Lisa Sciortino

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La devozione degli Arcivescovi di Monreale alla Vergine Maria

DOI: 10.7431/RIV21072020

«Era in pria questo luogo [Monreale, cioè] dilettosa foresta […]. Quivi arrivato […] il giovanetto Re Guglielmo II il Buono per gli ardori estivi del Sole, e per l’esercizio della caccia molle di sudore, e lasso, mentre che al rezzo di un albero posato, appena fu da sopravvegnente sonno sorpreso […] gli apparve Maria Santissima a manifestargli i copiosi tesori del Padre […] raccolti, e sotterra nascosi; acciocchè in servigio di Dio, e beneficio de’ sudditi suoi tesoreggiando pel Cielo gl’impiegasse […]. Destosi l’ottimo Principe […] animato […] dall’effetto medesimo de’ scoverti tesori a compiere le magnanime promesse, cui erasi per voto obbligato, erger fece […] il sontuoso sagro edificio, […] in genere di Mosaico per la copia dell’oro, del porfido, e d’altri marmi finissimi oggetto delle meraviglie di tutti»1. Il leggendario racconto dell’Arcivescovo Francesco Testa circa l’edificazione del Duomo di Monreale2 e, da lì, la conseguente nascita della cittadina e della Diocesi, chiarisce l’indissolubile legame tra la Cattedrale normanna, non a caso intitolata a Santa Maria Nuova, e la Vergine. Già il sovrano committente Guglielmo II, infatti, dedicando il tempio d’oro alla Madonna consacrava Monreale al culto di Maria. Oltre alla Madonna in trono col Bambino mosaicata3 al centro dell’abside maggiore (Fig. 1), la Cattedrale ospitò anche la tavola con Odigitria4 (Fig. 2), la nota “Madonna Bruna” che, secondo i recenti studi condotti da Giovanni Travagliato e alla luce del restauro scientifico curato da Mauro Sebastianelli5, potrebbe essere ricondotta alla metà del XIII secolo, in età federiciana o comunque ancora sveva o protoangioina. L’opera raffigura la Vergine che indica nel Figlio la Via, da cui l’origine dell’epiteto ed è affine alla Madonna col Bambino (Fig. 3) realizzata in mosaico proprio sopra la porta del Paradiso6 del Duomo di Monreale.

Cardinali e Arcivescovi succedutisi nel tempo alla guida della Diocesi di Monreale non potevano non celebrare il culto a Maria voluto da re Guglielmo. Così, tra le pagine del volume di G. Luigi Lello7, si legge di un quadro della Madonna ubicato in Cattedrale nel quale «si vede in ginocchioni l’immagine di […] Arcivescovo vestito d’una Cappa rossa […] con queste lettere di sotto ‘Guilielmus Montisregalis Archiepiscopus Decretorum Doctor natione Catalanus anno Domini 1379 fecit fieri’. E attorno vi sono le sue arme»8. Il dipinto citato, commissionato dall’Arcivescovo Guglielmo Monstri in carica dal 1362 al 13799, potrebbe essere identificato con la Madonna dell’Umiltà10 del Museo Diocesano (Fig. 4), mutila delle sezioni laterali e in basso, derivata dal prototipo iconografico della Mater Omnium della chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli e attribuita da Maria Concetta Di Natale a Barnaba da Modena11. Pure in Cattedrale doveva trovarsi la Dormitio Virginis12, oggi esposta al Diocesano, a corredo di uno dei numerosi altari laterali dismessi nel tempo13. L’opera, di notevole qualità ma lacunosa in molte parti per la caduta della pellicola pittorica, è riconducibile a pittore siciliano della fine del XV secolo, vicino ai tratti gotico-catalani di Tommaso de’ Vigilia. Propone il tema iconografico dell’Assunzione di Maria, inserendo in primo piano la mandorla di luce con la Madonna prima di ascendere al cielo.

Il Cardinale spagnolo Ausias de Spuig, a Monreale dal 1458 al 1483, tentò di incrementare il culto della Vergine attraverso la forza dell’immagine tridimensionale, impiegando la scultura al servizio della fede. La Madonna col Bambino meglio nota come Madonna del Popolo14 (Fig. 5), opera di artista siciliano della fine del Quattrocento, reca alla base tre stemmi: quello del porporato committente, quello normanno e quello di Monreale. Parzialmente decurtata nelle pieghe delle vesti per consentirle di indossare abiti di stoffa, mantiene l’originale compattezza dei volumi e ricorda i modelli iconografici del Laurana. Secondo quanto riferisce il Krönig15, l’ubicazione originaria della statua era dietro l’altare maggiore del Duomo. Nel 1589 il Cardinale Ludovico II Torres la fece trasferire nell’abside di destra al posto di un’icona di San Pietro16.

Dedito al culto della Vergine fu anche il Cardinale Alessandro Farnese che, tra i numerosi interventi architettonici nel complesso monumentale della Cattedrale di Monreale compiuti tra il 1536 e il 1573 durante il suo episcopato, non tralasciò di far realizzare, nella lunetta sopra il portale adiacente all’ingresso della sala San Placido del Museo Diocesano, un dipinto attribuito ad Antonino Spatafora17 raffigurante la Madonna con il Bambino (Fig. 6), coronata da due angeli e posta fra le figure di San Placido e del Farnese stesso con il motto FELIX CELI PORTA.

La devozione a Maria continua nel tempo succedendosi assieme ai Vescovi, così in pieno Cinquecento Ludovico I Torres già nel proprio stemma affianca le cinque torri disposte a scacchiera, emblema di famiglia, al motto Ave Maria Gratia Plena visibile, ad esempio, sul sarcofago marmoreo di Guglielmo II nel Duomo di Monreale, commissionato dell’alto prelato nel 1575 e arricchito dai versi incisi del poeta locale Antonino Veneziano. Con la realizzazione di un nuovo sepolcro per il re normanno, posto nella navata destra della Cattedrale, il Torres volle «recuperare il motivo ideale che collegava la sua attività con il sogno religioso di Guglielmo II»18, ossia la visione della Madonna e la conseguente consacrazione della città e della Diocesi tutta alla Vergine19.

Anche il suo illustre nipote, il Cardinale Ludovico II Torres (a Monreale dal 1588 al 1609), attento attuatore dei dettami della Riforma tridentina, attraverso i numerosi sinodi concentrò attorno a sé autorità religiose e civili per discutere e scegliere i provvedimenti da eseguire ai fini del generale miglioramento sociale e della vita della popolazione, incrementandone la fede. Come riferito, nel 158920 trasferì la scultura della Madonna del Popolo dalla nicchia centrale dell’abside maggiore all’altare di destra più accessibile ai fedeli, poiché la tavola raffigurante l’Odigitria perdeva il suo ruolo di devozione. Ciò spiegherebbe i motivi della sostituzione dell’immagine bidimensionale con quella tridimensionale, dimostrando che la potenza liturgica dei mosaici, dell’immagine sacra ‘piatta’, era divenuta oramai insufficiente per i fedeli21. Sul portico laterale della Cattedrale, invece, il Torres fece collocare la statua in marmo bianco22 (Fig. 7), oggi esposta nella sala del Rinascimento del Museo Diocesano, completata dal motto PER VIRGINEM MATREM CONCEDAT NOBIS DOMINUS SALUTEM ET PACEM23, documentata in quella posizione unicamente da un’incisione del volume di Michele Del Giudice24.

Sebbene non palesemente collegata alla committenza dell’Arcivescovo Alfonso Los Cameros perché priva di stemmi o iscrizioni e precisi riferimenti documentari, la Mazza capitolare25 d’argento del 1657 (Fig. 8), esposta al Museo Diocesano e proveniente dalla Cattedrale, esibisce un ornato scelto con devota attenzione. Gli elementi decorativi principali sono infatti cinque piccole figure realizzate a fusione che rappresentano i riferimenti della fede locale: la Vergine, posta in posizione apicale, circondata dai santi Benedetto, Castrense, Rosalia e Luigi IX, tutti legati alla storia votiva diocesana e facilmente identificabili grazie ai noti attributi iconografici: l’Immacolata rimanda alla dedicazione della Basilica intitolata a Santa Maria La Nuova; San Benedetto rievoca la presenza del monastero accorpato al Duomo del quale sopravvive lo splendido chiostro; Santa Rosalia ricorda la profonda devozione della vicina Palermo e della stessa Monreale; San Luigi rammenta la presenza al Duomo delle spoglie del re angioino. Le stesse figure di Santi, assieme a Pietro e Paolo, saranno realizzate per adornare l’altare maggiore d’argento commissionato dall’Arcivescovo Francesco Testa all’argentiere romano Luigi Valadier nel 1773, di cui si dirà più avanti.

Sul culto di Maria da parte dell’Arcivescovo Giovanni Roano, a Monreale nell’ultimo trentennio del Seicento, il Del Giudice riferisce «dell’esemplarissima devozione di Monsignore per la Gran Signora, la Santissima Vergine titolare della Chiesa, per la quale l’alto prelato ne ha sempre solennizzato le feste ogn’anno con pomposo apparato, copioso di lumi, e con gran machine d’argento al Santuario, per collocarvi l’immagine di Santa Maria del Popolo, ivi esposta all’adorazione dei Popoli, che […] vi vengono, d’ogni condizione, da Palermo, e da altre parti ancor più lontane». E continua: «Quella venerabilissima statua di S. Maria del Popolo […] stava prima in un vecchio tabernacolo di legno dorato, fatto all’antica senza un piccolo ornamento. Monsignore per nobilitare dovutamente la sede della Gran Padrina del tempio, e della città, e la Tribuna, e l’Altare, e il Tabernacolo, l’ha rinovati con artificiosi lavori di marmi di varj colori»26. Fu questo uno dei primi interventi architettonici di Roano nel Duomo di Monreale, con l’impiego dei marmi mischi tipici dell’arte decorativa barocca isolana. Sia l’altare del Sacramento, nell’abside di sinistra, che quello della Madonna del Popolo (Fig. 9), a destra, sono simili negli elementi architettonici e ornamentali. Quest’ultimo ospita, entro una nicchia, il ricordato simulacro ligneo della Vergine. Sopra la trabeazione è posta la grande corona sostenuta da due putti e affiancata, in asse con le colonne, da due grandi vasi. Gli zoccoli delle colonne recano l’iscrizione JO.ES ROANO/ AR.PVS., mentre in prossimità dei capitelli, entro cartigli, sono raffigurate dodici stelle gialle in campo nero. Nei pennacchi curvilinei della nicchia sono intarsiati il Sole e la Luna e al di sotto delle basi delle colonne si vedono la torre accompagnata dall’iscrizione ARMATURA FORTIUM e la fontana con il motto SALIENTIS IN VITAM27. Il paliotto, ornato da volatili, corolle di fiori e riccioli vegetali, presenta al centro il monogramma mariano coronato. Sui plinti alle pareti che reggono gli angeli, tre per lato, si legge COELI/ JANUAE/ OBSEQUUNTUR/ …/ COELESTIS/ HIERUSALEM. Il quarto zoccolo recava l’iscrizione ELECTI JANITORES XII PORTARUM28. Riferisce il Del Giudice che «rimediovvi la generosa Pietà e singular devozione verso la gran Signora del presente Monsignore e Arcivescovo, ergendovi con splendidissima munificenza questa Machina, ed Altare di marmi di varii colori lavorati a fiorami»29. Forte fu la venerazione dell’alto prelato spagnolo nei confronti della Madre di Dio, confermata anche dal documento del 169830, redatto in occasione della «festività della Natività della Beatissima Vergine Maria da celebrarsi all’otto di Settembre per l’infradetta Matrice chiesa di Monreale cioè havere a fare tutto l’apparato e Machina dell’Altare maggiore consistente in paramenti di velluto e damasco adornati di fiori d’argento et oro […]  fiori d’argento e gigli d’argento et amiscate con pampine verdi […]  di sopra l’apparato di velluto […]. Item le balaustrate che apparono nel disegno si devono allargare e sopra ogni una di esse ci devono mettere cinque o più grastoni di fiori […], di più il Sole e la luna […] risplendenti come luce». Ulteriore testimonianza della devozione del Roano alla Madonna, oltre ad aver inserito nel proprio stemma il motto Ave Maria31, è la scelta di incastonare al centro del grande ricciolo vegetale del proprio pastorale32, realizzato da orafo messinese in filigrana d’argento e pietre policrome, la placca raffigurante la nascita della Vergine attorno a cui gira l’iscrizione AR.DO. ILL.MO. D. IO. ROANO (Fig. 10), oltre che a far realizzare una croce in smeraldi, diamanti e smalti da donare alla effigie della Madonna di Trapani33. D’altra parte, nota P. Filippo Rotolo «sotto la guida della Spagna, il mondo cattolico visse una specie di crociata a favore del privilegio di Maria»34 e, riferisce la Di Natale, «Sovrani spagnoli, quali Filippo IV e Filippo V, sollecitarono i Papi per una definizione del culto all’Immacolata»35.

Come altri suoi predecessori pure di origini iberiche, il Cardinale Alvaro Cienfuegos36, a memoria del terremoto che colpì Monreale l’1 settembre 1726, fece realizzare a maestranze locali dell’epoca una statua dell’Immacolata in marmo bianco (Fig. 11), posta su un alto piedistallo e collocata di fronte alla facciata principale del Duomo. Raffigurata secondo l’iconografia tradizionale, la Vergine è affiancata in basso da due puttini. Sulla base si legge la dedica del committente: VIRGINI DEI MATRI/ A LABE ORIGINIS IMMUNI/ CUIUS AUSPICIIS/ URBS A TERREMOTO ET TREMEFACTO/ CIVIUM CORDA A RUINA/ VINDICATA FUERE ALBARUS CIENFUEGOS ARCHIEP./ DOMINUS ET ABBAS/ VOTO SUSCEPTO. Dall’altro lato: OB AEDES ET CORDA FIRMATA/ CURANTE FRANC. ANT. BRU/ VICARIO G. GUBERNAT37.

L’Arcivescovo Francesco Testa, illuminata guida della Diocesi dal 1754 al 1773, attento ad incrementare il fervore della fede locale38, pubblicò nel 1762 un interessante volume, esposto al Museo Diocesano e proveniente dalla Cattedrale, che riferisce puntualmente di tutti i festeggiamenti organizzati in occasione della solenne incoronazione dell’immagine scultorea della Madonna del Popolo39. Nella prima pagina del volume si precisa il senso dell’attenzione dei fedeli verso i simulacri «non perché già credessimo risedere in esse alcuna Divinità, o celestiale virtù nascosta; ma sì bene per indirizzare loro un sacro culto da’ Teologi relativo appellato, e dalla somma veracità de’ SS. Padri approvato, e stabilito a fine di onorare l’Eccellenza del Prototipo, che in quelle si venera»40. Per tali ragioni ed essendo già da secoli vivo a Monreale il culto verso la Vergine, l’Arcivescovo chiese al Capitolo di San Pietro di far dono delle corone d’oro al simulacro della Madonna41. Il giorno stabilito per l’incoronazione fu l’8 settembre del 176242. I festeggiamenti furono accompagnati da celebrazioni atte a preparare gli animi della popolazione43. L’Arcivescovo si curò anche della sistemazione del Duomo «qual si conveniva […] acciocchè dal vederlo così abbellito, ed ornato ciascuno ad abbellire ancora, e ornare l’anima propria, vivo tempio di Dio, nuovo incitamento prendesse»44. La Cattedrale fu addobbata con drappi fregiati d’oro e d’argento accompagnati da versetti riferiti alla Madonna e tratti dalla Vulgata45. Tra le decorazioni vi era «un medaglione dipinto a guazzo, effigiante la Vergine, e adornato da due Angeli, l’uno dei quali in atteggiamento stava di posarle sul capo la Corona, e l’altro di sostenerne l’Immagine, con ai piè la seguente iscrizione […]: QUAE TIBI DIVINOS SUPER EFFULGERE CAPILLOS NUMINIS ALMA PARENS AUREA SERTA DAMUS MUNERA SUNT PERITURA AT TU COELESTIA SERTA MUNERA VIRTUTIS NON PERITURA REFER. Al di sotto poi tre scudi pendevano, l’uno de’ quali nel mezzo posto lo stemma rappresentava del Sommo Regnante Pontefice, l’altro a lato destro l’arme di S.A. E.ma il Signor Cardinale Enrico duca di Jorch Arciprete della Vaticana Basilica, e il terzo quelle del R.mo Capitolo di S. Pietro»46. I festeggiamenti si protrassero per giorni, per giungere infine al momento atteso da tutti: «Terminata la Messa, di pieviale ammantato stando egli [l’Arcivescovo Testa] davanti lo stesso altare, l’una delle due Corone […] pose primariamente sul capo del Celeste Bambino tra il giulivo rimbombo […] delle campane di tutte le Chiese della Città […]. In appresso […], cinse similmente dell’altra Corona la fronte della Vergine […]»47. Le citate corone d’oro48, in esposizione nella sala dei Vescovi del Museo Diocesano, sono ornate da elementi a fastigio alternati a coppie di testine di cherubini alate e impreziosite da pietre preziose. Sul verso si legge R. CAP. S. PETRI DE VRBE/ HANC CORONAM AVREAM/ EX LEGATO ILL. COM. ALEXAN./ SFORTIӔ HVIC B.M.V.D.D.D./ A. 1761.

Per l’occasione, Testa fece realizzare una lastrina di rame incisa con l’immagine della Madonna del Popolo coronata accompagnata dall’iscrizione Sanctæ Mariæ de Populo dictæ Imago, quæ in maximo Monregalensi Templo colitur, ab Collegio Canonicorum Vaticanæ Basilicæ aureâ coronâ ex legato Alexandri Sfortiæ Pallavicini donata 6 Idus Septembris anno MDCCLXII, e ne distribuì le stampe49. Fu realizzata in argento dorato anche la fibula di piviale50 istoriata con la Nascita della Vergine, esposta al Diocesano (Fig. 12). Il Testa scelse la medesima scena per il grande paliotto d’argento dell’altare maggiore del Duomo, da lui commissionato all’orafo Luigi Valadier, e completato con scene della vita della Madonna51 (Fig. 13). Instancabilmente dedito al culto della Madre di Dio e al Suo particolare legame con la città di Monreale, Testa contribuì a diffondere il celebre tema iconografico del Sogno di Guglielmo, cui si è già accennato. Tale tema ebbe larga fortuna grazie alla sua promozione indetta dall’Arcivescovo e la leggenda fu riportata con enfasi dall’alto prelato anche nel suo volume De vita et rebus gestis Guillelmi II Siciliae Regis del 1769, la cui Prefatio del romano Silvestro Pomarede propose l’iconografia del Sogno sviluppata nel formato orizzontale. Principale interprete figurativo di tale tema fu il pittore palermitano Gioacchino Martorana che, dietro commissione del Testa, realizzò il cartone per l’arazzo, attribuito a Pietro Duranti e datato ante 176752 (Fig. 14), e riprodusse il medesimo soggetto nella tela53 voluta per il Seminario di Monreale ed esposta, assieme all’arazzo, nella sala San Placido del Museo Diocesano. Fu anche autore, nel 1763, della pala d’altare con l’Immacolata tra i Santi Pietro, Carlo Borromeo e Filippo Neri54 (Fig. 15), recentemente ricontestualizzata nella Cappella storica del Seminario Arcivescovile di Monreale (Palazzo Torres).

Ancora l’immagine dell’Immacolata (Fig. 16) fu scelta dal prelato per adornare di pitture il portale della sacrestia55 della Cattedrale. Una struttura fortemente aggettante, dipinta sulla parete bianca, incornicia la porta d’ingresso alla sacrestia. La finta architettura, poggiante su colonne, tortili nella sezione inferiore e scanalate in quella superiore e culminanti con capitelli corinzi dorati, sorregge una trabeazione con frontone con arco spezzato al centro del quale trova posto un medaglione coronato e ornato da festoni fitomorfi. L’ovale incornicia la raffigurazione della Vergine. Sull’architettura trovano posto i quattro evangelisti affiancati dai relativi simboli apocalittici.

Riprendendo un’osservazione della Di Natale, «appare con potente evidenza che il tema della Madonna nei più svariati aspetti figurativi e simbolici, nei più disparati ambiti di rappresentazione, pittura, scultura, […], e così via, nel corso secolare del tempo e in ogni più recondito angolo della nostra isola, ha rappresentato il collante di una spiritualità indelebile che ormai costituisce patrimonio della cultura comune»56.

  1. F. Testa, Descrizione delle feste fatte nella città di Monreale in occasione d’essersi coronato il venerando insigne simulacro della Vergine Sagratissima detta del Popolo ovvero Santa Maria la Nuova, Palermo 1762, pp. 5-6. []
  2. Cfr. L. Sciortino, Il Duomo di Monreale, San Vendemiano 2012. []
  3. Per le fotografie realizzate all’interno del Duomo di Monreale ringrazio il parroco d. Nicola Gaglio per la gentile disponibilità mostrata. []
  4. E.B. Garrison, Italian romanesque panel painting, Firenze 1949, p. 59; W. KrÖnig, Il Duomo di Monreale e l’architettura normanna in Sicilia, Palermo 1965, pp. 256-257; W. KrÖnig, Das Tafelbild der Hodegetria in Monreale, in Miscellanea pro arte, Duesseldorf 1965, pp. 179-184; V. Pace, Pittura bizantina nell’Italia meridionale (secoli XI-XIV), in I bizantini in Italia, Milano 1982, p. 453; M. Andaloro, Nel cerchio della luce. I mosaici da simulacro a modello, in L’anno di Gugliemo, 1189-1989. Monreale: percorsi tra arte e cultura, Palermo 1989, pp. 106-110; M. Andaloro, scheda n. 117, in Federico e la Sicilia dalla terra alla corona. Arti figurative e arti suntuarie, catalogo della mostra a cura di M. Andaloro, Palermo 1995, p. 446; G. Bongiovanni, scheda I,9, in Gloria Patri. L’Arte come linguaggio del Sacro, catalogo della mostra a cura di G. Mendola, Palermo 2001, pp. 62-63; G. Travagliato, Icona graece, latine imago dicitur: culture figurative a confronto in Sicilia (secc. XII-XIX), in Tracce d’Oriente. La tradizione liturgica greco-albanese e quella latina in Sicilia, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Palermo 2007, p. 43; L. Sciortino, I tesori perduti del duomo di Monreale nell’inedito inventario della Maramma della Cattedrale del 1838, in “OADI Rivista diretta da M.C. Di Natale, a. I, n. 2, dicembre 2010, p. 175; L. Sciortino, Le “eccezionali eccellenze” nelle collezioni del Museo Diocesano di Monreale, in Sogni d’oro. Criticità ed eccellenze nella Sicilia post-industriale, a cura di G. Santoro, Palermo 2014, p. 88. L. Sciortino, Il Museo Diocesano di Monreale, saggio introduttivo di M.C. Di Natale, Palermo 2016, p. 24; L. Sciortino, Ioannìkios Cornero e le icone del Museo Diocesano di Monreale, in Icone. Tradizione e contemporaneità. Le icone bizantine della Sicilia nord-occidentale e la loro interpretazione contemporanea, Piana degli Albanesi 2019, p. 65; M.C. Di Natale, L’icona di Monreale, in M. Sebastianelli e G. Travagliato, L’Odigitria detta ‘di Guglielmo II’ della Cattedrale di Monreale, “La Fondazione Sicilia tra ricerche e  restauri” collana diretta da M.C. Di Natale, n. 1, Palermo 2019, pp. 13-15. []
  5. G. Travagliato, La Madonna della Bruna di Monreale: un testimone della maniera cypria nell’abbazia benedettina del re Guglielmo II, in M. Sebastianelli e G. Travagliato, L’Odigitria…, 2019, pp. 17-53; M. Sebastianelli, La Madonna Odigitria del Duomo di Monreale dalla leggenda alla realtà: storia, tecnica e restauro critico di un’antica icona, in M. Sebastianelli e G. Travagliato, L’Odigitria…, 2019, pp. 55-131. []
  6. «Nessuno può entrare in Paradiso se non passa per Maria, che è la porta», San Bonaventura da Bagnoregio. []
  7. Autore dietro il quale si cela l’illuminato committente Cardinale Ludovico II Torres. []
  8. G.L. Lello, Historia della chiesa di Monreale, Roma 1596, p. 63. []
  9. Anno in cui fu scomunicato da Papa Urbano VI come si evince dalla pergamena esposta al Museo in occasione della mostra Salutem et Apostolicam Benedictionem. La memoria salvata: pergamene e opere d’arte dei Signori Abati e Arcivescovi di Monreale e conservata presso l’ASDMo. Cfr. L. Sciortino, Documenti e tesori d’arte degli Arcivescovi di Monreale al Museo Diocesano, opuscolo di corredo alla mostra, Palermo 2016, p. 17. []
  10. M.G. Paolini, scheda n. 1, in XV Catalogo di opere d’arte restaurate (1986-90), a cura della Soprintendenza per i Beni storici e artistici, Palermo 1994, pp. 13-25; E. De Castro, scheda I,10, in Gloria Patri, 2001, pp. 64-65; L. Sciortino, Monreale: il Sacro e l’Arte. La Committenza degli Arcivescovi, “Quaderni Museo Diocesano di Monreale collana di studi diretta da M.C. Di Natale”, n. 1, Palermo 2011, p. 15. []
  11. M.C. Di Natale, Criteri di Museologia per il Museo Diocesano di Monreale, in “OADI Rivista diretta da M.C. Di Natale, a. V, n. 12, dicembre 2015, note 16 e 17; L. Sciortino, Il Museo…, 2016, p. 24. Cfr. pure M.C. Di Natale, Una mostra per l’arte in Sicilia nell’età dei Chiaromonte, in Chiaromonte. Lusso, politica, guerra e devozione nella Sicilia del Trecento. Un restauro verso il futuro, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, M.R. Nobile, G. Travagliato, Palermo 2020, p. 29; G. Travagliato, Trecento gotico doloroso e cortese in Sicilia: le opere in mostra, in Chiaromonte…, 2020, pp. 288-289, che ne propone la ricostruzione grafica. []
  12. G. Travagliato, Icona graece…, in Tracce d’Oriente…, 2007, p. 56; L. Sciortino, I tesori …, in OADI, a. I, n. 2, 2010, p. 174. []
  13. W. KrÖnig, Il Duomo…, 1965, p. 258; L. Sciortino, Il Duomo…, 2012, p. 202, nota 192. []
  14. A. Cuccia, Scultura lignea del Rinascimento in Sicilia. La Sicilia occidentale, in Splendori di Sicilia. Arti decorative dal Rinascimento al Barocco, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 2001, p. 128; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 18; L. Sciortino, Il Duomo…, 2012, p. 164. []
  15. W. KrÖnig, Il Duomo, 1965, p. 258. []
  16. Cfr. L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 18. []
  17. G. Davì, Monreale tra Cinque e Seicento, in Pompa magna. Pietro Novelli e l’ambiente monrealese, catalogo della mostra a cura di G. Davì e G. Mendola, Piana degli Albanesi 2008, p. 23; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 27. []
  18. G. Schirò, Monreale città di re e di vescovi, in L’anno…, 1989, p. 50. []
  19. L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 30; L. Sciortino, Il Duomo…, 2012, p. 162. []
  20. V. Abbate, “Torres adest”: i segni di un arcivescovo tra Roma e Monreale, in “Storia dell’arte”, 116/117 (nuova serie 16/17), 2007, p. 34; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 46. []
  21. W. KrÖnig, Il Duomo…, 1965, p. 57. []
  22. L. Sciortino, Monreale…, 2011, pp. 48-49. []
  23. G.L. Lello, Historia…, 1596, p. 25; W. KrÖnig, Il Duomo…, 1965, p. 103. []
  24. M. Del Giudice, Descrizione al Tempio, e monasterio di Santa Maria Nuova, di Monreale. Vite de’ suoi Arcivescovi, Abbati e Signori, Palermo 1702, lamina II. Cfr. pure L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 48; L. Sciortino, Memoria e storia. Frammenti d’arte nelle matrici calcografiche del volume di Michele Del Giudice, in Censimento, Conservazione e Restauro di matrici calcografiche e litografiche antiche e moderne in Sicilia, a cura di R. Mazzarino, Palermo 2013, p. 33. []
  25. L. Sciortino, Monreale…, 2011, pp. 87-88. []
  26. M. Del Giudice, Descrizione…, 1702, p. 121. []
  27. L. Sciortino, La cappella…, 2006, pp. 87-88; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 92; L. Sciortino, Il Duomo…, 2012, p. 167-169. []
  28. M. Del Giudice, Descrizione…, 1702, p. 79; L. Sciortino, La cappella…, 2006, p. 89; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 92. []
  29. M. Del Giudice, Descrizione…, 1702, p. 79. []
  30. Cfr. L. Sciortino, Monreale…, 2011, pp. 92-93. []
  31. Cfr. L. Sciortino, La cappella…, 2006, p. 57 e p. 60. []
  32. III Mostra d’arte sacra, Rassegna Regionale retrospettiva del paramento e dell’arredo, Caltanissetta 1954; S. Giordano, Lo splendore di Monreale, Palermo 1988, p. 90; M.C. Di Natale, Dallo scriptorium al tesoro di S. Maria la Nuova, in L’anno…, 1989, p. 194; M.C. Di Natale, scheda n. II,95, in Ori e argenti di Sicilia dal Quattrocento al Settecento, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale, Milano 1989, pp. 249-251; M.C. Di Natale, scheda n. 114, in Splendori…, 2001, pp. 433-434; L. Sciortino, scheda n. 2, in La cappella…, 2006, pp. 96-98; L. Sciortino, scheda n. 4, in Tracce d’Oriente…, 2007, pp. 174-175; L. Sciortino, Monreale…, 2011, pp. 105-106; L. Sciortino, Gemme, ori e ricami. Le arti decorative al Museo Diocesano di Monreale, in C. Dell’Utri, in La didattica museale per le arti decorative. Il progetto “La Torre Narrante” al Museo Diocesano di Monreale, “Quaderni Museo Diocesano di Monreale, Didattica 1, collana diretta da M.C. Di Natale”, Palermo 2014, p. 16. []
  33. M.C. Di Natale, scheda n. I.58, in Il Tesoro nascosto. Gioie e argenti per la Madonna di Trapani, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale-V. Abbate, Palermo 1995, p. 154; M.C. Di Natale, Gioielli di Sicilia, Palermo 2000, II ed. 2008, p. 166; M.C. Di Natale, scheda n. 54, in Splendori…, 2001, pp. 342-343; M.C. Di Natale, L’illuminata committenza dell’Arcivescovo Giovanni Roano, in L. Sciortino, La cappella…, 2006, p. 22; L. Sciortino, Monreale…, 2011, pp. 104-105. L’opera è custodita al Museo Pepoli di Trapani. []
  34. F. Rotolo, L’Immacolata Concezione di Maria Madre di Gesù, in L’Immacolata nell’arte in Sicilia, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale-M. Vitella, Palermo 2004, pp. 27-28. []
  35. M.C. Di Natale, L’Immacolata nelle arti decorative in Sicilia, in L’Immacolata…, 2004, p. 62. []
  36. V. Pensato, Vite degli Arcivescovi di Monreale, ms. dell’Archivio Storico Diocesano di Monreale, 1896, ad vocem. []
  37. W. KrÖnig, Il Duomo…, 1965, p. 26; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 118. Cfr. pure L. Sciortino, Coralli trapanesi al Museo Diocesano di Monreale, in Platimiro Fiorenza RossoCorallo Arte sacra, catalogo della mostra a cura di R. Fiorenza-C. Costanzo, Palermo 2014, p. 9. []
  38. Cfr. G. Schirò, Monreale…, in L’anno…, 1989, p. 56. []
  39. F. Testa, Descrizione…, 1762; L. Sciortino, Monreale…, 2011, pp. 132-133. []
  40. F. Testa, Descrizione …, 1762, pp. 3-4. []
  41. F. Testa, Descrizione…, 1762, p. 4; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 132. []
  42. «Volendo pertanto il nostro Prelato […] far la gloriosa incoronazione di questa venerata immagine dell’alma Vergine, il fausto scelse, e candido giorno anniversario del suo natale, […] e la di lui Cattedrale il proprio sacro titolo festeggia», F. Testa, Descrizione delle…, 1762, p. 7; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 132. []
  43. «conciossiaché non basta all’esser di perfetti Cristiani porre la giustizia nelle esteriori cerimonie, e nella fidanza d’esser gente eletta, senza osservare la divina legge, e purgar la mente, e il cuor dagli errori, che lo spirito della verace religione contristano, e guastano», F. Testa, Descrizione…, 1762, pp. 7-8; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 132. []
  44. F. Testa, Descrizione…, 1762, pp. 11-12; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 132. []
  45. F. Testa, Descrizione…, 1762, pp. 12-13; L. Sciortino, Monreale…, 2011, pp. 132-133. []
  46. F. Testa, Descrizione…, 1762, pp. 13-14; L. Sciortino, Monreale…, 2011, pp. 132-133. []
  47. F. Testa, Descrizione…, 1762, pp. 19-20; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 133. []
  48. L. Sciortino, Monreale…, 2011, pp. 133-134; L. Sciortino, I tesori perduti…, in “OADI”, a. I, n. 2, 2010, p. 163. []
  49. F. Testa, Descrizione…, 1762, pp. 22-23; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 133. []
  50. L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 134; L. Sciortino, I tesori perduti…, in “OADI”, a. I, n. 2, 2010, p. 161. []
  51. L. Sciortino, Monreale…, 2011, pp. 138-141; L. Sciortino, Il Duomo…, 2012, pp. 169-171. Cfr. pure D. Sutera, Modelli, disegni e perizie di architetti “romani”, in Ecclesia Triumphans. Architetture del Barocco siciliano attraverso i disegni di progetto XVII-XVIII secolo, catalogo della mostra a cura di M.R. Nobile, S. Rizzo, D. Sutera, Palermo 2009, pp. 42-43. []
  52. C. Siracusano, La pittura del Settecento in Sicilia, Roma 1986, tav. LXXVIII, fig. 8; E. D’Amico-R. Civiletto, scheda I.21, in Mirabile Artificio. Pittura religiosa in Sicilia dal XV al XIX secolo, catalogo della mostra a cura di M. Guttilla, Palermo 2006, pp. 132-134; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 135; L. Sciortino, La sala San Placido nel Museo Diocesano di Monreale: sede della mostra, in Sicilia Ritrovata. Arti decorative dai Musei Vaticani e dalla Santa Casa di Loreto, catalogo della mostra a cura di M.C. Di Natale-G. Cornini-U. Utro, “Quaderni Museo Diocesano di Monreale collana diretta da M.C. Di Natale”, n. 2, Palermo 2012, p. 196. Cfr. pure M.C. Di Natale, Il Museo Diocesano, in Monreale…, 2019, p. 67. []
  53. C. Siracusano, La pittura…, 1986, pp. 325, 329; G. Bongiovanni, Settecento pittorico: sembiante barocca e ragione classica, in L’anno…, 1989, p. 304; C. Siracusano, Gioacchino Martorana, in La pittura in Italia. Il Settecento, tomo II, Milano 1990, p. 787; M. Guttilla, Martorana Gioacchino, in DAS, Pittura, vol. II, 1993, p. 341; G. Barbera, scheda n. 30, in XV Catalogo di opere d’arte restaurate (1986-90), a cura della Soprintendenza per i Beni storici e artistici, Palermo 1994, pp. 147-148; G. Bongiovanni, scheda I,36, in Gloria Patri…, 2001, p. 110; M. Guttilla, scheda n. I.20, in Mirabile Artificio…, 2006, p. 130; L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 136; L. Sciortino, La sala…, in Sicilia…, 2012, p. 197. []
  54. G. Bongiovanni, Settecento pittorico: sembiante barocca e ragione classica, in L’anno di Guglielmo, 1189-1989. Monreale: percorsi tra arte e cultura, Palermo 1989, p. 300; M. Marafon Pecoraro, scheda I.16, in Mirabile Artificio…, 2006, pp. 122-123. []
  55. L. Sciortino, Monreale…, 2011, p. 136. []
  56. M.C. Di Natale, Ave Maria. La Madonna in Sicilia immagini e devozione, introduzione di M. Luzi, Palermo 2003, p. 60. []