{"id":1160,"date":"2012-06-27T19:38:06","date_gmt":"2012-06-27T19:38:06","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1160"},"modified":"2013-06-13T00:07:55","modified_gmt":"2013-06-13T00:07:55","slug":"elvira-damico-mauro-sebastianelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1160","title":{"rendered":"Elvira D&#8217;Amico &#8211; Mauro Sebastianelli"},"content":{"rendered":"<p>elvi.damico@alice.it &#8211; maurosebastianelli@hotmail.com<\/p>\n<h3><strong>Due inediti quadretti a fili incollati di Marianna Elmo<\/strong><\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV05062012<\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong>Elvira D\u2019Amico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di recente acquisizione in una collezione privata di Palermo sono due quadretti della ricamatrice leccese Marianna Elmo, la cui firma appare in bella vista su uno dei due; ma \u00e8 presumibile che esistesse in origine pure sull\u2019altro, nella piccola lacuna in basso a sinistra da cui potrebbe essere stata asportata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tecnica del ricamo a fili incollati sembra una prerogativa della citt\u00e0 di Lecce, ove era praticata nel secolo XVIII dalla famiglia della Elmo, e precedentemente da Leonardo Quesi, e probabilmente da Gaetano e Angelo Pati<sup><a href=\"#footnote_0_1160\" id=\"identifier_0_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. GELAO, Il filo di Marianna. Appunti e ipotesi su Marianna Elmo e su altri ricamatori leccesi sei-settecenteschi, in Il filo di Marianna. Marianna Elmo quadri a fili incollati e collages nell&rsquo;arte meridionale del Settecento, catalogo della mostra (Bari, Pinacoteca Provinciale, 13 dicembre 2003 &ndash; 31 gennaio 2004) a cura di C. Gelao, Lavello (PZ) 2003, pp. 15-24.\">1<\/a><\/sup>. Essa si caratterizza per la disposizione dei fili di seta ritorti su carta o cartoncino cosparso di cera, alla quale aderiscono senza sporcarsi, come avverrebbe nel caso della colla<sup><a href=\"#footnote_1_1160\" id=\"identifier_1_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. RIZZINI, Appunti per una storia della tecnica a &ldquo;filo incollato&rdquo;, in Il filo di Marianna&hellip;, 2003, pp. 35-46.\">2<\/a><\/sup>. Simile al ricamo dunque negli effetti visivi e materici, differisce nettamente da esso, in quanto i fili di seta, protagonisti della scena raffigurata, si autosorreggono grazie alla stessa natura del supporto, invece che essere fermati da ulteriori fili di fermatura, come avviene nel ricamo, mentre gli incarnati dei personaggi sono dipinti, generalmente a tempera, in entrambi i casi. Differiscono pure dai <em>collages<\/em>, tipici dell\u2019area siciliana, che presentano una maggiore variet\u00e0 di materiali incollati sul supporto di base \u2013 laminette, miniature, mica, carta acquarellata, ecc\u2026 \u2013 di contro alla semplicit\u00e0 dei nostri quadretti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le due nuove opere arricchiscono il catalogo della Elmo, costituito in massima parte dalla produzione devozionale di santi e madonne, il cui disegno l\u2019autrice riprendeva da dipinti del padre Serafino Elmo, esponente del classicismo arcadico della Roma di fine Seicento, o in genere dal repertorio napoletano coevo<sup><a href=\"#footnote_2_1160\" id=\"identifier_2_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. LOIACONO, Sul repertorio iconografico della bottega degli Elmo, in Il filo di Marianna&hellip;, 2003, pp. 29-34.\">3<\/a><\/sup>. I due quadretti si annoverano invece nella pi\u00f9 limitata produzione di episodi veterotestamentari, raffigurando l\u2019uno <em>Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio<\/em>, l\u2019altro <em>Giuseppe davanti al Faraone<\/em> (<a title=\"Fig. 1. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Recto.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb01.jpg\">Figg. 1<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 2. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Recto.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb02.jpg\">2<\/a>). Il primo, che potrebbe considerarsi <em>pendant<\/em> del <em>Sacrificio d\u2019Isacco<\/em>, del museo napoletano di San Martino<sup><a href=\"#footnote_3_1160\" id=\"identifier_3_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem, cat. 30.\">4<\/a><\/sup>, \u00e8 anche stilisticamente accostabile alle pastorellerie di collezione leccese<sup><a href=\"#footnote_4_1160\" id=\"identifier_4_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem, cat. 32, 33, 34.\">5<\/a><\/sup>, ma pi\u00f9 di queste, immerso in un\u2019atmosfera arcadica, dominata dal paesaggio boschivo ove le figurine sembrano quasi accessorie. I personaggi, rappresentati come due taglialegna che camminano nel bosco, recano per\u00f2 inequivocabilmente gli attributi che il racconto biblico gli attribuisce: Abramo col coltello in mano con cui effettuer\u00e0 il sacrificio, Isacco con la fascina di legna in spalla che servir\u00e0 per lo stesso (<a title=\"Fig. 3. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare con Abramo e Isacco che camminano nel bosco.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb03.jpg\">Figg. 3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 4. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare del coltello che identifica il personaggio di Abramo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb04.jpg\">4<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 5. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare della fascina di legna, attributo iconografico relativo ad Isacco.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb05.jpg\">5<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui vi \u00e8 tutta la sapienza della Elmo nel riprodurre le fronde degli alberi e la fitta vegetazione, tramite i fili di seta ripiegati che compongono una vera tessitura, che si avvale di preziosismi giuochi cromatici tesi alla creazione di effetti di profondit\u00e0. I colori sono quelli soliti usati dalla ricamatrice leccese: azzurro in varie gamme, beige, marrone e bianco, con tocchi di nero e un cordonetto di seta e argento usato per i panneggi (<a title=\"Fig. 6. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare dell\u2019albero in cui si mette in evidenza la gamma cromatica tipica dell\u2019artista leccese.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb06.jpg\">Fig. 6<\/a>). L\u2019accenno alla citt\u00e0 sul fondo si ripete pure in altre opere della stessa Elmo, come la <em>Fuga<\/em><em> in Egitto<\/em>, del museo di San Martino, l\u2019unica sua opera datata al 1752<sup><a href=\"#footnote_5_1160\" id=\"identifier_5_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem, cat. 28.\">6<\/a><\/sup>, che potrebbe suggerire una datazione simile per i nostri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019altro quadretto raffigura, con un buon margine di probabilit\u00e0, Giuseppe che, liberato dal carcere, \u00e8 ricevuto dal Faraone che, in virt\u00f9 delle sue doti divinatorie, lo nomina ministro del regno (<a title=\"Fig. 7. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare che mostra la figura del Faraone e l\u2019abile resa dei panneggi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb07.jpg\">Figg. 7<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare con il personaggio di Giuseppe.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb08.jpg\">8<\/a>). L\u2019albero con frutti indicato dall\u2019angelo, sul fondo, pu\u00f2 rappresentare l\u2019abbondanza che il giovinetto aveva pronosticato per il regno d\u2019Egitto e i soldati sono quelli che scortano il giovane, incarcerato dopo la denuncia ingiusta di Putifarre (<a title=\"Fig. 9. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare dell\u2019angelo che indica l\u2019albero simbolo dell\u2019abbondanza.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb09.jpg\">Figg. 9<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 10. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare dei soldati in secondo piano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb10.jpg\">10<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera si caratterizza per una buona resa dei panneggi delle abbondanti stoffe raffigurate, intonate sulle gamme del beige-marrone: quelle del baldacchino del trono del re e delle vesti dei due protagonisti, il primo con scettro in mano pronto a dare l\u2019investitura al giovane profeta, che la accoglie con gesto di meraviglia e stupore. Tuttavia il meglio \u00e8 costituito anche in questo caso dal brano paesaggistico sul fondo, di genuina ambientazione arcadica, ma come si \u00e8 accennato sopra, racchiudente un preciso significato allegorico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 palese che l\u2019opera, per tutte queste caratteristiche, sia attribuibile alla stessa Marianna Elmo, la cui firma, come detto sopra, era presumibilmente apposta in calce al quadretto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mauro Sebastianelli<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Le opere in esame consistono in due piccoli quadretti realizzati da Marianna Elmo presumibilmente intorno alla met\u00e0 del Settecento, cos\u00ec come precedentemente accennato da Elvira D\u2019Amico all\u2019interno di questo stesso saggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tecnica di esecuzione dei due quadretti, raffiguranti uno <em>Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio <\/em>e l\u2019altro <em>Giuseppe davanti al Faraone<\/em>, rientra nell\u2019ambito di una produzione di opere a carattere decorativo a confine tra la pittura ed il ricamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta in realt\u00e0 di una pratica piuttosto sconosciuta, o quantomeno ancora oggi scarsamente indagata sotto il profilo strettamente tecnico, come attesta la limitata divulgazione di studi scientifici sull\u2019argomento e di una bibliografia specifica di riferimento. Inoltre, a testimonianza della necessit\u00e0 di delineare un quadro pi\u00f9 chiaro ed approfondito su questa singolare tecnica artistica, vi \u00e8 una relativa incertezza persino nell\u2019attribuirne una definizione precisa ed esaustiva<sup><a href=\"#footnote_6_1160\" id=\"identifier_6_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La storica dell&rsquo;arte Marialuisa Rizzini, richiamando la prima indicazione di Elisa Ricci risalente al 1925, suggerisce la dicitura di &ldquo;filo posato e incollato su supporto incerato&rdquo; o, pi&ugrave; semplicemente, di &ldquo;filo incollato&rdquo;. Cfr. M. RIZZINI, Appunti per una storia &hellip;, 2003, p. 38.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che invece si pu\u00f2 affermare con sicurezza \u00e8 che tale modalit\u00e0 esecutiva, diffusa principalmente in un arco temporale compreso tra il XVII e il XIX secolo, trova una collocazione piuttosto infelice e decisamente non meritoria nell\u2019ambito delle pratiche puramente \u201cartigianali\u201d, come tra l\u2019altro spesso ancora si verifica per le opere d\u2019arte decorativa in genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario la tecnica del \u201cfilo incollato\u201d raggiunge proprio nel Settecento, ovvero nel momento storico di maggiore diffusione, dei livelli di notevole qualit\u00e0, originalit\u00e0 ed elevato pregio dal punto di vista artistico. Infatti la raffinatezza e la cura riscontrabili nei due quadretti della Elmo, cos\u00ec come nelle opere di altri artisti coevi ed attivi principalmente nell\u2019Italia meridionale, denotano non solo una particolare attenzione al dettaglio ma anche un\u2019autentica capacit\u00e0 creativa ed una sapiente abilit\u00e0 manuale da parte dell\u2019esecutrice leccese; pertanto essi sono indubbiamente da considerare come manufatti di rilevante preziosit\u00e0, al pari delle pi\u00f9 note realizzazioni artistiche eseguite da grandi maestri del passato certamente pi\u00f9 celebri o rinomati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 accennato, sul piano materico le opere in esame presentano delle analogie con i <em>collages<\/em>, gli arazzi e i tessuti ricamati in quanto si basano essenzialmente sull\u2019uso di fili serici policromi o metallici, disposti ordinatamente e con \u201ctessiture\u201d molto serrate al di sopra di un supporto semirigido rivestito di cera; tuttavia esse mostrano anche effetti visivi di chiaroscuro, giochi di luce, volumi, sfumature e passaggi cromatici tra le varie campiture, che permettono di raggiungere risultati di consistente profondit\u00e0 e di un tale realismo da renderle assimilabili a vere e proprie opere pittoriche di stampo pi\u00f9 \u201ctradizionale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto, sebbene ad oggi siano pochi gli esempi di relazioni tecniche accurate su manufatti analoghi, i due quadretti di Marianna Elmo saranno indagati e descritti in questa sede cercando di illustrarne tutte le caratteristiche attraverso una vera e propria scomposizione per livelli, dallo strato pi\u00f9 profondo fino a quello pi\u00f9 superficiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Supporto<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne lo studio pi\u00f9 specificatamente tecnico, dall\u2019osservazione visiva del <em>verso<\/em> si \u00e8 riscontrato che il supporto dei due quadretti, che misurano rispettivamente 26 x 19 cm (<em>Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio<\/em>) e 25,7 x 18,7 cm (<em>Giuseppe davanti al Faraone<\/em>), \u00e8 costituito da un foglio di carta pressata dello spessore di circa 2 mm e di colore biancastro<sup><a href=\"#footnote_7_1160\" id=\"identifier_7_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In entrambi i casi il formato dei quadretti &egrave; rettangolare orizzontale. Sul verso, inoltre, &egrave; stata riscontrata l&rsquo;iscrizione diretta &ldquo;marigliano&rdquo; realizzata con penna di colore blu e databile al XX secolo.\">8<\/a><\/sup>; in questo caso, quindi, il pannello di cartone scelto come materiale di supporto appare pienamente conforme a quello delle altre opere firmate dalla Elmo e visionate fino a questo momento (<a title=\"Fig. 11. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Verso.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb11.jpg\">Figg. 11<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 12. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare del verso osservato a luce radente in cui si evidenzia la superficie leggermente ruvida e porosa del supporto in carta pressata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb12.jpg\">12<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due manufatti presentano un buono stato di conservazione della superficie e non vi sono grandi lacune che lasciano intravedere ampie porzioni dello strato sottostante, tuttavia in base al ritrovamento di piccole tracce visibili tra i filati \u00e8 ragionevole ipotizzare la presenza di un disegno preparatorio che l\u2019artista ha realizzato probabilmente tramite grafite o a pennello con un colore a tempera di tonalit\u00e0 grigia scura (<a title=\"Fig. 13. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare al microscopio a 40x che mostra, indicato dalla freccia rossa, il disegno preparatorio di colore grigio scuro.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb13.jpg\">Fig. 13<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La funzione di questo disegno, che doveva risultare non eccessivamente ricco di dettagli o particolari minuziosi, probabilmente era legata alla necessit\u00e0 di definire sia gli spazi principali, quali ad esempio i fondi, le architetture, i drappi, i tendaggi e la vegetazione sia le sagome dei protagonisti delle scene o dei personaggi secondari sullo sfondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pertanto la presenza del disegno ha presumibilmente garantito una costruzione pi\u00f9 spedita e sicura dell\u2019immagine raffigurata durante la successiva fase di applicazione dei fili di seta, consentendo cos\u00ec la realizzazione di un\u2019opera ben proporzionata e definita in ogni minimo dettaglio.<\/p>\n<p><em>Strato preparatorio<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di sopra del supporto in cartoncino \u00e8 stato steso un unico strato di cera vergine d\u2019api molto sottile, applicato a caldo in modo uniforme, probabilmente per colatura diretta o con l\u2019ausilio di una spatola, fino al raggiungimento dello spessore di pochi millimetri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec come risulta dall\u2019osservazione delle piccole lacune sul <em>recto<\/em> di entrambi i quadretti, lo strato preparatorio di cera presenta una colorazione piuttosto chiara, di tonalit\u00e0 giallo-ambra; inoltre l\u2019esiguo spessore di questa stesura probabilmente ha permesso di mantenere visibile il disegno preparatorio sottostante, dal momento che la cera mostra un certo grado di trasparenza alla luce soprattutto per strati di dimensioni alquanto ridotte<em> <\/em>(<a title=\"Fig. 14. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. L\u2019immagine del particolare mostra lo strato preparatorio di colore giallo-ambra e di spessore molto sottile al punto da intravedere il supporto sottostante per la leggera trasparenza del materiale ceroso.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb14.jpg\">Fig. 14<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_8_1160\" id=\"identifier_8_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La trasparenza alla luce &egrave; una caratteristica della cera che &egrave; stata messa in evidenza anche nello studio della tecnica esecutiva di una ceroplastica siciliana realizzata dalla scultrice Anna Fortino tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, raffigurante il Cristo deposto; il prezioso manufatto, oggi conservato ed esposto in una delle sale del Museo Diocesano di Palermo, &egrave; stato oggetto di un recente intervento di restauro, progettato ed eseguito da Mauro Sebastianelli, in cui si &egrave; avuta l&rsquo;occasione di indagare a fondo le specificit&agrave; tecniche dell&rsquo;opera e le propriet&agrave; chimico-fisiche del materiale costitutivo. Per ulteriori approfondimenti si veda: M. L. AMADORI &ndash; R. BURESTA &ndash; A. CASOLI &ndash; M. SEBASTIANELLI, La ceroplastica in Sicilia. Studio e restauro, Ariccia (RM) 2011, pp. 55-80.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dato che il materiale risulta fortemente termoplastico e facilmente lavorabile a basse temperature, lo strato di cera rappresenta un elemento estremamente funzionale alla realizzazione delle opere in esame in quanto svolge il ruolo di collante per gli inserti e i fili di seta<sup><a href=\"#footnote_9_1160\" id=\"identifier_9_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le cere animali, vegetali e minerali hanno punti di fusione compresi tra i 40 e gli 80 &deg;C ma risultano malleabili e plasmabili anche a temperature di poco inferiori per cui possono essere facilmente lavorate a caldo senza rischiare di comprometterne le caratteristiche di stabilit&agrave; ed inerzia chimica. Cfr. M. L. AMADORI &ndash; R. BURESTA &ndash; A. CASOLI &ndash; M. SEBASTIANELLI, La ceroplastica in Sicilia&hellip;, 2011, pp. 41-54. Per ulteriori approfondimenti sulle propriet&agrave; delle cere si veda: M. MATTEINI &ndash; A. MOLES, La chimica nel restauro. I materiali nell&rsquo;arte pittorica, (1989), Firenze 2004, pp. 172-178.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, con l\u2019apporto di una minima quantit\u00e0 di calore, la cera rammollisce prima di raggiungere il suo punto di fusione e poi solidifica nuovamente nella fase di raffreddamento, fino a mantenersi stabile e rigida alla temperatura ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla caratteristica del materiale ceroso appena descritta \u00e8 basato il principio su cui \u00e8 incentrata la tecnica delle opere a \u201cfilo incollato\u201d eseguite da Marianna Elmo: infatti, applicando in modo congiunto al calore anche una leggera pressione, gli inserti e i fili di seta risultano parzialmente inglobati nello strato pi\u00f9 esterno della cera e di conseguenza restano adeguatamente fissati alla superficie (<a title=\"Fig. 15. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare dello strato preparatorio in cui risulta evidente l\u2019impronta lasciata dai fili di seta, ormai mancanti, sullo strato pi\u00f9 esterno della stesura di cera.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb15.jpg\">Fig. 15<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal momento che la cera presenta dei tempi di raffreddamento abbastanza limitati si pu\u00f2 ipotizzare che l\u2019autrice abbia lavorato procedendo in modo graduale per piccole porzioni, talvolta corrispondenti proprio alle campiture cromatiche; tale ipotesi sarebbe avvalorata da un\u2019accurata osservazione visiva del manufatto, che risulta caratterizzato da un modo di procedere molto attento e meticoloso, anche nei confronti dei dettagli apparentemente meno rilevanti o significativi.<\/p>\n<p><em>Strato superficiale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una caratteristica specifica delle opere della Elmo \u00e8 la presenza di piccoli inserti dipinti e ritagliati nei bordi, secondo il profilo del disegno preparatorio, con lo scopo di formare delle sagome da incollare sulla superficie seguendo una procedura analoga a quella prevista per il fissaggio dei fili di seta, ovvero facendo uso di calore e pressione per sfruttare le propriet\u00e0 adesive della cera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 precisamente si tratta di ritagli di seta e di carta dipinti a tempera e poi applicati in corrispondenza di zone prestabilite e ben determinate. Per il quadretto di <em>Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio<\/em> sono stati riscontrati inserti di seta dipinta nelle anatomie dei due personaggi protagonisti della scena: tali elementi si ritrovano, infatti, in corrispondenza dei volti e degli arti superiori e inferiori e riportano i dettagli dei visi, dei capelli e dei calzari, resi pittoricamente con ricchezza di particolari (<a title=\"Fig. 16. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare del volto di Abramo in seta dipinta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb16.jpg\">Fig. 16<\/a>); inoltre un altro ritaglio di seta \u00e8 localizzato nel margine inferiore sinistro con lo scopo di simulare l\u2019immagine di un sasso su cui l\u2019autrice ha apposto la sua firma a lavoro ultimato (<a title=\"Fig. 17. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare della firma dipinta da Marianna Elmo su una sagoma ritagliata di seta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb17.jpg\">Fig. 17<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella scena di <em>Giuseppe davanti al Faraone<\/em> si individua un\u2019interessante particolarit\u00e0, ovvero la compresenza di inserti sia di seta che di carta: pi\u00f9 precisamente la prima si ritrova nelle figure di Giuseppe, del Faraone e dell\u2019angelo visibile in alto a destra tra le fronde dell\u2019albero (<a title=\"Fig. 18. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare del volto del Faraone realizzato con un inserto di seta dipinta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb18.jpg\">Fig. 18<\/a>); la carta, invece, \u00e8 presente in corrispondenza del gruppo di tre figure secondarie sulla destra della scena nonch\u00e9 sui piccoli frutti tondeggianti osservabili sull\u2019albero alle loro spalle (<a title=\"Fig. 19. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare dei personaggi raffigurati alla destra della scena: in questo caso i volti e gli arti superiori e inferiori sono realizzati con ritagli di carta dipinta.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb19.jpg\">Fig. 19<\/a>). Infine, anche in questo caso, sul margine inferiore sinistro probabilmente era presente un\u2019ulteriore sagoma di seta, posta con l\u2019intento di raffigurare un sasso, su cui la Elmo ha dipinto la propria firma, secondo una prassi ormai comune e gi\u00e0 verificata sui numerosi manufatti riferiti alla ricamatrice leccese; in questo caso l\u2019inserto non \u00e8 pi\u00f9 esistente ma le tracce ancora visibili permettono di ipotizzarne l\u2019originaria presenza con un discreto margine di certezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad una visione complessiva delle due opere i fili di seta impiegati risultano di spessore variabile, mentre all\u2019osservazione al microscopio a 40x essi mostrano generalmente una torsione in senso antiorario, indicata come <em>torsione contraria<\/em> o a <em>S<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019applicazione sul supporto mostra delle analogie con la tecnica del ricamo definita a \u201cpunto posato\u201d, cos\u00ec come gi\u00e0 ricordato da Marialuisa Rizzini nel suo saggio presente all\u2019interno del catalogo della mostra tenutasi a Bari tra dicembre 2003 e gennaio 2004<sup><a href=\"#footnote_10_1160\" id=\"identifier_10_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. RIZZINI, Appunti per una storia&hellip;, 2003, pp. 36-39.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, nel caso dei quadretti in esame, Marianna Elmo ha fatto uso di fili continui, quindi non tagliati, che venivano riavvolti su loro stessi fino al completamento della campitura; inoltre per facilitare questa laboriosa operazione, l\u2019artista ha impiegato probabilmente degli strumenti appuntiti riconoscibili dai segni ancora visibili sulla superficie. In particolare il riavvolgimento dei filati \u00e8 avvenuto presumibilmente tramite l\u2019ausilio di spilli metallici molto sottili o di strumenti a punta del tutto analoghi, fissati sulla superficie di cera ed in seguito rimossi, una volta conclusa la fase di applicazione dei fili. Questi spilli sono riconoscibili per la forma \u201cad anelli\u201d assunta dal filato nelle estremit\u00e0 delle campiture oltre che dai segni lasciati dallo strumento, visibili sullo strato di cera sotto forma di piccoli fori tondeggianti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il definitivo incollaggio probabilmente \u00e8 avvenuto per mezzo di uno strumento metallico, impiegato per scaldare la superficie e consentire il rammollimento della cera relativa allo strato preparatorio sottostante<sup><a href=\"#footnote_11_1160\" id=\"identifier_11_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per una maggiore chiarezza su questa tipologia di strumento di lavorazione, si pu&ograve; associare la punta metallica riscaldante impiegata dalla Elmo ad una sorta di spatola calda.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dall\u2019osservazione attenta delle diverse campiture, in particolare dall\u2019analisi del loro diverso orientamento, \u00e8 possibile supporre la cronologia di realizzazione delle varie forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso specifico, una volta applicati gli inserti dipinti, l\u2019artista in un primo momento ha eseguito le sagome delle figure, i dettagli del tronco e delle foglie (<em>Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio<\/em>), il tendaggio e la colonna (<em>Giuseppe davanti al Faraone<\/em>); successivamente ha riempito gli spazi restanti relativi ai fondi del cielo o del paesaggio, cos\u00ec da creare un effetto paragonabile a quello dei pi\u00f9 comuni commessi in pietre dure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto concerne i fili \u00e8 possibile riscontrare diversi orientamenti che contribuiscono a rendere pi\u00f9 realistica la resa generale dell\u2019immagine figurata. In particolare per il cielo (<em>Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio<\/em>) o per il suolo (<em>Giuseppe davanti al Faraone<\/em>) i fili sono ordinati parallelamente rispetto alla direzione orizzontale della scena; al contrario essi sono disposti con orientamento verticale in corrispondenza degli elementi architettonici come la colonna ed il suo basamento nel caso del quadretto che riproduce la scena di <em>Giuseppe davanti al Faraone<\/em>; infine sulla vegetazione e sui panneggi i filati seguono l\u2019andamento delle forme quasi come le pennellate cariche di colore mosse dalla mano creativa di un abile pittore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scopo di orientare diversamente la direzione dei filati sulla superficie \u00e8 da mettere in relazione con la volont\u00e0 di sviluppare nell\u2019opera un forte dinamismo proprio attraverso la materia e di conferire uno spiccato senso di movimento all\u2019immagine rappresentata. Ci\u00f2 \u00e8 possibile grazie anche alle propriet\u00e0 fisiche della seta, in riferimento soprattutto alla caratteristica di mantenere un aspetto pi\u00f9 o meno lucido a seconda dell\u2019incidenza della luce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, attraverso uno studio attento delle singole campiture, \u00e8 stato individuato un accorgimento tecnico molto significativo utilizzato da Marianna Elmo per aumentare il senso di profondit\u00e0 dell\u2019intera rappresentazione. Infatti laddove l\u2019artista voleva accentuare i diversi piani e i passaggi netti tra i volumi delle figure, la separazione delle campiture di colore \u00e8 ulteriormente definita attraverso un filato che segue perfettamente il disegno ed il profilo delle varie forme: nella scena di <em>Giuseppe davanti al Faraone<\/em>, ad esempio, \u00e8 possibile riconoscere questa caratteristica nelle architetture, nel trono e nelle pieghe dei panneggi o del tendaggio, ben distinti dai fondi del cielo e del paesaggio (<a title=\"Fig. 20. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare che mostra il diverso orientamento dei fili in relazione alla zona rappresentata: orizzontale per il cielo, verticale per le architetture, irregolare per la vegetazione e i panneggi. L\u2019immagine mette in evidenza anche la presenza del filo di contorno tra le campiture impiegato dalla Elmo per sottolineare la separazione netta tra i volumi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb20.jpg\">Fig. 20<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, nelle zone in cui l\u2019intenzione dell\u2019artista era quella di rendere un effetto sfumato tra le campiture il filo di contorno risulta assente, cos\u00ec da mantenere un passaggio graduale tra le colorazioni: tale aspetto \u00e8 ben visibile, ad esempio, nei particolari delle fronde degli alberi e nei dettagli della vegetazione relativi ad entrambe le scene raffigurate (<a title=\"Fig. 21. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare delle fronde dell\u2019albero in cui l\u2019effetto sfumato tra le campiture \u00e8 accentuato dall\u2019assenza del filo di contorno.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb21.jpg\">Fig. 21<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019ulteriore caratteristica riscontrata nella scena di <em>Abramo che conduce Isacco sulla via del sacrificio<\/em> \u00e8 la presenza di alcuni dettagli dipinti con colore grigio scuro direttamente sulle campiture con fili di seta: in particolare si fa riferimento ad uno dei rami appartenenti all\u2019albero centrale nonch\u00e9 ad alcune foglie in primo piano in corrispondenza del margine inferiore<sup><a href=\"#footnote_12_1160\" id=\"identifier_12_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In merito ai particolari dipinti sui fili di seta resta da chiarire se si tratta di una precisa intenzione da parte dell&rsquo;artista, quindi da considerare come parte integrante della tecnica esecutiva, o se piuttosto siano da riferire ad interventi successivi alla realizzazione originale del manufatto.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, come gi\u00e0 attestato su altri manufatti della Elmo, la gamma cromatica impiegata dall\u2019artista leccese appare abbastanza limitata, anche se resta da verificare se la motivazione di una tale scelta sia da ricercare in cause di natura tecnico-conservativa o semplicemente in ragioni di tipo estetico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per i due quadretti in esame, abbastanza simili dal punto di vista della cromia generale, si osservano fili di seta di colore prevalentemente chiaro (avorio, giallo chiaro, giallo oro, celeste, azzurro, verde) in forte contrasto con le tonalit\u00e0 pi\u00f9 scure (brune e nere).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre per arricchire ulteriormente l\u2019opera la ricamatrice leccese ha previsto l\u2019uso di argento filato avvolto intorno ai fili di seta: infatti questi filati metallici contribuiscono ad aumentare notevolmente l\u2019impatto visivo generale dal momento che, in aggiunta all\u2019orientamento diversificato delle campiture, essi determinano ulteriori effetti di riflessione della luce (<a title=\"Fig. 22. Marianna Elmo, met\u00e0 del XVIII secolo, &lt;i&gt;Giuseppe davanti al Faraone&lt;\/i&gt;, filo posato e incollato su supporto incerato, Palermo, collezione privata. Particolare osservato al microscopio a 40x: \u00e8 possibile riscontrare la presenza di fili d\u2019argento avvolti intorno a quelli di seta con lo scopo di impreziosire il manufatto e arricchire l\u2019effetto visivo complessivo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/seb22.jpg\">Fig. 22<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La testimonianza di un tale senso di ricercatezza \u00e8 osservabile su entrambi i quadretti e in particolare in corrispondenza delle vesti di Abramo e Isacco per la prima scena, nei tendaggi o nei panneggi di Giuseppe, del Faraone e degli angeli per la seconda rappresentazione<sup><a href=\"#footnote_13_1160\" id=\"identifier_13_1160\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le caratteristiche tecniche dei due quadretti della Elmo descritti in questa sede risultano del tutto analoghe a quelle di altre opere firmate dall&rsquo;artista leccese, alcune delle quali sono state analizzate in occasione di un intervento di restauro. Cfr. N. D&rsquo;ARBITRIO, I pannelli a fili di seta ed argento filato dei secoli XVII e XVIII nelle collezioni del Museo di San Martino a Napoli. Appunti ed analisi di un restauro, in Il filo di Marianna&hellip;, 2003, pp. 47-48.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1160\" class=\"footnote\">C. GELAO, <em>Il filo di Marianna. Appunti e ipotesi su Marianna Elmo e su altri ricamatori leccesi sei-settecenteschi<\/em>, in <em>Il filo di Marianna. Marianna Elmo quadri a fili incollati e collages nell\u2019arte meridionale del Settecento<\/em>, catalogo della mostra (Bari, Pinacoteca Provinciale, 13 dicembre 2003 \u2013 31 gennaio 2004) a cura di C. Gelao, Lavello (PZ) 2003, pp. 15-24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1160\" class=\"footnote\">M. RIZZINI, <em>Appunti per una storia della tecnica a \u201cfilo incollato\u201d<\/em>, in <em>Il filo di Marianna<\/em>\u2026, 2003, pp. 35-46.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1160\" class=\"footnote\">M. LOIACONO,<em> Sul repertorio iconografico della bottega degli Elmo<\/em>, in <em>Il filo di Marianna<\/em>\u2026, 2003, pp. 29-34.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1160\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>, cat. 30.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1160\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>, cat. 32, 33, 34.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1160\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>, cat. 28.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1160\" class=\"footnote\">La storica dell\u2019arte Marialuisa Rizzini, richiamando la prima indicazione di Elisa Ricci risalente al 1925, suggerisce la dicitura di \u201cfilo posato e incollato su supporto incerato\u201d o, pi\u00f9 semplicemente, di \u201cfilo incollato\u201d. Cfr. M. RIZZINI, <em>Appunti per una storia <\/em>\u2026, 2003, p. 38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1160\" class=\"footnote\">In entrambi i casi il formato dei quadretti \u00e8 rettangolare orizzontale. Sul <em>verso<\/em>, inoltre, \u00e8 stata riscontrata l\u2019iscrizione diretta \u201cmarigliano\u201d realizzata con penna di colore blu e databile al XX secolo.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1160\" class=\"footnote\">La trasparenza alla luce \u00e8 una caratteristica della cera che \u00e8 stata messa in evidenza anche nello studio della tecnica esecutiva di una ceroplastica siciliana realizzata dalla scultrice Anna Fortino tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, raffigurante il <em>Cristo deposto<\/em>; il prezioso manufatto, oggi conservato ed esposto in una delle sale del Museo Diocesano di Palermo, \u00e8 stato oggetto di un recente intervento di restauro, progettato ed eseguito da Mauro Sebastianelli, in cui si \u00e8 avuta l\u2019occasione di indagare a fondo le specificit\u00e0 tecniche dell\u2019opera e le propriet\u00e0 chimico-fisiche del materiale costitutivo. Per ulteriori approfondimenti si veda: M. L. AMADORI \u2013 R. BURESTA \u2013 A. CASOLI \u2013 M. SEBASTIANELLI, <em>La ceroplastica in Sicilia. Studio e restauro<\/em>, Ariccia (RM) 2011, pp. 55-80.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1160\" class=\"footnote\">Le cere animali, vegetali e minerali hanno punti di fusione compresi tra i 40 e gli 80 \u00b0C ma risultano malleabili e plasmabili anche a temperature di poco inferiori per cui possono essere facilmente lavorate a caldo senza rischiare di comprometterne le caratteristiche di stabilit\u00e0 ed inerzia chimica. Cfr. M. L. AMADORI \u2013 R. BURESTA \u2013 A. CASOLI \u2013 M. SEBASTIANELLI, <em>La ceroplastica in Sicilia<\/em>\u2026, 2011, pp. 41-54. Per ulteriori approfondimenti sulle propriet\u00e0 delle cere si veda: M. MATTEINI \u2013 A. MOLES, <em>La chimica nel restauro. I materiali nell\u2019arte pittorica<\/em>, (1989), Firenze 2004, pp. 172-178.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1160\" class=\"footnote\">M. RIZZINI, <em>Appunti per una storia<\/em>\u2026, 2003, pp. 36-39.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1160\" class=\"footnote\">Per una maggiore chiarezza su questa tipologia di strumento di lavorazione, si pu\u00f2 associare la punta metallica riscaldante impiegata dalla Elmo ad una sorta di spatola calda.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1160\" class=\"footnote\">In merito ai particolari dipinti sui fili di seta resta da chiarire se si tratta di una precisa intenzione da parte dell\u2019artista, quindi da considerare come parte integrante della tecnica esecutiva, o se piuttosto siano da riferire ad interventi successivi alla realizzazione originale del manufatto.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1160\" class=\"footnote\">Le caratteristiche tecniche dei due quadretti della Elmo descritti in questa sede risultano del tutto analoghe a quelle di altre opere firmate dall\u2019artista leccese, alcune delle quali sono state analizzate in occasione di un intervento di restauro. Cfr. N. D\u2019ARBITRIO, <em>I pannelli a fili di seta ed argento filato dei secoli XVII e XVIII nelle collezioni del Museo di San Martino a Napoli. Appunti ed analisi di un restauro<\/em>, in <em>Il filo di Marianna<\/em>\u2026, 2003, pp. 47-48.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1160\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>elvi.damico@alice.it &#8211; maurosebastianelli@hotmail.com Due inediti quadretti a fili incollati di Marianna Elmo DOI: 10.7431\/RIV05062012 Elvira D\u2019Amico Di recente acquisizione in una collezione privata di Palermo <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1160\" title=\"Elvira D&#8217;Amico &#8211; Mauro Sebastianelli\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1228,"menu_order":5,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1160"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1160"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1160\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1465,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1160\/revisions\/1465"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1228"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1160"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}