{"id":1000,"date":"2011-12-26T23:06:43","date_gmt":"2011-12-26T23:06:43","guid":{"rendered":"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1000"},"modified":"2013-06-13T00:13:06","modified_gmt":"2013-06-13T00:13:06","slug":"benedetta-montevecchi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1000","title":{"rendered":"Benedetta Montevecchi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">benedetta.montevecchi@beniculturali.it<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Gioielli devozionali per i Santi protettori di Montefiascone<\/h3>\n<p>DOI: 10.7431\/RIV04032011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Duomo di Montefiascone \u00e8 ricco di suppellettili pregiate tra le quali i tre noti busti-reliquario dei Santi protettori, Felicita e Flaviano, opere dell\u2019orafo Giacomo di Guerrino \u00a0(Siena, not.1348-1376)<sup><a href=\"#footnote_0_1000\" id=\"identifier_0_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E.Cioni, Scultura e smalto nell&rsquo;Oreficeria senese dei secoli XIII e XIV, Firenze 1998, pp.648-671.\">1<\/a><\/sup> e Margherita, di autore senese ignoto (1449-1455)<sup><a href=\"#footnote_1_1000\" id=\"identifier_1_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. E.Cioni, Orafo senese (?), in Le arti a Siena nel primo Rinascimento, a cura di Max Seidel, Milano 2010, pp.505-507.\">2<\/a><\/sup>. Come diffusa e secolare consuetudine, anche questi venerati simulacri furono arricchiti nel tempo da doni preziosi, tuttora gelosamente conservati e specificati in un moderno elenco che ne indica sinteticamente la rispettiva appartenenza<sup><a href=\"#footnote_2_1000\" id=\"identifier_2_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;elenco, applicato al contenitore in cui i gioielli sono conservati, &egrave; stato redatto nel 1988 dal canonico sacrista della Cattedrale don Emilio Marinelli. Le indicazioni sono ripetute sugli involucri di carta che racchiudono i diversi monili.\">3<\/a><\/sup>. Purtroppo, non \u00e8 stato possibile finora rintracciare documenti, soprattutto antichi inventari, relativi alla provenienza dei gioielli che, quindi, ci si limita qui a descrivere, eventualmente confrontandoli con manufatti affini<sup><a href=\"#footnote_3_1000\" id=\"identifier_3_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Queste note fanno parte di un pi&ugrave; vasto studio sull&rsquo;oreficeria laziale nell&rsquo;ambito del quale si stanno avviando anche sistematiche ricerche d&rsquo;archivio.\">4<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo gioiello citato nell\u2019elenco \u00e8 il \u201c<em>Monile di S.Felicita<\/em>\u201d, destinato ad arricchire il busto-reliquiario della martire che, secondo la leggenda, fu uccisa assieme ai suoi sette figli. Si tratta di una lunga collana di granati sfaccettati, alternati ad elementi d\u2019oro traforati e filigranati (<a title=\"Fig. 1. Oreficeria siciliana (?), met\u00e0 sec.XVII, collana di granati e oro con pendente.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mon01.jpg\">Fig. 1<\/a>), alla quale \u00e8 appeso un pendente mediante tre catenelle, alla centrale delle quali \u00e8 aggiunto un frammento di collana (due granati e una sferetta). Il pendente, ovale, \u00e8 racchiuso entro una cornicetta d\u2019oro, liscia, circondata da un fregio a nastri e volute impreziosito da smalto traslucido verde, rosso e blu e da smalto opaco bianco. Il medaglione racchiude due miniature con personaggi a mezza figura su fondo oro identificabili in <em>Santa Felicita <\/em>(<a title=\"Fig. 2. Oreficeria siciliana (?), met\u00e0 sec.XVII, collana di granati e oro con pendente, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mon02.jpg\">Fig. 2<\/a>) e in <em>San Zaccaria<\/em> (<a title=\"Fig. 3. Oreficeria siciliana (?), met\u00e0 sec.XVII, collana di granati e oro con pendente, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mon03.jpg\">Fig. 3<\/a>)<sup><a href=\"#footnote_4_1000\" id=\"identifier_4_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"L&rsquo;identit&agrave; della prima, avvolta in una veste bianca, col braccio appoggiato ad un oggetto rotondo (forse il piatto su cui, talora, sono posate le teste dei sette figli), sembra confermata dalla scritta parziale [SANCT]A FE[LICITA]; il secondo, &egrave; un uomo anziano che addita quello che sembra un cartiglio sostenuto da un angelo, verosimilmente san Zaccaria che riceve l&rsquo;annuncio della nascita del figlio Giovanni. La collana &egrave; composta da due parti di cm 27 ciascuna, con l&rsquo;aggiunta di due segmenti laterali di cm 11 ciascuno; il medaglione misura cm 5 x 4.\">5<\/a><\/sup>. Non \u00e8 immediatamente comprensibile l\u2019abbinamento delle due immagini, ma essendo san Zaccaria divenuto padre di san Giovanni Battista in tarda et\u00e0, dopo avere dubitato dell\u2019annuncio divino, ed essendo stata santa Felicita madre ben 7 volte, e perci\u00f2 invocata dalle donne che desideravano un figlio, il gioiello potrebbe rientrare nell\u2019ambito dei manufatti con valore devozionale e apotropaico, come gli <em>Agnus Dei<\/em> di oreficeria siciliana. A quell\u2019ambito artistico, peraltro, sembrano ricondurre sia la collana, la cui realizzazione, con granati ed elementi d\u2019oro, \u00e8 simile a quella di rosari seicenteschi<sup><a href=\"#footnote_5_1000\" id=\"identifier_5_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C.Di Natale, scheda I, 43, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, pp.106-107.\">6<\/a><\/sup>, sia il medaglione, dalla tipica sospensione a tre catenelle, con smalti ad alveoli, che racchiudono gli <em>Agnus Dei<\/em> e le \u2018pietre stregonie \u2018 siciliani del XVII secolo<sup><a href=\"#footnote_6_1000\" id=\"identifier_6_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.C.Di Natale, Agnus Dei e pietre stregonie del XVII secolo, in Gioielli di Sicilia, Palermo 2000 (II ed. 2008), pp.105-128.\">7<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al secondo punto dell\u2019elenco si legge \u201c<em>Croce pettorale e prezioso medaglione per<\/em> <em>S.Flaviano<\/em>\u201d: due monili destinati, quindi, ad ornare il busto argenteo del giovane prefetto di Roma, martirizzato sotto Giuliano l\u2019Apostata. Il primo dei due \u00e8 una semplice croce pettorale, di forma latina a terminazioni patenti, in argento dorato, sospesa ad una lunga catena a piccoli anelli<sup><a href=\"#footnote_7_1000\" id=\"identifier_7_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La croce misura cm 9,5 x 7; la catena &egrave; lunga cm 150.\">8<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 4. Sec.XVII, catena con croce, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mon04.jpg\">Fig. 4<\/a>); la superficie liscia, con lievi decorazioni incise, presenta, sul recto, una croce e minuti elementi floreali ai quali si aggiungono, sul verso, gli emblemi della Passione (<a title=\"Fig. 5. Sec.XVII, catena con croce, &lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mon05.jpg\">Fig. 5<\/a>). Lungo lo spessore del monile \u00e8 inciso un punzone, non completo e poco leggibile. Non \u00e8 quindi possibile definire l\u2019area di produzione dell\u2019oggetto, forse ipotizzabile di ambito meridionale: le figurazioni sono infatti stilisticamente accostabili a quelle presenti su alcune preziose croci smaltate del Museo Regionale Pepoli di Trapani<sup><a href=\"#footnote_8_1000\" id=\"identifier_8_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Di Natale, Gioielli&hellip;, 2000 (II ed. 2008), p.166, nn.21, 23.\">9<\/a><\/sup>, mentre la struttura formale si ritrova, sia pure semplificata, in una croce pettorale dell\u2019Abbazia di Montecassino<sup><a href=\"#footnote_9_1000\" id=\"identifier_9_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Croce pettorale, in Ave Crux Gloriosa. Croci e crocifissi nell&rsquo;arte dall&rsquo;VIII al XX secolo, a cura di P.Vittorelli e M.L.Papini, Montecassino s.d. (2002), p.183.\">10<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben pi\u00f9 prezioso \u00e8 l\u2019altro gioiello, un grande pendente a doppia faccia, sospeso ad una raffinatissima catena d\u2019oro, composta di venti maglie ovoidali, di due grandezze diverse alternate, formate da volute contrapposte raccordate al centro da rosette<sup><a href=\"#footnote_10_1000\" id=\"identifier_10_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il medaglione misura cm 6,5 x 5; la catena &egrave; formata da due segmenti, ciascuno lungo cm 22,5.\">11<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 6. Oreficeria siciliana, prima met\u00e0 sec.XVII, catena d\u2019oro con pendente.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mon06.jpg\">Fig. 6<\/a>). Le maglie sono tipiche delle catene seicentesche, spesso arricchite da smalti e gemme<sup><a href=\"#footnote_11_1000\" id=\"identifier_11_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. le catene pubblicate in Di Natale, Gioielli&hellip;, 2000 (II ed.2008), p.58.\">12<\/a><\/sup>, mentre qui la lavorazione si limita al delicato accostamento di elementi, impreziositi da parti <em>sabl\u00e9<\/em> e da filigrana, nei quali sembrano tuttavia individuabili resti di smalto. Il medaglione \u00e8 racchiuso entro una cornice d\u2019oro ottagonale, liscia, modanata verso l\u2019interno e circondata da un fregio con smalti ad alveoli nei colori verde, rosso e blu. Il medaglione racchiude le immagini della Madonna (<a title=\"Fig. 7. Oreficeria siciliana, prima met\u00e0 sec.XVII, catena d\u2019oro con pendente, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mon07.jpg\">Fig. 7<\/a>) e di Ges\u00f9 (<a title=\"Fig. 8. Oreficeria siciliana, prima met\u00e0 sec.XVII, catena d\u2019oro con pendente, particolare.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mon08.jpg\">Fig. 8<\/a>), entrambi di profilo, riprodotti con la tecnica del <em>verre eglomis\u00e9<\/em><sup><a href=\"#footnote_12_1000\" id=\"identifier_12_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Termine francese (dal nome dell&rsquo;incisore e mercante francese Jean-Baptiste Glomy (sec.XVIII) che reimpieg&ograve; questa tecnica, gi&agrave; nota in epoca classica e utilizzata anche nel corso del XVI e XVII secolo) per indicare il vetro decorato sul retro mediante l&rsquo;applicazione di foglia d&rsquo;oro incisa e sovrapposta a immagini dipinte.\">13<\/a><\/sup>. Anche questo gioiello \u00e8 accostabile alla produzione degli orafi siciliani della prima met\u00e0 del\u00a0 XVII secolo e, ancora, agli <em>Agnus Dei<\/em> e alla particolare tipologia della \u2018pietra stregonia\u2019 dove era consueto l\u2019abbinamento delle figure della Vergine e di Cristo. In proposito, \u00e8 da notare l\u2019affinit\u00e0 stilistica tra il profilo di Ges\u00f9 nel gioiello di Montefiascone e quello che compare, molto simile, in un <em>Agnus Dei<\/em> del Museo Regionale Pepoli di Trapani<sup><a href=\"#footnote_13_1000\" id=\"identifier_13_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Di Natale, Gioielli&hellip;, 2000 (II ed. 2008), p.113, fig.15.\">14<\/a><\/sup>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proseguendo nella ricognizione, troviamo la citazione dei gioielli destinati ad ornare il busto di santa Margherita, titolare della Cattedrale di Montefiascone. L\u2019elenco specifica: \u201c<em>Medaglia con brillantini, vezzo di perle e croce<\/em> <em>per S.Margherita<\/em>\u201d. Il \u2018vezzo\u2019 \u00e8 un delicato filo di piccole perle naturali, senza particolarit\u00e0 artistiche. Pi\u00f9 prezioso ed elaborato \u00e8 invece il medaglione ovale racchiudente una miniatura con la <em>Madonna<\/em><em> col Bambino<\/em>, entro una cornicetta con incastonati 11 brillanti e 11 rubini<sup><a href=\"#footnote_14_1000\" id=\"identifier_14_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Forse rubini &lsquo;balasci&rsquo;, di tonalit&agrave; molto chiara; il medaglione misura cm e,e x 2,2..\">15<\/a><\/sup>, cui \u00e8 saldato un piccolo appicagnolo d\u2019argento a forma di doppia voluta (<a title=\"Fig. 9. Sec.XVIII, pendente con miniatura entro cornice con diamanti e rubini.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mon09.jpg\">Fig. 9<\/a>). Si tratta di un gioiello di fattura accurata, databile al XVIII secolo, ma la cui generica tipologia non consente ulteriori precisazioni, a parte la considerazione dell\u2019uso assai frequente del rubino, spesso in associazione coi diamanti, nell\u2019oreficeria profana settecentesca<sup><a href=\"#footnote_15_1000\" id=\"identifier_15_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. M.Di Natale, Gioielli&hellip;, 2000 (II ed.2008), pp.223-260,\">16<\/a><\/sup>. Il monile di maggiore pregio \u00e8 la croce destinata ad ornare il collo di santa Margherita. E\u2019 una croce pendente, completa di lunga catena ad anellini d\u2019oro, con sette castoni includenti sei ametiste (la settima \u00e8 mancante), di forma quadrangolare, mentre l\u2019 inferiore \u00e8 esagonale<sup><a href=\"#footnote_16_1000\" id=\"identifier_16_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La croce misura cm 7 x 4,5.\">17<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 10. Orafo spagnolo o siciliano spagnoleggiante, fine sec.XVI, croce pendente in oro, smalti, ametiste, &lt;i&gt;recto&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mon10.jpg\">Fig. 10<\/a>). Le estremit\u00e0 dei bracci sono gigliate e colorate con smalti nei colori blu, rosso, verde, azzurro e bianco; tale decoro \u00e8 ripetuto sul verso, interamente lavorato con un minuto motivo ad arabesco che determina alveoli, gi\u00e0 riempiti di smalto nero (quasi del tutto caduto), mentre il perimetro \u00e8 profilato da una sottile cornice in smalto bianco opaco (<a title=\"Fig. 11. Orafo spagnolo o siciliano spagnoleggiante, fine sec.XVI, croce pendente in oro, smalti, ametiste, &lt;i&gt;verso&lt;\/i&gt;.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mon11.jpg\">Fig. 11<\/a>). Il gioiello rientra in una tipologia, diffusa dalla fine del XVI secolo, quando la croce, impreziosita da gemme e smalti, affianca al significato devozionale quello di vero e proprio monile, come si vede nel <em>Ritratto di Vittoria della Rovere fanciulla<\/em> di Giusto Suttermans (Firenze, Galleria di Palazzo Martelli, inv.n.50), dove una croce, simile a quella in esame, \u00e8 appuntata con un fiocco rosso alla sopravveste<sup><a href=\"#footnote_17_1000\" id=\"identifier_17_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Cfr. Y.Hackenbroch, Renaissance Jewellery, London 1979, pp.172-173; G.Buttazzi, A.Zanni, scheda n. 15 in Gioielli, moda, magia e sentimento, Milano 1986, p.54. Il Ritratto di Vittoria Della Rovere fanciulla &egrave; riprodotto in I gioielli dei Medici dal vero e in ritratto, a cura di M.Sframeli, Livorno 2003, p.153.\">18<\/a><\/sup>. La produzione di queste piccole croci gemmate e smaltate, tutte molto simili, con grandi pietre quadrangolari e\/o poligonali sul recto, e girali, volute e motivi ad arabesco in smalto sul retro, si riscontra in vari centri europei, dalla Germania alla penisola iberica, fino alla Sicilia<sup><a href=\"#footnote_18_1000\" id=\"identifier_18_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Tra i molti esempi di questo diffuso tipo di gioiello, si ricorda quello attribuito ad un orafo di Augsburg (Hackenbroch, tav.XV), la croce con diamanti di ambito portoghese del Museo Nazionale di Arte Antica di Lisbona (L.d&rsquo;Orey, Five Centuries of Jewellery, Lisbon 1995, p.31), la croce con ametiste e perle del Museo del Bargello di Firenze (in I gioielli dei Medici&hellip;, p.154, n.82), gli esempi citati da M.C.Di Natale, Ori e Argenti&hellip;, 1989, pp.73-74 e Ead., Gioielli&hellip;, 2000 (II ed.2008), pp. 97-104.\">19<\/a><\/sup>,\u00a0 dove vennero realizzate da orafi locali probabilmente influenzati da artefici spagnoli. All\u2019oreficeria iberica va ricondotto, in particolare, l\u2019impiego dello smalto nero, forse adottato anche in Sicilia: in questo composito ambito culturale va inserita verosimilmente anche la croce di Montefiascone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al busto-reliquiario di Santa Margherita era un tempo pertinente anche la lunga catena che l\u2019elenco dei gioielli cita come \u201cCatena argento per \u201cdrago\u201d di S.Margherita\u201d, forse il meno prezioso dei gioielli fin qui esaminati, ma anche il pi\u00f9 insolito e originale<sup><a href=\"#footnote_19_1000\" id=\"identifier_19_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"La catena &egrave; formata da due segmenti lunghi cm 56 ciascuno, pi&ugrave; un segmento pendente di cm 14.\">20<\/a><\/sup> (<a title=\"Fig. 12. Fine sec. XVI-inizio sec. XVII, catena in argento.\" href=\"http:\/\/oadiriv.unipa.it\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/mon12.jpg\">Fig. 12<\/a>). Come \u00e8 noto, secondo la leggenda, santa Margherita sarebbe stata inghiottita dal mostruoso animale del quale avrebbe squarciato il ventre armata di una croce, uscendone vittoriosa; perci\u00f2 nella consueta iconografia la Santa tiene il drago legato con una catena. Anche il busto di Montefiascone raffigura la giovane donna avvolta tra le spire di un drago di rame dorato<sup><a href=\"#footnote_20_1000\" id=\"identifier_20_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Il drago non &egrave; quello originale, d&rsquo;argento, ma quello in rame dorato sostituito nel 1652; cfr. Cioni, 2010, p.505.\">21<\/a><\/sup> che doveva essere corredato dall\u2019emblematica catena d\u2019argento. Questa \u00e8 composta da maglie alternativamente lisce e ritorte, interrotte da sette elementi ovoidali, uno dei quali pi\u00f9 grande e leggermente diverso, formati da volute contrapposte e ristretti nella parte mediana. Tali elementi, ora vuoti, erano probabilmente destinati a contenere un decoro in materiale semiprezioso o forse paste odorose, opportunamente modellate<sup><a href=\"#footnote_21_1000\" id=\"identifier_21_1000\" class=\"footnote-link footnote-identifier-link\" title=\"Sulle cinture e le collane contenenti &lsquo;pasta odorifera&rsquo; (amalgama profumato, con muschio e ambra), citate negli inventari cinquecenteschi, cfr.C.Contu, Gusto e moda alla Corte medicea, in I gioielli dei Medici&hellip;, pp.46-53 (in part., p.46-47) e p.93.\">22<\/a><\/sup>, secondo una moda in voga tra XVI e XVII secolo, epoca cui il monile dovrebbe risalire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 possibile affermare con certezza che la catena sia stata realizzata proprio per corredare il reliquiario: potrebbe infatti trattarsi di un oggetto reimpiegato, forse una cintura, come suggerisce la tipologia, con un segmento pendente cui doveva essere appeso il castone maggiore.<\/p>\n<ol class=\"footnotes\"><li id=\"footnote_0_1000\" class=\"footnote\">Cfr. E.Cioni, <em>Scultura e smalto nell\u2019Oreficeria senese dei secoli XIII e XIV<\/em>, Firenze 1998, pp.648-671.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_0_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_1_1000\" class=\"footnote\">Cfr. E.Cioni, <em>Orafo senese (?)<\/em>, in <em>Le arti a Siena nel primo Rinascimento<\/em>, a cura di Max Seidel, Milano 2010, pp.505-507.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_1_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_2_1000\" class=\"footnote\">L\u2019elenco, applicato al contenitore in cui i gioielli sono conservati, \u00e8 stato redatto nel 1988 dal canonico sacrista della Cattedrale don Emilio Marinelli. Le indicazioni sono ripetute sugli involucri di carta che racchiudono i diversi monili.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_2_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_3_1000\" class=\"footnote\">Queste note fanno parte di un pi\u00f9 vasto studio sull\u2019oreficeria laziale nell\u2019ambito del quale si stanno avviando anche sistematiche ricerche d\u2019archivio.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_3_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_4_1000\" class=\"footnote\">L\u2019identit\u00e0 della prima, avvolta in una veste bianca, col braccio appoggiato ad un oggetto rotondo (forse il piatto su cui, talora, sono posate le teste dei sette figli), sembra confermata dalla scritta parziale [SANCT]A FE[LICITA]; il secondo, \u00e8 un uomo anziano che addita quello che sembra un cartiglio sostenuto da un angelo, verosimilmente san Zaccaria che riceve l\u2019annuncio della nascita del figlio Giovanni. La collana \u00e8 composta da due parti di cm 27 ciascuna, con l\u2019aggiunta di due segmenti laterali di cm 11 ciascuno; il medaglione misura cm 5 x 4.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_4_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_5_1000\" class=\"footnote\">Cfr. M.C.Di Natale, scheda I, 43, in <em>Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento<\/em>, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, pp.106-107.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_5_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_6_1000\" class=\"footnote\">Cfr. M.C.Di Natale, <em>Agnus Dei e pietre stregonie del XVII secolo<\/em>, in <em>Gioielli di Sicilia<\/em>, Palermo 2000 (II ed. 2008), pp.105-128.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_6_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_7_1000\" class=\"footnote\">La croce misura cm 9,5 x 7; la catena \u00e8 lunga cm 150.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_7_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_8_1000\" class=\"footnote\">Cfr. Di Natale, <em>Gioielli<\/em>&#8230;, 2000 (II ed. 2008), p.166, nn.21, 23.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_8_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_9_1000\" class=\"footnote\">Cfr. <em>Croce pettorale<\/em>, in <em>Ave Crux Gloriosa. Croci e crocifissi nell\u2019arte dall\u2019VIII al XX secolo<\/em>, a cura di P.Vittorelli e M.L.Papini, Montecassino s.d. (2002), p.183.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_9_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_10_1000\" class=\"footnote\">Il medaglione misura cm 6,5 x 5; la catena \u00e8 formata da due segmenti, ciascuno lungo cm 22,5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_10_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_11_1000\" class=\"footnote\">Cfr. le catene pubblicate in Di Natale, <em>Gioielli<\/em>&#8230;, 2000 (II ed.2008), p.58.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_11_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_12_1000\" class=\"footnote\">Termine francese (dal nome dell\u2019incisore e mercante francese Jean-Baptiste Glomy (sec.XVIII) che reimpieg\u00f2 questa tecnica, gi\u00e0 nota in epoca classica e utilizzata anche nel corso del XVI e XVII secolo) per indicare il vetro decorato sul retro mediante l\u2019applicazione di foglia d\u2019oro incisa e sovrapposta a immagini dipinte.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_12_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_13_1000\" class=\"footnote\">Cfr. Di Natale, <em>Gioielli<\/em>&#8230;, 2000 (II ed. 2008), p.113, fig.15.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_13_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_14_1000\" class=\"footnote\">Forse rubini \u2018balasci\u2019, di tonalit\u00e0 molto chiara; il medaglione misura cm e,e x 2,2..<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_14_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_15_1000\" class=\"footnote\">Cfr. M.Di Natale, <em>Gioielli<\/em>&#8230;, 2000 (II ed.2008), pp.223-260,<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_15_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_16_1000\" class=\"footnote\">La croce misura cm 7 x 4,5.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_16_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_17_1000\" class=\"footnote\">Cfr. Y.Hackenbroch, <em>Renaissance Jewellery<\/em>, London 1979,<em> <\/em>pp.172-173; G.Buttazzi, A.Zanni, scheda n. 15 in <em>Gioielli, moda, magia e sentimento<\/em>, Milano 1986, p.54. Il <em>Ritratto di Vittoria Della Rovere fanciulla<\/em> \u00e8 riprodotto in <em>I gioielli dei Medici dal vero e in ritratto<\/em>, a cura di M.Sframeli, Livorno 2003, p.153.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_17_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_18_1000\" class=\"footnote\">Tra i molti esempi di questo diffuso tipo di gioiello, si ricorda quello attribuito ad un orafo di Augsburg (Hackenbroch, tav.XV), la croce con diamanti di ambito portoghese del Museo Nazionale di Arte Antica di Lisbona (L.d\u2019Orey, <em>Five Centuries of Jewellery<\/em>, Lisbon 1995, p.31), la croce con ametiste e perle del Museo del Bargello di Firenze (in <em>I gioielli dei Medici\u2026<\/em>, p.154, n.82), gli esempi citati da M.C.Di Natale, <em>Ori e Argenti<\/em>&#8230;, 1989, pp.73-74 e Ead., <em>Gioielli<\/em>&#8230;, 2000 (II ed.2008), pp. 97-104.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_18_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_19_1000\" class=\"footnote\">La catena \u00e8 formata da due segmenti lunghi cm 56 ciascuno, pi\u00f9 un segmento pendente di cm 14.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_19_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_20_1000\" class=\"footnote\">Il drago non \u00e8 quello originale, d\u2019argento, ma quello in rame dorato sostituito nel 1652; cfr. Cioni, 2010, p.505.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_20_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><li id=\"footnote_21_1000\" class=\"footnote\">Sulle cinture e le collane contenenti \u2018pasta odorifera\u2019 (amalgama profumato, con muschio e ambra), citate negli inventari cinquecenteschi, cfr.C.Contu, <em>Gusto e moda alla Corte medicea<\/em>, in <em>I gioielli dei Medici\u2026<\/em>, pp.46-53 (in part., p.46-47) e p.93.<span class=\"footnote-back-link-wrapper\"> [<a href=\"#identifier_21_1000\" class=\"footnote-link footnote-back-link\">&#8617;<\/a>]<\/span><\/li><\/ol>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>benedetta.montevecchi@beniculturali.it Gioielli devozionali per i Santi protettori di Montefiascone DOI: 10.7431\/RIV04032011 Il Duomo di Montefiascone \u00e8 ricco di suppellettili pregiate tra le quali i tre <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/?page_id=1000\" title=\"Benedetta Montevecchi\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1108,"menu_order":3,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1000"}],"collection":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1000"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1000\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1471,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1000\/revisions\/1471"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1108"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/oadiriv.unipa.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1000"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}