\u2019influsso esercitato dalla scuola romana sugli artisti locali fu ampio e di grande rilievo, Agnello, a tal proposito, ricorda un altro argentiere siracusano, attivo nella prima met\u00e0 del XIX secolo, Vincenzo Catera che, sul modello della navetta del Petronelli, realizza la sua prima opera per il Duomo. Al Catera va, inoltre, ricondotto lo splendido <em>Tronetto argenteo<\/em><sup><a href=\"#footnote_48_1177\" id=\"identifier_48_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;opera che si compone di Ciborio e Urna eucaristica, consegnata nel 1815, non verr&agrave; per&ograve; ultimata dal Catera, morto prima di poter completare l&rsquo;opera. A lui succederanno il fratello Silvestro insieme a Giuseppe Chindemi e Giuseppe Lucca. Cfr. G. AGNELLO, Il SS. Sacramento nell&rsquo;arte. Le argenterie del Duomo, V-5, 1940, pp. 1-2.\">49<\/a><\/sup>, utilizzato nelle maggiori solennit\u00e0 liturgiche, eseguito, secondo lo studioso, su disegno del pittore Mauro Troia<sup><a href=\"#footnote_49_1177\" id=\"identifier_49_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si avvale della collaborazione del Troia anche l&rsquo;argentiere Decio Furn&ograve;, ricordato per il restauro settecentesco operato, in collaborazione con il socio Vincenzo Chindemi sulla Cassa di S. Lucia che, su disegno del pittore, realizza due Ceroferari processionali e un maestoso Frontone argenteo per l&rsquo;altare maggiore &laquo;nella cui esecuzione la sua attivit&agrave; fu impegnata per pi&ugrave; di 15 anni; opera di severa e composta nobilt&agrave; che pone l&rsquo;artista siracusano tra i pi&ugrave; degni e celebri argentieri siciliano del Settecento&raquo;. G. AGNELLO, Il SS. Sacramento&hellip;V-5, 1940, p. 4. Sul pittore Mauro Troia cfr.: G. AGNELLO, Pittori siciliani dei sec. XVI-XVII-XVIII: Mario Minniti Antonino Maddiona &ndash; Giuseppe Piccione &ndash; Francesco Callia &ndash; Mario Cordua &ndash; Antonino Calvo &ndash; Antonino Bonincontro &ndash; Mauro e Giuseppe Troia, in &ldquo;Archivi&rdquo;, VI, 1939, pp. 42-45 e L. SARULLO, in&nbsp; Dizionario degli artisti siciliani, vol. II,&nbsp; Pittura, a cura di M. A. SPADARO, ad vocem, Palermo 1993.\">50<\/a><\/sup>. Agnello torna sul tema degli argentieri siracusani nel 1956 con una serie di tre articoli il primo dei quali dedicato alla ricostruzione della storia della Maestranza<sup><a href=\"#footnote_50_1177\" id=\"identifier_50_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A tal proposito si rimanda ai seguenti articoli di Giuseppe Agnello: Capitoli e ordinamenti degli orafi e degli argentieri dal XV al XVIII secolo, in &ldquo;Archivi&rdquo;, XXIII, 1956, pp. 99-115; Orafi e argentieri dei secoli &hellip;I., Ibidem, pp. 265-294 e Orafi e argentieri dei secoli XVI, XVII e XVIII.II, Ibidem, pp. 343-361.\">51<\/a><\/sup>. Lo studioso esordisce ponendo in rilievo quale ruolo, di primaria importanza, rivestano le ricerche archivistiche, imprescindibili ai fini di una pi\u00f9 ampia e compiuta conoscenza della storia di questi artisti-artigiani: \u00abNell\u2019Arte siciliana l\u2019artigianato occupa un posto notevole che, sotto un certo aspetto, appare assai pi\u00f9 importante di quello degli artisti di fama che, in tempi diversi e con svariate attivit\u00e0, lavorarono nell\u2019Isola. Ma i prodotti relativi, che vanno dall\u2019architettura alle pi\u00f9 modeste arti applicate, sono in gran parte anonime. La ricerca archivistica, la sola che possa portare contributi nuovi ed originali alla chiarificazione del grande problema, \u00e8 scarsamente tentata. Si preferisce quindi ribadire i soliti luoghi comuni con tentativi di interpretazione destituiti di ogni validit\u00e0 scientifica. \u00c8 una perniciosa forma di involuzione che fa della storia dell\u2019Arte un campo di esperienze dilettantistiche, senza riuscire, peraltro, a farla avanzare di un sol passo nel processo di ricostruzione. Quello che si dice delle arti in genere, si pu\u00f2, in modo particolare, affermare delle argenterie ed oreficerie, le quali, pur contando prodotti di insigne fattura, non riescono a levarsi al piano di una seria valutazione critica.[\u2026] Quanti di questi prodotti, sono riusciti ad inquadrarsi nella pienezza della loro luce storica, a rivelarci i nomi delle botteghe dove vennero elaborati e degli artisti che ad essi attesero con vero intelletto d\u2019amore? \u00bb<sup><a href=\"#footnote_51_1177\" id=\"identifier_51_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, Capitoli e ordinamenti&hellip;, 1956, p.1.\">52<\/a><\/sup>. A questa domanda dar\u00e0, in molti casi, adeguata risposta proprio Agnello, che con le sue ricerche contribuir\u00e0 a illuminare opere, artisti, botteghe, norme interne alle maestranze. Un lavoro che definisce di \u201cdissodamento\u201d, dove importanti elementi vengono proprio dallo studio dei punzoni e delle norme corporative. Tema questo, trattato anche in una delle sue pi\u00f9 importanti monografie <em>Siracusa nel Medioevo e nel Rinascimento<\/em> edito nel 1964<sup><a href=\"#footnote_52_1177\" id=\"identifier_52_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, Siracusa nel Medioevo e nel Rinascimento, Caltanissetta&shy;-Roma 1964.\">53<\/a><\/sup>. Nel volume lo studioso, oltre a ricostruisce le vicende architettoniche, pittoriche e scultoree della citt\u00e0, fa il punto anche sulle maggiori testimonianze legate alla arti decorative, ponendo in evidenza come nel Quattrocento anche orafi e argentieri, ebbero un ruolo di rilievo, sottolineato dal formarsi di una salda corporazione i cui capitoli vennero approvati nel 1465, dall\u2019allora Governatore della Camera Regionale Bernardo Margherit, che impose per la Maestranza siracusana l\u2019obbligo di utilizzare la medesima lega adottata a Barcellona, segno questo della profonda influenza che la Spagna e, in particolare, la Catalogna ebbe, al pari dell\u2019architettura,\u00a0 sulle arti applicate. Purtroppo \u2013 come sottolinea \u2013 \u00a0\u00abdella copiosa produzione artistica resta ben poco; essa, in gran parte, and\u00f2 a finire nel crogiuolo, risorgendo, nel Sei e Settecento, in forme d\u2019arte meglio rispondenti al gusto dei nuovi tempi. Ma Siracusa doveva di gi\u00e0 avere, sin dal secolo precedente un valoroso artigianato, se con diploma di Lodovico d\u2019Aragona nel 1348, viene da esso affidato l\u2019incarico di costruire una cassa d\u2019argento per riporvi le reliquie di S. Lucia [\u2026]. La cassa non esiste pi\u00f9, ma non \u00e8 improbabile che derivino da essa i quattro pannelli [\u2026] che furono riutilizzati, nei primi del Seicento, per la grande cassa argentea\u00bb e continua\u00a0 \u00abAlla dispersione si\u00a0 \u00e8 appena sottratta la pisside dorata di S. Benedetto<sup><a href=\"#footnote_53_1177\" id=\"identifier_53_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda: V. DI PIAZZA, scheda n. 19,&nbsp; in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001, pp. 365-366.\">54<\/a><\/sup>, oggi nel Tesoro della Cattedrale, del 1506, la quale se ancora conserva qualche reminiscenza medievale nel piede, \u00e8 nel resto, di gusto rinascimentale. Il documento superstite pi\u00f9 antico \u00e8 oggi rappresentato dal superbo braccio reliquiario di S. Marziano,\u00a0 donato dal vescovo Riccardo Palmeri alla citt\u00e0 di Messina, dove tuttora trovasi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_54_1177\" id=\"identifier_54_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, Siracusa nel Medioevo&hellip;, 1964, pp. 36-37.\">55<\/a><\/sup>. Agnello inoltre individua nei \u00ablavori in legno scolpito e negli intarsi\u00bb quell\u2019ambito in cui l\u2019artigianato siracusano, pur non valicando i confini locali, seppe eccellere, dimostrando di possedere una forte e consolidata tradizione. Anche per queste opere lo studioso non pu\u00f2 che costatare la grande dispersione e la distruzione, solo in tempi recenti limitatasi a causa della rinnovata attenzione di\u00a0 antiquari e collezionisti e di cui solo \u00abmodestissimi avanzi\u00bb sono raccolti al Museo Bellomo<sup><a href=\"#footnote_55_1177\" id=\"identifier_55_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda a tal proposito il Cassone in legno intagliato del XV secolo custodito presso il Museo.\">56<\/a><\/sup> o ancora sopravvivono nelle Chiese, come nel caso del grande <em>Armadio intarsiato<\/em> della Sagrestia di S. Lucia fuori le mura, del <em>Paramento<\/em> dell\u2019altare della Sepolcro di S. Lucia e degli <em>Stalli corali<\/em> del Duomo, opera di Nardo Mirtello del 1489. Il problema della dispersione e distruzione di importanti opere d\u2019arte, per cui diviene necessaria e indispensabile un\u2019attenta politica di salvaguardia e conservazione,\u00a0 viene affrontato anche in due articoli incentrati sull\u2019analisi di importanti arredi sacri conservati nelle Chiese di Siracusa dal titolo rispettivamente: <em>I tessuti e i ricami d\u2019arte della Cattedrale di Siracusa e i loro recenti restauri<\/em> e <em>Ricami d\u2019arte del Sei e Settecento<\/em><sup><a href=\"#footnote_56_1177\" id=\"identifier_56_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, I tessuti e i ricami d&rsquo;arte della Cattedrale di Siracusa e i loro recenti restauri, in &ldquo;Arte sacra&rdquo;, III, 1933, pp. 211-216 e Ricami d&rsquo;arte del Sei e del Settecento, in &ldquo;Per l&rsquo;Arte sa&shy;cra&rdquo;, a. XII, 1935, pp. 26\u201134.\">57<\/a><\/sup>. (<a title=\"Fig. 6. Maestranza siciliana, XVIII sec., &lt;i&gt;Pianeta restaurata&lt;\/i&gt;, Siracusa, Duomo. [Immagine tratta da \u201cArte sacra\u201d, III, 1933].\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/din06.jpg\">Fig. 6<\/a>) Tale aspetto \u00e8 senz\u2019altro pionieristico in Agnello, in anni che videro una enorme dispersione di tessuti e ricami, provenienti da conventi o edifici religiosi, e che raramente furono assicurati a strutture museali<sup><a href=\"#footnote_57_1177\" id=\"identifier_57_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda, per esempio, l&rsquo;attivit&agrave; che fra Otto e Novecento Antonino Salinas svolge per il R. Museo di Palermo incamerando, con precisi intenti di salvaguardia, oggetti simili. Cfr.: Le arti minori, a cura di C. PIGLIONE &ndash; F. TASSO Milano 2000, p. 285.\">58<\/a><\/sup>. Risulta, agli occhi dello studioso, imperdonabile il ritardo con cui la coscienza critica di storici e studiosi si \u00e8 accorta di questi preziosi tessuti e ricami d\u2019arte \u00ab meno fortunati delle pitture, delle sculture, delle argenterie e delle ceramiche medievali e moderni, le quali contano gi\u00e0 una discreta letture, quantunque disorganica e frammentaria. Le poche e spesso incerte segnalazioni critiche si sono quasi sempre fermate ai pezzi pi\u00f9 antichi, come se la storia dell\u2019attivit\u00e0 tessile di Sicilia, potesse semplicemente circoscriversi a quella del <em>regium ergasterium <\/em>\u00bb, da qui il rimprovero mosso a studiosi quali il Dupont-Humberville, il Lessing, il Cox, il Falx, che troppo concentrati sui broccati d\u2019oro scoperti nella tomba palermitana di Enrico VI, delle <em>chirothecae imperiales<\/em> e sulla <em>tunica talaris<\/em> hanno, se non avvallato, certamente favorito la perdita e l\u2019obliterazione imperdonabile di un tale patrimonio dimenticato negli armadi delle nostre Chiese e dei Conventi, continuamente esposti alle mire di avidi antiquari e collezionisti. Sicuramente \u00ab molta parte di questo dovizioso patrimonio non sarebbe andata certo dispersa, se una pi\u00f9 sana educazione artistica l\u2019avesse,\u00a0 posta nel giusto valore nell\u2019estimazione di coloro che ne erano preposti alla custodia, o se nell\u2019animo di chi, talvolta inconsciamente compiva il baratto, fosse balenato il dubbio che la vecchia pianeta sfilacciata valeva molto pi\u00f9 che non tutte le luccicanti sete offerte in cambio\u00bb<sup><a href=\"#footnote_58_1177\" id=\"identifier_58_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, I tessuti e i ricami d&rsquo;arte&hellip; 1933, p. 212. Si veda M. VITELLA, Paramenti sacri di committenza vescovile: analisi storico-critica di alcuni manufatti tessili della Sicilia Occidentale, in Splendori di Sicilia&hellip;, 2001, pp. 222-247.\">59<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Agnello sottolinea, inoltre, l\u2019importanza assunta da quegli organi istituzionali, quali nel caso della Chiesa, le <em>Commissione diocesane e Pontificie per l\u2019Arte Sacra<\/em>, della quale egli non solo fu socio e membro, ma anche consultore e segretario; delle Universit\u00e0, dai Musei e dai comitati scientifici di convegni e mostre. Posizione ribadita anche nel discorso di chiusura tenuto dallo studioso in occasione della <em>III Mostra d\u2019arte sacra. Rassegna regionale retrospettiva del paramento e dell\u2019arredo<\/em> tenutasi a Caltanissetta\u00a0 nell\u2019aprile del 1954<sup><a href=\"#footnote_59_1177\" id=\"identifier_59_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, [Discorso di chiusura], in III Mostra d&rsquo;arte sacra. Rassegna regionale retrospettiva del paramento e dell&rsquo;arredo (Caltanissetta, 14\u201128 aprile 1954), Caltanissetta 1954, pp. 11-14 e Id., La III mostra d&rsquo;arte Sacra a Caltanissetta (retrospettiva delle arti minori), in &ldquo;Arte cristiana&rdquo;, XLII, 1954, pp. 242\u2011248.\">60<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro originale apporto dato da Giuseppe Agnello alla rivalutazione delle arti decorative consiste in un nucleo di studi dedicati alle opere in ferro battuto. Un tale interesse pu\u00f2 essere rintracciato anche nella gi\u00e0 menzionata rivista \u201cL\u2019Arte\u201d di Adolfo Venturi nella quale, fin dai primi anni del 1900, appaiano articoli dedicati proprio al ferro battuto<sup><a href=\"#footnote_60_1177\" id=\"identifier_60_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. CALZINI, Roste di ferro battuto in Ascoli Piceno, in &ldquo;L&rsquo;Arte&rdquo;, IV, fasc. VI, 1901, pp. 9-12; M. REYMOND, Il ferro, in &ldquo;L&rsquo;Arte&rdquo;, XII, fasc. III, 1909, pp. 168-177.\">61<\/a><\/sup>. Questi studi si faranno, inoltre, ricorrenti in periodici come il bimestrale \u201cArchitettura e Arti Decorative\u201d (diretto dal 1921 da Gustavo Giovannoni e Marcello Piacentini) per confluire poi nelle prime monografie<sup><a href=\"#footnote_61_1177\" id=\"identifier_61_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"O. H&Ouml;VER, Il ferro battuto: forme artistiche del ferro battuto dal medioevo alla fine del XVIII secolo, Milano-Roma 1927.\">62<\/a><\/sup>. Lavora in questa identica direzione, dunque, Giuseppe Agnello quando indaga le cancellate di ferro battuto, sempre all\u2019interno della fabbrica del Duomo, in un articolo<sup><a href=\"#footnote_62_1177\" id=\"identifier_62_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, Un maestro del ferro battuto. Domenico Ruggeri, in &ldquo;Per l&rsquo;Arte sacra&rdquo;, VI, 1929, pp. 72\u201178, restituito in: Splendori di vita artistica. I cancelli in ferro battuto nella Cappella del SS. Sacramento della Cattedrale di Siracusa, in &ldquo;Vita nostra&rdquo;, IV\u201111, 1939, p. 2.; Splendori d&rsquo;arte nel Duomo di Siracusa. I cancelli in ferro battuto nella Cappella del SS. Sacramento, in &ldquo;L&rsquo;Avveni&shy;re&rdquo; (Cronaca siciliana), 15 novembre 1939, p. 2 e&nbsp; Il ferro battuto in Sicilia, in &ldquo;Arte cristiana&rdquo;, LVIII, 1970, pp. 13\u201118.\">63<\/a><\/sup>che \u00e8 una dettagliata ricostruzione del profilo di un \u201cartista minore\u201d \u2013 il catanese Domenico Ruggero \u2013 cui, alla luce di attente ricerche d\u2019archivio, lo studioso attribuisce la paternit\u00e0 delle cancellate che chiudono la Cappella Torres nel Duomo siracusano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, un ultimo nucleo di studi\u00a0 che, non possono non essere citati, ma di cui si rimanda un successivo studio, riguarda le ricerche\u00a0 dedicate con anticipatore acume all\u2019approfondimento delle arti decorative di et\u00e0 medievale, soprattutto di et\u00e0 bizantina. Tali studi sono stati sia raccolti nel volume <em>Le arti figurative di et\u00e0 bizantina in Sicilia<\/em> che, pubblicati, in forma autonoma, su riviste. Si ricordano a tal proposito, per quanto concerne<em> <\/em>argenteria e oreficeria: <em>Siracusa bizantina III<\/em>,\u00a0 <em>Arte bizantina.\u00a0 Il cofanetto eburneo dell\u2019ex Cattedrale di Lentini<\/em>, <em>Le argenterie di Canicattini Bagni<\/em>,\u00a0 <em>Cimeli bizantini della Sicilia. La piastra di Enna<\/em>; <em>Cimeli bizantini. La stauroteca di Lentini<\/em>, opera per secoli rimasta ignorata<sup><a href=\"#footnote_63_1177\" id=\"identifier_63_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si vedano i seguenti interventi di Giuseppe Agnello: Siracusa bizantina III, in &ldquo;Siculorum Gymnasium&rdquo;, 1931, pp. 99\u2011107; Le argenterie di Canicattini, in &Pi;&epsilon;&pi;&rho;&alpha;&gamma;&mu;\u03ad&nu;&alpha; &tau;&omicron;&upsilon;&rsquo; &Delta;&iota;&epsilon;&theta;&omicron;&upsilon;&sigmaf;&nbsp; &Beta;&upsilon;&zeta;&alpha;&nu;&tau;&iota;&nu;&omicron;&lambda;&omicron;&gamma;&iota;&kappa;&omicron;&upsilon; &Sigma;&upsilon;&nu;&epsilon;&delta;&rho;\u03af&omicron;&upsilon; (&Theta;&epsilon;&sigma;&sigma;&alpha;&lambda;&omicron;&nu;\u03af&kappa;&eta;, 12-19 &lsquo;A&pi;&rho;&iota;&lambda;\u03af&omicron;&upsilon; 1953), &epsilon;&delta;&iota;&delta;\u03cc&mu;&epsilon;&nu;&alpha; &epsilon;&pi;&iota;&mu;&epsilon;&lambda;&epsilon;\u03af&alpha; &Sigma;&tau;. &Kappa;&upsilon;&rho;&iota;&alpha;&kappa;\u03af&delta;&omicron;&upsilon;, &lsquo;A. &Xi;&upsilon;&gamma;&gamma;&omicron;&pi;&omicron;\u03cd&lambda;&omicron;&upsilon; &kappa;&alpha;\u03af &Pi;. &Zeta;\u03ad&pi;&omicron;&upsilon;, A&rsquo;, &lsquo;A&theta;&eta;&nu;&alpha;&iota;, &Tau;&upsilon;&pi;&omicron;&gamma;&rho;&alpha;&phi;&epsilon;&iota;&omicron;&nu; &Mu;&upsilon;&rho;&tau;\u03af&delta;&eta;, 1955 (&lsquo;E&kappa;&delta;\u03cc&sigma;&epsilon;&iota;&sigmaf; &lsquo;E&tau;&alpha;&iota;&rho;&epsilon;\u03af&alpha;&sigmaf; M&alpha;&kappa;&epsilon;&delta;&omicron;&nu;&iota;&kappa;&omega;&nu; &Sigma;&pi;&omicron;&upsilon;&delta;&omega;&nu;. &Pi;&epsilon;&rho;&iota;&omicron;&delta;&iota;&kappa;\u03cc&nu;&laquo;`E&lambda;&lambda;&eta;&nu;&iota;&kappa;\u03ac &raquo;, &pi;&alpha;&rho;\u03ac&rho;&tau;&eta;&mu;&alpha; &alpha;&rho;&iota;&theta;. 7), pp. 110\u2011125; Cimeli bizantini della Sicilia. La piastra di Enna, in &ldquo;Nuo&shy;vo Didaskaleion&rdquo;, V, 1953\u201155, pp. 75\u201181; Cimeli bizantini. La stauroteca di Lentini, in &ldquo;Siculorum Gymnasium&rdquo;, IV, 1951, pp. 85\u201189.\">64<\/a><\/sup>; mentre un importante capitolo \u00e8 riservato alle croci bizantine. In un articolo, per l\u2019appunto <em>Croci bizantine di Sicilia<\/em>, edito sulla rivista \u201cSiculorum Gymnasium\u201d del 1953, in riferimento alla situazione degli studi sulle arti decorative bizantine egli afferma: \u00ab Se la conoscenza della Sicilia bizantina \u00e8 ancora cos\u00ec incerta e lacunosa nei suoi aspetti fondamentali \u2013 la sola architettura ha ricevuto sino ad oggi il maggiore contributo di illustrazioni \u2013 nelle minori manifestazioni presenta vaste zone di ombra che impediscono di tracciare, anche in via approssimativa, i complessi lineamenti. Non sarebbe disagevole fatica riassumere quel poco che, in questa prima met\u00e0 del secolo, \u00e8 venuto fuori nel campo delle arti applicate: \u00e8 un quadro di contorni assai ristretti, al quale le scoperte casuali vengono un po\u2019 per volta aggiungendo pi\u00f9 specifici rilievi. Il materiale sporadico dei nostri musei [&#8230;] \u00e8 ancora lontano dal darci un\u2019idea, sia pure approssimativa, degli splendori artistici che furono propri di una dominazione politica durata oltre tre secoli. Ma i ritrovamenti di Pantalica, di Canicattini, di Siracusa, di Taormina \u2013 senza contare i numerosi altri di cui \u00e8 stata dispersa, per ragioni speculative, ogni traccia, \u2013 stanno a documentare quali possibilit\u00e0 ricostruttive potranno scaturire da una pi\u00f9 vigile azione protettiva che riesca a mettere un freno all\u2019avidit\u00e0 degli antiquari e al triste esodo verso i mercati stranieri\u00bb<sup><a href=\"#footnote_64_1177\" id=\"identifier_64_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. AGNELLO, Croci bizantine di Sicilia, in &ldquo;Sicolorum Gymnasium&rdquo;, VI, 1953, p. 88.\">65<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello su cui Agnello invoca l\u2019attenzione generale del mondo scientifico e delle istituzioni \u00e8 un patrimonio immenso, frutto \u2013 come egli stesso sottolinea \u2013 di tre secoli di dominazione: crocette reliquiarie, crocette benedizionali<sup><a href=\"#footnote_65_1177\" id=\"identifier_65_1177\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr., S. CUCCIA, Crocette lignee bizantine in Sicilia, in &ldquo;Sicilia&rdquo;, n. 56, Palermo 1967, pp. 25-32 e Tracce d&rsquo;Oriente. La tradizione liturgica greco-albanese e quella latina in Sicilia, catalogo della mostra a cura di M.C. DI NATALE, Palermo 2007, pp. 72-79.\">66<\/a><\/sup>, anelli (vedi quello di Eudossia, ora al Museo Archeologico \u201cA. Salinas\u201d di Palermo), pendagli (molti dei quali con monogramma cruciforme), gioielli intagliati con pietre preziose, orecchini pendenti con perle, bulle ornamentali con lamine sbalzate, armille a maglie snodate, collane di ametiste e smeraldi e, ancora, monete e suppellettili d\u2019oro con tarsie a foglie d\u2019edera e castoni con iscrizioni invocatorie. Una vanit\u00e0, insomma, tutta orientale, che ancora, dopo secoli, \u00e8 presente nella nostra cultura.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1177\" class=\"footnote\">La cerimonia commemorativa,\u00a0 ad un anno dalla scomparsa del Prof. Agnello, fu promossa dall\u2019Amministrazione Comunale di Siracusa. Tutti gli interventi sono raccolti nel volume <em>Per Giuseppe Agnello<\/em>, Societ\u00e0 Siracusana di Storia Patria, Siracusa 1977, (in \u201cArchivio Storico Siracusano\u201d, Supplemento n.2). Tra gli intervenuti il Dott. C. Rizza (Sindaco di Siracusa), S. Gulino (Sindaco di Canicatti Bagni), il Prof. G. Rodolico (Rettore dell\u2019Universit\u00e0 di Catania), l\u2019Arch. P. Paolini (Sopraintendente ai Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici della Sicilia Orientale), il R. Prof. U. M. Fasola B. (Segretario della Pont. Commissione di Archeologia Sacra), il Prof. Avv. F. Corpaci (V. Presidente della Societ\u00e0 Siracusana di Storia Patria) ed il Prof. A. Prandi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1177\" class=\"footnote\">Giuseppe Agnello nasce il 5 febbraio del 1888 a Canicattini Bagni (SR), entrato in seminario a Siracusa, ne esce nel 1910. Iscritto alla Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia di Catania, si laurea nel 1913 in Lettere Moderne, discutendo una tesi di filologia su\u00a0 <em>La leggenda di S. Oliva<\/em>, relatore Paolo Savj-Lopez. Dal 1913 al 1916 insegna materie letterarie nelle scuole medie di Adrano, Caltanissetta e Catania. Richiamato alle armi, nell&#8217;aprile del 1916, prende parte alle operazioni militari sul fronte francese. Ripreso l&#8217;insegnamento tra il 1919-20 \u00e8, prima a Reggio e, successivamente, a Siracusa presso il liceo-ginnasio &#8220;T. Gargallo&#8221;. Il ritorno a Siracusa segna l\u2019inizio dell\u2019attivismo politico con l&#8217;iscrizione al Partito Popolare italiano. Durante il Regime Fascista \u00e8 oggetto di minacce, intimidazioni e aggressioni, sfociate nel inizialmente nel trasferimento e, in fine, nella definitiva sospensione dall&#8217;insegnamento. Tornato cos\u00ec a Siracusa ricomincia a dedicarsi, con sempre maggiore intensit\u00e0,\u00a0 all\u2019attivit\u00e0 scientifica, segnata dal legame con Paolo Orsi che ne orienta gli studi verso la storia e la storia dell&#8217;arte Medievale. Del 1926 \u00e8 il primo significativo lavoro<em> Siracusa medievale<\/em>, elogiato da Pietro Toesca. Nel 1935 esce <em>L&#8217;architettura sveva in Sicilia<\/em> edita nella &#8220;Collezione meridionale&#8221; della Societ\u00e0 Magna Grecia (diretta da Umberto Zanotti-Bianco), respinta prima dal Poligrafico dello Stato, per poi, nel marzo 1936, essere premiata dell&#8217;Accademia d&#8217;Italia. A questo periodo risalgono numerosi studi che spaziano dall&#8217;et\u00e0 paleocristiana fino al Settecento. La caduta del fascismo segna la fine della emarginazione e il ritorno alla vita pubblica e professionale: nel 1943 \u00e8 nominato Provveditore agli Studi della Provincia di Siracusa ed, inoltre,\u00a0 in qualit\u00e0 di membro fondatore della Democrazia Cristiana, prende parte alla Consulta Nazionale nel \u201845 e \u201946. Nel 1948 \u00e8 docente di Archeologia Cristiana presso l\u2019Universit\u00e0 di Catania, (insegnamento che deterr\u00e0 sino al 1963), fondatore dei Congressi Nazionali di Archeologia Cristiana; Segretario della Commissione di Arte Sacra della Diocesi di Siracusa sin dal \u201928, nel 1950 viene nominato consultore della Pontificia Commissione centrale per l\u2019Arte Sacra e Presidente della Commissione per la tutela delle bellezze naturali della Provincia di Siracusa, l\u2019anno seguente viene anche nominato Ispettore Onorario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra per le Catacombe di Siracusa. Socio della Pontificia Accademia romana di Archeologia, dell\u2019Istituto siciliano di studi bizantini e neoellenici e dell\u2019Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo, fondatore e Presidente della Societ\u00e0 siracusana di Storia Patria e Direttore dell\u2019\u201dArchivio storico siracusano\u201d \u00e8 membro di comitati di redazione di numerose riviste scientifiche: \u201cPer l\u2019Arte Sacra\u201d, \u201cArchivi\u201d, \u201cNuovo Didaskaleion\u201d, \u201cCastellum\u201d e molti altri. Nel 1973 riceve la Medaglia d\u2019oro per i Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell\u2019Arte. \u00a0Muore a Siracusa il 28 settembre 1976. Sulla vita e sulla carriera polita e professionale di Giuseppe Agnello si veda: <em>Per Giuseppe Agnello&#8230;<\/em> Siracusa 1977;<em> Giuseppe Agnello<\/em>. <em>Atti delle Giornate di studio nel decennale della scomparsa<\/em>,<em> <\/em>a cura di S. L. AGNELLO (Canicattini Bagni-Siracusa, 28 &#8211; 29 novembre 1986), Siracusa 1993; G. GARGALLO DI CASTELENTINI, <em>Ricordo di Giuseppe <\/em>Agnello, in <em>Bibliografia degli scritti di Giuseppe Agnello<\/em>, a cura di\u00a0 S. L. AGNELLO &#8211; G. PALERMO, \u201cQuaderni della Societ\u00e0 Siracusana di Storia Patria\u201d, III, Siracusa 1978, pp. 5-10; I. DI NATALE, <em>Giuseppe Agnello<\/em><em>: <\/em><em>contributi sulla stampa periodica allo studio della storia dell\u2019arte siciliana dal Tardoantico al Barocco<\/em>, in \u201cTecla\u201d, n. 3, maggio 2011, pp. 106-143. Si veda anche il volume autobiografico che ricostruisce i difficili anni del ventennio fascista G. AGNELLO, <em>La mia vita nel ventennio<\/em>, Siracusa 1962.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1177\" class=\"footnote\">Si ricordano a tal proposito i legami con la scuola di studi filologici e letterari dell\u2019Istituto di Studi Superiori di Firenze, con\u00a0 Alessandro D\u2019Ancona, Domenico Comparetti, Hippolyte Delehaye e Paolo Savj-L\u00f2pez. Si ricordano, ancora,\u00a0 i contatti con studiosi quali Pietro Toesca, Adolf Schulten,\u00a0 Benko Hovart , Eduard Sthamer; l\u2019amicizia con Umberto Zanotti-Bianco e gli scambi con l\u2019ambiente romano del principe Ruffo della Scaletta e del Prof. Giulio Emanuele Rizzo, i rapporti con Giuseppe Maragotti, direttore dell\u2019\u201cIllustrazione Vaticana\u201d, con Mario Recchi, fondatore della rivista \u201cArchivi\u201d. A Firenze, entra, inoltre,\u00a0 in contatto col figure di spicco, quali quelle del Prof. Gaetano Piaraccini e dell\u2019editore Attilio Vallecchi. Si ricorda, in fine, lo stretto rapporto di amicizia con i massimi esponenti del P.P.I, Don Luigi Sturzo, Salvatore Aldisio e Giuseppe Fuschini.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1177\" class=\"footnote\">Per la bibliografia completa di Giuseppe Agnello cfr: S. L. AGNELLO &#8211; G. PALERMO, <em>Bibliografia degli scritti&#8230;<\/em>, 1978 e I. DI NATALE, <em>Giuseppe Agnello\u2026<\/em>, 2011, pp. 106-143.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1177\" class=\"footnote\">M. CALVESI, [Premessa a]\u00a0 M.C. DI NATALE,<em> Un codice francescano del Quattrocento e la miniatura in Sicilia<\/em>, in\u00a0 \u201cQuaderni dell\u2019Archivio Fotografico delle Arti Minori in Sicilia\u201d, n. 1, Palermo 1985.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1177\" class=\"footnote\">Tra i maggiori contributi di Giuseppe Agnello alla storia dell&#8217;architettura si veda: S<em>iracusa medievale<\/em>. <em>Monumenti inediti<\/em>, Catania 1926; <em>L\u2019architettura sveva in Sicilia<\/em>, \u201cCollezione Meridionale III: Il Mezzogiorno Artistico, 10\u201d,\u00a0 Roma 1935; <em>L\u2019architettura aragonese\u2011catalana in Siracusa<\/em>, \u201cCollezione Meridio\u00adnale III: Il Mezzogiorno Artistico, 14\u201d, Tivoli 1942;\u00a0 <em>P. ORSI<\/em>, <em>Sicilia bizantina<\/em>, a cura di G. AGNELLO, con prefazione di U. ZANOTTI\u2011BIANCO, \u201cCollezione Meridionale III: Il Mezzogiorno Artistico, 15\u201d, vol. I., Tivoli 1942; <em>Monumenti bizantini della Sicilia<\/em>, Firenze 1951; <em>L\u2019architettura bizantina in Sicilia<\/em>, \u201cCollezione Meridionale III: Il Mezzogiorno Artistico, 16\u201d Firenze 1952; <em>Aspetti ignorati dell\u2019attivit\u00e0 edilizia federiciana in Sicilia<\/em>, in<em> Studi Medievali in onore di Antonino De Stefano, <\/em>Societ\u00e0 Siciliana per la Storia Patria, Palermo 1956; <em>I Vermexio architetti ispano\u2011siculi del secolo XVII<\/em>, \u201cCollezione Meridio\u00adnale diretta da U. Zanotti\u2011Bianco III: Il Mezzogiorno Artistico, 17\u201d , Firenze 1959; <em>L\u2019architettura civile e religiosa in Sicilia nell\u2019et\u00e0 sveva<\/em>, \u201cCollezione Meridionale III: Il Mez\u00adzogiorno Artistico, 19\u201d, Ro\u00adma, 1961; <em>L\u2019<\/em><em>architettura aragonese\u2011catalana in Italia, <\/em>in<em> Atti dell\u2019Accademia di Scienze, Lettere ed Arti di Palermo<\/em>,<em> <\/em> suppl. n. 6, Palermo 1969; <em>Palermo bizantina<\/em>, Amsterdam 1969. Mentre, frutto della collaborazione col figlio Santi Luigi \u00e8 <em>Siracusa Barocca, <\/em>Caltanissetta\u2011Roma 1961.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1177\" class=\"footnote\"> Si vedano a tal proposito i seguenti scritti di Giuseppe Agnello: <em>Mons. Bignami ed il suo sogno di rinascita del duomo<\/em>, in \u201cFoglio ufficiale dell\u2019Arcidiocesi di Siracusa\u201d, suppl. XV-6, 1926, p. 3.;\u00a0 <em>Il Duomo di Siracusa e i suoi restauri<\/em>, in \u201cPer l\u2019Arte sacra\u201d, a. IV, fascc. I-II, 1927, pp. 2-40; <em>Un documento millenario. Il Duomo di Siracusa gi\u00e0 tempio di Athena<\/em>, in \u201cLe vie d\u2019Italia\u201d, XXXIV, 1928, pp. 405-407. Ad Agnello si deve, inoltre, la compilazione di una approfondita guida del Duomo di Siracusa, purtroppo, in un primo momento, poco conosciuta a causa delle ingerenze del regime fascista, che ne ostacol\u00f2 la diffusione. Cfr.: <em>Guida del Duomo di Siracusa<\/em>, Milano, s. d. [ma 1930]; <em>Guida del Duomo di Siracusa<\/em>, 2\u00aa edizione aggiornata, Milano, s. d. [ma 1949]; <em>Guida del Duomo di Siracusa<\/em>, 3\u00aa edizione aggiornata, Siracusa 1964. Sul Duomo di Siracusa si vedano pure i seguenti interventi di Agnello: <em>Il Duomo di Siracusa<\/em>, in \u201cOpere pubbliche\u201d, II, 1932, pp. 290\u2011291; <em>Il Duomo di Siracusa<\/em>, in \u201cL\u2019Illustrazione vaticana\u201d, III, 1932, pp. 820\u2011823;\u00a0 <em>Il Duomo di Siracusa<\/em>, in \u201cVita nostra\u201d, V\u20115, suppl. 1940, p. 2; <em>Il Duomo di Siracusa<\/em>, in \u201cArte cristiana\u201d, XXX, 1942, pp. 141\u2011149; <em>Il Duomo le vicende storiche e i restauri nella documen\u00adtata e magnifica trattazione del prof. Agnello<\/em>, in \u201cCor\u00adriere di Sicilia\u201d, (Cronaca di Siracusa), 28 ottobre 1949, p. 2.; <em>Nuovi contributi all\u2019illustrazione del Duomo di Siracusa e delle sue opere<\/em>, in \u201cArchivio storico siracusano\u201d, V-VI, 1959-60, pp. 82-98;<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1177\" class=\"footnote\">Il Prof. Avv. F. Corpaci, in qualit\u00e0 di Presidente della Societ\u00e0 Siracusana di Storia Patria, pronunci\u00f2 queste parole nel suo intervento, in occasione della commemorazione dell\u2019Agnello, nel primo anno dalla sua scomparsa. L\u2019intervento \u00e8 riportato in <em>Per Giuseppe Agnello<\/em>\u2026, 1977, p. 19.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, <em>Il SS. Sacramento nell\u2019arte. Le argenterie del Duomo<\/em>, estratto di \u201cVita Nostra\u201d, V-5, Aprile 1940, p. 1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1177\" class=\"footnote\">Si veda\u00a0 a tal proposito: S. LA BARBERA,\u00a0 <em>Di Marzo e \u201cLa Pittura in Palermo nel Rinascimento\u201d<\/em>, in <em>Gioacchino di Marzo e la critica d\u2019arte in Sicilia nell\u2019Ottocento<\/em>, atti del Convegno (Palermo 15-17 aprile 2003), a cura di S. LA BARBERA, Palermo, 2004,<em> <\/em>pp. 168-180 e M.C. DI NATALE, <em>Gioacchino Di Marzo e\u00a0 le arti decorative in Sicilia<\/em>, in <em>Gioacchino di Marzo\u2026<\/em>, 2004, pp. 157-167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1177\" class=\"footnote\">G. DI MARZO, <em>Delle belle Arti in Sicilia, Palermo, 1858-1866.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1177\" class=\"footnote\">G. DI MARZO, <em>I Gagini e la scultura in Sicilia ne\u2019 secoli XV e XVI, Palermo, 1880 e 1883<\/em>, 2 voll., I, p. 600.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1177\" class=\"footnote\">Si veda a tal proposito M.C. DI NATALE, <em>Gioacchino Di Marzo e le arti decorative in Sicili<\/em>a, in\u00a0 <em>Gioacchino di Marzo\u2026, <\/em>2004, pp. 157-167.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, <em>Un capolavoro dell\u2019oreficeria siciliana del secolo XVI<\/em>, in \u201cPer l\u2019Arte sacra\u201d, a. V, fascc. IV-V, luglio-ottobre 1928, pp. 2 -15. Parzialmente restituito in <em>La statua ed il tesoro di S. Lucia a Siracusa<\/em>, in \u201cArchivio Storico Siracusano\u201d, XI, 1965, pp. 5-26. Sull\u2019argomento si veda anche: G. AGNELLO, S. L. AGNELLO, <em>Siracusa Barocca<\/em>\u2026, 1961.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1177\" class=\"footnote\">Agnello sottolinea che nel 1595 i due argentieri realizzarono, per\u00a0 la Chiesa Madre di Castrogiovanni, sei grandi Candelabri d\u2019argento; inoltre un Gianbattista Rizzo, probabilmente cognato di Pietro, compare tra i periti designati ad assumere la consegna della custodia argentea che Nibilio Gagini aveva realizzato per la Chiesa di S. Antonio al Cassaro di Palermo. Cfr. G. AGNELLO, <em>La statua ed il tesoro di S. Lucia\u2026<\/em>,1965. Per Pietro Rizzo e Nibilio Gagini\u00a0 si veda: L. SARULLO, <em>Dizionario degli artisti siciliani<\/em>, vol. IV, <em>Arti Applicate<\/em>, a cura di M. C. DI NATALE, <em>ad vocem<\/em>,\u00a0 in corso di stampa che riporta la precedente bibliografia. Recentemente l\u2019attribuzione della <em>Cassa <\/em>non tanto alla bottega, quanto alla mano stessa del maestro palermitano, \u00e8 stata riveduta da M. C. Di Natale, secondo la quale\u00a0 risulterebbe improbabile la partecipazione di Nibilio in prima persona, almeno per le parti chiaramente successive al 1608, essendo egli morto nel 1607. A tal proposito si veda M.C. DI NATALE, <em>Il tesoro di S. Lucia<\/em>, in <em>Sul carro di Tespi. Studi di Storia dell\u2019Arte per Maurizio Calvesi<\/em>, a cura di S. VALERI,\u00a0 Roma 2004, pp. 185-200.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1177\" class=\"footnote\">Gli storici locali furono tratti in inganno dall\u2019iscrizione con riportati i nomi dei due argentieri, autori del restauro avvenuto nel 1763. Come ben nota Agnello, la maestranza locale non godeva nel Seicento di un prestigio tale da vedersi affidata un opera di tale importanza. Tale tesi viene avvalorata dal fatto che, nel medesimo periodo, per la realizzazione delle oreficerie del Duomo si ricorreva ad argentieri romani, napoletani, palermitani e messinesi. Nell\u2019articolo Agnello rivede la posizione del Di Marzo, anch\u2019egli probabilmente tratto in inganno dalla sopradetta iscrizione. Secondo lo studioso, le evidenti dissonanze stilistiche che coinvolgono quattro panelli pannelli laterali della <em>Cassa<\/em>, sono dovute al riadattamento di un\u2019opera precedente, inquadrabile tra la fine del XV e gli inizi del successivo, da attribuire all\u2019artefice stesso; a tal proposito, Agnello, sottolinea, inoltre, come tale pratica non dovesse essere nuova neppure per lo stesso Gagini che, gi\u00e0 per la realizzazione della <em>Custodia<\/em> argentea della Chiesa di S. Antonio di Palermo, aveva messo a profitto pezzi appartenenti ad una pi\u00f9 antica opera. La posizione di Agnello, in questo senso, non solo ridimensiona notevolmente la portata dei i restauri del 1763, ma anche mette in luce un uso ampiamente diffuso, legato al riutilizzo e, purtroppo ancor pi\u00f9 spesso, alla fusione di opere precedenti. A tal proposito si veda G. AGNELLO, <em>Orafi e argentieri dei secoli XVI, XVII, XVII. I<\/em>, in \u201cArchivi\u201d, XXIII, 1956, pp. 99-115. Per una pi\u00f9 approfondita disamina della Statua e del Tesoro di S. Lucia cfr: J. A. DE CIOCCHIS, <em>Sagre Regie Visitationis per Siciliam<\/em>, vol. III, Palermo 1836, p. 347; M. RUSSO, <em>La statua e la cassa di S. Lucia<\/em>,\u00a0 in <em>Il Barocco in Sicilia tra conoscenza e conservazione<\/em>, a cura di M. FAGIOLO &#8211; L. TRIGLIA, Siracusa 1987, pp.\u00a0 125-143 e M.C. DI NATALE, <em>Il tesoro di S. Lucia\u2026<\/em>, 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1177\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA, <em>Oreficerie di Sicilia<\/em> <em>dal XII al XIX secolo<\/em>, Palermo 1974,\u00a0 pp. 185-86.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1177\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA,\u00a0<em>Oreficeria di Sicilia\u2026<\/em>, Palermo 1974, fig. 109; M. C. DI NATALE, <em>Gli argenti in Sicilia tra rito e decoro<\/em>, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della mostra (Trapani, 1 luglio-30 ottobre 1989), a cura di M. C. DI NATALE, Milano 1989, pp. 134-165 e S. ANSELMO, scheda II, 5, in <em>Polizzi. Tesori di una citt\u00e0 demaniale<\/em>, \u201cQuaderni di museologia e storia del collezionismo\u201d, Caltanissetta 2006, pp. 66-68, che riporta la precedente bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1177\" class=\"footnote\"> G. AGNELLO, <em>Un capolavoro dell\u2019oreficeria\u2026<\/em>, 1928, p. 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, <em>La statua ed il tesoro di S. Lucia\u2026<\/em>1965, pp. 5-26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1177\" class=\"footnote\">Si veda:G. GIOVANNONI, <em>Il restauro dei monumenti<\/em>, Roma, s.d. [ma 1946].<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1177\" class=\"footnote\">Su Boito cfr.: M. GUTTILLA, <em>Camillo Boito e la cultura della tutela e del restauro nella Sicilia dell\u2019Ottocento<\/em>, Palermo 1990.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1177\" class=\"footnote\">M. VECCO, <em>L\u2019evoluzione del concetto di patrimonio culturale<\/em>, Milano 2007, p. 183.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1177\" class=\"footnote\">Si rimanda a S. L. AGNELLO &#8211; G. PALERMO, <em>Bibliografia degli scritti&#8230;<\/em>, 1978.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, <em>Architettura gesuitica. La Chiesa del Collegio di Siracusa<\/em>, in \u201cPer l\u2019Arte sacra\u201d, a. V, fasc. I, gennaio-febbraio1928, pp. 7-16. Sul paliotto Agnello torner\u00e0 anche in <em>Argentieri e argenterie del Settecento I<\/em>, in \u201cPer l\u2019Arte Sacra\u201d, a. VI, fasc. I, gennaio-febbraio1929, p. 18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1177\" class=\"footnote\"> Si veda M. C. DI NATALE, scheda II, 215, in <em>Ori e argenti\u2026<\/em>, 1989, pp.330-333.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO,<em> Argentieri e argenterie\u2026<\/em>, 1929, pp. 12-25 e <em>Argentieri e argenterie del Settecento II<\/em>, in \u201cPer l\u2019Arte Sacra\u201d, a. VI, fasc. VI, novembre-dicembre1929, pp. 151-165. Attraverso un&#8217;attenta ricerca d\u2019archivio, Agnello, non solo ricostruisce le sorti di molte argenterie di et\u00e0 medievale e rinascimentale, definite come \u201clogore\u201d o \u201cvecchie\u201d e per questo fuse proprio tra il XVI e il XVII secolo, ma ricorda anche le vicende, testimoniate dal monaco Teodosio,\u00a0 che in seguito alla conquista araba portarono alla dispersione di un patrimonio di argenti e ori pari a cinquemila libre nella sola Cattedrale di Siracusa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO &#8211; S. L. AGNELLO, <em>Siracusa Barocca<\/em>\u2026, 1961, p. 33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1177\" class=\"footnote\"> Il nome di Placido\u00a0 Chindemi, viene citato per la prima volta nel 1739, quale estimatore voluto dal Vescovo Trigona, che dava ordine al Tesoriere della Cattedrale, di disfare alcune vecchie <em>Mitre<\/em> allo scopo di ricavarne una <em>Gioia<\/em> da appendere al collo di S. Lucia. Lo si ritrova anche nel 1752, quale autore del restauro di sei <em>Lampadari argentei<\/em> della Cappella del Crocifisso e, sempre nello stesso anno, in qualit\u00e0 di perito dell\u2019argento ottenuto dallo smontaggio di un <em>Paliotto d\u2019altare<\/em>. Si ricordano, inoltre, Vincenzo Chindemi, considerato dalla studioso con probabilit\u00e0 figlio di Placido, cui si attribuiscono: un\u00a0 <em>Tronetto <\/em>per l\u2019altare maggiore della Chiesa monasteriale del SS. Salvatore, perduto,\u00a0 diciotto <em>Candelieri<\/em> d\u2019argento e\u00a0 una<em> Croce<\/em> realizzati nel 1755\u00a0 per la Cappella Torres e, ancora, quattro <em>Reliquiari<\/em> del 1756 per l\u2019altare maggiore, realizzati sul modello di quelli romani eseguiti per la Cappella Torres; gli vengono inoltre commissionati, tra il 1756-57 diversi lavori per la Chiesa del S. Spirito. Mentre il nome di Ascensio, detto <em>Senzio<\/em>, fratello di quest\u2019ultimo, gi\u00e0 ricordato<em> <\/em>per i restauri Settecenteschi della <em>Cassa reliquiaria di S. Lucia<\/em>, \u00e8 associato a diverse opere per la fabbrica del Duomo, tra cui si ricordano i perduti <em>Profumieri processionali<\/em>, realizzati per la Cappella Torres nel 1763. Lo ritroviamo insieme al socio, Decio Furn\u00f2, citato in un contratto con la Badessa del Monastero di S. Benedetto, Suor Maria Landolina, per la realizzazione di una <em>Sfera <\/em>ingemmata e di un <em>Calice <\/em>con rispettiva <em>Patena. <\/em>Si ricordano, infine, Miche Chindemi attestato tra 1770-73 e Giuseppe Chindemi, gi\u00e0 attivo nel 1793 e di cui unica testimonianza si ha nei lavori di completamento, da questi eseguiti sul <em>Tronetto<\/em>, iniziato nel 1813 da Vincenzo Catera. A tal proposito si rimanda ai seguenti articoli di Giuseppe Agnello: <em>Argentieri e argenterie\u2026<\/em> 1929, pp. 15-16; <em>Orafi e argentieri dei secoli&#8230;I, <\/em> 1956, pp. 99-115; <em>Orafi e argentieri dei secoli\u2026<\/em> <em>II<\/em>, 1956, pp. 343-361 e <em>La statua ed il tesoro di S. Lucia\u2026<\/em>, pp. 5-26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1177\" class=\"footnote\">Al Tuccio sono anche attribuite le due <em>Ninfe argentee <\/em>eseguite sempre nel 1726 su commissione di D. Filippo Catalano, anch\u2019esse su disegni del Picherali. Cfr. G. AGNELLO, <em>La statua ed il tesoro di S. Lucia\u2026<\/em>, pp. 5-26.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1177\" class=\"footnote\">Alla figura dell\u2019architetto Pompeo Picherali, Agnello dedica numerosi approfondimenti, frutto di intense ricerche d\u2019archivio: <em>Pompeo Picherali architetto siracusano del sec. XVIII alla luce di nuovi documenti<\/em>, in \u201cArchivio storico per la Sicilia\u201d, II\u2011III, 1936\u201137, pp. 271\u2011347; <em>Su Pompeo Picherali ed il prospetto del Duomo siracusano<\/em>, in \u201cBrutium\u201d, XVIII, 1939, pp. 12\u201114; <em>Nuove notizie sull\u2019architetto siracusano Pompeo Picherali<\/em>, in \u201cArchivio storico per la Sicilia Orientale \u201d, VI, 1940, pp. 185\u2011238; <em>Nuovi documenti sull\u2019architetto Pompeo Picherali<\/em>, in \u201cArchivio storico siciliano\u201d, II, 1947, pp. 281\u2011315.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1177\" class=\"footnote\">Il nome di Domenico Gianneri risulta, inoltre, associato a quello del Tuccio nel contratto per la realizzazione <em>Ninfe argentee <\/em>realizzate nel 1726 su commissione di D.\u00a0 Filippo Catalano.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1177\" class=\"footnote\">Agnello torner\u00e0 su questi importanti artefici anche in <em>Orafi e argentieri\u2026<\/em>,<em> <\/em>XXIII, 1956, pp. 99-115.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1177\" class=\"footnote\"> Cfr. G. AGNELLO, <em>Cimeli d\u2019arte nella Cattedrale di Siracusa. Il calice d\u2019am\u00adbra del sec. XVI<\/em>, in \u201cPer l\u2019Arte sacra\u201d, a. X, fasc. IV, ottobre-dicembre 1933, pp. 99\u00ad-104. Parzialmente restituito in <em>Tesori d\u2019arte nella Cattedrale. Il calice d\u2019ambra<\/em>, in \u201cL\u2019Av\u00advenire\u201d, (Cronache di Sicilia), 16 dicembre 1939, p. 2 e in <em>Tesori di arte nella Cattedrale di Siracusa. Il calice d\u2019am\u00adbra<\/em>, in \u201cVita nostra\u201d, IV\u201112, 1939, pp. 1\u20112. Su <em>Calice<\/em> e <em>Patena<\/em> cfr. V. DI PIAZZA, schede n. 37-38,\u00a0 in <em>Splendori di Sicilia. Arti Decorative dal Rinascimento al Barocco<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. C. DI NATALE, Milano 2001, pp. 379-40.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1177\" class=\"footnote\">Per tali aspetti rimando a G. C. SCIOLLA, <em>La critica d\u2019arte del Novecento<\/em>, Torino 1995, pp. 13-22. Si veda anche F. BOLOGNA, <em>Dalle arti minori all\u2019industrial design. Storia di una ideologia<\/em>, Bari 1972.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1177\" class=\"footnote\">A. VENTURI, <em>Arte Decorativa<\/em>, \u201cL\u2019Arte\u201d, III, fasc. V-VIII, 1900, pp. 1-8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1177\" class=\"footnote\">Per una pi\u00f9 dettagliata ricostruzione dei contributi dati allo sviluppo dello studio delle arti decorative cfr.: G. C. SCIOLLA, <em>La riscoperta delle arti decorative in Italia<\/em>, in <em>Storia, Critica e tutela dell\u2019Arte nel Novecento. Un\u2019esperienza siciliana a confronto con il dibattito nazionale, <\/em>Atti del convegno internazionale di studi in onore di Maria Accascina, a cura di M.C. DI NATALE, Caltanissetta, 2007, pp. 51-58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1177\" class=\"footnote\">M. C. DI NATALE, <em>I primi studi di oreficeria di Maria Accascina: la lezione di Adolfo Venturi<\/em>, in <em>Adolfo Venturi e la Storia dell\u2019arte oggi<\/em>, Atti del convegno (Roma, 25-28 ottobre 2006) a cura di M. D\u2019ONOFRIO, Modena 2008, pp. 329-342.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1177\" class=\"footnote\">M. C. DI NATALE, [Conclusioni], in <em>Storia, critica e tutela<\/em>\u2026, 2007, pp. 531-533. Si ricorda che nel 1927,\u00a0 a compimento del corso di perfezionamento in Storia dell\u2019arte Medievale e Moderna alla \u201cSapienza\u201d di Roma, l\u2019Accascina discuter\u00e0 una tesi, affidatale proprio dal Venturi, sull\u2019oreficeria medievale.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1177\" class=\"footnote\">Si veda M. ACCASCINA,\u00a0 <em>L\u2019Oreficeria italiana, <\/em>Firenze 1934; <em>Oreficeria di Sicilia\u2026<\/em>, 1974 e \u00a0<em>I marchi delle Argenterie e Oreficerie siciliane, <\/em>Busto Arsizio 1976. Sul contributo di Maria Accascina alla riscoperta delle arti decorative cfr. M. VITELLA, <em>Il contributo di Maria Accascina alla riscoperta della produzione d\u2019arte decorativa in Sicilia<\/em>, in <em>Storia, critica e tutela<\/em>\u2026 2007, pp. 147-153.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1177\" class=\"footnote\">E per la quale rimando a <em>Le arti in Sicilia nel Settecento. Studi in memoria di Maria Accascina<\/em>, a cura di M. GIUFFR\u00c8 &#8211;\u00a0 M. LA MOTTA, Palermo 1995; <em>Maria Accascina e il Giornale di Sicilia. 1934-1937. Cultura tra critica e cronache. <\/em>, a cura di M.C. DI NATALE, voll. I e II, Caltanissetta 2006-2007.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1177\" class=\"footnote\">Paolo Orsi nasce a Rovereto nel 1859,\u00a0 giunge a Siracusa nel 1890 in qualit\u00e0 di ispettore degli scavi e dei Musei, con una salda preparazione scientifica di stampo filologico-positivista, conseguita prima a Vienna, dove segue i corsi di storia antica e di archeologia, poi a Padova ed infine a Roma presso la Regia Scuola Italiana di Archeologia. Nel 1885 approda in qualit\u00e0 di bibliotecario alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze dove inizia a frequentare l\u2019<em>entourage<\/em> del Comparetti. Dedica tutta la sua vita alla ricerca sul campo e alle relative pubblicazioni, scrivendo oltre 300 lavori, editi presso l\u2019Accademia dei Lincei e vincendo il Gran Premio di Archeologia dell\u2019Accademia stessa. Proprio Siracusa diviene il centro di raccolta di tutto ci\u00f2 che egli rinviene nell\u2019isola. A Orsi si devono importanti studi sulle popolazioni pre e protostoriche dei Sicani e dei Siculi, in particolare concentrandosi, per questi ultimi, sui siti di Thapsos, Megara Hyblaea e Pantalica. Fu il primo ad indagare a fondo la grecit\u00e0 in Sicilia (ritrovando la perduta colonia siracusana di Casmene) prima, e in Magna Grecia poi; ancora lui a studiare la cultura romana ma anche quella bizantina e medievale. Cfr.: G. LIBERTINI, <em>Centuripe a Paolo Orsi animatore e Maestro degli studi di antichit\u00e0 siciliane<\/em>, Catania 1926; U. ZANOTTI-BIANCO, <em>Paolo Orsi<\/em>, Palermo 1921; A. M. MARCHESE, <em>Bibliografia degli scritti di Paolo Orsi con prefazione di Santi L. Agnello<\/em>, Scuola normale superiore, Pisa 2000.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1177\" class=\"footnote\">S. LA BARBERA, <em>Enrico Mauceri connoisseur, museologo e storico dell\u2019arte<\/em>, in <em>Enrico Mauceri (1869-1966). Storico dell\u2019arte tra connoisseurship e conservazione, <\/em>Atti del convegno internazionale (Palermo, 27-29 settembre 2007), a cura di S. LA BARBERA, Palermo 2009, pp. 31-57.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1177\" class=\"footnote\"> Sul contributo di Enrico Mauceri agli studi sulle arti decorative si veda R. VADAL\u00c0, <em>Contributi alla conoscenza dell\u2019oreficeria Siciliana del XV secolo<\/em>, in\u00a0 <em>Enrico Mauceri \u2026<\/em>2009, pp. 289-296.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1177\" class=\"footnote\">Cappella del SS. Sacramento, Torres dal nome dell\u2019Arcivescovo, Juan de Torres Osorio, che ne volle e finanzi\u00f2 la fondazione. Numerosissimi artisti presero parte ai lavori di realizzazione e decorazione della Cappella, nomi messi in luce da Agnello quali: Giovanni Vermexio, cui si attribuisce il progetto originario, coadiuvato dai figli; i capimastri delle Regie Fabbriche, Antonio Greco, Cosimo Russo e Giuseppe Guido; gli scultori maltesi Michele Casanova e Marcello Gaffar, cui spetta la decorazione scultorea; il pittore messinese Agostino Scilla e lo scultore Filippo della Valle. Si vedano a tal proposito i seguenti articoli di\u00a0 Giuseppe\u00a0 Agnello: <em>Giovanni Torres e la fondazione della Cappella del SS. Sa\u00adcramento nella Chiesa Cattedrale di Siracusa<\/em>, in \u201cVita no\u00adstra\u201d, IV\u20116, 1939, pp. 2\u20113; <em>Il Palazzo dei Vescovi a Siracusa e l\u2019opera di Andrea Ver\u00admexio<\/em>, in \u201cPalladio\u201d, II, 1952, pp. 65\u201170; <em>Giovanni Torres Osorio vescovo ed umanista<\/em>, in \u201cArchivio storico per la Sicilia orientale\u201d, IX, 1933, pp. 223\u2011276; <em>Rinascimento e barocco nella Casa dei Vescovi a Siracusa<\/em>, in \u201cL\u2019Illustrazione vaticana\u201d, V, 1934, pp. 21\u201122;\u00a0 <em>Architetti e scultori ignorati nella Cappella Torres a Sira\u00adcusa<\/em>, in \u201cArchivi\u201d, XVIII, 1951, pp. 143\u2011161; <em>Capolavori ignorati del Vanvitelli e del Valle nella Cattedrale di Siracusa<\/em>, in \u201cPer l\u2019Arte Sacra\u201d, a. IV, fasc. V, 1927, pp. 3-15; <em>Un ignoto frescante del Seicento: Agostino Scilla<\/em>, in \u201cPer l\u2019Arte sacra\u201d, a. IV, fasc. VI, 1927, pp. 3\u20118; <em>Gli affreschi di Agostino Scilla nella Cappella del SS. Sacramento nella Chiesa Cattedrale di Siracusa<\/em>, in \u201cVita no\u00adstra\u201d, IV\u20117, 1939, pp. 2\u20113; <em>Gli affreschi di Agostino Scilla nella Cappella del SS. Sa\u00adcramento<\/em>, in \u201cL\u2019Avvenire\u201d, [Cronaca siciliana], 8 luglio, p. 4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, <em>Il SS. Sacramento dell\u2019arte. Le argenterie della Cattedrale di Siracusa<\/em>, in \u201cVita Nostra\u201d, V-3, 1940, pp. 2-3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1177\" class=\"footnote\"> Cfr.: A. BULGARI CALISSONI,\u00a0<em>Maestri argentieri gemmari e orafi di Roma<\/em>, Roma 1987; A. VITALI,\u00a0<em>Note tecniche sugli argenti romani del Settecento<\/em>, con appendice di C. BATOLI, in\u00a0<em>Ori e argenti:\u00a0capolavori del &#8216;700 da Arrighi a Valadier<\/em>, a cura di G. BARUCCA &#8211; J. MONTAGU,\u00a0\u00a0Milano 2007, pp. 67-79;\u00a0 A. M. PEDROCCHI,\u00a0<em>Argenti sacri nelle chiese di Roma dal XV al XIX secolo<\/em>, Roma 2010.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, <em>Il SS. Sacramento dell\u2019arte. Le argenterie della Cattedrale di Siracusa<\/em>, estratto di \u201cVita Nostra\u201d, 1940 XVIII, marzo 1940, pp. 5-6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1177\" class=\"footnote\">L\u2019opera che si compone di <em>Ciborio<\/em> e <em>Urna eucaristica<\/em>, consegnata nel 1815, non verr\u00e0 per\u00f2 ultimata dal Catera, morto prima di poter completare l\u2019opera. A lui succederanno il fratello Silvestro insieme a Giuseppe Chindemi e Giuseppe Lucca. Cfr. G. AGNELLO, <em>Il SS. Sacramento nell\u2019arte. Le argenterie del Duomo<\/em>, V-5, 1940, pp. 1-2.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1177\" class=\"footnote\">Si avvale della collaborazione del Troia anche l\u2019argentiere Decio Furn\u00f2, ricordato per il restauro settecentesco operato, in collaborazione con il socio Vincenzo Chindemi sulla <em>Cassa<\/em> <em>di S. Lucia<\/em> che, su disegno del pittore, realizza due <em>Ceroferari processionali<\/em> e un maestoso <em>Frontone argenteo <\/em>per l\u2019altare maggiore \u00abnella cui esecuzione la sua attivit\u00e0 fu impegnata per pi\u00f9 di 15 anni; opera di severa e composta nobilt\u00e0 che pone l\u2019artista siracusano tra i pi\u00f9 degni e celebri argentieri siciliano del Settecento\u00bb. G. AGNELLO, <em>Il SS. Sacramento\u2026<\/em>V-5, 1940, p. 4. Sul pittore Mauro Troia cfr.: G. AGNELLO, <em>Pittori siciliani dei sec. XVI-XVII-XVIII: Mario Minniti Antonino Maddiona \u2013 Giuseppe Piccione \u2013 Francesco Callia \u2013 Mario Cordua \u2013 Antonino Calvo \u2013 Antonino Bonincontro \u2013 Mauro e Giuseppe Troia<\/em>, in \u201cArchivi\u201d, VI, 1939, pp. 42-45 e L. SARULLO, in\u00a0 <em>Dizionario degli artisti siciliani<\/em>, vol. II,\u00a0 <em>Pittura<\/em>, a cura di M. A. SPADARO, <em>ad vocem<\/em>, Palermo 1993.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1177\" class=\"footnote\">A tal proposito si rimanda ai seguenti articoli di Giuseppe Agnello: <em>Capitoli e ordinamenti degli orafi e degli argentieri dal XV al XVIII secolo<\/em>, in \u201cArchivi\u201d, XXIII, 1956, pp. 99-115;<em> Orafi e argentieri dei secoli \u2026I.<\/em>, Ibidem, pp. 265-294 e <em>Orafi e argentieri dei secoli XVI, XVII e XVIII.II<\/em>, Ibidem, pp. 343-361.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, <em>Capitoli e ordinamenti\u2026<\/em>, 1956, p.1.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, <em>Siracusa nel Medioevo e nel Rinascimento<\/em>, Caltanissetta\u00ad-Roma 1964.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1177\" class=\"footnote\">Si veda: V. DI PIAZZA, scheda n. 19,\u00a0 in <em>Splendori di Sicilia\u2026<\/em>, 2001, pp. 365-366.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, <em>Siracusa nel Medioevo\u2026<\/em>, 1964, pp. 36-37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_1177\" class=\"footnote\">Si veda a tal proposito il <em>Cassone <\/em>in legno intagliato del XV secolo custodito presso il Museo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_1177\" class=\"footnote\"> G. AGNELLO, <em>I tessuti e i ricami d\u2019arte della Cattedrale di Siracusa e i loro recenti restauri<\/em>, in \u201cArte sacra\u201d, III, 1933, pp. 211-216 e <em>Ricami d\u2019arte del Sei e del Settecento<\/em>, in \u201cPer l\u2019Arte sa\u00adcra\u201d, a. XII, 1935, pp. 26\u201134.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_1177\" class=\"footnote\"> Si veda, per esempio, l\u2019attivit\u00e0 che fra Otto e Novecento Antonino Salinas svolge per il R. Museo di Palermo incamerando, con precisi intenti di salvaguardia, oggetti simili. Cfr.: <em>Le arti minori<\/em>, a cura di C. PIGLIONE &#8211; F. TASSO Milano 2000, p. 285.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, <em>I tessuti e i ricami d\u2019arte\u2026 <\/em>1933, p. 212. Si veda M. VITELLA, <em>Paramenti sacri di committenza vescovile: analisi storico-critica di alcuni manufatti tessili della Sicilia Occidentale<\/em>, in <em>Splendori di Sicilia\u2026<\/em>, 2001, pp. 222-247.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, [Discorso di chiusura], in <em>III Mostra d\u2019arte sacra.<\/em> <em>Rassegna regionale retrospettiva del paramento e dell\u2019arredo<\/em> <em>(Caltanissetta, 14\u201128 aprile 1954)<\/em>, Caltanissetta 1954, pp. 11-14 e Id., <em>La III mostra d\u2019arte Sacra a Caltanissetta (retrospettiva delle arti minori)<\/em>, in \u201cArte cristiana\u201d, XLII, 1954, pp. 242\u2011248.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_1177\" class=\"footnote\">E. CALZINI, <em>Roste di ferro battuto in Ascoli Piceno<\/em>, in \u201cL\u2019Arte\u201d, IV, fasc. VI, 1901, pp. 9-12; M. REYMOND, <em>Il ferro<\/em>, in \u201cL\u2019Arte\u201d, XII, fasc. III, 1909, pp. 168-177.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_1177\" class=\"footnote\">O. H\u00d6VER, <em>Il ferro battuto: forme artistiche del ferro battuto dal medioevo alla fine del XVIII secolo<\/em>, Milano-Roma 1927.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, <em>Un maestro del ferro battuto. Domenico Ruggeri<\/em>, in \u201cPer l\u2019Arte sacra\u201d, VI, 1929, pp. 72\u201178, restituito in: <em>Splendori di vita artistica. I cancelli in ferro battuto nella Cappella del SS. Sacramento della Cattedrale di Siracusa<\/em>, in \u201cVita nostra\u201d, IV\u201111, 1939, p. 2.; <em>Splendori d\u2019arte nel Duomo di Siracusa. I cancelli in ferro battuto nella Cappella del SS. Sacramento<\/em>, in \u201cL\u2019Avveni\u00adre\u201d (Cronaca siciliana), 15 novembre 1939, p. 2 e\u00a0 <em>Il ferro battuto in Sicilia<\/em>, in \u201cArte cristiana\u201d, LVIII, 1970, pp. 13\u201118.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_1177\" class=\"footnote\">Si vedano i seguenti interventi di Giuseppe Agnello: <em>Siracusa bizantina III<\/em>,<em> <\/em>in \u201cSiculorum Gymnasium\u201d, 1931, pp. 99\u2011107; <em>Le argenterie di Canicattini<\/em>, in \u03a0\u03b5\u03c0\u03c1\u03b1\u03b3\u03bc\u03ad\u03bd\u03b1 \u03c4\u03bf\u03c5\u2019 \u0394\u03b9\u03b5\u03b8\u03bf\u03c5\u03c2\u00a0 \u0392\u03c5\u03b6\u03b1\u03bd\u03c4\u03b9\u03bd\u03bf\u03bb\u03bf\u03b3\u03b9\u03ba\u03bf\u03c5 \u03a3\u03c5\u03bd\u03b5\u03b4\u03c1\u03af\u03bf\u03c5 (\u0398\u03b5\u03c3\u03c3\u03b1\u03bb\u03bf\u03bd\u03af\u03ba\u03b7, 12-19 \u2018A\u03c0\u03c1\u03b9\u03bb\u03af\u03bf\u03c5 1953), \u03b5\u03b4\u03b9\u03b4\u03cc\u03bc\u03b5\u03bd\u03b1 \u03b5\u03c0\u03b9\u03bc\u03b5\u03bb\u03b5\u03af\u03b1 \u03a3\u03c4. \u039a\u03c5\u03c1\u03b9\u03b1\u03ba\u03af\u03b4\u03bf\u03c5, \u2018A. \u039e\u03c5\u03b3\u03b3\u03bf\u03c0\u03bf\u03cd\u03bb\u03bf\u03c5 \u03ba\u03b1\u03af \u03a0. \u0396\u03ad\u03c0\u03bf\u03c5, A\u2019, \u2018A\u03b8\u03b7\u03bd\u03b1\u03b9, \u03a4\u03c5\u03c0\u03bf\u03b3\u03c1\u03b1\u03c6\u03b5\u03b9\u03bf\u03bd \u039c\u03c5\u03c1\u03c4\u03af\u03b4\u03b7, 1955 (\u2018E\u03ba\u03b4\u03cc\u03c3\u03b5\u03b9\u03c2 \u2018E\u03c4\u03b1\u03b9\u03c1\u03b5\u03af\u03b1\u03c2 M\u03b1\u03ba\u03b5\u03b4\u03bf\u03bd\u03b9\u03ba\u03c9\u03bd \u03a3\u03c0\u03bf\u03c5\u03b4\u03c9\u03bd. \u03a0\u03b5\u03c1\u03b9\u03bf\u03b4\u03b9\u03ba\u03cc\u03bd\u00ab`E\u03bb\u03bb\u03b7\u03bd\u03b9\u03ba\u03ac \u00bb, \u03c0\u03b1\u03c1\u03ac\u03c1\u03c4\u03b7\u03bc\u03b1 \u03b1\u03c1\u03b9\u03b8. 7), pp. 110\u2011125; <em>Cimeli bizantini della Sicilia. La piastra di Enna<\/em>, in \u201cNuo\u00advo Didaskaleion\u201d, V, 1953\u201155, pp. 75\u201181; <em>Cimeli bizantini. La stauroteca di Lentini<\/em>, in \u201cSiculorum Gymnasium\u201d, IV, 1951, pp. 85\u201189.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_1177\" class=\"footnote\">G. AGNELLO, <em>Croci bizantine di Sicilia<\/em>, in \u201cSicolorum Gymnasium\u201d, VI, 1953, p. 88.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_1177\" class=\"footnote\">Cfr., S. CUCCIA, <em>Crocette lignee bizantine in Sicilia<\/em>, in \u201cSicilia\u201d, n. 56, Palermo 1967, pp. 25-32 e <em>Tracce d\u2019Oriente. La tradizione liturgica greco-albanese e quella latina in Sicilia<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. DI NATALE, Palermo 2007, pp. 72-79.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_1177\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>iolidinatale@hotmail.it Il contributo di Giuseppe Agnello allo studio delle arti decorative in Sicilia DOI: 10.7431\/RIV05092012 \u00abUomo di incommensurabile statura morale\u00bb, questa la frase pronunciata con <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1177\" title=\"Iolanda Di Natale\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1228,"menu_order":8,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1177"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1177"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1177\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1468,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1177\/revisions\/1468"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1228"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1177"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}