{"id":1126,"date":"2012-06-27T17:10:31","date_gmt":"2012-06-27T17:10:31","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1126"},"modified":"2013-06-13T00:02:57","modified_gmt":"2013-06-13T00:02:57","slug":"damiano-anedda","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1126","title":{"rendered":"Damiano Anedda"},"content":{"rendered":"<p>damianoanedda@gmail.com<\/p>\n<h3>L\u2019elefante eburneo della Sala Islamica al Museo Nazionale del Bargello<sup><a href=\"#footnote_0_1126\" id=\"identifier_0_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Studio elaborato nell&rsquo;ambito dell&rsquo;assegno di ricerca finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna tramite il programma Master &amp; Back. Ringrazio la dottoressa Ornella Corda per il controllo e la revisione finale dei testi.\">1<\/a><\/sup><\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV05012012<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Museo Nazionale del Bargello sorse nel contesto europeo ottocentesco in cui nacquero altre illustri fondazioni quali il South Kensington Museum di Londra<sup><a href=\"#footnote_1_1126\" id=\"identifier_1_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. PHYSICK, The Victoria and Albert Museum. The History of Its Building, Londra 1982.\">2<\/a><\/sup> e la Union Centrale des Beaux-Arts Appliqu\u00e9s \u00e0 l\u2019Industrie di Parigi<sup><a href=\"#footnote_2_1126\" id=\"identifier_2_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. VERON, Histoire de l&rsquo;Union Centrale, son origine, son present, son avenir. Union Central des Beaux Arts appliqu&eacute;s &agrave; l&rsquo;Industrie, in La Chronique des Arts et de la Curiosit&eacute;. Suppl&eacute;ment a la Gazette de Beaux-Arts, XXXI, Parigi 1874, pp. 297-299.\">3<\/a><\/sup>. La nascita ufficiale del Museo Nazionale fiorentino risale al 1865, in occasione delle celebrazioni del sesto centenario della nascita di Dante Alighieri<sup><a href=\"#footnote_3_1126\" id=\"identifier_3_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La storia del Bargello. 100 capolavori da scoprire, a cura di B. Paolozzi Strozzi, Firenze 2004, p. 29.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Bargello custodisce la raccolta donata alla citt\u00e0 di Firenze nel 1888 dal collezionista francese Louis Carrand, con la clausola testamentaria della sua permanente esposizione presso il Museo Nazionale fiorentino<sup><a href=\"#footnote_4_1126\" id=\"identifier_4_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. GAETA-BERTEL&Agrave;, La donazione Carrand al Museo Nazionale del Bargello, in Omaggio ai Carrand. Arti del Medio Evo e del Rinascimento, a cura di G. Gaeta Bertel&agrave;-B. Paolozzi Strozzi, Firenze 1989, pp. 1-38.\">5<\/a><\/sup>. La collezione Carrand fu intrapresa da Jean-Baptiste e ulteriormente sviluppata, in seguito alla sua morte, dal figlio Louis. Essa \u00e8 costituita da manufatti d\u2019epoca medievale e rinascimentale, includendo una serie di opere ascrivibili all\u2019arte islamica, la maggior parte delle quali \u00e8 custodita presso la Sala Islamica del museo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sezione dedicata all\u2019arte islamica della collezione Carrand include ceramiche, tessuti, metalli, legni e manufatti eburnei<sup><a href=\"#footnote_5_1126\" id=\"identifier_5_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"U. SCERRATO, Arte islamica in Italia, in Gli Arabi in Italia. Cultura, contatti e tradizioni, a cura di F. Gabrieli-U. Scerrato, Milano 1979, pp. 271-571: 447-477, figg. 548-550.\">6<\/a><\/sup>, mentre mancano manoscritti e codici miniati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra i numerosi pezzi della collezione Carrand rivestono un interesse particolare alcuni manufatti realizzati in avorio, materiale che costituisce una delle sostanze organiche pi\u00f9 utilizzate nell&#8217;arte della scultura e tra le materie prime predilette per la realizzazione di oggetti di lusso. Generalmente per avorio si intende la materia organica ricavata dagli incisivi superiori (o zanne) degli elefanti africani e indiani. Tuttavia esso accomuna tutti i materiali ricavati da zanne, corni e ossi di alcuni mammiferi, tra cui anche il cinghiale, il tricheco, il leone marino, il cervo, il facocero. Esistono anche l&#8217;avorio fossile, ricavato dalle zanne di mammut, e l&#8217;avorio vegetale, costituito dai semi di alcune palme<sup><a href=\"#footnote_6_1126\" id=\"identifier_6_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. SCHINDLER, L&rsquo;avorio. Tecnica e materiali, Firenze 2007, p. 5.\">7<\/a><\/sup>. Il pi\u00f9 usato nell\u2019esecuzione di oggetti artistici, perch\u00e9 pi\u00f9 pregiato, \u00e8 quello di zanna d&#8217;elefante. Quest\u2019ultima \u00e8 composta da una serie di coni sottili sovrapposti che formano la dentina, unica parte della zanna che si presta ad essere lavorata<sup><a href=\"#footnote_7_1126\" id=\"identifier_7_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. SCHINDLER, L&rsquo;avorio&hellip;, 2007, p. 5.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante il Medioevo l&#8217;avorio era importato in Europa dall&#8217;Africa del Nord e dall&#8217;India. Tuttavia, soprattutto nell&#8217;alto Medioevo, si faceva spesso ricorso al riutilizzo di pezzi antichi<sup><a href=\"#footnote_8_1126\" id=\"identifier_8_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la lavorazione e il riutilizzo dell&rsquo;avorio in epoca tardoantica e altomedievale cfr. A. CUTLER, The craft of ivory. Sources, techniques, and uses in the Mediterranean world. A.D. 200-1400, Washington 1985. I volumi di A. CUTLER, Late antique and byzantine ivory carving, Aldershot 1998 e Image making in Byzantium, Sasanian Persia and the early muslim world: images and cultures, Farnham 2009, raccolgono ventotto articoli scritti su avori romani, bizantini e islamici.\">9<\/a><\/sup>. L\u2019avorio, in epoca medievale, era considerato particolarmente prezioso e paragonabile solo all\u2019oro o perfino pi\u00f9 pregiato di questo, grazie alle sue qualit\u00e0 medicinali e talismaniche intrinseche<sup><a href=\"#footnote_9_1126\" id=\"identifier_9_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. PASTOUREAU, Medioevo simbolico, Bari 2005, p. 254.\">10<\/a><\/sup>. Si esaltavano tali virt\u00f9 in particolare per quello ricavato dalle zanne di elefante, quadrupede che nella simbologia medievale rappresentava il nemico del drago (Satana)<sup><a href=\"#footnote_10_1126\" id=\"identifier_10_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, Medioevo&hellip;, 2005, p. 255.\">11<\/a><\/sup>. L\u2019avorio inoltre aveva fama di scacciare i serpenti e agire da antidoto se ridotto in polvere<sup><a href=\"#footnote_11_1126\" id=\"identifier_11_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">12<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Michel Pastoureau ha messo in luce le propriet\u00e0 dell&#8217;avorio ricavato dalle zanne d&#8217;elefante dal punto di vista simbolico, affermando che esso protegge e purifica dal veleno, allontana la tentazione, resiste agli urti e al tempo, assicura la trasmissione della memoria. Quando lo si usa per \u00abintagliare oggetti in forma d&#8217;elefante [&#8230;] il simbolismo dell&#8217;animale e quello del materiale si arricchiscono mutuamente\u00bb<sup><a href=\"#footnote_12_1126\" id=\"identifier_12_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">13<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre al difficile approvvigionamento l\u2019avorio richiede una particolare cura nella lavorazione e una notevole abilit\u00e0 tecnica. Bettina Schindler suppone che gli strumenti utilizzati per la lavorazione dei manufatti eburnei siano sempre stati simili a quelli usati da ebanisti e orafi, ovvero scalpelli per un taglio dritto, sgorbie per un taglio curvo, straccantoni per un taglio angolare, rotini e materiali abrasivi per levigatura e lucidatura, utensili che si utilizzano per asportazione di materiale. Non si applicano vernici per la lucidatura e la protezione del prodotto finito<sup><a href=\"#footnote_13_1126\" id=\"identifier_13_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. SCHINDLER, L&rsquo;avorio&hellip;, 2007, pp. 8-9.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla sezione di una zanna svuotata si possono ricavare cofanetti di forma cilindrica come quelli ispanici intagliati in epoca califfale e post-califfale<sup><a href=\"#footnote_14_1126\" id=\"identifier_14_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. K&Uuml;HNEL, Die islamischen Elfenbeinskulpturen. VII-XIII Jahrhundert, Berlino 1971, pp. 32-51.\">15<\/a><\/sup>, e quelli dipinti denominati arabo-siculi<sup><a href=\"#footnote_15_1126\" id=\"identifier_15_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P.B. Cott, Siculo-Arabic Ivories, Princeton 1939.\">16<\/a><\/sup>. La parte piena della zanna \u00e8 utilizzata per l&#8217;intaglio di bassorilievi e sculture a tutto tondo, per le quali si \u00e8 costretti a procedere seguendo le dimensioni e l\u2019inclinazione naturale della materia prima. Per ottenere il materiale utile alla realizzazione di un bassorilievo si utilizza una porzione pi\u00f9 o meno spessa della parte cava, in senso longitudinale, seguendo l&#8217;andamento delle venature che formano disegni diversi a seconda del taglio<sup><a href=\"#footnote_16_1126\" id=\"identifier_16_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. SCHINDLER, L&rsquo;avorio&hellip;, 2007, p. 9.\">17<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gruppo di avori custodito presso la Sala Islamica del Bargello, \u00e8 costituito da vari manufatti tra cui due cofanetti. Il primo \u00e8 intagliato, con montatura in filigrana d&#8217;argento dorato, vetri colorati e pietre semipreziose<sup><a href=\"#footnote_17_1126\" id=\"identifier_17_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. CURATOLA-M. SPALLANZANI, Cofanetto, in Omaggio ai Carrand. Arti del Medio Evo e del Rinascimento, a cura di G. Gaeta Bertel&agrave;-B. Paolozzi Strozzi, Firenze 1989, n. 144, pp. 351-353.\">18<\/a><\/sup>. Il secondo \u00e8 in avorio dipinto<sup><a href=\"#footnote_18_1126\" id=\"identifier_18_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. GAL&Aacute;N Y GALINDO, Marfiles medievales del Islam, vol. II, Cordova 2005, n. 13008, p. 266.\">19<\/a><\/sup>. Il gruppo \u00e8 completato da sei placchette con scene agresti, di caccia e d\u2019intrattenimento relative alla vita di corte<sup><a href=\"#footnote_19_1126\" id=\"identifier_19_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. CURATOLA-M. SPALLANZANI, Sei placchette, gi&agrave; montate a cofanetto, in Omaggio ai Carrand&hellip;, 1989, n. 145, pp. 353-354.\">20<\/a><\/sup>, una placchetta con grifi affrontati<sup><a href=\"#footnote_20_1126\" id=\"identifier_20_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. VACCARI, Placchetta con grifi, in Nobiles officinae. Perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo, catalogo della mostra a cura di M. Andaloro, Palazzo dei Normanni, Palermo (17 dicembre 2003-10 marzo 2004), Hofburg, Schweizerhof, Alte Geistliche Schatzkammer, Vienna, (30 marzo-13 giugno 2004), Catania 2006, n. II. 18, p. 153.\">21<\/a><\/sup>, un olifante<sup><a href=\"#footnote_21_1126\" id=\"identifier_21_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. VON GLADISS, Olifante, in Islam specchio d&rsquo;Oriente. Rarit&agrave; e preziosi nelle collezioni statali fiorentine, catalogo della mostra a cura di G. Damiani-M. Scalini, Palazzo Pitti, Firenze (23 aprile-1 settembre 2002), Livorno 2002, n. 54, p. 81.\">22<\/a><\/sup>, un pezzo da gioco degli scacchi di forma cilindrica con sporto anteriore rovesciato, ritenuto un <em>vizir<\/em><sup><a href=\"#footnote_22_1126\" id=\"identifier_22_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. SANVITO, Scacchi e tavole da gioco nella collezione Carrand, Firenze 2000, n. 3, pp. 20-21.\">23<\/a><\/sup>, e un elefante (<a title=\"Fig. 1. Pezzo da gioco degli scacchi in forma di elefante, avorio, Iraq (?), IX sec. (?), Firenze, Museo Nazionale del Bargello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/ane01.jpg\">Fig. 1<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019ultima scultura \u00e8 alta 6,9 cm e fa parte della collezione Carrand che annovera vari pezzi del gioco degli scacchi di provenienza incerta e di varie epoche, nonch\u00e9 una tavola da gioco quattrocentesca in ebano e avorio<sup><a href=\"#footnote_23_1126\" id=\"identifier_23_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, Scacchi e tavole&hellip;, 2000, n. 1, pp. 10-18.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gioco degli scacchi con tutta probabilit\u00e0 ebbe origine in India<sup><a href=\"#footnote_24_1126\" id=\"identifier_24_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. PANAINO, La novella degli scacchi e della tavola reale. Un&rsquo;antica fonte orientale sui due giochi da tavoliere piu\u0300 diffusi nel mondo eurasiatico tra Tardoantico e Medioevo e sulla loro simbologia militare e astrale. Testo pahlavi, traduzione e commento al Wiza\u0304ri\u0304s\u030cn i\u0304 c\u030catrang ud ni\u0304his\u030cn i\u0304 ne\u0304w-ardaxs\u030ci\u0304r, &ldquo;La spiegazione degli scacchi e la disposizione della tavola reale&ldquo;, Abbiategrasso 1999, pp. 142-156.\">25<\/a><\/sup>. Non \u00e8 ancora chiaro quando esso fu introdotto in Persia, trasmissione che, secondo Antonio Panaino, avvenne verosimilmente in epoca sasanide<sup><a href=\"#footnote_25_1126\" id=\"identifier_25_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. PANAINO, La novella&hellip;,1999, pp. 156-157.\">26<\/a><\/sup>. Successivamente il gioco fu conosciuto dagli Arabi durante le campagne militari da essi intraprese nello stesso territorio sasanide<sup><a href=\"#footnote_26_1126\" id=\"identifier_26_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la storia del gioco degli scacchi cfr. H.J.R. MURRAY, A history of chess, Oxford 1913. Nonostante l&rsquo;dizione del testo di Murray non sia recente, esso costituisce un&rsquo;opera fondamentale sulla storia degli sacchi. Cfr inoltre A. CHICCO-G. PORRECA, Il libro completo degli scacchi, Milano 1959.\">27<\/a><\/sup>. \u00c8 plausibile che la Persia fosse l\u2019area in cui il gioco acquis\u00ec una struttura simile a quella attuale<sup><a href=\"#footnote_27_1126\" id=\"identifier_27_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per una breve storia di credenze e tradizioni medievali sul gioco degli scacchi cfr. M. PASTOUREAU, Medioevo&hellip;, 2005, pp. 247-250.\">28<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli scacchi ebbero una larga affermazione nella civilt\u00e0 islamica. Secondo Andrea Borruso il successo del gioco presso gli Arabi fu \u00abalimentato da motivi religiosi, in quanto il Libro sacro vieta, ad esempio, anche i giochi d\u2019azzardo; ma insigni teologi e giuristi musulmani dedussero logicamente che il divieto non potesse applicarsi a questo gioco, frutto della sola intelligenza e non di fortuna\u00bb<sup><a href=\"#footnote_28_1126\" id=\"identifier_28_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. BORRUSO, Da Oriente a Occidente, Palermo 2006, pp. 90-91.\">29<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In uno studio dedicato alla collezione scacchistica dell\u2019Ashmolean Museum, Anna Contadini ha suddiviso i pezzi da gioco provenienti dal mondo islamico in due nuclei: da una parte quelli eseguiti con rappresentazioni figurate, dall\u2019altra quelli realizzati con forme astratte<sup><a href=\"#footnote_29_1126\" id=\"identifier_29_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. CONTADINI, Islamic ivory chess pieces, Draughtsman and Dice, in Islamic Art in the Ashmolean Museum, vol. I, a cura di J. Allan, Oxford 1995, pp. 111-154:111.\">30<\/a><\/sup>. Secondo la studiosa \u00e8 assai complicato stabilire luogo, causa e momento in cui le forme figurate dei pezzi da gioco furono sostituite da quelle astratte. La ragione di questa evoluzione \u00e8 stata storicamente attribuita al rifiuto della rappresentazione figurata da parte dell\u2019Islam, supposizione che per\u00f2 \u00ab\u00e8 stata in pi\u00f9 contributi ridimensionata e risulta smentita da diversi esempi di raffigurazioni realistiche negli scacchi islamici\u00bb<sup><a href=\"#footnote_30_1126\" id=\"identifier_30_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. PANAINO, La novella&hellip;, 1999, p. 182.\">31<\/a><\/sup>. La teoria pi\u00f9 accreditata sostiene che i pezzi indiani e sasanidi fossero figurati e divenuti astratti con l\u2019avvento dell\u2019Islam, per tornare ad essere figurati una volta diffusosi il gioco in Europa. Tuttavia, sottolinea Contadini, nell\u2019arte islamica \u201csecolare\u201d la rappresentazione figurata era utilizzata fin dalle origini<sup><a href=\"#footnote_31_1126\" id=\"identifier_31_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"IDEM, Islamic ivory&hellip;, 1995, p. 144, nota 4.\">32<\/a><\/sup> ed \u00e8 possibile che entrambe le tipologie fossero in uso gi\u00e0 prima dell\u2019avvento dell\u2019Islam<sup><a href=\"#footnote_32_1126\" id=\"identifier_32_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"IDEM, Islamic ivory&hellip;, 1995, p. 111.\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo documento conservato in Europa occidentale in cui si fa riferimento al gioco degli scacchi \u00e8 catalano. Esso risale agli inizi dell\u2019XI secolo e riferisce che il Conte di Urgel \u00ablascia in legato i pezzi del gioco da lui posseduti alla chiesa di Saint Gilles\u00bb<sup><a href=\"#footnote_33_1126\" id=\"identifier_33_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. PASTOUREAU, Medioevo&hellip;, 2005, p. 247.\">34<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presso il Museu Dioces\u00e0 i Comarcal di Lleida sono custoditi diciannove pezzi da gioco degli scacchi in cristallo di rocca<sup><a href=\"#footnote_34_1126\" id=\"identifier_34_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. BERNUS-TAYLOR, Pi&egrave;ces d&rsquo;un jeu d&rsquo;&eacute;checs, in Les Andalousies. De Damas &agrave; Cordoue, catalogo della mostra a cura di M. Bernus-Taylor, Istitut du monde arabe, Parigi (28 novembre 2000-15 aprile 2001), Parigi 2000, n. 204, p. 174.\">35<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2. Pezzi da gioco degli scacchi, cristallo di rocca, Egitto (?), secc. X-XI, Lleida, Museu Dioces\u00e0 i Comarcal.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/ane02.jpg\">Fig. 2<\/a>). Un pezzo simile a quelli di Lleida \u00e8 conservato nel Museo Diocesano di Capua<sup><a href=\"#footnote_35_1126\" id=\"identifier_35_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. VENEZIA, Reliquiario di S. Eugenio, in Nobiles officinae&hellip;, 2006, n. V. 5, p. 322.\">36<\/a><\/sup>. Mentre gli scacchi in cristallo di rocca sembrano costituire un gruppo omogeneo databile tra la fine del X e la prima met\u00e0 dell\u2019XI secolo, unanimemente attribuito all\u2019Egitto fatimide<sup><a href=\"#footnote_36_1126\" id=\"identifier_36_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. BERNUS-TAYLOR, Pi&egrave;ces d&rsquo;un jeu&hellip;, 2000, n. 204, p. 174.\">37<\/a><\/sup>, per quelli in avorio collocazione cronologica e provenienza non sono affatto certe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gioco degli scacchi si diffuse in Europa meridionale a partire dalla met\u00e0 del X secolo, attraverso al-Andalus, Sicilia e Italia meridionale. In Europa settentrionale esso inizi\u00f2 a circolare grazie al commercio tra gli scandinavi e l&#8217;impero bizantino<sup><a href=\"#footnote_37_1126\" id=\"identifier_37_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. PASTOUREAU, Medioevo&hellip;, 2005, p. 247.\">38<\/a><\/sup>. Gli scacchi ebbero grande diffusione nell\u2019occidente europeo durante il XIII secolo, epoca in cui Federico II \u00abnon esita, nella sua corte di Palermo, a sfidare i grandi campioni musulmani, e il re di Castiglia Alfonso X il Saggio, [&#8230;] fa compilare l&#8217;anno prima della sua morte un voluminoso trattato dedicato ai tre giochi [&#8230;]: gli scacchi, i giochi da tavolo e i dadi\u00bb<sup><a href=\"#footnote_38_1126\" id=\"identifier_38_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"IDEM, Medioevo&hellip;, 2005, p. 253.\">39<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiese e abbazie medievali non di rado tesaurizzavano pezzi da gioco degli scacchi insieme a reliquiari pregiati, gioielli, olifanti, pietre e metalli preziosi. L\u2019atteggiamento delle autorit\u00e0 religiose sulla pratica del gioco degli scacchi durante il Medioevo fu singolare. La Chiesa \u00abda un lato condanna la pratica del gioco, ma dall\u2019altro sembra tributare a taluni pezzi un culto simile a quello delle reliquie\u00bb<sup><a href=\"#footnote_39_1126\" id=\"identifier_39_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"IDEM, Medioevo&hellip;, 2005, pp. 251-252.\">40<\/a><\/sup>. Pastoureau ha messo in risalto la sottile differenza di atteggiamento da parte della Chiesa tra il gioco e i pezzi della scacchiera, molti dei quali non sarebbero stati realizzati per essere utilizzati nelle partite di scacchi ma per far parte di un tesoro da ostentare. Non si tratta dunque di pezzi da gioco bens\u00ec di manufatti simbolici, il cui valore non riguarda la bellezza artistica ma le credenze che ruotano attorno ad essi e al tipo di materiale in cui sono realizzati, assicurando al possessore prestigio e potere<sup><a href=\"#footnote_40_1126\" id=\"identifier_40_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Pastoureau, Medioevo&hellip;, 2005, pp. 253-254.\">41<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vari prelati furono denunciati alle alte cariche ecclesiastiche perch\u00e9 sorpresi a giocare a scacchi. Il primo documento italiano noto che fa riferimento al gioco di origine indiana risale all\u2019anno 1061. Si tratta di una lettera inviata a papa Alessandro II dal cardinale di Ostia Pier Damiani, nella quale questi denunci\u00f2 il vescovo di Firenze perch\u00e9 sorpreso a giocare a scacchi<sup><a href=\"#footnote_41_1126\" id=\"identifier_41_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. LEONCINI, Antiche testimonianze degli scacchi in Toscana (sec. XI-XIV), Milano 2010, pp. 5-7. Per la notizia sulla lettera inviata al papa dal cardinale Pier Damiani, che sorprese il vescovo di Firenze mentre giocava a scacchi, cfr. inoltre L. SPECIALE, Il gioco dei re. Intorno agli &ldquo;Scacchi di Carlomagno&rdquo;, in Medioevo: la Chiesa e il Palazzo, atti del convegno internazionale di studi, (Parma, 20-24 settembre 2005), a cura di A.C. Quintavalle, Parma 2007, pp. 238-248; L. SPECIALE, Gli scacchi nell&rsquo;Occidente latino. Materiali e appunti per un dossier iconografico, in Gli scacchi e il chiostro, atti del convegno nazionale di studi, (Brescia, 10 febbraio 2006), a cura di A. Baronio, Civilt&agrave; Bresciana, 16, 2007, pp. 97-128.\">42<\/a><\/sup>. Se le condanne da parte delle autorit\u00e0 ecclesiastiche nei confronti del gioco furono numerose in sinodi e concili dei secoli XI-XII, diminuirono e sparirono del tutto alla fine del Medioevo<sup><a href=\"#footnote_42_1126\" id=\"identifier_42_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. PASTOUREAU, Medioevo&hellip;, 2005, p. 252.\">43<\/a><\/sup>. Inoltre tali censure si dimostrarono inefficaci poich\u00e9, nonostante i numerosi ammonimenti, il gioco si diffuse sempre pi\u00f9, entrando a far parte a pieno diritto dell\u2019educazione cortese e cavalleresca a partire dal XIII secolo<sup><a href=\"#footnote_43_1126\" id=\"identifier_43_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">44<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Petrus Alphonsus, sefardita convertito, vissuto tra i secoli XI-XII, nel testo della <em>Disciplina Clericalis<\/em> indicava \u00abtra le probitates di un uomo d&#8217;armi saper equitare, natare, sagittare, cestibus certare, aucupare, scacis ludere, versificari\u00bb<sup><a href=\"#footnote_44_1126\" id=\"identifier_44_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. SPECIALE, Ludus scachorum: il gioco dei re. Forma e iconografia degli scacchi tra l&rsquo;Italia meridio, nale e l&rsquo;Europa, in L&rsquo;enigma degli avori medievali. Da Amalfi a Salerno, vol. I, catalogo della mostra a cura di F. Bologna, Museo Diocesano, Salerno (20 dicembre 2007-30 aprile 2008), Napoli 2008, pp. 203-229: 212.\">45<\/a><\/sup>. Alcuni secoli prima, nell\u2019Iraq degli Abbasidi, la pratica del gioco degli scacchi faceva parte dell\u2019<em>\u00e2d\u00e2b<\/em>, ovvero la morale d\u2019un uomo d\u2019educazione. I pr\u00ecncipi abbasidi erano educati attraverso varie discipline, tra cui il tiro con l\u2019arco, l\u2019equitazione, l\u2019uso della lancia e dell\u2019ascia, il canto, l\u2019astronomia, la conoscenza delle grandi opere letterarie, le nozioni di gastronomia ed eleganza, la pratica di un certo numero di giochi tra cui gli scacchi<sup><a href=\"#footnote_45_1126\" id=\"identifier_45_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"S. MAKARIOU, Le jeu d&rsquo;&eacute;checs, une pratique de l&rsquo;aristocratie entre Islam et chr&eacute;tient&eacute; des IXe-XIIIe si&egrave;cles, in L&rsquo;aristocratie, les arts et l&rsquo;architecture &agrave; l&rsquo;&eacute;poque romane, actes des XXXVIIe Journ&egrave;es Romanes de Cuxa, (8-15 juillet 2004), Les Cahiers de Saint-Michel de Cuxa, 36, 2005, pp. 127-140: 132.\">46<\/a><\/sup>. \u00c8 probabile che la tradizione abbaside si riallacciasse a quella sasanide, nella quale \u00e8 noto che \u00abi rampolli delle famiglie dell\u2019alta societ\u00e0 venissero introdotti anche al gioco degli scacchi e del trick-track (altro nome per il backgammon)\u00bb<sup><a href=\"#footnote_46_1126\" id=\"identifier_46_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. PANAINO, La novella&hellip;, 1999, p. 51.\">47<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019elefante eburneo del Bargello \u00e8 verosimilmente il pezzo pi\u00f9 antico della collezione scacchistica del Museo Nazionale fiorentino. Il pachiderma poggia su un piedistallo ovale decorato con due file di semplici punti trapanati. Le zampe sono addobbate con cavigliere di perle, motivi che ornano anche il collo del quadrupede. La proboscide poggia sulla base, ruotando verso l&#8217;alto, e la coda termina con un fiocco. Le orecchie aderiscono alle spalle e gli occhi sono resi attraverso linee curve incise con brevi tratti ad esse perpendicolari. Nella parte posteriore dell\u2019elefante (<a title=\"Fig. 3. Pezzo da gioco degli scacchi in forma di elefante, avorio, Iraq (?), IX sec. (?), Firenze, Museo Nazionale del Bargello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/ane03.jpg\">Fig. 3<\/a>) si rileva una decorazione a tralci intrecciati che formano cerchi ospitanti foglie al loro interno. Tale motivo potrebbe rappresentare una gualdrappa, \u00abinterpretazione confermata dal fatto che le zampe posteriori sono quasi del tutto coperte da questo disegno, mentre non lo sono le zampe anteriori e la testa\u00bb<sup><a href=\"#footnote_47_1126\" id=\"identifier_47_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E.J. GRUBE, Figura di elefante in avorio, in Eredit&agrave; dell&rsquo;Islam. Arte islamica in Italia, catalogo della mostra a cura di G. Curatola, Palazzo Ducale, Venezia (30 ottobre 1993-30 aprile 1994), Cinisello Balsamo 1993, n. 5, pp. 69-71.\">48<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il numero di pubblicazioni scientifiche relative all\u2019elefante in avorio del Bargello \u00e8 consistente. Il pezzo da gioco \u00e8 presente nel catalogo della Collezione Carrand del Bargello edito da Sangiorgi<sup><a href=\"#footnote_48_1126\" id=\"identifier_48_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. SANGIORGI, Collection Carrand au Bargello, Roma 1895, p. 12, fig. 15.\">49<\/a><\/sup>nel 1895, nel quale \u00e8 considerato opera del IX secolo. Umberto Rossi e Igino Benvenuto Supino<sup><a href=\"#footnote_49_1126\" id=\"identifier_49_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"U. ROSSI-B. SUPINO, Catalogo del R. Museo Nazionale di Firenze, Roma 1898, n. 63, p. 218.\">50<\/a><\/sup> lo annoverano tra i manufatti bizantini del XII secolo. Ernst Ku\u0308hnel ritiene l\u2019elefante eburneo prodotto in Iraq nei secoli IX-X<sup><a href=\"#footnote_50_1126\" id=\"identifier_50_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Die Ausstellung von Meisterwerken muhammedanischer Kunst in M&uuml;nchen, a cura di F.P.T. SARRE-F.R. MARTIN, vol. III, Monaco di Baviera 1912, n. 2152; E. K&Uuml;HNEL, Islamische Kleinkunst, Berlino, 1925, p. 194, fig. 160; IDEM, Die islamischen&hellip;, 1971, n. 14, pp. 29-30.\">51<\/a><\/sup>, mentre Goldschmidt lo giudica del XII<sup><a href=\"#footnote_51_1126\" id=\"identifier_51_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. GOLDSCHMIDT, Die Elfenbeinskulpturen aus der Romanischen Zeit, XI-XIII Jahrbundert, Berlino 1926, n. 255, p. 53.\">52<\/a><\/sup>. Umberto Scerrato concorda con l\u2019ipotesi di Ku\u0308hnel, sostenendo che le decorazioni della gualdrappa incisa nella parte posteriore dell\u2019elefante ricordano le \u00abstilizzazioni di Samarra e rendono verosimile un\u2019attribuzione dell\u2019avorio all\u2019arte dell\u2019Ir\u00e0q del X secolo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_52_1126\" id=\"identifier_52_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"U. SCERRATO, Arte islamica&hellip; 1979, pp. 465-466, fig. 549.\">53<\/a><\/sup>. Sulla decorazione fitomorfa del manufatto del Bargello si \u00e8 soffermato anche Ernst Grube<sup><a href=\"#footnote_53_1126\" id=\"identifier_53_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. CURATOLA, Piccola scultura, in Islam specchio&hellip;, 2002, n. 94, p. 120.\">54<\/a><\/sup>, evidenziando la relazione tra questo ornamento e quello delle sculture zoomorfe in bronzo di tradizione islamica, come il quadrupede conservato presso lo stesso Museo Nazionale fiorentino (<a title=\"Fig. 4. Quadrupede, bronzo, Spagna (?), X secolo (?), Firenze, Museo Nazionale del Bargello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/ane04.jpg\">Fig. 4<\/a>). I corpi dei bronzi islamici sono infatti decorati da motivi affini<sup><a href=\"#footnote_54_1126\" id=\"identifier_54_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E.J. GRUBE, Figura di elefante&hellip;, in Eredit&agrave; dell&rsquo;Islam&hellip;, 1993, n. 5, pp. 69-71.\">55<\/a><\/sup>. Ernst Grube<sup><a href=\"#footnote_55_1126\" id=\"identifier_55_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"IDEM, Il mondo Islamico al tempo di Marco Polo, in Venezia e l&rsquo;Oriente. Arte, commercio, civilta al tempo di Marco Polo, a cura di A. Zorzi, Milano 1981, pp. 101-158: 140, fig. 143.\">56<\/a><\/sup> e Alessandro Sanvito<sup><a href=\"#footnote_56_1126\" id=\"identifier_56_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. SANVITO, Scacchi e tavole da gioco nella collezione Carrand, Firenze 2000, n. 5, pp. 24-25.\">57<\/a><\/sup> concordano nel considerare il pezzo da gioco degli scacchi della collezione Carrand di provenienza irachena e databile al X secolo. Giovanni Curatola e Marco Spallanzani<sup><a href=\"#footnote_57_1126\" id=\"identifier_57_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. CURATOLA-M. SPALLANZANI, Pezzo del gioco degli scacchi, in forma di elefante, in Omaggio ai Carrand&hellip;, 1989, n. 143, p. 351; Cfr. inoltre G. CURATOLA-G. SCARCIA, Le arti nell&rsquo;Islam, 2 edizione, Urbino 2001, p. 259, fig. 111; G. Curatola, Arte Islamica, La grande storia dell&rsquo;arte, 26, Milano 2006, p. 104, fig. I.\">58<\/a><\/sup> giudicano l\u2019elefante contemporaneo agli stucchi abbasidi di Samarra (IX secolo). Anna Contadini<sup><a href=\"#footnote_58_1126\" id=\"identifier_58_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. CONTADINI, Islamic ivory&hellip;, 1995, p. 144, fig. 2, nota 3.\">59<\/a><\/sup>, Almut von Gladiss<sup><a href=\"#footnote_59_1126\" id=\"identifier_59_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. VON GLADISS, Pezzo da scacchi in forma di elefante, in Islam specchio&hellip;, 2002, n. 55, p. 82.\">60<\/a><\/sup> e Bettina Schindler<sup><a href=\"#footnote_60_1126\" id=\"identifier_60_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. SCHINDLER, L&rsquo;avorio&hellip;, 2007, p. 16.\">61<\/a><\/sup>, d\u2019accordo con Ku\u0308hnel, lo ritengono di produzione irachena e ascrivibile ai secoli IX-X.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stata unanimemente accettata dalla critica la funzione del pachiderma come componente del gioco degli scacchi. In India gli elefanti svolgevano un ruolo primario nella scacchiera. Gli Arabi conservarono il pezzo all\u2019interno del gioco durante i primi secoli dopo l\u2019avvento dell\u2019Islam, per modificarlo successivamente in pezzi stilizzati che mantenevano solo le zanne. Per Alessandro Sanvito, all&#8217;epoca in cui si suppone risalga il manufatto del Bargello, la composizione degli eserciti prevedeva la presenza di elefanti<sup><a href=\"#footnote_61_1126\" id=\"identifier_61_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. SANVITO, Scacchi e tavole da gioco nella collezione Carrand, Firenze 2000, p. 24.\">62<\/a><\/sup>. Questi facevano gi\u00e0 parte delle milizie indiane e la loro presenza in quelle sasanidi \u00e8 provata sia dalle fonti letterarie sia da un rilievo di Taq-i Bustan<sup><a href=\"#footnote_62_1126\" id=\"identifier_62_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. PANAINO, La novella&hellip;, 1999, pp. 179-180, nota 197.\">63<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei paesi latini l\u2019iconografia dell\u2019elefante sub\u00ec vari mutamenti e il vocabolo arabo indicante il pezzo, <em>al fil<\/em>, divenne \u00abil latino <em>alfinus<\/em>, poi <em>auphinus<\/em>, trasformando l\u2019elefante in conte, in siniscalco, in albero o in portabandiera (italiano <em>albero<\/em> e <em>alfiere<\/em>)\u00bb<sup><a href=\"#footnote_63_1126\" id=\"identifier_63_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. PASTOUREAU, Medioevo&hellip;, 2005, p. 259.\">64<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La raccolta di pezzi da gioco nota come Scacchi di Carlo Magno \u00e8 \u00abla pi\u00f9 completa serie di pezzi figurati che ci sia pervenuta per trasmissione storica\u00bb<sup><a href=\"#footnote_64_1126\" id=\"identifier_64_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. SPECIALE, Ludus scachorum&hellip;, in L&rsquo;enigma degli avori&hellip;, 2008, pp. 203-229: 203.\">65<\/a><\/sup>. Essa \u00e8 custodita a Parigi presso il <em>Cabinet de M\u00e9dailles et Antiques <\/em>della <em>Biblioth\u00e8que National de France<\/em> ma proviene dal tesoro dell&#8217;abbazia di Saint-Denis. Contiene quattro elementi in cui \u00e8 rappresentato l\u2019elefante. I pezzi parigini sono ritenuti dalla critica realizzati in Italia meridionale da eborarii operanti nella costiera amalfitana agli inizi del XII secolo<sup><a href=\"#footnote_65_1126\" id=\"identifier_65_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Idem, Ludus scachorum&hellip;, in L&rsquo;enigma degli avori&hellip;, pp. 203-229.\">66<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ci sono alcuni elementi che accomunano i pezzi della <em>Biblioth\u00e8que National de France<\/em> all&#8217;elefante del Bargello, come la gualdrappa e il piedistallo ovale su cui poggiano entrambi, sono tuttavia ben evidenti le differenze fra essi. Il pachiderma fiorentino \u00e8 caratterizzato da linee arrotondate e aggraziate, mentre gli scacchi parigini sono contraddistinti da un\u2019architettura piuttosto statica e spigolosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla rapida indagine sulla storia degli studi tracciata in precedenza, risulta evidente che la critica si sia orientata pressoch\u00e9 unanimemente verso un&#8217;attribuzione del manufatto del Bargello alla tradizione abbaside irachena dei secoli IX-X, considerando l\u2019elefante uno dei primi pezzi islamici da gioco degli scacchi conosciuti. Tale attribuzione \u00e8 dovuta al parallelo tra le decorazioni a palmette intagliate nella parte posteriore del pachiderma fiorentino e le decorazioni fitomorfe degli stucchi di Samarra riferibili allo Stile A (<a title=\"Fig. 5. Stucchi di Samarra, Iraq, IX sec., Berlino, Museum f\u00fcr Islamische Kunst.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/ane05.jpg\">Fig. 5<\/a>), datati al IX secolo<sup><a href=\"#footnote_66_1126\" id=\"identifier_66_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. ETTINGHAUSEN-O. GRABAR, Arte y arquitectura del Islam. 650-1250, Madrid 1997, pp. 112-114.\">67<\/a><\/sup>. Non si pu\u00f2 negare la significativa vicinanza tra le decorazioni dell\u2019avorio del Bargello e gli stucchi sopracitati. Tuttavia \u00e8 complicato stabilire se e con quali modalit\u00e0 una decorazione architettonica in stucco possa aver ispirato gli ornamenti di un manufatto eburneo dalle ridotte dimensioni come quello del Museo Nazionale di Firenze. Non essendoci paralleli convincenti con altri manufatti, come ha sottolineato Grube<sup><a href=\"#footnote_67_1126\" id=\"identifier_67_1126\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E.J. GRUBE, Figura di elefante&hellip;, in Eredit&agrave; dell&rsquo;Islam&hellip;, 1993, n. 5, pp. 69-71: 70.\">68<\/a><\/sup>, le argomentazioni proposte circa l\u2019origine irachena del manufatto rimangono le pi\u00f9 verosimili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ipotesi relative a tale provenienza e alla datazione al IX secolo dell\u2019elefante della collezione Carrand, sono plausibili anche perch\u00e9 i pezzi di scacchi \u201cnaturalistici\u201d, come affermato in precedenza, si sarebbero realizzati solamente durante il periodo di formazione dell\u2019arte islamica, diventando sempre pi\u00f9 rari nei secoli successivi. I pezzi in cristallo di rocca testimoniano l\u2019evoluzione verso le forme astratte, anche se spesso sono decorati con motivi fitomorfi e zoomorfi (<a title=\"Fig. 6. Pezzo da gioco degli scacchi, cristallo di rocca, Egitto (?), secc. X-XI, Capua, Museo Diocesano.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/ane06.jpg\">Fig. 6<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono auspicabili ulteriori approfondimenti sul manufatto del Bargello, che prendano in considerazione la trasmissione del gioco degli scacchi dalla Persia all\u2019Iraq abbaside. Di tale passaggio, l\u2019elefante fiorentino potrebbe infatti costituire una testimonianza tangibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p><strong>Referenze fotografiche<\/strong><\/p>\n<p>Fig. 1, da <em>Islam specchio d\u2019Oriente. Rarit\u00e0 e preziosi nelle collezioni statali fiorentine<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. Damiani-M. Scalini, Palazzo Pitti, Firenze (23 aprile-1 settembre 2002), Livorno 200, n. 55, p. 82.<\/p>\n<p>Fig. 2, da <em>Les Andalousies. De Damas \u00e0 Cordoue<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. Bernus-Taylor, Istitut du monde arabe, Parigi (28 novembre 2000-15 aprile 2001), Parigi 2000, n. 204, p. 174.<\/p>\n<p>Fig. 3, da E. K\u00fchnel, <em>Die islamischen Elfenbeinskulpturen. VII-XIII Jahrhundert<\/em>, Berlino 1971, fig. 14b.<\/p>\n<p>Fig. 4, da <em>Islam specchio d\u2019Oriente. Rarit\u00e0 e preziosi nelle collezioni statali fiorentine<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. Damiani-M. Scalini, Palazzo Pitti, Firenze (23 aprile-1 settembre 2002), Livorno 200, n. 94, p. 120.<\/p>\n<p>Fig. 5, Foto D. Anedda.<\/p>\n<p>Fig. 6, da <em>Gli Arabi in Italia<\/em>. <em>Cultura, contatti e tradizioni<\/em>, a cura di F. Gabrieli-U. Scerrato, Milano 1979, p. 501.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1126\" class=\"footnote\">Studio elaborato nell\u2019ambito dell\u2019assegno di ricerca finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna tramite il programma Master &amp; Back. Ringrazio la dottoressa Ornella Corda per il controllo e la revisione finale dei testi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1126\" class=\"footnote\"> J. PHYSICK, <em>The Victoria and Albert Museum. <\/em><em>The History of Its Building<\/em>, Londra 1982.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1126\" class=\"footnote\">E. VERON, <em>Histoire de l\u2019Union Centrale, son origine, son present, son avenir. Union Central des Beaux Arts appliqu\u00e9s \u00e0 l\u2019Industrie<\/em>, in <em>La Chronique des Arts et de la Curiosit\u00e9. Suppl\u00e9ment a la Gazette de Beaux-Arts<\/em>, XXXI, Parigi 1874, pp. 297-299.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1126\" class=\"footnote\"><em>La storia del Bargello. 100 capolavori da scoprire<\/em>, a cura di B. Paolozzi Strozzi, Firenze 2004, p. 29.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1126\" class=\"footnote\">G. GAETA-BERTEL\u00c0, <em>La donazione Carrand al Museo Nazionale del Bargello<\/em>, in <em>Omaggio ai Carrand. Arti del Medio Evo e del Rinascimento<\/em>, a cura di G. Gaeta Bertel\u00e0-B. Paolozzi Strozzi, Firenze 1989, pp. 1-38.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1126\" class=\"footnote\">U. SCERRATO, <em>Arte islamica in Italia<\/em>, in <em>Gli Arabi in Italia<\/em>. <em>Cultura, contatti e tradizioni<\/em>, a cura di F. Gabrieli-U. Scerrato, Milano 1979, pp. 271-571: 447-477, figg. 548-550.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1126\" class=\"footnote\">B. SCHINDLER, <em>L\u2019avorio. Tecnica e materiali<\/em>, Firenze 2007, p. 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1126\" class=\"footnote\">B. SCHINDLER, <em>L\u2019avorio<\/em>\u2026, 2007, p. 5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1126\" class=\"footnote\">Per la lavorazione e il riutilizzo dell\u2019avorio in epoca tardoantica e altomedievale cfr. A. CUTLER, <em>The craft of ivory. <\/em><em>Sources, techniques, and uses in the Mediterranean world. A.D. 200-1400<\/em>, Washington 1985. I volumi di A. CUTLER, <em>Late antique and byzantine ivory carving<\/em>, Aldershot 1998 e <em>Image making in Byzantium, Sasanian Persia and the early muslim world: images and cultures<\/em>, Farnham 2009, raccolgono ventotto articoli scritti su avori romani, bizantini e islamici.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1126\" class=\"footnote\">M. PASTOUREAU, <em>Medioevo simbolico<\/em>, Bari 2005, p. 254.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1126\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>Medioevo<\/em>\u2026, 2005, p. 255.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1126\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1126\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1126\" class=\"footnote\">B. SCHINDLER, <em>L\u2019avorio<\/em>\u2026, 2007, pp. 8-9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1126\" class=\"footnote\">E. K\u00dcHNEL, <em>Die islamischen Elfenbeinskulpturen. VII-XIII Jahrhundert<\/em>, Berlino 1971, pp. 32-51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1126\" class=\"footnote\">P.B. Cott, <em>Siculo-Arabic Ivories<\/em>, Princeton 1939.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1126\" class=\"footnote\">B. SCHINDLER, <em>L\u2019avorio<\/em>\u2026, 2007, p. 9.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1126\" class=\"footnote\">G. CURATOLA-M. SPALLANZANI, <em>Cofanetto<\/em>, in <em>Omaggio ai Carrand. Arti del Medio Evo e del Rinascimento<\/em>, a cura di G. Gaeta Bertel\u00e0-B. Paolozzi Strozzi, Firenze 1989, n. 144, pp. 351-353.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1126\" class=\"footnote\">A. GAL\u00c1N Y GALINDO, <em>Marfiles medievales del Islam<\/em>, vol. II, Cordova 2005, n. 13008, p. 266.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1126\" class=\"footnote\">G. CURATOLA-M. SPALLANZANI, <em>Sei placchette, gi\u00e0 montate a cofanetto<\/em>, in <em>Omaggio ai Carrand<\/em>\u2026, 1989, n. 145, pp. 353-354.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1126\" class=\"footnote\">G. VACCARI, <em>Placchetta con grifi<\/em>, in <em>Nobiles officinae. Perle, filigrane e trame di seta dal Palazzo Reale di Palermo<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. Andaloro, Palazzo dei Normanni, Palermo (17 dicembre 2003-10 marzo 2004), Hofburg, Schweizerhof, Alte Geistliche Schatzkammer, Vienna, (30 marzo-13 giugno 2004), Catania 2006, n. II. 18, p. 153.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1126\" class=\"footnote\">A. VON GLADISS, <em>Olifante<\/em>, in <em>Islam specchio d\u2019Oriente. Rarit\u00e0 e preziosi nelle collezioni statali fiorentine<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. Damiani-M. Scalini, Palazzo Pitti, Firenze (23 aprile-1 settembre 2002), Livorno 2002, n. 54, p. 81.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1126\" class=\"footnote\">A. SANVITO, <em>Scacchi e tavole da gioco nella collezione Carrand<\/em>, Firenze 2000, n. 3, pp. 20-21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1126\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>Scacchi e tavole<\/em>\u2026, 2000, n. 1, pp. 10-18.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1126\" class=\"footnote\"> A. PANAINO, <em>La novella degli scacchi e della tavola reale. Un&#8217;antica fonte orientale sui due giochi da tavoliere piu\u0300 diffusi nel mondo eurasiatico tra Tardoantico e Medioevo e sulla loro simbologia militare e astrale. Testo pahlavi, traduzione e commento al Wiza\u0304ri\u0304s\u030cn i\u0304 c\u030catrang ud ni\u0304his\u030cn i\u0304 ne\u0304w-ardaxs\u030ci\u0304r, <\/em>\u201c<em>La spiegazione degli scacchi e la disposizione della tavola reale<\/em>&#8220;, Abbiategrasso 1999, pp. 142-156.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1126\" class=\"footnote\">A. PANAINO, <em>La novella\u2026,<\/em>1999, pp. 156-157.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1126\" class=\"footnote\"> Per la storia del gioco degli scacchi cfr. H.J.R. MURRAY, <em>A history of chess<\/em>, Oxford 1913. Nonostante l&#8217;dizione del testo di Murray non sia recente, esso costituisce un&#8217;opera fondamentale sulla storia degli sacchi. Cfr inoltre A. CHICCO-G. PORRECA, <em>Il libro completo degli scacchi<\/em>, Milano 1959.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1126\" class=\"footnote\">Per una breve storia di credenze e tradizioni medievali sul gioco degli scacchi cfr. M. PASTOUREAU, <em>Medioevo<\/em>\u2026, 2005, pp. 247-250.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1126\" class=\"footnote\">A. BORRUSO, <em>Da Oriente a Occidente<\/em>, Palermo 2006, pp. 90-91.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1126\" class=\"footnote\">A. CONTADINI, <em>Islamic ivory chess pieces, Draughtsman and Dice,<\/em> in <em>Islamic Art in the Ashmolean Museum<\/em>, vol. I, a cura di J. Allan, Oxford 1995, pp. 111-154:111.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1126\" class=\"footnote\">A. PANAINO, <em>La novella\u2026<\/em>, 1999, p. 182.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1126\" class=\"footnote\"><em>IDEM<\/em>, <em>Islamic ivory<\/em>\u2026, 1995, p. 144, nota 4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1126\" class=\"footnote\"><em>IDEM<\/em>, <em>Islamic ivory<\/em>\u2026, 1995, p. 111.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1126\" class=\"footnote\">M. PASTOUREAU, <em>Medioevo<\/em>\u2026, 2005, p. 247.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1126\" class=\"footnote\">M. BERNUS-TAYLOR, <em>Pi\u00e8ces d&#8217;un jeu d&#8217;\u00e9checs<\/em>, in <em>Les Andalousies. De Damas \u00e0 Cordoue<\/em>, catalogo della mostra a cura di M. Bernus-Taylor, Istitut du monde arabe, Parigi (28 novembre 2000-15 aprile 2001), Parigi 2000, n. 204, p. 174.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1126\" class=\"footnote\">M. VENEZIA, <em>Reliquiario di S. Eugenio<\/em>, in <em>Nobiles officinae<\/em>\u2026, 2006, n. V. 5, p. 322.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1126\" class=\"footnote\">M. BERNUS-TAYLOR, <em>Pi\u00e8ces d&#8217;un jeu<\/em>\u2026, 2000, n. 204, p. 174.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1126\" class=\"footnote\">M. PASTOUREAU, <em>Medioevo<\/em>\u2026, 2005, p. 247.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1126\" class=\"footnote\"><em>IDEM<\/em>, <em>Medioevo<\/em>\u2026, 2005, p. 253.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1126\" class=\"footnote\"><em>IDEM<\/em>, <em>Medioevo<\/em>\u2026, 2005, pp. 251-252.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1126\" class=\"footnote\">M. Pastoureau, <em>Medioevo<\/em>\u2026, 2005, pp. 253-254.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1126\" class=\"footnote\">M. LEONCINI,<em> Antiche testimonianze degli scacchi in Toscana (sec. XI-XIV<\/em>), Milano 2010, pp. 5-7. Per la notizia sulla lettera inviata al papa dal cardinale Pier Damiani, che sorprese il vescovo di Firenze mentre giocava a scacchi, cfr. inoltre L. SPECIALE, <em>Il gioco dei re. Intorno agli <\/em>\u201c<em>Scacchi di Carlomagno<\/em>\u201d, in <em>Medioevo: la Chiesa e il Palazzo<\/em>, atti del convegno internazionale di studi, (Parma, 20-24 settembre 2005), a cura di A.C. Quintavalle, Parma 2007, pp. 238-248; L. SPECIALE, <em>Gli scacchi nell&#8217;Occidente latino. Materiali e appunti per un dossier iconografico<\/em>, in <em>Gli scacchi e il chiostro,<\/em> atti del convegno nazionale di studi, (Brescia, 10 febbraio 2006), a cura di A. Baronio, <em>Civilt\u00e0 Bresciana<\/em>, 16, 2007, pp. 97-128.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1126\" class=\"footnote\">M. PASTOUREAU, <em>Medioevo<\/em>\u2026, 2005, p. 252.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1126\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1126\" class=\"footnote\">L. SPECIALE, <em>Ludus scachorum: il gioco dei re. Forma e iconografia degli scacchi tra l&#8217;Italia meridio, nale e l&#8217;Europa<\/em>, in <em>L&#8217;enigma degli avori medievali. Da Amalfi a Salerno<\/em>, vol. I, catalogo della mostra a cura di F. Bologna, Museo Diocesano, Salerno (20 dicembre 2007-30 aprile 2008), Napoli 2008, pp. 203-229: 212.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1126\" class=\"footnote\">S. MAKARIOU, <em>Le jeu d&#8217;\u00e9checs, une pratique de l&#8217;aristocratie entre Islam et chr\u00e9tient\u00e9 des IX<sup>e<\/sup>-XIII<sup>e<\/sup> si\u00e8cles<\/em>, in <em>L&#8217;aristocratie, les arts et l&#8217;architecture \u00e0 l&#8217;\u00e9poque romane<\/em>, actes des XXXVII<sup>e<\/sup> Journ\u00e8es Romanes de Cuxa, (8-15 juillet 2004), <em>Les Cahiers de Saint-Michel de Cuxa<\/em>, 36, 2005, pp. 127-140: 132.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1126\" class=\"footnote\">A. PANAINO, <em>La novella\u2026<\/em>, 1999, p. 51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1126\" class=\"footnote\"> E.J. GRUBE, <em>Figura di elefante in avorio<\/em>, in <em>Eredit\u00e0 dell\u2019Islam. Arte islamica in Italia<\/em>, catalogo della mostra a cura di G. Curatola, Palazzo Ducale, Venezia (30 ottobre 1993-30 aprile 1994), Cinisello Balsamo 1993, n. 5, pp. 69-71.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1126\" class=\"footnote\">G. SANGIORGI, <em>Collection Carrand au Bargello<\/em>, Roma 1895, p. 12, fig. 15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1126\" class=\"footnote\">U. ROSSI-B. SUPINO, <em>Catalogo del R. Museo Nazionale di Firenze<\/em>, Roma 1898, n. 63, p. 218.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1126\" class=\"footnote\"><em>Die Ausstellung von Meisterwerken muhammedanischer Kunst in M\u00fcnchen<\/em>, a cura di F.P.T. SARRE-F.R. MARTIN, vol. III, Monaco di Baviera 1912, n. 2152; E. K\u00dcHNEL, <em>Islamische Kleinkunst<\/em>, Berlino, 1925, p. 194, fig. 160; <em>IDEM<\/em>, <em>Die islamischen<\/em>\u2026, 1971, n. 14, pp. 29-30.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1126\" class=\"footnote\">A. GOLDSCHMIDT, <em>Die Elfenbeinskulpturen aus der Romanischen Zeit, XI-XIII Jahrbundert<\/em>, Berlino 1926, n. 255, p. 53.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1126\" class=\"footnote\">U. SCERRATO, <em>Arte islamica\u2026<\/em> 1979, pp. 465-466, fig. 549.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1126\" class=\"footnote\">G. CURATOLA, <em>Piccola scultura<\/em>, in <em>Islam specchio<\/em>\u2026, 2002, n. 94, p. 120.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1126\" class=\"footnote\">E.J. GRUBE, <em>Figura di elefante<\/em>\u2026, in <em>Eredit\u00e0 dell\u2019Islam<\/em>\u2026, 1993, n. 5, pp. 69-71.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_1126\" class=\"footnote\"><em>IDEM<\/em>, <em>Il mondo Islamico al tempo di Marco Polo<\/em>, in <em>Venezia e l\u2019Oriente. Arte, commercio, civilta al tempo di Marco Polo<\/em>, a cura di A. Zorzi, Milano 1981, pp. 101-158: 140, fig. 143.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_1126\" class=\"footnote\">A. SANVITO, <em>Scacchi e tavole da gioco nella collezione Carrand<\/em>, Firenze 2000, n. 5, pp. 24-25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_1126\" class=\"footnote\">G. CURATOLA-M. SPALLANZANI, <em>Pezzo del gioco degli scacchi, in forma di elefante<\/em>, in <em>Omaggio ai Carrand<\/em>\u2026, 1989, n. 143, p. 351; Cfr. inoltre G. CURATOLA-G. SCARCIA, <em>Le arti nell\u2019Islam<\/em>, 2 edizione, Urbino 2001, p. 259, fig. 111; G. Curatola, <em>Arte Islamica<\/em>, La grande storia dell\u2019arte, 26, Milano 2006, p. 104, fig. I.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_1126\" class=\"footnote\">A. CONTADINI, <em>Islamic ivory\u2026<\/em>, 1995, p. 144, fig. 2, nota 3.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_1126\" class=\"footnote\">A. VON GLADISS, <em>Pezzo da scacchi in forma di elefante<\/em>, in <em>Islam specchio<\/em>\u2026, 2002, n. 55, p. 82.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_1126\" class=\"footnote\">B. SCHINDLER, <em>L\u2019avorio\u2026<\/em>, 2007, p. 16.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_1126\" class=\"footnote\">A. SANVITO, <em>Scacchi e tavole da gioco nella collezione Carrand<\/em>, Firenze 2000, p. 24.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_1126\" class=\"footnote\">A. PANAINO, <em>La novella\u2026<\/em>, 1999, pp. 179-180, nota 197.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_1126\" class=\"footnote\">M. PASTOUREAU, <em>Medioevo<\/em>\u2026, 2005, p. 259.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_1126\" class=\"footnote\">L. SPECIALE, <em>Ludus scachorum<\/em>\u2026, in <em>L&#8217;enigma degli avori<\/em>\u2026, 2008, pp. 203-229: 203.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_1126\" class=\"footnote\"><em>Idem<\/em>, <em>Ludus scachorum<\/em>\u2026, in <em>L&#8217;enigma degli avori<\/em>\u2026, pp. 203-229.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_1126\" class=\"footnote\">R. ETTINGHAUSEN-O. GRABAR, <em>Arte y arquitectura del Islam. 650-1250<\/em>, Madrid 1997, pp. 112-114.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_1126\" class=\"footnote\">E.J. GRUBE, <em>Figura di elefante<\/em>\u2026, in <em>Eredit\u00e0 dell\u2019Islam<\/em>\u2026, 1993, n. 5, pp. 69-71: 70.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_1126\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>damianoanedda@gmail.com L\u2019elefante eburneo della Sala Islamica al Museo Nazionale del Bargello1 DOI: 10.7431\/RIV05012012 Il Museo Nazionale del Bargello sorse nel contesto europeo ottocentesco in cui <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1126\" title=\"Damiano Anedda\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1228,"menu_order":1,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1126"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1126"}],"version-history":[{"count":16,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1126\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1460,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1126\/revisions\/1460"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1228"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1126"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}