{"id":1024,"date":"2011-12-27T00:30:25","date_gmt":"2011-12-27T00:30:25","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1024"},"modified":"2013-06-13T00:16:30","modified_gmt":"2013-06-13T00:16:30","slug":"elisabetta-digiugno","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1024","title":{"rendered":"Elisabetta Digiugno"},"content":{"rendered":"<p>elisabetta.digiugno@hotmail.it<\/p>\n<h3><strong>La raccolta Ginori<\/strong><strong> di impronte in zolfo di cammei e intagli<\/strong><\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV04072011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presso il Museo delle Porcellane di Doccia si conserva una fra le pi\u00f9 cospicue raccolte \u00a0di impronte in zolfo di cammei e intagli ancora esistenti. La sua acquisizione, oltre a rappresentare una delle espressioni pi\u00f9 peculiari e ricche di implicazioni della scienza antiquaria settecentesca,<sup><a href=\"#footnote_0_1024\" id=\"identifier_0_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La scienza antiquaria Settecentesca fiss&ograve; proprio nell&rsquo;arte glittica uno dei primari punti di riferimento per la conoscenza dell&rsquo;antico. A tal proposito si veda D. Levi, &ldquo;Glittica&rdquo;, in L&rsquo;Accademia Etrusca di Cortona, cat. mostra -Cortona, Palazzo Casali, mag. &ndash; ott. 1985- a cura di P. Barocchi e D. Gallo, Milano Electa Editore, 1985, p. 176 e sgg.\">1<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 1. P. L. Ghezzi, &lt;i&gt;I migliori Antiquarij di Roma alla presenza del barone Stosch&lt;\/i&gt;, penna su carta, 1725, Wien, Albertina.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig01.jpg\">Fig. 1<\/a>) costitu\u00ec come vedremo una concreta esigenza della manifattura Ginori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Simile alle serie di calchi prodotte in quegli stessi anni dalla bottega Dehn-Dolce, sicuramente la pi\u00f9 celebre e prolifica di Roma<sup><a href=\"#footnote_1_1024\" id=\"identifier_1_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per tale bottega si veda E. Digiugno, La Collezione di &ldquo;solfi&rdquo; dei Marchesi Ginori. Impronte di Cammei e Intagli dalle maggiori Dattiloteche Europee nel Museo delle Porcellane di Doccia, Tesi di Dottorato, Universit&agrave; degli Studi di Firenze, Facolt&agrave; di Lettere e Filosofia, Dottorato di Ricerca in Storia dell&rsquo;Arte 2007-2009, vol. I, pp. 82-91 con note e bibliografia.\">2<\/a><\/sup>, \u00abcentro glittico e capitale del Grand Tour\u00bb,<sup><a href=\"#footnote_2_1024\" id=\"identifier_2_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In G. Tassinari, Il Carteggio tra l&rsquo;incisore di pietre dure Giovanni Pichler, Padre Giuseppe Du Fey ed il Principe Alberico Barbiano di Belgiojoso d&rsquo;Este, Materiali Studi e ricerche, Milano, Edizioni Ennerre, 2000, p. 79.\">3<\/a><\/sup> l\u2019insieme custodito presso il Museo delle Porcellane di Doccia se ne distacca da pi\u00f9 di un punto di vista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conformi ad essa sono la disposizione in 10 contenitori lignei atti all\u2019impilamento, il tipo di cornici cartacee avvolte attorno ai singoli pezzi, le segnature numeriche su di esse inscritte e le sigle impresse a fuoco sul lato corto delle cassette. Diversa \u00e8 invece la numerazione dei contenitori lignei, nei quali i numeri e le lettere sono per lo pi\u00f9 sfalsati (si ha per esempio M 11\u00a0 anzich\u00e9 M 12 come nella serie Dehn-Dolce), quella dei singoli calchi e la posizione ad essi assegnata entro tali custodie (<a title=\"Fig. 2. Cassetta di Impronte in zolfo di cammei e intagli, Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig02.jpg\">Fig. 2<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_3_1024\" id=\"identifier_3_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nella sua integrit&agrave; la serie Dehn-Dolce comprendeva 30 cassette divise in 4 diverse sezioni, o tomi. Il primo, formato da 10 contenitori, portava contrassegni in lettere e numeri che andavano da &ldquo;A-1&rdquo; a &ldquo;K-10&rdquo;; il secondo, comprendente anch&rsquo;esso 10 scatole, accoglieva segnature da &ldquo;L-11&rdquo; a &ldquo;V-20&rdquo; (fra le quali non era per&ograve; compresa la lettera &ldquo;U&rdquo;), un terzo, includente 4 scatole soltanto, presentava sigle da &ldquo;VV&rdquo; a &ldquo;Z&rdquo;, e infine un quarto, formato da 6 cassette, segnate da &ldquo;AA&rdquo; a &ldquo;FF&rdquo;. La cassetta marcata &ldquo;EE&rdquo;, in cui trovavano posto le cosiddette &ldquo;Spinter&rdquo;, ovvero i calchi tratti da gemme a soggetto erotico, era priva di spiegazione (Ibid.).\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La raccolta Ginori presenta inoltre un certo numero di ulteriori particolarit\u00e0. Una parte delle impronte, prive di brillantezza e sottotono dal punta di vista cromatico, non \u00e8 stata eseguita come di consueto in zolfo rosso, la cui tinta veniva ottenuta mediante l\u2019aggiunta di minio all\u2019impasto durante le fasi iniziali della lavorazione, ma con uno zolfo incolore, rivestito, soltanto sulla superficie del <em>recto<\/em>, da una lacca rossa. Un piccolo gruppo di queste appare inoltre punteggiato da una fitta serie di crateri rotondi, verosimilmente bolle d\u2019aria prodottesi a composto caldo durante i primi stadi della preparazione. Nessuna, fra le maggiori botteghe di impronte del tempo, quali quella Dehn-Dolce<sup><a href=\"#footnote_4_1024\" id=\"identifier_4_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Era proprio Francesco Maria Dolce, erede della bottega di Cristiano Dehn, a sottolineare la questione nell&rsquo;introduzione del suo catalogo a stampa: &laquo;Le impronte &hellip; che si vedono in giro sono copie delli nostri originali. Hanno in Roma, in Germania, e altrove, con Industria procurato alcuni l&rsquo;acquisto in Solfo delle nostre Impronte, sovra de&rsquo; medesimi ne formorno e ne formano i Gessi, e sovra tali Gessi ne gettano altro Solfo, talch&eacute; quel minuto, quel spirito, e vivacit&agrave;, quale d&agrave; fuori la Pietra originale, e la Pasta sunta dall&rsquo;Originale medemo [sic], rimangono affatto smorte, e paiono tali impressioni in Solfo opere monche, ed imperfette, talmente ch&eacute; fanno orrore alla bellezza dell&rsquo;Originale&hellip;&raquo; (F. M. Dolce Descrizione istorica del Museo di Cristiano Denh (sic), dedicata alla Regia Societ&agrave; degli Antiquari di Londra per l&rsquo;Abate Francesco Maria Dolce, Dottore per l&rsquo;una e per l&rsquo;altra Legge, e Pastore Arcade con il nome di Delco Erimantio, Roma, dalle Stampe di Generoso Salomoni, 1772, p. XVIII).\">5<\/a><\/sup>, quella del Lippert, o di James Tassie<sup><a href=\"#footnote_5_1024\" id=\"identifier_5_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;argomento si fa ancora riferimento a E. Digiugno 2007-2009, vol. I, pp.&nbsp; 82-91, con note e bibliografia.\">6<\/a><\/sup>, avrebbe messo in vendita simili manufatti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">In aggiunta a ci\u00f2, l\u2019elemento che pi\u00f9 distacca la serie Ginori dalle succitate \u00e8 la limitata cultura classica e mitologica dimostrata dal suo esecutore. Il catalogo manoscritto che, come di consueto, accompagna la raccolta di calchi (<a title=\"Fig. 3a-b. Catalogo manoscritto della raccolta Ginori di impronte in zolfo (primi due fogli), Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia, Archivio Moderno.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig03.jpg\">Figg. 3a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 3a-b. Catalogo manoscritto della raccolta Ginori di impronte in zolfo (primi due fogli), Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia, Archivio Moderno.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig03b.jpg\">3b<\/a>) riporta, infatti, numerose imprecisioni, solo in parte riconducibili ad una individuale trascuratezza nello scrivere. Assai distante dallo sfoggio di erudizione compiuto dal Dolce nella sua <em>Descrizione Istorica<\/em><sup><a href=\"#footnote_6_1024\" id=\"identifier_6_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi supra, nota 261.\">7<\/a><\/sup>, tale scarsa conoscenza della materia, distanzia nettamente la messa in opera dei pezzi Ginori dalla produzione di tale bottega, cui essi tuttavia si richiamano nella struttura e nella generale disposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Composizione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La raccolta Ginori \u00e8 formata da circa <em>1526<\/em> impronte in zolfo mai studiate, n\u00e9 inventariate. Esse sono state contate, fotografate, misurate e catalogate, assegnando un numero arabo progressivo ad ogni impronta e un numero romano a ciascuna cassetta, soltanto in occasione del presente studio<sup><a href=\"#footnote_7_1024\" id=\"identifier_7_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il presente articolo costituisce il sunto di un assai pi&ugrave; complesso lavoro di catalogazione degli oltre mille pezzi costituenti la serie Ginori al completo, realizzato dalla scrivente come ricerca dottorale in Storia dell&rsquo;Arte, esso &egrave; ancora in attesa di una integrale pubblicazione.\">8<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insieme, niente affatto omogeneo, risulta suddiviso in due grandi sezioni: una <em>prima<\/em>, composta da circa <em>906<\/em> pezzi ancora aderenti al fondo degli originari contenitori in legno di palissandro, e una <em>seconda<\/em>, formata da <em>614<\/em> calchi sciolti (<a title=\"Fig. 4. Calchi sciolti estratti dalle vetrine in attesa di essere ricollocati nelle sedi originarie.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig04.jpg\">Fig. 4<\/a>), strappati dalle sedi originarie in un momento imprecisato<sup><a href=\"#footnote_8_1024\" id=\"identifier_8_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Infra.\">9<\/a><\/sup> ed arbitrariamente disposti in una delle teche di cristallo del primo piano del Museo di via Pratese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come gi\u00e0 ricordato, la collezione manca di uniformit\u00e0 anche dal punto di vista della conservazione; alcuni calchi presentano una superficie imperfetta, sbollata, o con ampi sollevamenti della laccatura, e con una diversa colorazione, in alcuni prossima al rosso scarlatto o al carminio, e in altri, verosimilmente nei pi\u00f9 antichi, al violetto o al vermiglio sbiadito. Solo alcuni di essi mantengono l\u2019originaria brillantezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciascun pezzo \u00e8 circondato da una cornice formata dal ripetuto avvolgersi di una fascetta cartacea, dorata e decorata in superficie da una serie di trattini a pressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La serie \u00e8 inoltre corredata da un breve catalogo a quadernetto, formato da <em>28 fogli manoscritti<\/em><sup><a href=\"#footnote_9_1024\" id=\"identifier_9_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"I due libretti sono conservati presso l&rsquo;Archivio Moderno del Museo Ginori, a Sesto Fiorentino (2 fascicoli, cartella 71, 922).\">10<\/a><\/sup>. Sommariamente rilegati, divisi in \u201c<em>Primo Tomo<\/em>\u201d e \u201c<em>Secondo Tomo<\/em>\u201d e databili come le impronte agli anni Ottanta del Settecento, essi danno succinta (e spesso errata) indicazione delle iconografie e delle gemme da cui ciascuna impronta deriva<sup><a href=\"#footnote_10_1024\" id=\"identifier_10_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Archivio Ginori Moderno, Libretto cartaceo manoscritto, &ldquo;Catalogo dei Calchi&rdquo;.\">11<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Le 906 impronte che costituiscono la prima sezione, ancora incollate sul fondo rivestito con carta felpata di 14 contenitori lignei, possono essere divise in <em>tre<\/em> ulteriori insiemi, diversi per cronologia ed aspetto:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. due numerate in modo <em>non progressivo <\/em>disposte in cassette rettangolari esternamente siglate a <em>lapis<\/em> da un solo numero di difficile lettura e apparentemente di poca importanza<sup><a href=\"#footnote_11_1024\" id=\"identifier_11_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le due cassette di forma rettangolare sono state registrate dalla scrivente con i numeri romani VI e IX. Per il catalogo completo si rimanda a E. Digiugno 2007-2009, voll. I-III.\">12<\/a><\/sup>;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. nove numerate in modo <em>progressivo <\/em>collocate in cassette rettangolari esternamente marcate a fuoco da una lettera dell\u2019alfabeto e da un numero, e a <em>lapis<\/em> da una cifra ulteriore<sup><a href=\"#footnote_12_1024\" id=\"identifier_12_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le nove cassette sono state inventariate con i numeri IV,V, VII, VIII, X, XI, XII, XIII-XIV. Esse sono rispettivamente contrassegnate sul lato corto dalle lettere: T, O, R, M, N, V, L, S, B, direttamente&nbsp; connesse al cataloghetto settecentesco conservato presso l&rsquo;Archivio Moderno del Muso Ginori. Supra nota 12.\">13<\/a><\/sup>;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. tre numerate in modo <em>non progressivo <\/em>ordinate in cassette triangolari prive di segnatura esterna<sup><a href=\"#footnote_13_1024\" id=\"identifier_13_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Le tre cassette triangolari, prive appunto di segnatura esterna, sono state catalogate con i numeri romani I, II e III. Supra nota 12.\">14<\/a><\/sup>.<em> <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Le 199 impronte contenute nelle due cassette rettangolari del primo insieme, in pi\u00f9 di un caso logore o lacunose, talvolta mancanti delle cornici e contraddistinte da dimensioni spesso ridotte (di norma prossime al cm. 1,50), risultano sbiadite, tanto nel colore della laccatura, quanto nella doratura del cordolo circostante (<a title=\"Figg. 5 \u2013 6. Cassette di impronte in zolfo, Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig05.jpg\">Figg. 5<\/a> &#8211; <a title=\"Figg. 5 \u2013 6. Cassette di impronte in zolfo, Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig06.jpg\">6<\/a>). Tratte in larga misura da gemme molto arcaiche, in minima parte rinascimentali, e solo in rarissimi casi da intagli o cammei moderni, esse riportano iconografie oscure e fortemente simboliche, spesso legate alla monetazione di antiche civilt\u00e0. Molti di questi calchi sono inoltre direttamente correlati a gemme presenti nella collezione formata dal marchese Philipp von Stosch.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel corso dei secoli denominate <em>chimere<\/em><sup><a href=\"#footnote_14_1024\" id=\"identifier_14_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La definizione &ldquo;chimera&rdquo; torna spesso negli inventari settecenteschi in riferimento a soggetti mostruosi o di difficile comprensione. Con significato di &ldquo;capriccio&rdquo;, essa compare gi&agrave; in scritti tardo cinquecenteschi (&laquo;Ma se &lsquo;l pittore dipingesse una chimera, o vogliam dire capriccio non mai pi&ugrave; da altro artefice imaginato et espresso, costui farebbe idolo di cosa imaginaria e che avrebbe il suo essere nella sola mente, e non fuori&hellip;&raquo;; G. Comaini, Il Figino. Overo del fine della pittura. Ove, quistionandosi se&rsquo;l fine della pittura sia l&rsquo;utile overo il diletto, si tratta dell&rsquo;uso di quella nel Cristianesimo e si mostra qual sia imitator pi&ugrave; perfetto e che pi&ugrave; si diletti, il pittore overo il poeta. In Mantoua, per Francesco Osanna stampator ducale, 1591, p. 255).\">15<\/a><\/sup>, <em>gryllos<\/em><sup><a href=\"#footnote_15_1024\" id=\"identifier_15_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i grylloi si rimanda ai capitoli &ldquo;Grilli Gotici&rdquo; e &ldquo;Bizzarrie dei Sigilli e delle Monete antiche&rdquo;, in J. Baltru&scaron;aitis, Il Medioevo Fantastico. Antichit&agrave; ed Esotismo nell&rsquo;Arte Gotica,&nbsp; (I&deg; ed. Le Moyen &Acirc;ge fantastique. Antiquit&eacute;s et Exotismes dans l&rsquo;Art Gotique, Paris, Jurgis Baltru&scaron;aitis, 1972), Adelphi, 2006, pp. 41-94.\">16<\/a><\/sup>, <em>abraxas<\/em><sup><a href=\"#footnote_16_1024\" id=\"identifier_16_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tale definizione (talvolta modificata in Abraxas)&nbsp; si trova, ad esempio, in una lettera scritta dall&rsquo;abate Giuseppe Querci, per un periodo direttore della Galleria degli Uffizi, al granduca Pietro Leopoldo nel 1772, in cui questi descriveva tali oggetti come &laquo;pazze invenzioni di Basilide, il quale essendo cristiano solo di nome, trasfigur&ograve; i pi&ugrave; sagrosanti misteri della religione colle strane idee della superstizione della magia e del paganesimo. Questi strani capricci furono detti abraxas, perch&eacute; spesso si trovano queste lettere nelle gemme basilidiane. La parola abraxas fu interpretata per equivalente a Ia W cio&egrave; Dio.&raquo;. Esse riportavano &laquo;figure strane d&rsquo;uomini e donne con simboli di divinit&agrave; e d&rsquo;animali e con caratteri greci ed arabi, de&rsquo; quali per&ograve; non si comprende il significato&raquo; (A.S.F. Miscellanea di Finanze A 324, lettera datata 07.IV.1772; pubblicata in M. Fileti Mazza, B. Tomasello, Galleria degli Uffizi 1758-1775: la politica museale di Raimondo Cocchi, Modena, 1999, p. 64).\">17<\/a><\/sup>, <em>gemme gnostiche<\/em> (<a title=\"Fig. 7a-b-c. Impronte in zolfo tratte da gemme denominate Abraxas.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig07a.jpg\">Figg. 7a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 7a-b-c. Impronte in zolfo tratte da gemme denominate Abraxas.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig07b.jpg\">7b<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 7a-b-c. Impronte in zolfo tratte da gemme denominate Abraxas.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig07c.jpg\">7c<\/a>), esse appaiono prevalentemente legate al mondo egizio ed etrusco, risultando per tale motivo, e per la difficolt\u00e0 di lettura che le caratterizza, assai pi\u00f9 prossime agli interessi archeologico-eruditi della scienza antiquaria di primo Settecento, piuttosto che all\u2019estetica neoclassica tipica della seconda met\u00e0 del secolo. Esse non presentano alcun collegamento con il suddetto catalogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">2. Le nove cassette formanti il secondo insieme, invece (<a title=\"Fig. 8a-b.  Due cassette di impronte in zolfo (nn. IV, VIII), Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig08a.jpg\">Figg. 8a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 8a-b.  Due cassette di impronte in zolfo (nn. IV, VIII), Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig08b.jpg\">8b<\/a>), i cui zolfi appaiono ben conservati, di dimensioni maggiori ed assai pi\u00f9 splendidi dei precedenti, sia nel rosso della laccatura, sia nell\u2019oro delle cornici, presentano iconografie pi\u00f9 semplici e note, tratte per la maggior parte da gemme ellenistico-romane, rinascimentali e settecentesche (<a title=\"Fig. 9a-b-c-d. Impronte in zolfo del secondo insieme tratte da gemme antiche, rinascimentali e settecentesche.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig09a.jpg\">Figg. 9a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9a-b-c-d. Impronte in zolfo del secondo insieme tratte da gemme antiche, rinascimentali e settecentesche.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig09b.jpg\">9b<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9a-b-c-d. Impronte in zolfo del secondo insieme tratte da gemme antiche, rinascimentali e settecentesche.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig09c.jpg\">9c<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 9a-b-c-d. Impronte in zolfo del secondo insieme tratte da gemme antiche, rinascimentali e settecentesche.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig09d.jpg\">9d<\/a>). Esse sono assai pi\u00f9 facilmente riconducibili alle maggiori collezioni del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Formalmente prossime al pi\u00f9 tardo gusto neoclassico, ed esteticamente pi\u00f9 belle, tali impronte sono direttamente connesse a quelle sciolte incluse nella seconda sezione e la loro numerazione al catalogo che accompagna la serie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">3. Il terzo insieme, formato dalle tre cassette triangolari (<a title=\"Fig. 10a-b. Cassetta di impronte in zolfo contenente 74 impronte di cammei e intagli zolfo laccato di rosso, cartone, cassetta in legno di palissandro,Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig10a.jpg\">Figg. 10a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 10a-b. Cassetta di impronte in zolfo contenente 74 impronte di cammei e intagli zolfo laccato di rosso, cartone, cassetta in legno di palissandro,Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig10b.jpg\">10b<\/a>), costituisce invece un vero <em>unicum<\/em>. Prive, come gi\u00e0 ricordato di qualsiasi contrassegno esterno, esse sono inoltre sprovviste del rivestimento interno in carta felpata ed accolgono una quantit\u00e0 assai variabile di zolfi, rispettivamente 74, 57 e 23. Sia i contrassegni numerici da essi riportati, in nessuno dei tre casi legato ad un ordine progressivo ma caratterizzato da un diverso numero di cifre, sia le dimensioni e il contenuto iconografico delle impronte, paiono ricondurne l\u2019esecuzione a periodi diversi e connotare l\u2019insieme come un <em>assemblage<\/em> operato su pezzi acquistati in momenti diversi. Anche queste, come quelle del primo gruppo, non stabiliscono alcuna relazione con il catalogo manoscritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale supposizione parrebbe trovare conferma nelle caratteristiche presentate dalle 3 scatole che, oltre ad un\u2019insolita sagoma esterna, presentano una sporadica presenza sul fondo (II-III) di zone circolari pi\u00f9 chiare, simili a ombre prodotte da ripetuti spostamenti di pezzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda sezione \u00e8, come sopra accennato, formata da 614 calchi sciolti (Fig. 4). Strettamente legati agli zolfi contenuti nelle 9 cassette del secondo insieme, essi si presentano debitamente contrassegnati con numeri ad una o due cifre che, partendo dall\u2019\u00ab1\u00bb, arrivano nella maggioranza dei casi al \u00ab60\u00bb per raggiungere, scemando in quantit\u00e0, il \u00ab74\u00bb. Il fatto che la serie, nella sua integrit\u00e0, sia accompagnata da un catalogo manoscritto in cui, sotto la lettera dell\u2019alfabeto corrispondente alla cassetta, i diversi calchi risultano elencati con numeri progressivi corrispondenti a quelli inscritti sulle fascette, ha permesso di risalire all\u2019originaria disposizione da essi detenuta all\u2019interno delle 10 scatole ancora conservate nei magazzini del Museo (<a title=\"Fig. 11a-b-c. Cassette con impronte in zolfo (nn. XVIII, XIX), Sesto Fiorentino, Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig11a.jpg\">Figg. 11a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 11a-b-c. Cassette con impronte in zolfo (nn. XVIII, XIX), Sesto Fiorentino, Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig11b.jpg\">11b<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 11a-b-c. Cassette con impronte in zolfo (nn. XVIII, XIX), Sesto Fiorentino, Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig11c.jpg\">11c<\/a>). Il lavoro di ri-collocazione effettuato dalla scrivente, si \u00e8 infatti basato su una meticolosa comparazione fra gli zolfi, i numeri inscritti sulle cornici, la forma e le dimensioni delle sagome lasciate nelle cassette vuote dai pezzi staccati e le laconiche menzioni presenti nel catalogo, dove sotto alla lettera corrispondente alla cassetta si elencavano con numero progressivo le diverse iconografie<sup><a href=\"#footnote_17_1024\" id=\"identifier_17_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"A dispetto delle approssimazioni e delle imprecisioni (molte voci sono inesatte, altre risultano cassate e i pezzi cambiati), talvolta derivanti da sostituzioni effettuate dallo stesso esecutore, il catalogo si &egrave; rivelato comunque uno prezioso strumento ai fini della risistemazione di tale insieme. Si rimanda alla soprastante nota 11.\">18<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cassette ricomposte sono 10: 9 di forma rettangolare contrassegnate con le lettere A, C, D, E, F, G, I, P, Q e per questo legate al catalogo, ed una triangolare priva di numeri o lettere esterne e quindi avulsa da esso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche le impronte di questa seconda sezione, come quelle delle 9 cassette del secondo insieme, paiono databili alla fase pi\u00f9 tarda. Tale supposizione, scaturente dall\u2019analisi delle caratteristiche iconografiche, formali e stilistiche di ciascun pezzo, trova conforto nella presenza di alcuni ritratti databili ad un preciso arco cronologico. Tanto l\u2019effige di papa <em>Pio VI<\/em> (personaggio appassionato di gemme che nel 1777 aveva acquistato la dattiloteca di Christian Dehn), tratta da una gemma eseguita da Giovanni Pichler e presente simile in collezione anche in una pi\u00f9 grande versione in gesso, quanto quella dell\u2019imperatrice di Russia Caterina II costituiscono due validissimi <em>terminus<\/em> <em>post<\/em> ed <em>ante quem<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il ritratto del pontefice (<a title=\"Fig. 12a-b. Ritratto di papa Pio VI; impronta in zolfo chiaro laccato di rosso; forma in gesso, Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig12a.jpg\">Figg. 12a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 12a-b. Ritratto di papa Pio VI; impronta in zolfo chiaro laccato di rosso; forma in gesso, Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig12b.jpg\">12b<\/a>) riconduce l\u2019esecuzione della serie ad un momento compreso fra il 1775, anno dell\u2019elevazione di Giovanni Angelo Braschi al soglio pontificio, e il 1779, momento della morte di questi, quello di Caterina II (<a title=\"Fig. 13a. Ritratto di Caterina II Imperatrice di Russia, impronta in zolfo laccato di rosso (Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig13a.jpg\">Figg. 13a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 13b. D. F. Schubin, Ritratto di Caterina II Imperatrice di Russia, ambra in cornice d\u2019oro, 1763, Wien, Kunsthistoriches Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig13b.jpg\">13b<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 13c. D.F. Schubin, Ritratto di Caterina II Imperatrice di Russia, bronzo fuso, 1762 (Firenze, Museo Nazionale del Bargello).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig13c.jpg\">13c<\/a>) dilata ulteriormente tale ambito cronologico dal 1762, anno dell\u2019incoronazione imperiale, al 1796, anno in cui la vedova di Pietro il Grande si spense. A dispetto di questo, la giovane et\u00e0 della sovrana e la somiglianza del rilievo con una medaglia realizzata per i membri della Societ\u00e0 Economica nel 1762, quando avvenne l\u2019incoronazione imperiale, parrebbero portare la datazione ad un momento anteriore<sup><a href=\"#footnote_18_1024\" id=\"identifier_18_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda per questo G. Toderi, F. Vannel, Medaglie Russe del Settecento: da Pietro il Grande a Caterina II, pubblicazione a cura dell&rsquo;Associazione Amici del Museo Nazionale del Bargello Firenze, S.P.E.S., 1988, pp. 64-65, n. 74.\">19<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto ci\u00f2 parrebbe ricondurre l\u2019esecuzione di questa seconda serie ad un momento successivo al 1775, ma precedente all\u2019inizio degli anni Novanta quando, su impulso di Giovanni Pichler e del nuovo gusto neoclassico che ne condizion\u00f2 le scelte, al rosso dello zolfo e della ceralacca si cominci\u00f2 a preferire largamente il candore del gesso e della scagliola<sup><a href=\"#footnote_19_1024\" id=\"identifier_19_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La Pirzio Biroli  Stefanelli, facendo notare come Giovanni Pichler, in appendice al suo &ldquo;Catalogo di n. 200 impronti non ancora pubblicati&rdquo; del 1782 suggerisse per la prima volta l&rsquo;impiego della scagliola (&laquo;Gli ultimi tre impronti si sono fatti di una mistura bianca&hellip; e per l&rsquo;avvenire non si faranno pi&ugrave; di solfo ma di detta composizione&raquo;), ne riportava l&rsquo;introduzione ad un momento di poco successivo a tale data (L. Pirzio Biroli Stefanelli, &ldquo;Una raccolta di &ldquo;solfi&rdquo; del Museo Boncompagni per il Medagliere Capitolino&rdquo;, in Bollettino dei Musei Comunali di Roma, n.s., 7, 1993, p. 133). In realt&agrave;, nella bottega Dehn-Dolce, gi&agrave; ante il 1772 si producevano alcuni pezzi in gesso o scagliola bianca (si veda per questo la serie conservata presso il Museo Civico Archeologico di Bologna). Il candore della scagliola, in ogni caso, trovandosi perfettamente in linea con il gusto neoclassico, godette in seguito di larga fortuna.\">20<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Fortuna critica e vicende storiche della collezione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La raccolta di calchi in zolfo acquistata dai Ginori \u00e8, da un punto di vista storico-critico, praticamente inedita. Le uniche brevi menzioni su di essa si trovano in un saggio sulle tabacchiere di Doccia pubblicato dal Ginori Lisci nel 1965<sup><a href=\"#footnote_20_1024\" id=\"identifier_20_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Citando la lettera lo studioso riferiva come il padre Scolopio, dopo avere ammirato i lavori in pietra dura conservati presso la Villa di Doccia, suggerisse al Marchese di riunire i cammei in quattro serie secondo un criterio storico ed estetico. Si veda L. Ginori Lisci, &ldquo;Tabacchiere di Doccia&rdquo;, in Pantheon, XXIII, 2, M&uuml;nchen, 1965, pp. 90-96.\">21<\/a><\/sup>, in un volume edito due anni dopo dal Liverani<sup><a href=\"#footnote_21_1024\" id=\"identifier_21_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In G. Liverani, Il Museo delle Porcellane di Doccia, Sesto Fiorentino, pubblicazione a cura della Societ&agrave; Ceramica Richard-Ginori con il contributo dell&rsquo;Ente Cassa di Risparmio, 1967.\">22<\/a><\/sup>, e in un lavoro a pi\u00f9 mani sulla Manifattura uscito nel 1988<sup><a href=\"#footnote_22_1024\" id=\"identifier_22_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda per questo La manifattura  Richard-Ginori di Doccia, a cura di R. Monti, con testi di G. Cefariello Grosso, E. Maggini Catarsi, R. Monti, Milano &ndash; Roma 1988\">23<\/a><\/sup>. Il richiamo pi\u00f9 puntuale, in ogni caso, compare in un articolo pubblicato da Mirella Benini sul finire degli anni Ottanta<sup><a href=\"#footnote_23_1024\" id=\"identifier_23_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Pubblicata appunto in M. Benini, &ldquo;Un documento inedito sulla produzione di Doccia: la lettera del padre scolopio Papiani e la collezione d&rsquo;impronte in solfo di Carlo Ginori&rdquo;, in Antichit&agrave; Viva, XXVIII, 1989, n. 5\/6, pp. 62-67.\">24<\/a><\/sup> quando, fra le carte dell\u2019archivio Ginori, questa rinveniva un\u2019interessante missiva inviata dall\u2019abate Pappiani a Carlo Ginori nel 1749<sup><a href=\"#footnote_24_1024\" id=\"identifier_24_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Padre Maestro Alberto Pappiani, Lettore di Filosofia nel Collegio delle Scuole Pie di Firenze, Lettera diretta al Signor Senatore Marchese Carlo Ginori, datata 4 Marzo 1749, AGL. f. 138, c. 513 (citata da A. Biancalana, in Pregio e Bellezza. Cammei e Intagli dei Medici. cat. mostra (Firenze, Museo Argenti, mar.- giu. 2010) a cura di R. Gennaioli, Livorno 2010, p. 312; e A. d&rsquo;Agliana, Ivi, p. 310).\">25<\/a><\/sup>. In essa il padre scolopio, precettore di filosofia dei figli del marchese, elogiando l\u2019interesse di questi per la glittica, commentava con dovizia di dottrina le antiche effigi a cammeo presenti su tre tabacchiere in porcellana prodotte in quegli stessi anni dalla Manifattura<sup><a href=\"#footnote_25_1024\" id=\"identifier_25_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per tali oggetti si rimanda a L. Ginori Lisci, &ldquo;Tabacchiere di Doccia&rdquo;, in Pantheon, M&uuml;nchen, H. 1, XXII, 1965, pp. 90-96 e ai recenti contributi di Biancalana e d&rsquo;Agliano (vedi nota precedente).\">26<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancorch\u00e9 il Pappiani non facesse alcun riferimento esplicito alla collezione di zolfi, la studiosa riteneva possibile porre la lettera in relazione con esse. Considerando \u00abbasilare la conoscenza della genesi della raccolta\u00bb e \u00abdei motivi che indussero Carlo Ginori a cercare con tanto interesse nelle collezioni pubbliche e private d\u2019Europa, le gemme pi\u00f9 preziose dell\u2019antichit\u00e0 da cui trarne le impronte\u00bb, ella perveniva a datarne l\u2019esecuzione ai primi del Settecento e ad assegnarla interamente alla Manifattura sestese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La serie viceversa, lungi dal poter essere considerata una creazione Ginori, \u00e8 facilmente identificabile come il prodotto di un\u2019officina specializzata, operante in Roma secondo il modello codificato e diffuso dalla bottega Dehn-Dolce. \u00a0Anche sul versante cronologico, la presenza dell\u2019invalicabile <em>terminus post quem<\/em> rappresentato dall\u2019effige di papa Pio VI, elevato appunto al soglio pontificio nel tardo 1775, ne allontana senza alcun indugio la datazione dal periodo in cui visse il marchese Carlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le soprastanti conclusioni, derivanti da un rapido esame visivo dei pezzi, hanno trovato conforto in alcuni documenti recentemente rintracciati presso l\u2019archivio familiare di Palazzo Ginori. Nel ricco carteggio del marchese Lorenzo (1743-\u20201791), amante come il padre dei prodotti dell\u2019arte glittica e toreutica, e ordinariamente coinvolto nell\u2019acquisto, nello scambio e nella trasformazione in porcellana di gemme e medaglie, sono comprese alcune lettere capaci di datare la commissione delle cassette all\u2019anno 1786 e di ricondurne l\u2019esecuzione ad uno oscuro artefice romano di nome Gioli<sup><a href=\"#footnote_26_1024\" id=\"identifier_26_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per alcune delle figure qui citate, di cui al momento conosciamo unicamente i nomi, come il Gioli e il Venasca, autori degli zolfi o delle formette, si auspica la realizzazione di nuove e pi&ugrave; mirate ricerche. Dei due, definiti &ldquo;zingari&rdquo; poich&eacute; privi di un propria bottega, non &egrave; stato al momento possibile rintracciare ulteriori notizie. Una pista interessante da percorrere, almeno per il &ldquo;Gioli&rdquo;, autore delle impronte, potrebbe trovarsi nella Biblioteca Casanatense di Roma dove &egrave; custodita una analoga serie di, assegnata dal relativo catalogo ad un certo &laquo;Gerome Gioni&hellip; demeurant au Cours dans une boutique vis a vis le palais de S.E. le prince de Fiano&raquo; e qui datata a meno di vent&rsquo;anni prima (Ms. Cas. 469\/2). L&rsquo;affinit&agrave; fra il nome di questo e quello del nostro Gioli, nella datazione, nonch&eacute; nelle cassette e nelle impronte, potrebbe condurre verso una pi&ugrave; completa identificazione di tale figura.\">27<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dell\u2019acquisizione di tali impronte, gi\u00e0 si accennava in una lettera scritta da Benedetto Lisci alla figlia Maria Francesca, moglie del marchese Lorenzo, proprio nel dicembre di quell\u2019anno<sup><a href=\"#footnote_27_1024\" id=\"identifier_27_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/ 7, cc. 1090-1091.\">28<\/a><\/sup>. Dopo aver fornito le notizie del caso ed aver lamentato il mancato ricevimento di un \u00aboriolo\u00bb da parte di Vincenzo Sebastiani, agente in Roma per la famiglia Ginori, il Lisci riferiva di necessitare di \u00abpoco denaro in pi\u00f9\u00bb per pagare appunto \u00abil prezzo degli zolfi provvisti e delle altre cose commesse\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soltanto una ventina di giorni dopo, egli scriveva nuovamente al genero per informarlo di aver consegnato al Sebastiani, fra le altre cose, il denaro necessario per \u00abl\u2019acquisto che doveva fare di una nuova serie di Zolfi\u00bb, a quanto pare ordinata direttamente dal Lisci (\u00ab[&#8230;] ha dato agli Zecch:<sup>ni <\/sup>mandatigli, e forse pu\u00f2 darsi che qualche porzione dei med:mi possa egli averla impiegata nell\u2019acquisto che doveva far per me di una nuova serie di Zolfi\u00bb;<sup><a href=\"#footnote_28_1024\" id=\"identifier_28_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, cc. 1101-1102.\">29<\/a><\/sup>. L\u2019aggettivo usato, \u201cnuova\u201d, ben parrebbe sposarsi con le osservazioni sin qui avanzate riguardo alla diversa datazione dei gruppi di impronte che compongono la serie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 14 gennaio dell\u2019anno successivo, in ogni caso, le cassette non dovevano essere ancora terminate se questi, inviando una nuova missiva al marchese Lorenzo, sempre da Volterra dove dimorava, riferiva di non \u00abavere avuto riscontro alcuno, che questa provvisione di Zolfi\u00bb fosse \u00abstata ultimata\u00bb, dicendosi pi\u00f9 oltre \u00abpersuaso che da quegli\u00bb sarebbero stati \u00abinviati in Toscana unitamente alle altre Robe commesse\u00bb<sup><a href=\"#footnote_29_1024\" id=\"identifier_29_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, cc. 1120-1121.\">30<\/a><\/sup>. Cosa fossero questi altri oggetti pi\u00f9 volte menzionati dal Lisci, lo si deduce finalmente dalle successive carte scambiatesi fra il marchese Lorenzo e lo stesso Sebastiani a Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era proprio questi, infatti, nei mesi seguenti, a informare il Ginori dalla citt\u00e0 papale, riguardo alla spedizione di una certa cassetta<sup><a href=\"#footnote_30_1024\" id=\"identifier_30_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/ 7, c. 1087.\">31<\/a><\/sup>, per la quale faceva, nel luglio 1786<sup><a href=\"#footnote_31_1024\" id=\"identifier_31_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1 Filza 7, c. 1091 e AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1098 con nota acclusa.\">32<\/a><\/sup>, il nome del \u201cValle\u201d come autore di \u00abdiversi Bassi rilievi, e di diverse grandezze\u00bb che erano stati saldati con \u00abl\u2019Importare in Scudi 14. 15\u00bb, somma per la quale rimetteva esatta nota di pagamento<sup><a href=\"#footnote_32_1024\" id=\"identifier_32_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1098 nota acclusa.\">33<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In data 22 luglio poi, sempre da Roma, il Sebastiani informava il marchese di aver ricevuto un\u2019ulteriore serie di bassorilievi, decisamente corposa dacch\u00e9 questi non gli aveva \u00ablimitata la quantit\u00e0\u00bb anzi gli aveva \u00abdetto di tirar tutto quello che avesse creduto a proposito\u00bb<sup><a href=\"#footnote_33_1024\" id=\"identifier_33_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1 \/ 7, cc. 1101, 1103 r nota acclusa.\">34<\/a><\/sup>. Pi\u00f9 oltre, ricordava di \u00abdoverne sborsare anche in somma maggiore al Formatore Venasca, ed al Gioli\u00bb, quest\u2019ultimo identificato come autore degli zolfi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una lettera scritta meno di un mese dopo<sup><a href=\"#footnote_34_1024\" id=\"identifier_34_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1104r.\">35<\/a><\/sup>, oltre al Venasca, considerato una \u00abbirba\u00bb, egli menzionava Giuseppe Valadier<sup><a href=\"#footnote_35_1024\" id=\"identifier_35_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Giuseppe Valadier (Roma, 14.IV.1762 &ndash; Ivi, 1.II.1839), figlio dell&rsquo;orafo Luigi Valadier, si dedic&ograve; allo studio dell&rsquo;architettura in precocissima et&agrave; vincendo a soli tredici anni il primo premio di seconda classe d&rsquo;architettura al concorso Clementino del 1775 (bandito dall&rsquo;Accademia di San Luca). Fu anche uno stimato orafo. Si veda P. Marconi, Giuseppe Valadier, Roma, Officina Edizioni, 1964.\">36<\/a><\/sup>, dicendolo pronto a \u00abformare i suoi modelli\u00bb e a \u00abfare le forme con tutta e fattezza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 29 agosto poi, comunicando al marchese di aver raggiunto con grande difficolt\u00e0 \u00abil formatore Venasca ed il Gioli delli Zolfi\u00bb, l\u2019agente si dilungava nel riferire come i due, sprovvisti di una bottega stabile, vivessero all\u2019epoca come \u00abveri Zingari\u00bb, e, sottolineando l\u2019intenzione del Venasca di voler \u00abfar mercimonio sulla cassa\u00bb in legno destinata a contenere le forme in gesso e gli Zolfi, egli riferiva di aver rintracciato il Gioli in \u00abuna piccola Locanda\u00bb. Il Sebastiani, inizialmente fermato dalla moglie del Venasca, aveva poi obbligato l\u2019artigiano a \u00abvenir fuori\u00bb finch\u00e9 questi, sulle prime un po\u2019 confuso, non gli aveva assicurato di star per terminare, tanto i lavori eseguiti per il Marchese, quanto quelli fatti per il \u00abSignor Bali per i quali aveva ricevuto dei denari anticipati\u00bb<sup><a href=\"#footnote_36_1024\" id=\"identifier_36_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1106r\/v.\">37<\/a><\/sup>. Da ci\u00f2 deduciamo con chiarezza ancora maggiore che le serie di zolfi dovevano esser almeno due, una eseguita per il Ginori, e l\u2019altra per il Lisci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni caso, soltanto il primo settembre il Sebastiani rincarava la dose, ricordando come il Venasca non avesse \u00abbottega e neanche\u00bb lavorasse in casa, ma andasse \u00aba lavorare per le botteghe di formatori a giornate\u00bb. Egli annunciava inoltre di essere stato in procinto \u00abdi dargli sul capo\u00bb per indurlo a farsi consegnare i gessi e di trovarsi ancora in attesa di ricevere un altro gruppo di bassorilievi che questi doveva modellare di nuovo a causa del prodursi di alcune rotture (\u00ab[&#8230;] ed alcuni bassirilievi che non ho voluto ricevere perch\u00e9 li ha rotti, essendomi fatto promettere di rifarli in questi primi giorni\u00bb<sup><a href=\"#footnote_37_1024\" id=\"identifier_37_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lettera inviata da Vincenzo Sebastiani al marchese Lorenzo Ginori in data 1 settembre 1786, da Roma a Firenze (AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1108r\/v).\">38<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutti i mesi seguenti il Sebastiani continu\u00f2 ad agire da tramite fra il Marchese, il Valadier, il Della Valle, il formatore Paolo Venasca e il Gioli degli zolfi, due artefici, questi ultimi, descritti ancora come persone inaffidabili con le quali sosteneva di aver pi\u00f9 volte dovuto usare le maniere forti. Il Sebastiani assicurava che anche il Valadier era stato costretto a comportarsi con loro in modo parimenti brusco, consapevole che con \u00abcostoro quando le buone maniere non giovano\u00bb bisognava \u00abfarsi conoscere risoluti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_38_1024\" id=\"identifier_38_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi nota precedente.\">39<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora nel settembre 1786, poi, oltre a riferire in merito allo stato di alcuni lavori preparati dal Venasca, dal Valadier e dal Della Valle, egli metteva a conoscenza il Marchese di come \u00abquell\u2019altro cattivo soggetto del Gioli\u00bb, usando sempre \u00abraggiri e pretesti\u00bb, non gli avesse ancora consegnato \u00able formette e gli zolfi\u00bb e di come \u00abquella birba del formatore Venasca\u00bb fosse stato obbligato dal Valle a realizzare i gessi mancanti. Tale rinvio, aggravato da certi raggiri da questi fatti sulle somme ricevute, induceva il Sebastiani a rivolgersi, in nome del Marchese, a \u00abMonsignor Governatore\u00bb<sup><a href=\"#footnote_39_1024\" id=\"identifier_39_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1112r\/v.\">40<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto anche negli anni precedenti egli si era pi\u00f9 volte curato di supervisionare il lavoro di artefici romani, e quindi spedire a Firenze, le casse con i gessi e le forme di gemme e medaglie che questi avevano eseguito. In una lettera datata settembre 1780<sup><a href=\"#footnote_40_1024\" id=\"identifier_40_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII,1\/ 7, cc. 1084, 1086, da Vincenzo Sebastiani al marchese Lorenzo Ginori 9 settembre 1780 con nota di trasporto.\">41<\/a><\/sup>, \u00a0ad esempio, il Sebastiani avvisava il Marchese dell\u2019imminente spedizione di \u00abuna cassa di Gessi\u00bb ricevuta dal Carradori<sup><a href=\"#footnote_41_1024\" id=\"identifier_41_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Francesco Carradori (1747 &ndash; &dagger; 1824), formatosi fra Firenze e Pistoia la sua patria di origine, si trasfer&igrave; presto a Roma dove si dedic&ograve; ad un assiduo e approfondito studio dell&rsquo;arte classica. Lavor&ograve; a lungo a Villa Medici dove fu restauratore degli antichi marmi parte della collezione granducale. Pi&ugrave; tardi a firenze, venne nominato maestro di Scultura presso l&rsquo;Accademia delle Belle Arti recentemente rinnovata da Pietro Leopoldo di Lorena.\">42<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancorch\u00e9 la missiva non specificasse la natura dei gessi, \u00e8 possibile presumere che essa si riferisse a forme di medaglie o gemme realizzate in questo materiale. Presso i depositi del Museo delle Porcellane di Doccia, unitamente alle cassette con le impronte in zolfo, si conservano numerose forme di questo tipo che ben potrebbero esservi correlate (<a title=\"Fig. 14. Forme negative e positive tratte da un\u2019antica gemma, Sesto Fiorentino (Firenze), Depositi, Manifattura Richard-Ginori.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig14.jpg\">Fig. 14<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con uno scritto del successivo mese di novembre del 1786, lo stesso comunicava al Marchese di avere finalmente \u00abavuto il compimento delle Stampette e delli Zolfi del Signor Bali\u00bb, sostenendo di averne per\u00f2 dovuti \u00abscarzare una buona quantit\u00e0 che erano veramente orrendi\u00bb, e di averli \u00abfatti surrogare de\u2019 migliori\u00bb. Anche le formette erano state \u201cscarzate\u201d, sebbene di queste non si potessero \u00abtanto riconoscere i difetti\u00bb<sup><a href=\"#footnote_42_1024\" id=\"identifier_42_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1114r\/v.\">43<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un\u2019altra lunga missiva, vergata il 30 dello stesso mese, il Sebastiani dava informazione al Marchese che \u00abi cavi erano fatti\u00bb e che, come da nota acclusa, essi sarebbero stati presi e spediti nel volgere di pochi giorni. Nelle righe seguenti si occupava di fornire informazioni riguardo \u00aball\u2019altare de\u2019 Bassi rilievi del Valle\u00bb per la realizzazione del quale questi, ed il formatore, consideravano il Valadier, e lo stesso, degni di essere mandati in galera perch\u00e9 rei del furto di alcuni bustini<sup><a href=\"#footnote_43_1024\" id=\"identifier_43_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, cc. 1116r\/v, 1118.\">44<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finalmente, il 26 gennaio del 1788, il Sebastiani comunicava al Marchese di aver \u00abincassato e gessi e scatole appartenenti sia a V. S. Ill\u2019ma e Clar\u2019ma che al Sig.r Bal\u00ec Lisci\u00bb in modo tanto accurato da esser \u00abdifficilissimo che possa in alcun modo patire\u00bb. Dicendosi poi in attesa della \u00abpartenza di qualche legno [nave] per Livorno\u00bb, egli ricordava come \u00abCassa e Cassetta\u00bb, siglate \u00abcolla marca S. G.\u00bb appartenessero al Marchese e come quelle segnate \u00abB. L. al Sig.<sup>r<\/sup> Bal\u00ec\u00bb<sup><a href=\"#footnote_44_1024\" id=\"identifier_44_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, cc. 1131r.\">45<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 23 febbraio 1788, egli trasmetteva infine la polizza di carico emessa a favore di Vincenzo Cecchi \u00absul cui Bastimento\u00bb aveva \u00abcaricato la Cassa, e cassetta delle cose appartenenti\u00bb al Marchese \u00abe al Signor Bali, non dubitando che tutto\u00bb sarebbe arrivato \u00absano e salvo\u00bb ed esprimendo \u00abtutto il piacere che questa benedetta spedizione\u00bb fosse \u00abvenuta una volta a fine\u00bb<sup><a href=\"#footnote_45_1024\" id=\"identifier_45_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, cc. 1134r\/v.\">46<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 13 febbraio dell\u2019anno successivo, era invece lo stesso Valadier a scrivere al Marchese lamentando il mancato ricevimento, da parte del Sebastiani, dei 50 scudi necessari per il pagamento di alcuni \u00abCavi\u00bb, personalmente ordinati dal Ginori a seguito di una visita effettuata nella bottega di questi<sup><a href=\"#footnote_46_1024\" id=\"identifier_46_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In essa cos&igrave; si esprimeva il Valadier &laquo;Da tre anni circa che V[ostra]: E[ccelle]:nza mi onor&ograve; di venire nel mio negozio scielse varj modelli, e mi ordin&ograve; li avessi fatto fare li cavi, et io per il piacere di servirla mi esebij di farli per il puro costo delli Uomini et altre spese necessarie, l&rsquo;Eccza: Vra: diede ordine al Sig.r Vincenzo Sebastiani che terminati fosse venuto a prenderli per poi spedirli in Firenze alla di lei rinomata Fabrica, e nello stesso tempo mi avesse rimborsato il danaro speso che sono Scudi Cinquanta&raquo; (AGL XIII, Carteggio di Lorenzo Ginori, 1 Filza 7, cc. 1300r\/v).\">47<\/a><\/sup>. Confidando in una pronta risposta, l\u2019artista si diceva pi\u00f9 oltre disposto ad accettare in pagamento anche con \u00abtanti generi di Maioliche spettanti alla di Lei Fabrica alli prezzi Mercantili\u00bb. Il caso dava avvio ad un lungo carteggio, durato fino al luglio 1789, fra il Valadier, il Ginori e il Sebastiani, il quale tentava a pi\u00f9 riprese di discolparsi dall\u2019insinuazione di non essere stato in grado di gestire la commissione ed aver mal amministrato il relativo denaro<sup><a href=\"#footnote_47_1024\" id=\"identifier_47_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, cc. 1300r\/v.\">48<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Con queste ultime carte si conclude la ricerca documentaria compiuta attorno alle impronte in zolfo della collezione Ginori. Come gi\u00e0 evidenziato, essa non ha unicamente confermato la tarda datazione della serie e l\u2019esecuzione di essa da parte di artefici specializzati di area romana, ma ha altres\u00ec nettamente reciso il legame da tempo stabilito<sup><a href=\"#footnote_48_1024\" id=\"identifier_48_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL f. XII 138, c. 513, 4 Marzo 1749.\">49<\/a><\/sup> con la lettera scritta dall\u2019abate Pappiani nel 1749. Essa nondimeno, affrancata dal legame con la serie di zolfi, torna ad essere oscura nel contenuto, non spiegando ancora l\u2019origine delle antiche teste a cammeo presenti sulle tre tabacchiere da questi commentate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Preziose informazioni a riguardo, potrebbero tuttavia gi\u00e0 nascondersi nelle parole dell\u2019abate, il quale ricordava come nella \u00abdeliziosa Villa di Doccia\u00bb abili artefici si dedicassero, oltre che alla fabbricazione di \u00abbellissime porcellane\u00bb, anche all\u2019arte \u00abdi incidere le dure preziose pietre\u00bb. Utilizzando la parola \u00abscolpire\u00bb in riferimento alla \u00abserie dei Re d\u2019Egitto degli Imperatori romani e delle Auguste e quella dei Greci e Latini Poeti e Filosofi\u00bb, riportate in parte su tali opere in porcellana, egli accennava alla \u00abnumerosa abbondanza di cammei\u00bb conservata dal Marchese nella propria Villa. Premettendo inoltre di essersi limitato a raccogliere notizie su tali soggetti, egli riconduceva interamente \u00abil pensiero, la raccolta della serie, la disposizione di questo lavoro\u00bb al genio del marchese Carlo<sup><a href=\"#footnote_49_1024\" id=\"identifier_49_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ci&ograve; fu sostenuto ad esempio dal Turci (G. Turci, &ldquo;Il classicismo barocco ed il bassorilievo istoriato di Doccia&rdquo;, in Lucca e le Porcellane della Manifattura Ginori, Commissioni patrizie e ordinativi di corte, cat. mostra, Lucca, Complesso Monumentale di San Micheletto 2001, a cura di A. D&rsquo;Agliano, A. Biancalana, L. Melegati, G. Turci, Lucca. Maria Pacini Fazzi Editore, 2001, p. 66) e dalla stessa Mariella Benini.\">50<\/a><\/sup>, il quale, non pago di tenere \u00abocculto presso di s\u00e9\u00bb un \u00abtanto tesoro\u00bb e desideroso di renderlo noto \u00abai lontani\u00bb, aveva di fatto inventato \u00abla nuova arte di fare nei sottili lavori di Porcellane riportare le bellissime impronte di quei cammei\u00bb (<em>Ivi<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto affermato dal Pappiani riguardo all\u2019esistenza di una ricca dattiloteca presso la Villa Buondelmonti (<a title=\"Fig. 15. Veduta della villa di Doccia (stampa in Thomas Salomon, Lo Stato Presente di tutti i Paesi e Popoli del Mondo, In Venezia, presso Giambattista Albrizzi, 1700).\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig15.jpg\">Fig. 15<\/a>), veniva del resto ribadito da altri testimoni dell\u2019epoca. Un lapidario commento su di essa veniva inserito, ad esempio, in una pagina delle <em>Efemeridi,<\/em> scritte da Antonio Cocchi nel 1741<sup><a href=\"#footnote_50_1024\" id=\"identifier_50_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Antonio Cocchi, B.M.C., M.C., Efemeridi, 26, 9 novembre 1741.\">51<\/a><\/sup>, a seguito di una visita compiuta allo stabilimento Ginori in compagnia di Horace Mann, John Chute e Francis Whithed.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un rendiconto ben pi\u00f9 preciso veniva pi\u00f9 tardi lasciato da Giuseppe Pelli Bencivenni, il quale sosteneva di avere ammirato nella \u00abgalleria\u00bb di Villa Ginori, visitata nel 1776, assieme a \u00abpochi quadri, molte porcellane di China [&#8230;] dei buccheri, delle statue di porcellana di doccia, dei lavori di corallo, d\u2019ambra e di pietre\u00bb, anche una pregevole collezione di \u00abqualche migliaio\u00bb di gemme, \u00abtanto incavi che cammei\u00bb, disposta \u00absenza intelligenza\u00bb entro teche, ovvero \u00abquadri col cristallo\u00bb<sup><a href=\"#footnote_51_1024\" id=\"identifier_51_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In G. Pelli Bencivenni, BNCF NA, 1050, Efemeridi, s. I, I, 19 settembre 1759, cc. 116-117.\">52<\/a><\/sup>. La raccolta, assemblata a suo dire dal senatore Niccol\u00f2 e dal marchese Carlo, era formata \u00abda soggetti molto belli [&#8230;] soggetti curiosi [&#8230;] pietre etrusche [&#8230;] scarabei [&#8230;] pietre egiziane e [&#8230;] pietre di lavoro greco a lato degli intagli moderni e di meno che mediocre bont\u00e0\u00bb<sup><a href=\"#footnote_52_1024\" id=\"identifier_52_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ivi.\">53<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse anche da queste gemme<sup><a href=\"#footnote_53_1024\" id=\"identifier_53_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Infra.\">54<\/a><\/sup>, e certamente non dalle pi\u00f9 tarde impronte in zolfo, furono tratti gli eleganti partiti decorativi riportati in a rilevo e in pittura<sup><a href=\"#footnote_54_1024\" id=\"identifier_54_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ci riferiamo ad esempio ad una bellissima coppia di vasi proveniente dalla Villa Petraia su cui campeggiano immagini di cammei in grisaille tratti, come chiaramente evidenziato dalle ombreggiature, dal catalogo del Bracci, anzich&eacute; dalle gemme vere e proprie. Si veda per questo il recente contributo di Andreina d&rsquo;Agliano in Pregio e Bellezza 2010, p. 315, n. 171.\">55<\/a><\/sup> sui \u00abmeravigliosi quadri\u00bb e sui \u00abdelicati lavori in porcellana\u00bb ricordati dall\u2019abate Pappiani. \u00c8 possibile infatti che il Marchese si adoperasse, oltre che a collezionare pezzi antichi, anche a far formare in gesso le gemme e le medaglie pi\u00f9 belle presenti nelle maggiori collezioni del tempo, facendole poi duplicare in pietra dura dagli artisti operanti presso la Manifattura (\u00abl\u2019arte di incidere le dure preziose pietre\u00bb<sup><a href=\"#footnote_55_1024\" id=\"identifier_55_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL f. XII 138, c. 513, 4 Marzo 1749.\">56<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra le raccolte settecentesche, la pi\u00f9 celebre era indubbiamente quella posseduta dal barone Philipp von Stosch, dai primi anni trenta di fatto residente a Firenze (<a title=\"Fig. 16. P. L. Ghezzi, Ritratto del barone Philipp von Stosch, penna su carta, post 1724,  B.A.V., Ms. Ottob. lat. 3112, c. 115r.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig16.jpg\">Fig. 16<\/a>). Nel quartiere nobile di palazzo Ramirez-Montalvo in borgo Albizi 26, dove si era stabilito con il fratello Heinrich, egli aveva riunito appunto un gran numero di schizzi, disegni, stampe, carte geografiche, anticaglie e soprattutto una straordinaria collezione di monete, medaglie, gemme e impronte glittiche in zolfo ed in vetro<sup><a href=\"#footnote_56_1024\" id=\"identifier_56_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle gemme Stosch si rimanda Ph. Stosch, Gemmae antiquae celate, scalptorum nominibus insignitae. Ad ipsas gemmas, aut eurum ectypos delineatae et aeri incisae, per Bernardus Picart. Ex praecipius Europae Museis selegit et commentariis illustravit Philippus de Stosch, Polon. Regis et Sax, Electoris Consiliarus Ad Imp. Caes. Carulum Sextum P. F. A. C. H. R. Gallic&eacute; reddidit H. P. de Limiers, Bonon. Scient. Accadem., socius. Pierres antiques grav&eacute;es, sur lesquelles les graveurs ont mis leurs noms. Dessin&eacute;es &amp; grav&eacute;es en cuivre sur les originaux ou d&rsquo;apr&eacute;s les empreintes, par Bernardo Picart, tir&eacute;es des principaux cabinets de l&rsquo;Europe, expliqu&eacute;es par M. Philippe de Stosch, Amsterdam 1724 e al testo scritto dal Winkelmann qualche anno pi&ugrave; tardi sulla base delle informazioni fornite dall&rsquo;erudito predecessor J. J. Winckelmann, Description du pierres grav&eacute;es du feu Baron de Stosch dedi&eacute;e a son eminance Monseigneur le Cardinale Al&eacute;xandre Albani par M. l&rsquo;Abb&eacute; Winckelmann Bibliothecaire de son Eminence, Firenze 1760. Sullo Stosch si vedano inoltre i due testi del Justi (Justi K., Antiquarische Briefe des Philipp von Stosch, Marburg 1872; Idem, &ldquo;Philipp von Stosch und seine Zeit&rdquo;, in Zeitschrift f&uuml;r Bildende Kunst, VII, 1872, pp. 293-308), il non troppo recente articolo del Lewis (L. Lewis, &ldquo;Philipp von Stosch&rdquo;, in Apollo, LXXXV, 1967, pp. 320-327) e il ricchissimo saggio della Borroni Salvadori (F.Borroni Salvadori, &ldquo;Tra la fine del Granducato e la Reggenza: Filippo Stosch a Firenze&rdquo;, in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Lettere e Filosofia, s. III, vol. VIII, 2, Pisa 1978, pp. 565-614).\">57<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attorno alla sua figura e alla sua abitazione era pertanto venuto originandosi un fitto movimento di accorti antiquari, di collezionisti invidiosi, di eruditi come il Winckelmann o il Gori, di visitatori ammirati e soprattutto di abilissimi intagliatori, i quali venivano da questi invitati a riportare sulle gemme che realizzavano, le stesse iconografie scolpite dagli antichi predecessori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiunque si interessasse di glittica o di toreutica non poteva esimersi dall\u2019interpellare questo nobile facoltoso, sia per la rete di relazioni che egli aveva intessuta per effettuare baratti, acquisti e doni, sia per l\u2019enorme quantit\u00e0, rarit\u00e0 e bellezza della collezione posseduta, composta a quanto pare da circa 3.000 gemme, di cui una quarantina soltanto moderne, e 28.000 impronte in pasta vitrea e in zolfo<sup><a href=\"#footnote_57_1024\" id=\"identifier_57_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ci&ograve; lo desumiamo dalle parole del Pelli: &laquo;Da questa abbondanza di simil raccolta, si rileva il pregio di essa e quanto fosse atta a istruire. &Egrave; vero che conteneva molte paste, ma &egrave; probabile che i soggetti di essa siano per la massima parte perduti sulle pietre da cui furono tratte queste paste. E poi che importa per l&rsquo;erudizione se si abbino gli originali o le copie? Stimo ancora per questo che la raccolta che aveva Stosch di zolfi, in numero di 28.000, pezzi tratti dai principali Gabinetti conosciuti e da tutte quelle gemme che incontrava in mano dei particolari. [&hellip;] Ora tutto credo che sia in potere del re di Prussia. [&hellip;] Tutte le gemme rappresentanti vasi e vascelli, e tutto quello che appartiene alla marina e alla navigazione degli antichi, &egrave; del signor Johannon de Saint-Laurent [&hellip;]&raquo; (BNCF, NA 1050, Efemeridi, s. I, XXIV, 07.VI.1769, cc. 27-30). La collezione fu acquistata dal re di Prussia Federico II, che accrebbe in tal modo quella gi&agrave; posseduta, per una ingente somma di denaro (A. L. Millin, Introduzione allo studio delle pietre intagliate, ed. it. Palermo 1807, p. 98; ed. orig. Introdution &agrave; l&rsquo;&eacute;tude des monuments antiques et introduction a l&rsquo;&eacute;tude des pierres grav&eacute;es, Paris, de l&rsquo;Imprimerie du Magasin Encyclop&eacute;dique, 1796-1797).\">58<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto in un momento tanto precoce, soltanto lo Stosch poteva disporre, anche in virt\u00f9 della sua antica consuetudine con Christian Dehn, primo artefice dedito alla riproduzione in pasta di gemme, di un numero tanto vasto di iconografie<sup><a href=\"#footnote_58_1024\" id=\"identifier_58_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Lo Stosch mor&igrave; a Firenze il 7 novembre 1757 e ancora nel 1756 acquistava gemme antiche e moderne. Nel 1755-1757 l&rsquo;abate Jean Jaques Barth&eacute;lemy (Voyage d&rsquo;Italie, Paris 1801, pp. 24-25) rilev&ograve; che il barone possedeva troppe opere d&rsquo;arte per essere un privato. Lo stesso era stato affermato da Charles de Brosses (Ch. de Brosses, Le Pr&eacute;sident de Brosses en Italie. Lettres famili&egrave;res &eacute;crites d&rsquo;Italie en 1739 et 1740, 2 voll., Paris, Didier &amp; C. 1858, vol. I, p. 289) e dal Winckelmann in una lettera scritta a Luigi Valenti Gonzaga (26-30 sett. 1758; J. J. Winckelmann&nbsp; [1756 ca.], Lettere italiane, a cura di G. Zampa, Milano 1961, p. 103). Il catalogo steso dal Winckelmann, venne redatto su ordine dello Stosch che lo preg&ograve; di raggiungerlo a Firenze per chiarire alcuni problemi attributivi e la natura di certe pietre. Dopo la morte dello Stosch, l&rsquo;incarico di esperto venne riconfermato al Winckelmann dal nipote ed erede dello Stoch, Heinrich Wilhelm M&uuml;zell Stosch. Tutto in F. Borroni Salvadori, &ldquo;Marcus Tuscher artista nordico fra la Toscana e Roma&rdquo;, in Miscellanea di studi in memoria di Anna Saitta Revigas, Firenze 1978, p. 88, nota 13.\">59<\/a><\/sup>. Alcune delle creazioni Ginori che ancora si conservano, sono infatti ornate da rilievi o disegni tratti da pietre di cui unicamente lo Stosch o il Dehn potevano all\u2019epoca disporre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra queste, il cammeo con <em>Aphrodite ed Eros <\/em>(<a title=\"Fig. 17. Aphrodite e Eros, cammeo in calcedonio, Napoli, Museo Archeologico Nazionale.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig17.jpg\">Fig. 17<\/a>),<em> <\/em>appartenuto in origine a Fulvio Orsini e poi passato nelle mani di Ottavio Farnese, fu a lungo presente in pasta unicamente in collezione Stosch. Riprodotto in rilievo su una tazzina in porcellana del primo periodo (<a title=\"Fig. 18. Tazzina a stampino con decorazione a cammeo agata, porcellana bianca, 1745-1750, Coll. Privata.  \" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig18.jpg\">Fig. 18<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_59_1024\" id=\"identifier_59_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per la tazza si rimanda al recente contributo di Andreina d&rsquo;Agliano in Pregio e Bellezza 2010, p. 306, n. 164.\">60<\/a><\/sup>, esso \u00e8 presente in una forma cava in gesso custodita presso magazzini della Manifattura (<a title=\"Fig. 19.  Forma cava in gesso del cammeo con Aphrodite ed Eros.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig19.jpg\">Fig. 19<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_60_1024\" id=\"identifier_60_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Infra.\">61<\/a><\/sup>. A ben vedere, infatti, una buona parte delle decorazioni \u201ca cammeo\u201d campeggianti sui pochi pezzi del genere ancora rimastici, sono spesso iconograficamente non connesse alle impronte in zolfo presenti in collezione (<a title=\"Fig. 20. Impronta in zolfo con  volto di Gorgone, Wilanow, Wilanow Museum.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig20.jpg\">Figg. 20<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 21. Tabacchiera con volto di Gorgone, Londra, Collezione Privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig21.jpg\">21<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio allo Stosch dovette rivolgersi il Ginori (<a title=\"Fig. 22. Medaglione ritratto del Marchese Carlo Ginori, porcellana bianca, Manifattura Ginori, 1757 ca., Sesto Fiorentino, Museo delle Porcellane di Doccia.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig22.jpg\">Fig. 22<\/a>) allorquando cominci\u00f2 a maturare l\u2019idea, enfaticamente celebrata dal Pappiani nel succitato scritto, di allargare la propria dattiloteca, anche per ornare con tali rilievi le eleganti produzioni della Manifattura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni documenti conservati presso l\u2019archivio familiare comprovano infatti l\u2019esistenza di tale rapporto<sup><a href=\"#footnote_61_1024\" id=\"identifier_61_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Uno dei propositi del presente articolo (tratto da una ben pi&ugrave; ampia ricerca sulla collezione Ginori) &egrave; quello di fornire spunti per lo studio, certamente foriero di future rivelazioni, della relazione creatasi, sul terreno della glittica e della numismatica, fra Carlo Ginori e il barone Philipp von Stosch. L&rsquo;argomento &egrave; stato in parte affrontato in alcune schede del catalogo redatto in occasione della mostra &ldquo;Pregio e Bellezza&rdquo;, cui ha partecipato anche la scrivente, dal Biancalana e dalla d&rsquo;Agliano, i quali hanno raggiunto conclusioni simili (Pregio e Bellezza 2010, pp. 306-315).\">62<\/a><\/sup>. In una lettera scritta gi\u00e0 nel gennaio del 1749<sup><a href=\"#footnote_62_1024\" id=\"identifier_62_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL Carteggio di Carlo Ginori, f. XII, 4\/ 5, c. 26, 7 gennaio 1749.\">63<\/a><\/sup>, il conte Fran\u00e7ois De Baillou<sup><a href=\"#footnote_63_1024\" id=\"identifier_63_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Proveniente da una famiglia francese stabilitasi a Milano, Fran&ccedil;ois de Baillou (1700-1774) fu un personaggio dai variegati interessi. Attivo in molti settori della ricerca scientifica, fu un celebre ottico, che realizz&ograve;, nell&rsquo;arco di un trentennio (dal 1734 al 1764), numerosi microscopi e cannocchiali uno dei quali conservato presso il Museo della Storia della Scienza a Firenze (Inv. n. V. 50). Nel 1750 gli fu conferito il diploma di &ldquo;Regio Cesareo Ottico&rdquo; dall&rsquo;Imperatrice d&rsquo;Austria Maria Teresa d&rsquo;Asburgo (1717-1780) e tramite il Governatore di Milano il titolo di Conte di Harnach. Pubblic&ograve; anche alcuni libretti sui numerosi strumenti ottici da lui costruiti. Per l&rsquo;argomento di veda A. LUALDI, &ldquo;Fran&ccedil;ois de Baillou, un ottico della Milano teresiana&rdquo;, in Nuncius, Annali dell&rsquo;Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze, 11, 2, Firenze 1996, pp. 613-630. Per l&rsquo;argomento si veda infra.\">64<\/a><\/sup>, scienziato ed erudito, assicurava al Ginori di essersi recato \u00absubito dal Sig.<sup>re<\/sup> Barone di Stosch\u00bb, di avergli \u00abconsegnato la lettera\u00bb e \u00abnell\u2019istesso tempo\u00bb di avergli spiegato \u00abquanto \u00e8 necessario a tenore della di lei [di Carlo Ginori] richiesta\u00bb. Sebbene non venisse chiarita la natura di tale istanza, qualche riga pi\u00f9 avanti il De Baillou ricordava di \u00abaver fatto sapere al sig. Webber quanto occorre e sempre che\u00bb questi si fosse lasciato \u00abvedere dal Sig.<sup>r<\/sup> Barone\u00bb egli gli avrebbe fornito tutto il necessario<sup><a href=\"#footnote_64_1024\" id=\"identifier_64_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il &laquo;sig. Webber&raquo; citato nella missiva era il noto medaglista fiorentino Lorenzo Maria Weber (Firenze 1697 &ndash; &dagger; Ivi 1765). Uno dei maggiori esponenti della corrente barocca fiorentina, egli fu apprendista presso Jacopo Mariani e Giovanni Bottari, studiando poi scultura presso Giovanni Battista Foggini. Nel 1720 divenne allievo di Massimiliano Soldani, medaglista e incisore di conii presso la Zecca fiorentina e solo due anni dopo venne nominato dal granduca Cosimo III de&rsquo; Medici successore del Soldani nella direzione di tale organismo, carica che ricopr&igrave; fino alla morte. Fu soprattutto dal 1743 al 1749 che il Weber prest&ograve; la sua opera presso la Manifattura di Doccia, realizzando placchette, tabacchiere, medaglioni e oggetti simili con rilievo. Secondo la sua autobiografia, scritta nel 1753, egli avrebbe inciso oltre 250 monete per le zecche di Firenze e Lucca e, anche se in poche di quelle che rimangono compare la sua firma, molti dei ritratti che compaiono su pezzi coniati fra il 1722 ed il 1765 gli devono essere attribuiti. Su base documentaria pu&ograve; essergli assegnata la fattura di 23 medaglie eseguite prima del 1753. Altre gli sono attribuite invece in virt&ugrave; della firma (&ldquo;LMV&rdquo;, &ldquo;LAVR..M.VEBERIVS F.&rdquo;, o &ldquo;LM WEBER&rdquo;), quali quella con ritratto di Francesco dal Poggio (1725), quella per celebrare l&rsquo;arrivo a Firenze di Francesco III di Lorena (1739; infra nota 296), Gian Gastone de &lsquo;Medici (1732), Maria Teresa (1743) e il Granduca Pietro Leopoldo di Toscana (1765). Egli compare con grande frequenza nei registri di pagamento della Manifattura (infra).\">65<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con un\u2019altra missiva, poi, scritta nel successivo mese di marzo<sup><a href=\"#footnote_65_1024\" id=\"identifier_65_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL Carteggio di Carlo Ginori, f. XII, 4\/ 5, c. 27, 23 marzo 1749.\">66<\/a><\/sup>, il Baillou forniva maggiori indicazioni riguardo all\u2019interesse mostrato dal Ginori nei confronti dello Stosch; egli riferiva infatti di non aver \u00abmancato di pregare il Sig.<sup>r<\/sup> Barone Stosch affine che egli\u00bb volesse \u00ablasciare formare dal Webber le connote medaglie a tenore della nostra mandata\u00bb. Poco oltre egli sosteneva di aver parlato con il medaglista e di averlo sollecitato a preparare quanto richiesto nel pi\u00f9 breve tempo possibile, ricevendo come risposta \u00abche tutto sarebbe gi\u00e0 terminato se da Doccia\u00bb avessero rimandato \u00abdi mano in mano prontamente le medaglie\u00bb da spedire alla Manifattura \u00abper rimpicciolirle\u00bb. Poco oltre aggiungeva che la mattina seguente il Weber si sarebbe recato dallo Stosch per \u00abfare le forme di buona parte delle note medaglie\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era per\u00f2 una carta inviata nell\u2019aprile dello stesso anno<sup><a href=\"#footnote_66_1024\" id=\"identifier_66_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL Carteggio di Carlo Ginori, f. XII, 4\/ 5, c. 28, 5 aprile 1749.\">67<\/a><\/sup> a fornire informazioni pi\u00f9 chiare riguardo alle teste di imperatori a cammeo usate per decorare le famose tabacchiere menzionate dal Pappiani (<a title=\"Fig. 23. Tabacchiera con ritratti di Alessandro Magno e successori, porcellana, pitture di Giuseppe Romei, rilievi a cammeo di F. M. Weber, 1749, Napoli, Museo Duca Martina.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig23.jpg\">Fig. 23<\/a>), la cui esecuzione data non a caso a quel medesimo 1749. In essa il Baillou scriveva infatti: \u00abIn risposta alla Stimatiss.<sup>ma<\/sup> lettera all\u2019Ecc[ellenza]. V[ost]ra del d\u00ec 2 del corrente, mi do l\u2019onore di dirle che il Webber [h]a\u00a0 formato tutte le teste degli Imp.<sup>ri <\/sup>che mancavano alla di Lei Serie, ed il detto Webber mi ha assicurato che egli non manca di continuare il lavoro con la maggior premura possibile, con tutto ci\u00f2 non tralasciando di salutarlo.\u00bb<sup><a href=\"#footnote_67_1024\" id=\"identifier_67_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Fran&ccedil;ois de Baillou aggiungeva pi&ugrave; oltre alcune annotazioni di carattere tecnico (infra).\">68<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Strettamente legato a questo \u00e8 il contenuto di due carte precedenti, entrambe sconosciute alla Benini<sup><a href=\"#footnote_68_1024\" id=\"identifier_68_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il riferimento &egrave; ancora a M. Benini, in Antichit&agrave; Viva 1989, pp. 62-67.\">69<\/a><\/sup>, una scritta nel dicembre 1748<sup><a href=\"#footnote_69_1024\" id=\"identifier_69_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL f. XIII, c. 281, 3 dicembre 1748).\">70<\/a><\/sup>, e una nel gennaio del 1748\/1749 (s.f.\/s.c.)<sup><a href=\"#footnote_70_1024\" id=\"identifier_70_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL f. XIV, c. 593, 14 gennaio 1748.\">71<\/a><\/sup>. Con la prima il Pappiani ricordava di non esser stato capace di terminare i motti per la difficolt\u00e0 di identificare i poeti presenti sui cammei che aveva presso di s\u00e9, e nella seconda di essere \u00abgiunto a compimento del [&#8230;] lavoro per quello che riguarda[va] ognuna di quelle Serie\u00bb lasciategli dal Ginori \u00abprima di sua partenza per Livorno\u00bb. Comunicando di aver consegnato \u00abi fogli copiati\u00bb alla Signora Marchesa quella stessa mattina, l\u2019abate si augurava che essi incontrassero \u00abil suo genio\u00bb, ovvero il gusto del Ginori, in modo da esser libero di \u00abproseguire la Serie degli Imperatori fino a Costantino\u00bb e, nel caso, di \u00abaggiungere alla Serie degli Uomini Illustri\u00bb ci\u00f2 che mancava \u00abper rapporti a Poeti Latini\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto segue \u00e8 davvero illuminante per comprendere la natura di tali prototipi; il Pappiani accennava infatti a una \u00abaltra Serie di Cammei\u00bb che non aveva preso con s\u00e9 al ritorno da Doccia, lamentando pi\u00f9 avanti di non avere avuto il tempo necessario per preparare i motti latini a commento di altri cammei, quali \u00abPsiche scottata nell\u2019atto che va a vedere Amore\u00bb, \u00abil Gruppo che rappresenta Marsia scorticata (<em>sic<\/em>) da Apollo\u00bb, \u00abil Gruppo che mostra Laocoonte con i due figli circondati dalle serpi\u00bb ed altri, e di averne aggiunti alcuni fra quelli che gli erano stati richiesti in gran fretta dalla fornace in calce. La missiva si concludeva con le scuse dell\u2019abate per aver tardato a consegnare tali scritti a causa di un fastidiosa \u00abinfermit\u00e0\u00bb che lo aveva bloccato a letto \u00abper diversi giorni\u00bb (<em>Ivi<\/em>)<sup><a href=\"#footnote_71_1024\" id=\"identifier_71_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi nota precedente.\">72<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con una carta successiva, datata al 22 di febbraio (<a title=\"Figg. 24a-b. Lettera scritta dall\u2019abate Pappiani al Marchese Carlo Ginori in data 22 febbraio 1748,Firenze, Archivio Ginori-Lisci.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig24a.jpg\">Figg. 24a<\/a> &#8211; <a title=\"Figg. 24a-b. Lettera scritta dall\u2019abate Pappiani al Marchese Carlo Ginori in data 22 febbraio 1748,Firenze, Archivio Ginori-Lisci.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig24b.jpg\">24b<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_72_1024\" id=\"identifier_72_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL f. XIV, c. 594.\">73<\/a><\/sup>, il Pappiani informava il marchese di aver consegnato a Cosimo Coli \u00abgli scritti\u00bb che dovevano essere copiati dal \u00abSig.<sup>r<\/sup> Marini\u00bb in cui vi era \u00abil seguito della serie degli Imperatori fino a Costantino\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019abate si diceva inoltre soddisfatto di avere compreso che le sue fatiche avevano \u00abincontrato compimento insieme, e gradimento\u00bb da parte del Marchese e, ricordando pi\u00f9 avanti di non avere \u00abancora all\u2019ordine tutta la serie dei motti, secondo la nota\u00bb che conservava presso di s\u00e9, si dichiarava tuttavia pronto a terminarli nel pi\u00f9 breve tempo possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I motti composti dal Pappiani per le famose tabacchiere<sup><a href=\"#footnote_73_1024\" id=\"identifier_73_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Delle tabacchiere eseguite dalla Manifattura in quegli anni se ne conserva una in collezione privata a Firenze (A. D&rsquo;Agliano, in Settecento Europeo e Barocco Toscano nelle Porcellane di Carlo Ginori a Doccia, cat. mostra Roma, Galleria Lukacs &amp; Donath, nov. &ndash; dic. 1996, a cura di A. d&rsquo;Agliano, Roma 1996, p. 48, n. 34), una seconda presso il Museo Duca Martina di Napoli (L. Ginori Lisci, La Porcellana di doccia, introduzione di A. Lane, Milano 1963, tav. 29), una terza nella raccolta Procida Mirabelli di Lauro e una quarta andata in mostra ad Amsterdam nel 1988 (B. Beucamp Markowsky, A Collection of 18th century porcelain boxes, Amsterdam 1988, p. 170, n. 97).\">74<\/a><\/sup> venivano, infatti, delineati dal Marini, e i rilievi, formati in cera dal Weber, dipinti poi da Giuseppe Romei<sup><a href=\"#footnote_74_1024\" id=\"identifier_74_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Giuseppe Romei, nato a Firenze nel 1714 e qui deceduto nel 1785, fu pittore presso la Manifattura dal 1741 al 1749 ca. (A. D&rsquo;Agliano, in Barocker Luxus Porzellan. Die Manifakturen Du Paquier in Wien und Carlo Ginori in Florenz, Hrsg. -Wien, Liechtenstein Museum, nov. 2005 &ndash; jan. 2006- von J. Kr&auml;ftner, bearb. A. d&rsquo;Agliano, K. Aschengreen Piacenti, C. Lehner-Jobst, et alii, M&uuml;nchen 2006, n. 165, p. 327).\">75<\/a><\/sup>. Fra i vari pagamenti conservati, \u00e8 registrata una somma ricevuta dal Weber in data 27 agosto 1749, per \u00abun conto di diversi modelli di cera per formare tabacchiere, ornamenti con cammei\u00bb. Nello stesso libro comparivano i nomi di molti incisori del tempo<sup><a href=\"#footnote_75_1024\" id=\"identifier_75_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Dai documenti di pagamento conservati, datati al 1747 e al 1749, risulta che il Romei dipinse varie serie di tabacchiere (AGL, Conti e Ricevute, 1747: &laquo;[&hellip;] al signor Giuseppe romei per pittura di due tabacchiere con cammei&raquo;, &laquo;per pittura di 3 Chicchere, [&hellip;] e due Tabacchiere con basso rilievo&raquo;; AGL, Conti e Ricevute, 1748: &laquo;al Signor Giovanni Giuseppe Romei per pittura di due astucci [&hellip;] e una tabacchiera a bassorilievo&raquo;, &laquo;per pittura di due Tabacchiere di Battaglie e di Bassorilievo ed una Boccettina da acqua della Regina&raquo;; AGL, Idem, 1749, n. 505).\">76<\/a><\/sup>, quali Felice Bernab\u00e9<sup><a href=\"#footnote_76_1024\" id=\"identifier_76_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"In AGL Conti e Ricevute, 1749 (&laquo;&hellip;pagati a Felice Bernab&eacute; per aver ritoccato 4 arme in sigilli di porcellana [&hellip;] e una cifra in sigillo&raquo;).\">77<\/a><\/sup> o il medaglista Antonio Selvi<sup><a href=\"#footnote_77_1024\" id=\"identifier_77_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Fra questi si legge il nome di Antonio Selvi, per la realizzazione di alcuni &laquo;modellini in cera di cammei&raquo;, per &laquo;fattura d&rsquo;un Baccanale in cera modellato&raquo;, per &laquo;fattura di alcuni modellini in cera&raquo; (AGL, Conti e Ricevute, 1747).\">78<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questo insieme di scritti, il ripetuto uso di termini come \u201cscolpire\u201d e \u201cincidere\u201d, e della parola \u201ccammei\u201d in luogo di \u201cforme\u201d, \u201cimpronte\u201d o \u201czolfi\u201d, induce a ritenere che il Ginori non si limitasse a far \u201cformare\u201d gemme e medaglie dalle maggiori collezioni del tempo, ma utilizzasse tali stampi per farne replicare le iconografie, dagli artefici operanti presso la manifattura, sulle \u00abdure e preziose pietre\u00bb, incrementando in tal modo anche la propria dattiloteca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si evince dalle parole dello stesso Pappiani (\u00abaggiungere alla serie degli Uomini Illustri ci\u00f2 che manca per rapporto a Poeti Latini\u00bb)<sup><a href=\"#footnote_78_1024\" id=\"identifier_78_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi nota 325.\">79<\/a><\/sup>, il desiderio del Marchese doveva essere quello di formare una piccola galleria di celebri personaggi del passato da utilizzare soprattutto per ornare, in modo erudito ed elegante, le bellissime creazioni in porcellana prodotte dalla Manifattura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal contenuto delle diverse lettere, si comprende facilmente come il Pappiani fosse in possesso di vere e proprie pietre incise, attorno alle quali andava elaborando quei motti che gli erano stati richiesti dal Marchese gi\u00e0 dagli ultimi mesi del 1748. Sicuramente nel procedere del lavoro i due dovettero rendersi conto che le serie di effigi di imperatori romani e degli altri \u00abUomini Illustri\u00bb, presenti su tali gemme, non erano complete e, per questo, il Marchese dovette ricorrere a quell\u2019enorme serbatoio di iconografie costituito dalla dattiloteca del barone Philipp von Stosch, presso la dimora del quale venne inviato il Weber, pi\u00f9 volte pagato, gi\u00e0 dal 1743, fu per la fattura di forme<sup><a href=\"#footnote_79_1024\" id=\"identifier_79_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si vedano per questo le pagine del Quaderno di Spese Quotidiane dei quegli anni.\">80<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cammei e Medaglie: elementi per la decorazione<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cammei e medaglie costituirono senza dubbio, almeno durante i primi decenni di vita della Manifattura, vale a durante il Primo ed il Secondo periodo, alcuni fra partiti decorativi pi\u00f9 apprezzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra le creazioni con essi ornate, le pi\u00f9 note sono la <em>Fiasca <\/em>(<a title=\"Fig. 25. Fiasca con medaglioni ritratto delle duchesse di Lorena, Napoli, Museo di Capodimonte.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig25.jpg\">Fig. 25<\/a>) e il <em>Tempietto <\/em>(<a title=\"Fig. 26. Tempietto con medaglioni ritratto delle Glorie di Toscana, Cortona, Museo dell\u2019Accademia Etrusca.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig26.jpg\">Fig. 26<\/a>), donato dal marchese Carlo all\u2019Accademia Etrusca di Cortona. Il Ginori ne fu infatti \u00abLucumone nell\u2019anno 1756 e parte del 1757\u00bb (<a title=\"Fig. 27. Marco Vestri, Ritratto del marchese Carlo Ginori, fondatore della Manifattura, 1756-1757, Cortona, Museo dell\u2019Accademia Etrusca (dep.). Sul retro \u00abEqu. Marchio Carolus Ginori Senatus Florentino Liburni Gubernator Lucumon An. 1756\u00bb.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig27.jpg\">Fig. 27<\/a>), e fu proprio in quella occasione che egli onor\u00f2 l\u2019istituzione cortonese di questa \u00absuperba Macchina in porcellana da porsi nel Museo Accademico per memoria del suo Principato\u00bb<sup><a href=\"#footnote_80_1024\" id=\"identifier_80_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per i documenti relativi alla carica di Lucumone da questi detenuta, si rimanda a P. Barocchi, in L&rsquo;Accademia Etrusca, cat. mostra (Cortona 1985) a cura di P. Barocchi e D. Gallo, pubblicazione a cura della Regione Toscana, Milano 1985, p. 34, n. 21, Fig. 21.\">81<\/a><\/sup>. In essa era stata riprodotta la famosa serie di rilievi con effigi medicee eseguita da Antonio Selvi, incisore attivo presso la Manifattura fra il 1745 ed il 1747, come collega di Luigi Siries, per la quale aveva formato modelli di fiori in piombo e di cammei in cera<sup><a href=\"#footnote_81_1024\" id=\"identifier_81_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La notizia (priva di riferimenti archivistici) &egrave; tratta da G. Toderi, F. Vannel, Ritratti Medicei in Cera. Modelli di Medaglie di Antonio Selvi MMDCCXXXIX, per Giovanni Pratesi Antiquario, Firenze 1993, p. 9,.\">82<\/a><\/sup>. Presso i depositi del Museo delle Porcellane di Doccia ancora si conservano i calchi in gesso usati per la realizzazione di esso, mentre fra gli oggetti della Collezione Pratesi si trovano le versioni in cera \u00a0(<a title=\"Fig. 28a. Medaglione ritratto del Granduca Medici Giangastone, calco in gesso, Sesto Fiorentino, Museo delle Porcellane di Doccia, Depositi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig28a.jpg\">Figg. 28a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 28b. Medaglione ritratto del Granduca Medici Giangastone, modello in cera, Firenze, Collezione Antiquario Giovanni Pratesi.\" href=\"http:\/\/\">28b<\/a>; <a title=\"Fig. 29a. Medaglione ritratto di Anna Maria Francesca di Sassonia-Lauenburg, calco in gesso, Sesto Fiorentino, Museo delle Porcellane di Doccia, Depositi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig29a.jpg\">29a<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 29b. Medaglione ritratto di Anna Maria Francesca di Sassonia-Lauenburg, modello in cera, Firenze, Collezione Antiquario Giovanni Pratesi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig29.jpg\">29b<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il precoce interesse del fondatore della Manifattura, il marchese Carlo, per i prodotti dell\u2019arte toreutica (<a title=\"Fig. 30. Medaglia ritratto di Francesco I, Imperatored\u2019Austria e Granduca di Toscana, calco in zolfo rosso,Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia (n. V. 243)\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig30.jpg\">Figg. 30<\/a> &#8211; <a title=\"Fig. 31. Medaglia Ritratto di Francesco I, Imperatore d\u2019Austria e III Granduca di Toscana, argento coniato, Firenze, Museo Nazionale del Bargello.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig31.jpg\">31<\/a>), \u00e8 comprovato da numerose missive, fra cui una inviata ad Antonio Cocchi il 16 dicembre 1738 da cui risultava chiaro il suo coinvolgimento nella progettazione del rovescio della medaglia coniata per celebrare la venuta a Firenze del granduca Francesco Stefano di Lorena nel 1739<sup><a href=\"#footnote_82_1024\" id=\"identifier_82_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ci&ograve; in Archivio Baldasseroni, Epist. Cocchi, 101\/1 (www.memofonte.it; M. Fileti Mazza, B. Tomasello, Antonio Cocchi primo antiquario della Galleria Fiorentina : 1738-1758, Modena 1996, pp. 32-33). Per la medaglia si veda G. Toderi, F. Vannel, I Lorena. Monete, Medaglie e Curiosit&agrave; della Collezione Granducale, Firenze 2001, pp. 86-88, n. 148, Fig. 148.\">83<\/a><\/sup>. Come risulta dagli inventari conservati presso l\u2019archivio Ginori, in Manifattura doveva esser custodito un modello in gesso di tale rovescio (\u00abN\u00b0 8 Il Secondo un Bassorilievo detto dell\u2019arco di San Gallo, che l\u2019originale si trova al sopradetto arco, il med[esim]<sup>o <\/sup>rilievo rappresentante l\u2019Imperatore Francesco in Trionfo, seguito da gran numero di Persone\u00bb)<sup><a href=\"#footnote_83_1024\" id=\"identifier_83_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per tale menzione si veda AGL, Inventari e Forme, f. 37\/22.\">84<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti anni dopo, nel giugno del 1765, sar\u00e0 il figlio Lorenzo a pregiarsi di inviare all\u2019Imperatore, tramite il bibliotecario viennese Duval<sup><a href=\"#footnote_84_1024\" id=\"identifier_84_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Valentin Jameray Duval, francese di umili origini (Champagne 1695, &dagger; Vienna 1775), sub&igrave; giovanissimo il fascino della lettura. Messa insieme una modesta biblioteca, egli fu accolto da Leopoldo di Lorena che lo pose ben presto sotto le cure dei Gesuiti di Pont-a-Mousson. I progressi fatti gli permisero di recarsi a Parigi con il Duca e di ottenere in breve la nomina di bibliotecario e di professore di storia all&rsquo;Accademia di Luneville. Quando il duca Francesco Stefano, cedendo la Lorena, divenne Granduca di Toscana, il Duval lo accompagn&ograve; come bibliotecario a Firenze. Egli visse in tale citt&agrave; per circa dieci anni, fin quando, dopo la nomina a imperatore di Francesco Stefano, non si trasfer&igrave; a Vienna, dove divenne direttore della raccolta imperiale di monete e medaglie. La sua opera omnia, prevalentemente dedicata alla numismatica, venne pubblicata a Basilea nel 1784 (V. J. Duval, Oeuvres de Valentin Jamerai Duval, pr&eacute;c&eacute;d&eacute;es des Memories sur sa vie. Avec figures, 2 voll., S. P&eacute;tersburg 1784).\">85<\/a><\/sup>, con il quale terr\u00e0 una fitta corrispondenza sull\u2019argomento, il conio della medaglia fatta \u00abfare nella congiuntura della venuta di Sua Maest\u00e0 Imperiale in Toscana\u00bb, rinvenuta casualmente \u00abfra le cose del f\u00f9 mio Padre\u00bb<sup><a href=\"#footnote_85_1024\" id=\"identifier_85_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL Carteggio di Lorenzo Ginori, f. 18, c. 278, 25 giugno 1965, da Firenze a Innsbruck.\">86<\/a><\/sup>. Fra le impronte in zolfo della collezione \u00e8 presente inoltre un\u2019altra effige del sovrano, tratta da una medaglia coniata da Mathias Donner nel 1745 in occasione dell\u2019elezione imperiale di questi (Fig. 30)<sup><a href=\"#footnote_86_1024\" id=\"identifier_86_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;impronta in zolfo si rimanda al catalogo (E. Digiugno, 2007-2009, vol. I, sez. V\/243, p. 296).\">87<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019ulteriore conferma di tale interesse risulta chiaramente dalla corrispondenza scambiatasi fra il Marchese Carlo e il noto incisore francese Louis Siries<sup><a href=\"#footnote_87_1024\" id=\"identifier_87_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per l&rsquo;artista, direttore della Galleria dei Lavori dal 1748, si veda A. Giusti, &ldquo;I Siries; una dinastia di artisti alla guida della manifattura granducale&rdquo;, in Arte e Manifattura a Firenze, Livorno, Sillabe, 2006, pp. 16-27; e E. Digiugno, Ivi, nn. 32-38, pp. 96-103.\">88<\/a><\/sup>. Nel giugno del 1748, ad esempio, questi scriveva al Ginori per comunicargli di avere\u00a0 \u00abformata nella [&#8230;] idea\u00bb la \u00abtabacchiera di corniola\u00bb che gli era stata ordinata e di avere \u00abintenzione di porvi mano\u00bb in quegli stessi giorni<sup><a href=\"#footnote_88_1024\" id=\"identifier_88_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL f. XIII, c. 563, 18 giugno 1748.\">89<\/a><\/sup>. Pi\u00f9 oltre il Siries, inserendo nello scritto importanti informazioni riguardo al personale modo di lavorare, pregava il Ginori di dispensarlo dall\u2019obbligo di farne il modello, avendo \u00aboperato [&#8230;] sempre facendo il pensiero e l\u2019opera ne medemo tempo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed era ancora il Siries, in una lettera scritta nel precedente dicembre 1747 a dilungarsi nel lodare, dopo aver informato il Ginori sullo stato di alcune \u00abOuverages de Lapis-lazuli\u00bb da poco montate,<sup><a href=\"#footnote_89_1024\" id=\"identifier_89_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL, Carteggio di Carlo Ginori, f. XIII, c. 693, 29 dicembre 1747, da Firenze a Livorno.\">90<\/a><\/sup>, l\u2019erudito francese Johannon de Saint-Laurent<sup><a href=\"#footnote_90_1024\" id=\"identifier_90_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Erudito, scienziato e sperimentatore il Saint-Laurent era in stretto contatto con l&rsquo;ambiente incisorio del tempo. Nel 1747 aveva pubblicato un&rsquo;accurata descrizione di un cammeo con il ritratto della famiglia di Maria Teresa d&rsquo;Austria eseguito da Louis Siries (J. de Saint Laurent, Description et explication d&rsquo;un cam&eacute;e de Lapis-Lazuli fait en derniere lieu par Mr. Louis Siries Artiste fran&ccedil;ois, Orfevre du Roi de France, et emplo&iuml;&eacute; dans la Galerie de Florence. Ou lettres de deux amis sur diverses productions de l&rsquo;art, Avec des Notes curieuses &amp; int&eacute;ressantes. On a joint &agrave; la fine du livre la description d&rsquo;un cam&eacute;e en onyce travaill&egrave; fort singulierement. Le tout avec des Figures de tr&egrave;s-bonne main, Firenze 1747), per uscire, pochi anni dopo, nel 1751, con un&rsquo;altro saggio in cui egli affrontava il tema della fortuna che certe pietre incontrarono e la relazione che queste instaurarono con i luoghi in cui vennero ritrovate (Idem, &ldquo;Dissertazione sopra le Pietre Preziose degli Antichi, e sopra il modo con quelle furono lavorate,&rdquo; in &rdquo; Saggi, Dissertazioni dell&rsquo;Accademia di Cortona,&rdquo; voll. V, VI, 1751). Nel 1746, inoltre, aveva dato alle stampe francesi il catalogo della dattiloteca del conte Baillou (Description abreg&eacute;e du fameux Cabinet de M. Le Chevalier de Baillou pour servir &agrave; l&rsquo;historie naturale des pierres pr&eacute;cieuses, m&eacute;taux min&eacute;eraux et autres fossiles, Luques 1746).\">91<\/a><\/sup>, considerato \u00abun curieux qui vo\u00efage dans ces contr\u00e9es\u00bb, nonch\u00e9 un esperto di glittica e mineralogia, del quale inviava un pubblicazione di quegli anni<sup><a href=\"#footnote_91_1024\" id=\"identifier_91_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ovvero la Description et explication d&rsquo;un cam&eacute;e de lapis-lazuli (supra), che era in sostanza una apologia del Sires stesso, pubblicata in quel medesimo anno.\">92<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una presentazione ancor pi\u00f9 precisa del Saint-Laurent veniva fatta l\u2019anno dopo, il 29 aprile 1749, dal conte De Baillou. Uomo di scienza e possessore di una ricca collezione naturalistica, confluita proprio in quegli anni nelle raccolte viennesi<sup><a href=\"#footnote_92_1024\" id=\"identifier_92_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il Duval scrisse pi&ugrave; di una missiva sull&rsquo;argomento al Ginori (ad es. AGL XIII, 3, F. 8, f. 30).\">93<\/a><\/sup>, questi riferiva al Ginori, come il francese, \u00abautore della Abbreviata descrizione\u00bb del suo Museo<sup><a href=\"#footnote_93_1024\" id=\"identifier_93_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Supra, nota 301.\">94<\/a><\/sup>, fosse \u00abun giovane di ottimi costumi e di una ottima condotta e timorato di Dio\u00bb. Egli, infatti, \u00abmolto dotto, e [&#8230;] stimato da tutti i letterati di Toscana\u00bb, aveva espresso il desiderio di entrare al servizio del Marchese per insegnare ai suoi salariati il metodo per tingere \u00able Agate, e le altre Pietre\u00bb<sup><a href=\"#footnote_94_1024\" id=\"identifier_94_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"AGL Carteggio di Carlo Ginori, f. XII, 4\/ 5, c. 29, 29 aprile 1749. Sullo stesso tenore anche altre missive per le quali si rimanda all&rsquo;appendice documentaria nn. XIV, XV (AGL f. XII, c. 705, 25 aprile 1749; AGL f. XII, c. 707, 28 aprile 1749).\">95<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ricerche tecniche svolte dal giovane, infatti, ben si sposavano con i propositi del Ginori riguardo alla trasposizione in porcellana di importanti opere di glittica. I tentativi che egli, una volta entrato in contatto con la Manifattura, compi\u00e9 per replicare le iconografie a rilievo di gemme e medaglie, si risolsero nella messa a punto di un inedito procedimento per creare, in discreto anticipo sulla produzione inglese di Sir Josiah Wegwood, medaglioni in porcellana con il fondo scuro imitanti le diverse striature delle pietre, con una tecnica che, a detta del Pelli, era di gran lunga pi\u00f9 semplice ed economica di quella usata dalle botteghe romane e per questo assai pi\u00f9 conveniente nel caso in cui vi fossero da riprodurre grandi quantit\u00e0 di gemme o medaglie<sup><a href=\"#footnote_95_1024\" id=\"identifier_95_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda per questo G. PELLI BENCIVENNI, BNCF NA, 1050, Efemeridi, s. I, I, 19.IX.1759, cc. 116-117 (pubblicato in M. Filetti Mazza, La Fortuna della Glittica nella Toscana Mediceo-Lorenese e Storia del Discorso sopra le Gemme Intagliate di G. Pelli Bencivenni, Firenze 2004, p. 48, nota 72).\">96<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Usando questo stesso metodo il Saint-Laurent riprodusse attorno al 1759 molti dei pezzi inclusi nella dattiloteca Stosch, donando alcune delle repliche migliori al Granduca di Toscana<sup><a href=\"#footnote_96_1024\" id=\"identifier_96_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Della presenza di calchi tratti dalle gemme incluse nella collezione del barone Phillip von Stosch si fa menzione anche in un inventario di modelli conservati presso la Fabbrica. Per il documento si veda Alessandro Biancalana, in Pregio e Bellezza 2010, p. 312, n. 169.\">97<\/a><\/sup>. Il Pelli poneva l\u2019accento proprio su questo aspetto: \u00abDi presente si fa ricavare tutte le pietre del Museo Stoschiano, e spera [il Saint-Laurent] che tali cammei non debbano costare pi\u00f9 di un giulio l\u2019uno, prezzo che a Roma si fa pagare per uno zolfo di una gemma. Perch\u00e9 la vernice non venga a guastare i pi\u00f9 delicati delineamenti delle figure, ha pensato [Saint-Laurent] di non la dare a questi cammei, e di tingere il fondo di nero per imitare il nicolo. Il nostro sovrano ha gi\u00e0 avuti dei saggi di questi cammei, e gli ha infinitamente ammirati. Il detto signore \u00e8 un uomo che accoppia ad una somma abilit\u00e0, un naturale docile e una onest\u00e0 senza pari\u00bb<sup><a href=\"#footnote_97_1024\" id=\"identifier_97_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ibidem.\">98<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Saint-Laurent aveva del resto affrontato, anche nella <em>Dissertazione sulle pietre preziose degli antichi<\/em><sup><a href=\"#footnote_98_1024\" id=\"identifier_98_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si rimanda per questo a www.memofonte.it (01.I.1751).\">99<\/a><\/sup>, il tema della lavorazione delle gemme da un punto di vista tecnico affine a quello della manifattura, per la quale continu\u00f2 ad operare anche durante il \u201csecondo periodo\u201d, ovvero sotto la direzione del marchese Lorenzo<sup><a href=\"#footnote_99_1024\" id=\"identifier_99_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nel 1760 questi gli commission&ograve; la stesura di una dettagliata relazione sullo stato della Manifattura, in conseguenza della quale fu spinto ad approfondire ulteriormente i propri interessi sulle tecniche ceramiche di riproduzione di cammei e intagli (M. Fileti Mazza 2004, p. 49-50).\">100<\/a><\/sup>. Il francese era inoltre assai noto all\u2019epoca per la ricca collezione di gemme che possedeva, in cui era compresa anche una serie dedicata ai simboli della marina e della navigazione degli antichi<sup><a href=\"#footnote_100_1024\" id=\"identifier_100_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"BNCF, NA 1050, Efemeridi, s. I, XXIV, 07.VI.1769, cc. 29-30.\">101<\/a><\/sup>, le cui iconografie venivano utilizzate, secondo la mentalit\u00e0 di primo Settecento, come ricchi almanacchi visivi<sup><a href=\"#footnote_101_1024\" id=\"identifier_101_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Si veda per questo supra, nota 15, e ancora a M. Fileti Mazza 2004, p. 49-50.\">102<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questo interesse, fortissimo negli anni della maggiore fortuna dell\u2019antico, ovvero durante la seconda met\u00e0 di tale secolo, resta presenza concreta nei depositi della Manifattura. \u00c8 qui, che in occasione del presente studio, sono state scoperte decine di casse e cassette contenenti forme negative realizzate in una pasta dura simile al \u201ctripoli\u201d, in alcuni casi accompagnate dalle forme positive, dei pi\u00f9 noti cammei e intagli antichi e moderni<sup><a href=\"#footnote_102_1024\" id=\"identifier_102_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il &ldquo;Tripoli&rdquo; era un tipo di terra, noto in due diverse versioni. La migliore era il&ldquo;Tripoli di Venezia&rdquo; o di Levante e di Francia&rdquo;, raro e costoso a Parigi, esso veniva definito ottimo era ottimo per ricavarvi paste vitree colorate pi&ugrave; simili agli originali (E. Digiugno 2007-2009, vol. I, p. 78, con note).\">103<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei magazzini del sottosuolo \u00e8 conservata, ad esempio,\u00a0 una grande cassa di cartone (<a title=\"Fig. 32. Forme cave in gesso tratte da antichi cammei e intagli con busti di imperatori romani, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig32.jpg\">Fig. 32<\/a>), al cui interno si trovano un centinaio o pi\u00f9 forme cave tratte da gemme con busti di imperatori romani. Come gi\u00e0 suggerito, per le misure e i soggetti riportati, alcune di esse potrebbero essere facilmente identificate in quelle usate nella met\u00e0 del Settecento per realizzare le tabacchiere in porcellana le auliche effigi imperiale commentate dal Pappiani (<em>supra<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entro un grosso armadio collocato in una delle stanze del piano primo, davanti al laboratorio delle forme, trova inoltre posto un ulteriore insieme di impronte e modelli positivi in zolfo e gesso, la cui esecuzione\/acquisizione parrebbe essere di poco pi\u00f9 recente, casualmente riposto entro alcune cassette lignee simile a quelle della serie Gioli conservata nel Museo (Figg. 33-34). Il rapporto esistente fra alcuni di questi calchi in gesso ed alcune delle impronte in zolfo presenti nei magazzini si rivela utilissimo per comprendere la tecnica usata per trasferire le iconografie delle antiche gemme sulle creazioni di porcellana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I calchi in zolfo acquistati sul mercato romano venivano infatti sfasciati (<a title=\"Fig. 33. Impronta in zolfo con testa di romano, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig35.jpg\">Fig. 33<\/a>), duplicati in un gesso grosso e morbido e, dallo stampo cos\u00ec ottenuto, ulteriormente \u201ccalcati\u201d, nella forma positiva e negativa, in una pasta pi\u00f9 dura, usata per imprimere l\u2019immagine sulla porcellana. Tutto ci\u00f2 avveniva sicuramente gi\u00e0 nel primo periodo, epoca alla quale appartengono le forme cave in gesso con effigi imperiali rinvenute, entro grosse scatole di cartone, fra la polvere della soffitta (Fig. 32) e, forse con frequenza anche maggiore, durante il secondo, fase a cui si ricollegano le forme in gesso e le impronte in zolfo contenute nelle cassette lignee simili a quelle della collezione Ginori conservata presso il Museo (<a title=\"Figg. 34 - 35. Due delle scatole in cui si conservano le forme in gesso e zolfo di antichi cammei e intagli, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig33.jpg\">Figg. 34<\/a> &#8211; <a title=\"Figg. 34 - 35. Due delle scatole in cui si conservano le forme in gesso e zolfo di antichi cammei e intagli, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig34.jpg\">35<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In alcuni casi la forma cava da usare per trasferire il rilievo sulla porcellana, veniva direttamente tratta dall\u2019impronta in zolfo, come \u00e8 possibile dedurre da altre forme ritrovate (<a title=\"Figg. 36-37. Forme in gesso e in zolfo rosso positive e negative, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig36.jpg\">Figg. 36<\/a> &#8211; <a title=\"Figg. 36-37. Forme in gesso e in zolfo rosso positive e negative, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig37.jpg\">37<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Illuminanti per comprendere i suddetti passaggi risultano alcuni dei pezzi ancora conservati, quali ad esempio una piccola testa di Medusa, iconografia che torna identica sulla forma positiva, su quella negativa, su un piccolo disco di porcellana (<a title=\"Fig. 38. Forme positiva e negativa in gesso bianco e rilievo in porcellana, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig38.jpg\">Fig. 38<\/a>) e, credibilmente, come appare evidente in altri casi (<a title=\"Fig. 39. Piattino in porcellana con Aphrodites ed Eros e rilievo in porcellana, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig39.jpg\">Fig. 39<\/a>), sul prodotto finito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei magazzini della Manifattura sono infatti ancora conservati una serie di piattini in porcellana con rilievi e una serie di rilievi in <em>bisquit<\/em> che ben comprovano quanto sopra affermato (<a title=\"Figg. 40-41. Piattini in porcellana con rilievi a cammeo: testa di Pan; Danzatrici, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig40.jpg\">Figg. 40<\/a> &#8211; <a title=\"Figg. 40-41. Piattini in porcellana con rilievi a cammeo: testa di Pan; Danzatrici, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig41.jpg\">41<\/a>). A tutto ci\u00f2 si aggiungano alcune creazioni Settecentesche dello stesso genere ancora parte di importanti collezioni private (<a title=\"Fig. 42. Grande piatto con rilievi tratti da gemme antiche da Fran\u00e7ois Briot, porcellana bianca, Manifattura Ginori, 1760ca,  Collezione Privata.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig42.jpg\">Fig. 42<\/a>). In un simile contesto, l\u2019esempio pi\u00f9 emblematico \u00e8 sicuramente rappresentato dalla gi\u00e0 citata gemma Orsini con <em>Aphrodite ed Eros<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molte delle pi\u00f9 note gemme antiche e moderne, gran parte delle quali incluse nella serie di zolfi Ginori, presentano qui il loro corrispettivo in gesso nella versione positiva o negativa (<a title=\"Figg. 43-44-45. Forme negative e positive in gesso e alcune impronte in zolfo rosso, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig43.jpg\">Figg. 43<\/a> &#8211; <a title=\"Figg. 43-44-45. Forme negative e positive in gesso e alcune impronte in zolfo rosso, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig44.jpg\">44<\/a> &#8211; <a title=\"Figg. 43-44-45. Forme negative e positive in gesso e alcune impronte in zolfo rosso, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig45.jpg\">45<\/a>). Anche se \u00e8 assai difficile credere che le forme cave in gesso presenti in Manifattura derivino dagli zolfi della collezione, per gran parte ancora perfettamente aderenti al fondo delle cassette conservate al Museo di Doccia, la presenza di diverse impronte in zolfo sciolte fra le \u201cformette\u201d in gesso conservate nei magazzini<sup><a href=\"#footnote_103_1024\" id=\"identifier_103_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Vedi le immagini supra.\">104<\/a><\/sup>, e di cassette lignee svuotate dall\u2019originario contenuto, ma molto simili a quelle della serie conservata nel Museo (<a title=\"Fig. 46. Cassette lignee vuote, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig46.jpg\">Fig. 46<\/a>), induce a supporre l\u2019utilizzo da parte degli artefici della Manifattura di analoghe serie di impronte in zolfo per la realizzazione dei cavi necessari a formare rilievi destinati alla decorazione dei diversi prodotti in porcellana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che un terzo delle impronte in zolfo presenti presso il Museo<sup><a href=\"#footnote_104_1024\" id=\"identifier_104_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Ci riferiamo qui ai circa 614 calchi sciolti che costituiscono quella che abbiano definito &ldquo;seconda sezione&rdquo;. Come altrove ricordato, questi vennero strappati dalle cassette originarie in un momento indefinito della storia della Manifattura.\">105<\/a><\/sup> sia stato strappato dalle originarie cassette, potrebbe essere indiziale della volont\u00e0 di tradurre in gesso, per poi procedere alla realizzazione della versione positiva e negativa, anche questo insieme di iconografie. Tale atto, compiuto <em>ab antiquo<\/em> dai legittimi possessori per un\u2019effettiva ragione pratica, otterrebbe cos\u00ec una sua legittima valenza, anzich\u00e9 apparire lo sconsiderato gesto di un moderno Direttore di Museo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra le numerose forme positive e negative presenti nei magazzini della Manifattura, in ogni caso, alcune spiccano per la perfezione del modellato. Citiamo ad esempio una testa di <em>Herakl\u00eas barbato con leont\u00e9<\/em> (<a title=\"Fig. 47. Forme positive e negative in gesso: testa barbata di Herakl\u00eas con leont\u00e9, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig48.jpg\">Fig. 47<\/a>) e un busto di <em>Giulia Flavia<\/em> tratto da un intaglio in berillo conservato presso il Cabinet des M\u00e9dailles della Biblioth\u00e8que Nationale di Parigi e presente fra gli zolfi della collezione Ginori (<a title=\"Fig. 48. Forme positive e negative in gesso: busto di Giulia Flavia, Sesto Fiorentino, Manifattura Richard-Ginori, Magazzini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig47.jpg\">Fig. 48<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_105_1024\" id=\"identifier_105_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Per lo zolfo, e le notizie sulla gemma, si rimanda a E. Digiugno 2007-2009, cat. XII, 803.\">106<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre, parimenti esatte nell\u2019esecuzione, derivano da importanti medaglie dell\u2019epoca, come due tondi in negativo che riportano il dritto e il rovescio di una nota medaglia coniata per Maria Teresa d\u2019Austria (<a title=\"Fig. 49. Calco della medaglia ritratto di Maria Teresa d\u2019Austria.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig49.jpg\">Fig. 49<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_106_1024\" id=\"identifier_106_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Nei magazzini del Museo delle Porcellane di Doccia &egrave; compreso un certo numero di calchi in gesso di forma rotonda e dimensioni considerevoli, tratti da medaglie raffiguranti Maria Teresa d&rsquo;Austria coniate nelle diverse occasioni\">107<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza a tutt\u2019oggi di un numero cos\u00ec alto di forme in gesso nei depositi della Manifattura, nonch\u00e9 nei magazzini del Museo (<a title=\"Fig. 50. Forme in gesso tratte da medaglie e da rilievi antichi e moderni, Sesto Fiorentino (Firenze), Museo delle Porcellane di Doccia, Depositi.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/dig50.jpg\">Fig. 50<\/a>), non ribadisce unicamente quanto sin qui affermato riguardo all\u2019interesse del marchese Carlo e del figlio Lorenzo per la glittica e la medaglistica, ma comprova anche, in maniera inoppugnabile, la volont\u00e0 di entrambi di trasfonderlo nelle creazioni in porcellana uscite dall\u2019officina nella seconda met\u00e0 del Settecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Frutto del gusto e del pensiero di un\u2019epoca, tale orientamento si interruppe in modo piuttosto brusco con la morte di Lorenzo; risale, infatti, al 7 dicembre 1791 una \u00abNota di Pietre\u00bb stilata dal noto intagliatore francese Louis Siries, all\u2019epoca direttore dell\u2019Opificio delle Pietre Dure, come stima per la prevista alienazione di parte della dattiloteca del \u00abFu Illustrissimo\u00bb marchese Lorenzo. Ci\u00f2 non rappresenta unicamente un indizio della perdita di interesse da parte della famiglia e della Manifattura nei prodotti della glittica e della toreutica, ma anche un ulteriore prova dell\u2019esistenza nelle raccolte Ginori, di una ricca collezione di cammei e pietre intagliate<sup><a href=\"#footnote_107_1024\" id=\"identifier_107_1024\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"&ldquo;Nota di varie Pietre dure Greggie, e Lavorate, Cammei, Pietre intagliate, Bassi rilievi d&rsquo;avorio e di bronzo dell&rsquo;eredit&agrave; del fu Ill.mo e Clariss.mo Sig.e e Senatore Lorenzo Ginori stimate p[er] vendersi da me infratt. Luigi Siries&rdquo; (AGL, f.&nbsp; 29, c. 14).\">108<\/a><\/sup>.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1024\" class=\"footnote\">La scienza antiquaria Settecentesca fiss\u00f2 proprio nell\u2019arte glittica uno dei primari punti di riferimento per la conoscenza dell\u2019antico. A tal proposito si veda D. Levi, \u201c<em>Glittica<\/em>\u201d, in <em>L\u2019Accademia Etrusca di Cortona<\/em>, cat. mostra -Cortona, Palazzo Casali, mag. &#8211; ott. 1985- a cura di P. Barocchi e D. Gallo, Milano Electa Editore, 1985, p. 176 e sgg.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1024\" class=\"footnote\">Per tale bottega si veda E. Digiugno, <em>La Collezione di \u201csolfi\u201d dei Marchesi Ginori. Impronte di Cammei e Intagli dalle maggiori Dattiloteche Europee nel Museo delle Porcellane di Doccia<\/em>, Tesi di Dottorato, Universit\u00e0 degli Studi di Firenze, Facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia, Dottorato di Ricerca in Storia dell\u2019Arte 2007-2009, vol. I, pp. 82-91 con note e bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1024\" class=\"footnote\">In G. Tassinari, <em>Il Carteggio tra l\u2019incisore di pietre dure Giovanni Pichler, Padre Giuseppe Du Fey ed il Principe Alberico Barbiano di Belgiojoso d\u2019Este<\/em>, Materiali Studi e ricerche, Milano, Edizioni Ennerre, 2000, p. 79.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1024\" class=\"footnote\">Nella sua integrit\u00e0 la serie Dehn-Dolce comprendeva 30 cassette divise in 4 diverse sezioni, o tomi. Il primo, formato da 10 contenitori, portava contrassegni in lettere e numeri che andavano da \u201cA-1\u201d a \u201cK-10\u201d; il secondo, comprendente anch\u2019esso 10 scatole, accoglieva segnature da \u201cL-11\u201d a \u201cV-20\u201d (fra le quali non era per\u00f2 compresa la lettera \u201cU\u201d), un terzo, includente 4 scatole soltanto, presentava sigle da \u201cVV\u201d a \u201cZ\u201d, e infine un quarto, formato da 6 cassette, segnate da \u201cAA\u201d a \u201cFF\u201d. La cassetta marcata \u201cEE\u201d, in cui trovavano posto le cosiddette \u201cSpinter\u201d, ovvero i calchi tratti da gemme a soggetto erotico, era priva di spiegazione (<em>Ibid<\/em>.).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1024\" class=\"footnote\">Era proprio Francesco Maria Dolce, erede della bottega di Cristiano Dehn, a sottolineare la questione nell\u2019introduzione del suo catalogo a stampa: \u00abLe impronte &#8230; che si vedono in giro sono copie delli nostri originali. Hanno in Roma, in Germania, e altrove, con Industria procurato alcuni l\u2019acquisto in Solfo delle nostre Impronte, sovra de\u2019 medesimi ne formorno e ne formano i Gessi, e sovra tali Gessi ne gettano altro Solfo, talch\u00e9 quel minuto, quel spirito, e vivacit\u00e0, quale d\u00e0 fuori la Pietra originale, e la Pasta sunta dall\u2019Originale medemo [sic], rimangono affatto smorte, e paiono tali impressioni in Solfo opere monche, ed imperfette, talmente ch\u00e9 fanno orrore alla bellezza dell\u2019Originale&#8230;\u00bb (F. M. Dolce <em>Descrizione istorica del Museo di Cristiano Denh <\/em>(sic)<em>, dedicata alla Regia Societ\u00e0 degli Antiquari di Londra per l\u2019Abate Francesco Maria Dolce, Dottore per l\u2019una e per l\u2019altra Legge, e Pastore Arcade con il nome di Delco Erimantio<\/em>, Roma, dalle Stampe di Generoso Salomoni, 1772, p. XVIII).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1024\" class=\"footnote\">Per l\u2019argomento si fa ancora riferimento a E. Digiugno 2007-2009, vol. I, pp.\u00a0 82-91, con note e bibliografia.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1024\" class=\"footnote\">Vedi <em>supra<\/em>, nota 261.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1024\" class=\"footnote\">Il presente articolo costituisce il sunto di un assai pi\u00f9 complesso lavoro di catalogazione degli oltre mille pezzi costituenti la serie Ginori al completo, realizzato dalla scrivente come ricerca dottorale in Storia dell\u2019Arte, esso \u00e8 ancora in attesa di una integrale pubblicazione.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1024\" class=\"footnote\"><em>Infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1024\" class=\"footnote\">I due libretti sono conservati presso l\u2019Archivio Moderno del Museo Ginori, a Sesto Fiorentino (2 fascicoli, cartella 71, 922).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1024\" class=\"footnote\">Archivio Ginori Moderno, Libretto cartaceo manoscritto, \u201cCatalogo dei Calchi\u201d.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1024\" class=\"footnote\">Le due cassette di forma rettangolare sono state registrate dalla scrivente con i numeri romani VI e IX. Per il catalogo completo si rimanda a E. Digiugno 2007-2009, voll. I-III.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1024\" class=\"footnote\">Le nove cassette sono state inventariate con i numeri IV,V, VII, VIII, X, XI, XII, XIII-XIV. Esse sono rispettivamente contrassegnate sul lato corto dalle lettere: T, O, R, M, N, V, L, S, B, direttamente\u00a0 connesse al cataloghetto settecentesco conservato presso l\u2019Archivio Moderno del Muso Ginori. <em>Supra<\/em> nota 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1024\" class=\"footnote\">Le tre cassette triangolari, prive appunto di segnatura esterna, sono state catalogate con i numeri romani I, II e III. <em>Supra<\/em> nota 12.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1024\" class=\"footnote\">La definizione \u201c<em>chimera<\/em>\u201d torna spesso negli inventari settecenteschi in riferimento a soggetti mostruosi o di difficile comprensione. Con significato di \u201ccapriccio\u201d, essa compare gi\u00e0 in scritti tardo cinquecenteschi (\u00abMa se \u2018l pittore dipingesse una chimera, o vogliam dire capriccio non mai pi\u00f9 da altro artefice imaginato et espresso, costui farebbe idolo di cosa imaginaria e che avrebbe il suo essere nella sola mente, e non fuori&#8230;\u00bb; G. Comaini, <em>Il Figino. Overo del fine della pittura. Ove, quistionandosi se&#8217;l fine della pittura sia l&#8217;utile overo il diletto, si tratta dell&#8217;uso di quella nel Cristianesimo e si mostra qual sia imitator pi\u00f9 perfetto e che pi\u00f9 si diletti, il pittore overo il poeta<\/em>. In Mantoua, per Francesco Osanna stampator ducale, 1591, p. 255).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1024\" class=\"footnote\">Per i <em>grylloi<\/em> si rimanda ai capitoli \u201c<em>Grilli Gotici<\/em>\u201d e \u201c<em>Bizzarrie dei Sigilli e delle Monete antiche<\/em>\u201d, in J. Baltru\u0161aitis, <em>Il Medioevo Fantastico. Antichit\u00e0 ed Esotismo nell\u2019Arte Gotica<\/em>,\u00a0 (I\u00b0 ed. <em>Le Moyen \u00c2ge fantastique. Antiquit\u00e9s et Exotismes dans l\u2019Art Gotique<\/em>, Paris, Jurgis Baltru\u0161aitis, 1972), Adelphi, 2006, pp. 41-94.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1024\" class=\"footnote\">Tale definizione (talvolta modificata in <em>Abraxas<\/em>)\u00a0 si trova, ad esempio, in una lettera scritta dall\u2019abate Giuseppe Querci, per un periodo direttore della Galleria degli Uffizi, al granduca Pietro Leopoldo nel 1772, in cui questi descriveva tali oggetti come \u00abpazze invenzioni di Basilide, il quale essendo cristiano solo di nome, trasfigur\u00f2 i pi\u00f9 sagrosanti misteri della religione colle strane idee della superstizione della magia e del paganesimo. Questi strani capricci furono detti abraxas, perch\u00e9 spesso si trovano queste lettere nelle gemme basilidiane. La parola abraxas fu interpretata per equivalente a Ia W cio\u00e8 Dio.\u00bb. Esse riportavano \u00abfigure strane d\u2019uomini e donne con simboli di divinit\u00e0 e d\u2019animali e con caratteri greci ed arabi, de\u2019 quali per\u00f2 non si comprende il significato\u00bb (A.S.F. <em>Miscellanea di Finanze A 324<\/em>, lettera datata 07.IV.1772; pubblicata in M. Fileti Mazza, B. Tomasello, <em>Galleria degli Uffizi 1758-1775: la politica museale di Raimondo Cocchi<\/em>, Modena, 1999, p. 64).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1024\" class=\"footnote\">A dispetto delle approssimazioni e delle imprecisioni (molte voci sono inesatte, altre risultano cassate e i pezzi cambiati), talvolta derivanti da sostituzioni effettuate dallo stesso esecutore, il catalogo si \u00e8 rivelato comunque uno prezioso strumento ai fini della risistemazione di tale insieme. Si rimanda alla soprastante nota 11.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1024\" class=\"footnote\">Si veda per questo G. Toderi, F. Vannel, <em>Medaglie Russe del Settecento<\/em>: <em>da Pietro il Grande a Caterina II<\/em>, pubblicazione a cura dell\u2019Associazione Amici del Museo Nazionale del Bargello Firenze, S.P.E.S., 1988, pp. 64-65, n. 74.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1024\" class=\"footnote\">La Pirzio Biroli  Stefanelli, facendo notare come Giovanni Pichler, in appendice al suo \u201c<em>Catalogo di n. 200 impronti non ancora pubblicati<\/em>\u201d del 1782 suggerisse per la prima volta l\u2019impiego della scagliola (\u00abGli ultimi tre impronti si sono fatti di una mistura bianca&#8230; e per l\u2019avvenire non si faranno pi\u00f9 di solfo ma di detta composizione\u00bb), ne riportava l\u2019introduzione ad un momento di poco successivo a tale data (L. Pirzio Biroli Stefanelli, \u201c<em>Una raccolta di<\/em> \u201c<em>solfi<\/em>\u201d <em>del Museo Boncompagni per il Medagliere Capitolino<\/em>\u201d, in <em>Bollettino dei Musei Comunali di Roma<\/em>, n.s., 7, 1993, p. 133). In realt\u00e0, nella bottega Dehn-Dolce, gi\u00e0 ante il 1772 si producevano alcuni pezzi in gesso o scagliola bianca (si veda per questo la serie conservata presso il Museo Civico Archeologico di Bologna). Il candore della scagliola, in ogni caso, trovandosi perfettamente in linea con il gusto neoclassico, godette in seguito di larga fortuna.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1024\" class=\"footnote\">Citando la lettera lo studioso riferiva come il padre Scolopio, dopo avere ammirato i lavori in pietra dura conservati presso la Villa di Doccia, suggerisse al Marchese di riunire i cammei in quattro serie secondo un criterio storico ed estetico. Si veda L. Ginori Lisci, \u201c<em>Tabacchiere di Doccia<\/em>\u201d, in <em>Pantheon<\/em>, XXIII, 2, M\u00fcnchen, 1965, pp. 90-96.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1024\" class=\"footnote\">In G. Liverani, <em>Il Museo delle Porcellane di Doccia<\/em>, Sesto Fiorentino, pubblicazione a cura della Societ\u00e0 Ceramica Richard-Ginori con il contributo dell\u2019Ente Cassa di Risparmio, 1967.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_22_1024\" class=\"footnote\">Si veda per questo <em>La manifattura  Richard-Ginori<\/em><em> di Doccia<\/em>, a cura di R. Monti, con testi di G. Cefariello Grosso, E. Maggini Catarsi, R. Monti, Milano \u2013 Roma 1988<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_22_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_23_1024\" class=\"footnote\">Pubblicata appunto in M. Benini, \u201c<em>Un documento inedito sulla produzione di Doccia: la lettera del padre scolopio Papiani e la collezione d\u2019impronte in solfo di Carlo Ginori<\/em>\u201d, in <em>Antichit\u00e0 Viva<\/em>, XXVIII, 1989, n. 5\/6, pp. 62-67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_23_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_24_1024\" class=\"footnote\">Padre Maestro Alberto Pappiani, Lettore di Filosofia nel Collegio delle Scuole Pie di Firenze, <em>Lettera diretta al Signor Senatore Marchese Carlo Ginori<\/em>, datata 4 Marzo 1749, AGL. f. 138, c. 513 (citata da A. Biancalana, in <em>Pregio e Bellezza. Cammei e Intagli dei Medici<\/em>. cat. mostra (Firenze, Museo Argenti, mar.- giu. 2010) a cura di R. Gennaioli, Livorno 2010, p. 312; e A. d\u2019Agliana, <em>Ivi<\/em>, p. 310).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_24_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_25_1024\" class=\"footnote\">Per tali oggetti si rimanda a L. Ginori Lisci, \u201c<em>Tabacchiere di Doccia<\/em>\u201d, in <em>Pantheon<\/em>, M\u00fcnchen, H. 1, XXII, 1965, pp. 90-96 e ai recenti contributi di Biancalana e d\u2019Agliano (vedi nota precedente).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_25_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_26_1024\" class=\"footnote\">Per alcune delle figure qui citate, di cui al momento conosciamo unicamente i nomi, come il Gioli e il Venasca, autori degli zolfi o delle formette, si auspica la realizzazione di nuove e pi\u00f9 mirate ricerche. Dei due, definiti \u201czingari\u201d poich\u00e9 privi di un propria bottega, non \u00e8 stato al momento possibile rintracciare ulteriori notizie. Una pista interessante da percorrere, almeno per il \u201cGioli\u201d, autore delle impronte, potrebbe trovarsi nella Biblioteca Casanatense di Roma dove \u00e8 custodita una analoga serie di, assegnata dal relativo catalogo ad un certo \u00abGerome Gioni\u2026 demeurant au Cours dans une boutique vis a vis le palais de S.E. le prince de Fiano\u00bb e qui datata a meno di vent\u2019anni prima (Ms. Cas. 469\/2). L\u2019affinit\u00e0 fra il nome di questo e quello del nostro Gioli, nella datazione, nonch\u00e9 nelle cassette e nelle impronte, potrebbe condurre verso una pi\u00f9 completa identificazione di tale figura.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_26_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_27_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/ 7, cc. 1090-1091.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_27_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_28_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, cc. 1101-1102.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_28_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_29_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, cc. 1120-1121.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_29_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_30_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/ 7, c. 1087.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_30_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_31_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1 Filza 7, c. 1091 e AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1098 con nota acclusa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_31_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_32_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1098 nota acclusa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_32_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_33_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1 \/ 7, cc. 1101, 1103 r nota acclusa.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_33_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_34_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1104r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_34_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_35_1024\" class=\"footnote\">Giuseppe Valadier (Roma, 14.IV.1762 \u2013 Ivi, 1.II.1839), figlio dell&#8217;orafo Luigi Valadier, si dedic\u00f2 allo studio dell&#8217;architettura in precocissima et\u00e0 vincendo a soli tredici anni il primo premio di seconda classe d\u2019architettura al concorso Clementino del 1775 (bandito dall&#8217;Accademia di San Luca). Fu anche uno stimato orafo. Si veda P. Marconi, <em>Giuseppe Valadier<\/em>, Roma, Officina Edizioni, 1964.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_35_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_36_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1106r\/v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_36_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_37_1024\" class=\"footnote\">Lettera inviata da Vincenzo Sebastiani al marchese Lorenzo Ginori in data 1 settembre 1786, da Roma a Firenze (AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1108r\/v).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_37_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_38_1024\" class=\"footnote\">Vedi nota precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_38_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_39_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1112r\/v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_39_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_40_1024\" class=\"footnote\">AGL Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII,1\/ 7, cc. 1084, 1086, da Vincenzo Sebastiani al marchese Lorenzo Ginori 9 settembre 1780 con nota di trasporto.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_40_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_41_1024\" class=\"footnote\">Francesco Carradori (1747 &#8211; \u2020 1824), formatosi fra Firenze e Pistoia la sua patria di origine, si trasfer\u00ec presto a Roma dove si dedic\u00f2 ad un assiduo e approfondito studio dell\u2019arte classica. Lavor\u00f2 a lungo a Villa Medici dove fu restauratore degli antichi marmi parte della collezione granducale. Pi\u00f9 tardi a firenze, venne nominato maestro di Scultura presso l\u2019Accademia delle Belle Arti recentemente rinnovata da Pietro Leopoldo di Lorena.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_41_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_42_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, c. 1114r\/v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_42_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_43_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, cc. 1116r\/v, 1118.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_43_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_44_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, cc. 1131r.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_44_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_45_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, cc. 1134r\/v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_45_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_46_1024\" class=\"footnote\">In essa cos\u00ec si esprimeva il Valadier \u00abDa tre anni circa che V[ostra]: E[ccelle]:nza mi onor\u00f2 di venire nel mio negozio scielse varj modelli, e mi ordin\u00f2 li avessi fatto fare li cavi, et io per il piacere di servirla mi esebij di farli per il puro costo delli Uomini et altre spese necessarie, l\u2019Eccza: Vra: diede ordine al Sig.<sup>r <\/sup>Vincenzo Sebastiani che terminati fosse venuto a prenderli per poi spedirli in Firenze alla di lei rinomata Fabrica, e nello stesso tempo mi avesse rimborsato il danaro speso che sono Scudi Cinquanta\u00bb (AGL XIII, Carteggio di Lorenzo Ginori, 1 Filza 7, cc. 1300r\/v).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_46_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_47_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Lorenzo Ginori, f. XIII 1\/7, cc. 1300r\/v.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_47_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_48_1024\" class=\"footnote\">AGL f. XII 138, c. 513, 4 Marzo 1749.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_48_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_49_1024\" class=\"footnote\">Ci\u00f2 fu sostenuto ad esempio dal Turci (G. Turci, \u201c<em>Il classicismo barocco ed il bassorilievo istoriato di Doccia<\/em>\u201d, in <em>Lucca e le Porcellane della Manifattura Ginori, Commissioni patrizie e ordinativi di corte<\/em>, cat. mostra, Lucca, Complesso Monumentale di San Micheletto 2001, a cura di A. D\u2019Agliano, A. Biancalana, L. Melegati, G. Turci, Lucca. Maria Pacini Fazzi Editore, 2001, p. 66) e dalla stessa Mariella Benini.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_49_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_50_1024\" class=\"footnote\">Antonio Cocchi, B.M.C., M.C., <em>Efemeridi<\/em>, 26, 9 novembre 1741.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_50_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_51_1024\" class=\"footnote\">In G. Pelli Bencivenni, BNCF NA, 1050, <em>Efemeridi<\/em>, s. I, I, 19 settembre 1759, cc. 116-117.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_51_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_52_1024\" class=\"footnote\"><em>Ivi<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_52_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_53_1024\" class=\"footnote\"><em>Infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_53_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_54_1024\" class=\"footnote\">Ci riferiamo ad esempio ad una bellissima coppia di vasi proveniente dalla Villa Petraia su cui campeggiano immagini di cammei in <em>grisaille<\/em> tratti, come chiaramente evidenziato dalle ombreggiature, dal catalogo del Bracci, anzich\u00e9 dalle gemme vere e proprie. Si veda per questo il recente contributo di Andreina d\u2019Agliano in <em>Pregio e Bellezza<\/em> 2010, p. 315, n. 171.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_54_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_55_1024\" class=\"footnote\">AGL f. XII 138, c. 513, 4 Marzo 1749.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_55_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_56_1024\" class=\"footnote\">Sulle gemme Stosch si rimanda Ph. Stosch, <em>Gemmae antiquae celate, scalptorum nominibus insignitae. Ad ipsas gemmas, aut eurum ectypos delineatae et aeri incisae, per Bernardus Picart. Ex praecipius Europae Museis selegit et commentariis illustravit Philippus de Stosch, Polon. Regis et Sax, Electoris Consiliarus Ad Imp. Caes. <\/em><em>Carulum Sextum P. F. A. C. H. R. Gallic\u00e9 reddidit H. P. de Limiers, Bonon. Scient. Accadem., socius.<\/em> <em>Pierres antiques grav\u00e9es, sur lesquelles les graveurs ont mis leurs noms. Dessin\u00e9es &amp; grav\u00e9es en cuivre sur les originaux ou d\u2019apr\u00e9s les empreintes, par Bernardo Picart, tir\u00e9es des principaux cabinets de l\u2019Europe, expliqu\u00e9es par M. Philippe de Stosch<\/em>, Amsterdam 1724 e al testo scritto dal Winkelmann qualche anno pi\u00f9 tardi sulla base delle informazioni fornite dall\u2019erudito predecessor J. J. Winckelmann, <em>Description du pierres grav\u00e9es du feu Baron de Stosch dedi\u00e9e a son eminance Monseigneur le Cardinale Al\u00e9xandre Albani par M. l\u2019Abb\u00e9 Winckelmann Bibliothecaire de son Eminence<\/em>, Firenze 1760. Sullo Stosch si vedano inoltre i due testi del Justi (Justi K., Antiquarische Briefe des Philipp von Stosch, Marburg 1872; <em>Idem<\/em>, \u201c<em>Philipp von Stosch und seine Zeit<\/em>\u201d, in <em>Zeitschrift f\u00fcr Bildende Kunst<\/em>, VII, 1872, pp. 293-308), il non troppo recente articolo del Lewis (L. Lewis, \u201c<em>Philipp von Stosch<\/em>\u201d, in <em>Apollo<\/em>, LXXXV, 1967, pp. 320-327) e il ricchissimo saggio della Borroni Salvadori (F.Borroni Salvadori, \u201c<em>Tra la fine del Granducato e la Reggenza: Filippo Stosch a Firenze<\/em>\u201d, in <em>Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Classe di Lettere e Filosofia<\/em>, s. III, vol. VIII, 2, Pisa 1978, pp. 565-614).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_56_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_57_1024\" class=\"footnote\">Ci\u00f2 lo desumiamo dalle parole del Pelli: \u00abDa questa abbondanza di simil raccolta, si rileva il pregio di essa e quanto fosse atta a istruire. \u00c8 vero che conteneva molte paste, ma \u00e8 probabile che i soggetti di essa siano per la massima parte perduti sulle pietre da cui furono tratte queste paste. E poi che importa per l\u2019erudizione se si abbino gli originali o le copie? Stimo ancora per questo che la raccolta che aveva Stosch di zolfi, in numero di 28.000, pezzi tratti dai principali Gabinetti conosciuti e da tutte quelle gemme che incontrava in mano dei particolari. [&#8230;] Ora tutto credo che sia in potere del re di Prussia. [&#8230;] Tutte le gemme rappresentanti vasi e vascelli, e tutto quello che appartiene alla marina e alla navigazione degli antichi, \u00e8 del signor Johannon de Saint-Laurent [&#8230;]\u00bb (BNCF, NA 1050, <em>Efemeridi<\/em>, s. I, XXIV, 07.VI.1769, cc. 27-30). La collezione fu acquistata dal re di Prussia Federico II, che accrebbe in tal modo quella gi\u00e0 posseduta, per una ingente somma di denaro (A. L. Millin, <em>Introduzione allo studio delle pietre intagliate<\/em>, ed. it. Palermo 1807, p. 98; ed. orig. <em>Introdution \u00e0 l\u2019\u00e9tude des monuments antiques et introduction a l\u2019\u00e9tude des pierres grav\u00e9es<\/em>, Paris, de l\u2019Imprimerie du Magasin Encyclop\u00e9dique, 1796-1797).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_57_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_58_1024\" class=\"footnote\">Lo Stosch mor\u00ec a Firenze il 7 novembre 1757 e ancora nel 1756 acquistava gemme antiche e moderne. Nel 1755-1757 l\u2019abate Jean Jaques Barth\u00e9lemy (<em>Voyage d\u2019Italie<\/em>, Paris 1801, pp. 24-25) rilev\u00f2 che il barone possedeva troppe opere d\u2019arte per essere un privato. Lo stesso era stato affermato da Charles de Brosses (Ch. de Brosses,<em> Le Pr\u00e9sident de Brosses en Italie. Lettres famili\u00e8res \u00e9crites d\u2019Italie en 1739 et 1740<\/em>, 2 voll., Paris, Didier &amp; C. 1858, vol. I, p. 289) e dal Winckelmann in una lettera scritta a Luigi Valenti Gonzaga (26-30 sett. 1758; J. J. Winckelmann\u00a0 [1756 ca.], <em>Lettere italiane<\/em>, a cura di G. Zampa, Milano 1961, p. 103). Il catalogo steso dal Winckelmann, venne redatto su ordine dello Stosch che lo preg\u00f2 di raggiungerlo a Firenze per chiarire alcuni problemi attributivi e la natura di certe pietre. Dopo la morte dello Stosch, l\u2019incarico di esperto venne riconfermato al Winckelmann dal nipote ed erede dello Stoch, Heinrich Wilhelm M\u00fczell Stosch. Tutto in F. Borroni Salvadori, \u201c<em>Marcus Tuscher artista nordico fra la Toscana e Roma<\/em>\u201d, in <em>Miscellanea di studi in memoria di Anna Saitta Revigas<\/em>, Firenze 1978, p. 88, nota 13.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_58_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_59_1024\" class=\"footnote\">Per la tazza si rimanda al recente contributo di Andreina d\u2019Agliano in <em>Pregio e Bellezza<\/em> 2010, p. 306, n. 164.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_59_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_60_1024\" class=\"footnote\"><em>Infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_60_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_61_1024\" class=\"footnote\">Uno dei propositi del presente articolo (tratto da una ben pi\u00f9 ampia ricerca sulla collezione Ginori) \u00e8 quello di fornire spunti per lo studio, certamente foriero di future rivelazioni, della relazione creatasi, sul terreno della glittica e della numismatica, fra Carlo Ginori e il barone Philipp von Stosch. L\u2019argomento \u00e8 stato in parte affrontato in alcune schede del catalogo redatto in occasione della mostra \u201c<em>Pregio e Bellezza<\/em>\u201d, cui ha partecipato anche la scrivente, dal Biancalana e dalla d\u2019Agliano, i quali hanno raggiunto conclusioni simili (<em>Pregio e Bellezza <\/em>2010, pp. 306-315).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_61_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_62_1024\" class=\"footnote\">AGL <em>Carteggio di Carlo Ginori<\/em>, f. XII, 4\/ 5, c. 26, 7 gennaio 1749.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_62_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_63_1024\" class=\"footnote\">Proveniente da una famiglia francese stabilitasi a Milano, Fran\u00e7ois de Baillou (1700-1774) fu un personaggio dai variegati interessi. Attivo in molti settori della ricerca scientifica, fu un celebre ottico, che realizz\u00f2, nell&#8217;arco di un trentennio (dal 1734 al 1764), numerosi microscopi e cannocchiali uno dei quali conservato presso il Museo della Storia della Scienza a Firenze (Inv. n. V. 50). Nel 1750 gli fu conferito il diploma di &#8220;Regio Cesareo Ottico&#8221; dall&#8217;Imperatrice d&#8217;Austria Maria Teresa d&#8217;Asburgo (1717-1780) e tramite il Governatore di Milano il titolo di Conte di Harnach. Pubblic\u00f2 anche alcuni libretti sui numerosi strumenti ottici da lui costruiti. Per l\u2019argomento di veda A. LUALDI, \u201c<em>Fran\u00e7ois<\/em> <em>de Baillou, un ottico della Milano teresiana<\/em>\u201d, in <em>Nuncius<\/em>, <em>Annali dell&#8217;Istituto e Museo di Storia della Scienza di Firenze<\/em>, 11, 2, Firenze 1996, pp. 613-630. Per l\u2019argomento si veda <em>infra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_63_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_64_1024\" class=\"footnote\">Il \u00absig. Webber\u00bb citato nella missiva era il noto medaglista fiorentino Lorenzo Maria Weber (Firenze 1697 &#8211; \u2020 Ivi 1765). Uno dei maggiori esponenti della corrente barocca fiorentina, egli fu apprendista presso Jacopo Mariani e Giovanni Bottari, studiando poi scultura presso Giovanni Battista Foggini. Nel 1720 divenne allievo di Massimiliano Soldani, medaglista e incisore di conii presso la Zecca fiorentina e solo due anni dopo venne nominato dal granduca Cosimo III de\u2019 Medici successore del Soldani nella direzione di tale organismo, carica che ricopr\u00ec fino alla morte. Fu soprattutto dal 1743 al 1749 che il Weber prest\u00f2 la sua opera presso la Manifattura di Doccia, realizzando placchette, tabacchiere, medaglioni e oggetti simili con rilievo. Secondo la sua autobiografia, scritta nel 1753, egli avrebbe inciso oltre 250 monete per le zecche di Firenze e Lucca e, anche se in poche di quelle che rimangono compare la sua firma, molti dei ritratti che compaiono su pezzi coniati fra il 1722 ed il 1765 gli devono essere attribuiti. Su base documentaria pu\u00f2 essergli assegnata la fattura di 23 medaglie eseguite prima del 1753. Altre gli sono attribuite invece in virt\u00f9 della firma (\u201cLMV\u201d, \u201cLAVR..M.VEBERIVS F.\u201d, o \u201cLM WEBER\u201d), quali quella con ritratto di Francesco dal Poggio (1725), quella per celebrare l\u2019arrivo a Firenze di Francesco III di Lorena (1739; <em>infra <\/em>nota 296), Gian Gastone de &#8216;Medici (1732), Maria Teresa (1743) e il Granduca Pietro Leopoldo di Toscana (1765). Egli compare con grande frequenza nei registri di pagamento della Manifattura (<em>infra<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_64_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_65_1024\" class=\"footnote\">AGL <em>Carteggio di Carlo Ginori<\/em>, f. XII, 4\/ 5, c. 27, 23 marzo 1749.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_65_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_66_1024\" class=\"footnote\">AGL <em>Carteggio di Carlo Ginori<\/em>, f. XII, 4\/ 5, c. 28, 5 aprile 1749.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_66_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_67_1024\" class=\"footnote\">Fran\u00e7ois de Baillou aggiungeva pi\u00f9 oltre alcune annotazioni di carattere tecnico (<em>infra<\/em>).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_67_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_68_1024\" class=\"footnote\">Il riferimento \u00e8 ancora a M. Benini, in <em>Antichit\u00e0 Viva<\/em> 1989, pp. 62-67.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_68_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_69_1024\" class=\"footnote\">AGL f. XIII, c. 281, 3 dicembre 1748).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_69_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_70_1024\" class=\"footnote\">AGL f. XIV, c. 593, 14 gennaio 1748.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_70_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_71_1024\" class=\"footnote\">Vedi nota precedente.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_71_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_72_1024\" class=\"footnote\">AGL f. XIV, c. 594.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_72_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_73_1024\" class=\"footnote\">Delle tabacchiere eseguite dalla Manifattura in quegli anni se ne conserva una in collezione privata a Firenze (A. D\u2019Agliano, in <em>Settecento Europeo e Barocco Toscano nelle Porcellane di Carlo Ginori a Doccia<\/em>, cat. mostra Roma, Galleria Lukacs &amp; Donath, nov. &#8211; dic. 1996, a cura di A. d\u2019Agliano, Roma 1996, p. 48, n. 34), una seconda presso il Museo Duca Martina di Napoli (L. Ginori Lisci, <em>La Porcellana di doccia<\/em>, introduzione di A. Lane, Milano 1963, tav. 29), una terza nella raccolta Procida Mirabelli di Lauro e una quarta andata in mostra ad Amsterdam nel 1988 (B. Beucamp Markowsky, <em>A<\/em><em> Collection of 18<sup>th<\/sup> century porcelain boxes<\/em>, Amsterdam 1988, p. 170, n. 97).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_73_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_74_1024\" class=\"footnote\">Giuseppe Romei, nato a Firenze nel 1714 e qui deceduto nel 1785, fu pittore presso la Manifattura dal 1741 al 1749 ca. (A. D\u2019Agliano, in<em> Barocker Luxus Porzellan<\/em>. <em>Die Manifakturen Du Paquier in Wien und Carlo Ginori in Florenz<\/em>, Hrsg. -Wien, Liechtenstein Museum, nov. 2005 &#8211; jan. 2006- von J. Kr\u00e4ftner, bearb. A. d\u2019Agliano, K. Aschengreen Piacenti, C. Lehner-Jobst, <em>et alii<\/em>, M\u00fcnchen 2006, n. 165, p. 327).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_74_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_75_1024\" class=\"footnote\">Dai documenti di pagamento conservati, datati al 1747 e al 1749, risulta che il Romei dipinse varie serie di tabacchiere (AGL, <em>Conti e Ricevute<\/em>, 1747: \u00ab[&#8230;] al signor Giuseppe romei per pittura di due tabacchiere con cammei\u00bb, \u00abper pittura di 3 Chicchere, [\u2026] e due Tabacchiere con basso rilievo\u00bb; AGL, Conti e Ricevute, 1748: \u00abal Signor Giovanni Giuseppe Romei per pittura di due astucci [\u2026] e una tabacchiera a bassorilievo\u00bb, \u00abper pittura di due Tabacchiere di Battaglie e di Bassorilievo ed una Boccettina da acqua della Regina\u00bb; AGL, <em>Idem<\/em>, 1749, n. 505).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_75_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_76_1024\" class=\"footnote\">In AGL Conti e Ricevute, 1749 (\u00ab&#8230;pagati a Felice Bernab\u00e9 per aver ritoccato 4 arme in sigilli di porcellana [&#8230;] e una cifra in sigillo\u00bb).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_76_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_77_1024\" class=\"footnote\">Fra questi si legge il nome di Antonio Selvi, per la realizzazione di alcuni \u00abmodellini in cera di cammei\u00bb, per \u00abfattura d\u2019un Baccanale in cera modellato\u00bb, per \u00abfattura di alcuni modellini in cera\u00bb (AGL, <em>Conti e Ricevute<\/em>, 1747).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_77_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_78_1024\" class=\"footnote\">Vedi nota 325.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_78_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_79_1024\" class=\"footnote\">Si vedano per questo le pagine del <em>Quaderno di Spese Quotidiane<\/em> dei quegli anni.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_79_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_80_1024\" class=\"footnote\">Per i documenti relativi alla carica di Lucumone da questi detenuta, si rimanda a P. Barocchi, in <em>L\u2019Accademia Etrusca<\/em>, cat. mostra (Cortona 1985) a cura di P. Barocchi e D. Gallo, pubblicazione a cura della Regione Toscana, Milano 1985, p. 34, n. 21, Fig. 21.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_80_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_81_1024\" class=\"footnote\">La notizia (priva di riferimenti archivistici) \u00e8 tratta da G. Toderi, F. Vannel, <em>Ritratti Medicei in Cera. Modelli di Medaglie di Antonio Selvi MMDCCXXXIX<\/em>, per Giovanni Pratesi Antiquario, Firenze 1993, p. 9,.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_81_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_82_1024\" class=\"footnote\">Ci\u00f2 in Archivio Baldasseroni, Epist. Cocchi, 101\/1 (<a href=\"http:\/\/www.memofonte.it\/\">www.memofonte.it<\/a>; M. Fileti Mazza, B. Tomasello, <em>Antonio Cocchi primo antiquario della Galleria Fiorentina : 1738-1758<\/em>, Modena 1996, pp. 32-33). Per la medaglia si veda G. Toderi, F. Vannel, <em>I Lorena. Monete, Medaglie e Curiosit\u00e0 della Collezione Granducale<\/em>, Firenze 2001, pp. 86-88, n. 148, Fig. 148.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_82_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_83_1024\" class=\"footnote\">Per tale menzione si veda AGL, <em>Inventari e Forme<\/em>, f. 37\/22.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_83_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_84_1024\" class=\"footnote\">Valentin Jameray Duval, francese di umili origini (Champagne 1695, \u2020 Vienna 1775), sub\u00ec giovanissimo il fascino della lettura. Messa insieme una modesta biblioteca, egli fu accolto da Leopoldo di Lorena che lo pose ben presto sotto le cure dei Gesuiti di Pont-a-Mousson. I progressi fatti gli permisero di recarsi a Parigi con il Duca e di ottenere in breve la nomina di bibliotecario e di professore di storia all\u2019Accademia di Luneville. Quando il duca Francesco Stefano, cedendo la Lorena, divenne Granduca di Toscana, il Duval lo accompagn\u00f2 come bibliotecario a Firenze. Egli visse in tale citt\u00e0 per circa dieci anni, fin quando, dopo la nomina a imperatore di Francesco Stefano, non si trasfer\u00ec a Vienna, dove divenne direttore della raccolta imperiale di monete e medaglie. La sua opera omnia, prevalentemente dedicata alla numismatica, venne pubblicata a Basilea nel 1784 (V. J. Duval, <em>Oeuvres de Valentin Jamerai Duval, pr\u00e9c\u00e9d\u00e9es des Memories sur sa vie. Avec figures<\/em>, 2 voll., S. P\u00e9tersburg 1784).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_84_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_85_1024\" class=\"footnote\">AGL Carteggio di Lorenzo Ginori, f. 18, c. 278, 25 giugno 1965, da Firenze a Innsbruck.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_85_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_86_1024\" class=\"footnote\">Per l\u2019impronta in zolfo si rimanda al catalogo (E. Digiugno, 2007-2009, vol. I, sez. V\/243, p. 296).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_86_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_87_1024\" class=\"footnote\">Per l\u2019artista, direttore della Galleria dei Lavori dal 1748, si veda A. Giusti, \u201c<em>I Siries; una dinastia di artisti alla guida della manifattura granducale<\/em>\u201d, in <em>Arte e Manifattura a Firenze<\/em>, Livorno, Sillabe, 2006, pp. 16-27; e E. Digiugno, <em>Ivi<\/em>, nn. 32-38, pp. 96-103.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_87_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_88_1024\" class=\"footnote\">AGL f. XIII, c. 563, 18 giugno 1748.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_88_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_89_1024\" class=\"footnote\">AGL, Carteggio di Carlo Ginori, f. XIII, c. 693, 29 dicembre 1747, da Firenze a Livorno.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_89_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_90_1024\" class=\"footnote\">Erudito, scienziato e sperimentatore il Saint-Laurent era in stretto contatto con l\u2019ambiente incisorio del tempo. Nel 1747 aveva pubblicato un\u2019accurata descrizione di un cammeo con il ritratto della famiglia di Maria Teresa d\u2019Austria eseguito da Louis Siries (J. de Saint Laurent, <em>Description et explication d\u2019un cam\u00e9e de Lapis-Lazuli fait en derniere lieu par Mr. Louis Siries Artiste fran\u00e7ois, Orfevre du Roi de France, et emplo\u00ef\u00e9 dans la Galerie de Florence. <\/em><em>Ou lettres de deux amis sur diverses productions de l\u2019art, Avec des Notes curieuses &amp; int\u00e9ressantes. <\/em><em>On a joint \u00e0 la fine du livre la description d\u2019un cam\u00e9e en onyce travaill\u00e8 fort singulierement. Le tout avec des Figures de tr\u00e8s-bonne main<\/em>, Firenze 1747), per uscire, pochi anni dopo, nel 1751, con un\u2019altro saggio in cui egli affrontava il tema della fortuna che certe pietre incontrarono e la relazione che queste instaurarono con i luoghi in cui vennero ritrovate (<em>Idem<\/em>, &#8220;Dissertazione sopra le Pietre Preziose degli Antichi, e sopra il modo con quelle furono lavorate,&#8221; in &#8221; <em>Saggi, Dissertazioni dell\u2019Accademia di Cortona<\/em>,&#8221; voll. V, VI, 1751). Nel 1746, inoltre, aveva dato alle stampe francesi il catalogo della dattiloteca del conte Baillou (<em>Description abreg\u00e9e du fameux Cabinet de M. Le Chevalier de Baillou pour servir \u00e0 l\u2019historie naturale des pierres pr\u00e9cieuses, m\u00e9taux min\u00e9eraux et autres fossiles<\/em>, Luques 1746).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_90_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_91_1024\" class=\"footnote\">Ovvero la <em>Description et explication d\u2019un cam\u00e9e de lapis-lazuli <\/em>(<em>supra<\/em>), che era in sostanza una apologia del Sires stesso, pubblicata in quel medesimo anno.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_91_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_92_1024\" class=\"footnote\">Il Duval scrisse pi\u00f9 di una missiva sull\u2019argomento al Ginori (ad es. AGL XIII, 3, F. 8, f. 30).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_92_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_93_1024\" class=\"footnote\"><em>Supra<\/em>, nota 301.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_93_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_94_1024\" class=\"footnote\">AGL <em>Carteggio di Carlo Ginori<\/em>, f. XII, 4\/ 5, c. 29, 29 aprile 1749. Sullo stesso tenore anche altre missive per le quali si rimanda all\u2019appendice documentaria nn. XIV, XV (AGL f. XII, c. 705, 25 aprile 1749; AGL f. XII, c. 707, 28 aprile 1749).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_94_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_95_1024\" class=\"footnote\">Si veda per questo G. PELLI BENCIVENNI, BNCF NA, 1050, Efemeridi, s. I, I, 19.IX.1759, cc. 116-117 (pubblicato in M. Filetti Mazza, <em>La Fortuna della Glittica nella Toscana Mediceo-Lorenese e Storia del Discorso sopra le Gemme Intagliate di G. Pelli Bencivenni<\/em>, Firenze 2004, p. 48, nota 72).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_95_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_96_1024\" class=\"footnote\">Della presenza di calchi tratti dalle gemme incluse nella collezione del barone Phillip von Stosch si fa menzione anche in un inventario di modelli conservati presso la Fabbrica. Per il documento si veda Alessandro Biancalana, in <em>Pregio e Bellezza<\/em> 2010, p. 312, n. 169.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_96_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_97_1024\" class=\"footnote\"><em>Ibidem<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_97_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_98_1024\" class=\"footnote\">Si rimanda per questo a www.memofonte.it (01.I.1751).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_98_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_99_1024\" class=\"footnote\">Nel 1760 questi gli commission\u00f2 la stesura di una dettagliata relazione sullo stato della Manifattura, in conseguenza della quale fu spinto ad approfondire ulteriormente i propri interessi sulle tecniche ceramiche di riproduzione di cammei e intagli (M. Fileti Mazza 2004, p. 49-50).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_99_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_100_1024\" class=\"footnote\">BNCF, NA 1050, <em>Efemeridi<\/em>, s. I, XXIV, 07.VI.1769, cc. 29-30.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_100_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_101_1024\" class=\"footnote\">Si veda per questo <em>supra<\/em>, nota 15, e ancora a M. Fileti Mazza 2004, p. 49-50.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_101_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_102_1024\" class=\"footnote\">Il \u201cTripoli\u201d era un tipo di terra, noto in due diverse versioni. La migliore era il\u201cTripoli di Venezia\u201d o di Levante e di Francia\u201d, raro e costoso a Parigi, esso veniva definito ottimo era ottimo per ricavarvi paste vitree colorate pi\u00f9 simili agli originali (E. Digiugno 2007-2009, vol. I, p. 78, con note).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_102_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_103_1024\" class=\"footnote\">Vedi le immagini <em>supra<\/em>.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_103_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_104_1024\" class=\"footnote\">Ci riferiamo qui ai circa 614 calchi sciolti che costituiscono quella che abbiano definito \u201cseconda sezione\u201d. Come altrove ricordato, questi vennero strappati dalle cassette originarie in un momento indefinito della storia della Manifattura. <span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_104_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_105_1024\" class=\"footnote\">Per lo zolfo, e le notizie sulla gemma, si rimanda a E. Digiugno 2007-2009, cat. XII, 803.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_105_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_106_1024\" class=\"footnote\">Nei magazzini del Museo delle Porcellane di Doccia \u00e8 compreso un certo numero di calchi in gesso di forma rotonda e dimensioni considerevoli, tratti da medaglie raffiguranti Maria Teresa d\u2019Austria coniate nelle diverse occasioni<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_106_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_107_1024\" class=\"footnote\">\u201cNota di varie Pietre dure Greggie, e Lavorate, Cammei, Pietre intagliate, Bassi rilievi d\u2019avorio e di bronzo dell\u2019eredit\u00e0 del fu Ill.mo e Clariss.mo Sig.e e Senatore Lorenzo Ginori stimate p[er] vendersi da me infratt. Luigi Siries\u201d (AGL, f.\u00a0 29, c. 14).<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_107_1024\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>elisabetta.digiugno@hotmail.it La raccolta Ginori di impronte in zolfo di cammei e intagli DOI: 10.7431\/RIV04072011 Presso il Museo delle Porcellane di Doccia si conserva una fra <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1024\" title=\"Elisabetta Digiugno\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1108,"menu_order":7,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1024"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1024"}],"version-history":[{"count":18,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1024\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1475,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1024\/revisions\/1475"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1108"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1024"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}