{"id":1135,"date":"2012-06-27T17:58:19","date_gmt":"2012-06-27T17:58:19","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1135"},"modified":"2013-06-13T00:04:19","modified_gmt":"2013-06-13T00:04:19","slug":"roberta-cruciata","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1135","title":{"rendered":"Roberta Cruciata"},"content":{"rendered":"<p>robertacruciata@tiscali.it<\/p>\n<h3><strong>Il Beato Agostino Novello nelle arti decorative e nella cultura artistica dei secoli XIV-XIX tra Toscana e Sicilia<\/strong><\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV05022012<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fama di santit\u00e0 di Agostino Novello, Beato agostiniano sulle cui origini, verosimilmente siciliane, sono state tramandate nel corso dei secoli discordanti notizie, risale a pochi anni dopo la sua morte, avvenuta a Siena il 19 maggio 1309<sup><a href=\"#footnote_0_1135\" id=\"identifier_0_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. R&Eacute;AU, Iconographie de l&rsquo;Art Chr&eacute;tien, t.&nbsp; III, vol. I , Paris 1958, p. 157; G. KAFTAL, Saints in Italian Art. Iconography of the Saints in Tuscan Painting, Florence 1952, p. 117; Idem, Saints in Italian Art. Iconography of the Saints in Central and South Italian Painting, Florence 1965, p. 145.\nAppare certo che nome di battesimo del Beato fosse Matteo (A. M. GIACOMINI, Agostino Novello, in Bibliotheca Sanctorum, vol. I, Roma 1961, II ris. 1990, p. 601). Se la sua nascita da una nobile famiglia dovrebbe collocarsi nella prima met&agrave; del XIII secolo, probabilmente nel quarto decennio, vi sono dei dubbi riguardo la citt&agrave; d&rsquo;origine. Kaftal riporta che il Beato Agostino nacque a Termini Imerese (G. KAFTAL, Saints &hellip;, 1952, p. 117; IDEM, Saints &hellip;, 1965, p. 145. Cfr. anche G. LO CASCIO, Descrizione dell&rsquo;origine, vita, costumi, morte e miracoli del B. Agostino da Termene, Palermo 1611; G. LIOTTA, Il Beato Agostino Novello, Palermo 1977), ma egli cita anche Terni e Terranova (Si tratta dell&rsquo;odierna Gela. Cfr. inoltre A. CORRAO, La Patria del Beato Agostino Novello, Roma 1915). Giacomini d&agrave; invece per certa la nascita del Beato a Taormina (A. M. GIACOMINI, in Bibliotheca &hellip;, 1990, p. 601), ma non manca di nominare Tarano (Cfr. anche G. ORSINI, Vita del B. Agostino Novelli da Tarano in Sabina, Roma 1707; A. VASSALLO, Agostino Novelli a servizio del regno di Sicilia e del papato, in Matteo Novelli e l&rsquo;agostinismo politico del trecento, Palermo 1983). Taluni ipotizzano, invece, una sua possibile origine palermitana (Cfr. B. RIERA, Vita Beati Augustini Novelli, Panormi 1664 e V. AURIA, Il Beato Agostino Novelli palermitano, Palermo 1710).\nDopo gli studi di diritto civile e canonico a Bologna, Matteo fu Prefetto della Curia presso la corte palermitana del re Manfredi di Svevia. Momento cruciale di questo periodo fu la sua partecipazione, nel 1266, alla battaglia di Benevento, evento che vide l&rsquo;uccisione di Manfredi da parte di Carlo d&rsquo;Angi&ograve; e la conseguente conquista angioina del Regno di Sicilia. Infatti, durante la battaglia, egli venne gravemente ferito e abbandonato sul campo; verosimilmente, fu proprio in questa occasione che egli matur&ograve; la decisione di abbracciare la vita religiosa, ritirandosi nel convento degli Agostiniani di Palermo e mutando il suo nome (Cfr. P. B. MINISTERI OSA, La Chiesa ed il Convento di S. Agostino a Palermo, presentazione di M.C. DI NATALE, Palermo 1994, pp. 9-10, 145. Invece, A. VASSALLO, Agostino Novelli &hellip;, 1983, p. 93 ritiene che &ldquo;molto probabilmente fu l&rsquo;eremo degli Scirpi presso Messina che accolse il nobile Matteo Novelli e ne fece l&rsquo;umile fra Agostino da Terano [&hellip;]&rdquo;).\nCos&igrave;, nell&rsquo;anonimato pi&ugrave; assoluto, il Beato si trasfer&igrave; in Toscana, visitando da sud a nord la maggior parte degli eremi della provincia senese (Per approfondimenti, cfr. O. REDON, L&rsquo;eremo, la citt&agrave; e la foresta, in Lecceto e gli Eremi Agostiniani in terra di Siena, Cinisello Balsamo-Milano 1990, p. 33). Successivamente a Roma, fu ordinato sacerdote dall&rsquo;allora Priore Generale degli Agostiniani, il Beato Clemente da Osimo, che lo coinvolse nella revisione delle Costituzioni dell&rsquo;Ordine, promulgate nel Capitolo Generale di Ratisbona nel 1290. Il Nostro fu poi confessore, consigliere e Penitenziere Apostolico di Papa Niccol&ograve; IV, ministero che svolse anche sotto altri due Papi, Celestino V e Bonifacio VIII. Il 25 maggio 1298 fu poi eletto Priore Generale dell&rsquo;Ordine, nomina che egli avrebbe mantenuto fino al 1300, data nella quale vi rinunci&ograve; per ritirarsi a vita solitaria e contemplativa. Agostino visse cos&igrave; i suoi ultimi anni nell&rsquo;eremo di San Leonardo della Selva del Lago, nei pressi di Siena, dedicandosi alla preghiera e alla carit&agrave;. Nel 1305 si occup&ograve; della redazione del primo statuto dell&rsquo;Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena\nA seguito dei numerosi miracoli operati per sua intercessione, dopo la sua morte il corpo fu traslato nella chiesa di S. Agostino di Siena dove sarebbe rimasto fino al 1977, anno in cui fu trasferito a Termini Imerese, di cui era Patrono sin dal 23 maggio 1723 (Rimasero a Siena soltanto alcune reliquie, per cui cfr. G. LIOTTA, Il Beato &hellip;, 1977, pp. 55-61, che riporta il Verbale di ricognizione canonica del Corpo e delle Reliquie del B. Agostino Novello, Agostiniano, eseguita nella Chiesa parrocchiale di S. Agostino in Siena il giorno 21 Ottobre 1976). Il suo culto, ratificato con la Beatificazione, fu approvato l&rsquo;11 luglio 1759 da Papa Clemente XII.\">1<\/a><\/sup>. Ci\u00f2 \u00e8 evidente considerando la produzione artistica toscana e siciliana, e nello specifico quella senese e termitana, che lo riguarda, fiorente in un arco di tempo compreso tra il XIV e il XIX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La diffusione del culto di questo Beato e le origini della sua iconografia sono da ricondurre alla Siena di inizio Trecento: il riferimento \u00e8 al dipinto <em>Il Beato Agostino Novello e quattro suoi miracoli <\/em>di Simone Martini (<a title=\"Fig. 1. Simone Martini, &lt;i&gt;Il Beato Agostino Novello e quattro suoi miracoli&lt;\/i&gt;, Siena, Pinacoteca Nazionale. Su concessione del Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali. Foto Soprintendenza BSAE di Siena e Grosseto.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/cru01.jpg\">Fig. 1<\/a>), che divenne in breve tempo il modello a cui guard\u00f2 la successiva produzione artistica toscana e non solo<sup><a href=\"#footnote_1_1135\" id=\"identifier_1_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio la Dott.ssa Annamaria Guiducci per la sua gentilezza e il suo aiuto durante il periodo delle mie ricerche a Siena. Desidero ringraziare anche il Prof. Raffaele Argenziano.\">2<\/a><\/sup>. La devozione nei confronti del Beato Agostino fu molto sentita e viva per tutto il secolo e poi ancora nel successivo, mentre in Sicilia, e in particolar modo a Termini Imerese, cittadina della provincia di Palermo tra le localit\u00e0 che nel corso del tempo ne hanno reclamato i natali, il culto nei suoi confronti ebbe un grande impulso nella prima met\u00e0 del XVII secolo, in seguito all\u2019arrivo in citt\u00e0, il 25 luglio 1620, di alcune sue venerate reliquie (ulna e radio) donate dal Granduca di Toscana Cosimo II de\u2019 Medici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A prescindere da quelli che furono i natali del Beato Agostino, \u00e8 indubbio che a Termini nel corso dei secoli si svilupp\u00f2 una produzione artistica molto vivace e articolata, fino al progressivo affermarsi di un\u2019iconografia che, avendo alla base il modello fissato dall\u2019opera senese di Simone Martini, ben presto si deline\u00f2 con caratteri precisi e originali rispetto a quanto era stato precedentemente in Toscana. In questo contesto le arti decorative rappresentarono un efficace mezzo di propaganda funzionale alla diffusione di una devozione nei confronti del Beato soprattutto in quegli strati della popolazione poco o per nulla colti e meno agiati, e per questo pi\u00f9 soggetti a disagi di varia natura e con una forte religiosit\u00e0, a maggior ragione \u00a0indirizzata a Beati o Santi di origine locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo un\u2019antica tradizione, il Nostro figurerebbe \u00a0in abiti da guerriero in una porzione superstite della decorazione pittorica del soffitto ligneo della chiesa di Sant\u2019Agostino a Palermo. Per il Corrao si tratta del \u201cB. Agostino Novelli, poich\u00e9 1) porta in capo una corona principesca [\u2026] e questa esprime la dignit\u00e0 di Vicer\u00e8, conferitagli da Re Manfredi; 2) alla destra ha uno stemma gentilizio, significante la nobilt\u00e0 del suo casato [\u2026]; 3) alla sinistra una spada, che accusa la qualit\u00e0 di guerriero, per cui egli and\u00f2 a combattere nella battaglia di Benevento a difesa del suo signore\u201d<sup><a href=\"#footnote_2_1135\" id=\"identifier_2_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A CORRAO, Sopra la dimora degli Agostiniani a Palermo, Palermo 1921, p.9. Cfr. anche P. B. MINISTERI OSA, La Chiesa &hellip;, 1994, p. 25.\">3<\/a><\/sup>. Ora, si tratta di un\u2019iconografia davvero particolare che non trova corrispettivi n\u00e9 in Sicilia n\u00e9 in Toscana, tesa a mettere in evidenza la nobilt\u00e0 dei suoi natali e il periodo trascorso alla corte del re Manfredi prima della conversione. Soltanto un\u2019eventuale precisa scelta della committenza in questo senso, volta a dare lustro alle origini del convento palermitano dove, secondo la tradizione, il Beato aveva preso l\u2019abito agostiniano, potrebbe aiutare a spiegarla.<\/p>\n<p>Ritornando all\u2019arrivo, nel luglio del 1620, delle sacre reliquie del Beato Agostino nella citt\u00e0 di Termini, non si hanno notizie circa la loro prima sistemazione. Successivamente furono collocate entro un\u2019urna d\u2019argento, opera del 1622 del celebre argentiere Michele Ricca<sup><a href=\"#footnote_3_1135\" id=\"identifier_3_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. LIOTTA, Il Beato&hellip;, 1977, p.45.\">4<\/a><\/sup>. Scrive Maurizio Vitella che \u201cl\u2019aver fatto eseguire la prima urna a questo argentiere palermitano conferma la grande devozione che i termitani nutrivano verso il loro Beato concittadino. Michele Ricca, infatti, documentato attivo dal 1614 al 1659, era uno dei migliori artisti attivi nel palermitano, impegnato a fornire varie suppellettili ai Padri Domenicani del capoluogo, ad approntare l\u2019arca di San Gerlando per il Duomo di Agrigento e a \u201cscolpire\u201d la mazza capitolare per la Chiesa Madre della vicina Caccamo\u201d<sup><a href=\"#footnote_4_1135\" id=\"identifier_4_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, Gli argenti della Maggior Chiesa di Termini Imerese tra devozione, arte e liturgia, in M. VITELLA, Gli Argenti della Maggior Chiesa di Termini Imerese, saggio introduttivo di M.C. DI NATALE, Termini Imerese 1996, p. 37. Per M. RICCA, cfr. L. e N. BERTOLINO, Indice degli orefici e argentieri di Palermo, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale, Milano 1989, p. 404. Ed ancora, cfr. M.C. DI NATALE, Michele Ricca, in L. SARULLO, Dizionario degli Artisti Siciliani. Arti Applicate, vol. IV, a cura di M. C. Di Natale, in corso di stampa.\">5<\/a><\/sup>. Purtroppo, non si hanno notizie di questa cassa argentea, che nella prima met\u00e0 del XVIII secolo fu poi sostituita dal reliquiario ad urna a giorno in argento sbalzato e cesellato (<a title=\"Fig. 2. Argentiere palermitano, 1735, &lt;i&gt;Reliquiario ad urna del Beato Agostino Novello&lt;\/i&gt;, Termini Imerese, Chiesa Madre San Nicola di Bari.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/cru02.jpg\">Fig. 2<\/a>) attualmente collocato alla sinistra dell\u2019altare della cappella dedicata al Beato all\u2019interno del Duomo termitano<sup><a href=\"#footnote_5_1135\" id=\"identifier_5_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. VITELLA, Gli argenti &hellip;, 1996, p. 37.\">6<\/a><\/sup>. Si tratta di un\u2019opera realizzata nel 1735 a Palermo: l\u2019urna presenta l\u2019emblema del capoluogo siciliano, ovvero l\u2019aquila a volo alto e la sigla RVP (<em>Regia Urbs Panormi<\/em>)<sup><a href=\"#footnote_6_1135\" id=\"identifier_6_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. ACCASCINA, I Marchi delle argenterie e oreficerie siciliane, Busto Arsizio 1976; S. BARRAJA, I marchi degli argentieri e orafi di Palermo dal XVII secolo ad oggi, saggio introduttivo di M. C. DI NATALE, Milano 1996.\">7<\/a><\/sup>, e il punzone alfanumerico del console degli orafi e argentieri di Palermo AG735, che si riferisce ad Antonio Gullotta, documentato alla pi\u00f9 alta carica proprio in quell\u2019anno<sup><a href=\"#footnote_7_1135\" id=\"identifier_7_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VITELLA, Gli argenti &hellip;, 1996, p. 37. Cfr. anche IDEM, Scheda 23, in M. VITELLA, Gli argenti &hellip;, 1996, pp. 89-91.\">8<\/a><\/sup>. Il reliquiario ad urna, a pianta quadrangolare con lati rettangolari e copertura piramidale, tipologicamente si pu\u00f2 accostare ad altre tre opere, cronologicamente antecedenti, realizzate per la Maggior Chiesa di Termini: si tratta delle urne destinate ad accogliere le spoglie di Santa Candida, Santa Basilla e San Calogero romano<sup><a href=\"#footnote_8_1135\" id=\"identifier_8_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per approfondimenti, cfr. IDEM, pp. 37-38.\">9<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il tesoro di Santa Maria della Scala di Siena custodisce un prezioso reliquiario contenente un dito del Beato Agostino Novello in argento sbalzato e cesellato, legno e vetro, opera di orafo senese di fine XVII-inizio del XVIII secolo<sup><a href=\"#footnote_9_1135\" id=\"identifier_9_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. D. GALLAVOTTI CAVALLERO, Lo Spedale di Santa Maria della Scala in Siena vicenda di una committenza artistica, prefazione di C. BRANDI, Pisa 1985, p. 342; Scheda 38, in L&rsquo;Oro di Siena. Il Tesoro di Santa Maria della Scala, catalogo della mostra a cura di L. Bellosi, Ginevra-Milano 2001, p. 171.\">10<\/a><\/sup>, ma ancora fortemente legato a moduli stilistici seicenteschi (<a title=\"Fig. 3. Orafo senese, fine XVII-inizio XVIII sec., &lt;i&gt;Reliquiario del Beato Agostino Novello&lt;\/i&gt;, Siena, tesoro di Santa Maria della Scala. IMMAGINE TRATTA DA L\u2019Oro di Siena. Il Tesoro di Santa Maria della Scala, catalogo della mostra a cura di L. Bellosi, Ginevra-Milano 2001.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/cru03.jpg\">Fig. 3<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritornando al reliquiario ad urna di Termini, \u00e8 d\u2019interesse evidenziare come, a distanza di poco pi\u00f9 di quattro secoli, nei due medaglioni laterali in cui compare a sbalzo il Beato Agostino la sua iconografia presenti alcune divergenze rispetto al canone fissato agli inizi del XIV secolo<sup><a href=\"#footnote_10_1135\" id=\"identifier_10_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Scrive A. BAGNOLI, Scheda 7, in Simone Martini e &ldquo;chompagni&rdquo;, catalogo della mostra, Firenze 1985, p. 60, che il dipinto risulta &ldquo;coerente con l&rsquo;attivit&agrave; simoniana dei primi anni venti&rdquo;, aggiungendo che &ldquo;bisogner&agrave; pensare che l&rsquo;opera gi&agrave; splendesse sull&rsquo;altare in occasione della festa del 1324 [&hellip;] e che la sua commissione fosse stata un&rsquo;idea concepita in occasione del primo decennale della morte del Beato&rdquo;. Cfr. pure IDEM, La Maest&agrave; di Simone Martini, Cinisello Balsamo 1999, p. 137.\">11<\/a><\/sup> dall\u2019opera di Simone Martini, di cui si dir\u00e0 tra poco, con la quale continua a mantenere comunque uno stretto legame. Il suo volto \u00e8 ancora circondato dall\u2019aureola raggiata come nella tavola di Simone, ed egli ugualmente tiene il libro in mano, ma il suo attributo iconografico pi\u00f9 tipico, ovvero l\u2019angioletto sussurrante all\u2019orecchio, \u00e8 in questo caso raffigurato sotto forma di uccello. Colpiscono poi almeno altri due elementi: la chiave che il Nostro impugna con la mano destra, riferimento al libero accesso che durante la sua vita aveva avuto nei palazzi Apostolici che \u00e8 del tutto estraneo alla cultura toscana, e che sarebbe diventato pressoch\u00e9 una costante nella produzione artistica siciliana del XVIII e del XIX secolo; e il teschio, su cui egli posa la mano sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E venendo all\u2019opera del Martini, a cui si \u00e8 pi\u00f9 volte fatto cenno finora, essa faceva parte originariamente del complesso sepolcrale dedicato al Beato nella chiesa di Sant\u2019Agostino di Siena<sup><a href=\"#footnote_11_1135\" id=\"identifier_11_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dalla famosa visitazione del vescovo Francesco Bossi del 1575, per cui cfr. Die Kirchen von Siena, a cura di P.A. Riedl-M. Seidel, vol. I, M&uuml;nchen 1985, p. 210, nota 62, sappiamo che doveva trattarsi di una struttura composta da tre parti: un&rsquo;arca di legno contenente le sacre spoglie del Beato e istoriata con episodi della sua vita, un altare e, infine, la tavola di Simone Martini con i miracoli post mortem, unico elemento pervenutoci seppure non perfettamente integro. Per ulteriori approfondimenti, cfr. A. BAGNOLI, in Simone Martini &hellip;, 1985, p. 56 e M. SEIDEL, Scheda 7, in Simone Martini &hellip;, 1985, pp. 68-69. Cfr. anche M. SEIDEL, Condizionamento iconografico e scelta semantica: Simone Martini e la tavola del Beato Agostino Novello, in Simone Martini, Atti del convegno a cura di L. Bellosi, Firenze 1988, pp. 76-77.\">12<\/a><\/sup>, dove venne a costituirsi con forza il culto promosso dagli Agostiniani volto a fare di lui un nuovo patrono della citt\u00e0, in competizione con gli altri ordini mendicanti senesi. Dunque, la prima iconografia del Beato Agostino Novello nasce si da esigenze devozionali e cultuali, ma risentendo indubbiamente della propaganda politico-religiosa portata avanti dagli Agostiniani senesi a favore del proprio Ordine, che in quegli anni aveva nel Nostro un esponente di spicco, dal forte carisma e di sicuro impatto sui fedeli. Il Beato, inserito in un contesto silvestre con alberi e uccellini variopinti a evocare la vita eremitica, \u00e8 raffigurato in piedi con l\u2019abito agostiniano. Colpisce, trattandosi di un Beato, la presenza dell\u2019aureola dorata<sup><a href=\"#footnote_12_1135\" id=\"identifier_12_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Scrive a questo proposito A. BAGNOLI, in Simone Martini &hellip;, 1985, p. 56, che il fatto che il Beato abbia &ldquo;l&rsquo;aureola del Santo, non costituisce un fatto inconsueto. Al contrario si inserisce molto bene in quel diffuso fenomeno di ambito esclusivamente municipale che, tra la fine del Duecento e la prima met&agrave; del Trecento, intender&agrave; promuovere alla gloria degli altari personaggi locali, morti da poco tempo e ancora presenti nella memoria del popolo, distinti per le loro attivit&agrave; religiose e sociali, nonch&eacute; per le loro virt&ugrave; taumaturgiche&rdquo;.\">13<\/a><\/sup> a circondare il volto. Due i suoi attributi iconografici peculiari: l\u2019angelo che gli sussurra all\u2019orecchio, mentre lo indica con l\u2019indice destro, e il libro rosso. Se l\u2019angelo allude alla volont\u00e0 divina, verosimilmente un riferimento all\u2019ingresso del Beato nell\u2019Ordine agostiniano dopo aver superato qualche remora, il libro con molta probabilit\u00e0 si riferisce\u00a0 al fatto che egli per tutta la sua vita segu\u00ec quanto indicato nelle Scritture, oltre ad essere anche un rimando al suo impegno profuso per la redazione delle <em>Constitutiones <\/em>dell\u2019Ordine. Ai lati dello scomparto centrale troviamo invece quattro miracoli <em>post mortem <\/em>verificatisi per sua intercessione (un bambino morso da un cane; un bambino caduto da un\u2019altana; un cavaliere caduto in un burrone; il figlio di Margherita e Minguccio Paganelli caduto dalla culla), \u201cdescritti con la duplice scansione degli <em>ex-voto<\/em>: il momento della tragedia con l\u2019apparizione miracolosa del Beato e quello del rendimento di grazie\u201d<sup><a href=\"#footnote_13_1135\" id=\"identifier_13_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Continuando a considerare la produzione artistica del Trecento senese, la figura del Beato Agostino con la tipica iconografia fissata da Simone Martini sarebbe presente anche in un affresco dell\u2019Ospedale del Santa Maria della Scala, segnalato dal Kaftal come un\u2019opera della scuola di Pietro Lorenzetti<sup><a href=\"#footnote_14_1135\" id=\"identifier_14_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. KAFTAL, Saints .., 1952, p. 118. Cfr. anche V. Kienerk, in Bibliotheca &hellip;, 1990, p. 607.\">15<\/a><\/sup>. Ed ancora, il terzo affresco sulla parete sinistra del grande vano denominato Pellegrinaio, decorato sotto il rettore Giovanni di Francesco Buzzichelli (1434-1444), raffigura proprio il Beato Agostino che conferisce l\u2019investitura al Rettore dello Spedale. Si tratta di un\u2019opera del 1442 di Priamo di Pietro della Quercia<sup><a href=\"#footnote_15_1135\" id=\"identifier_15_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Priamo di Pietro della Quercia, cfr. G. CHELAZZI DINI, Pittura senese dal 1250 al 1450, in G. CHELAZZI DINI &ndash; A. ANGELINI &ndash; B. SANI, Pittura senese, Milano 2002, pp. 249-251.\">16<\/a><\/sup>, fratello dello scultore Jacopo, che narra un episodio verosimilmente mai verificatosi, di cui peraltro le vite del Beato non fanno cenno. Pressappoco negli stessi anni, ritroviamo il Beato Agostino in una commissione per la nuova sacrestia dell\u2019Ospedale, ovvero nello sportello esterno dell\u2019<em>Arliquiera <\/em>di Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta eseguita tra il 1445 e il 1449 ca.<sup><a href=\"#footnote_16_1135\" id=\"identifier_16_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. I. GAGLIARDI, Le reliquie dell&rsquo;Ospedale di Santa Maria della Scala (XIV-XV secolo), in L&rsquo;Oro di Siena &hellip;, 2001, p. 59; G. CHELAZZI DINI, in G. CHELAZZI DINI &ndash; A. ANGELINI &ndash; B. SANI, Pittura senese&hellip;, 2002, p. 258. Diversamente, per D. GALLAVOTTI CAVALLERO, Lo Spedale &hellip;, 1985, p. 173, &ldquo;i pagamenti a Lorenzo Vecchietta nell&rsquo;aprile e nel dicembre 1445, delimitano i termini cronologici della decorazione dell&rsquo;Arliquiera&rdquo;.\">17<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 4. Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta, 1445-1449 ca., &lt;i&gt;Arliquiera&lt;\/i&gt; (a sportelli chiusi), Siena, Pinacoteca Nazionale. Su concessione del Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali. Foto Soprintendenza BSAE di Siena e Grosseto.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/cru04.jpg\">Fig. \u00a04<\/a>). L\u2019opera \u00e8 composta, infatti, da due sportelli dipinti che originariamente chiudevano un vano a muro contenente diverse reliquie allora molto venerate<sup><a href=\"#footnote_17_1135\" id=\"identifier_17_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il pi&ugrave; importante e antico gruppo di reliquie che l&rsquo;Ospedale ancora conserva, proveniente dalle collezioni imperiali di Costantinopoli, fu acquistato nel 1359 a Venezia sotto il rettorato di Andrea Tosi (1357-1361), tramite il fiorentino Pietro di Giunta Torrigiani di Signa. Per ulteriori approfondimenti, cfr. L&rsquo;Oro di Siena &hellip;, 2001.\">18<\/a><\/sup>, precedentemente custodite in un cassone posto ai piedi dell\u2019affresco della <em>Madonna del Manto<\/em> di Domenico di Bartolo nell\u2019omonima cappella; sul lato esterno \u00e8 raffigurata una teoria di Santi e Beati senesi o comunque particolarmente legati alla citt\u00e0 di Siena<sup><a href=\"#footnote_18_1135\" id=\"identifier_18_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Da sinistra a destra e dal basso in alto: San Vittore, Santa Caterina da Siena, il Beato Pietro Pettinaio, il Beato Sorore, San Galgano, San Crescenzio, Sant&rsquo;Ansano, il Beato Ambrogio Sansedoni, San Bernardino, il Beato Agostino Novello, il Beato Andrea Gallerani e San Savino. Nella lunetta sono poi raffigurati l&rsquo;Arcangelo Gabriele, la Crocifissione, la Resurrezione, l&rsquo;Annunziata e, ai due angoli, due volti di serafini.\">19<\/a><\/sup>, tra i quali il Beato Agostino Novello nell\u2019atto di donare l\u2019abito al rettore dello Spedale, mentre sul lato interno troviamo Storie della Passione di Cristo. Dunque il Vecchietta, con una linea ancora decisamente goticheggiante che si staglia sul fondo aureo, a sottolineare ancora di pi\u00f9 l\u2019alone di sacralit\u00e0 dei personaggi rappresentati, ripropone la medesima iconografia gi\u00e0 riscontrata nell\u2019affresco del Pellegrinaio di Priamo della Quercia, evidentemente seguendo quanto richiesto espressamente dalla committenza che, peraltro, per le due opere \u00e8 identica. Il fatto che Agostino sia presente contestualmente ai quattro Santi Patroni di Siena e a Santi o Beati fortemente legati alla citt\u00e0 e alla storia dell\u2019Ospedale sottolinea come ancora alla met\u00e0 del XV secolo il suo culto fosse decisamente radicato e diffuso, soprattutto per il ricordo della sua attivit\u00e0 assistenziale a favore degli ammalati, dei pellegrini e dei bisognosi nonch\u00e9 di quella organizzativa svolta all\u2019interno del Santa Maria della Scala.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In considerazione delle opere che ci sono pervenute, appare comunque evidente come gi\u00e0 a partire dal XVI secolo in qualche modo si attenui progressivamente la \u201cfortuna\u201d del Beato Agostino: la questione \u00e8 senza dubbio da mettere in relazione con l\u2019affermarsi del culto particolarmente forte e sentito nei confronti di San Bernardino e Santa Caterina, canonizzati rispettivamente nel 1450 e nel 1461. Inoltre, a differenza dei cosiddetti Santi o Beati <em>novelli<\/em>, Agostino non poteva neppure vantare natali senesi, e questo ritengo che col passare del tempo abbia influito e non poco. Non a caso, in una serie di tredici dipinti del XVII secolo conservati nella Sagrestia della Societ\u00e0 di Esecutori di Pie Disposizioni del Santa Maria della Scala<sup><a href=\"#footnote_19_1135\" id=\"identifier_19_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ringrazio sentitamente il Dott. Enrico Toti per avermi dato la possibilit&agrave; di visionare le opere in questione.\">20<\/a><\/sup>, accanto ai vari Beati \u201cautoctoni\u201d Pietro Pettinaio, Ambrogio Sansedoni, Andrea Gallerani, Giovanni Colombini, Gioacchino dei Serviti, Franco da Grotti, etc., il Nostro non figura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo ritroviamo, invece, in un dipinto di inizio Settecento dell\u2019Eremo di Lecceto, dove egli appare entro un tondo in atteggiamento benedicente e a mezzo busto; sotto di lui si trova un cartiglio, che lo indica come Beato Agostino Novello da Terano. Contestualmente sono presenti altri trentadue Beati agostiniani che circondano il Cristo crocifisso che si trova al centro della tavola, conosciuta come l\u2019<em>Albero genealogico della santit\u00e0 fiorita a Lecceto<\/em>. I personaggi rappresentati sono dunque trentatr\u00e9, come gli anni di Cristo quando mor\u00ec sulla croce, e la loro presenza nell\u2019opera si giustifica come \u201cdiscendenza\u201d del sangue del Redentore, nel cui nome vissero esemplarmente le loro vite terrene. D\u2019altra parte, il Beato Agostino Novello doveva figurare in diverse opere dell\u2019Eremo di San Leonardo al Lago, purtroppo non pervenuteci<sup><a href=\"#footnote_20_1135\" id=\"identifier_20_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. G. KAFTAL, Saints&nbsp; .., 1952, p. 121; A. CORNICE, San Leonardo al Lago. Gli affreschi di Lippo Vanni, in Lecceto&hellip;, 1990, pp. 297-299.\">21<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u1f19 del 1755 una statua in stucco che si trova nella chiesa di Sant\u2019Agostino di Siena, prima opera nota dello scultore Giuseppe Silini, che si fa apprezzare per il senso di moto impresso alla figura stante e per l\u2019arioso panneggio dell\u2019abito del Beato (<a title=\"Fig. 5. G. Silini, 1755, &lt;i&gt;Il B. Agostino Novello&lt;\/i&gt;, Siena, Chiesa di Sant\u2019Agostino.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/cru05.jpg\">Fig. 5<\/a>). La realizzazione della statua, collocata tra il secondo e il terzo altare della navata destra, \u00e8 da mettere in relazione con il rifacimento neoclassico della chiesa da parte dell\u2019architetto napoletano Luigi Vanvitelli, dopo il grave incendio del 1747. Ai fini del nostro discorso, colpisce nell\u2019opera la presenza del teschio, con il quale Agostino in atteggiamento estatico sembra instaurare un muto colloquio. Si tratta di attributo iconografico insolito e non documentato in ambito toscano prima di questo momento, presente invece, come gi\u00e0 visto, in un\u2019opera siciliana pressoch\u00e9 coeva, ovvero nei medaglioni laterali dell\u2019urna reliquiaria del 1735 di Termini Imerese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E rimanendo in Sicilia, il dipinto pi\u00f9 antico tra quelli custoditi a Termine Imerese che riguarda Agostino Novello \u00e8 attribuito<sup><a href=\"#footnote_21_1135\" id=\"identifier_21_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;AMICO, Scheda 13.,&nbsp; in XV Catalogo di opere d&rsquo;arte restaurate (1986-1990), Palermo 1994, pp. 81-82.\">22<\/a><\/sup> al pittore e architetto termitano Vincenzo La Barbera<sup><a href=\"#footnote_22_1135\" id=\"identifier_22_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Vincenzo La Barbera, cfr. M. C. RUGGIERI-TRICOLI, La Barbera Vincenzo, in L. Sarullo, Dizionario degli artisti siciliani. Architettura, I, a cura di M. C. Ruggieri Tricoli, Palermo 1993, pp. 241-243.\">23<\/a><\/sup>, verosimilmente realizzato intorno al 1620 in occasione delle solenni celebrazioni per la traslazione delle reliquie del Beato dalla citt\u00e0 di Siena (<a title=\"Fig. 6. V. La Barbera (attr.), 1620 ca., &lt;i&gt;Il Beato Agostino Novello&lt;\/i&gt;, Termini Imerese, Chiesa Madre San Nicola di Bari.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/cru06.jpg\">Fig. 6<\/a>). L\u2019opera codifica una rappresentazione che innesta sul modello simoniano degli elementi iconografici che in Sicilia, nei secoli successivi, sarebbero poi divenuti delle vere e proprie costanti: la chiave aurea, simbolo degli importanti incarichi pontifici da lui rivestiti, e il giglio, emblema della purezza di spirito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attributi che non a caso ritroviamo nell\u2019opera firmata dal pittore Giovanni Bonomo di Caccamo e datata 1735, proveniente dalla chiesa di Maria SS. della Misericordia di Termini e oggi al Museo Civico \u201cBaldassare Romano\u201d della stessa citt\u00e0. La tela vede la presenza del Beato Agostino Novello tra i Santi Calogero, Marina e Rosalia nell\u2019atto di intercedere, insieme alla Vergine Maria, in favore della citt\u00e0 di Termini. La raffigurazione del Beato Agostino ricalca molto da vicino quella dell\u2019urna reliquiaria in argento gi\u00e0 considerata in precedenza, realizzata peraltro nello stesso anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso periodo, Giovanni Bonomo dovette probabilmente realizzare anche un\u2019altra opera in cui compare il Beato secondo un\u2019iconografia che non ha precedenti, dipinto che fu commissionato dalla Congregazione dei preti assistenti i moribondi<sup><a href=\"#footnote_23_1135\" id=\"identifier_23_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tale Congregazione fu fondata nel 1648 proprio sotto il titolo del Beato Agostino Novello. Cfr., G. LIOTTA, Il Beato &hellip;, 1977, p. 47.\">24<\/a><\/sup>che aveva sede nella chiesa di Santa Maria della Consolazione di Termini<sup><a href=\"#footnote_24_1135\" id=\"identifier_24_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. D&rsquo;AMICO, Aspetti inediti o poco noti della pittura del secolo XVIII a Termini Imerese, in B.C.A. Sicilia, n. 3-4, 1981, p. 163.\">25<\/a><\/sup>, dove tutt\u2019oggi l\u2019opera si trova (<a title=\"Fig. 7. G. Bonomo (attr.), terzo\/quarto decennio del XVIII sec, &lt;i&gt;La morte del Beato Agostino Novello&lt;\/i&gt;, Termini Imerese, Chiesa di Santa Maria della Consolazione.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/cru07.jpg\">Fig. 7<\/a>). Non a caso il dipinto, che si rif\u00e0 a schemi ancora chiaramente novelleschi e ad esperienze \u201ca lume di notte\u201d di ascendenza fiamminga non estranei alla formazione del pittore, raffigura il sant\u2019uomo nel momento del trapasso, con l\u2019abito agostiniano e il crocifisso nella mano sinistra; alla sua destra compare l\u2019angelo che sembra quasi prenderlo per mano e guidarlo verso la Vergine e Cristo che si trovano nella parte superiore della tela. Ad assisterlo nel suo deliquio sono poi anche alcuni confratelli in preghiera, uno dei quali intento a leggere un libro di <em>requiem<\/em><sup><a href=\"#footnote_25_1135\" id=\"identifier_25_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel libro &egrave; possibile leggere: ORDO &hellip; ANIMAE: HODIE SIT IN PACE LOCUS EIUS &hellip; . G. LIOTTA, Il Beato &hellip;, 1977, p. 47, riporta che &ldquo;in calce al quadro si leggeva quest&rsquo;iscrizione: Beato Augustino Novello Thermitano Himerensi Congregatio Preabyterorum in Coad.ce Ecclesia posita&rdquo;.\">26<\/a><\/sup>, e Sant\u2019Agostino e Santa Monica, ai quali la Vergine ha appena donato la cintura, secondo un\u2019iconografia molto diffusa nella Sicilia dell\u2019epoca; in basso a sinistra sono raffigurati due angioletti, uno dei quali ha nella mano destra il giglio, attributo iconografico del Beato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Chiesa Madre di Termini si trovano poi alcune opere che raffigurano episodi della vita del Beato, o comunque rappresentano simbolicamente momenti importanti nella sua esistenza terrena, evidentemente su precisi dettami della committenza. Nella cappella proprio a lui intitolata sono conservati due affreschi staccati di ignoto pittore siciliano del XVIII secolo. Il primo si riferisce alla consegna della chiave apostolica da parte del Papa Niccol\u00f2 IV. L\u2019altro affresco narra un episodio verificatosi nel 1300 durante il Capitolo generale dell\u2019Ordine degli Eremitani convocato a Napoli dal Nostro, nel corso del quale egli rinunci\u00f2 alla carica di Generale dell\u2019Ordine che ricopriva da appena due anni. Secondo la tradizione, in quell\u2019occasione \u201cnonostante gli attestati di stima di Carlo II, che don\u00f2 agli Agostiniani la testa di S. Luca Evangelista, e le suppliche dei capitolari, che per giorni si rifiutarono di dargli un successore, A. si svincol\u00f2 dalle cure del generalato\u201d<sup><a href=\"#footnote_26_1135\" id=\"identifier_26_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. M. GIACOMINI, in Bibliotheca &hellip;, 1990, p. 605.\">27<\/a><\/sup>. L\u2019affresco in questione proprio ricorda proprio il momento in cui il sovrano sta per consegnare nelle mani di Agostino la sacra reliquia. Ed ancora, si segnalano le due tele del pittore palermitano Tommaso Pollace<sup><a href=\"#footnote_27_1135\" id=\"identifier_27_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per Tommaso Pollace, cfr. C. SIRACUSANO, La pittura del Settecento in Sicilia, saggio introduttivo di A. MARABOTTINI, Roma 1986, pp. 384-385; M. GUTTILLA, Pollace Tommaso, in L. SARULLO, Dizionario &hellip;, II, 1993, p. 419.\">28<\/a><\/sup> firmate e datate 1784, collocate ai lati dell\u2019altare di San Nicola di Myra, nel lato destro del transetto della chiesa Madre termitana: <em>Il Beato Agostino Novello che riceve la chiave apostolica da Papa Nicol\u00f2 IV <\/em>e <em>Il Beato Agostino Novello che consegna la veste religiosa ad un guerriero<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che appare evidente considerando la produzione artistica che riguarda il Beato Agostino Novello dalla seconda met\u00e0 del XVIII secolo e poi per tutto il XIX nella citt\u00e0 di Termini \u00e8 il fatto che si afferma presso la committenza, rappresentata esclusivamente dagli ordini religiosi, la tendenza a raffigurarlo in una maniera che potremmo definire intimista e raccolta, che lo vede all\u2019interno di una stanza in compagnia dell\u2019angelo di ascendenza simoniana che ora \u00e8 sempre di dimensioni naturali. Il giglio, la chiave e il libro sono i suoi immancabili attributi iconografici, i primi due, come visto, tipici della produzione artistica siciliana a partire dalla prima met\u00e0 del Seicento, l\u2019ultimo invece ben pi\u00f9 antico e di derivazione toscana. Ne sono un esempio il dipinto settecentesco custodito nella sagrestia della chiesa di San Carlo Borromeo (<a title=\"Fig. 8. Ignoto pittore siciliano, XVIII sec., &lt;i&gt;Il Beato Agostino Novello&lt;\/i&gt;, Termini Imerese, Chiesa di San Carlo Borromeo.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/cru08.jpg\">Fig. 8<\/a>), oppure la tela realizzata dal termitano Francesco Ciresi<sup><a href=\"#footnote_28_1135\" id=\"identifier_28_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per F. Ciresi, cfr. A. D&rsquo;ANTONI, Ciresi Francesco, in L. SARULLO, Dizionario &hellip;, II, 1993, p. 97; T. Crivello, Pittori della Sicilia Occidentale, in La pittura dell&rsquo;Ottocento in Sicilia tra committenza, critica d&rsquo;arte e collezionismo, a cura di M. C. Di Natale, introduzione di A. BUTTITTA, Palermo 2005, p. 217.\">29<\/a><\/sup>, probabilmente nei decenni centrali del XIX secolo, su commissione dei Padri Cappuccini ed oggi nella sagrestia della chiesa di San Girolamo. Ed ancora il dipinto di Andrea Sottile<sup><a href=\"#footnote_29_1135\" id=\"identifier_29_1135\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per A. Sottile, cfr. G. MENDOLA, Sottile Andrea, in L. SARULLO, Dizionario &hellip;, II, 1993, pp. 504-505; T. CRIVELLO, in La pittura dell&rsquo;Ottocento &hellip;, 2005, p. 226.\">30<\/a><\/sup>custodito gelosamente dalle Clarisse nella chiesa di San Marco Evangelista (<a title=\"Fig. 9. A. Sottile, XIX sec., &lt;i&gt;Il Beato Agostino Novello&lt;\/i&gt;, Termini Imerese, Chiesa di San Marco Evangelista del Monastero di Santa Chiara. IMMAGINE SU GENTILE CONCESSIONE DELLE CLARISSE DEL MONASTERO DI SANTA CHIARA DI TERMINI IMERESE\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/cru09.jpg\">Fig. 9<\/a>), in cui il Beato \u00e8 raffigurato seduto ad un tavolo, intento questa volta a scrivere il libro, esplicito riferimento alla sua partecipazione alla redazione delle Costituzioni dell\u2019Ordine Agostiniano.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1135\" class=\"footnote\">L. R\u00c9AU, <em>Iconographie de l\u2019Art Chr\u00e9tien<\/em>, t.\u00a0 III, vol. I , Paris 1958, p. 157; G. KAFTAL, <em>Saints in Italian Art. Iconography of the Saints in Tuscan Painting<\/em>, Florence 1952, p. 117; <em>Idem<\/em>, <em>Saints in Italian Art. Iconography of the Saints in Central and South Italian Painting<\/em>, Florence 1965, p. 145.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare certo che nome di battesimo del Beato fosse Matteo (A. M. GIACOMINI, <em>Agostino Novello<\/em>, in <em>Bibliotheca Sanctorum<\/em>, vol. I, Roma 1961, II ris. 1990, p. 601). Se la sua nascita da una nobile famiglia dovrebbe collocarsi nella prima met\u00e0 del XIII secolo, probabilmente nel quarto decennio, vi sono dei dubbi riguardo la citt\u00e0 d\u2019origine. Kaftal riporta che il Beato Agostino nacque a Termini Imerese (G. KAFTAL, <em>Saints \u2026<\/em>, 1952, p. 117; <em>IDEM<\/em>, <em>Saints \u2026<\/em>, 1965, p. 145. Cfr. anche G. LO CASCIO, <em>Descrizione dell\u2019origine, vita, costumi, morte e miracoli del B. Agostino da Termene<\/em>, Palermo 1611; G. LIOTTA, <em>Il Beato Agostino Novello<\/em>, Palermo 1977), ma egli cita anche Terni e Terranova (Si tratta dell\u2019odierna Gela. Cfr. inoltre A. CORRAO, <em>La Patria del Beato Agostino Novello<\/em>, Roma 1915). Giacomini d\u00e0 invece per certa la nascita del Beato a Taormina (A. M. GIACOMINI, in <em>Bibliotheca<\/em> \u2026, 1990, p. 601), ma non manca di nominare Tarano (Cfr. anche G. ORSINI, <em>Vita del B. Agostino Novelli da Tarano in Sabina<\/em>, Roma 1707; A. VASSALLO, <em>Agostino Novelli a servizio del regno di Sicilia e del papato<\/em>, in <em>Matteo Novelli e l\u2019agostinismo politico del trecento<\/em>, Palermo 1983). Taluni ipotizzano, invece, una sua possibile origine palermitana (Cfr. B. RIERA, <em>Vita Beati Augustini Novelli<\/em>, Panormi 1664 e V. AURIA, <em>Il Beato Agostino Novelli palermitano<\/em>, Palermo 1710).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo gli studi di diritto civile e canonico a Bologna, Matteo fu Prefetto della Curia presso la corte palermitana del re Manfredi di Svevia. Momento cruciale di questo periodo fu la sua partecipazione, nel 1266, alla battaglia di Benevento, evento che vide l\u2019uccisione di Manfredi da parte di Carlo d\u2019Angi\u00f2 e la conseguente conquista angioina del Regno di Sicilia. Infatti, durante la battaglia, egli venne gravemente ferito e abbandonato sul campo; verosimilmente, fu proprio in questa occasione che egli matur\u00f2 la decisione di abbracciare la vita religiosa, ritirandosi nel convento degli Agostiniani di Palermo e mutando il suo nome (Cfr. P. B. MINISTERI OSA, <em>La Chiesa ed il Convento di S. Agostino a Palermo<\/em>, presentazione di M.C. DI NATALE, Palermo 1994, pp. 9-10, 145. Invece, A. VASSALLO, <em>Agostino Novelli \u2026<\/em>, 1983, p. 93 ritiene che \u201cmolto probabilmente fu l\u2019eremo degli Scirpi presso Messina che accolse il nobile Matteo Novelli e ne fece l\u2019umile fra Agostino da Terano [\u2026]\u201d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, nell\u2019anonimato pi\u00f9 assoluto, il Beato si trasfer\u00ec in Toscana, visitando da sud a nord la maggior parte degli eremi della provincia senese (Per approfondimenti, cfr. O. REDON<em>, L\u2019eremo, la citt\u00e0 e la foresta<\/em>, in <em>Lecceto e gli Eremi Agostiniani in terra di Siena<\/em>, Cinisello Balsamo-Milano 1990, p. 33). Successivamente a Roma, fu ordinato sacerdote dall\u2019allora Priore Generale degli Agostiniani, il Beato Clemente da Osimo, che lo coinvolse nella revisione delle Costituzioni dell\u2019Ordine, promulgate nel Capitolo Generale di Ratisbona nel 1290. Il Nostro fu poi confessore, consigliere e Penitenziere Apostolico di Papa Niccol\u00f2 IV, ministero che svolse anche sotto altri due Papi, Celestino V e Bonifacio VIII. Il 25 maggio 1298 fu poi eletto Priore Generale dell\u2019Ordine, nomina che egli avrebbe mantenuto fino al 1300, data nella quale vi rinunci\u00f2 per ritirarsi a vita solitaria e contemplativa. Agostino visse cos\u00ec i suoi ultimi anni nell\u2019eremo di San Leonardo della Selva del Lago, nei pressi di Siena, dedicandosi alla preghiera e alla carit\u00e0. Nel 1305 si occup\u00f2 della redazione del primo statuto dell\u2019Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A seguito dei numerosi miracoli operati per sua intercessione, dopo la sua morte il corpo fu traslato nella chiesa di S. Agostino di Siena dove sarebbe rimasto fino al 1977, anno in cui fu trasferito a Termini Imerese, di cui era Patrono sin dal 23 maggio 1723 (Rimasero a Siena soltanto alcune reliquie, per cui cfr. G. LIOTTA, <em>Il Beato \u2026<\/em>, 1977, pp. 55-61, che riporta il <em>Verbale di ricognizione canonica del Corpo e delle Reliquie del B. Agostino Novello, Agostiniano, eseguita nella Chiesa parrocchiale di S. Agostino in Siena il giorno 21 Ottobre 1976<\/em>). Il suo culto, ratificato con la Beatificazione, fu approvato l\u201911 luglio 1759 da Papa Clemente XII.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1135\" class=\"footnote\"> Ringrazio la Dott.ssa Annamaria Guiducci per la sua gentilezza e il suo aiuto durante il periodo delle mie ricerche a Siena. Desidero ringraziare anche il Prof. Raffaele Argenziano.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1135\" class=\"footnote\">A CORRAO, <em>Sopra la dimora degli Agostiniani a Palermo<\/em>, Palermo 1921, p.9. Cfr. anche P. B. MINISTERI OSA, <em>La Chiesa \u2026,<\/em> 1994, p. 25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1135\" class=\"footnote\">G. LIOTTA, <em>Il Beato\u2026, <\/em>1977, p.45.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1135\" class=\"footnote\">M. VITELLA, <em>Gli argenti della Maggior Chiesa di Termini Imerese tra devozione, arte e liturgia<\/em>, in M. VITELLA, <em>Gli Argenti della Maggior Chiesa di Termini Imerese<\/em>, saggio introduttivo di M.C. DI NATALE, Termini Imerese 1996, p. 37. Per M. RICCA, cfr. L. e N. BERTOLINO, <em>Indice degli orefici e argentieri di Palermo<\/em>, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. C. Di Natale, Milano 1989, p. 404. Ed ancora, cfr. M.C. DI NATALE, <em>Michele Ricca<\/em>, in L. SARULLO, <em>Dizionario degli Artisti Siciliani. Arti Applicate<\/em>, vol. IV, a cura di M. C. Di Natale, in corso di stampa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1135\" class=\"footnote\"> Cfr. M. VITELLA, <em>Gli argenti \u2026<\/em>, 1996, p. 37.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1135\" class=\"footnote\">Cfr. M. ACCASCINA, <em>I Marchi delle argenterie e oreficerie siciliane<\/em>, Busto Arsizio 1976; S. BARRAJA, <em>I marchi degli argentieri e orafi di Palermo dal XVII secolo ad oggi<\/em>, saggio introduttivo di M. C. DI NATALE, Milano 1996.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1135\" class=\"footnote\">M. VITELLA, <em>Gli argenti \u2026,<\/em> 1996, p. 37. Cfr. anche <em>IDEM<\/em>, <em>Scheda 23<\/em>, in M. VITELLA, <em>Gli argenti \u2026<\/em>, 1996, pp. 89-91.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1135\" class=\"footnote\">Per approfondimenti, cfr. <em>IDEM<\/em>, pp. 37-38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1135\" class=\"footnote\">Cfr. D. GALLAVOTTI CAVALLERO, <em>Lo Spedale di Santa Maria della Scala in Siena vicenda di una committenza artistica<\/em>, prefazione di C. BRANDI, Pisa 1985, p. 342; <em>Scheda 38<\/em>, in <em>L\u2019Oro di Siena. Il Tesoro di Santa Maria della Scala<\/em>, catalogo della mostra a cura di L. Bellosi, Ginevra-Milano 2001, p. 171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1135\" class=\"footnote\">Scrive A. BAGNOLI, <em>Scheda 7<\/em>, in <em>Simone Martini e \u201cchompagni<\/em>\u201d, catalogo della mostra, Firenze 1985, p. 60, che il dipinto risulta \u201ccoerente con l\u2019attivit\u00e0 simoniana dei primi anni venti\u201d, aggiungendo che \u201cbisogner\u00e0 pensare che l\u2019opera gi\u00e0 splendesse sull\u2019altare in occasione della festa del 1324 [\u2026] e che la sua commissione fosse stata un\u2019idea concepita in occasione del primo decennale della morte del Beato\u201d. Cfr. pure <em>IDEM<\/em>, <em>La Maest\u00e0 di Simone Martini<\/em>, Cinisello Balsamo 1999, p. 137.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1135\" class=\"footnote\"> Dalla famosa visitazione del vescovo Francesco Bossi del 1575, per cui cfr. <em>Die Kirchen von Siena<\/em>, a cura di P.A. Riedl-M. Seidel, vol. I, M\u00fcnchen 1985, p. 210, nota 62, sappiamo che doveva trattarsi di una struttura composta da tre parti: un\u2019arca di legno contenente le sacre spoglie del Beato e istoriata con episodi della sua vita, un altare e, infine, la tavola di Simone Martini con i miracoli <em>post mortem<\/em>, unico elemento pervenutoci seppure non perfettamente integro. Per ulteriori approfondimenti, cfr. A. BAGNOLI, in <em>Simone Martini \u2026<\/em>, 1985, p. 56 e M. SEIDEL, <em>Scheda <\/em>7, in <em>Simone Martini \u2026<\/em>, 1985, pp. 68-69. Cfr. anche M. SEIDEL, <em>Condizionamento iconografico e scelta semantica: Simone Martini e la tavola del Beato Agostino Novello<\/em>, in <em>Simone Martini<\/em>, Atti del convegno a cura di L. Bellosi, Firenze 1988, pp. 76-77.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1135\" class=\"footnote\"> Scrive a questo proposito A. BAGNOLI, in <em>Simone Martini \u2026<\/em>, 1985, p. 56, che il fatto che il Beato abbia \u201cl\u2019aureola del Santo, non costituisce un fatto inconsueto. Al contrario si inserisce molto bene in quel diffuso fenomeno di ambito esclusivamente municipale che, tra la fine del Duecento e la prima met\u00e0 del Trecento, intender\u00e0 promuovere alla gloria degli altari personaggi locali, morti da poco tempo e ancora presenti nella memoria del popolo, distinti per le loro attivit\u00e0 religiose e sociali, nonch\u00e9 per le loro virt\u00f9 taumaturgiche\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1135\" class=\"footnote\"><em> <\/em><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1135\" class=\"footnote\">G. KAFTAL, <em>Saints ..<\/em>, 1952, p. 118. Cfr. anche V. Kienerk, in <em>Bibliotheca \u2026<\/em>, 1990, p. 607.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1135\" class=\"footnote\">Per Priamo di Pietro della Quercia, cfr. G. CHELAZZI DINI, <em>Pittura senese dal 1250 al <\/em>1450, in G. CHELAZZI DINI &#8211; A. ANGELINI &#8211; B. SANI, <em>Pittura senese<\/em>, Milano 2002, pp. 249-251.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1135\" class=\"footnote\">Cfr. I. GAGLIARDI, <em>Le reliquie dell\u2019Ospedale di Santa Maria della Scala (XIV-XV secolo)<\/em>, in <em>L\u2019Oro di Siena \u2026<\/em>, 2001, p. 59; G. CHELAZZI DINI, in G. CHELAZZI DINI &#8211; A. ANGELINI &#8211; B. SANI, <em>Pittura senese<\/em>\u2026<em>, <\/em>2002, p. 258. Diversamente, per D. GALLAVOTTI CAVALLERO, <em>Lo Spedale \u2026<\/em>, 1985, p. 173, \u201ci pagamenti a Lorenzo Vecchietta nell\u2019aprile e nel dicembre 1445, delimitano i termini cronologici della decorazione dell\u2019<em>Arliquiera<\/em>\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1135\" class=\"footnote\">Il pi\u00f9 importante e antico gruppo di reliquie che l\u2019Ospedale ancora conserva, proveniente dalle collezioni imperiali di Costantinopoli, fu acquistato nel 1359 a Venezia sotto il rettorato di Andrea Tosi (1357-1361), tramite il fiorentino Pietro di Giunta Torrigiani di Signa. Per ulteriori approfondimenti, cfr. <em>L\u2019Oro di Siena \u2026<\/em>,<em> <\/em>2001.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1135\" class=\"footnote\">Da sinistra a destra e dal basso in alto: San Vittore, Santa Caterina da Siena, il Beato Pietro Pettinaio, il Beato Sorore, San Galgano, San Crescenzio, Sant\u2019Ansano, il Beato Ambrogio Sansedoni, San Bernardino, il Beato Agostino Novello, il Beato Andrea Gallerani e San Savino. Nella lunetta sono poi raffigurati l\u2019Arcangelo Gabriele, la Crocifissione, la Resurrezione, l\u2019Annunziata e, ai due angoli, due volti di serafini.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1135\" class=\"footnote\">Ringrazio sentitamente il Dott. Enrico Toti per avermi dato la possibilit\u00e0 di visionare le opere in questione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1135\" class=\"footnote\">Cfr. G. KAFTAL, <em>Saints\u00a0 ..<\/em>, 1952, p. 121; A. CORNICE, <em>San Leonardo al Lago. Gli affreschi di Lippo Vanni<\/em>, in <em>Lecceto\u2026<\/em>, 1990, pp. 297-299.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1135\" class=\"footnote\">E. D\u2019AMICO, <em>Scheda 13.<\/em>,\u00a0 in <em>XV Catalogo di opere d\u2019arte restaurate (1986-1990)<\/em>, Palermo 1994, pp. 81-82.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1135\" class=\"footnote\">Per Vincenzo La Barbera, cfr. M. C. RUGGIERI-TRICOLI, <em>La Barbera Vincenzo<\/em>, in L. Sarullo, <em>Dizionario degli artisti siciliani. Architettura<\/em>, I, a cura di M. C. Ruggieri Tricoli, Palermo 1993, pp. 241-243.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1135\" class=\"footnote\">Tale Congregazione fu fondata nel 1648 proprio sotto il titolo del Beato Agostino Novello. Cfr., G. LIOTTA, <em>Il Beato \u2026<\/em>, 1977, p. 47.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1135\" class=\"footnote\"> E. D\u2019AMICO, <em>Aspetti inediti o poco noti della pittura del secolo XVIII a Termini <\/em>Imerese, in B.C.A. Sicilia, n. 3-4, 1981, p. 163.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1135\" class=\"footnote\"> Nel libro \u00e8 possibile leggere: <em>ORDO \u2026 ANIMAE: HODIE SIT IN PACE LOCUS EIUS \u2026<\/em> . G. LIOTTA, <em>Il Beato \u2026<\/em>, 1977, p. 47, riporta che \u201cin calce al quadro si leggeva quest\u2019iscrizione: Beato Augustino Novello Thermitano Himerensi Congregatio Preabyterorum in Coad.ce Ecclesia posita\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1135\" class=\"footnote\"> A. M. GIACOMINI, in <em>Bibliotheca \u2026<\/em>, 1990, p. 605.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1135\" class=\"footnote\">Per Tommaso Pollace, cfr. C. SIRACUSANO, <em>La pittura del Settecento in Sicilia<\/em>, saggio introduttivo di A. MARABOTTINI, Roma 1986, pp. 384-385; M. GUTTILLA, <em>Pollace Tommaso<\/em>, in L. SARULLO, <em>Dizionario \u2026<\/em>, II, 1993, p. 419.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1135\" class=\"footnote\"> Per F. Ciresi, cfr. A. D\u2019ANTONI, <em>Ciresi Francesco<\/em>, in L. SARULLO, <em>Dizionario \u2026<\/em>, II, 1993, p. 97; T. Crivello, <em>Pittori della Sicilia Occidentale<\/em>, in <em>La pittura dell\u2019Ottocento in Sicilia tra committenza, critica d\u2019arte e collezionismo<\/em>, a cura di M. C. Di Natale, introduzione di A. BUTTITTA, Palermo 2005, p. 217.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1135\" class=\"footnote\">Per A. Sottile, cfr. G. MENDOLA, <em>Sottile Andrea<\/em>, in L. SARULLO, <em>Dizionario \u2026<\/em>, II, 1993, pp. 504-505; T. CRIVELLO, in <em>La pittura dell\u2019Ottocento \u2026<\/em>, 2005, p. 226.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1135\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>robertacruciata@tiscali.it Il Beato Agostino Novello nelle arti decorative e nella cultura artistica dei secoli XIV-XIX tra Toscana e Sicilia DOI: 10.7431\/RIV05022012 La fama di santit\u00e0 <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1135\" title=\"Roberta Cruciata\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1228,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1135"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1135"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1135\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1461,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1135\/revisions\/1461"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1228"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1135"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}