{"id":1172,"date":"2012-06-27T21:13:23","date_gmt":"2012-06-27T21:13:23","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1172"},"modified":"2013-06-13T00:09:23","modified_gmt":"2013-06-13T00:09:23","slug":"ivana-bruno","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1172","title":{"rendered":"Ivana Bruno"},"content":{"rendered":"<p>ivanabruno@hotmail.com<\/p>\n<h3><strong>T<\/strong><strong>essuti siciliani d\u2019<\/strong><strong>et\u00e0<\/strong><strong> normann<\/strong><strong>o-sveva in collezioni ed esposizioni tra Otto e Novecento<\/strong><\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV05082012<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fortuna dell\u2019arte normanna nell\u2019Ottocento si manifest\u00f2 pienamente in tutti i campi dell\u2019arte. Se gli esiti di essa nell\u2019architettura e nelle arti figurative sono stati pi\u00f9 volte oggetto di studio soprattutto negli ultimi anni<sup><a href=\"#footnote_0_1172\" id=\"identifier_0_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E. SESSA, Neoclassico e neogotico, in G. PIRRONE, Ernesto Basile architetto, catalogo della mostra a cura di A. DE BONIS &ndash; G. V. GRILLI &ndash; S. LO NARDO, Venezia 1989, p. 33 (con bibliografia precedente); F. TOMASELLI, Il ritorno dei normanni. Protagonisti ed interpreti del restauro dei monumenti a Palermo nella seconda met&agrave; dell&rsquo;Ottocento, Roma 1994; P. PALAZZOTTO, Teoria e prassi dell&rsquo;architettura neogotica a Palermo nella prima met&agrave; del XIX secolo, in Gioacchino Di Marzo e la Critica d&rsquo;Arte nell&rsquo;Ottocento in Italia, atti del convegno (Palermo 2003) a cura di S. La Barbera, Palermo 2004, pp. 225-237; I. BRUNO, Le mythe normand dans l&rsquo;art figuratif sicilien du XIX e si&egrave;cle, in Les Normands en Sicile XIe -XXI e si&egrave;cles. Histoire et l&eacute;gendes, catalogo della mostra (Caen &nbsp;2006) a cura di A. Buttitta e J.Y. Marin, 5 Continents Editions, Milano 2006, pp. 71-83.\">1<\/a><\/sup>,\u00a0 pi\u00f9 rari sono i contributi sui suoi riflessi nel settore delle arti applicate<sup><a href=\"#footnote_1_1172\" id=\"identifier_1_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. PALAZZOTTO, Saggio sui maestri che lavorarono l&rsquo;osso a Palermo nel XIX&nbsp; Andrea Onufrio. Declinazioni neogotiche in arredi siciliani in osso di fine secolo, in Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell&rsquo;arte trapanese e nella Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo, catalogo della mostra (Trapani 2003) a cura di M.C. Di Natale,&nbsp; Palermo 2003, pp. 227-230. I. BRUNO, Palermo &ldquo;culla della grande industria serica italiana&rdquo;. La fortuna delle Nobiles Officinae tra Ottocento e Novecento, in Nobiles Officinae. Perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo, vol. II. Saggi, a cura di M. Andaloro, Catania 2006, pp. 266-301. Cfr. anche G. OROFINO, Femmes au foyer-femmes clo&icirc;tr&eacute;es. Le donne e il revival della miniatura medievale tra Otto e Novecento, in Medioevo: arte e storia, atti del X Convegno internazionale di studi, a cura di A. C. Quintavalle, Milano 2008, pp. 637-647.\">2<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei possibili osservatori per sviluppare tale indagine \u00e8 certamente l\u2019analisi del fenomeno del collezionismo. Ed \u00e8 da questo binario di lettura che si vuole affrontare l\u2019argomento in riferimento ai manufatti tessili, dando seguito alle ricerche gi\u00e0 avviate da chi scrive in occasione della mostra <em>Nobiles Officinae<\/em>. <em>Perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo<\/em>, curata da Maria Andaloro<sup><a href=\"#footnote_2_1172\" id=\"identifier_2_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Palermo, Palazzo dei Normanni, 17 dicembre 2003-10 marzo 2004; Vienna, Hofburg, Schweizerhof, Alte Geistliche Schatzkammer, 30 marzo-13 giugno 2004. Cfr. I. Bruno, Palermo &hellip;, 2006.\">3<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 ormai noto che gi\u00e0 negli ultimi decenni del Settecento si era acceso l\u2019interesse per il tessuto d\u2019et\u00e0 normanno-sveva<sup><a href=\"#footnote_3_1172\" id=\"identifier_3_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. I. BRUNO, 1781-1801 dall&rsquo;apertura dei sarcofagi reali alla loro ricollocazione nella cattedrale rinnovata. Cronache e cronisti, in Il sarcofago dell&rsquo;Imperatore. Studi, ricerche e indagini sulla tomba di Federico II nella Cattedrale di Palermo 1994-1999, Palermo 2002, pp. 173-211.\">4<\/a><\/sup>. L\u2019apertura nel 1781 delle tombe reali della Cattedrale di Palermo e la scoperta delle preziose vesti che ricoprivano i corpi di Ruggero II, Enrico VI, Costanza d\u2019Altavilla, Costanza d\u2019Aragona e Federico II sepolti al loro interno, infatti, avevano attirato l\u2019attenzione verso quei magnifici tessuti ricamati prodotti dalle <em>Nobiles Officinae<\/em>, gli opifici reali annessi al Palazzo Reale di Palermo. Tale interesse si espresse da un lato nell\u2019avvio di studi e ricerche sistematiche, che portarono nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento a importanti pubblicazioni specialistiche<sup><a href=\"#footnote_4_1172\" id=\"identifier_4_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel campo tessile le pubblicazioni si legarono innanzitutto alle ricerche sulla storia dell&rsquo;ornato che, con l&rsquo;uscita dei primi repertori a stampa, intendevano riproporre all&rsquo;attenzione dell&rsquo;industria moderna le tecniche e i motivi della grande tradizione del passato. Basti citare ad esempio l&rsquo;Histoire de la soie di ERNEST PARISET del 1862-1865 e il trattato dal dovizioso corredo illustrativo di M. DUPONT-AUBERVILLE, l&rsquo;Art industriel: l&rsquo;ornement des Tissus. Recueil historique et pratique del 1877, che riguardavano specificamente il settore tessile o, d&rsquo;interesse generale, la celebre e sontuosa Grammar of ornament di OWEN JONES (Londra 1856), con un migliaio di esempi di arte ornamentale, e la Grammaire des arts du dessin di CHARLES BLANC (Parigi 1867). In Italia si dovettero attendere i preziosi contributi di Camillo Boito, il quale nel 1881 cur&ograve; un corposo repertorio di modelli del passato, dedicando un&rsquo;apposita appendice&nbsp; alle stoffe, e nel 1892 fond&ograve; la rivista &ldquo;Arte italiana decorativa e industriale&rdquo;. Accanto a repertori del genere, indagini storiche mirate &minus; dagli studi di Charles de Linas (Anciens v&ecirc;tement sacerdotaux et anciens tissus conserv&egrave;s en France, &laquo;Revue de l&rsquo;art Chr&eacute;tien&raquo;, III, 1859, pp.337-344) a quelli di Franz Bock &nbsp;(Die Kleinodien des Heiligen R&ouml;mischen Reiches Deutscher Nation, Vienna 1864) &minus; contribuirono ad accendere l&rsquo;interesse per i tessuti siciliani e divennero la base imprescindibile per le pionieristiche e fondamentali opere di ALAN COLE (Ornament in european silks, Londra 1899), RAYMOND COX, (L&rsquo;Art de D&egrave;corer les tissus, d&rsquo;apr&egrave;s les collections de la Chembre de commerci de Lyon, Lione-Parigi 1900), Julius Lessing (Gewbesammlung des kunstgewebemusum, Berlino 1900-1913), FRIEDRICH FISCHBACH (Die wichtigsten Webe. Ornamente bis zum 19 Jahrhundert, Wiesbaden 1901), GASTON MIGEON (Les arts du tissu, Parigi 1909), Otto von Falke (Kunstgeschichte der Seidenweberei, I-II, Berlino 1913), FANNY PODREIRER (Storia dei tessuti d&rsquo;arte in Italia (secoli XII &ndash; XVIII), Bergamo 1928), che videro la luce nel primo Novecento.\">5<\/a><\/sup>, dall\u2019altro nell\u2019incremento della presenza di stoffe normanne nelle raccolte pubbliche e private dell\u2019epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il patrimonio tessile medievale fu oggetto di particolare considerazione innanzitutto per il tedesco Franz Bock, celebre per la sua imponente opera sulle insegne del Sacro Romano Impero, ancora oggi fondamentale, dal titolo <em>Die kleinodien des Heil. R\u00f6mischen Reiches Deutscher Nation<\/em>, pubblicata a Vienna nel 1864<sup><a href=\"#footnote_5_1172\" id=\"identifier_5_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su Johann Joseph Franz Bock (Burtscheid, Aquisgrana1823-1899) cfr. B. BORKOPP-RESTLE, Der Aachener Kanonikus Franz Bock und seine Textilsammlungen: ein Beitrag zur Geschichte der Kunstgewerbe im 19. Jahrhundert, Riggisberg: Abegg-Stiftung, 2008.\">6<\/a><\/sup>. Bock aveva messo insieme molto rapidamente, attraverso varie acquisizioni compiute durante i suoi viaggi di studio, una vastissima collezione di stoffe antiche, tra le quali si contavano numerosi frammenti palermitani d\u2019et\u00e0 normanno-sveva che \u2013 come gran parte degli altri pezzi \u2013 vendette poi principalmente al Victoria and Albert Museum di Londra e al Mus\u00e9e National du Moyen \u00c2ge-Thermes de Cluny di Parigi<sup><a href=\"#footnote_6_1172\" id=\"identifier_6_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tessuti della collezione Bock si trovano pure nell&rsquo;&Ouml;sterreichischen Museum f&uuml;r Kunst und Industrie di Vienna, nel Mus&eacute;e de Tissus di Lione (343 pezzi donati nel 1879), nel museo di Aquisgrana (1881) e nel Museo Poldi Pezzoli di Milano (1888).\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un nucleo di questi frammenti, caratterizzato dalla tessitura ad arazzo in seta e fili d\u2019oro e dal disegno modulare a forma di medaglione che racchiude alberi piramidali, oggi smembrato in collezioni museali diverse, rimanda chiaramente alla fodera del Manto di Ruggero II, conservata alla Schatzkammer di Vienna<sup><a href=\"#footnote_7_1172\" id=\"identifier_7_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Nobiles Officinae. Perle, filigrane e trame di seta dal palazzo Reale di Palermo, vol. I, catalogo della mostra (Palermo-Vienna 2004), a cura di M. Andaloro, Catania 2006, cat. nn. III.12-17.\">8<\/a><\/sup>. Probabilmente proveniva da un unico telo, dal quale furono ricavati pi\u00f9 frammenti per essere scambiati con altri collezionisti o venduti a musei diversi (<a title=\"Fig. 1. Sicilia, seconda met\u00e0 del sec. XII, &lt;i&gt;Frammento di tessuto&lt;\/i&gt;, tessitura ad arazzo in seta e fili d\u2019oro, Vienna, MAK \u2013 \u00d6sterreichisches Museum f\u00fcr angewandte Kunst, inv. n. T. 741\/1865 (dalla collezione Bock).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/bru01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019interesse di Bock, infatti, come quello dei collezionisti a lui contemporanei, era rivolto essenzialmente al modulo decorativo della stoffa e fu sempre accompagnato da un atteggiamento di assoluta spregiudicatezza che lo indusse in molti casi ad impossessarsi di semplici scampoli di tessuto ed anche a ridurre i teli in suo possesso in pezzi pi\u00f9 piccoli da barattare con altri suoi colleghi per ottenere nuovi esemplari. Quest\u2019abitudine gli procur\u00f2 il poco onorevole soprannome di \u00abstudioso con le forbici\u00bb e la convinzione, diffusa fra i suoi contemporanei, che lui fosse uno dei principali responsabili delle maggiori alienazioni e dispersioni di tessuti medievali dall\u2019Italia gli frutt\u00f2 una pessima reputazione nel settore<sup><a href=\"#footnote_8_1172\" id=\"identifier_8_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. SOMERS COCKS, The Victoria and Albert Museum. The making of the collection, Londra 1980, &nbsp;p. 250.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua cattiva fama risulta manifesta dal comportamento tenuto nei suoi confronti dai membri della Direzione Generale delle Belle Arti, quando mostr\u00f2 l\u2019intenzione di recarsi in Sicilia per effettuare una ricognizione dei sarcofagi reali che riteneva erroneamente fossero ancora collocati nella Cattedrale di Cefal\u00f9<sup><a href=\"#footnote_9_1172\" id=\"identifier_9_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si tratta dei sarcofagi di porfido di Enrico VI e di Federico II che nel 1215 furono trasferiti per volere di Federico II dalla cattedrale di Cefal&ugrave; a quella di Palermo. Cfr. E. BASSAN, I sarcofagi di porfido della Cattedrale, in Federico e la Sicilia dalla terra alla corona. Arti figurative e suntuarie, catalogo della mostra (Palermo 1994-1995) a cura di M. Andaloro, Palermo 1995, pp. 33-35.\">10<\/a><\/sup>. Alcuni documenti, datati 1888, rintracciati presso l\u2019Archivio Centrale dello Stato di Roma, mostrano infatti che, non appena il Ministro della Pubblica Istruzione venne a conoscenza che \u00abil Bock, noto collezionista di stoffe, ex canonico di Colonia\u00bb voleva \u00abfare pratiche presso le autorit\u00e0 ecclesiastiche al fine di scoperchiare le tombe dei re normanni nella Cattedrale di Cefal\u00f9 per esportare tessuti, gioielli e quanto per avventura si scoprisse\u00bb, la Direzione Generale delle Belle Arti si adoper\u00f2 affinch\u00e9 lo studioso non realizzasse la sua missione, ma venisse anzi sottoposto ad un costante controllo da parte delle autorit\u00e0 competenti<sup><a href=\"#footnote_10_1172\" id=\"identifier_10_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A.C.S., Direzione generale delle Antichit&agrave; e Belle Arti, II vers. (1891-1897), s. II, b. 256, fasc. 2805.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il canonico di Aquisgrana non rappresent\u00f2 certamente un caso isolato nel suo campo. Nell\u2019ambito del collezionismo tessile circolarono infatti in quel periodo diversi frammenti di stoffe palermitane di epoca normanno-sveva e furono numerosissimi i suoi colleghi, italiani e stranieri, che condivisero la stessa propensione a risuddividere i tessuti da loro ottenuti in pezzi pi\u00f9 piccoli. Questi scampoli, le cui dimensioni erano ancora sufficienti a leggere con chiarezza i motivi decorativi originari della stoffa, alimentarono un\u2019intensa rete di relazioni e di scambi<sup><a href=\"#footnote_11_1172\" id=\"identifier_11_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Uno dei tanti esempi dei rapporti di scambio che intercorrevano tra collezionisti amici &egrave; rappresentato dal caso di una tunicella in velluto di manifattura fiorentina della seconda met&agrave; del XV secolo, contesa da Isabella Errera e Giulio Franchetti. La tunicella fu suddivisa in due parti, quella anteriore fu trattenuta dall&rsquo;Errera (ed oggi si trova al Mus&eacute;es royaux d&rsquo;Art et d&rsquo;Histoire di Bruxelles), quella posteriore da Franchetti ed &egrave; confluita nella raccolta del Museo del Bargello di Firenze. Cfr. Tessuti italiani del Rinascimento. Collezioni Franchetti Carrand, cat. mostra (Prato 1981) a cura di R. Bonito Fanelli e P. Peri, Firenze 1981, p. 46, cat. n. 11. Sul collezionismo tessile dell&rsquo;Ottocento cfr. anche Il Museo del tessuto a Prato, a cura di R. Bonito Fanelli, Firenze 1975; G. GUANDALINI, Il collezionismo di fine Ottocento e la raccolta &ldquo;Gandini&rdquo; del Museo Civico di Modena, in&nbsp; Aspetti e problemi degli studi sui tessili antichi, atti del II convegno C.I.S.S.T. (Firenze 1981) a cura di G. Chesne Dauphine Griffo, Firenze 1983, pp. 47-54; S. PETTENATI &ndash; G. BOSCHINI &ndash; M. RAPETTI, Stoffe della collezione Gualino nel Museo Civico di Torino, in Aspetti e problemi degli studi sui tessili antichi, atti del II convegno C.I.S.S.T. (Firenze 1981) a cura di G. Chesne Dauphine Griffo, Firenze 1983, pp. 57-76; A. MOTTOLA MOLFINO, Tessuti, in Museo Poldi Pezzoli. Tessuti, sculture, metalli islamici. Catalogo del Museo, Milano 1987, VII, pp.15-18; P. PERI, La collezione dei tessili, ricami e merletti, in Le collezioni di Palazzo Mosca a Pesaro: tessuti e merletti, a cura di M. G. Ciardi Dupr&egrave; dal Poggetto, Modena 1989, pp. 27-29; Le collezioni civiche di tessuti. Conservazione esposizione catalogazione, atti del seminario di studi (Modena 1986), Bologna 1990; La moda e il revival, a cura di A. Mottola Molfino-G. Buttazzi, Novara 1992, pp. 36-46; M. CUOCHI COSTANTINI, Tessuti e costumi della Galleria Parmiggiani, Bologna 1994; Seta e Oro. La collezione tessile di Mariano Fortuny, catalogo della mostra (Venezia 1998) a cura di D. Davanzo Poli, Venezia 1998.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso identico modo si comportavano gli antiquari, che frammentavano i grandi teli, smontandoli e tagliandoli con cura, per avere una maggiore quantit\u00e0 di materiale da poter vendere agli stessi collezionisti e ottenere cos\u00ec un profitto maggiore. Le collezioni generate da questo diffuso atteggiamento furono di conseguenza ricche raccolte di campioni rappresentativi delle diverse tecniche e manifatture succedutesi nei secoli, che tracciavano una sintetica storia del tessuto, utile sia a chi si accostava ad esse per motivi strettamente scientifici e documentari, sia per indirizzare le manifatture industriali alla ricerca di nuovi modelli decorativi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec in Europa, nella seconda met\u00e0 del XIX secolo , nacquero i principali musei di arti decorative di Londra, di Parigi, di Vienna, spesso affiancati da scuole professionali specializzate e, anche in Italia, videro la luce musei di arti applicate, con l\u2019intento dichiarato di risollevare il livello artistico dei prodotti artigianali e industriali<sup><a href=\"#footnote_12_1172\" id=\"identifier_12_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ROTILI &ndash; A. PUTATURO MURANO, Introduzione alla storia della miniatura e delle arti minori in Italia, Napoli 1970, pp. 13-17; E. PAGELLA, Musei di arte industriale, in L&rsquo;arte (critica e conservazione). Enciclopedia tematica aperta, Milano 1993, pp. 330-333; F. PICCININI, Collezionismo, in Arti minori, prolusioni di L. CASTELFRANCHI VEGAS &ndash; C. PIGLIONE, Milano&nbsp; 2000, pp. 372-377.\">13<\/a><\/sup>. La riflessione sugli esempi del passato proposti nelle collezioni era quindi considerata un ottimo spunto per il lavoro degli artisti-artigiani, ma anche una fonte di ispirazione\u00a0 per i <em>designers<\/em> industriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le figure pi\u00f9 interessanti in questo contesto si colloca Isabelle Errera, studiosa di fama internazionale, che don\u00f2 la propria collezione al Mus\u00e9es royaux d\u2019Art et d\u2019Histoire di Bruxelles, allora denominato Mus\u00e9es Royaux du Cinquantenaire, e ne analizz\u00f2 in maniera sistematica ogni singolo pezzo, pubblicando nel 1907 il primo catalogo scientifico della raccolta<sup><a href=\"#footnote_13_1172\" id=\"identifier_13_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle vicende biografiche di Isabella Errera (Firenze 1869-Bruxelles 1929) cfr. O. MAUS, The ornament of textile, M. Paul Errera&rsquo;s collection at Brussel, &ldquo;The Studio&rdquo;, XIX, 1900, pp. 255-262,; S. REINACH, Isabella Errera, &ldquo;Revue archeologique&rdquo;, 5, XXX, 1929, pp. 127-128.\">14<\/a><\/sup>. Errera ebbe anche il merito, grazie al suo acuto occhio di studiosa ed alla sua ampia conoscenza della letteratura specialistica, di accostare per la prima volta uno dei pezzi della sua collezione \u2212 un frammento di seta tessuto ad arazzo su fondo oro da lei attribuito a manifattura araba del X-XI secolo, oggi ricondotto al laboratorio degli Altavilla<sup><a href=\"#footnote_14_1172\" id=\"identifier_14_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr.&nbsp; Nobiles&hellip;, 2006, cat. n. III.5.\">15<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Palermo, secc. XI-XII, &lt;i&gt;Frammento di tessuto&lt;\/i&gt;, tessitura ad arazzo, Bruxelles, Mus\u00e9e royaux d\u2019Art et d\u2019Histoire, in. N, IS. Tx. 375 (dalla collezione Errera).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/bru02.jpg\">Fig. 2<\/a>) \u2212 ad esemplari analoghi rintracciati nel Museo Civico d\u2019Arte di Modena (<a title=\"Fig. 3. Palermo, inizi del sec. XII, &lt;i&gt;Frammento di tessuto&lt;\/i&gt;, tessitura ad arazzo, Modena, Museo Civico d\u2019Arte, raccolta L. A. Gandini, inv. n. G. I. \/1 bis (dalla chiesa di S. Pietro di Modena). \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/bru03.jpg\">Fig. 3<\/a>), nel Tesoro della Cattedrale di Tongeren, nel Mus\u00e9e National du Moyen \u00c2ge-Thermes de Cluny, nonch\u00e9 ad una altro, andato perduto, allora conservato nel Museo di Darmstadt, notandone la comune vicinanza alla fodera del manto di Ruggero II della Schatzkammer di Vienna<sup><a href=\"#footnote_15_1172\" id=\"identifier_15_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr.&nbsp; Nobiles&hellip;, 2006, cat. nn. III.10, III.7, III. 4.\">16<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Personaggio di spicco fu anche il conte modenese Alberto Gandini, che don\u00f2 la propria collezione al Museo Civico d\u2019Arte di Modena, di cui divenne direttore, e si distinse come autore di importanti contributi sulla storia del tessuto<sup><a href=\"#footnote_16_1172\" id=\"identifier_16_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle vicende biografiche di Luigi Alberto Gandini (Modena 1827-1906) e sulla collezione da lui donata nel 1884 al Museo civico di Modena, di cui fu direttore cfr. G. GUANDALINI, La raccolta Gandini. Dalla collezione aristocratica al bene museografico, in La Collezione Gandini del Museo Civico di Modena. I tessuti del XVIII e XIX secolo, Bologna 1985, pp. 7-44; Le raccolte d&rsquo;arte del Museo Civico di Modena, a cura di E. Pagella, Modena 1992.\">17<\/a><\/sup>. Nella sua raccolta, composta da oltre duemila ritagli di tessuti, ricami e tappeti databili tra il Medioevo e l\u2019Ottocento, il pezzo pi\u00f9 antico era costituito proprio da uno dei frammenti noti all\u2019Errera, che era stato ritrovato nel 1902 presso la chiesa modenese di S. Pietro \u201cframmisto a sacre reliquie lasciate in dimenticanza nelle stanze addette agli uffici del curato della chiesa\u201d e subito da lui acquistato<sup><a href=\"#footnote_17_1172\" id=\"identifier_17_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. A. GANDINI, Di un antico tessuto trovato nel monastero di San Pietro in Modena, &ldquo;Rassegna d&rsquo;arte&rdquo;, VI, 1905, p. 85.\">18<\/a><\/sup>. Gandini comprese immediatamente l\u2019importanza del frammento, che riteneva per\u00f2 fosse di fattura bizantina e risalente al X secolo<sup><a href=\"#footnote_18_1172\" id=\"identifier_18_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In una scheda del catalogo manoscritto di Luigi Alberto Gandini a proposito del frammento si legge: &laquo;trattasi di un frammento di stoffa bizantina contesta d&rsquo;oro e di seta che misura 20&times;21 cm &hellip; avente da un lato un fregio ossia &hellip; un perclysim. E&rsquo; troppo leggera, troppo fragile per un indumento.. &egrave; forse un avanzo di quelle stoffe preziose che dalla Chiesa d&rsquo;Oriente si spedivano&nbsp; a quella d&rsquo;Occidente insieme alla reliquie&hellip;&raquo;. L&rsquo;attribuzione fu annotata dallo stesso Gandini nella didascalia. Cfr. L. A. GANDINI, Di un antico&hellip;, 1905, p. 85.\">19<\/a><\/sup>. Sull\u2019origine e la datazione del reperto condusse una disputa con Isabella Errera la quale, basandosi su prove pi\u00f9 calzanti, pur non scartando l\u2019influenza bizantina, sostenne che si trattasse di un lavoro arabo ad arazzo, eseguito probabilmente in Egitto<sup><a href=\"#footnote_19_1172\" id=\"identifier_19_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I. ERRERA, Le tissu de Mod&egrave;ne, &ldquo;Annales de la Boll&eacute;te d&rsquo;Archeologie de Bruxelles&rdquo;, XVII, 1903, 2-3, p. 5.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri due esemplari di tessuti \u2013 entrambi frammenti in taquet\u00e9 operato, il primo con tralci ondulanti oro su fondo sabbia che danno luogo ad un fitto intreccio vegetale, l\u2019altro con un\u2019iscrizione cufica color sabbia su fondo oro, con le lettere della parola \u201cAllah\u201d \u2013 che a quell\u2019epoca si riteneva fossero stati eseguiti a Palermo nel XII secolo, appartenevano alla raccolta di Mois\u00e8 Michelangelo Guggenheim<sup><a href=\"#footnote_20_1172\" id=\"identifier_20_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. C. CUOGHI COSTANTINI, in Una citta e il suo museo. Un secolo e mezzo di collezioni civiche veneziane, Venezia 1988, catalogo della mostra (Venezia 1988), Venezia 1988, pp. 223, 224, cat. nn. VII.14, VII.15.\">21<\/a><\/sup>. Quest\u2019ultimo era noto come affermato antiquario, collezionista e produttore di mobili d\u2019arte, ma anche come uno dei protagonisti della vita pubblica veneziana a fine Ottocento, e si distinse per l\u2019impegno nello sviluppo delle arti applicate all\u2019industria<sup><a href=\"#footnote_21_1172\" id=\"identifier_21_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle vicende biografiche di Mois&egrave; Michelangelo Guggenheim (Venezia 1837-1914) cfr. I. CHIAPPINI DI SORIO, Stoffe antiche della collezione Guggenheim, &ldquo;Bollettino Civici Musei Veneziani d&rsquo;Arte e Industria&rdquo;,&nbsp; XV, 1970, pp. 3-32; S. MORONATO, La collezione di tessuti Michelangelo Guggenheim, in Una citta e il suo museo. Un secolo e mezzo di collezioni civiche veneziane, catalogo della mostra , Venezia 1988, pp. 205-212.\">22<\/a><\/sup>. La sua raccolta, donata nel 1913 al Civico Museo Correr di Venezia, comprendeva oltre duecento frammenti di stoffe e merletti, da lui integrati in alcuni casi da prosecuzioni a disegno, scelti per formare un\u2019antologia di esemplari di epoca e manifattura diverse che potesse risultare utile allo sviluppo delle arti industriali. Guggenheim, anch\u2019egli appassionato studioso di arti decorative, aggiunse di suo pugno alcune annotazioni nei passepartout dei due frammenti. Del primo scrisse: \u00abAvanzo di un\u2019antica aurifrisia tessuta in oro di Cipro, fatto <em>in felice urbe Panormi<\/em> nelle fabbriche dei Califfi di Sicilia, ove artieri saraceni fabbricavano nel secolo XII le vesti di onore e di lusso della Corte loro, nonch\u00e9 per le corti d\u00ec Europa. Alcuni dettagli tecnici di questa bordura concordano con quelli del manto imperiale germanico (1133) adornato di perle fine, esistente nel tesoro di Vienna\u00bb (<a title=\"Fig. 4. Palermo, sec. XII, &lt;i&gt;Frammento di tessuto&lt;\/i&gt;, tessitura ad arazzo,Venezia, palazzo Mocenigo Correr, inv. CL XXIII, n. 10\/491 (dalla collezione Guggenheim).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/bru04.jpg\">Fig. 4<\/a>). L\u2019annotazione del secondo riporta: \u00abPezzo di bordura, tessuto con oro di Cipro, fondo a porpora, eseguito nelle fabbriche dei califfi saraceni in Palermo sul cadere del secolo XII. In tale bordura ripetesi quale motivo un\u2019iscrizione cufica, probabilmente il nome di Allah\u00bb (<a title=\"Fig. 5. Palermo, sec. XII, &lt;i&gt;Frammento di tessuto&lt;\/i&gt;, tessitura ad arazzo,Venezia, palazzo Mocenigo Correr, inv. CL XXIII, n. 9\/491 (dalla collezione Guggenheim).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/bru05.jpg\">Fig. 5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019occasione per vedere riunite gran parte di queste raccolte fu, nel 1887, l\u2019 esposizione di tessuti e merletti organizzata a Roma da Raffaele Erculei per presentare al pubblico i pezzi migliori appartenenti ai musei e ai collezionisti privati, accanto ai pi\u00f9 prestigiosi prodotti dell\u2019industria italiana<sup><a href=\"#footnote_22_1172\" id=\"identifier_22_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esposizione del&nbsp; l887. Tessuti&nbsp; e merletti, catalogo della mostra (Roma 1887) a cura di R. Erculei, Roma 1887. Su questa esposizione sono in corso da parte di chi scrive specifiche ricerche che confluiranno in una prossima pubblicazione.\">23<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 6. &lt;i&gt;Esposizione di tessuti e merletti del 1887&lt;\/i&gt;, La galleria delle stoffe (\u201cAlbum dell\u2019esposizione di tessuti e merletti, 1887\u201d, foto di Luigi Montabone).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/bru06.jpg\">Figg. 6<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 7. &lt;i&gt;Esposizione di tessuti e merletti del 1887&lt;\/i&gt;, La rotonda d'ingresso e la galleria delle stoffe (\u201cL\u2019Illustrazione italiana\u201d, Milano-Roma a. XIV, n. 15, 10 aprile 1887  p. 264, disegno di Dante Paolocci).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/bru07.jpg\">7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8.  &lt;i&gt;Esposizione di tessuti e merletti del 1887&lt;\/i&gt;, Il salone degli arazzi e merletti (\u201cL\u2019Illustrazione Italiana\u201d, Milano-Roma a. XIV, n. 14, 3 aprile 1887  Milano 1887, disegno di Dante Paolocci).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/bru08.jpg\">8<\/a>). Il confronto diretto degli straordinari tessuti riuniti nella manifestazione capitolina dimostr\u00f2 in maniera palese ad esperti ed amatori dell\u2019Ottocento quanto grande fosse stata l\u2019importanza dell\u2019arte serica siciliana al tempo dei Normanni. Questa rafforzata consapevolezza appare evidente nei brevi cenni sull\u2019arte tessile in Italia scritti dallo stesso Erculei nell\u2019introduzione al catalogo dell\u2019esposizione: \u00abChe l\u2019arte della seta abbia introdotto dall\u2019Oriente a Palermo\u2026Ruggiero Normanno, non \u00e8 una congettura, ma una verit\u00e0, della quale pu\u00f2 aversi la prova in Ottone da Frisinga e in Ugo Fulcedo. Quest\u2019ultimo descrivendo, nel 1169, la citt\u00e0 di Palermo, parla delle officine seriche dove lavoravansi sete da uno a sei licci, ornate di oro e pitture, fra gemme lucenti. La capitale della Sicilia ha perci\u00f2 il vanto d\u2019esser stata la culla della grande industria serica italiana; e fu altres\u00ec essa per prima che port\u00f2 questa manifattura ad una\u00a0 grande perfezione. Ben presto colla Sicilia rivaleggi\u00f2 la Calabria e in appresso vediamo sorgere poderosa quest\u2019arte in Toscana, prima a Lucca e poi a Firenze\u2026\u00bb<sup><a href=\"#footnote_23_1172\" id=\"identifier_23_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esposizione&hellip;, 1887, pp. 20-21. Il brano a cui si riferisce Raffaele Erculei &egrave; &ndash; come appare evidente &ndash; il celebre passo della Epistola ad Petrum thesaurarium scritta dal cosiddetto Ugo Falcando all&rsquo;amico Pietro, tesoriere della cattedrale palermitana, nella primavera del 1190 (e non nel 1169 come annota lo studioso romano), pochi mesi dopo la morte di Guglielmo II.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rassegna capitolina dette anche lo spunto al conte Luigi Gandini, premiato con un diploma e una medaglia d\u2019oro \u00abper la collezione scientificamente ordinata\u00bb, per sottolineare il valore del collezionismo<sup><a href=\"#footnote_24_1172\" id=\"identifier_24_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La collezione Gandini risult&ograve; l&rsquo;unica ad essere stata gi&agrave; catalogata e, anche per questo motivo, agli occhi della critica apparve rivestita di un carattere di scientificit&agrave;. Cos&igrave; Gandini scrisse a Carlo Boni, direttore del Museo Civico di Modena: &laquo;Per qualunque altro espositore il tessuto, ossia l&rsquo;oggetto, &egrave; considerato un capo di curiosit&agrave;; io solo ho considerato e trattato il tessuto come oggetto di studio&raquo;. Cfr. G. GUANDALINI, La raccolta&hellip;, 1985, p. 18.\">25<\/a><\/sup>. L\u2019esperto modenese, in una conferenza dal titolo <em>Ars Textrina<\/em> (cos\u00ec era chiamata l\u2019arte tessile nella bassa latinit\u00e0), afferm\u00f2 infatti che \u00abconservare con iscrupolo, non solo le grandi manifestazioni dell\u2019arte, ma anche le minori, \u00e8 dovere di un popolo civile. Oggigiorno poi che le arti si volgono all\u2019imitazione dell\u2019antico per sorgere a nuova vita, e le arti industriali si rifanno collo studio de\u2019 cimeli preziosi delle et\u00e0 passate, una collezione anche di frammenti di tessuti torner\u00e0 sempre di grande utilit\u00e0\u00bb<sup><a href=\"#footnote_25_1172\" id=\"identifier_25_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Esposizione&hellip;, 1887, p. 155. Gandini continu&ograve; il suo discorso affermando: &laquo;L&rsquo;Inghilterra, che oggi in fatto di buon gusto industriale tiene il primato in Europa, &egrave; giunta alle presenti condizioni dopo avere sparso a piene mani le sue sterline per formare i grandi Musei Industriali, fra i quali il Kensington Museum, ove sono raccolti i saggi di tutta l&rsquo;arte di tutti itempi, di tutti i popoli. Noi italiani, mossi da quell&rsquo;esempio e specialmente dagli esempi splendidi del nostro passato, batteremo le nuove vie dell&rsquo;industria con fermezza e coraggio&raquo;.\">26<\/a><\/sup>. Anche Gandini, sostenendo che \u00abancora prima del duodecimo secolo si cominciassero a fabbricare in Sicilia tessuti preziosi\u00bb esalt\u00f2 il periodo ruggeriano: \u00abCerto \u00e8 che il Re Ruggiero di\u00e8 grande incremento all\u2019arte tessile siciliana quando condusse in Palermo dice il Frisigense operai da Tebe, da Corinto, da Atene nel 1149. Ma anche prima gli Arabi e i Normanni vi avevano introdotto quest\u2019arte, e vuolsi che le vesti di Carlo Magno, che si conservano a Vienna, siano opera siciliana\u00bb<sup><a href=\"#footnote_26_1172\" id=\"identifier_26_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem. Tra le fonti Gandini non manca di menzionare Ugo Falcando come colui che descrisse le &laquo;officinae edificate presso il palazzo del re Ruggero&raquo;.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo clima stimolante, sostenuto dall\u2019avvicendarsi di esposizioni nelle maggiori citt\u00e0 italiane, favor\u00ec negli ultimi anni del secolo un ulteriore sviluppo del collezionismo e dell\u2019antiquariato tessile che si arricch\u00ec con l\u2019ingresso di nuovi ed influenti personaggi. Questi, da Giorgio Sangiorgi ad Adolfo Loewi, ad Attilio Simonetti, furono appassionati conoscitori della storia del tessuto, e fu grazie a loro che pervennero ai musei stranieri alcuni dei pi\u00f9 interessanti tessuti siciliani di epoca normanno-sveva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giorgio Sangiorgi, di origine messinese, fu autore di numerosi articoli, pubblicati nelle pi\u00f9 importanti riviste italiane e poi raccolti in un volume dal titolo <em>Contributi allo studio dell\u2019arte tessile<\/em>, edito nel 1926<sup><a href=\"#footnote_27_1172\" id=\"identifier_27_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle vicende biografiche di Giorgio Sangiorgi (Messina 1886-1960) e sulla sua collezione cfr. A. MU&Ntilde;OZ, La mostra d&rsquo;arte retrospettiva a Castel Sant&rsquo;Angelo e la collezione di stoffe di Giorgio Sangiorgi, &ldquo;Roma: Rassegna illustrata della Esposizione del 1911&rdquo;, II, 1911, IX , pp. 1-8 pp. 1-8.\">28<\/a><\/sup>. Era inoltre proprietario di una lussuosa galleria, ospitata nei saloni del palazzo in via di Ripetta a Roma dove, fino al 1891, si trovava ancora parte della raccolta d\u2019arte della famiglia Borghese. \u00a0Si tratta di una delle gallerie italiane pi\u00f9 rinomate insieme a quella di Attilio Simonetti, sempre a Roma, di Giuseppe Salvadori a Firenze, di Achille Cantoni a Milano, e della ditta Jeserul a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua collezione, da cui attinsero noti collezionisti e antiquari, quali il barone Giulio Franchetti, Giuseppe Salvadori e Attilio Simonetti, fu esposta a Roma nel 1911 a Castel Sant\u2019Angelo<sup><a href=\"#footnote_28_1172\" id=\"identifier_28_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. MU&Ntilde;OZ, La mostra&hellip;, 1911, pp. 1-8.\">29<\/a><\/sup> e, solo in minima parte, nel 1937 alla mostra sull\u2019<em>Antico Tessuto d\u2019arte italiano<\/em>, al Circo Massimo, da lui organizzata insieme con Luigi Serra e con il suo amico Adolfo Loewi<sup><a href=\"#footnote_29_1172\" id=\"identifier_29_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;antico tessuto d&rsquo;arte italiano nella mostra tessile nazionale, catalogo della mostra (Roma 1937-1938) a cura di L. Serra, Roma 1937.\">30<\/a><\/sup>. Nel 1946 la collezione fu in gran parte acquistata proprio da quest\u2019ultimo che la rivendette al Metropolitan Museum di New York<sup><a href=\"#footnote_30_1172\" id=\"identifier_30_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. L. Rosembaum, The role of a dealer in the development of collections: Loewi-Robertson, inc., a case study,&nbsp; &ldquo;Bulletin du CIETA&rdquo;, 1989, 67, p. 96.\">31<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La raccolta comprendeva numerosi e interessanti frammenti attribuibili alla manifattura palermitana del periodo normanno-svevo. Tra questi spiccava un ritaglio di lampasso con coppie di draghi e pappagalli disposte specularmente in senso verticale, che, come altri sette esemplari simili conservati nello stesso museo newyorkese e numerosi altri ritagli esposti in tutto il mondo, proveniva probabilmente da un unico, grande e spettacolare tessuto, poi suddiviso in numerosi pezzi pi\u00f9 piccoli<sup><a href=\"#footnote_31_1172\" id=\"identifier_31_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Gli altri esemplari sono conservati presso lo stesso Metropolitan Museum di New York (inv. n. 46.156.27), il Museum of Art di Cleveland (inv. n. 53.477), l&rsquo;Abegg Stiftung di Riggisberg (inv. n. 202), il Victoria and Albert Museum di Londra (inv. n. T66-1910), il Mus&eacute;e des Tissus di Lione e il Deutsches Textilmuseum di Krefeld. Cfr. Nobiles&hellip;, 2006, cat. n.VI.17.\">32<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Loewi, invece, fece base a Venezia dove apr\u00ec due negozi \u2013 il primo presso l\u2019Abbazia di San Gregorio alla Salute, il secondo a Palazzo Nani Mocenigo a San Trovaso, dove si trasfer\u00ec intorno al 1920 \u2013 e divenne uno dei principali rifornitori dei musei americani<sup><a href=\"#footnote_32_1172\" id=\"identifier_32_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle vicende biografiche di Adolph Loewi (Monaco di Baviera 1888-1977) e sulla sua collezione cfr. S. L. ROSEMBAUM, The role&hellip;, 1989, p. 96.\">33<\/a><\/sup>. Nel 1937, per incarico del governo italiano, organizz\u00f2 assieme a Sangiorgi l\u2019esposizione sull\u2019<em>Antico Tessuto d\u2019Arte italiano<\/em><sup><a href=\"#footnote_33_1172\" id=\"identifier_33_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;antico tessuto&hellip;, 1937.\">34<\/a><\/sup>. L\u2019intento, proclamato nella prefazione, era di appoggiare la politica autarchica di quegli anni celebrando il primato della tradizione tessile italiana<sup><a href=\"#footnote_34_1172\" id=\"identifier_34_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;antico tessuto&hellip;,  1937, pp. 5-7.\">35<\/a><\/sup>. Nello stesso tempo, attraverso un allettante percorso espositivo che accostava esemplari di stoffe a dipinti nei quali erano riprodotti tessuti antichi, si voleva \u00abadditare a tutti gli industriali che combattono la buona battaglia che in fatto di motivi e ispirazioni artistiche i moderni devono e possono sfruttare, abbandonando ogni modello esotico, questo immenso patrimonio del nostro passato, questa nostra arte insuperata che ha donato al mondo quanto di pi\u00f9 bello possa crearsi per la gioia degli occhi e l\u2019ornamento della vita\u00bb<sup><a href=\"#footnote_35_1172\" id=\"identifier_35_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;antico tessuto&hellip;, 1937, pp. 6-7.\">36<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A testimoniare il capitolo dell\u2019arte siciliana erano presenti molti preziosi esemplari: dalla casula di S. Thomas Becket della cattedrale di Fermo (allora attribuita a manifattura palermitana) al piviale con volatili addossati della chiesa di S. Corona di Vicenza, dalle mitra e casula provenienti dal tesoro di S. Pietro di Salisburgo al frammento di tessuto rinvenuto nel sarcofago di Enrico VI, indicato come \u00abframmento di broccato dal duomo di Palermo\u00bb, dal frammento di tessuto con pavoni affrontati proveniente dalla collezione Franchetti, gi\u00e0 al Museo del Bargello e allora dato alla Sicilia, ma oggi pi\u00f9 concordemente attribuito a manifattura spagnola a numerosi altri frammenti delle collezioni degli stessi Sangiorgi e Loewi<sup><a href=\"#footnote_36_1172\" id=\"identifier_36_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;antico tessuto&hellip;,  1937, pp. 22-29, cat. nn. 7, 9, 14, 43, 254, 38, 40, 36, 35, 49, 50, 53, 293, 59, 63. Alcune di queste opere sono state recentemente oggetto di studio e, in alcuni casi, ne &egrave; stata rivista l&rsquo;attribuzione. Cfr. Nobiles&hellip;, 2006, cat. nn. VI.9, VI.3, II.14.\">37<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il personaggio di maggiore spicco nel settore dell\u2019antiquariato a Roma fu Attilio Simonetti, che affianc\u00f2 brillantemente questa professione a quella di pittore e riusc\u00ec in breve tempo ad instaurare solidi rapporti di fiducia con alcuni dei pi\u00f9 prestigiosi musei stranieri e con un gruppo di facoltosi e importanti clienti<sup><a href=\"#footnote_37_1172\" id=\"identifier_37_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle vicende biografiche di Attilio Simonetti (Roma 1843-1925) cfr. Collezione Simonetti: Quadri, mobili e oggetti d&rsquo;arte. Catalogo redatto dal prof. Dott. Pollak degli oggetti che verranno posti in vendita alla pubblica azione in Roma, Roma 1932, prefazione.\">38<\/a><\/sup>. Fra questi primeggiava l\u2019avvocato piemontese Riccardo Gualino, proprietario di una cospicua collezione tessile, acquistata tra il 1940 e il 1941 dal Museo Civico di Torino<sup><a href=\"#footnote_38_1172\" id=\"identifier_38_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle vicende biografiche di Riccardo Gualino (Biella 1879-Firenze 1964)&nbsp; cfr. S. PETTENATI &ndash; G. BOSCHINI &ndash; M. RAPETTI, Stoffe della collezione&hellip;, 1983, pp. 57-76.\">39<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu Simonetti a svolgere nel 1883, a Palazzo Teodoli in via del Corso a Roma, un\u2019importante vendita di oggetti antichi, che annoveravano anche alcuni esemplari di grande pregio di tessuti di epoca normanno-sveva. Di questi rimane ampia traccia nell\u2019accurato catalogo, redatto in francese e arricchito da disegni a penna, che descriveva l\u2019intera moltitudine di manufatti messi in vendita, dalle armi alle ceramiche, dai vetri ai tessuti, risalenti soprattutto al Medioevo e al Rinascimento<sup><a href=\"#footnote_39_1172\" id=\"identifier_39_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogue des objets d&rsquo;art et de haute curiosit&eacute; composant la collection de M.le Chevalier Attilio Simonetti, Roma 1883.\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il settore dei tessuti presentava un gruppo significativo attribuito alla manifattura siculo-araba, che comprendeva una fascia in seta e filato d\u2019oro con disegni geometrici, un tessuto in seta verde \u00abdamascato e broccato\u00bb con il tipico <em>hom<\/em>, gazzelle e uccelli, e una cappa in seta rossa ricamata in oro, anch\u2019essa con l\u2019<em>hom<\/em>, gazzelle e grandi uccelli, a cui fu dato particolare risalto (<a title=\"Fig. 9. &lt;i&gt;Piviale&lt;\/i&gt; (particolare), in &lt;i&gt;Catalogue des objets d\u2019art et de haute curiosit\u00e9 composant la collection de M.le Chevalier Attilio Simonetti&lt;\/i&gt;, Roma 1883, p. 40, n. 224.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/bru09.jpg\">Fig. 9<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_40_1172\" id=\"identifier_40_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogue &hellip;,1883, pp. 39-42, nn. 224-226.\">41<\/a><\/sup>. Il catalogo riporta infatti che si trattava di una cappa completa del XIII secolo di forma semicircolare, di dimensioni 2,45 e 1,42, la cui \u00abimportante scoperta\u00bb era dovuta a Simonetti: tali annotazioni e l\u2019illustrazione di uno dei particolari decorativi pubblicata nel catalogo permettono di identificarlo con il cosiddetto piviale rosa, oggi conservato a Palazzo Venezia, appartenente alla raccolta di tessuti messa insieme alla fine dell\u2019Ottocento da Raffaele Erculei per il Museo Artistico Industriale<sup><a href=\"#footnote_41_1172\" id=\"identifier_41_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogue &hellip;, 1883, pp. 39-41, nn. 224.\">42<\/a><\/sup>. Ora si \u00e8 in grado, inoltre, di sollevare con certezza il velo sulla figura dell\u2019intermediario della vendita, identificabile con certezza con Attilio Simonetti. Da quel momento in poi, il piviale fu oggetto di ripetute analisi da parte degli specialisti di tessuti, da Emile Molinier e Fanny Podreider, agli studiosi contemporanei, in particolare Donata Devoti, che hanno corretto l\u2019antica attribuzione in favore di una manifattura lucchese<sup><a href=\"#footnote_42_1172\" id=\"identifier_42_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il piviale &egrave; stato pi&ugrave; volte pubblicato , ma non erano mai state chiarite le vicende che precedettero l&rsquo;acquisizione da parte del Museo Artistico Industriale di Roma.\">43<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assai rare e preziose sono considerate pure le tre mitre riprodotte nel catalogo e datate le prime due, alla fine del XII secolo, e la terza al XIII secolo (<a title=\"Fig. 10. &lt;i&gt;Mitre&lt;\/i&gt;, in &lt;i&gt;Catalogue des objets d\u2019art et de haute curiosit\u00e9 composant la collection de M.le Chevalier Attilio Simonetti&lt;\/i&gt;, Roma 1883, p. 41 nn. 228, 227, 301. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/bru10.jpg\">Fig. 10<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_43_1172\" id=\"identifier_43_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogue &hellip;, 1883, p. 42, cat. nn. 228-229.\">44<\/a><\/sup>. Nella mitra \u00abcon fanoni di lino e piccoli disegni a losanga\u00bb \u00e8 possibile riconoscere l\u2019esemplare acquistato dal Mus\u00e9e Historique des Tissus di Lione, i cui fanoni a seguito di un recente restauro hanno rivelato possedere galloni con motivi simili al frammento palermitano proveniente dalla casula di St. Merry, sempre a Lione, posto in relazione con la fodera del manto di Ruggero II<sup><a href=\"#footnote_44_1172\" id=\"identifier_44_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lione, Mus&eacute;e des Tissus, inv. n. 23915. Cfr. M. SCHOEFER-MASSON, Etude et restauration d&rsquo;une mitre du milieu du XII si&egrave;cle dont les fanons comportent un d&eacute;cor en tissu dit de Palerme, in Interdisciplinary Approach about Studies and Conservation of Medieval Textiles, convegno-interim meeting ICOM-CC (Palermo 1998), prepints a cura di R. Varoli-Piazza, Roma 1998, pp. 30-33.\">45<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel contesto del collezionismo privato di fine Ottocento si inserisce infine la significativa ed ancora poco studiata raccolta dell\u2019industriale Roberto Regazzoni, originario della provincia di Como ed apprezzato in ambito locale per le competenze tecniche nel settore tessile<sup><a href=\"#footnote_45_1172\" id=\"identifier_45_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Roberto Regazzoni (Milano 1879-1953), noto per la competenza e per l&rsquo;attivit&agrave; collezionistica nel settore tessile, nel 1941 assistette alla ricognizione della tomba di s. Ambrogio e si occup&ograve; di analizzare tecnicamente i tessuti in essa rinvenuti. Cfr. DE CAPITANI D&rsquo;ARZAGO, Antichi tessuti della Basilica Ambrosiana, Milano 1941, p. II. Cfr. Nobiles&hellip;, 2006, pp. 209-211.\">46<\/a><\/sup>. La collezione conflu\u00ec nel 1954, alla morte del proprietario, nelle Civiche Raccolte d\u2019Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano e comprende circa 1200 frammenti di tessuto \u2212 di cui solo una minoranza di grande formato \u2212 che spaziano dal Medioevo al Settecento, che l\u2019industriale lombardo aveva messo insieme per offrire modelli d\u2019ispirazione alla moderna produzione industriale fornendo significativi esempi delle diverse tecniche esecutive e del repertorio ornamentale di quei secoli. Tra questi campioni, un piccolo nucleo \u00e8 rappresentato da tessuti palermitani del periodo normanno-svevo, per i quali \u2013 attraverso le fonti che si \u00e8 gi\u00e0 avuto modo di mettere nella giusta luce\u2013 \u00e8 possibile in molti casi conoscere con esattezza il luogo di acquisizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il registro inventariale dei tessuti medievali, compilato quasi certamente dallo stesso Regazzoni e pervenuto al museo assieme alla collezione, cita, ad esempio, cinque frammenti provenienti dalla cattedrale di Cefal\u00f9 e acquisiti nel 1944 (<a title=\"Fig. 11. Sicilia, secc. XII-XIII, &lt;i&gt;Frammento della stola di Ruggero II&lt;\/i&gt;, tessitura a cartoni in seta e fili d\u2019argento dorato, Milano Civiche Raccolte d\u2019Arte Applicata ed Incisioni, Castello Sforzesco, inv. n 2125T (dalla collezione Regazzoni).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/bru11.jpg\">Fig. 11<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_46_1172\" id=\"identifier_46_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. C. R. A. A. I. Mi. , Collezione  F- Tessuti Medioevali- Numeri 800 al 1399, inv. nn. 952, 953, 954, 955, 956. (Nobiles&hellip;, 2006, cat. n. III.19\">47<\/a><\/sup>). Sono tutti scampoli di tessuto, in cui a malapena si legge il modulo decorativo, sottratti alle vesti di Ruggero II, impietosa testimonianza della facilit\u00e0 con cui a quell\u2019epoca dovesse risultare facile acquisirne frammenti. Due di essi \u2013 descritti come \u00abbordura della veste di Ruggero\u00bb \u2013 facevano parte della stola, mentre gli altri tre \u2013 uno di seta nera e viola con un disegno a circoli tangenti e due di seta verde con piccoli cerchi \u2013 erano stati sottratti rispettivamente alla dalmatica ed alla tonacella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla Cappella Palatina di Palermo proviene invece un \u00abtessuto siculo arabo a bordo a righe parallele con effetti geometrici stellette a otto punte e bollini in oro porfireo, disegno a transenne, colori diversi\u00bb cos\u00ec descritto nel registro del Regazzoni con l\u2019annotazione del luogo di acquisizione e della data 1944<sup><a href=\"#footnote_47_1172\" id=\"identifier_47_1172\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. C. R. A. A. I. Mi, Collezione&nbsp; F- Tessuti Medioevali- Numeri 800 al 1399, inv. n. 2117. Cfr. Nobiles&hellip;, 2006, cat. n. III. 28a. L&rsquo;inventario indica la Cappella Palatina di Palermo come luogo di acquisizione anche per &ldquo;tre frammenti di filato giallo azzurro e rosso piccolo bordo scritta Presepio, arte siculo araba&rdquo; cos&igrave; descritti al n. inv. 2123.\">48<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 12. Sicilia, secc. XII-XIII, &lt;i&gt;Frammento di tessuto&lt;\/i&gt;, lampasso in seta e fili d\u2019oro, Milano Civiche Raccolte d\u2019Arte Applicata ed Incisioni, Castello Sforzesco, inv. n 2117T (dalla collezione Regazzoni).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/bru12.jpg\">Fig. 12<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli altri esemplari siciliani presenti nella collezione dovettero pervenire a Regazzoni attraverso il mercato antiquario, dove i suoi canali privilegiati erano gli stessi Sangiorgi, Loewi, Errera e Kelekian, a testimonianza del suo pieno inserimento nel circuito del collezionismo europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A. C. R. A. A. I. Mi.= Archivio delle Civiche Raccolte d\u2019Arte Applicata ed Incisioni, Milano<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A. C. S. = Archivio Centrale dello Stato, Roma<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1172\" class=\"footnote\">Cfr. E. SESSA, <em>Neoclassico e neogotico<\/em>, in G. PIRRONE, <em>Ernesto Basile architetto<\/em>, catalogo della mostra a cura di A. DE BONIS &#8211; G. V. GRILLI &#8211; S. LO NARDO, Venezia 1989, p. 33 (con bibliografia precedente); F. TOMASELLI, <em>Il ritorno dei normanni. Protagonisti ed interpreti del restauro dei monumenti a Palermo nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento<\/em>, Roma 1994; P. PALAZZOTTO, <em>Teoria e prassi dell\u2019architettura neogotica a Palermo nella prima met\u00e0 del XIX secolo<\/em>, in <em>Gioacchino Di Marzo e la Critica d\u2019Arte nell\u2019Ottocento in Italia, <\/em>atti del convegno (Palermo 2003) a cura di S. La Barbera, Palermo 2004, pp. 225-237; I. BRUNO, <em>Le mythe normand dans l\u2019art figuratif sicilien du XIX <\/em>e<em> si\u00e8cle<\/em>, in <em>Les Normands en Sicile XI<\/em>e<em> -XXI<\/em> e<em> si\u00e8cles. <\/em><em>Histoire et l\u00e9gendes,<\/em> catalogo della mostra (Caen \u00a02006) a cura di A. Buttitta e J.Y. Marin, 5 Continents Editions, Milano 2006, pp. 71-83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1172\" class=\"footnote\">P. PALAZZOTTO, <em>Saggio sui maestri che lavorarono l\u2019osso a Palermo nel XIX\u00a0 Andrea Onufrio. Declinazioni neogotiche in arredi siciliani in osso di fine secolo<\/em>, in <em>Materiali preziosi dalla terra e dal mare nell\u2019arte trapanese e nella Sicilia occidentale tra il XVIII e il XIX secolo<\/em>, catalogo della mostra (Trapani 2003) a cura di M.C. Di Natale,\u00a0 Palermo 2003, pp. 227-230. I. BRUNO, <em>Palermo \u201cculla della grande industria serica italiana\u201d. La fortuna delle <\/em>Nobiles Officinae<em> tra Ottocento e Novecento<\/em>, in <em>Nobiles Officinae. Perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo<\/em>, vol. II. Saggi, a cura di M. Andaloro, Catania 2006, pp. 266-301. Cfr. anche G. OROFINO, Femmes au foyer-femmes clo\u00eetr\u00e9es. <em>Le donne e il revival della miniatura medievale tra Otto e Novecento<\/em>, in <em>Medioevo: arte e <\/em><em>s<\/em><em>toria<\/em>, atti del X Convegno internazionale di studi, a cura di A. C. Quintavalle, Milano 2008, pp. 637-647.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1172\" class=\"footnote\">Palermo, Palazzo dei Normanni, 17 dicembre 2003-10 marzo 2004; Vienna, Hofburg, Schweizerhof, Alte Geistliche Schatzkammer, 30 marzo-13 giugno 2004. Cfr. I. Bruno, <em>Palermo<\/em> \u2026, 2006.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1172\" class=\"footnote\">Cfr. I. BRUNO, <em>1781-1801 dall\u2019apertura dei sarcofagi reali alla loro ricollocazione nella cattedrale rinnovata. Cronache e cronisti<\/em>, in <em>Il sarcofago dell\u2019Imperatore. Studi, ricerche e indagini sulla tomba di Federico II nella Cattedrale di Palermo 1994-1999<\/em>, Palermo 2002, pp. 173-211.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1172\" class=\"footnote\">Nel campo tessile le pubblicazioni si legarono innanzitutto alle ricerche sulla storia dell\u2019ornato che, con l\u2019uscita dei primi repertori a stampa, intendevano riproporre all\u2019attenzione dell\u2019industria moderna le tecniche e i motivi della grande tradizione del passato. Basti citare ad esempio l\u2019<em>Histoire de la soie <\/em>di ERNEST PARISET del 1862-1865 e il trattato dal dovizioso corredo illustrativo di M. DUPONT-AUBERVILLE, l\u2019<em>Art industriel:<\/em> <em>l\u2019ornement des Tissus. Recueil historique et pratique<\/em> del 1877, che riguardavano specificamente il settore tessile o, d\u2019interesse generale, la celebre e sontuosa <em>Grammar of ornament<\/em> di OWEN JONES (Londra 1856), con un migliaio di esempi di arte ornamentale, e la <em>Grammaire des arts du dessin<\/em> di CHARLES BLANC (Parigi 1867). In Italia si dovettero attendere i preziosi contributi di Camillo Boito, il quale nel 1881 cur\u00f2 un corposo repertorio di modelli del passato, dedicando un\u2019apposita appendice\u00a0 alle stoffe, e nel 1892 fond\u00f2 la rivista \u201cArte italiana decorativa e industriale\u201d. Accanto a repertori del genere, indagini storiche mirate \u2212 dagli studi di Charles de Linas (<em>Anciens v\u00eatement sacerdotaux et anciens tissus conserv\u00e8s en France<\/em>, \u00abRevue de l\u2019art Chr\u00e9tien\u00bb, III, 1859, pp.337-344) a quelli di Franz Bock \u00a0(<em>Die Kleinodien des Heiligen R\u00f6mischen Reiches Deutscher Nation<\/em>, Vienna 1864) \u2212 contribuirono ad accendere l\u2019interesse per i tessuti siciliani e divennero la base imprescindibile per le pionieristiche e fondamentali opere di ALAN COLE (<em>Ornament in european silks<\/em>, Londra 1899), RAYMOND COX, (<em>L\u2019Art de D\u00e8corer les tissus, d\u2019apr\u00e8s les collections de la Chembre de commerci de Lyon<\/em>, Lione-Parigi 1900), Julius Lessing (<em>Gewbesammlung des kunstgewebemusum<\/em>, Berlino 1900-1913), FRIEDRICH FISCHBACH (<em>Die wichtigsten Webe. Ornamente bis zum 19 Jahrhundert, <\/em>Wiesbaden<em> <\/em>1901), GASTON MIGEON (<em>Les arts du tissu<\/em>, Parigi 1909), Otto von Falke (<em>Kunstgeschichte der Seidenweberei<\/em>, I-II, Berlino 1913), FANNY PODREIRER (<em>Storia dei tessuti d\u2019arte in Italia (secoli XII &#8211; XVIII),<\/em> Bergamo 1928), che videro la luce nel primo Novecento.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1172\" class=\"footnote\">Su Johann Joseph Franz Bock (Burtscheid, Aquisgrana1823-1899) cfr. B. BORKOPP-RESTLE, <em>Der Aachener Kanonikus Franz Bock und seine Textilsammlungen: ein Beitrag zur Geschichte der Kunstgewerbe im 19. Jahrhundert<\/em>, Riggisberg: Abegg-Stiftung, 2008.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1172\" class=\"footnote\">Tessuti della collezione Bock si trovano pure nell\u2019\u00d6sterreichischen Museum f\u00fcr Kunst und Industrie di Vienna, nel Mus\u00e9e de Tissus di Lione (343 pezzi donati nel 1879), nel museo di Aquisgrana (1881) e nel Museo Poldi Pezzoli di Milano (1888).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1172\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Nobiles Officinae. Perle, filigrane e trame di seta dal palazzo Reale di Palermo, <\/em>vol. I,<em> <\/em>catalogo della mostra<em> <\/em>(Palermo-Vienna 2004), a cura di M. Andaloro, Catania 2006, cat. nn. III.12-17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1172\" class=\"footnote\">A. SOMERS COCKS, <em>The Victoria and Albert Museum. The making of the collection<\/em>, Londra 1980, \u00a0p. 250.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1172\" class=\"footnote\">Si tratta dei sarcofagi di porfido di Enrico VI e di Federico II che nel 1215 furono trasferiti per volere di Federico II dalla cattedrale di Cefal\u00f9 a quella di Palermo. Cfr. E. BASSAN, <em>I sarcofagi di porfido della Cattedrale<\/em>, in <em>Federico e la Sicilia dalla terra alla corona. Arti figurative e suntuarie<\/em>, catalogo della mostra (Palermo 1994-1995) a cura di M. Andaloro, Palermo 1995, pp. 33-35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1172\" class=\"footnote\">A.C.S., Direzione generale delle Antichit\u00e0 e Belle Arti, II vers. (1891-1897), s. II, b. 256, fasc. 2805.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1172\" class=\"footnote\">Uno dei tanti esempi dei rapporti di scambio che intercorrevano tra collezionisti amici \u00e8 rappresentato dal caso di una tunicella in velluto di manifattura fiorentina della seconda met\u00e0 del XV secolo, contesa da Isabella Errera e Giulio Franchetti. La tunicella fu suddivisa in due parti, quella anteriore fu trattenuta dall\u2019Errera (ed oggi si trova al Mus\u00e9es royaux d\u2019Art et d\u2019Histoire di Bruxelles), quella posteriore da Franchetti ed \u00e8 confluita nella raccolta del Museo del Bargello di Firenze. Cfr. <em>Tessuti italiani del Rinascimento. Collezioni Franchetti Carrand<\/em>, cat. mostra (Prato 1981) a cura di R. Bonito Fanelli e P. Peri, Firenze 1981, p. 46, cat. n. 11. Sul collezionismo tessile dell\u2019Ottocento cfr. anche <em>Il Museo del tessuto a Prato<\/em>, a cura di R. Bonito Fanelli, Firenze 1975; G. GUANDALINI, <em>Il collezionismo di fine Ottocento e la raccolta \u201cGandini\u201d del Museo Civico di Modena<\/em>, in\u00a0 <em>Aspetti e problemi degli studi sui tessili antichi<\/em>, atti del II convegno C.I.S.S.T. (Firenze 1981) a cura di G. Chesne Dauphine Griffo, Firenze 1983, pp. 47-54; S. PETTENATI &#8211; G. BOSCHINI &#8211; M. RAPETTI, <em>Stoffe della collezione Gualino nel Museo Civico di Torino<\/em>, in <em>Aspetti e problemi degli studi sui tessili antichi<\/em>, atti del II convegno C.I.S.S.T. (Firenze 1981) a cura di G. Chesne Dauphine Griffo, Firenze 1983, pp. 57-76; A. MOTTOLA MOLFINO, <em>Tessuti, <\/em>in<em> Museo Poldi Pezzoli. Tessuti, sculture, metalli islamici. Catalogo del Museo<\/em>, Milano 1987, VII, pp.15-18; P. PERI, <em>La collezione dei tessili, ricami e merletti<\/em>, in <em>Le collezioni di Palazzo Mosca a Pesaro: tessuti e merletti<\/em>, a cura di M. G. Ciardi Dupr\u00e8 dal Poggetto, Modena 1989, pp. 27-29; <em>Le collezioni civiche di tessuti. Conservazione esposizione catalogazione<\/em>, atti del seminario di studi (Modena 1986), Bologna 1990; <em>La moda e il revival<\/em>, a cura di A. Mottola Molfino-G. Buttazzi, Novara 1992, pp. 36-46; M. CUOCHI COSTANTINI, <em>Tessuti e costumi della Galleria Parmiggiani<\/em>, Bologna 1994; <em>Seta e Oro. La collezione tessile di Mariano Fortuny<\/em>, catalogo della mostra (Venezia 1998) a cura di D. Davanzo Poli, Venezia 1998.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1172\" class=\"footnote\">Cfr. M. ROTILI &#8211; A. PUTATURO MURANO,<em> Introduzione alla storia della miniatura e delle arti minori in Italia<\/em>, Napoli 1970, pp. 13-17; E. PAGELLA, <em>Musei di arte industriale<\/em>, in <em>L\u2019arte (critica e conservazione). Enciclopedia tematica aperta<\/em>, Milano 1993, pp. 330-333; F. PICCININI, <em>Collezionismo,<\/em> in <em>Arti minori<\/em>, prolusioni di L. CASTELFRANCHI VEGAS &#8211; C. PIGLIONE, Milano\u00a0 2000, pp. 372-377.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1172\" class=\"footnote\">Sulle vicende biografiche di Isabella Errera (Firenze 1869-Bruxelles 1929) cfr. O. MAUS, <em>The ornament of textile<\/em>, <em>M. Paul Errera\u2019s collection at Brussel<\/em>, \u201cThe Studio\u201d, XIX, 1900, pp. 255-262,; S. REINACH, <em>Isabella Errera<\/em>, \u201cRevue archeologique\u201d, 5, XXX, 1929, pp. 127-128.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1172\" class=\"footnote\">Cfr.\u00a0 <em>Nobiles\u2026<\/em>, 2006, cat. n. III.5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1172\" class=\"footnote\">Cfr.\u00a0 <em>Nobiles\u2026<\/em>, 2006, cat. nn. III.10, III.7, III. 4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1172\" class=\"footnote\">Sulle vicende biografiche di Luigi Alberto Gandini (Modena 1827-1906) e sulla collezione da lui donata nel 1884 al Museo civico di Modena, di cui fu direttore cfr. G. GUANDALINI, <em>La raccolta Gandini. Dalla collezione aristocratica al bene museografico<\/em>, in <em>La Collezione Gandini del Museo Civico di Modena. I tessuti del XVIII e XIX secolo<\/em>, Bologna 1985, pp. 7-44;<em> Le raccolte d\u2019arte del Museo Civico di Modena<\/em>, a cura di E. Pagella, Modena 1992.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1172\" class=\"footnote\">L. A. GANDINI, <em>Di un antico tessuto trovato nel monastero di San Pietro in Modena<\/em>, \u201cRassegna d\u2019arte\u201d, VI, 1905, p. 85.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1172\" class=\"footnote\">In una scheda del catalogo manoscritto di Luigi Alberto Gandini a proposito del frammento si legge: \u00abtrattasi di un frammento di stoffa bizantina contesta d\u2019oro e di seta che misura 20&#215;21 cm \u2026 avente da un lato un fregio ossia \u2026 un perclysim. E\u2019 troppo leggera, troppo fragile per un indumento.. \u00e8 forse un avanzo di quelle stoffe preziose che dalla Chiesa d\u2019Oriente si spedivano\u00a0 a quella d\u2019Occidente insieme alla reliquie\u2026\u00bb. L\u2019attribuzione fu annotata dallo stesso Gandini nella didascalia. Cfr. L. A. GANDINI, <em>Di un antico<\/em><em>\u2026, <\/em>1905, p. 85.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1172\" class=\"footnote\"> I. ERRERA, <em>Le tissu de Mod\u00e8ne<\/em>, \u201cAnnales de la Boll\u00e9te d\u2019Archeologie de Bruxelles\u201d, XVII, 1903, 2-3, p. 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1172\" class=\"footnote\">Cfr. C. CUOGHI COSTANTINI, in <em>Una citta e il suo museo. Un secolo e mezzo di collezioni civiche veneziane,<\/em> Venezia 1988, catalogo della mostra (Venezia 1988), Venezia 1988, pp. 223, 224, cat. nn. VII.14, VII.15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1172\" class=\"footnote\">Sulle vicende biografiche di Mois\u00e8 Michelangelo Guggenheim (Venezia 1837-1914) cfr. I. CHIAPPINI DI SORIO, <em>Stoffe antiche della collezione Guggenheim<\/em>, \u201cBollettino Civici Musei Veneziani d\u2019Arte e Industria\u201d,\u00a0 XV, 1970, pp. 3-32; S. MORONATO, <em>La collezione di tessuti Michelangelo Guggenheim<\/em>, in <em>Una citta e il suo museo. Un secolo e mezzo di collezioni civiche veneziane<\/em>, catalogo della mostra , Venezia 1988, pp. 205-212.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1172\" class=\"footnote\"><em>Esposizione del\u00a0 l887. Tessuti\u00a0 e merletti<\/em>, catalogo della mostra (Roma 1887) a cura di R. Erculei, Roma 1887. Su questa esposizione sono in corso da parte di chi scrive specifiche ricerche che confluiranno in una prossima pubblicazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1172\" class=\"footnote\"><em>Esposizione<\/em>\u2026, 1887, pp. 20-21. Il brano a cui si riferisce Raffaele Erculei \u00e8 &#8211; come appare evidente &#8211; il celebre passo della <em>Epistola ad Petrum thesaurarium <\/em>scritta dal cosiddetto Ugo Falcando all\u2019amico Pietro, tesoriere della cattedrale palermitana, nella primavera del 1190 (e non nel 1169 come annota lo studioso romano), pochi mesi dopo la morte di Guglielmo II.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1172\" class=\"footnote\">La collezione Gandini risult\u00f2 l\u2019unica ad essere stata gi\u00e0 catalogata e, anche per questo motivo, agli occhi della critica apparve rivestita di un carattere di scientificit\u00e0. Cos\u00ec Gandini scrisse a Carlo Boni, direttore del Museo Civico di Modena: \u00abPer qualunque altro espositore il tessuto, ossia l\u2019oggetto, \u00e8 considerato un capo di curiosit\u00e0; io solo ho considerato e trattato il tessuto come oggetto di studio\u00bb. Cfr. G. GUANDALINI, <em>La raccolta<\/em>\u2026, 1985, p. 18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1172\" class=\"footnote\"><em> Esposizione<\/em>\u2026, 1887, p. 155. Gandini continu\u00f2 il suo discorso affermando: \u00abL\u2019Inghilterra, che oggi in fatto di buon gusto industriale tiene il primato in Europa, \u00e8 giunta alle presenti condizioni dopo avere sparso a piene mani le sue sterline per formare i grandi Musei Industriali, fra i quali il Kensington Museum, ove sono raccolti i saggi di tutta l\u2019arte di tutti itempi, di tutti i popoli. Noi italiani, mossi da quell\u2019esempio e specialmente dagli esempi splendidi del nostro passato, batteremo le nuove vie dell\u2019industria con fermezza e coraggio\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1172\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>. Tra le fonti Gandini non manca di menzionare Ugo Falcando come colui che descrisse le \u00abofficinae edificate presso il palazzo del re Ruggero\u00bb.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1172\" class=\"footnote\">Sulle vicende biografiche di Giorgio Sangiorgi (Messina 1886-1960) e sulla sua collezione cfr. A. MU\u00d1OZ, <em>La mostra d\u2019arte retrospettiva a Castel Sant\u2019Angelo e la collezione di stoffe di Giorgio Sangiorgi, <\/em>\u201cRoma: Rassegna illustrata della Esposizione del 1911\u201d, II, 1911, IX , pp. 1-8 pp. 1-8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1172\" class=\"footnote\">A. MU\u00d1OZ, <em>La mostra<\/em><em>\u2026,<\/em> 1911, pp. 1-8.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1172\" class=\"footnote\"><em>L&#8217;antico tessuto d&#8217;arte italiano nella mostra tessile nazionale, <\/em>catalogo della mostra (Roma 1937-1938) a cura di L. Serra, Roma 1937.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1172\" class=\"footnote\">S. L. Rosembaum, <em>The role of a dealer in the development of collections: Loewi-Robertson, inc., a case study<\/em>,\u00a0 \u201cBulletin du CIETA\u201d, 1989, 67, p. 96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1172\" class=\"footnote\">Gli altri esemplari sono conservati presso lo stesso Metropolitan Museum di New York (inv. n. 46.156.27), il Museum of Art di Cleveland (inv. n. 53.477), l\u2019Abegg Stiftung di Riggisberg (inv. n. 202), il Victoria and Albert Museum di Londra (inv. n. T66-1910), il Mus\u00e9e des Tissus di Lione e il Deutsches Textilmuseum di Krefeld. Cfr. <em>Nobiles\u2026<\/em>, 2006, cat. n.VI.17.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1172\" class=\"footnote\">Sulle vicende biografiche di Adolph Loewi (Monaco di Baviera 1888-1977) e sulla sua collezione cfr. S. L. ROSEMBAUM, <em>The role<\/em>\u2026, 1989, p. 96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1172\" class=\"footnote\"><em>L&#8217;antico tessuto<\/em><em>\u2026, <\/em>1937.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1172\" class=\"footnote\"><em>L&#8217;antico tessuto<\/em><em>\u2026, <\/em> 1937, pp. 5-7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1172\" class=\"footnote\"><em>L&#8217;antico tessuto<\/em><em>\u2026, <\/em>1937, pp. 6-7.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1172\" class=\"footnote\"><em>L&#8217;antico tessuto<\/em><em>\u2026, <\/em> 1937, pp. 22-29, cat. nn. 7, 9, 14, 43, 254, 38, 40, 36, 35, 49, 50, 53, 293, 59, 63. Alcune di queste opere sono state recentemente oggetto di studio e, in alcuni casi, ne \u00e8 stata rivista l\u2019attribuzione. Cfr. <em>Nobiles<\/em>\u2026, 2006, cat. nn. VI.9, VI.3, II.14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1172\" class=\"footnote\">Sulle vicende biografiche di Attilio Simonetti (Roma 1843-1925) cfr. <em>Collezione Simonetti: Quadri, mobili e oggetti d\u2019arte. Catalogo redatto dal prof. Dott. Pollak degli oggetti che verranno posti in vendita alla pubblica azione in Roma<\/em>, Roma 1932, prefazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1172\" class=\"footnote\">Sulle vicende biografiche di Riccardo Gualino (Biella 1879-Firenze 1964)\u00a0 cfr. S. PETTENATI &#8211; G. BOSCHINI &#8211; M. RAPETTI, <em>Stoffe della collezione<\/em><em>\u2026<\/em>, 1983, pp. 57-76.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1172\" class=\"footnote\"><em> Catalogue des objets d\u2019art et de haute curiosit\u00e9 composant la collection de M.le Chevalier Attilio Simonetti<\/em>, Roma 1883.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1172\" class=\"footnote\"><em> Catalogue <\/em><em>\u2026,<\/em>1883, pp. 39-42, nn. 224-226.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1172\" class=\"footnote\"><em>Catalogue <\/em><em>\u2026,<\/em> 1883, pp. 39-41, nn. 224.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1172\" class=\"footnote\">Il piviale \u00e8 stato pi\u00f9 volte pubblicato , ma non erano mai state chiarite le vicende che precedettero l\u2019acquisizione da parte del Museo Artistico Industriale di Roma.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1172\" class=\"footnote\"><em>Catalogue <\/em><em>\u2026,<\/em> 1883, p. 42, cat. nn. 228-229.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1172\" class=\"footnote\">Lione, Mus\u00e9e des Tissus, inv. n. 23915. Cfr. M. SCHOEFER-MASSON, <em>Etude et restauration d\u2019une mitre du milieu du XII si\u00e8cle dont les fanons comportent un d\u00e9cor en tissu dit de Palerme<\/em>, in<em> Interdisciplinary Approach about Studies and Conservation of Medieval Textiles<\/em>, convegno-interim meeting ICOM-CC (Palermo 1998), prepints a cura di R. Varoli-Piazza, Roma 1998, pp. 30-33.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1172\" class=\"footnote\">Roberto Regazzoni (Milano 1879-1953), noto per la competenza e per l\u2019attivit\u00e0 collezionistica nel settore tessile, nel 1941 assistette alla ricognizione della tomba di s. Ambrogio e si occup\u00f2 di analizzare tecnicamente i tessuti in essa rinvenuti. Cfr. DE CAPITANI D&#8217;ARZAGO, <em>Antichi tessuti della Basilica Ambrosiana<\/em>, Milano 1941, p. II. Cfr. <em>Nobiles<\/em>\u2026, 2006, pp. 209-211.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1172\" class=\"footnote\">A. C. R. A. A. I. Mi. , <em>Collezione <\/em><em> <\/em><em>F- Tessuti Medioevali- Numeri 800 al <\/em>1399, inv. nn. 952, 953, 954, 955, 956. (<em>Nobiles\u2026<\/em>, 2006, cat. n. III.19<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1172\" class=\"footnote\">A. C. R. A. A. I. Mi, <em>Collezione\u00a0 F- Tessuti Medioevali- Numeri 800 al 1399<\/em>, inv. n. 2117. Cfr. <em>Nobiles\u2026<\/em>, 2006, cat. n. III. 28a. L\u2019inventario indica la Cappella Palatina di Palermo come luogo di acquisizione anche per \u201ctre frammenti di filato giallo azzurro e rosso piccolo bordo scritta Presepio, arte siculo araba&#8221; cos\u00ec descritti al n. inv. 2123.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1172\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>ivanabruno@hotmail.com Tessuti siciliani d\u2019et\u00e0 normanno-sveva in collezioni ed esposizioni tra Otto e Novecento DOI: 10.7431\/RIV05082012 La fortuna dell\u2019arte normanna nell\u2019Ottocento si manifest\u00f2 pienamente in tutti <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1172\" title=\"Ivana Bruno\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1228,"menu_order":7,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1172"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1172"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1172\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1467,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1172\/revisions\/1467"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1228"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1172"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}