{"id":1039,"date":"2011-12-27T02:17:47","date_gmt":"2011-12-27T02:17:47","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1039"},"modified":"2013-06-13T00:17:23","modified_gmt":"2013-06-13T00:17:23","slug":"raimondo-mercadante","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1039","title":{"rendered":"Raimondo Mercadante"},"content":{"rendered":"<p>raimondo.mercadante@alice.it<\/p>\n<h3><strong>Architettura e arti decorative nell\u2019H\u00f4tel Pourtal\u00e8s di F\u00e9lix Duban. Parigi 1837<\/strong><\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV04082011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019architettura dell\u2019h\u00f4tel Pourtal\u00e8s<sup><a href=\"#footnote_0_1039\" id=\"identifier_0_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questo articolo costituisce una rielaborazione di una ricerca eseguita nel 2008 nell&rsquo;ambito del progetto CoRi dell&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Palermo, che&nbsp; ha&nbsp; consentito un periodo di tre mesi all&rsquo;Ecole du Louvre, durante i quali si &egrave; studiata in particolare la storia del dipinto &ldquo;Il Condottiero&rdquo; di Antonello da Messina nella collezione Pourtal&egrave;s. Ringrazio pertanto la prof. Maria Concetta Di Natale dell&rsquo;Universit&agrave; di Palermo e M.mes G&eacute;nevi&egrave;ve Bresc-Bautier e Claire Barbillon, rispettivamente conservatrice capo del dipartimento delle sculture del Louvre e direttrice didattica dell&rsquo;Ecole du Louvre.\">1<\/a><\/sup>, costruito a partire dal 1837 dall\u2019architetto F\u00e9lix Duban per il conte James Alexandre de Pourtal\u00e8s-Gorgier (28 novembre 1776-24 marzo 1855)<sup><a href=\"#footnote_1_1039\" id=\"identifier_1_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La famiglia Pourtal&egrave;s &egrave; originaria del borgo de La  Salle, nelle C&eacute;vennes, presso la citt&agrave; di N&icirc;mes, in Francia. In cerca di rifugio dalla persecuzione religiosa, Louis e J&eacute;r&eacute;mie de Pourtal&egrave;s guadagnano la Svizzera nel 1718, il primo per la citt&agrave; di Ginevra, il secondo per Neuch&acirc;tel. Il figlio di J&eacute;r&eacute;mie, Jacques-Louis de Pourtal&egrave;s (1722-1814), &egrave; il padre di James Alexandre. Banchiere e commerciante, soprannominato &laquo;il re dei negozianti&raquo;, Jacques-Louis, sovente impegnato in soggiorni commerciali a Londra, &egrave; l&rsquo;autore principale della fortuna economica che passer&agrave; in eredit&agrave; a James: la sua attivit&agrave; principale &egrave; una casa di commercio, che comprende un banco commerciale ed una fabbrica di tele dipinte,&nbsp; anche se le sue attivit&agrave; prenderanno in seguito un corso pi&ugrave; bancario, arrivando a divenire il pi&ugrave; grande azionista della Banque de France, con 600 azioni. Interessi economici nell&rsquo;acquisizione di terreni agricoli, nelle costruzioni, negli investimenti bancari, si associano alla ricerca di un ruolo progressivamente pi&ugrave; integrato nella politica, (sar&agrave; il caso anche di Louis de Pourtal&egrave;s, nato nel 1773, morto nel 1848, che fu presidente del Consiglio di Stato della Confederazione svizzera, e che ricopr&igrave; anche delle funzioni militari). Cfr. L. Malzac, Les Pourtal&egrave;s. Histoire d&rsquo;une famille huguenote des C&eacute;vennes 1500-1860, Paris 1914;&nbsp; R. Cramer, Les Pourtal&egrave;s(1300-2000), Saint-Pierre de Vassols 2001.\">2<\/a><\/sup> e terminato nel 1839, conta tra le punte pi\u00f9 elevate mai raggiunte del progetto e della realizzazione pratica dell\u2019<em>h\u00f4tel particulier <\/em>parigino del XIX secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Definito in occasione dei funerali di Duban come \u201c<em>un gioiello<\/em>\u201d<sup><a href=\"#footnote_2_1039\" id=\"identifier_2_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Fun&eacute;railles de F&eacute;lix Duban, architecte du gouvernement, R&eacute;dig&eacute; sur l&rsquo;invitation de la  Commission G&eacute;n&eacute;rale des Fun&eacute;railles et du monument de F&eacute;lix Duban par C&eacute;sar Daly,  Secr&eacute;taire de la Commission et ancien &eacute;l&egrave;ve de F&eacute;lix Duban, Paris 1871, p. 37. Cfr. anche Revue G&eacute;n&eacute;rale de l&rsquo;architecture et des travaux publics, 5, 1870, pp. 199-223. Tutte le traduzioni dal francese sono a cura dell&rsquo;autore.\">3<\/a><\/sup> da C\u00e9sar Daly, direttore della <em>Revue G\u00e9n\u00e9rale de l\u2019architecture<\/em>, la voce pi\u00f9 significativa della stampa specializzata d\u2019architettura in Francia e probabilmente in tutta Europa<sup><a href=\"#footnote_3_1039\" id=\"identifier_3_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M. Saboya, Presse et architecture au XIX si&egrave;cle, C&eacute;sar Daly et la Revue G&eacute;n&eacute;rale de l&rsquo;architecture et des travaux publics, Paris 1991.\">4<\/a><\/sup>, o ancora come \u00ab<em>l\u2019abitazione privata pi\u00f9 notevole, la pi\u00f9 veramente elegante che abbia prodotto l\u2019arte contemporanea del nostro paese<\/em>\u00bb da Henri Delaborde<sup><a href=\"#footnote_4_1039\" id=\"identifier_4_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. Delaborde, F&eacute;lix Duban, L&rsquo;exposition de ses dessins &agrave; l&rsquo;Ecole des Beaux Arts, in &ldquo;Revue des Deux Mondes&rdquo;, 1 Fevrier 1872, p. 618.\">5<\/a><\/sup>, l\u2019h\u00f4tel sulla rue Tronchet riunisce in s\u00e9 i caratteri essenziali dell\u2019habitat per l\u2019alta borghesia e la nobilt\u00e0 parigina dell\u2019epoca. Vi si accentuano la funzione di galleria d\u2019arte e di\u00a0museo privato\u00a0che distinguono il committente, un aristocratico della recente nobilt\u00e0 sorta in epoca napoleonica, molto amante dell\u2019arte, che decide di stabilirvisi da solo dopo la morte della moglie, mentre i figli rappresentano una presenza frequente ma autonoma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Studiato soprattutto da Robin Middleton<sup><a href=\"#footnote_5_1039\" id=\"identifier_5_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"R. Middleton, H&ocirc;tel Pourtal&egrave;s-Gorgier, 7 rue Tronchet, Paris, in &ldquo;AA files 33, Annals of the Architectural Association School of Architecture, London 1997 e Idem, L&rsquo;H&ocirc;tel Pourtal&egrave;s-Gorgier, in F&eacute;lix Duban 1798-1870. Les couleurs de l&rsquo;architecte, a cura di S. Bellenger e F. Hamon, catalogo dell&rsquo;esposizione (Ch&acirc;teau de Blois, 15 juin-29 septembre 1996), Paris 1996, pp. 137-146.\">6<\/a><\/sup>, questo edificio risulta difficile da conoscere nei minimi dettagli della sua storia e negli aspetti decorativi, a causa di una difficolt\u00e0 nel pervenire ai documenti che potrebbero illuminarci. Anzitutto, per ci\u00f2 che riguarda la documentazione del Municipio di Parigi, non \u00e8 pervenuta che una pianta del catasto (<a title=\"Fig. 1. &lt;i&gt;Archives Nationales, Cadastre de Paris&lt;\/i&gt;, Pianta dell\u2019H\u00f4tel Pourtal\u00e8s, 1 marzo 1840.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer01.jpg\">Fig. 1<\/a>) presso gli <em>Archives Nationales<\/em><sup><a href=\"#footnote_6_1039\" id=\"identifier_6_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Segnatura: AN F31 44 332. Si tratta della pianta del n. 5 di rue Tronchet, immobile edificato dal conte di Pourtal&egrave;s come palazzina d&rsquo;affitto, l&rsquo;unico documento documento d&rsquo;architettura indicato dagli studi precedenti e da noi riscontrato a Parigi.\">7<\/a><\/sup>, essendo andata in fumo la documentazione sugli anni di costruzione e sulle modifiche intervenute al momento della Comune parigina del 1870, che interess\u00f2 l\u2019<em>H\u00f4tel de Ville<\/em>. All\u2019<em>Ecole des Beaux Arts<\/em>, dove si conservano i disegni di Duban, si sono potuti ritrovare soltanto, come inediti rispetto alle precedenti ricerche, tre disegni, che mostrano la facciata ed un dettaglio dell\u2019atrio<sup><a href=\"#footnote_7_1039\" id=\"identifier_7_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"PC 21243, pl. 23, 24, 25.\">8<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 2.  F\u00e9lix Duban, disegno relativo al prospetto, rue Tronchet n.7, Archivi dell\u2019Ecole des Beaux Arts, Parigi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer02.jpg\">Figg. 2<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3.  F\u00e9lix Duban, prospetti della corte interna, Archivi dell\u2019Ecole des Beaux Arts, Parigi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer03.jpg\">3<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 4. F\u00e9lix Duban, atrio e porta carraia dell\u2019H\u00f4tel Pourtal\u00e8s, Archivi dell\u2019Ecole des Beaux Arts, Parigi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer04.jpg\">4<\/a>), ma niente sulla galleria n\u00e8 sulla collocazione delle opere d\u2019arte al suo interno. Sembra anche che presso gli eredi della famiglia Pourtal\u00e8s non si conservino altre risorse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jacques Pons riconosce, nella sua tesi per l\u2019Ecole des Chartes, uno dei lavori pi\u00f9 approfonditi mai eseguiti sull\u2019opera di F\u00e9lix Duban che:\u00a0\u00a0\u00ab<em>Non \u00e8 stato possibile trovare alcuna fonte documentaria. Alcune fonti iconografiche si trovano nella seconda raccolta di disegni di Duban conservato alla biblioteca dell\u2019Ecole des Beaux-arts. Senza indicazione alcuna; questi schizzi sono difficili da interpretare per il loro aspetto sovente molto dettagliato.<\/em><sup><a href=\"#footnote_8_1039\" id=\"identifier_8_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Almeno&nbsp; tredici disegni, n&deg; 71-81, forse 66-70, 82, 83.\">9<\/a><\/sup><em> Un gran numero si riferisce all\u2019arredamento interno, impossibile da interpretare a causa delle radicali modifiche subite dagli appartamenti.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_9_1039\" id=\"identifier_9_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Pons, L&rsquo;H&ocirc;tel de Pourtal&egrave;s. 1836-1839. L&rsquo;exp&eacute;rience d&rsquo;un mus&eacute;e. Th&egrave;se pour le diplome d&rsquo;archiviste pal&eacute;ographe, Ecole Nationale des Chartes, Paris 1985.\">10<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte,\u00a0 disponiamo di alcune fonti bibliografiche contemporanee al palazzo e di un certo numero di fotografie. Essenziale per immaginare l\u2019aspetto originario della corte e delle coperture prima dell\u2019intervento di Hippolyte-Alexandre Destailleur \u00e8 il libro di Victor Calliat<sup><a href=\"#footnote_10_1039\" id=\"identifier_10_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Calliat, Parall&egrave;le des maisons de Paris, Paris 1850, pp.&nbsp; 43-51.\">11<\/a><\/sup> che riproduce fedelmente molti dei decori sulle facciate interne ed esterne; l\u2019opera illustrata di Edmond Texier<em> Tableau de Paris <\/em>(1852), fornisce invece un affresco della situazione artistica, della vita culturale, del gusto delle grandi famiglie cittadine: fra le altre residenze alto borghesi e nobiliari, il palazzo\u00a0\u201call\u2019italiana\u201d di Duban vi \u00e8 descritto come uno <em>specimen<\/em> della pi\u00f9 moderna architettura privata e ad un tempo come una curiosit\u00e0 del quartiere intorno alla chiesa della Madeleine. Delle fotografie di un certo interesse sono state eseguite da Fiorillo, nel 1870<sup><a href=\"#footnote_11_1039\" id=\"identifier_11_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Una fotografia &egrave; conservata in un album sul quartiere Madeleine, conservata alla Biblioth&egrave;que Historique de la Ville de Paris.\">12<\/a><\/sup> e nel 1909 da Eug\u00e8ne Atget<sup><a href=\"#footnote_12_1039\" id=\"identifier_12_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Eug&egrave;ne Atget (1857-1927), H&ocirc;tel Pourtal&egrave;s, 7 Rue Tronchet (VIIIe), 1909 fotografie all&rsquo;albumina, una del solo portale, 21.8 x 17.6 cm. e l&rsquo;altra con una scena di vita 21.9 x 17.7 cm. (ritagliata).\">13<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 5.  L. Fiorillo (attivo 1860-1890), facciata su rue Tronchet, fotografia, 1870, Biblioth\u00e8que historique de la ville de Paris.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer05.jpg\">Figg. 5<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 6. E. Atget, H\u00f4tel Pourtal\u00e8s, 7 rue Tronchet. Paris (VIII\u00e8me arr.). 1909, Biblioth\u00e8que historique de la ville de Paris.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer06.jpg\">6<\/a>). Negli ultimi anni, in pi\u00f9, numerosi studi hanno iniziato ad analizzare sotto differenti aspetti gli interessi culturali propri alla personalit\u00e0 di Pourtal\u00e8s medesimo, e alle sue opere d\u2019arte. Oltre agli studi menzionati, vanno ricordati quelli di Elisabeth Foucart-Walter, Olivier Boisset, Bruno Centorame, Alexandre Gady<sup><a href=\"#footnote_13_1039\" id=\"identifier_13_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Foucart &ndash; Walter,&nbsp; Le portrait du comte James-Alexandre de Pourtal&egrave;s-Gorgier, par Paul Delaroche. Une dation r&eacute;cente pour le d&eacute;partement des Peintures, in Revue du Louvre, 1-200, pp. 39-54; O. Boisset, Les Antiques du comte James-Alexandre Pourtal&egrave;s-Gorgier (1776-1855): Une introduction, in Collections et march&eacute; de l&rsquo;art en France 1789-1848, a cura di M. Preti-Hamard, P. Senechal, Rennes 2005, pp. 187-206; B. Centorame, L&rsquo;h&ocirc;tel de Pourtal&egrave;s, in Autour de la Madeleine. Art, litt&eacute;rature, soci&eacute;t&eacute;, a cura di B. Centorame, Paris 2005,&nbsp;pp. 85-86; A. GadyA,&nbsp;&nbsp;&nbsp;Les&nbsp;h&ocirc;tels particuliers de Paris du Moyen-&acirc;ge &agrave; la Belle &eacute;poque, Paris&nbsp; 2008, pp. 220-221.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Obiettivo di questo contributo \u00e8 analizzare il rapporto tra le soluzioni decorative adottate da Duban e il gusto del committente, valutando in particolare se esiste una relazione privilegiata con il gusto per i pittori Primitivi, di cui Pourtal\u00e8s fu celebre collezionista, possedendo fra l\u2019altro uno dei primi Antonello che siano poi entrati nelle raccolte pubbliche parigine, \u201cil Condottiero\u201d (<a title=\"Fig. 7. Il Condottiere, in &lt;i&gt;Souvenirs de la Galerie Pourtal\u00e8s. Tableaux, antiques et objets d'art, photographi\u00e9s et publi\u00e9s&lt;\/i&gt;, Paris, Goupil &amp; Co , 1863, tav. 3.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer07.jpg\">Fig. 7<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I. Il progetto architettonico di Duban <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019h\u00f4tel Pourtal\u00e8s si distacca sensibilmente dagli altri edifici a carattere speculativo del quartiere Madeleine\u00a0: una eleganza pi\u00f9 aristocratica ed una certa austerit\u00e0 della facciata su strada lo distinguono. Il quartiere della Madeleine, gi\u00e0 noto come <em>ville l\u2019Ev\u00eaque<\/em>, era gi\u00e0 da diversi decenni ambito per l\u2019edificazione di palazzi aristocratici. Louis Hautecoeur ha registrato un aumento dei prezzi delle costruzioni e dei materiali durante l\u2019et\u00e0 della monarchia di Luglio, nel contesto di un ritorno al lusso e di una vera competizione per l\u2019<em>h\u00f4tel<\/em> pi\u00f9 prestigioso<sup><a href=\"#footnote_14_1039\" id=\"identifier_14_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&laquo;&ldquo;All&rsquo;indomani delle guerre napoleoniche e dell&rsquo;abdicazione dell&rsquo;Imperatore, allorch&eacute; la pace era ancora incerta, la propriet&agrave; mobiliare fu per qualche tempo deprezzata: quando l&rsquo;Inglese Crawfort, nel 1814, voleva acquisire l&rsquo;h&ocirc;tel di Paolina Bonaparte (gi&agrave; h&ocirc;tel de Charost) per il conte d&rsquo;Inghilterra,&nbsp; discuteva le pretese del venditore affermando: Il prezzo delle case &egrave; oggi molto basso.&rdquo; Nel 1815, si poteva avere un h&ocirc;tel composto di 8 stanze con pianterreno con giardino, scuderie da 6 cavalli, rimesse per 3 vetture, comuni con 6 camere da domestici, per un affitto di 5.000 fr. Il visconte di Ch&hellip; , otteneva per 4.000 fr. un padiglione situato al fondo di una bella corte e comprendente vestibolo, salone, sala da pranzo, boudoir, biblioteca, 2 camere per adulti, 1 camera per bambini, 1 camera per la governante, 1 stanza da bagno, dei priv&eacute;s all&rsquo;inglese, 1 cucina&nbsp; e 6 camere da domestici. La firma della pace, la rimessa in ordine delle finanze, l&rsquo;adozione di una politica pi&ugrave; liberale, incoraggiarono la costruzione. Il ritorno degli emigrati, la presenza dei viaggiatori stranieri, l&rsquo;afflusso della manodopera provinciale determinarono un aumento degli affitti. Le leggi del ministro Vill&egrave;le spinsero alla speculazione: nel 1824, il Governo per finanziare il miliardo degli emigrati [indennit&agrave; accordata nel 1825 ai nobili emigrati depauperati dalla Rivoluzione francese del 1789, N.d.A.], domand&ograve; la conversione delle rendite, che fu inizialmente respinta, poi votata nel 1825. Da quando il progetto fu conosciuto, gli speculatori temettero la diminuzione dei loro introiti, acquisirono dei terreni, il cui prezzo mont&ograve; rapidamente, investirono i loro capitali in immobili che fecero costruire o li affidarono a degli imprenditori, che promettevano dei miracolosi redditi e di cui alcuni fecero fallimento [&hellip;] Un prezioso documento, le statistiche pubblicate per ordine del prefetto della Senna, M. de Chabrol, ci informa su questa intensa attivit&agrave; della costruzione tra il 1821 e il 1824. Le tasse doganali non sono meno significative: nel 1823 entrano a Parigi 70.000 ettolitri di calce, 2.500.000 di gesso, 150.000 m3 di ghiaia, nel 1821 le cifre sono rispettivamente di 102.000, 3. 116.000 e 248.000. Quest&rsquo;ascesa del prezzo degli affitti determin&ograve; ben presto la rarefazione della domanda e nel 1828-1829 le costruzioni subirono una crisi. Rambuteau afferma che nel 1830 la met&agrave; dei &ldquo;combattenti&rdquo; erano degli operai dell&rsquo;edilizia senza lavoro. Il colera del 1832, i movimenti popolari non permisero&nbsp; la ripresa immediata dell&rsquo;attivit&agrave; [&hellip;] La Francia conobbe dunque due grandi periodi di attivit&agrave;, dal 1820 al 1824 e dal 1834 al 1845, durante i quali&nbsp; furono costruiti in gran numero, h&ocirc;tels particuliers e palazzine d&rsquo;affitto.&raquo; L. Hautecoueur, Les Constructions priv&eacute;es &ndash; Les condition &eacute;conomiques, in Histoire de l&rsquo;Architecture Classique en France, VI, La Restauration et le gouvernement de Juillet 1815-1848, Paris 1955, pp. 121-123.\">15<\/a><\/sup>.<em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Victor Calliat stesso nota \u00ab<em>che un progresso reale si era fatto sentire da una ventina d\u2019anni nella costruzione delle case private che si sono viste innalzare da ogni parte a Parigi [\u2026] Il risultato \u00e8 dovuto a due cause: al sapere sempre crescente dei nostri architetti ed a un miglioramento sensibile nel gusto pubblico. Perch\u00e9 bisogna riconoscerlo, il grande movimento delle intelligenze, dovuto ai calmi e fecondi anni della Restaurazione e che si manifest\u00f2 verso il 1830, ha reagito nella maniera pi\u00f9 felice sulle nostre arti e l\u2019architettura non vi \u00e8 rimasta estranea.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_15_1039\" id=\"identifier_15_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"V. Calliat, Parall&egrave;le des&nbsp; maisons construites depuis 1830 jusqu&rsquo;&agrave; nos jours, Paris 1859.\">16<\/a><\/sup><em>.<\/em> \u00c8 significativo come Texier definisca i progressi nelle abitazioni private:<em> <\/em>\u00ab<em>Non \u00e8 da molto tempo che ci si sa alloggiare in Francia; il confort e l\u2019eleganza non sono di antica origine: i vasti h\u00f4tels del medioevo erano inabitabili<\/em>\u00bb, la civilizzazione ha migliorato le cose ma al tempo stesso si pone un problema di gusto e di cultura a cui la modernit\u00e0 del XIX secolo risponde con difficolt\u00e0:<em> <\/em>\u00ab<em>Una societ\u00e0 nuova, dischiusa all\u2019improvviso da una rivoluzione, pu\u00f2 avere dell\u2019oro e del lusso, ma sono il tempo e la tradizione che danno il<\/em> <em>gusto [\u2026] Ci si \u00e8 accontentati di imitare il passato, di riparare i disastri, di mettere a posto le rovine; si \u00e8 stati troppo soddisfatti di ritrovare alcuni resti di questo lusso della grande epoca francese, e di riprodurli nel migliore dei modi. Ne \u00e8 risultato che la maggior parte delle nostre grandi abitazioni si assomigliano come esse si assomigliavano\u00a0 cent\u2019anni fa ma, ecco! il difetto di questo gusto individuale che si \u00e8 tanto celebrato [\u2026]. La variet\u00e0 dei dettagli non basta a togliere la tristezza e la monotonia. Cos\u00ec l\u2019abitante di Parigi, visitando Londra, trover\u00e0 bene, \u00e8 vero, delle differenze, delle sfumature facili da cogliere; ma tuttavia, conoscendo l\u2019una, non prover\u00e0 alcuna sorpresa vedendo l\u2019altra; al contrario chi conosce Venezia sar\u00e0 altrettanto colpito dall\u2019aspetto di Costantinopoli, di Agra, del Cairo o di Mosca, quelle sono tipi distinti, variegati e riconoscibili. Ebbene, noi vorremmo che fosse lo stesso nelle abitazioni moderne, che vi fossero dei punti di vista all\u2019interno e delle sorprese per l\u2019occhio.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_16_1039\" id=\"identifier_16_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Texier, Tableau de Paris, Ouvrage illustr&eacute; de quinze cents gravures, Paris 1852, Chap. LVI, Les Habitations modernes, p. 197 e segg.\">17<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 evidente, nelle parole di Texier, il riferimento all\u2019architettura veneziana ed orientale nell\u2019intenzione di creare, a partire da un sapiente <em>m\u00e9lange <\/em>degli stili storici, una sintesi che sar\u00e0 il gusto dell\u2019abitazione moderna; la descrizione di un altro palazzo del Faubourg Saint-Honor\u00e9 rinomato per i lussuosi interni, l\u2019H\u00f4tel de Rambouillet, evoca da vicino la Galleria dell\u2019H\u00f4tel Pourtal\u00e8s:\u00a0 \u00ab<em>Il primo luogo in cui si entra \u00e8 un <\/em>atrio<em> o vestibolo allungato che, attraverso una deviazione inattesa, vi porta nella\u00a0 galleria del pianterreno. Lunga quaranta-cinque piedi, larga ventidue e alta\u00a0 trentasei\u00a0; questa sala \u00e8 terminata da un lato da una immensa finestra ad ogiva [\u2026] \u00a0La decorazione di questa sala consiste principalmente nei quadri e nelle meravigliose cornici che li contengono. \u00c8 solamente su queste cornici scolpite che si trovano delle dorature<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_17_1039\" id=\"identifier_17_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Texier, Tableau de Paris&hellip;, 1852.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una evoluzione \u00e8 intervenuta nel consumo dell\u2019architettura per le classi elevate e la ricerca di un miglior <em>comfort<\/em> per le abitazioni, che \u00e8 al fondo la tendenza principale dell\u2019architettura francese, soprattutto nel periodo successivo, vale a dire dal 1848 in poi, quando il positivismo tradurr\u00e0 in architettura le esigenze della vita moderna; ma questo sviluppo di una relativa oggettivit\u00e0 del programma architettonico \u00e8 in realt\u00e0 subordinato alla elaborazione in chiave poetica e storica degli ambienti interni, che risente fortemente del Romanticismo di quegli anni. L\u2019h\u00f4tel Pourtal\u00e8s infatti si presenta del tutto sacrificato, nei suoi spazi ricettivi, rispetto agli spazi previsti per la collocazione delle opere d\u2019arte. Entrando dall\u2019atrio carrozzabile, al piano terreno si trovavano i locali di servizio e le scuderie, al fondo della corte. Al piano nobile, l\u2019anticamera, la sala da pranzo, salone, biblioteca, tutti di dimensioni modeste e poi la lunghissima galleria dei dipinti, seguita da sala etrusca, gabinetto dei vetri, cappella (<a title=\"Fig. 8. Pianta del pianterreno e del piano nobile, da  V. Calliat, &lt;i&gt;Parall\u00e8le des maisons de Paris&lt;\/i&gt;, Paris 1850.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer08.jpg\">Fig. 8<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un libro essenziale su questo periodo, David van Zanten ha detto:<em> <\/em>\u00ab<em>Intorno all\u2019anno 1830 emerse a Parigi un gruppo di architetti che studi\u00f2 la storia dell\u2019architettura con un nuovo, preciso metodo di analisi spaziale e strutturale. Ci\u00f2 permise loro di intuire l\u2019oggetto nei termini dei suoi principi organici e perci\u00f2 di essere a proprio agio con la storia e di\u00a0 non essere controllati dalle sue forme (\u2026) I protagonisti di questo gruppo erano quattro amici: F\u00e9lix Duban (1796-1871), Henri Labrouste (1801-75), Louis Duc (1802-79), e L\u00e9on Vaudoyer (1803-72). Essi furono sempre visti come un gruppo.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_18_1039\" id=\"identifier_18_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Van Zanten, Designing Paris. The architecture of Duban, Labrouste, Duc and Vaudoyer, Cambridge 1987, p. XIII. Sull&rsquo;architettura di questo periodo occorre almeno ricordare: A. Drexler, The architecture of the &Eacute;cole des Beaux-Arts, London 1977; The Beaux Arts and Nineteenth Century Architecture, a cura di D. Drew Egbert,&nbsp; Princeton N.J. 1980; The Beaux-Arts and nineteenth-century French architecture, a cura di R. Middleton, London 1982; B. Bergdoll, European architecture 1750 &ndash; 1890, London 2001; Duban et l&rsquo;Italie, catalogo della mostra (Paris, Chapelle des Petits-Augustins, 9 mars &ndash; 4 avril 2004), a cura di&nbsp; A. Jacques, Paris 2004.\">19<\/a><\/sup>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019opera di Duban nasce da una tensione contro il classicismo ortodosso divulgato da Quatrem\u00e8re de Quincy, pur mantenendo le distanze al tempo stesso dal radicalismo neogotico di Viollet-le-Duc, <em> <\/em>\u00ab<em>nel momento in cui <\/em>&#8211; come\u00a0 afferma ancora C\u00e9sar Daly per i funerali dell\u2019architetto<sup><a href=\"#footnote_19_1039\" id=\"identifier_19_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Daly, Fun&eacute;railles de F&eacute;lix Duban&hellip;, 1871, p. 34.\">20<\/a><\/sup> &#8211;<em> sotto il nome generale di Romanticismo, una reazione si faceva\u00a0 sentire da ogni parte contro gli eccessi di dottrina della scuola classica, eccessi che generavano\u00a0 falsi nell\u2019arte e la noia nelle anime<\/em>\u00bb<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro la normativit\u00e0 dell\u2019autore dell\u2019<em>Encyclop\u00e9die M\u00e9thodique de l\u2019architecture<\/em>, contro un tipo di\u00a0 sapere artistico organizzato didatticamente nei dizionari e nelle regole di bellezza definitivamente fissate, Duban oppone il culto della sensibilit\u00e0, che s\u2019incrocia ammirevolmente con la personalit\u00e0 del suo mecenate, James Alexandre de Pourtal\u00e8s, con il quale condivide un profondo interesse per l\u2019arte del primo Rinascimento e per l\u2019Antichit\u00e0: \u00ab<em>Duban era mirabilmente favorito dalla natura <\/em>&#8211; testimonia Vaudoyer &#8211;<em> : tutto nella sua persona permetteva di conoscere l\u2019uomo superiore [\u2026] Duban coltivava la sua arte con passione; tutte le sue produzioni si facevano notare per una rara distinzione, un gusto squisito ed un\u2019 eleganza che gli era tutta personale<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_20_1039\" id=\"identifier_20_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Vaudoyer, Eloge de M. Duban, in Recueil des Cinq Acad&eacute;mies, Institut de France, Paris 1872, p. 4\">21<\/a><\/sup><em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gusto <em> <\/em>e l\u2019eleganza si traducevano in uno stile che, guardando ai maestri della tradizione francese come Philibert de l\u2019Orme, fonde il gotico e la cultura dell\u2019antichit\u00e0:<em> <\/em>\u00ab<em>Greco per l\u2019istinto &#8211;<\/em> osserva Beul\u00e9, segretario dell\u2019<em>Acad\u00e9mie des Beaux Arts <\/em>nel suo <em>Eloge <\/em>&#8211; <em>aveva compreso, di buon ora, la colorazione e le delicatezze\u00a0 dell\u2019arte di Pompei. Ma Firenze, questa Atene dei Medici, divideva le sue adorazioni; egli si era imbevuto del sentimento di tutte le grazie italiane; ne\u2019 Vignola, ne\u2019 Palladio lo attiravano; egli inclinava per Bramante\u00a0 e non era senza parentela intellettuale con questo artista, cos\u00ec elegante ed abile nel decorare.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_21_1039\" id=\"identifier_21_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Vaudoyer, Eloge&hellip;, in Recueil des Cinq&hellip;, 1872.\">22<\/a><\/sup>\u00a0<em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esterno dell\u2019edificio si allinea con purezza di forme al taglio della rue Tronchet, dove l\u2019abilit\u00e0 di Duban si fa ammirare per l\u2019impiego del decoro architettonico (<a title=\"Fig. 9. Prospetto, da Calliat.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer09.jpg\">Fig. 9<\/a>): nel portale dal disegno geometrico (<a title=\"Fig. 10. Portale con stemma, &lt;i&gt;ibidem&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer10.jpg\">Fig. 10<\/a>),\u00a0 posto in asimmetria sull\u2019asse della facciata, citato anche da Charles Blanc come caso esemplare di una lecita deviazione dalla norma della specularit\u00e0 nella decorazione<sup><a href=\"#footnote_22_1039\" id=\"identifier_22_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Blanc, Grammaire des Arts d&eacute;coratifs, in &ldquo;Gazette des Beaux Arts&rdquo;, genn. 1870, Tom. III,&nbsp; p. 308: &laquo;Mi riferisco qui agli edifici pubblici: perch&eacute; le costruzioni private possono talvolta trascurare la simmetria, quando il sacrificio &egrave; richiesto da un interesse pressante. Ne abbiamo un esempio, a Parigi, nell&rsquo;h&ocirc;tel Pourtal&egrave;s, costruito presso la  Madeleine, su progetto di Duban. L&rsquo;illustre architetto, non avendo a sua disposizione che un terreno stretto, si &egrave; francamente e abilmente dispensato dal porre il portale sull&rsquo;asse dell&rsquo;edificio, per paura che la porta la simmetria non lo obbligasse ad aprire sulla facciata delle aperture meschine e troppo poco intervallate e che la distribuzione interna non fosse violentata dalla rigorosa regolarit&agrave; dell&rsquo;esterno. Tuttavia, la simmetria &egrave; in generale cos&igrave; vivamente desiderata da tutti, che vediamo quotidianamente delle case su cui si sono disegnate false finestre, unicamente per non mancare di riguardo verso il pubblico.&raquo;\">23<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spiccano \u00a0sulla facciata il delicato disegno delle girali all\u2019antica, fedelmente riprodotto nelle tavole di Calliat, e delle cornici delle finestre, che avrebbero costituito l\u2019archetipo dei modelli ornamentali diffusi poi massicciamente per l\u2019edilizia haussmanniana nei decenni successivi (<a title=\"Fig. 11. Girali e racemi decorativi, &lt;i&gt;ibidem&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer11.jpg\">Figg. 11<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 12. Particolari decorativi della corte, &lt;i&gt;ibidem&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer12.jpg\">12<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 13. Prospetto, stato attuale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer13.jpg\">13<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 14. Dettaglio della cornice, stato attuale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer14.jpg\">14<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 15 Portale, stato attuale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer15.jpg\">15<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_23_1039\" id=\"identifier_23_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. F. Loyer, Paris: Nineteenth century architecture and urbanism, New   York 1988, p. 152 e segg. Interessante anche l&rsquo;articolo di F. Boudon, Le regard du XIX si&egrave;cle sur le XVI si&egrave;cle fran&ccedil;ais: ce qu&rsquo;ont vu les revues d&rsquo;architecture, in &ldquo;Revue de l&rsquo;art&rdquo;, 1990, n. 89, pp. 29-56, che sottolinea l&rsquo;impiego pressoch&eacute; esclusivamente decorativo che le riviste come la Revue G&eacute;n&eacute;rale de l&rsquo;architecture di Daly, il Moniteur des architectes ed altre facevano dei particolari di castelli, chiese e palazzi cinquecenteschi che si venivano riscoprendo e riproducendo in tavole a incisione metallica.\">24<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> \u201cLe pareti laterali del portico d\u2019ingresso, che conduce alla corte, sono gi\u00e0 decorate a destra ed a sinistra di statue e di frammenti antichi in marmo <\/em>&#8211;\u00a0 ci ragguaglia ancora Texier &#8211;<em> in numero di trentadue, provenienti dalle collezioni Choiseul, Fauvel, Mazois , Dodwell, Mimaut, della Malmaison.<\/em>\u201d<sup><a href=\"#footnote_24_1039\" id=\"identifier_24_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Texier, Tableau de Paris..., 1852, p. 200.\">25<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraversando la porta carraia (<a title=\"Fig. 16. Calchi dei rilievi di Luca della Robbia nella cantoria del duomo di Firenze, atrio di accesso, stato attuale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer16.jpg\">Fig. 16<\/a>), ancora oggi si mostrano incorniciati nella parete a sinistra dei rilievi di maestri cantori in atto di leggere una partitura su un rotolo di pergamena e musici a suonare strumenti musicali: si tratta, come si \u00e8 potuto appurare, di calchi dei rilievi di Luca della Robbia nella cantoria del duomo di Firenze (<a title=\"Fig. 17. Dettaglio di una formella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer17.jpg\">Figg. 17<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 18. Volta dell\u2019atrio carraio.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer18.jpg\">18<\/a>). Poich\u00e9 la cantoria rimase smontata dal 1688 fino al 1891, quando venne ricostituita su un progetto di Luigi del Moro e i musei europei si interessarono relativamente tardi a questo importante insieme di sculture (il South Kensington Museum acquis\u00ec i calchi solo nel 1877, la collezione  Jacquemart-Andr\u00e9, che comprende i putti reggi candela della cantoria, fu iniziata verso il 1860), gli esemplari inseriti decorativamente nell\u2019androne dell\u2019h\u00f4tel Pourtal\u00e8s si possono forse considerare tra le prime testimonianze di attenzione per queste opere del Quattrocento fiorentino<sup><a href=\"#footnote_25_1039\" id=\"identifier_25_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I calchi costituiscono un problema storiografico: trascurati nello studio di Middleton, essi non fanno parte delle collezioni sopra menzionate, che comprendevano essenzialmente copie di sculture greche e romane. Non si pu&ograve; escludere a priori che si tratti di un&rsquo;aggiunta di Destailleur (e ci&ograve; sarebbe pi&ugrave; allineato cronologicamente con le notizie sul ritorno in voga dei Della Robbia) ma sembra improbabile, perch&eacute; i restauri di Destailleur, peraltro poco documentati nella stampa periodica, ebbero carattere prevalentemente utilitario. Cfr. scheda sul database del Victoria and Albert Museum: http:\/\/www.vam.ac.uk\/collections\/sculpture e G. Lafenestre, P. Durrieu, A. Michel, L. Deshairs,  Le Mus&eacute;e Jacquemart-Andr&eacute;, Paris 1914.\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di certo, l\u2019ingresso al palazzo di James Alexandre conservava l\u2019apparenza di un percorso iniziatico all\u2019arte, accompagnato dalla musica e dai simboli del potere, di cui la statua di Augusto (<a title=\"Fig. 19. Statua dell\u2019imperatore Augusto gi\u00e0 nel castello del cardinale Richelieu, in Souvenirs de la Galerie Pourtal\u00e8s..., Paris 1863.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer19.jpg\">Fig. 19<\/a>), gi\u00e0 propriet\u00e0 del Cardinale Richelieu,\u00a0 era l\u2019elemento fondamentale<sup><a href=\"#footnote_26_1039\" id=\"identifier_26_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"F. Lenormant, La  Galerie Pourtal&egrave;s, II. Antiquit&eacute;s grecques et romaines, in &ldquo;Gazette des Beaux-Arts&rdquo;, 17, Paris 1864, p. 476.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simile incertezza persiste sui bronzi, copie di ritratti romani che dominano le paraste della corte; in un ambiente di gusto italiano, per l\u2019uso della pietra arenaria nell\u2019inquadratura degli ordini architettonici, alternata ai pieni in stucco bianco, si leva ancora una fontana, sormontata ancora da un busto\u00a0\u201cromano\u201d.\u00a0 La presenza di una fontana (<a title=\"Fig. 20. Busto sulla fontana della corte.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer20.jpg\">Fig. 20<\/a>) \u00e8 anch\u2019essa una citazione italiana, tipica del gusto di Duban, che avrebbe voluto impiantarne una, in occasione dei lavori al Louvre, preferibilmente quella degli Innocenti di Jean Goujon, sulla prima Corte<sup><a href=\"#footnote_27_1039\" id=\"identifier_27_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Questa idea fu ben presto abbandonata dallo stesso Duban per ragioni di costi e per la difficolt&agrave; di trasportare il monumento. I progetti di Duban per la Cour Carr&eacute;e furono mal visti dal conte di Nieuwerkerke ed infine l&rsquo;architetto non esegu&igrave; le proprie idee per questa corte del Louvre, che avrebbe voluto trasformare in giardino all&rsquo;italiana. Cfr.&nbsp; E. Jacquin, Le chantier du Louvre, in F&eacute;lix Duban 1798-1870. Les couleurs de l&rsquo;architecte, catalogo della mostra (Ch&acirc;teau de Blois, 15 juin-29 septembre 1996), a cura di S. Bellenger et F. Hamon, [Paris] 1996, pp. 103 e segg.\">28<\/a><\/sup>. Proprio ai lavori di decorazione dovette probabilmente collaborare Joseph Michel Le Soufach\u00e9<sup><a href=\"#footnote_28_1039\" id=\"identifier_28_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Rumlere, Congr&egrave;s des architectes, s&eacute;ance du 10 juin, necrologio di Le Soufach&eacute;, in &ldquo;La  Construction Moderne&rdquo;, 18 juin 1887, p. 424.\">29<\/a><\/sup>, architetto e scultore che partecip\u00f2 con Duban anche nel cantiere del castello di Dampierre, per il duca di Luynes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri dettagli interessanti sono le iniziali \u201cPG\u201d (<a title=\"Fig. 21. Colonna della corte interna con le iniziali del conte Pourtal\u00e8s.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer21.jpg\">Fig. 21<\/a>) incise sulle colonne della corte, che ricordano il decoro che sar\u00e0 utilizzato a Blois con le lettere\u00a0\u201cHC\u201d per indicare Enrico III e Caterina dei Medici, i cartigli con i nomi dei grandi geni dell\u2019Antichit\u00e0 da Fidia a Raffaello\u00a0 ed un rilievo di Venere con un Eros sull\u2019ingresso dello scalone, di cui non si conosce l\u2019autore. Una cappella neogotica (<a title=\"Fig. 22. Prospetto  della corte interna nello stato originario, da  V. Calliat, op. cit.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer22.jpg\">Figg. 22<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 23. Spaccato che mostra l\u2019interno della cappella e alcuni altri ambienti, &lt;i&gt;ivi&lt;\/i&gt;. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer23.jpg\">23<\/a>) riccamente decorata ospitava, al piano d\u2019abitazione del conte, le opere d\u2019arte del Rinascimento e del Medioevo: essa \u00e8 stata distrutta dall\u2019intervento di Destailleur voluto da Edmond de Pourtal\u00e8s e M\u00e9lanie de Bussi\u00e8re, figlio e nuora del conte, che abitarono in seguito il palazzo; se ne conserva soltanto una porta con arco ogivale. La cappella era denunciata all\u2019esterno dalle falde del tetto. Destailleur cancell\u00f2 anche questo elemento, sopraelevando l\u2019immobile, che venne dotato di vistosi tetti d\u2019ardesia e finestre ad abbaino, simili a quelle che l\u2019architetto avrebbe adottato nel castello di Franconville e al Waddesdon Manor (<a title=\"Fig. 24. Prospetto  della corte interna, stato attuale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer24.jpg\">Fig. 24<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_29_1039\" id=\"identifier_29_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Costruiti rispettivamente per il duca di Massa nel 1876 e per i Rothschild negli anni 1874-1884. Sull&rsquo;opera di Hippolyte Destailleur (1822-1893), celebre soprattutto come collezionista di famose raccolte di disegni antichi, oggi custoditi alla Kunstbibliothek di Berlino e alla Biblioth&egrave;que Nationale de France, esistono solo delle trattazioni parziali e manca una vera e propria monografia; particolarmente carenti sono le informazioni sui progetti per l&rsquo;h&ocirc;tel Pourtal&egrave;s, i cui disegni si trovano alla Kunstakademie di Berlino (Middleton). Cfr. C. Lucas, N&eacute;crologie de M. Hippolyte Destailleur, in &ldquo;La Construction Moderne&rdquo;, 25 nov. 1893, pp. 94, 95; C. Rabeyrolles-Destailleur, Hippolyte Destailleur (1822-1893): architecte-collectionneur, in L&rsquo;artiste collectionneur de dessin. De Giorgio Vasari &agrave; aujourd&rsquo;hui, 1, Rencontres internationales du Salon du Dessin, a cura di C. Monbeig Goguel, Milano 2006, pp. 147-162; M. Le Goff, Une dynastie d&rsquo;architectes. Les Destailleurs, Gourin 1988 (interessante ma esile). Diversi i contributi su altri aspetti della sua produzione, su Waddesdon o sulle opere a Berlino e Vienna.\">30<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Simili ambienti, <em>cabinet<\/em> per le opere d\u2019arte in stile <em>troubadour<\/em> facevano parte del gusto decorativo dei saloni della Restaurazione e le fonti ne documentano diversi, come quello della marchesa d\u2019Osmond presso l\u2019h\u00f4tel gi\u00e0 de V\u00e9zelay<sup><a href=\"#footnote_30_1039\" id=\"identifier_30_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"B. Centorame, L&rsquo;h&ocirc;tel Bouret de V&eacute;zelay, in Autour de la Madeleine&hellip;, 2005, p. 41.\">31<\/a><\/sup>: in genere il richiamo al Medioevo si tingeva di un richiamo all\u2019ideologia conservatrice dei realisti e a Chateaubriand. Il <em>cabinet<\/em> dell\u2019h\u00f4tel Pourtal\u00e8s, non a caso, conteneva due delle opere pi\u00f9 importanti della scultura decorativa neogotica francese legata alle simpatie conservatrici, \u00a0la curiosa, complessa, <em>Lampada di San Michele<\/em><sup><a href=\"#footnote_31_1039\" id=\"identifier_31_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Su F&eacute;licie de Fauveau e su altre figure di artiste romantiche di questo periodo, come Marie d&rsquo;Orl&eacute;ans, sta tornando un lieve interesse anche a causa della maggiore attenzione agli studi di genere: cfr. E. De Waresquiel,&nbsp;Une femme en exil. F&eacute;licie de Fauveau, artiste, amoureuse et rebelle, Paris 2010; l&rsquo;articolo di E. Mension-Rigau, L&rsquo;aventure au f&eacute;minin: le destin de F&eacute;licie de Duras, comtesse Auguste de La Rochejaquelein (1798-1883), in &ldquo;Histoire, &eacute;conomie et soci&eacute;t&eacute;&rdquo;, 1999, 18e ann&eacute;e, n. 3, pp. 547-567 esamina invece i rapporti di Fauveau con il gruppo di aristocratici legittimisti che in pi&ugrave; occasioni cerc&ograve; di rovesciare la monarchia borghese degli Orl&eacute;ans. La classica opera di L. Benoist, La sculpture romantique, Paris 1928 (ried. Paris 1994), p. 88 riportava la descrizione completa dell&rsquo;oggetto, tratta dal catalogo Description des objets d&rsquo;art du moyen &acirc;ge, de la Renaissance et des temps modernes, faisant partie des collections de M. le comte de Pourtal&egrave;s, a cura di J.J. Dubois, Paris 1841: &laquo;Lampada di San Michele &mdash; La composizione di questa lampada &egrave; lo sviluppo dei salmi &ldquo;orate et vigilate&rdquo; basato sul culto dei Santi Angeli Custodi. L&rsquo;arcangelo san Michele, in piedi sotto una cattedra e vestito dell&rsquo;armatura dei cavalieri del suo Ordine, veglia sul fuoco sacro, appoggiato su una lunga spada dalla lama fiammeggiante. Ai suoi piedi, sui bordi di una vasca di&nbsp; forma esagonale, sono i quattro scudieri d&rsquo;ufficio di un cavaliere araldo, che svolgono le funzioni di porta-lancia, di portatori d&rsquo;armi, di porta-elmo e di semplice scudiero. La base della cattedra &egrave; ornata di pilastri, ai quali sono appesi gli scudi carichi di onorevoli membri della milizia celeste. La vasca, destinata a contenere la luce, &egrave; ornata di una cornice angolare, sulla quale sono incise le parole dei salmi gi&agrave; citati, e il vecchio grido d&rsquo;allarme tanto noto: fiero, vigile; vigile, fiero. Ogni angolo della cornice ospita un cane da guardia, che sostiene un nastro che circonda la circonferenza intera del monumento. La coppa che forma il fondo di questo fanale &egrave; terminata da tre differenti geni, che esprimono un comune simbolismo del vigilare, tenendo insieme un medesimo sassolino, (questo, di forma ovale, &egrave; un lapislazzulo, alcune parti del monumento sono dipinte e dorate), la cui caduta potrebbe provocare la loro scomparsa, e alfine che il sonno non li abbandoni ai loro nemici. Sulla parte inferiore del pannello in quercia scolpita su cui &egrave; applicata quest&rsquo;opera, si legge: Non dormit qui custodit.&raquo;\">32<\/a><\/sup> e il <em>Monumento a Dante <\/em>(<a title=\"Fig. 25. F\u00e9licie de Fauveau, &lt;i&gt;Monumento a Dante&lt;\/i&gt; (Paolo e Francesca),  1830-1836. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer25.jpg\">Fig. 25<\/a>)<em>,<\/em> opere di F\u00e9licie de Fauveau (1799-1886). Entrambi i lavori, importanti nel ridotto catalogo della scultrice, non sono attualmente visibili al pubblico, si trovano in collezioni private come molte delle sue opere. L\u2019interesse di Pourtal\u00e8s per l\u2019opera di M.me de Fauveau e l\u2019inserimento di essa nell\u2019architettura di questo perduto interno ottocentesco dovrebbero essere tenuti in gran considerazione per comprendere gli sviluppi dell\u2019architettura romantica ed eclettica di Duban nel campo delle arti applicate. In effetti lo stile dell\u2019edicola neogotica in cui \u00e8 inserito l\u2019episodio dantesco di Paolo e Francesca nella seconda opera della Fauveau<sup><a href=\"#footnote_32_1039\" id=\"identifier_32_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La scultura misurava m. 2,40 di altezza; si trovava, al tempo di Benoist, presso la collezione Gruot. Cfr. L. Benoist, La sculpture&hellip;, 1928, p. 91: &laquo;Monumento in marmo di Carrara. &mdash; Assisa su uno sgabello e sotto un padiglione (o piuttosto lindiera &ndash; sorta di balcone coperto e a sporto, spesso applicato sui palazzi e le case private d&rsquo;Italia) sostenuto da quattro colonne tortili, Francesca da Rimini sola con Paolo, giovane fratello di suo marito, si arresta turbata dalla lettura di una storia che risveglia in lei il ricordo pericoloso di una prima passione. Lo sguardo chino sul libro e il dito sulla pagina fatale, la sventurata ascolta le parole del suo amante, che, inginocchiato a met&agrave;, e prendendo una delle sue mani nelle sue, la scongiura di cedere a un amore le cui conseguenze comporteranno la fine di entrambi. Il fondo del padiglione presenta un ingresso in parte chiuso da una portiera, e una finestra alla quale &egrave; affacciato un gufo che si gira e sembra spiare la scena di cui &egrave; testimone. Il padiglione, che ricorda da vicino, nell&rsquo;insieme e nei dettagli, le opere di questo genere costruite in Italia nel medioevo, &egrave; sormontato da un frontone a sesto acuto, trilobato, e decorato all&rsquo;angolo superiore dai blasoni delle famiglie Guido e Malatesta. Gli acroteri laterali sono formati&nbsp; da una specie di campanili slanciati, che supportano le figure cesellate di due angeli guardiani, le cui ali sono spiegate, e che sembrano deplorare la caduta delle anime sfuggite alla loro protezione; infine, alla sommit&agrave; di un membro architettonico (cuspide) posta indietro e dominante su tutti le altre parti dell&rsquo;&eacute;dificio, si vede ugualmente curva, la figura di Minosse, giudice inflessibile e supremo del secondo cerchio dell&rsquo;Inferno. Tra le mensole sotto la base del monumento sono raccolte le anime inseparabili di Francesca e Paolo, divenute&nbsp; triste giocattolo di un genio infernale, che ride dei loro dolori e li trasporta a suo piacimento su tutti i punti del luogo muto di ogni lume, ove sono condannati per sempre. Al di sopra di queste figure, su un nastro spiegato, &egrave; scritto questo verso, che indica la natura del loro supplizio: Di qua, di l&agrave;, di qui, di su gli mena.&raquo;\">33<\/a><\/sup> non pu\u00f2 non essere visto come il modello diretto del prodotto pi\u00f9 celebre del Duban decoratore, la <em>toilette<\/em> per la duchessa di Parma da lui realizzata insieme all\u2019orafo Froment-Meurice e altri artigiani nel 1845.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel suo attento lavoro su Duban, Jacques Pons osserva sugli interni\u00a0: \u00ab<em>\u00c8 difficile attardarsi altrettanto sulla disposizione degli appartamenti. A differenza delle sale del museo, ove la decorazione doveva essere necessariamente ridotta per via dell\u2019indisponibilit\u00e0 di superfici murarie e della volont\u00e0 di non rivaleggiare con la ricchezza delle stanze esposte,\u00a0 gli appartamenti ricevettero un abbondante decoro: salone ornato di un soffitto\u00a0 a compartimenti a stella, guarniti di racemi e di putti, sala da pranzo nello stile del grand si\u00e8cle con una tavola monumentale, una cornice a larghi modiglioni e cartocci al soffitto, ricca policromia nel\u00a0 gusto del Rinascimento sulle porte e i muri. La sola traccia che si conservi \u00e8 il disegno di un camino nel gusto del Rinascimento, ornato di figure femminili nello stile di Germain Pilon. Questa successione di stanze caratterizzate, ognuna da uno stile differente corrisponde bene a un interno alla moda della Monarchia di luglio. Il gioco\u00a0 dei volumi,\u00a0 il gioco delle luci si adatta alla natura degli oggetti esposti ricreando attorno ad essi un ambiente convenevole alla loro natura o al loro apprezzamento. Se un\u2019illuminazione zenitale \u00e8 diffusa a profusione sulle tele della galleria, il visitatore \u00e8 in seguito immerso in una luce pi\u00f9 discreta, propizia alla contemplazione degli oggetti etruschi esumati dalla penombra delle tombe che Duban aveva riprodotto con sensibilit\u00e0 durante il suo pensionato. Nella sala seguente una luminosit\u00e0 intermedia corrispondeva ai vetri e all\u2019oreficeria, mentre, nell\u2019oratorio, dei vetri trasmettevano i raggi solari. Questo studio degli effetti dell\u2019illuminazione allo scopo di ricreare un\u2019atmosfera museografica era stato inaugurato da Lenoir nel suo Mus\u00e9e des monuments Fran\u00e7ais. Duban, nell\u2019insieme della sua opera, \u00e8 sensibile al trattamento di questi effetti di luce ed al migliore utilizzo di essa. A questo scopo, sostituisce gli angoli della galleria, nefasti ad una buona illuminazione delle tele, con delle arrotondature.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_33_1039\" id=\"identifier_33_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Pons, &laquo;L&rsquo;H&ocirc;tel de Pourtal&egrave;s&hellip;&raquo;, 1985.\">34<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcune fotografie del Courtauld Institute, risalenti agli anni \u201960 del Novecento (<a title=\"Fig. 26. H\u00f4tel Pourtal\u00e8s, scalone interno.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer26.jpg\">Figg. 26<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 27. H\u00f4tel Pourtal\u00e8s, salone con caminetto originario di Duban.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer27.jpg\">27<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 28. Ambiente con sopraporta neogotico gi\u00e0 appartenente alla cappella.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer28.jpg\">28<\/a>), mostrano alcuni importanti ambienti del palazzo, oggi non visitabili perch\u00e9 appartenenti a privati, lo scalone interno a colonne metalliche e policrome, simili a quelle della corte interna vetrata dell\u2019Ecole des Beaux Arts<sup><a href=\"#footnote_34_1039\" id=\"identifier_34_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Secondo Middleton, il vano scale sarebbe rimasto pressoch&eacute; invariato nel corso dei lavori di Destailleur; tuttavia proprio l&rsquo;affinit&agrave; delle colonne con lo stile della corte dell&rsquo;Ecole des Beaux Arts, successiva di vent&rsquo;anni all&rsquo;h&ocirc;tel Pourtal&egrave;s e testimonianza di una fase molto pi&ugrave; avanzata dello stile di Duban, che per la prima volta introdusse strutture metalliche in un edificio a carattere ufficiale, induce a dubitare dell&rsquo;attribuzione. Sarebbe necessaria la consultazione dei disegni di Destailleur a Berlino.\">35<\/a><\/sup>, una sala con soffitti lignei dipinti, <em>lambris<\/em> e un camino in marmo ispirato al Manierismo francese; un sopraporta ogivale rimanda forse al sito dell\u2019originaria cappella.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma l\u2019episodio centrale dell\u2019h\u00f4tel Pourtal\u00e8s era costituito senza dubbio dalla Galleria dei dipinti (<a title=\"Fig. 29. Galleria dei dipinti, da E. Texier, &lt;i&gt;Tableau de Paris&lt;\/i&gt;, Paris 1852.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer29.jpg\">Fig. 29<\/a>): la sola grande sala del palazzo, essa era destinata non soltanto, come si \u00e8 visto, ad accogliere la quadreria ma anche all\u2019occasione ad ospitare le feste ed i balli di societ\u00e0 voluti da James Alexandre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spazio illuminato dall\u2019alto, la galleria \u00e8 il centro reale e spirituale delle attenzioni del conte; piccolo museo privato, esso era accessibile ai visitatori che domandassero al proprietario di visitare la collezione; architettura per gli oggetti, senza finestre, essa dava la visione migliore possibile\u00a0 dei quadri, senza riflessi solari. Episodio da comparare con le altre gallerie di Duban, la sala dal soffitto di vetro si ripete pi\u00f9 volte nella carriera dell\u2019architetto: anzitutto nei saloni del nuovo Louvre. Lucernai, architettura della nuova epoca dei <em>Salons<\/em>, si trovano nel <em>Salon Carr\u00e9 <\/em>e nella <em>Sala dei Sette Camini<\/em> del grande museo (<a title=\"Fig. 30. F\u00e9lix Duban, Sala dei sette camini, Mus\u00e9e du Louvre, da  E. Texier, op. cit. \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer30.jpg\">Fig. 30<\/a>), concepiti come allegoria del trionfo dell\u2019arte. Il <em>Salon Carr\u00e9<\/em> porta sulla volta, agli angoli, i nomi di Murillo, Poussin, Raffaello, Rubens, mentre ai muri quattro medaglioni rappresentano la <em>Scultura<\/em>, la <em>Pittura<\/em>, l\u2019<em>Incisione<\/em> e l\u2019<em>Architettura<\/em>, associati ancora ai ritratti di Jean Goujon, Poussin, Jean Pesne e Pierre Lescot<sup><a href=\"#footnote_35_1039\" id=\"identifier_35_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Pingeot, Duban d&eacute;corateur de la IIe R&eacute;publique au Louvre, in F&eacute;lix Duban 1798-1870&hellip;, 1996, p. 120 e segg.\">36<\/a><\/sup>. La <em>Sala<\/em><em> dei Sette Camini<\/em> era consacrata agli artisti moderni: Gu\u00e9rin e G\u00e9rard, Gros, David, Girodet, Granet, G\u00e9ricault, Chaudet, Proudhon, Percier.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La concezione del museo caratterizza le ambizioni di tutta l\u2019architettura di Duban, che si situa in seno alla cultura dello storicismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Gli artisti riuniti a Roma intorno a Duban o quelli che da lontano adottavano il suo partito comprendevano\u00a0 le cose in maniera affatto differente. Ci\u00f2 di cui cercavano di appropriarsi con lo studio dei grandi monumenti del passato, era assai meno delle formule precostituite che delle esplicazioni e dei principi; ci\u00f2 che essi volevano, di\u00a0 contro tanto alle pretese della nuova scuola di pittura che all\u2019inerte despotismo esercitato dalla fine dell\u2019ultimo secolo dagli apostoli di una falsa erudizione, era riconoscere scientificamente le condizioni dell\u2019arte, osservarne il progresso, consultarne da vicino la storia, ed autorizzarsi questa esperienza stessa per agire con pi\u00f9 sicurezza nel\u00a0 senso dei nostri costumi o dei nostri bisogni.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_36_1039\" id=\"identifier_36_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"H. Delaborde, F&eacute;lix Duban, L&rsquo;exposition&hellip;, in &ldquo;Revue Des Deux Mondes&rdquo;, 1 Fevrier 1872, p. 611.\">37<\/a><\/sup> <em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La conoscenza dell\u2019arte del passato, la didattica dell\u2019architettura, serve come punto di partenza per l\u2019educazione, concepita secondo gli ideali romantici, delle generazioni future.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>III. La cultura di Pourtal\u00e9s e la sua passione per i Primitivi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Emile Galichon, autore dell\u2019articolo sulla<em> Gazette des Beaux Arts <\/em>relativo alla vendita all\u2019asta della collezione nel 1865<em>,<\/em> al momento della vendita all\u2019asta dei patrimoni artistici del conte, la galleria delle pitture di Pourtal\u00e8s contava<em> <\/em>\u00ab<em>308 pitture tra le quali molte figurerebbero degnamente nelle pi\u00f9 ricche gallerie nazionali<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_37_1039\" id=\"identifier_37_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"E. Galichon, La  Galerie Pourtal&egrave;s, III. Les Tableaux Italiens, Paris 1864, p. 6.\">38<\/a><\/sup><em>.<\/em> L\u2019interesse specifico per le scuole italiane sarebbe nato tardivamente, dopo la costruzione del suo <em>h\u00f4tel<\/em>:<em> <\/em>\u00ab<em>Prima che il Conte Pourtal\u00e8s non abitasse il bel palazzo, nel gusto del Rinascimento, che si era\u00a0 fatto costruire da Duban, pressoch\u00e9 tutte le tele che ornavano i suoi appartamenti della place Vend\u00f4me erano pittori olandesi e fiamminghi. Ma la contemplazione abituale dei capolavori dell\u2019antichit\u00e0, che egli acquistava in concorrenza con delle pitture, gli fecero poco a poco perdere tutto il gusto per le opere di questi maestri che colsero ed interpretarono con tanto fascino l\u2019intimit\u00e0 domestica e la gioia familiare [\u2026] \u00a0diede in vendita, in un solo \u00a0giorno, ventisette capolavori olandesi e fiamminghi per rimpiazzarli con dei quadri dovuti ai veri eredi dell\u2019arte greca<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_38_1039\" id=\"identifier_38_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">39<\/a><\/sup>.<em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la verit\u00e0, a partire dalle informazioni sulla cultura personale del conte sulla storia dell\u2019arte, e sulla sua biografia, si pu\u00f2 dubitare di questa affermazione sulla tardivit\u00e0 della passione di James per l\u2019arte italiana che ci sembra, al contrario, il carattere essenziale della sua figura di collezionista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una valutazione pi\u00f9 attenta di Pourtal\u00e8s nel suo tempo deve tener conto di un processo di conoscenza sempre pi\u00f9 approfondita degli artisti della penisola, e, ci\u00f2 che ci interessa maggiormente, sui pittori \u00a0\u201cprimitivi\u201d, iniziato all\u2019epoca dei Lumi. In un testo apparso in Francia nel 1956, in occasione di una esposizione sui pittori del periodo da Giotto a Bellini, Andr\u00e9 Chastel ha lasciato una definizione ancora molto efficace delle questioni che\u00a0 attraversano la critica d\u2019arte del Diciannovesimo secolo:\u00a0\u00ab<em>Prima del 1800 i quadri dei \u201cprimitivi\u201d non hanno storia. Opere per le chiese, essi sussistevano ordinariamente <\/em>in situ<em> accumulandosi nelle sacrestie, nelle cappelle secondarie [\u2026] \u00a0Questo interesse \u00e8 nuovo. Certo, gli autori di guide commentate cos\u00ec abbondanti a Venezia, a Firenze, a Roma, a Bologna, a Napoli, e su un piano pi\u00f9 erudito, gli \u201cantiquari\u201d come l\u2019abate senese Della Valle, che sapeva cos\u00ec finemente caratterizzare Duccio (Lettere Sanesi, 1776), il Vecchio Malvasia (1678), a Bologna ed il pi\u00f9 vecchio Vasari (1550) a Firenze, non avevano mai cessato di esaltare i pittori del Quattrocento ma la loro gloria locale non era che raramente stata presa in considerazione all\u2019estero. Restava precisamente ad essi fare dare un posto all\u2019interno di una storia dell\u2019arte in pieno rinnovamento. Sono i Francesi, stimolati dalle circostanze e diffusi per vent\u2019anni nella penisola a causa degli affari politici, che si sono dedicati a esporre l\u2019arte di \u201cquesti tempi andati\u201d (il termine di \u201cprimitivi\u201d non esiste\u00a0 ancora; esso non interviene che verso la fine del XIX secolo).<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_39_1039\" id=\"identifier_39_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Chastel, Le Go&ucirc;t des &ldquo;Pr&eacute;rapha&eacute;lites en France&rdquo;, in De Giotto &agrave; Bellini. Les Primitifs Italiens dans les mus&eacute;es de France, catalogo della mostra a cura di M. Michel Laclotte, Paris 1956, p.VII.\">40<\/a><\/sup><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un movimento storico che vedr\u00e0 , come ha osservato pi\u00f9 recentemente Laurent Langer in un volume a cura di Monica Preti-Hamard,\u00a0 in\u00a0\u00abc<em>onseguenza delle guerre napoleoniche, numerose opere d\u2019arte italiane si ritrovano\u00a0 sul\u00a0 mercato e, grazie ai prezzi meno elevati, divengono accessibili a delle nuove classi sociali.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_40_1039\" id=\"identifier_40_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Langer, Le tableaux Italiens de James-Alexandre Comte de Pourtal&egrave;s-Gorgier, in Le go&ucirc;t pour la peinture italienne autour de 1800, pr&eacute;decesseurs, mod&egrave;les et concurrents du cardinal Fesch, Atti del Convegno (Ajaccio, 1-4 mars 2005), a cura di P. Costamagna, O. Bonfait, M. Preti-Hamard, Ajaccio 2006, p. 261.\">41<\/a><\/sup> <em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di certo, i Francesi giocano un ruolo notevole nella riscoperta dei pittori anteriori a Raffaello, soprattutto grazie all\u2019attivit\u00e0 infaticabile di alcuni personaggi della cerchia napoleonica pi\u00f9 elevata, Dominique Vivant Denon (1747-1825), principale attore delle acquisizioni per il <em>Mus\u00e9e Napol\u00e9on<\/em>, Luciano Bonaparte, fratello dell\u2019Imperatore, ministro e principe di Canino, il cardinale Joseph Fesch (1763-1839), zio materno di Napoleone, che riun\u00ec una collezione di 16.000 quadri, tra i quali si contavano, secondo Dominique Thi\u00e9baut, 250 pitture di primitivi<sup><a href=\"#footnote_41_1039\" id=\"identifier_41_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"D. Thiebaut, Ajaccio, Mus&eacute;e Fesch. Les Primitifs Italiens, Paris 1987, p. 22.\">42<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna menzionare ancora L\u00e9on Dufourny, che, conservatore delle pitture dal 1799,  in missione con Ennio Quirino Visconti per il Louvre, nel 1800 al castello di Richelieu, aveva acquisito dei Mantegna ed altri \u201cpreraffaelliti\u201d<sup><a href=\"#footnote_42_1039\" id=\"identifier_42_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tra i dipinti bisogna ricordare: Il Parnaso e  La  Saggezza scaccia i Vizi di Andrea Mantegna; L&rsquo;amore felice e l&rsquo;Isola di Venere di Lorenzo Costa. Le vicissitudini di questo viaggio sono state scritte da Dufourny stesso in un diario di&nbsp; viaggio dallo stile brillante, trascritto all&rsquo;inizio del XX secolo: Archives de l&rsquo;Art Fran&ccedil;ais. Recueil de Documents in&eacute;dits publi&eacute;s par la  Soci&eacute;t&eacute; de l&rsquo;Art Fran&ccedil;ais. Nouvelle P&eacute;riode, Tome IV, Paris 1910, pp. 351-413; M. Tourneux, Mission de Dufourny et de Visconti au Ch&acirc;teau de Richelieu en 1800. Una ricerca recente su questo tema &egrave; quella di&nbsp; P. Pinon, Le voyage de Paris &agrave; Richelieu de L&eacute;on Dufourny, in L&rsquo;architecture et La ville. M&eacute;langes offerts &agrave; Bernard Huet, Paris 2000, pp. 175-183. Nel corso di un periodo di ricerche, ho potuto studiare i fascicoli dei Mus&eacute;es Nationaux sul viaggio a Richelieu e l&rsquo;acquisto delle pitture: R. Mercadante, L&eacute;on Dufourny (1754-1818). Vers le positivisme de la science architecturale, dattiloscritto presso il Centre Andr&eacute; Chastel (Paris IV, Sorbonne), 2007.\">43<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jean-Baptiste Seroux d\u2019Agincourt (1730-1814), che visse dal 1790 fino alla morte in Italia e di cui la <em>Histoire<\/em><em> de l\u2019art par les monuments<\/em>, in 6 volumi, uscita\u00a0in parte postuma, dal 1811 al 1820, serv\u00ec da stimolo a una generazione di collezionisti, pittori ed amatori d\u2019arte, da Jean Baptiste Wicar (1762-1834), ad Artaud de Montor (1772-1849), un diplomatico che lavorava presso l\u2019ambasciata francese a Roma, scrittore anch\u2019egli di storia dell\u2019arte<sup><a href=\"#footnote_43_1039\" id=\"identifier_43_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J.A.F. Artaud De Montor, gli si deve soprattutto l&rsquo;opera Consid&eacute;rations sur l&rsquo;&eacute;tat de la peinture dans les trois si&egrave;cles qui ont pr&eacute;c&eacute;d&eacute; Raphael, Paris 1808.\">44<\/a><\/sup>, a Fran\u00e7ois Cacault (1742-1805), ministro di Napoleone alla Santa Sede, che raggrupp\u00f2 un\u2019altra immensa\u00a0 collezione, ed altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, anzitutto, la migliore conoscenza dei pittori anteriori al XVI secolo \u00e8 dovuta all\u2019elaborazione storica introdotta, gi\u00e0 nel corso del XVIII<sup> <\/sup>secolo da scrittori d\u2019arte italiani, come Marco Lastri (1731-1811), autore dell\u2019opera<em> L\u2019Etruria pittrice <\/em><sup><a href=\"#footnote_44_1039\" id=\"identifier_44_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. Lastri, L&rsquo;Etruria pittrice ovvero storia della pittura toscana dedotta dai suoi monumenti che si esibiscono in stampa dal secolo X fino al presente, Firenze 1791 e 1795.\">45<\/a><\/sup>, Luigi Lanzi (1732-1810), che diede un disegno complessivo delle scuole di Firenze, Siena, Roma e Napoli<sup><a href=\"#footnote_45_1039\" id=\"identifier_45_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L. Lanzi, Storia pittorica della Italia dal Risorgimento delle Belle Arti fino alla fine del XVIII secolo, 1a ed. parziale, Firenze 1792,&nbsp; 2a ed., Bassano 1795-1796, ed. definitiva Bassano 1809.\">46<\/a><\/sup>, Guglielmo Della Valle (1742-1800), un frate minore a cui si devono <em>Le Lettere Senesi sopra le Belle Arti<\/em> in tre volumi<sup><a href=\"#footnote_46_1039\" id=\"identifier_46_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Della Valle, Lettere senesi sopra le belle arti di un socio dell&rsquo;Accademia di Fossano, Venezia 1782 &ndash; 1786, rist. Sala Bolognese 1976.\">47<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al momento dell\u2019elaborazione del catalogo di J.J. Dubois (1841), la galleria delle pitture di James Alexandre de Pourtal\u00e8s si componeva di 239 quadri, di cui 24\u00a0\u201cprimitivi\u201d: italiani come Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, Masaccio, Botticelli, Verrocchio, Leonardo, Albertinelli, Bellini, Antonello, Sabattini, o settentrionali come Henri Van der Bles, Hemmelinck, Van der Goes, Cornelis Engelbrechsen, D\u00fcrer, Cranach, Holbein, Mabuse. Una percentuale non eclatante ma significativa\u00a0; per ci\u00f2 che concerne gli Italiani in generale, al di l\u00e0 del XVI secolo, il gusto di James Alexandre apprezza ugualmente gli autori classici, che formano un totale di 94 quadri, da Perin del Vaga a Giulio Romano, Sebastiano del Piombo, da Giorgione a Veronese, dai Carracci a Guido Reni, Domenichino, Carlo Dolci, Cristofano e Andrea Allori, Lanfranco, da Caravaggio a Mattia Preti ed altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, le cifre della collezione non arrivano ad eguagliare\u00a0 la quantit\u00e0 enorme di quadri raccolti dal Marchese Campana ed acquisiti in seguito dai <em>Mus\u00e9es Imp\u00e9riaux<\/em>, sotto la direzione del conte di Nieuwerkerke, negli stessi anni in cui venne aggiudicata per il Louvre anche l\u2019opera pi\u00f9 celebre della galleria Pourtal\u00e8s<sup><a href=\"#footnote_47_1039\" id=\"identifier_47_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Perdrizet, R. Jean, La  Galerie Campana et Les Mus&eacute;es Fran&ccedil;ais, Bordeaux 1907, p. 5 &laquo;La  Collezione Campana,  acquisita nel 1861 da Napoleone III per la somma di 4.360.440 franchi, comprendeva nella fattispecie 646 dipinti &ndash;soprattutto dei quadri di piet&agrave; italiani, dei secoli XIV&deg; e XV&deg; . La moda della vecchia pittura italiana cominciava appena; Campana dovette acquistare i suoi quadri arcaici soprattutto negli ultimi anni della sua carriera di collezionista. Alcuni, di epoca pi&ugrave; recente provenivano dalla galleria del cardinale Fesch. La maggior parte degli altri sembrano essere stati ceduti a Campana, che era direttore del Monte-di Piet&agrave; di Roma, da conventi dell&rsquo;Italia centrale, Stati Romani, Umbria, Toscana.&raquo;\">48<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, la collezione Pourtal\u00e8s, nella seconda met\u00e0 del Diciannovesimo secolo \u00e8 riconosciuta come il miglior gruppo di pittori italiani a Parigi, dato che a in quel periodo i grandi maestri hanno gi\u00e0\u00a0 preso per lo pi\u00f9 la via dei musei nazionali: \u00e8 sufficiente riportare i commenti di W. B\u00fcrger\u00a0 sulla<em> Gazette des Beaux Arts <\/em> al momento della vendita della collezione Pereire, un\u2019altra famiglia di banchieri della pi\u00f9 alta societ\u00e0 che abitava un lussuoso <em>h\u00f4tel<\/em> sulla rue du Faubourg Saint-Honor\u00e9:<em> <\/em>\u00ab<em>Gli Italiani non sono numerosi nel palazzo dei signori Pereire. Dove trovare i quadri Italiani la cui originalit\u00e0 sia incontestabile? Da due o tre secoli pressoch\u00e9 tutti i buoni italiani sono stati catalogati nelle collezioni dei principi, divenute successivamente dei musei nazionali. Salvo che in alcune gallerie dell\u2019aristocrazia inglese e a Parigi, nella collezione Pourtal\u00e8s, la scuola italiana \u00e8 pressoch\u00e9 introvabile presso i privati in esemplari veramente originali e di qualit\u00e0 superiore.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_48_1039\" id=\"identifier_48_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"W. B&uuml;rger, Les Cabinets d&rsquo;amateurs &agrave; Paris, I. Galerie de MM. Pereire, in &ldquo;Gazette des Beaux Arts&rdquo;, XVI, jan-juil. 1864, p. 204.\">49<\/a><\/sup> <em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una collezione come quella di James Alexandre Pourtal\u00e8s pu\u00f2 essere a buon diritto considerata come l\u2019antesignana della pi\u00f9 ricca e celebre galleria dei primitivi italiani della fine del XIX secolo a Parigi, quella iniziata verso il 1860 da Edouard Andr\u00e9 e N\u00e9lie Jacquemart nel loro h\u00f4tel sul Boulevard Haussmann ed arricchita dei migliori Fiorentini del XV secolo e dell\u2019enigmatica Eleonora d\u2019Aragona di Francesco Laurana, opera che risponde simmetrica come emblema del primo Rinascimento al Condottiero di Antonello da Messina. Questo museo privato, ceduto nel 1913 all\u2019Institut de France e trasformato nell\u2019attuale Museo Jacquemart-Andr\u00e9, comprendeva 200 pitture, ci\u00f2 che d\u00e0 anche la dimensione dell\u2019importanza di quella del conte di Pourtal\u00e8s<sup><a href=\"#footnote_49_1039\" id=\"identifier_49_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"G. Lafenestre, La Peinture, in G. Lafenestre, P. Durrieu, A. Michel, L. Deshairs, Le Mus&eacute;e Jacquemart&hellip;, 1914.\">50<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pi\u00f9, James Alexandre aveva fatto omaggio al suo amico pittore Paul Delaroche, autore del suo ritratto, di un prestigioso Giovanni Bellini passato in seguito al museo di Dublino, in Irlanda<sup><a href=\"#footnote_50_1039\" id=\"identifier_50_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si tratta di un doppio ritratto che faceva parte della collezione Fesch, acquisito in seguito per la collezione Aguado, Parigi, e che fu di Delaroche fino alla morte, nel 1857. Dopo un passaggio alla galleria di M. Anguiot, fu acquisito nel 1867 dalla National Gallery of Ireland. Cfr. F. Heinemann, Giovanni Bellini e i belliniani, Venezia 1959, p. 103.\">51<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A smentire le parole di Galichon, secondo il quale gli interessi per l\u2019arte italiana si sarebbero sviluppati essenzialmente dopo la costruzione dell\u2019H\u00f4tel alla <em>Madeleine<\/em>, resta da consultare il catalogo della biblioteca del conte (306 opere), venduta nel 1860 all\u2019h\u00f4tel Drouot<sup><a href=\"#footnote_51_1039\" id=\"identifier_51_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Catalogue d&rsquo;un choix d&rsquo;estampes et de livres relatifs aux arts et aux antiquit&eacute;s et dont la vente aura lieu &agrave; l&rsquo;H&ocirc;tel des ventes (Rue Drouot), 4-5 juin 1860 par M. Escribe, Commissaire-priseur.\">52<\/a><\/sup>, che fornisce un\u2019immagine assai esaustiva della sua cultura, di un livello molto alto, quantunque non al di l\u00e0 dell\u2019erudizione comune a tutti gli amatori d\u2019arte coevi: vi si trovavano i testi fondamentali della cultura storico-artistica del periodo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per l\u2019arte Italiana, \u00e8 interessante osservare <em>l\u2019Histoire de l\u2019art par les monuments <\/em>di d\u2019Agincourt, che poteva dargli delle conoscenze non solamente sulle pitture toscane e l\u2019arte del Medioevo in generale, ma anche sull\u2019arte dell\u2019Italia del Sud, che ricercava con tanto zelo durante i suoi viaggi: tra le tavole di questa opera si avevano due esempi di Colantonio da Napoli, il maestro di Antonello, e la riproduzione della <em>Piet\u00e0<\/em> del museo Correr, incisa per il libro appositamente dal grande scultore Antonio Canova. Le nozioni di Seroux d\u2019Agincourt su Antonello rilevano ancora di uno stato assai poco avanzato della storia della pittura del Quattrocento e la personalit\u00e0 del maestro siciliano \u00e8 legata soprattutto, nella sua <em>Histoire de l\u2019Art<\/em>,\u00a0 all\u2019aneddoto vasariano della scoperta della tecnica ad olio, appresa dallo stesso Van Eyck, ci\u00f2 che d\u00e0 ad Antonello un prestigio mitico di\u00a0 \u201cinventore\u201d<sup><a href=\"#footnote_52_1039\" id=\"identifier_52_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J.B.L.G. Seroux D&rsquo;Agincourt, Histoire de l&rsquo;art par les monuments, depuis sa d&eacute;cadence au IV si&egrave;cle jusqu&rsquo;a son renouvellement au XVI, vol. 5, Paris 1822, p. 158:  &laquo;Il pi&ugrave; antico degli storici della Pittura, Italiano e pittore lui stesso, Vasari, vicino dei tempi di Van Eych, e certamente il pi&ugrave; istruito dei nostri scrittori su questi soggetti, attribuisce l&rsquo;onore dell&rsquo;invenzione a questo maestro [&hellip;]. Noi apprendiamo anche da questo autore come il segreto della pittura a olio pass&ograve; dalla Fiandra in Italia. Egli racconta, nella Vita di Antonello da Messina, che questo pittore, dopo aver studiato a Roma e operato&nbsp; in patria, in seguito alla visione a Napoli di un quadro dipinto a olio da Jean de Bruges, animato da un vivo desiderio di istruirsi, si rec&ograve; in Fiandra presso questo maestro, e per mezzo di diversi disegni italiani di cui gli fece dono,ottenne la comunicazione del suo procedimento; che, rientrato in Italia, ed essendosi stabilito a Venezia, lo mise in pratica, e lo insegn&ograve; a Domenico Veneziano&raquo;.\">53<\/a><\/sup>.<em> <\/em> <em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per ci\u00f2 che riguarda l\u2019arte dei pittori primitivi si sa inoltre, da altre fonti, che egli era familiare con Lanzi, che possedeva in traduzione francese (1823); o ancora con Leopoldo Cicognara, di cui custodiva i <em> Ragionamenti del Bello <\/em>(1808) e<em> Le fabbriche pi\u00f9 cospicue di Venezia <\/em>(1815).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre fonti sulla storia dell\u2019arte sono, nella sua biblioteca, <em>Les arts au moyen-\u00e2ge<\/em>, di Alexandre du Sommerard, che fu uno dei primi ad interessarsi della conservazione dei monumenti gotici a Parigi (e che possedeva l\u2019<em>H\u00f4tel de Cluny<\/em>); <em>Le Moyen-\u00e2ge et la  Renaissance<\/em> di Lacroix e Ser\u00e9 (Paris, 1849), <em>l\u2019Abecedario Pittorico <\/em>di Pellegrino Orlandi (Napoli, 1763), la <em>Galerie<\/em><em> du Palais-Royal<\/em>, con incisioni di J. Couch\u00e9 (Paris, 1786-1808), il <em>Mus\u00e9e Royal<\/em> di Visconti, Guizot e Clarac (Paris, 1822), il catalogo di Palazzo Pitti di Wicar<sup><a href=\"#footnote_53_1039\" id=\"identifier_53_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Galerie de Florence et du Palais Pitti, par Wicar, Lacombe et Masquelier, Paris 1789-1821.\">54<\/a><\/sup>, una <em>Galerie des peintres flamands, italiens et hollandais<\/em> di Le Brun (Paris, 1792), la <em>Description<\/em><em> de la galerie des tableaux de S.M. le Roi des Pays-Bas<\/em> di Nieuwenhuys (1843), un libro di incisioni della collezione di Luciano Bonaparte (1812).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ventuno sono i<em> \u201c<\/em>Viaggi\u00a0pittoreschi<em>\u201d<\/em>, un genere a cui il collezionista era molto legato. Per ci\u00f2 che riguarda la sola Sicilia, terra alla quale, insieme a Napoli, era associato sovente il nome di Antonello da Messina (a quel tempo, pi\u00f9 ancora che a Venezia), Pourtal\u00e8s possedeva presso di s\u00e9 i Viaggi in Sicilia dell\u2019abate di Saint-Non (1781-1786), di Houel (1789), i<em> Souvenirs de la Sicile<\/em> del conte de Forbin (1823) la<em> Sicilian<\/em><em> scenery <\/em>apparsa a Londra nel 1823 con i disegni di P. de Wint. Egli stesso aveva partecipato all\u2019opera di d\u2019Ostervald che, nell\u2019annuncio per la sottoscrizione dei due grandi volumi diceva:\u00a0 \u00ab<em>M. il Conte di Pourtal\u00e8s-Gorgier ha ben voluto affidarmi i suoi schizzi e quelli di un architetto che l\u2019ha accompagnato in Sicilia.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_54_1039\" id=\"identifier_54_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J.F. D&rsquo;Ostervald, Prospectus, in Voyage Pittoresque en Sicile, d&eacute;di&eacute; A S.A.R. Madame La Duchesse De Berry, Paris 1822-1826.\">55<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I disegni di Pourtal\u00e8s, che si sono potuti consultare in questa occasione direttamente presso la <em>Biblioth\u00e8que Nationale<\/em> a Parigi, rendono l\u2019immagine di un paesaggista di talento, abile nel rendere le asprezze rocciose della natura siciliana arsa dal sole. La cultura di James Alexandre \u00e8 influenzata dal mito, comune agli artisti e scrittori dell\u2019inizio del XIX secolo, di ritrovare le origini della cultura occidentale nel Mediterraneo dei Greci.\u00a0 <em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em>\u00ab<em>La Grecia<\/em><em>, l\u2019Italia, la Svizzera, l\u2019Industan stesso, <\/em>&#8211; afferma ancora d\u2019Ostervald &#8211;<em> hanno stimolato lo zelo e le ricerche dei colti e degli amici delle arti; il solco ed il bulino degli artisti pi\u00f9 abili hanno restituito, nelle opere di una esecuzione sontuosa, i siti pittoreschi e le antichit\u00e0 pi\u00f9 notevoli di queste celebri contrade. Non meno ricca di memorie, coperta di monumenti e di rovine che attestano le pi\u00f9 belle epoche dell\u2019antichit\u00e0, decorata da un cielo puro, da una fertilit\u00e0 senza uguali, dai siti pi\u00f9 variegati, la Sicilia non esiste affatto per questi uomini che, avidi di istruirsi, domandano alle arti di fare rivivere, di perpetuare, di ritrarre il ricordo e l\u2019immagine dei luoghi consacrati dalla storia, dai monumenti, dalle loro bellezze naturali.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_55_1039\" id=\"identifier_55_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">56<\/a><\/sup> Ma, continua l\u2019editore, manca una raccolta di vedute pi\u00f9 precise, poich\u00e9 i viaggiatori del passato non hanno realizzato che dei disegni esagerati\u00a0\u00ab<em>l\u2019Abate di Saint-Non pubblic\u00f2 una serie di incisioni sulla Sicilia, ove non si distingue che l\u2019esecuzione capricciosa di una matita e di una punta scorretta, che delle forme e degli effetti dovuti piuttosto agli azzardi del pennello che allo studio o alla verit\u00e0.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_56_1039\" id=\"identifier_56_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">57<\/a><\/sup><em> <\/em>Solo viene apprezzato lo studio, incompiuto, di L\u00e9on Dufourny sui monumenti antichi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora, il conte di Pourtal\u00e8s ha potuto interessarsi alla storia dell\u2019arte siciliana dall\u2019opera di Forbin: nei suoi <em>\u00abSouvenirs\u00bb<\/em>, l\u2019autore, che aveva partecipato anche come disegnatore alla raccolta di d\u2019Ostervald, aveva lasciato un quadro completo, ancorch\u00e9 un po\u2019 aneddotico, della cultura siciliana, nella storia dei fatti politici, nella mitologia, nella letteratura, con la presenza delle<em> Anacreontiche <\/em>di Giovanni Meli, celebre poeta palermitano del movimento dell\u2019Arcadia, nella musica popolare, con delle<em> Ariette Nazionali Siciliane <\/em> e soprattutto nella storia dell\u2019arte, con delle Notizie sugli artisti che rendevano conto di Antonio degli Antoni, di Antonello, di Pino da Messina, della famiglia dei \u201cGaggini\u201d (sic), fino a Polidoro da Caravaggio, Agostino Scilla, Mario Minniti, Filippo Tancredi ed altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene il tema di questo scritto sia l\u2019apporto delle arti decorative all\u2019architettura dell\u2019H\u00f4tel Pourtal\u00e8s, non si pu\u00f2 fare a meno di menzionare, nella formazione di James Alexandre, delle letture e degli interessi per l\u2019archeologia, che hanno senza dubbio contribuito a creare un amatore d\u2019arte appassionato dell\u2019arte greca, e dal gusto arcaizzante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza allargare la visione alle antichit\u00e0 della collezione, tra le quali brillavano la testa dell\u2019Apollo Giustiniani, l\u2019imperatore Augusto gi\u00e0 della collezione Richelieu, le armature da gladiatore, originarie del tesoro dell\u2019Imperatrice Giuseppina Bonaparte, vasi greci (in particolare uno di essi descritto da Ennio Quirino Visconti in un catalogo curato da Theodor Panofka<sup><a href=\"#footnote_57_1039\" id=\"identifier_57_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Panofka,  Antiques du Cabinet du Comte de Pourtal&egrave;s-Gorgier d&eacute;crites par Th&eacute;odore Panofka par Mlle de Beuveau, Paris 1832.\">58<\/a><\/sup>, e dei piccoli bronzi di epoca romana ritrovati a Besan\u00e7on.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma interessa, piuttosto, notare i libri della biblioteca che hanno marcato la predilezione di\u00a0 J. Alexandre per l\u2019Italia. E naturalmente, il primo da citare \u00e8 Winckelmann, che appariva, testo obbligatorio per la cultura artistica del 1800, in una traduzione de <em>l\u2019Histoire de l\u2019art chez les anciens<\/em>, apparsa a Lipsia, 1781; poi, Quatrem\u00e8re de Quincy, del quale Pourtal\u00e8s ha letto le <em>Vite di Raffaello e di Michelangelo<\/em> e il celebre saggio sullo <em>Jupiter Olympien<\/em><sup><a href=\"#footnote_58_1039\" id=\"identifier_58_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C.A.C., Quatrem&egrave;re de Quincy, Le Jupiter olympien&nbsp; ou L&rsquo;art de la sculpture antique consid&eacute;r&eacute; sous un nouveau point de vue; ouvrage qui comprend un essai sur le go&ucirc;t de la sculpture polychrome, l&rsquo;analyse explicative de la toreutique, et l&rsquo;histoire de la statuaire en or et ivoire chez les Grecs et les Romains, avec la restitution des principaux monuments de cet art et la d&eacute;monstration pratique ou le renouvellement de ses proc&eacute;d&eacute;s m&eacute;caniques, Paris 1815.\">59<\/a><\/sup>, con la restituzione della statua criselefantina di Fidia, che \u00e8 uno dei testi fondamentali della cultura neoclassica. Per l\u2019architettura, Pourtal\u00e8s ha presso di s\u00e8 i <em>Palais, maisons et autres \u00e9difices<\/em> <em>de Rome<\/em> di Percier e Fontaine (1798), i <em>Palais, maisons et vues d\u2019Italie<\/em> di Clochard (1809), <em>l\u2019Architecture toscane<\/em> di Grandjean de Montigny (1815).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accanto ai testi di Champollion sull\u2019Egitto<sup><a href=\"#footnote_59_1039\" id=\"identifier_59_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Monuments de l&rsquo;Egypte et de la Nubie, Paris 1835.\">60<\/a><\/sup>, delle <em>Antiquities of Athens<\/em> di Stuart et Revett<sup><a href=\"#footnote_60_1039\" id=\"identifier_60_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"J. Stuart, N. Revett, Antiquities of Athens, 4 voll., London, 1761-1816.\">61<\/a><\/sup>, del libro sulle <em>M\u00e9dailles du duc de Luynes<\/em><sup><a href=\"#footnote_61_1039\" id=\"identifier_61_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"M. le duc de Luynes, Choix de m&eacute;dailles grecques. Description de quelques vases peints, &eacute;trusques, italiotes, siciliens et grecs. Paris 1840.\">62<\/a><\/sup>, delle ricerche di Panofka<sup><a href=\"#footnote_62_1039\" id=\"identifier_62_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"T. Panofka, Recherches sur les v&eacute;ritables noms des vases grecs, Paris 1829.\">63<\/a><\/sup>, bisogna soprattutto notare la <em>Restauration<\/em><em> des thermes d\u2019Antonin<\/em> d\u2019Abel Blouet e gli scritti di D\u00e9sir\u00e9 Raoul-Rochette, gli autori pi\u00f9 importanti per il dibattito sulla policromia architettonica del XIX\u00a0secolo: soprattutto \u00e8 notevole, per ammirare il grado di informazione del conte di Pourtal\u00e8s sulle riflessioni artistiche, la presenza del libro sulle <em>Peintures antiques in\u00e9dites, pr\u00e9c\u00e9d\u00e9es de recherches sur l\u2019emploi de la peinture dans la d\u00e9coration des \u00e9difices sacr\u00e9s et publics chez les Grecs et chez les Romains <\/em>(Paris, 1836), che ispir\u00f2 le riflessioni di Gottfried Semper sulla <em>Textilkunst<\/em> ed il principio del rivestimento in architettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo genere di letture spiega anche la scelta di Duban, un campione della grande architettura negli anni 1830-1840 per il neo-Rinascimento, che si interess\u00f2 anche, come Jacques Ignace Hittorff a Parigi o pi\u00f9 tardi Semper in Germania, della questione della policromia nell\u2019Antichit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>IV. Antonello<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em> <\/em>\u00ab<em>Infine il Correggio, Antonello da Messina e Murillo, che \u00e8 il Correggio di Spagna, formano l\u2019estremit\u00e0 della parete un ultimo gruppo che si separa dai primi maestri del colore, e i\u00a0 due pittori di Parma e di Venezia sembrano rappresentare la fantasia, la libert\u00e0 ed il piacere come, all\u2019estremit\u00e0 Nicolas Poussin personificava la saggezza, la dignit\u00e0 e la regola.<\/em>\u00bb<sup><a href=\"#footnote_63_1039\" id=\"identifier_63_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"C. Blanc, L&rsquo;H&eacute;micycle de Paul Delaroche grav&eacute; par Henriquel-Dupont, in &ldquo;Gazette des Beaux Arts&rdquo;, 15 d&eacute;c. 1860, pp. 357-358.\">64<\/a><\/sup><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella discussione sull\u2019incisione tratta da Henriquel-Dupont dalla decorazione dell\u2019Emiciclo dell\u2019Ecole des Beaux Arts di Duban dipinta da Paul Delaroche (<a title=\"Fig. 31. Paul Delaroche, Pitture dell\u2019Emiciclo dell\u2019Ecole des Beaux Arts (1837-1841). \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mer31.jpg\">Fig. 31<\/a>), Charles Blanc si riferiva con queste parole ad Antonello da Messina. Il progetto storico e decorativo dell\u2019architettura di Duban \u00e8 debitore della sua formazione sui pittori italiani anteriori a Raffaello che attiravano sempre pi\u00f9 l\u2019attenzione dei nuovi artisti romantici della generazione degli anni 1830-1840.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andr\u00e9 Chastel affermava:<em> <\/em>\u00ab<em>Il gusto dei \u00abgiotteschi\u00bb resta in Ingres una tentazione per eccesso, una fascinazione della sottigliezza e dell\u2019astrazione: egli vi si lega un po\u2019 come all\u2019esotismo orientale che significa per lui purezza del colore e voluttuosa austerit\u00e0. In Italia, dal 1816 al 1824, Ingres si abbandona a queste curiosit\u00e0; il grazioso pannello di San Paolo di Butinone, lo schizzo predella di San Giuliano di Masolino, saranno i migliori testimoni, nei lasciti che far\u00e0 pi\u00f9 tardi al museo di Montauban. Egli si attarda pi\u00f9 di David, al Campo Santo di Pisa ed al convento di San Marco. Non \u00e8\u00a0 pi\u00f9 un taglio delle forme, un disegno comparabile a quello dei vasi etruschi, che lo attira; \u00e8 il grande stile della miniatura, i toni uniti, l\u2019oro e il blu di lapislazzulo, lo stiramento \u00abgotico\u00bb delle figure. La sua adesione \u00e8 manifesta al momento dell\u2019esecuzione di Francesca e Paolo (1819). Nel corso degli anni seguenti, Granet, Scheffer, Delaroche, si legano al meglio dell\u2019Italia francescana e dantesca, e la trattano\u00a0 su un modo aneddotico e sentimentale che lascia intuire un rapido colpo d\u2019occhio sui \u201cprimitivi\u201d<\/em>\u00bb<em>.<\/em><sup><a href=\"#footnote_64_1039\" id=\"identifier_64_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A. Chastel, Le Go&ucirc;t des &ldquo;Pr&eacute;rapha&eacute;lites en France&rdquo;, in De Giotto &agrave; Bellini. Les Primitifs Italiens dans les mus&eacute;es de France, catalogo della mostra, Paris 1956, p. XV.\">65<\/a><\/sup><em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non solamente l\u2019Italia di Giotto e Simone Martini attirava la fantasia degli artisti come Ingres e Delaroche: il fascino del Sud Italia e l\u2019esotismo di Venezia, a cui Antonello era gi\u00e0 correntemente associato accanto a Giovanni Bellini, costituivano, nella cultura personale di James Pourtal\u00e8s cos\u00ec come in quella del suo amico Delaroche e di Duban, a sua volta legato al pittore, del quale\u00a0 realizzer\u00e0, nel 1844, il monumento funerario della moglie, Louise Delaroche-Vernet.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo\u00a0 Pierre Pinon<sup><a href=\"#footnote_65_1039\" id=\"identifier_65_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"P. Pinon, Le s&eacute;jour en Italie: les dessins et les envois, in F&eacute;lix Duban 1798-1870&hellip;, 1996, p. 35.\">66<\/a><\/sup>, F\u00e9lix Duban non avrebbe visitato direttamente la Sicilia, come i suoi numerosi predecessori Dufourny, Hittorff, Schinkel ed altri ma fra i suoi disegni si trovano tuttavia delle belle tavole sui mosaici di Monreale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza dubbio, Duban possedeva le medesime conoscenze sulle scuole italiane di pittura di Delaroche, che avrebbe composto la sua nuova Scuola di Atene nella sala delle <em>Beaux Arts<\/em> sulla linea della ripartizione di Luigi Lanzi<sup><a href=\"#footnote_66_1039\" id=\"identifier_66_1039\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La Storia pittorica, tradotta in francese nella medesima edizione di quella posseduta da Pourtal&egrave;s, faceva parte dell&rsquo;inventario post mortem del 12 &ndash; 13 giugno 1857, come si apprende da C. Allemand-Cosneau, L&rsquo;H&eacute;micycle de l&rsquo;Ecole de Beaux Arts de Paris ou l&rsquo;histoire figur&eacute;e de l&rsquo;art, in C. Allemand-Cosneau, I. Julia, Paul Delaroche. Un peintre dans l&rsquo;histoire, catalogo della mostra, Nantes-Montpellier 2000, pp. 105-129.\">67<\/a><\/sup>, che era la fonte a sua volta di Pourtal\u00e8s stesso su Antonello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un progetto unitario legava dunque il proprietario, un amatore d\u2019arte che aveva visitato pi\u00f9 volte l\u2019Italia e che aveva anche preso degli schizzi sulla Sicilia di mano propria, che aveva acquistato uno dei migliori capolavori di Antonello e che aveva fatto dono di un Bellini a Delaroche, autore fra qualche anno, nel 1846, del suo ritratto, e Duban, l\u2019architetto del Romanticismo degli anni della monarchia di Luigi Filippo ed amico personale del pittore e interprete delle ambizioni collezionistiche del conte di Pourtal\u00e8s.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1039\" class=\"footnote\">Questo articolo costituisce una rielaborazione di una ricerca eseguita nel 2008 nell\u2019ambito del progetto CoRi dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Palermo, che\u00a0 ha\u00a0 consentito un periodo di tre mesi all\u2019Ecole du Louvre, durante i quali si \u00e8 studiata in particolare la storia del dipinto \u201cIl Condottiero\u201d di Antonello da Messina nella collezione Pourtal\u00e8s. Ringrazio pertanto la prof. Maria Concetta Di Natale dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo e M.mes G\u00e9nevi\u00e8ve Bresc-Bautier e Claire Barbillon, rispettivamente conservatrice capo del dipartimento delle sculture del Louvre e direttrice didattica dell\u2019Ecole du Louvre.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1039\" class=\"footnote\">La famiglia Pourtal\u00e8s \u00e8 originaria del borgo de La  Salle, nelle C\u00e9vennes, presso la citt\u00e0 di N\u00eemes, in Francia. In cerca di rifugio dalla persecuzione religiosa, Louis e J\u00e9r\u00e9mie de<em> <\/em>Pourtal\u00e8s guadagnano la Svizzera nel 1718, il primo per la citt\u00e0 di Ginevra, il secondo per Neuch\u00e2tel. Il figlio di J\u00e9r\u00e9mie, Jacques-Louis de Pourtal\u00e8s (1722-1814), \u00e8 il padre di James Alexandre. Banchiere e commerciante, soprannominato \u00abil re dei negozianti\u00bb, Jacques-Louis, sovente impegnato in soggiorni commerciali a Londra, \u00e8 l\u2019autore principale della fortuna economica che passer\u00e0 in eredit\u00e0 a James: la sua attivit\u00e0 principale \u00e8 una casa di commercio, che comprende un banco commerciale ed una fabbrica di tele dipinte,\u00a0 anche se le sue attivit\u00e0 prenderanno in seguito un corso pi\u00f9 bancario, arrivando a divenire il pi\u00f9 grande azionista della <em>Banque de France<\/em>, con 600 azioni. Interessi economici nell\u2019acquisizione di terreni agricoli, nelle costruzioni, negli investimenti bancari, si associano alla ricerca di un ruolo progressivamente pi\u00f9 integrato nella politica, (sar\u00e0 il caso anche di Louis de Pourtal\u00e8s, nato nel 1773, morto nel 1848, che fu presidente del Consiglio di Stato della Confederazione svizzera, e che ricopr\u00ec anche delle funzioni militari). Cfr. L. Malzac, <em>Les Pourtal\u00e8s. Histoire d\u2019une famille huguenote des C\u00e9vennes 1500-1860, <\/em>Paris 1914;\u00a0 R. Cramer, <em>Les Pourtal\u00e8s(1300-2000)<\/em>, Saint-Pierre de Vassols<em> <\/em>2001.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1039\" class=\"footnote\"><em>Fun\u00e9railles de F\u00e9lix Duban, architecte du gouvernement,<\/em> <em>R\u00e9dig\u00e9 sur l\u2019invitation de la  Commission G\u00e9n\u00e9rale des Fun\u00e9railles et du monument de F\u00e9lix Duban par C\u00e9sar Daly, <\/em> <em>Secr\u00e9taire de la Commission et ancien \u00e9l\u00e8ve de F\u00e9lix Duban, <\/em>Paris 1871, p. 37. Cfr. anche <em>Revue G\u00e9n\u00e9rale de l\u2019architecture et des travaux publics, <\/em>5, 1870, pp. 199-223. Tutte le traduzioni dal francese sono a cura dell\u2019autore.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1039\" class=\"footnote\">Cfr. M. Saboya, <em>Presse et architecture au XIX si\u00e8cle, C\u00e9sar Daly et la Revue G\u00e9n\u00e9rale de l\u2019architecture et des travaux publics<\/em>, Paris 1991.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1039\" class=\"footnote\">H. Delaborde, <em>F\u00e9lix Duban, L\u2019exposition de ses dessins \u00e0 l\u2019Ecole des Beaux Arts,<\/em> in \u201cRevue des Deux Mondes\u201d<em>,<\/em> 1 Fevrier 1872, p. 618.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1039\" class=\"footnote\">R. Middleton, <em>H\u00f4tel Pourtal\u00e8s-Gorgier, 7 rue Tronchet, Paris,<\/em> in \u201c<em>AA files 33, Annals of the Architectural Association School of Architecture<\/em>, London 1997 e Idem, <em>L\u2019H\u00f4tel Pourtal\u00e8s-Gorgier<\/em>, in <em>F\u00e9lix Duban 1798-1870. <\/em><em>Les couleurs de l\u2019architecte<\/em>, a cura di S. Bellenger e F. Hamon, catalogo dell\u2019esposizione (Ch\u00e2teau de Blois, 15 juin-29 septembre 1996), Paris 1996, pp. 137-146.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1039\" class=\"footnote\">Segnatura: AN F31 44 332. Si tratta della pianta del n. 5 di rue Tronchet, immobile edificato dal conte di Pourtal\u00e8s come palazzina d\u2019affitto, l\u2019unico documento documento d\u2019architettura indicato dagli studi precedenti e da noi riscontrato a Parigi.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1039\" class=\"footnote\">PC 21243, pl. 23, 24, 25.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1039\" class=\"footnote\">Almeno\u00a0 tredici disegni<em>, <\/em>n\u00b0 71-81, forse 66-70, 82, 83.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1039\" class=\"footnote\">J. Pons, <em>L\u2019H\u00f4tel de Pourtal\u00e8s. 1836-1839. L\u2019exp\u00e9rience d\u2019un mus\u00e9e. Th\u00e8se pour le diplome d\u2019archiviste pal\u00e9ographe<\/em>, Ecole Nationale des Chartes, Paris 1985.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1039\" class=\"footnote\">V. Calliat, <em>Parall\u00e8le des maisons de Paris,<\/em> Paris 1850, pp.\u00a0 43-51.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1039\" class=\"footnote\">Una fotografia \u00e8 conservata in un album sul quartiere Madeleine, conservata alla <em>Biblioth\u00e8que Historique de la Ville de Paris<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1039\" class=\"footnote\">Eug\u00e8ne Atget (1857-1927), H\u00f4tel Pourtal\u00e8s, 7 Rue Tronchet (VIII<sup>e<\/sup>), 1909 fotografie all\u2019albumina, una del solo portale, 21.8 x 17.6 cm. e l\u2019altra con una scena di vita 21.9 x 17.7 cm. (ritagliata).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1039\" class=\"footnote\">E. Foucart &#8211; Walter,\u00a0 <em>Le portrait du comte James-Alexandre de Pourtal\u00e8s-Gorgier, par Paul Delaroche. Une dation r\u00e9cente pour le d\u00e9partement des Peintures<\/em>, in <em>Revue du Louvre<\/em>, 1-200, pp. 39-54; O. Boisset, <em>Les Antiques du comte James-Alexandre Pourtal\u00e8s-Gorgier (1776-1855): Une introduction<\/em>, in<em> Collections et march\u00e9 de l\u2019art en France 1789-1848, a cura di M. Preti-Hamard, P. Senechal, Rennes 2005, pp. 187-206; B. Centorame, L\u2019h<\/em><em>\u00f4tel de Pourtal\u00e8s<\/em>, in <em>Autour de la Madeleine. Art, litt\u00e9rature, soci\u00e9t\u00e9<\/em>, a cura di B. Centorame, Paris 2005,\u00a0pp. 85-86; A. GadyA,\u00a0\u00a0\u00a0<em>Les\u00a0h\u00f4tels particuliers de Paris du Moyen-\u00e2ge \u00e0 la Belle \u00e9poque<\/em>, Paris\u00a0 2008, pp. 220-221.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1039\" class=\"footnote\">\u00ab\u201c<em>All\u2019indomani delle guerre napoleoniche e dell\u2019abdicazione dell\u2019Imperatore, allorch\u00e9 la pace era ancora incerta, la propriet\u00e0 mobiliare fu per qualche tempo deprezzata: quando l\u2019Inglese Crawfort, nel 1814, voleva acquisire l\u2019h\u00f4tel di Paolina Bonaparte (gi\u00e0 h\u00f4tel de Charost) per il conte d\u2019Inghilterra,\u00a0 discuteva le pretese del venditore affermando: Il prezzo delle case \u00e8 oggi molto basso.<\/em>\u201d <em>Nel 1815, si poteva avere un h\u00f4tel composto di 8 stanze con pianterreno con giardino, scuderie da 6 cavalli, rimesse per 3 vetture, comuni con 6 camere da domestici, per un affitto di 5.000 fr. Il visconte di Ch\u2026 , otteneva per 4.000 fr. un padiglione situato al fondo di una bella corte e comprendente vestibolo, salone, sala da pranzo, boudoir, biblioteca, 2 camere per adulti, 1 camera per bambini, 1 camera per la governante, 1 stanza da bagno, dei priv\u00e9s all\u2019inglese, 1 cucina\u00a0 e 6 camere da domestici. La firma della pace, la rimessa in ordine delle finanze, l\u2019adozione di una politica pi\u00f9 liberale, incoraggiarono la costruzione. Il ritorno degli emigrati, la presenza dei viaggiatori stranieri, l\u2019afflusso della manodopera provinciale determinarono un aumento degli affitti. Le leggi del ministro Vill\u00e8le spinsero alla speculazione: nel 1824, il Governo per finanziare il miliardo degli emigrati<\/em> [indennit\u00e0 accordata nel 1825 ai nobili emigrati depauperati dalla Rivoluzione francese del 1789, <em>N.d.A<\/em>.]<em>, domand\u00f2 la conversione delle rendite, che fu inizialmente respinta, poi votata nel 1825. Da quando il progetto fu conosciuto, gli speculatori temettero la diminuzione dei loro introiti, acquisirono dei terreni, il cui prezzo mont\u00f2 rapidamente, investirono i loro capitali in immobili che fecero costruire o li affidarono a degli imprenditori, che promettevano dei miracolosi redditi e di cui alcuni fecero fallimento [\u2026]<\/em> <em>Un prezioso documento, le statistiche pubblicate per ordine del prefetto della Senna, M. de Chabrol, ci informa su questa intensa attivit\u00e0 della costruzione tra il 1821 e il 1824. Le tasse doganali non sono meno significative: nel 1823 entrano a Parigi 70.000 ettolitri di calce, 2.500.000 di gesso, 150.000 m<sup>3<\/sup> di ghiaia, nel 1821 le cifre sono rispettivamente di 102.000, 3. 116.000 e 248.000. Quest\u2019ascesa del prezzo degli affitti determin\u00f2 ben presto la rarefazione della domanda e nel 1828-1829 le costruzioni subirono una crisi. Rambuteau afferma che nel 1830 la met\u00e0 dei <\/em>\u201c<em>combattenti<\/em>\u201d<em> erano degli operai dell\u2019edilizia senza lavoro. Il colera del 1832, i movimenti popolari non permisero\u00a0 la ripresa immediata dell\u2019attivit\u00e0 [\u2026] La Francia conobbe dunque due grandi periodi di attivit\u00e0, dal 1820 al 1824 e dal 1834 al 1845, durante i quali\u00a0 furono costruiti in gran numero, h\u00f4tels particuliers e palazzine d\u2019affitto.<\/em>\u00bb L. Hautecoueur, <em>Les Constructions priv\u00e9es <strong>&#8211; <\/strong>Les condition \u00e9conomiques<\/em>, in<em> Histoire de l\u2019Architecture Classique en France, VI, La Restauration et le gouvernement de Juillet 1815-1848<\/em>, Paris 1955, pp. 121-123.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1039\" class=\"footnote\"> V. Calliat<em>, Parall\u00e8le des\u00a0 maisons construites depuis 1830 jusqu\u2019\u00e0 nos jours<\/em>, Paris 1859.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1039\" class=\"footnote\"> E. Texier, <em>Tableau de Paris, Ouvrage illustr\u00e9 de quinze cents gravures, <\/em>Paris 1852, Chap. LVI, <em>Les Habitations modernes<\/em>, p. 197 e segg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1039\" class=\"footnote\">E. Texier, <em>Tableau de Paris<\/em>&#8230;, 1852.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1039\" class=\"footnote\">D. Van Zanten, <em>Designing Paris. <\/em><em>The architecture of Duban, Labrouste, Duc and Vaudoyer<\/em>,<em> <\/em>Cambridge 1987, p. XIII. Sull\u2019architettura di questo periodo occorre almeno ricordare: A. Drexler, <em>The architecture of the \u00c9cole des Beaux-Arts<\/em>, London 1977; <em>The Beaux Arts and Nineteenth Century Architecture<\/em>, a cura di D. Drew Egbert,\u00a0 Princeton N.J. 1980; <em>The Beaux-Arts and nineteenth-century French architecture,<\/em> a cura di R. Middleton, London 1982; B. Bergdoll, <em>European architecture 1750 \u2013 1890<\/em>,<em> <\/em>London 2001; <em>Duban et l&#8217;Italie<\/em>, catalogo della mostra (Paris, Chapelle des Petits-Augustins, 9 mars \u2013 4 avril 2004), a cura di\u00a0 A. Jacques, Paris 2004.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1039\" class=\"footnote\">C. Daly, <em>Fun\u00e9railles de F\u00e9lix Duban<\/em>\u2026, 1871, p. 34.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1039\" class=\"footnote\"> L. Vaudoyer, <em>Eloge de M. Duban, <\/em>in <em>Recueil des Cinq Acad\u00e9mies, Institut de France<\/em>, Paris 1872, p. 4<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1039\" class=\"footnote\">L. Vaudoyer, <em>Eloge<\/em>&#8230;, in <em>Recueil des Cinq<\/em>&#8230;, 1872.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1039\" class=\"footnote\">C. Blanc, <em>Grammaire des Arts d\u00e9coratifs<\/em>, in \u201cGazette des Beaux Arts\u201d, genn. 1870, Tom. III,\u00a0 p. 308: \u00ab<em>Mi riferisco qui agli edifici pubblici: perch\u00e9 le costruzioni private possono talvolta trascurare la simmetria, quando il sacrificio \u00e8 richiesto da un interesse pressante. Ne abbiamo un esempio, a Parigi, nell&#8217;h\u00f4tel Pourtal\u00e8s, costruito presso la  Madeleine, su progetto di Duban. L&#8217;illustre architetto, non avendo a sua disposizione che un terreno stretto, si \u00e8 francamente e abilmente dispensato dal porre il portale sull&#8217;asse dell\u2019edificio, per paura che la porta la simmetria non lo obbligasse ad aprire sulla facciata delle aperture meschine e troppo poco intervallate e che la distribuzione interna non fosse violentata dalla rigorosa regolarit\u00e0 dell\u2019esterno. Tuttavia, la simmetria \u00e8 in generale cos\u00ec vivamente desiderata da tutti, che vediamo quotidianamente delle case su cui si sono disegnate false finestre, unicamente per non mancare di riguardo verso il pubblico.<\/em>\u00bb<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1039\" class=\"footnote\">Cfr. F. Loyer, <em>Paris: Nineteenth century architecture and urbanism<\/em>, New   York 1988, p. 152 e segg. Interessante anche l\u2019articolo di F. Boudon, <em>Le regard du XIX si\u00e8cle sur le XVI si\u00e8cle fran\u00e7ais: ce qu\u2019ont vu les revues d\u2019architecture<\/em>, in \u201cRevue de l\u2019art\u201d, 1990, n. 89, pp. 29-56, che sottolinea l\u2019impiego pressoch\u00e9 esclusivamente decorativo che le riviste come la <em>Revue G\u00e9n\u00e9rale<\/em><em> de l\u2019architecture<\/em> di Daly, il <em>Moniteur des architectes<\/em> ed altre facevano dei particolari di castelli, chiese e palazzi cinquecenteschi che si venivano riscoprendo e riproducendo in tavole a incisione metallica.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1039\" class=\"footnote\">E. Texier, <em>Tableau de Paris..<\/em>., 1852, p. 200.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1039\" class=\"footnote\">I calchi costituiscono un problema storiografico: trascurati nello studio di Middleton, essi non fanno parte delle collezioni sopra menzionate, che comprendevano essenzialmente copie di sculture greche e romane. Non si pu\u00f2 escludere a priori che si tratti di un\u2019aggiunta di Destailleur (e ci\u00f2 sarebbe pi\u00f9 allineato cronologicamente con le notizie sul ritorno in voga dei Della Robbia) ma sembra improbabile, perch\u00e9 i restauri di Destailleur, peraltro poco documentati nella stampa periodica, ebbero carattere prevalentemente utilitario. Cfr. scheda sul <em>database<\/em> del Victoria and Albert Museum: <a href=\"http:\/\/www.vam.ac.uk\/collections\/sculpture\">http:\/\/www.vam.ac.uk\/collections\/sculpture<\/a> e G. Lafenestre, P. Durrieu, A. Michel, L. Deshairs, <em> Le Mus\u00e9e Jacquemart-Andr\u00e9<\/em>, Paris 1914.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1039\" class=\"footnote\">F. Lenormant, <em>La  Galerie Pourtal\u00e8s<\/em>, <em>II.<\/em> <em>Antiquit\u00e9s grecques et romaines<\/em>, in \u201cGazette des Beaux-Arts\u201d, 17, Paris 1864, p. 476.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1039\" class=\"footnote\">Questa idea fu ben presto abbandonata dallo stesso Duban per ragioni di costi e per la difficolt\u00e0 di trasportare il monumento. I progetti di Duban per la Cour Carr\u00e9e furono mal visti dal conte di Nieuwerkerke ed infine l\u2019architetto non esegu\u00ec le proprie idee per questa corte del Louvre, che avrebbe voluto trasformare in giardino all\u2019italiana. Cfr.\u00a0 E. Jacquin, <em>Le chantier du Louvre<\/em>, in <em>F\u00e9lix Duban 1798-1870. Les couleurs de l\u2019architecte<\/em>, catalogo della mostra (Ch\u00e2teau de Blois, 15 juin-29 septembre 1996), a cura di S. Bellenger et F. Hamon, [Paris] 1996, pp. 103 e segg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1039\" class=\"footnote\">E. Rumlere, <em>Congr\u00e8s des architectes<\/em>, <em>s\u00e9ance du 10 juin<\/em>, necrologio di Le Soufach\u00e9, in \u201cLa  Construction Moderne\u201d, 18 juin 1887, p. 424.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1039\" class=\"footnote\">Costruiti rispettivamente per il duca di Massa nel 1876 e per i Rothschild negli anni 1874-1884. Sull\u2019opera di Hippolyte Destailleur (1822-1893), celebre soprattutto come collezionista di famose raccolte di disegni antichi, oggi custoditi alla Kunstbibliothek di Berlino e alla Biblioth\u00e8que Nationale de France, esistono solo delle trattazioni parziali e manca una vera e propria monografia; particolarmente carenti sono le informazioni sui progetti per l\u2019h\u00f4tel Pourtal\u00e8s, i cui disegni si trovano alla Kunstakademie di Berlino (Middleton). Cfr. C. Lucas, <em>N\u00e9crologie de M. Hippolyte Destailleur<\/em>, in \u201cLa Construction Moderne\u201d, 25 nov. 1893, pp. 94, 95; C. Rabeyrolles-Destailleur, <em>Hippolyte Destailleur (1822-1893): architecte-collectionneur<\/em>, in <em>L\u2019artiste collectionneur de dessin. De Giorgio Vasari \u00e0 aujourd\u2019hui,<\/em> 1, <em>Rencontres internationales du Salon du Dessin<\/em>, a cura di C. Monbeig Goguel, Milano 2006, pp. 147-162; M. Le Goff, <em>Une dynastie d\u2019architectes. Les Destailleurs<\/em>, Gourin 1988 (interessante ma esile). Diversi i contributi su altri aspetti della sua produzione, su Waddesdon o sulle opere a Berlino e Vienna.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1039\" class=\"footnote\">B. Centorame, <em>L\u2019h\u00f4tel Bouret de V\u00e9zelay<\/em>, in <em>Autour de la Madeleine&#8230;, 2005, <\/em>p. 41.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1039\" class=\"footnote\">Su F\u00e9licie de Fauveau e su altre figure di artiste romantiche di questo periodo, come Marie d\u2019Orl\u00e9ans, sta tornando un lieve interesse anche a causa della maggiore attenzione agli studi di genere: cfr. E. De Waresquiel,\u00a0<em>Une femme en exil. F\u00e9licie de Fauveau, artiste, amoureuse et rebelle<\/em>, Paris 2010; l\u2019articolo di E. Mension-Rigau, <em>L&#8217;aventure au f\u00e9minin: le destin de F\u00e9licie de Duras, comtesse Auguste de La Rochejaquelein (1798-1883)<\/em>, in \u201cHistoire, \u00e9conomie et soci\u00e9t\u00e9\u201d<em>,<\/em> 1999, 18<sup>e<\/sup> ann\u00e9e, n. 3, pp. 547-567 esamina invece i rapporti di Fauveau con il gruppo di aristocratici legittimisti che in pi\u00f9 occasioni cerc\u00f2 di rovesciare la monarchia borghese degli Orl\u00e9ans. La classica opera di L. Benoist, <em>La sculpture romantique<\/em>, Paris 1928 (ried. Paris 1994), p. 88 riportava la descrizione completa dell\u2019oggetto, tratta dal catalogo <em>Description des objets d&#8217;art du moyen \u00e2ge, de la Renaissance et des temps modernes, faisant partie des collections de M. le comte de Pourtal\u00e8s<\/em>, a cura di J.J. Dubois, Paris 1841: <em>\u00abLampada di San Michele \u2014 La composizione di questa lampada \u00e8 lo sviluppo dei salmi \u201corate et vigilate\u201d basato sul culto dei Santi Angeli Custodi. L&#8217;arcangelo san Michele, in piedi sotto una cattedra e vestito dell&#8217;armatura dei cavalieri del suo Ordine, veglia sul fuoco sacro, appoggiato su una lunga spada dalla lama fiammeggiante. Ai suoi piedi, sui bordi di una vasca di\u00a0 forma esagonale, sono i quattro scudieri d&#8217;ufficio di un cavaliere araldo, che svolgono le funzioni di porta-lancia, di portatori d&#8217;armi, di porta-elmo e di semplice scudiero. La base della cattedra \u00e8 ornata di pilastri, ai quali sono appesi gli scudi carichi di onorevoli membri della milizia celeste. La vasca, destinata a contenere la luce, \u00e8 ornata di una cornice angolare, sulla quale sono incise le parole dei salmi gi\u00e0 citati, e il vecchio grido d&#8217;allarme tanto noto: fiero, vigile; vigile, fiero.<\/em><em> Ogni<\/em><em> angolo della cornice ospita un cane da guardia, che sostiene un nastro che circonda la circonferenza intera del monumento.<\/em> <em>La coppa che forma il fondo di questo fanale \u00e8 terminata da tre differenti geni, che esprimono un comune simbolismo del vigilare, tenendo insieme un medesimo sassolino, (questo, di forma ovale, \u00e8 un lapislazzulo, alcune parti del monumento sono dipinte e dorate), la cui caduta potrebbe provocare la loro scomparsa, e alfine che il sonno non li abbandoni ai loro nemici. Sulla parte inferiore del pannello in quercia scolpita su cui \u00e8 applicata quest\u2019opera, si legge: <\/em>Non dormit qui custodit<em>.\u00bb <\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1039\" class=\"footnote\">La scultura misurava m. 2,40 di altezza; si trovava, al tempo di Benoist, presso la collezione Gruot. Cfr. L. Benoist, <em>La sculpture<\/em>\u2026, 1928, p. 91:<em> <\/em>\u00ab<em>Monumento in marmo di Carrara. \u2014 Assisa su uno sgabello e sotto un padiglione (o piuttosto <\/em>lindiera<em> &#8211; sorta di balcone coperto e a sporto, spesso applicato sui palazzi e le case private d&#8217;Italia) sostenuto da quattro colonne tortili, Francesca da Rimini sola con Paolo, giovane fratello di suo marito, si arresta turbata dalla lettura di una storia che risveglia in lei il ricordo pericoloso di una prima passione. Lo sguardo chino sul libro e il dito sulla pagina fatale, la sventurata ascolta le parole del suo amante, che, inginocchiato a met\u00e0, e prendendo una delle sue mani nelle sue, la scongiura di cedere a un amore le cui conseguenze comporteranno la fine di entrambi. Il fondo del padiglione presenta un ingresso in parte chiuso da una portiera, e una finestra alla quale \u00e8 affacciato un gufo che si gira e sembra spiare la scena di cui \u00e8 testimone. Il padiglione, che ricorda da vicino, nell&#8217;insieme e nei dettagli, le opere di questo genere costruite in Italia nel medioevo, \u00e8 sormontato da un frontone a sesto acuto, trilobato, e decorato all\u2019angolo superiore dai blasoni delle famiglie Guido e Malatesta. Gli acroteri laterali sono formati\u00a0 da una specie di campanili slanciati, che supportano le figure cesellate di due angeli guardiani, le cui ali sono spiegate, e che sembrano deplorare la caduta delle anime sfuggite alla loro protezione; infine, alla sommit\u00e0 di un membro architettonico (cuspide) posta indietro e dominante su tutti le altre parti dell&#8217;\u00e9dificio, si vede ugualmente curva, la figura di Minosse, giudice inflessibile e supremo del secondo cerchio dell&#8217;Inferno. Tra le mensole sotto la base del monumento sono raccolte le anime inseparabili di Francesca e Paolo, divenute\u00a0 triste giocattolo<\/em><em> di <\/em><em>un genio infernale, che ride dei loro dolori e li trasporta a suo piacimento su tutti i punti del luogo muto di ogni lume, ove sono condannati per sempre. Al di sopra di queste figure, su un nastro spiegato, \u00e8 scritto questo verso, che indica la natura del loro supplizio: <\/em>Di qua, di l\u00e0, di qui, di su gli mena<em>.<\/em>\u00bb<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1039\" class=\"footnote\">J. Pons, <em>\u00abL\u2019H\u00f4tel de Pourtal\u00e8s<\/em>&#8230;<em>\u00bb<\/em>, 1985.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1039\" class=\"footnote\">Secondo Middleton, il vano scale sarebbe rimasto pressoch\u00e9 invariato nel corso dei lavori di Destailleur; tuttavia proprio l\u2019affinit\u00e0 delle colonne con lo stile della corte dell\u2019Ecole des Beaux Arts, successiva di vent\u2019anni all\u2019h\u00f4tel Pourtal\u00e8s e testimonianza di una fase molto pi\u00f9 avanzata dello stile di Duban, che per la prima volta introdusse strutture metalliche in un edificio a carattere ufficiale, induce a dubitare dell\u2019attribuzione. Sarebbe necessaria la consultazione dei disegni di Destailleur a Berlino.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1039\" class=\"footnote\">A. Pingeot, <em>Duban d\u00e9corateur de la II<sup>e<\/sup> R\u00e9publique au Louvre<\/em>, in <em>F\u00e9lix Duban 1798-1870<\/em>&#8230;, 1996, p. 120 e segg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1039\" class=\"footnote\">H. Delaborde, <em>F\u00e9lix Duban, L\u2019exposition<\/em>&#8230;, in \u201cRevue Des Deux Mondes\u201d<em>,<\/em> 1 Fevrier 1872, p. 611.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1039\" class=\"footnote\">E. Galichon, <em>La  Galerie Pourtal\u00e8s<\/em><em>, III. Les Tableaux Italiens<\/em>, Paris 1864, p. 6.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1039\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1039\" class=\"footnote\">A. Chastel, <em>Le Go\u00fbt des \u201cPr\u00e9rapha\u00e9lites en France\u201d,<\/em> in <em>De Giotto \u00e0 Bellini. Les Primitifs Italiens dans les mus\u00e9es de France,<\/em> catalogo della mostra a cura di M. Michel Laclotte, Paris 1956, p.VII.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1039\" class=\"footnote\">L. Langer, <em>Le tableaux Italiens de James-Alexandre Comte de Pourtal\u00e8s-Gorgier<\/em>, in <em>Le go\u00fbt pour la peinture italienne autour de 1800, pr\u00e9decesseurs, mod\u00e8les et concurrents du cardinal Fesch,<\/em> Atti del Convegno (Ajaccio, 1-4 mars 2005), a cura di P. Costamagna, O. Bonfait, M. Preti-Hamard, Ajaccio 2006, p. 261.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1039\" class=\"footnote\">D. Thiebaut, <em>Ajaccio, Mus\u00e9e Fesch. Les Primitifs Italiens<\/em>, Paris 1987, p. 22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1039\" class=\"footnote\">Tra i dipinti bisogna ricordare: <em>Il Parnaso <\/em>e <em> <\/em><em>La  Saggezza<\/em><em> scaccia i Vizi <\/em>di Andrea Mantegna; <em>L\u2019amore felice <\/em>e l\u2019<em>Isola di Venere<\/em> di Lorenzo Costa. Le vicissitudini di questo viaggio sono state scritte da Dufourny stesso in un diario di\u00a0 viaggio dallo stile brillante, trascritto all\u2019inizio del XX secolo: <em>Archives de l\u2019Art Fran\u00e7ais. <\/em><em>Recueil de Documents in\u00e9dits publi\u00e9s par la  Soci\u00e9t\u00e9 de l\u2019Art Fran\u00e7ais. Nouvelle P\u00e9riode<\/em>, Tome IV, Paris 1910,<em> <\/em>pp. 351-413;<em> <\/em>M. Tourneux, <em>Mission de Dufourny et de Visconti au Ch\u00e2teau de Richelieu en 1800<\/em>. Una ricerca recente su questo tema \u00e8 quella di\u00a0 P. Pinon, <em>Le voyage de Paris \u00e0 Richelieu de L\u00e9on Dufourny, <\/em>in <em>L\u2019architecture et La ville. M\u00e9langes offerts \u00e0 Bernard Huet<\/em>, Paris 2000, pp. 175-183. Nel corso di un periodo di ricerche, ho potuto studiare i fascicoli dei <em>Mus\u00e9es Nationaux<\/em> sul viaggio a Richelieu e l\u2019acquisto delle pitture: R. Mercadante, <em>L\u00e9on Dufourny (1754-1818). <\/em><em>Vers le positivisme de la science architecturale<\/em>, dattiloscritto presso il<em> <\/em>Centre Andr\u00e9 Chastel (Paris IV, Sorbonne), 2007.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1039\" class=\"footnote\">J.A.F. Artaud De Montor, gli si deve soprattutto l\u2019opera <em>Consid\u00e9rations sur l\u2019\u00e9tat de la peinture dans les trois si\u00e8cles qui ont pr\u00e9c\u00e9d\u00e9 Raphael, <\/em>Paris 1808.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1039\" class=\"footnote\">M. Lastri, <em>L\u2019Etruria pittrice ovvero storia della pittura toscana dedotta dai suoi monumenti che si esibiscono in stampa dal secolo X fino al presente<\/em>, Firenze 1791 e 1795.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1039\" class=\"footnote\">L. Lanzi, <em>Storia pittorica della Italia dal Risorgimento delle Belle Arti fino alla fine del XVIII secolo, <\/em>1<sup>a <\/sup>ed. parziale, Firenze 1792,\u00a0 2<sup>a<\/sup> ed., Bassano 1795-1796, ed. definitiva Bassano 1809.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1039\" class=\"footnote\">G. Della Valle, <em>Lettere senesi sopra le belle arti<\/em> <em>di un socio dell&#8217;Accademia di Fossano<\/em>, Venezia 1782 \u2013 1786, rist. Sala Bolognese 1976.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1039\" class=\"footnote\">P. Perdrizet, R. Jean, <em>La  Galerie Campana<\/em><em> et Les Mus\u00e9es Fran\u00e7ais,<\/em> Bordeaux 1907, p. 5<em> <\/em>\u00ab<em>La  Collezione Campana<\/em>, <em> acquisita nel 1861 da Napoleone III per la somma di 4.360.440 franchi, comprendeva nella fattispecie 646 dipinti \u2013soprattutto dei quadri di piet\u00e0 italiani, dei secoli XIV\u00b0 e XV\u00b0 . La moda della vecchia pittura italiana cominciava appena; Campana dovette acquistare i suoi quadri arcaici soprattutto negli ultimi anni della sua carriera di collezionista. Alcuni, di epoca pi\u00f9 recente provenivano dalla galleria del cardinale Fesch. La maggior parte degli altri sembrano essere stati ceduti a Campana, che era direttore del Monte-di Piet\u00e0 di Roma, da conventi dell\u2019Italia centrale, Stati Romani, Umbria, Toscana.<\/em>\u00bb<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1039\" class=\"footnote\">W. B\u00fcrger, <em>Les Cabinets d\u2019amateurs \u00e0 Paris, I. Galerie de MM. Pereire<\/em>, in \u201cGazette des Beaux Arts\u201d, XVI, jan-juil. 1864, p. 204.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1039\" class=\"footnote\">G. Lafenestre, <em>La Peinture<\/em>, in G. Lafenestre, P. Durrieu, A. Michel, L. Deshairs, <em>Le Mus\u00e9e Jacquemart<\/em>&#8230;, 1914.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1039\" class=\"footnote\">Si tratta di un doppio ritratto che faceva parte della collezione Fesch, acquisito in seguito per la collezione Aguado, Parigi, e che fu di Delaroche fino alla morte, nel 1857. Dopo un passaggio alla galleria di M. Anguiot, fu acquisito nel 1867 dalla National Gallery of Ireland. Cfr. F. Heinemann, <em>Giovanni Bellini e i belliniani<\/em>, Venezia 1959, p. 103.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1039\" class=\"footnote\"><em>Catalogue d\u2019un choix d\u2019estampes et de livres relatifs aux arts et aux antiquit\u00e9s et dont la vente aura lieu \u00e0 l\u2019H\u00f4tel des ventes (Rue Drouot), 4-5 juin 1860 par M. Escribe, Commissaire-priseur.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1039\" class=\"footnote\">J.B.L.G. Seroux D\u2019Agincourt, <em>Histoire de l\u2019art par les monuments<\/em>, <em>depuis sa d\u00e9cadence au IV si\u00e8cle jusqu&#8217;a son renouvellement<\/em> <em>au XVI<\/em>, vol. 5, Paris 1822, p. 158: <em> <\/em>\u00ab<em>Il<\/em> <em>pi\u00f9 antico degli storici della Pittura, Italiano e pittore lui stesso, Vasari, vicino dei tempi di Van Eych, e certamente il pi\u00f9 istruito dei nostri scrittori su questi soggetti, attribuisce l\u2019onore dell\u2019invenzione a questo maestro [\u2026]. Noi apprendiamo anche da questo autore come il segreto della pittura a olio pass\u00f2 dalla Fiandra in Italia. Egli racconta, nella Vita di Antonello da Messina, che questo pittore, dopo aver studiato a Roma e operato\u00a0 in patria, in seguito alla visione a Napoli di un quadro dipinto a olio da Jean de Bruges, animato da un vivo desiderio di istruirsi, si rec\u00f2 in Fiandra presso questo maestro, e per mezzo di diversi disegni italiani di cui gli fece dono,ottenne la comunicazione del suo procedimento; che, rientrato in Italia, ed essendosi stabilito a Venezia, lo mise in pratica, e lo insegn\u00f2 a Domenico Veneziano\u00bb.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1039\" class=\"footnote\"><em>Galerie de Florence et du Palais Pitti, par Wicar, Lacombe et Masquelier<\/em>, Paris 1789-1821.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1039\" class=\"footnote\">J.F. D\u2019Ostervald,<em> Prospectus<\/em>, in<em> Voyage Pittoresque en Sicile, d\u00e9di\u00e9 A S.A.R. Madame La Duchesse De Berry,<\/em><strong> <\/strong>Paris 1822-1826<em>.<\/em><span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_1039\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_1039\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_1039\" class=\"footnote\">T. Panofka, <em> Antiques du Cabinet du Comte de Pourtal\u00e8s-Gorgier d\u00e9crites par Th\u00e9odore Panofka par Mlle de Beuveau<\/em>, Paris 1832.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_1039\" class=\"footnote\">C.A.C., Quatrem\u00e8re de Quincy, <em>Le Jupiter olympien\u00a0 ou L&#8217;art de la sculpture antique consid\u00e9r\u00e9 sous un nouveau point de vue; ouvrage qui comprend un essai sur le go\u00fbt de la sculpture polychrome, l&#8217;analyse explicative de la toreutique, et l&#8217;histoire de la statuaire en or et ivoire chez les Grecs et les Romains, avec la restitution des principaux monuments de cet art et la d\u00e9monstration pratique ou le renouvellement de ses proc\u00e9d\u00e9s m\u00e9caniques,<\/em> Paris 1815.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_1039\" class=\"footnote\"><em>Monuments de l\u2019Egypte et de la Nubie<\/em>, Paris 1835.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_1039\" class=\"footnote\">J. Stuart, N. Revett, <em>Antiquities of Athens<\/em>, 4 voll., London, 1761-1816.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_1039\" class=\"footnote\">M. le duc de Luynes, <em>Choix de m\u00e9dailles grecques. Description de quelques vases peints, \u00e9trusques, italiotes, siciliens et grecs.<\/em> Paris 1840.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_1039\" class=\"footnote\">T. Panofka, <em>Recherches sur les v\u00e9ritables noms des vases grecs<\/em>, Paris 1829.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_1039\" class=\"footnote\">C. Blanc, <em>L\u2019H\u00e9micycle de Paul Delaroche grav\u00e9 par Henriquel-Dupont, <\/em>in \u201cGazette des Beaux Arts\u201d<em>, <\/em>15 d\u00e9c. 1860, pp. 357-358.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_1039\" class=\"footnote\">A. Chastel, <em>Le Go\u00fbt des \u201cPr\u00e9rapha\u00e9lites en France\u201d<\/em>, in <em>De Giotto \u00e0 Bellini. Les Primitifs Italiens dans les mus\u00e9es de France,<\/em> catalogo della mostra, Paris 1956, p. XV.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_1039\" class=\"footnote\">P. Pinon<em>, Le s\u00e9jour en Italie: les dessins et les envois<\/em>, in <em>F\u00e9lix Duban 1798-1870<\/em>&#8230;, 1996, p. 35.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_1039\" class=\"footnote\">La <em>Storia pittorica<\/em>, tradotta in francese nella medesima edizione di quella posseduta da Pourtal\u00e8s, faceva parte dell\u2019inventario <em>post mortem<\/em> del 12 &#8211; 13 giugno 1857, come si apprende da C. Allemand-Cosneau, <em>L\u2019H\u00e9micycle de l\u2019Ecole de Beaux Arts de Paris ou l\u2019histoire figur\u00e9e de l\u2019art, <\/em>in C. Allemand-Cosneau, I. Julia<em>, Paul Delaroche. Un peintre dans l\u2019histoire, <\/em>catalogo della mostra, Nantes-Montpellier 2000, pp. 105-129.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_1039\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>raimondo.mercadante@alice.it Architettura e arti decorative nell\u2019H\u00f4tel Pourtal\u00e8s di F\u00e9lix Duban. Parigi 1837 DOI: 10.7431\/RIV04082011 L\u2019architettura dell\u2019h\u00f4tel Pourtal\u00e8s1, costruito a partire dal 1837 dall\u2019architetto F\u00e9lix Duban <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1039\" title=\"Raimondo Mercadante\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1108,"menu_order":8,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1039"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1039"}],"version-history":[{"count":14,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1039\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1476,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1039\/revisions\/1476"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1108"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1039"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}